[287b] Tradizione: [letteralmente: abbiamo appreso che] il giorno in cui Rabbi Shimon si preparava a lasciare questo mondo e metteva ordine alle sue cose ([1]), i colleghi si riunirono da lui. Erano presenti, oltre ad altri colleghi che riempivano la casa, Rabbi Eléazar , suo figlio, e Rabbi Abba. Rabbi Shimon sollevò gli occhi, e vedendo la casa piena (di colleghi), si mise a piangere dicendo: Una volta, quando ero malato, Rabbi Phinéès, figlio di Yaï, era in mia presenza. Allora mi si accordò un rinvio fin quando non avessi scelto il mio posto (in paradiso)([2]). E, una volta ristabilito, un fuoco cinse la mia casa e non l'ha più lasciata, in modo tale che nessuno uomo poteva entrarvi senza il mio permesso. Ora vedo che il fuoco ha cessato (di cingere la mia casa) e che essa è riempita (di colleghi). Mentre i colleghi erano seduti, Rabbi Shimon aprì gli occhi e vide ciò che vide([3]), e subito dopo un fuoco cinse la casa. Tutti uscirono; soltanto suo figlio Eléazar e Rabbi Abba restarono accanto a lui, ma gli altri colleghi si sedettero fuori. Rabbi Shimon disse a suo figli Rabbi Eléazar : Esci e guarda se Rabbi Isaac è qui, perché ho garantito per lui([4]). Digli che metta ordine alle sue cose e che si sieda accanto a me. Felice è la sua sorte! Rabbi Shimon si alzò, si sedette e chiese sorridendo: Dove sono i colleghi? Rabbi Eléazar si alzò e li fece entrare. Sedettero davanti a lui.

Rabbi Shimon sollevò le sue mani e pronunciò una preghiera. Era allegro. Disse poi: Che i colleghi che hanno accesso all'Idra([5]) restino qui. Tutti uscirono, rimasero soltanto; suo figlio Rabbi Eléazar, Rabbi Abba, Rabbi Yehouda, Rabbi Yossé e Rabbi Hiyà. Nel frattempo entrò, Rabbi Isaac. Rabbi Shimon gli disse: Come è bella la tua sorte! Quanto grande è la gioia che ti aspetta in questo giorno! Rabbi Abba sedette dietro di lui (dietro Rabbi Shimon) e Rabbi Eléazar davanti. Rabbi Shimon parlò e disse: Il tempo è, ora, propizio, ed io voglio entrare nel mondo a venire senza vergogna. Perciò vado a rivelarvi, dinanzi alla Schekhina, delle cose sacre che fino ad oggi non sono state ancora rivelate, affinché non si possa dire che lasciato il mondo senza avere soddisfatto pienamente la mia missione sulla terra, avendo custodito questi misteri nel mio cuore per portarli con me nel mondo a venire. Mentre vi parlo, Rabbi l'Abba registrerà per iscritto le mie parole; mio figlio Rabbi Eléazar le ripeterà, e gli altri colleghi mediteranno in silenzio. Rabbi Abba che si era seduto dietro lui si alzò, mentre suo figli Rabbi Eléazar rimase seduto dinanzi a lui. [Rabbi Shimon] Gli disse: alzati, figlio mio perché un altro siederà in questo posto. Rabbi Eléazar si alzò.

Rabbi Shimon si drappeggiò nel suo capotto rituale e cominciò a parlare così (Salmi CXV, 17): «I morti non ti loderanno, oh Signore (Yah), né tutti quelli che scendono nel Douma (Inferno)». Infatti, quelli che sono chiamati «morti» non possono lodare il Santo, baruk ha-shem, che è chiamato «Vivente»; esso risiede soltanto in mezzo a quelli che sono chiamati «viventi», ma non tra quelli che sono chiamati «morti». Alla fine questo versetto, dice: «… Né tutti quelli che scendono nel Douma (inferno)»; perché tutti quelli che scendono [nel Douma] nell'inferno, vi resteranno. Ma è diverso per quelli che sono chiamati «viventi» di cui il Santo, baruk ha-shem, desidera la gloria. Rabbi Shimon disse ancora: Quanto differente è questa ora [288a] da quella dell'Idra! Nell'Idra ([6]), il Santo baruk ha-shem, venne con il suo Rethikh (Cocchio), mentre ora il Santo, baruk ha-shem, è appena giunto con i giusti del paradiso, cosa che non ha fatto nell'Idra. Il Santo, baruk ha-shem, è più geloso della gloria dei giusti che della sua propria gloria. Infatti: fin quando Jéroboam sacrificò agli idoli, Dio si mostrò paziente e magnanimo a suo riguardo. Ma non appena sollevò la mano su di un profeta, la sua mano si seccò, così come è scritto (I Re XIII, 4): «La mano che aveva steso contro il profeta si seccò». Così Dio vuole glorificarci ed arriva con tutti (i giusti del paradiso). Disse ancora: Ecco Rab Hammenouna l'Anziano, circondato da settanta giusti ornati di corone che riflettono la luce splendente dell'Antico Sacro, il Misterioso dei Misteriosi. Viene con gioia per ascoltare le parole che vado a pronunciare. Essendosi seduto, esclamò: Ecco anche Rabbi Phinéès, figlio di Yaïr; fategli posto. I colleghi presenti furono assaliti dallo spavento ed andarono a sedersi in fondo alla casa. Rabbi Eléazar e Rabbi gli Abba restarono accanto a Rabbi Shimon. Rabbi Shimon disse allora: Nell'Idra, tutti i colleghi hanno parlato insieme a me; ora parlerò io soltanto, e tutti gli esseri in alto e di in basso ascolteranno le mie parole. Felice è la mia sorte in questo giorno!

