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Epoca ed Influenze

 

Sull’epoca e la patria spirituale del Sepher Yetzirah, sono state espresse molteplici opinioni senza giungere a conclusioni definitive.

Esistono tre redazioni principali del Sepher Yetzirah. In merito a ciò è possibile consultare un’interessante "Appendice" redatta da Gadiel Toaff ("Sepher Yetzirah" a cura di Gadiel Toaff. Edizioni Carucci Roma 1988), nella quale è riportato un commento sulle tre redazioni conosciute come: Sa’adiana, edizione Breve e Lunga. La compilazione cui si fa generalmente riferimento oggi, è quella "Lunga", le note che seguono non fanno eccezione.

Quanto alla datazione essa oscilla tra il II secolo e il VIII dopo Cristo, e la paternità, con fantasia, si attribuisce al patriarca Abramo. Con capacità più storiche, anche se non scientificamente rigorose, alcuni ora fanno il nome di Aqiva ora di Abulafia. Tuttavia, nonostante le incertezze sull'età ed il suo autore, tenuto conto che il Talmud lo cita, possiamo, con una certa fiducia, collocarlo intorno a 1800 anni fa.

I quesiti che questo libro ha sollevato possono essere riassunti con le parole di Alfonso M. Di Nola, nei seguenti termini:

"Del resto, molto discusso è il problema delle influenze presenti nel libro. Si può ritenere frutto del sincretismo gnostico e risultato di molteplici infiltrazioni culturali di ambito ellenistico-ermetico ovvero si deve considerare tipica espressione di una tradizione ebraica gelosamente preservata da ogni contaminazione estranea, almeno nei suoi schemi ideologici essenziali, anche se l’ideologia, nell’atto di essere consegnata allo scritto, ha subito l’adattamento a talune forme terminologiche e concettuali proprie della gnosi?".

Rispondere a questa domanda, a dispetto dell’abbondante letteratura in proposito, sarebbe un difficile compito. É importante però evidenziare che le basi pre-storiche della Qabalah poggiano su quelle discipline mistico-occulte, le quali assumono il doppio aspetto di Ma’aseh Merkavah, (Opera del Carro), e Ma’assè Berechith, (Opera della Creazione).

Per inquadrare il testo nel suo più vicino ambiente culturale e, quindi, facilitare la nostra opera di penetrazione dei simboli che celano il suo senso più proprio, ritengo necessario approfondire queste due fondamentali distinzioni che caratterizzano la Qabalah. Il tempo che vi si dedicherà non sarà in ogni modo perso.

Dopo il chiudersi dell’età dei profeti iniziò un periodo durante il quale la tradizione fu tramandata in modo unicamente orale, fino all’epoca del Talmud. Gli insegnamenti mistici ed esoterici erano confinati a piccoli gruppi o società segrete, ben protetti da occhi indiscreti. Possiamo confermare tale contesto riportando una famosa Misnah [Misnah (plurale misnayyot): indica la raccolta di norme giuridiche, frutto della tradizione giudaica post biblica] contenuta nel trattato di Hagiga, attribuita al Rabbi Yokhanan ben Zakkai, vissuto nel primo secolo dopo Cristo; "Non si insegna il Ma’aseh Berechith a due persone contemporaneamente, e non si insegna il Ma’aseh Merkavah nemmeno individualmente, salvo che non si tratti di una persona sapiente, che capisca grazie alla sua da’at (Da’at =conoscenza) ".

In questo brano, oltre ad avere interessanti informazioni sull’esistenza, nel passato, di sistemi e pratiche mistiche molto potenti, tali da dover essere tenute al riparo da occhi indiscreti, sono nominati i due sistemi su cui si fonda il Sepher Yetzirah stesso, che sono, appunto, il Ma’aseh Berechith ed il Ma’aseh Merkavah.

Il primo, che traduce "Opera della Creazione", è la parte metafisica vera e propria della Qabalah, quella che si occupa di spiegare il modo con cui la creazione è avvenuta, in quale maniera si è passati dall’unità perfetta di Dio alla molteplicità del mondo fisico (dall’Assoluto al relativo). Qui si studiano i vari piani spirituali, le Sephiroth, il significato delle mitzvot (precetti religiosi) e i vari ordini di corrispondenze tra le creature dei mondi inferiori e quelle dei superiori. Tutto questo trova la propria genesi nel "Berechith", dal primo capitolo del Genesi, per poi trasformarsi in una dottrina interpretativa dei testi sacri e in una ricerca di tutti i Sitrè Thorah, (I misteri della Legge). Tutto l’insieme di queste conoscenze esoteriche, dalle immediate applicazioni pratiche, come provato dal fatto che erano chiamate "ma’assè" (letteralmente "opera" o "fatto"), poteva essere insegnato ad un solo discepolo per volta.

Il secondo sistema è ancora più segreto, come dimostra la proibizione di parlarne apertamente persino ad un solo discepolo. Era però consentito spiegarlo tramite allusioni, parabole ed esempi indiretti, e spettava alla intuizione individuale del discepolo riempire le lacune.

"Ma’ashe Merkavah" significa "Opera del Carro". Il nome merkavah proviene dalla radice rakhav, che significa "cavalcare", "guidare un veicolo". Ciò comporta la nozione di movimento. In merito a ciò citiamo un importante Rabbi, scomparso da poco, Arieh Kaplan, docente di ebraismo alla Sorbonne di Parigi per molti anni:

"Il termine "Opera del Carro", usato nel Talmud, si riferisce ai misteri della visione di Ezechiele…

Quando la Bibbia ricorda che Dio "cavalca", ciò significa che Egli lascia il Suo stato naturale, dov’è assolutamente inconoscibile e inconcepibile, per rendere possibile ai profeti di visualizzarlo. Colui che "vede" Dio in questo modo ha fatto esperienza di una visione della "Merkavah"… Dal contesto nel quale il termine "merkavà" è usato nei testi di Qabalah è ovvio che ciò si riferisce alle tecniche meditative che favoriscono il raggiungimento di questa esperienza mistica."

Il "Ma’assè Berechith" è lo studio della discesa dei mondi, dal grembo del Creatore fino alla loro forma attuale, il "Ma’ashe Merkavah" è l’ascesa della consapevolezza nel suo cammino di ritorno verso la radice superiore che l’ha generata. Queste due divisioni costituiscono i due grandi poli in cui si muove la Qabalah. Unendo le due "opere" in un solo sistema, si potrebbe sostenere che la conoscenza metafisica della Berechith è coronata tramite l’esperienza mistica diretta della Merkavah.

Introduzione Epoca ed influenze Il Soggetto Le Sephiroth Sviluppo del Testo Analisi della Lettera Ebraica

Tre Ordini di Lettere Le Madri Le Doppie Le Semplici I Trentadue Sentieri

 Le Tecniche Ermeneutiche Regola delle Pietre e delle Case Introduzione alla Meditazione

 • La Meditazione in Abulafia Tecniche estatiche di Abulafia Conclusioni