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ARGOMENTO. - I. Si cerca di trovare la ragione per la quale il prete vien chiamato da un profeta l'angelo del Signore Onnipotente, mentre é certo che la perfezione dei superiori non si trova negli inferiori. - II. Si risponde che gli inferiori, per quanto non uguaglino la perfezione dei superiori, gli imitano, gli assomigliano per qualche lato, e possono ricevere il loro nome. - III. Si conferma l'opportunità di questa soluzione, osservando che gli angeli e gli uomini sono chiamati, talvolta, Dei.

 


 

I. Coloro che si applicano alla meditazione dei nostri profondi oracoli pongono anche questa questione: se é vero che l'inferiore non partecipa interamente delle qualità del superiore, perché nella Santa Scrittura i nostri pontefici sono chiamati angioli del Signore Onnipotente? (Malachia II. 7 - Apocalisse II).

 

II. Ora queste parole non sembrano affatto contrarie alle nostre precedenti affermazioni; poiché se la perfezione dei primi ordini non si trova fra gli ultimi in tutta la sua eccellenza, tuttavia é loro comunicata in proporzione della loro capacità, per la legge di quell'armonia che unisce tutte le cose. I Cherubini godono senza dubbio d'una saggezza e di una conoscenza meravigliose; ma gli spiriti inferiori partecipano pure della saggezza e della conoscenza, sebbene in modo meno sublime e abbondante, essendone meno degni. Così il dono della conoscenza e della saggezza é comune a tutte le intelligenze celesti, ma ciò che é proprio di ciascuna, ciò che é determinato dalla loro rispettiva natura. é di ricevere il beneficio divino immediatamente ed in primo luogo, oppure mediatamente e in grado inferiore.

E non ci s'inganna applicando questo stesso principio a tutti gli spiriti angelici, poiché come nei primi brillano gli augusti attributi degli ultimi, così questi possiedono le qualità di quelli, sebbene con meno eccellenza e perfezione. Non é dunque assurdo, come si vede, che la teologia dia il nome di angeli ai pontefici della nostra gerarchia, poiché, nella misura delle loro forze, si associano al ministero degli angeli per la funzione d'insegnare, e, per quanto é permesso all'umanità, si studiano di rassomigliar loro mediante l'interpretazione dei sacri misteri.

 

III. Per di più, voi potete sapere che si chiamano dei le nature celesti che stanno al di sopra di noi, e questo nome conviene anche ai santi e pii personaggi che adornano i nostri ordini, quantunque la sovrana e misteriosa essenza di Dio sia assolutamente incomunicabile e superiore a tutto, e quantunque nulla possa con giustezza e con rigore essergli reputato somigliante. Ma quando la creatura, sia puramente spirituale, sia ragionevole, provandosi con ardore ad unirsi al suo principio ed aspirando incessantemente e con tutte le sue forze agli splendori celesti, giunge ad imitare Dio, se questa espressione non é troppo ardita, allora riceve gloriosamente il nome santo di Dio.

 


 

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