Rabbi Shimon iniziò a parlare così Cantico dei Cantici VII, 11): «Sono del mio amato, ed il suo desiderio tende verso me». Per tutto il periodo in cui sono stato relegato in questo basso mondo, sono rimasto anche attaccato a Dio con un legame, ecco perché, ora, il suo desiderio tende verso di me, poiché esso giunge con tutto il suo santo seguito per ascoltare con gioia la rivelazione dei misteri e le lodi del Santissimo Antico, il Misterioso dei Misteriosi. Esso è separato da tutto, ed allo stesso tempo non ne è diviso, poiché tutto è in lui e lui è in tutto. L'Antico sacro, il Misterioso dei Misteriosi, è stabilito, ed allo stesso tempo non lo è; è stabilito, poiché sostiene tutto, e non lo è, poiché non si lo trova in nessun luogo. Quando è stabilito, proietta nove luci splendenti che si separano verso tutte le direzioni, come una lampada la cui luminosità si sparge in tutte le direzioni; e quando ci si avvicina a questa luminosità che diffonde la lampada, non si trova niente altro che la lampada stessa. Tale è anche il caso dell'Antico sacro, della «Lampada» sublime e assai misteriosa. Dio Non si trova da nessuna parte, si trovano solamente le luci che diffonde e che appaiono e dispaiono alternativamente. Sono queste luci che si indicano con i nomi sacri [quelli delle Sephiroth]. Perciò tutti i nomi sottintendono una sola e medesima cosa. A proposito dell'affermazione dei colleghi, formulata sulla base degli antichi libri, secondo cui l'Antico sacro appare in ciascuno dei gradi [delle Sephiroth] che ha formato, non è il momento di parlarne, poiché vi ho già intrattenuti a proposito di questo argomento nella Santa Idra. Ora vi rivelerò delle cose che non sempre ho saputo e che, da quando conosco, ho custodito segretamente nel mio cuore; [vado a rivelarvele] in presenza del Re Santo e di tutti i giusti spiriti di verità, giunti qui per ascoltare queste parole.

Il Cranio della Testa Bianca, non ha né principio né fine. È come un incensiere che sparge (i buoni odori) e la luce. I giusti ne erediteranno quattrocento ([7]) mondi deliziosi nel mondo a venire. Da questo incensiere cade ogni giorno, su «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)» una Rugiada nella regione chiamata «Cieli». È questa Rugiada che risusciterà i morti alla fine dei tempi, così come è scritto (Genesi XXVII, 28): «Che Élohïm ti accordi la rugiada del cielo». La Testa, di «Zauir Anpin (il Piccolo Volto), è colma di questa Rugiada che cola da là nel «Frutteto dei meli» che illumina - L'Antico sacro è nascosto, e la suprema Sapienza è rinserrata in questo Cranio, in maniera tale che si vede dell'Antico il solo Cranio; è la Testa di tutte le teste. La Sapienza suprema è rinserrata in questo Cranio e porta il nome di Cervello Superno, Cervello Misterioso, Cervello Calmo; nessuno lo conosce tranne Lui stesso. Tre Teste sono rinchiuse una nell'altra, ed una è al di sopra l'altra. Una Testa, è la Sapienza misteriosa, invisibile e che non è assolutamente rivelata: è la Sapienza di tutte le altre sapienze. La Testa suprema, la più misteriosa, è l'Antico Sacro, è la Testa di tutte le teste [288b], la Testa che non è una testa ([8]), poiché è sconosciuta e poiché non si saprà mai ciò che questa Testa racchiude; nessuna erudizione e nessuna ragione può afferrarla. È di lei che la Scrittura dice (Numeri XXIV, 11): «Vattene nel tuo paese». Ed altrove (Ezechiele I, 14): «E gli Hayoth andavano e venivano ([9])». È per questa ragione che l'Antico sacro è chiamato «Nulla» [Ain, l'esistente negativamente], perché il nulla stesso dipende da lui ([10]). Tutti i capelli ed i riccioli dipendono dal Cervello Nascosto, e tutti sono ben disposti [in equilibrio] e pendono dietro la Testa, in modo da nascondere la nuca.

