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ARGOMENTO. - Si espone: I. Ciò che vuol dire il nome Principati. - II. Arcangeli ed Angeli e quali sono le loro rispettive funzioni. - III. Si prova che non bisogna accusare gli Angeli per il poco profitto che certe anime traggono dalla loro direzione, poiché né essi né Dio abbandonano alcuno. - IV. Che la provvidenza divina abbraccia tutti i popoli, quantunque Israele sia stato chiamato la parte prediletta del Signore.

 


 

I. Ci resta da considerare l'ultima gerarchia celeste, nella quale brillano i santi Principati, gli Arcangeli e gli Angeli. Ma credo che si debba prima indagare, come potremo, il senso dei loro nobili attributi. Ora, il nome di celesti Principati indica che possiedono il divino segreto di comandare con quel perfetto ordine che conviene alle potenze superiori, di dirigere se stessi invariabilmente e di guidare autorevolmente gli altri verso Colui che regna al di sopra di tutto, di formarsi, nel limite del possibile, sopra il modello del principato originale e di manifestare infine la loro autorità sovrana colla bella disposizione delle loro proprie forze.

 

II. L'ordine degli Arcangeli appartiene alla stessa divisione dei santi Principati. E vero tuttavia, come ho detto altrove, che formano una sola e medesima divisione con gli Angeli. Ma poiché ogni gerarchia comprende prima, seconda e terza potenza, l'ordine sacro degli Arcangeli é un centro gerarchico in cui gli estremi si trovano armoniosamente riuniti. Infatti ha qualche cosa di comune coi Principati e con tutti gli angeli. Come i primi, si tien volto appassionatamente verso il principio sovraessenziale d'ogni cosa, si studia di divenire simile a lui e conduce gli Angeli alla unità coll'invisibile sforzo d'una autorità saggia e disciplinata; come gli altri compie le funzioni di ambasciatore, e ricevendo dalle nature superiori la luce dovutagli, la trasmette, con divina carità, prima agli Angeli e poi per loro mezzo, agli uomini, secondo le disposizioni proprie di ogni iniziato. Poiché, come già si é visto, gli Angeli completano i diversi ordini degli spiriti celesti e solo in ultimo, dopo tutti gli altri, vien data loro la perfezione angelica.

Per questa ragione e rispetto a noi, il nome di Angeli si adatta meglio a loro che ai primi, poiché le funzioni del loro ordine ci sono più note e riguardano il mondo più da vicino. Infatti, bisogna pensare che la prima gerarchia, più prossima per il suo ordine al santuario della Divinità, governa la seconda con mezzi misteriosi e segreti; che la seconda, a sua volta, accogliendo le Dominazioni, le Virtù e le Potenze, guida la gerarchia dei Principati, degli Arcangeli e degli Angeli in modo più chiaro della prima, ma tuttavia più occulto della terza; e che questa infine, meglio conosciuta da noi, regge le gerarchie umane, l'una per mezzo dell'altra, affinché l'uomo si innalzi e si volga a Dio e comunichi e si unisca con lui, seguendo gli stessi gradi per i quali, mediante la meravigliosa subordinazione delle varie gerarchie, la divina bontà ha fatto discendere verso di noi le sante emanazioni della luce eterna. Perciò i teologi assegnano agli Angeli la presidenza delle nostre gerarchie, attribuendo a S. Michele il governo del popolo ebreo, e ad altri il governo di altri popoli (Daniele X); poiché l’Eterno ha limitato le nazioni in ragione del numero degli Angeli (Deuteronomio XXXII).