Poiché l'Antico sacro è uno, tutto in lui è gioia, e questo stabilmente; la sua clemenza si diffonde sui tredici sentieri della clemenza. La Sapienza misteriosa rinchiusa nel Cranio si divide per tre volte in quattro (direzioni), e l'Antico le unisce in lui e domina su tutto ([11]). Nel punto mediano dei capelli che escono dal Cervello, vi è una via luminosa (sentiero) che illumina i giusti nel mondo a venire, così come è scritto (Proverbi IV, 18): «E la via dei giusto rifulge come la luce». È a proposito di questa via, che la Scrittura dice anche (Isaia LVIII, 14): «Allora ti rallegrerai nel Signore». Questa via ([12]) illumina tutti gli altri sentieri che dipendono da «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)». Quanto all'Antico, all'Antico degli Antichi, esso è la Corona suprema e superiore che serve da corona a tutte le corone; accende tutte le «lampade» che si illuminano ed illuminano, mentre lei stessa [la Corona] è la «Lampada» suprema, nascosta ed ignota. L'Antico sacro è formato da tre teste compendiate in una sola ([13]), ed è la Testa suprema al di sopra di tutto. Esse [le tre teste] sono a loro volta compendiate anche in due, e anche in tre. Per cui le «lampade» che riflettono la luce dell'Antico sacro sono anche esse sintetizzate ora in tre, ora in due e talvolta in una soltanto. L'Antico sacro è quindi configurato e compendiato in uno solo; è uno e tutto è uno, ne consegue che le lampade si santificano e si riassumono in lui Uno, e costituiscono una unità ([14]).

La Fronte scoperta del Santissimo Antico è chiamata «Benevolenza». Perché questa Testa suprema nascosta e misteriosa ci mostra una bella conformazione ( [15]) che orna la Fronte. È la Fronte che personifica la suprema benevolenza e a noi ci appare cinta da una luce splendente. E quando la benevolenza si manifesta, regna in tutti i mondi, e tutte le preghiere di quaggiù sono gradite e il Volto di Zauir Anpin (Piccolo Volto) è illuminato. Tutto è avvolto dalla misericordia; i rigori sono nascosti e dominati durante il giorno di Shabath. È all'ora dei vespri di Shabath che essa [la misericordia] si diffonde nel mondo. Da ciò emerge che il giorno di Shabath è esente da rigore in alto ed in basso, ed anche il fuoco dell'inferno è spento, ed i dannati trovano riposo. È per questo motivo che l'uomo riceve in questo giorno un'anima supplementare, per aumentare la gioia del Shabath; esso [l'uomo] deve rallegrarsi durante i tre pasti che consuma nello Shabath, perché questo giorno è la sintesi della vera gioia ([16]). L'uomo deve preparare la propria tavola e rallegrarsi durante questi tre pasti che simboleggiano la Fede. Rabbi Shimon esclamò: Prendo per testimoni tutti quelli che sono presenti qui che non ho mai nella mia vita mancato ai tre pasti sabbatici e che di conseguenza non ho digiunato un giorno di Shabath o un altro giorno. Chi rispetta questo modo di nutrirsi merita di possedere la Fede perfetta, e sarà ricompensato nel mondo a venire. Il primo pasto è quello della Grande Madre (Aima), il secondo è quello del Re sacro ed il terzo è quello del Santissimo Antico, il Nascosto con ogni Nascondiglio ([17]). Quando la «Benevolenza» si sparge nel mondo, tutti i rigori sono soggiogati e imprigionati. La conformazione dell'Antico Uno, che contiene tutte le altre, è quella della Sapienza superiore chiamata «Éden superiore» che costituisce il Cervello dell'Antico Uno; e questo Cervello si estende ovunque. Di là proviene in un altro Éden ([18]) che è formato dal primo. E quando la Testa che è nascosta si mostra, un ornamento colpisce il Cervello e produce molte luci. La luce che sgorga da questo Cervello è chiamata «Benevolenza»; essa risplende verso il basso fino all'inizio della Barba; si chiama allora «Grazia suprema». E quando i Signori del rigore la contemplano, ne vengono dominati.

[289a] Gli Occhi della Testa dell'Antico Sacro sono due in uno, uguali; sempre vigili e non si chiudono mai, così come è scritto» Salmi CXXI, 14): «Il custode di Israele non si assopisce né si addormenta..»., Israele, santo. Ecco perché non ha né ciglia né palpebre. Questo Cervello è rappresentato ed illuminato da tre biancori supremi. Il primo purifica gli Occhi di «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)», così come è scritto (Cantico dei Cantici V, 2): «… Lavato con latte». Questo primo biancore, così come alche gli altri, lavano le altre lampade e le rendono più splendenti. Il Cervello è chiamato «Sorgente di benedizione», perché questa sorgente racchiude tutte le benedizioni. E poiché il Cervello diffonde la sua luce tramite i tre biancori dell'Occhio, la benedizione è sotto la dipendenza dell'Occhio, così come dice la Scrittura (Proverbi XXII, 9): «L'occhio buono, sarà benedetto». Infatti l'Occhio riceve i suoi tre biancori del Cervello. E quando questo Occhio guarda «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)», tutti i volti sono nella gioia. L'Occhio che emana dal Cervello appartiene interamente al lato destro, mentre gli occhi inferiori appartengono al lato destro e a quello sinistro.

Nel Libro del Mistero Nascosto, Tradizione: [letteralmente: abbiamo appreso che] lo Yud superiore è il medesimo Yud inferiore; ugualmente la Hé e la Vav superiori, sono le medesime Hé e Vav inferiori; le superiori dipendono dall’Antico, le inferiori da «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)»; di più, esse formano «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)» perché tutte esse dipendono dall’Antico sacro.

Il nome dell’Antico è sconosciuto a tutti ed è inafferrabile. Affinché quelli del basso possano sussistere le lettere superiori dipendono dall’Antico dei giorni, altrimenti non potrebbero sussistere. Ed è per questo che il Santissimo Nome ([19]) è contemporaneamente nascosto e rivelato; le lettere che dipendono dall’Antico dei giorni sono nascoste a tutti, mentre quelle di «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)» sono accessibili. Ecco perché tutte le benedizioni debbono essere pronunciate in maniera riservata e palese. Le lettere che dipendono dal Santissimo Antico, sono nascoste; allo Yud nascosto dell’alto, corrisponde lo Yd rivelato del basso.

Il Naso si trova all'apertura della finestra di dove soffia l’aria (la vita) a «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)». Da questo Naso, dall'apertura di questa finestra, dipende la lettera Hé (dell'alto) che rende stabile l'altra, la Hé del basso ([20]). Questa aria (vita) discende dal Cervello misterioso e porta il nome di «Spirito di vita», ed è con l'aiuto di questo Spirito ([21]) che si conoscerà la Sapienza al tempo del Re Messia, così come è scritto (Isaia XI, 2): « E lo spirito del Signore: lo spirito della sapienza e dell'intelligenza, si poserà su di lui». Da questo Naso erompe solamente vita e gioia perfetta, acquietamento dello spirito e guarigione, mentre, dal Naso di «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)», la vita viene fuori solamente da una delle due narici, mentre dell'altra soffia il rigore, così come è scritto (II Samuele II, 24): «Ed il fumo sale nel suo naso», ma di questo è scritto (Isaia XLVIII, 9): «Gli ostruirò il naso per la mia lode». Nel libro aggadico di Rabbi Yebba l'Anziano, si pone la Hé nella bocca, contrariamente a ciò che abbiamo appena detto sebbene in fondo il senso sia lo stesso. Tuttavia, dalla Hé dipende il rigore; ora questo ultimo proviene del naso, così come è scritto: «Il fumo sale nel suo naso». Non si può contestare il versetto (Salmi CIV, 24): «Il fuoco della sua bocca consuma » dal momento che, in principio, il rigore dipende dal naso. Tutte le conformazioni del Santissimo Antico sono nascoste nel Cervello e tutte le conformazioni di «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)» sono prodotte dalla Sapienza [H’ocmâ] inferiore, così come è scritto (Salmi CIV, 24): «Tutte queste opere, Signore, le hai fatte con la Sapienza», simboleggiata con la Hé, la sintesi di tutto. Quale è la differenza tra le due Hé? Questa differenza consiste nel fatto che, nella Hé inferiore, viene suscitato il rigore, mentre in quella superiore è solamente misericordia su misericordia.