 

III. Se dunque si domanderà perché gli Ebrei soli furono chiamati alla conoscenza della verità, noi risponderemo che non bisogna imputare al governo dei buoni Angeli la caduta universale dei popoli nella idolatria, ma che volontariamente, da se stessi, gli uomini hanno abbandonata la via che conduce a Dio, trascinati dall'orgoglio e dalla perversità, verso il culto ignominioso delle divinità menzognere. Del resto possiamo provare che lo stesso accadde al popolo d' Israele. «Tu hai rifiutato la conoscenza di Dio, dice il profeta, e sei corso dietro ai desideri del tuo cuore» (Osea IV). Perché né la fatalità domina la nostra vita, né la libertà delle creature saprebbe spegnere le luci inviate loro dalla divina Provvidenza; le differenti anime, soltanto a causa della loro ineguaglianza, o non partecipano affatto, impedite da una triste resistenza, alla effusione degli splendori celesti; o il raggio divino, nonostante la sua unità, la sua semplicità perfetta, la sua immutabilità e la sua pienezza, é loro comunicato in proporzioni diverse, con più o meno abbondanza e luce. Ed infatti le altre nazioni, dalle quali abbiamo noi stessi alzati gli occhi verso quell'immenso oceano di luce alla cui partecipazione tutti son liberamente convitati, le altre nazioni non erano già governate da non so quali dei stranieri, ma bensì dall'unico principio di tutto; e l'angelo custode di ciascuna conduceva verso la verità sovrana gli uomini di buona volontà. E come prova di ciò, ricordatevi Melchisedech, quest'uomo sì amato dal cielo, zelante pontefice non già di immaginarie divinità, ma dell'Altissimo che solo realmente é Dio. Ora i teologi non lo chiamano soltanto servitore dell'Eterno, ma lo chiamano anche prete, per mostrare agli spiriti chiaroveggenti che non solo era rimasto fedele a Colui che é, ma che iniziava anche i suoi fratelli alla conoscenza della sola vera divinità.

 

IV. Voglio ricordare inoltre alla vostra scienza sacerdotale che le cure provvidenziali e l'assoluto potere di Dio furono manifestati in sogno al Faraone dall'angelo degli Egiziani (Genesi XLI), ed a Nabuchodonosor dell'angelo di Babilonia (Daniele II), che Giuseppe e Daniele, servitori del vero Dio e quasi pari agli angeli in santità, furono destinati a quei popoli per spiegare le visioni figurative di cui la Divinità aveva loro insegnato il segreto per mezzo dei celesti spiriti poiché non esiste che un solo principio di tutto ed una sola provvidenza. Perciò non si deve supporre che senza ragione sia toccato in sorte a Dio il governo della Giudea e che, al di fuori del suo impero, gli angeli, suoi rivali o suoi avversari, od anche qualche altro dio, presiedono ai destini del resto del mondo. Certo, se ben si comprendono, le nostre Scritture sacre non vogliono già dire che Dio abbia diviso con altri dei o con gli angeli il governo dell'universo, in modo che in questa divisione la nazione ebraica diventasse la sua parte esclusiva; ma esse intendono che una stessa ed universale Provvidenza, avendo specialmente designati certi angeli, commise alla loro cura la salvezza di tutti gli uomini, e che, in mezzo alla generale infedeltà, i figli di Giacobbe conservarono, quasi da soli, il tesoro delle sante luci e la conoscenza dell'Altissimo. Donde deriva che la Scrittura, presentando Israele come votato al culto del vero Dio, aggiunge: «É diventato la parte del Signore» (Deuteronomio XXXII). E, nell'intento di mostrare che alla pari degli altri popoli Israele era stato affidato ad un angelo perché imparasse a conoscere sotto la sua direzione l'unico principio di tutte le cose, riferisce che San Michele é la sacra guida dei Giudei (Daniele X).

Con ciò vuol farci intendere che non esiste nell'universo che una sola e medesima Provvidenza, infinitamente innalzata per la sue stessa natura al disopra di tutte le potenze visibili ed invisibili, e che l'angelo assegnato ad ogni nazione, attira verso la Divinità, come verso il loro proprio principio, quei che lo seguono con tutto il potere della loro buona volontà.

 


 

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