Dalla Barba dell'Antico Sacro dipende tutta la gloria; tanto che essa porta il nome di «“Beatitudine ([22])” di ogni cosa». È da questa “Beatitudine” che dipende il cielo e la terra, le piogge benefiche; è la provvidenza di ogni cosa, e da lei dipendono tutte le schiere in alto e in basso [289b]. Tredici sorgenti di olio profumato sgorgano di questa Barba gloriosa di cui nove si dirigono verso «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)» per addolcire i giudizi. Questa «“Beatitudine”» è fissata alla Barba e scende fino all'ombelico; tutte le santità della santità dipendono da essa. È illuminata dal nodo supremo che è la Testa di tutte le teste, inconcepibile ed inafferrabile agli esseri dell'alto come a quelli del basso. Questo perché tutto è sottomesso alla sua influenza. In questa Barba, tre teste, che sono unite con esso, così come è stato detto, si manifestano. Ed è per questo che la Gloria delle glorie dipende da questa «“Beatitudine”». Le lettere che sono sotto la dipendenza dell'Antico sono unite a questa Barba, e associate a questa «“Beatitudine”»; e si organizzano grazie a lei per dare stabilità alle altre lettere. Perché se queste lettere non potessero salire fino all'Antico, le altre non avrebbero stabilità. Ecco perché Mosé è obbligato a ripetere la parola «Adonaï, Adonaï». Questi due nomi sacri, sono separati da un segno disgiuntivo per indicare che tutto dipende dalla «“Beatitudine”». Gli esseri in alto e in basso si sottomettono al suo potere. Felice la sorte di chi la possiede! L'Antico sacro, il Misterioso dei misteriosi, non è menzionato da nessuna parte; non è percepibile; perché è la Testa suprema di tutto ciò che è in alto; per questo si parla soltanto della sola testa, senza il corpo, per rendere ogni cosa stabile. È inaccessibile, nascosto e misterioso a tutti. Le conformazioni sono nascoste nel Cervello misterioso di dove emanano sia la Grazia superiore sia la grazia inferiore. La Grazia superiore si diffonde e si manifesta, e tutto è rinchiuso in questo Cervello misterioso. Quando questo biancore si manifesta nella luce, colpisce ciò che ha colpito nel Cervello, e questo è illuminato. Da questa “Beatitudine” gloriosa dipende un altro cervello che si divide in trentadue sentieri ([23]) che sono illuminati da lui. Nello stesso tempo le tre Teste supreme, di cui una comprende le due altre, si illuminano. E tutto dipende dalla «“Beatitudine”» che rinchiude tutto in essa. A principiare da qui inizia a manifestarsi la gloria della Barba che è la «“Beatitudine”» misteriosa. Lui anche, come per l'Antico sacro, tre teste sono incoronate grazie alla luce: una a destra, l'altra a sinistra e la terza che le racchiude. E se chiedi chi è l'Antico sacro, considera che nelle supreme altezze ce ne è una [Testa] inconcepibile ed impenetrabile che non ha segno, che contiene tutto e che anche racchiude le due teste. Ogni cosa possiede un'organizzazione, mentre egli è al di fuori dal numero, al di fuori di ciò che può essere contato; non può essere concepito che tramite il desiderio del cuore, è questo il motivo per cui la Scrittura dice: (Salmi XXXIX, 2) «Ho detto: Farò attenzione alla mia via per non peccare con la mia lingua».

Il «Principio» (Bereschith) si trova nell'Antico sacro; questo Principio è illuminato dalla “Beatitudine”; è la luce della Sapienza che si sparge in trentadue sentieri e che sgorga dal Cervello misterioso. L'Antico Uno risplende tramite la Sapienza che prende la forma di tre teste di cui una include le due altre. Queste tre Teste proiettano la loro luce su «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)», e questo ultimo illumina tutto. La Sapienza si manifesta e da' nascita ad un fiume che irriga il giardino, penetra nella Testa di «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)» e forma un Cervello. Di là si diffonde in tutto il corpo e irriga tutte le piante, così come è scritto (Genesi II,9): «Ed un fiume usciva dall' Éden per irrigare il giardino». Questa Sapienza penetra poi di nuovo nella Testa di «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)» e produce un altro Cervello. Da questa luce escono due piccoli canali che si riuniscono insieme ed il loro punto di congiunzione si chiama «profondità della sorgente», così come è scritto (Proverbi III, 20): «Gli abissi si sono aperti con la sua scienza». Di là penetra di nuovo nella Testa di «Zauir Anpin (il Piccolo Volto)», forma un altro Cervello, penetra nell'interno del corpo e riempie tutte le sue parti, così come è scritto (Proverbi XXIV,4): «In Da'ath i luoghi saranno riempiti dalla scienza». E tutto è illuminato dalla luce del Cervello supremo e misterioso che brilla per l'intermediazione della «“Beatitudine”». Tutte le cose dipendono le une dalle altre e tutte sono collegate le une alle altre finché si sappia che tutto è uno e che l'Antico è tutto, e nulla è separato da lui.

[290a] Queste tre luci, chiamate Padri illuminano tre altre luci chiamate Figlio, e tutta questo luce sgorga da un solo punto. Quando l'Antico, che è la Benevolenza delle benevolenze, si manifesta, tutto è illuminato e tutto si trova nella gioia perfetta. La Sapienza è chiamata Éden. L' Éden è derivato dall'Éden superiore, il più misterioso, che non ha né principio né fine, che è nascosto e non rivelato, e che è chiamato «Hou» (lui), mentre l' Éden inferiore ha un principio, per questo è chiamato «Atah» (tu) e «Ab» (Padre), così come è scritto (Isaia LXIII,16): «Poiché tu (atah) sei nostro Padre (Ab)». Nel libro di esegesi di Rabbi Yebba l'anziano è detto: la regola generale è che Zauir Anpin (il Piccolo Volto) porta il nome di «Atha» (tu); l'Antico santo e misterioso è chiamato «Hou» (lui), e ciò è esatto. Non appena il Principio, anche esso misterioso, si manifesta, è chiamato «Atha». Giacché è il Principio, lo si chiama Padre (Ab); è il Padre (Ab) dei Padri. Il Padre (Ab) procede dall'Antico sacro, così come è scritto (Giobbe XXVIII,12: «La Sapienza (H'cmâ) proviene da Aïn (l'uno negativamente esistente)», dato che l'Antico sacro è inconoscibile. Per questo la Scrittura aggiunge subito dopo (Giobbe XXVIII,22): «Élohïm conosce la sua via», appunto la sua via; conosce anche «il suo luogo», ed a maggior ragione, quindi, conosce la sua via; meglio ancora conosce la Sapienza che è chiusa nell'Antico sacro. Questa Sapienza è il Principio di tutto; da lei dipendono i trentadue sentieri. La Legge è rinchiusa in questi sentieri con le ventidue lettere dell'alfabeto e le dieci parole [Sephiroth]. Questa Sapienza è il Padre (Ab) dei padri ed in lei è compreso il Principio e la Fine. Ecco perché vi sono due saggezze, la superiora e l'inferiore. Quando si manifesta, ha il nome di Padre (Ab) dei padri, e tutto è rinchiuso che lei, così come è scritto (Salmi CIV,45): «Hai fatto ogni cosa con Sapienza (H'cmâ)».

Rabbi Shimon sollevò le sue mani; si rallegrò e disse: È il momento di rivelare (un mistero), e tutto concorre per questo momento (propizio): Tradizione: [letteralmente: abbiamo appreso che] nel tempo in cui l'Antico sacro volle stabilire tutto, conformò nelle regioni supreme qualche cosa di simile al maschio e femmina ([24]). Nel luogo in cui sono contenuti il maschio e la femmina, essi non sussistono che per un altra condizione di maschio e di femmina. E questa Sapienza che contiene tutto, quando si manifesta e risplende grazie all'Antico sacro, brilla soltanto sotto la forma di maschio e di femmina. Questa Sapienza si manifesta; e genera Binâ (Intelligenza); c'è dunque maschio e femmina, giacché H'cmâ (Sapienza) è il Padre (Ab), e Binâ (Intelligenza) è la Madre (Aima). Sono i due piatti di una bilancia di cui uno è maschio, l'altro femmina. É grazie ad essi che tutto è conformato sotto forma di maschio e di femmina. Senza H'cmâ, non ci sarebbe stato Principio, poiché esso è il Padre (Ab) dei Padri, l'origine di tutto. Quando l'unione si realizza, la fede nasce e si sparge nel mondo. Nel libro di esegesi di Rabbi Abba l'anziano, è detto: Che cosa è Binâ? Binâ è prodotto dall'unione dello Yud e della Hé, come il suo nome l'indica: Binâ (Ben-Iah, figlio di Dio); è la perfezione di tutto. Quando i due sono uniti e il Figlio è con essi, la sintesi è perfettamente realizzata; per il fatto che così si trovano riuniti il Padre (Ab), la Madre (Aima), il Figlio e la Figlia. Queste parole sono rivelate solamente ai grandi santi che possono penetrare nelle vie del Santo, baruk ha-shem, senza deviare né destra né a sinistra, così come è scritto (Osea XVI, 9): «Perché le vie del Signore sono diritte; i giusti vi camminano sicuramente; ma i peccatori inciampano». Felice la sorte di chi conosce questa strada e non devia e non inciampa; giacché queste parole sono misteriose, ed i Santi in alto sono illuminati da essa come la luce di una lampada. Queste parole sono rivelate soltanto a chi sa entrare ed uscire senza cadere, chi non è in questa condizione, meglio sarebbe per lui di non essere mai nato. È conosciuto dall'Antico sacro, il Misterioso dei misteriosi. Che queste parole risplendano nel mio cuore con l'amore perfetto ed il timore del Santo, baruk ha-shem! I colleghi qui riuniti anche le conoscono; perché sono entrati e sono usciti illuminati da queste parole; ma essi non le conoscevano ancora tutte; ma ora ricevono tutta la luce nella perfezione. Felice la mia sorte e felice la loro in questo mondo!

Rabbi Shimon aggiunse: Tutto ciò che ho appena detto dell'Antico sacro e di Zauir Anpin (Piccolo Volto) indica una sola ed unica cosa; tutto è uno e non [290b] c'è separazione. Benedetto sia esso, e benedetto il suo nome eternamente. Notate che il primo Punto chiamato Padre (Ab) è contenuto nel lettera Yud che dipende dalla “Beatitudine” sacra, ecco il motivo per cui questa lettera rinchiude tutte le altre lettere; essa è la più nascosta di tutte le altre. Lo Yud è il principio e la fine di ogni cosa; è il fiume che sgorga all'esterno e che è chiamato «mondo a venire». È il mondo avvenire e che non cesserà mai di esistere. Ed è là la gioia dei giusti, di quelli che sono degni del mondo a venire, del giardino sempre irrigato. È di lui che la Scrittura dice (Isaia LVIII,11: «… E come una sorgente le cui acque non prosciugano». Il mondo a venire è stato creato dallo Yud, così come è scritto (Genesi II,9): «Ed un fiume usciva dall'Éden per irrigare il giardino». Yud contiene le due lettere Vav e Daleth. Nel libro di esegesi di Rabbi Yebba l'Anziano, è detto: Per quale motivo le lettere Vav e Daleth ([25]) sono comprese nello Yud? La formazione del giardino è chiamata Vav, e vi è un altro giardino che è chiamato Daleth; è la Vav che irriga la Daleth. Daleth (quattro) rappresenta i quattro fiumi, ed è il mistero del versetto: «Ed un fiume usciva dall'Éden, e di lì si divide in quattro». Che cosa è l'Eden? È la Sapienza suprema; è lo Yud. «… Che irriga il giardino»: è la Vav. «… E, di lì, si divide in quattro»: è la Daleth. Tutto è contenuto nello Yud, ed è per questo che è chiamato il Padre (Ab) di tutto, Padre (Ab) dei padri, Principio di ogni cosa, chiamato «Casa di tutto», così come è scritto (Salmi CIV, 24): «Con H'ocmâ (Sapienza) la casa sarà costruita». Ed altrove (Salmi CIV, 21): «Hai fatto ogni cosa con H'cmâ (Sapienza)». In questo luogo, esso non è rivelato né conosciuto; perché è unito alla Madre (Aima) ed egli si manifesta solamente tramite la Madre (Aima). Ciò è perché la Madre (Aima) è la Sintesi di tutto; è tramite lei che si fa conoscere ed è tramite essa che si manifesta. La Madre (Aima) è considerata come il Principio e la Fine di tutto, e essa comprende tutto. Il Nome sacro è la Sintesi delle sintesi. Fino ad ora ho fatto solamente allusione ai misteri, senza spiegarli; adesso, ne vado a svelare gli aspetti. Lo Yud è rinchiuso nella Sapienza (H'cmâ). Hé, è la Madre (Aima), chiamata Binâ. La Vav e la Hé sono i due figli che sono incoronati dalla Madre (Aima). Tradizione: [letteralmente: abbiamo appreso che] Binâ è la sintesi di tutto. Lo Yud si unisce alla Madre (Aima) e genera il Figlio (Ben), ed è qui spiegazione della parola Binâ che è composta da Ben (Figlio) e dalle lettere Yud (Padre (Ab)) ed Hé (Madre (Aima)). Considerate che a volte l'Intelligenza è chiamata «Binâ», a volte «Thebounâ»; porta questo ultimo nome quando allatta i suoi due figli, il Figlio (Ben) e la Figlia (ou-Bath) che sono simbolizzati dalla Vav e dall'(ultima) Hé (del Tétragramma). Quando questo accade, è chiamata «Thebounâ» ed è composta dalle parole Ben (figlio) e ou-Bath (e figlia), ossia dalla Vav e dalla Hé, e tutto è solamente uno. Nel libro di Rab Hammenouna l'Anziano, è detto che il re Salomone ha rivelato la prima conformazione dicendo: «Sei bella, mia compagna», e la seconda conformazione chiamandola «fidanzata» che sottintende la donna di qui in basso. Altri applicano questi due nomi alla donna in basso; ma non è giusto; perché il primo Hé non è chiamato Fidanzata; è soltanto l'ultimo che porta questo nome e a tempi determinati. Ci sono dei tempi in cui il maschio non si unisce a lei, così come è scritto (Levitico XVIII, 19): «Non ti avvicinerai alla donna durante le sue impurità». Quando si purifica e il maschio desidera unirsi con lei, è chiamata «fidanzata». Al contrario, per la Madre (Aima), la benevolenza non cessa mai; esce sempre con lui [il maschio] e dimora con lui; l'uno non si separa dall'altro, e non si lasciano; come è detto (Genesi II,10) : «Un fiume usciva dall'Éden». Esso sgorga continuamente senza mai fermarsi. Ecco è perché è scritto (Isaia LVIII, 11): «… Come una sorgente le cui le acque non prosciugano mai». É per lo stesso motivo che Salomone, parlando di sua Madre (Aima) la chiama «mia compagna»; una benevolenza fraterna li unisce sempre in una maniera perfetta. Ma l'altra è chiamata «fidanzata»; perché è una vera e propria fidanzata; è per questo che il re Salomone fa conoscere queste due forme della donna: la prima è misteriosa; la seconda è più manifesta e non inconcepibile come la prima. Ma ogni lode si rivolge a quella che è superiore, così come è scritto (Cantico dei Cantici VI,9): «Essa è una a sua Madre (Aima); è la prediletta tra quelle che ha partorito». Ecco il motivo per cui la Madre (Aima) è incoronata con la corona della fidanzata, e la benevolenza dello Yud non cessa mai per essa; la liberazione dei servitori è in suo potere, la liberazione di tutti, la liberazione dei colpevoli, la purificazione di tutto; così come è scritto (Levitico XVI, 30): «Perché in questo giorno espierà per voi». Ed altrove (Levitico XXV, 10): «Santificherete il cinquantesimo anno; questo anno è Yobel (il Giubileo)». Quale è il senso della parola «Jobel» (Giubileo)? Lo stesso che nel versetto (Geremia XVII, 8): «E vicino alle acque (joubal) affonderà le proprie radici». Perché il fiume sgorga da una sorgente inesauribile e fluisce all'esterno senza mai arrestarsi.

 

 


[1] Redigeva, in qualche maniera, il suo testamento morale, e forniva ai suoi discepoli alcune spiegazioni, che non aveva avuto ancora il tempo di dar loro.

[2] Rabbi Shimon, in un'altra occasione, cadde gravemente malato, la sua anima si era già elevata in cielo per restarvi. Ma poiché Rabbi Shimon, desiderava scegliere lui stesso, il suo posto in paradiso, chiese una proroga per riflettere. Gli si accorò una proroga e la sua anima ritornò sulla terra.

[3] Ossia: soltanto lui conosceva le cose meravigliose che ha veduto.

[4] Rabbi Isaac, era sul punto di morte, quando Rabbi Shimon intervenne in suo favore e ottenne per lui un rinvio, facendosi garante di condurlo con lui il giorno della sua morte. Vedere Zohar foglio 218a.

[5] Ossia: tutti quelli che avevano partecipato alla spiegazione della “Maggiore Santa Assemblea”.

[6] Si intende che la Maggiore Santa Assemblea, era stata, per così dire, un riflesso del conclave delle Sephiroth nell’alto. La parola usata per “cocchio” non è Mercavah ma Rethikhy.

[7]. Che è il valore della lettera Tav, l’ultima dell’alfabeto ebraico

[8]. Ossia: che non ammette nemmeno una vaga definizione perché è l’Indefinito Assoluto in Kether.

[9]. Il senso delle due citazioni della Scrittura è probabilmente questo. Le parole « vattene nel tuo paese » starebbero a significare che se si vuole approfondire l'essenza divina, la Scrittura consiglia di abbandonare l'impresa e di ritornare ad altre meditazioni più accessibili all'intendimento umano. Per ciò che concerne l'altro versetto, è detto che gli Hayoth andavano e venivano, in modo tale che l’occhio non potesse osservarli, e il messaggio è lo stesso; l'essenza divina sfugge all'intelligenza. (E’ il famoso "vino" che ha ubriacato Adamo e Noè.)

[10] Occorre stare attenti a non fraintendere il significato di questo passo. Kether, l’Antico Uno, non è, nel più ristretto senso della prima Sephirâ, l’AIN, ma deve essere preso chiaramente in considerazione che questa idea ci riallaccia a Lui. Tuttavia Egli, il Grande Volto, è celato e nascosto; quanto più, giustamente lo è l’AIN. Dal negativo al positivo, attraverso l’esistenza potenziale, vibra eternamente il Divino Assoluto dell’Unità Nascosta della forma processionale dissimulata nell’Eterno Abisso dell’Inconoscibile, il geroglifico sintetico di un Presente illimitabile, senza passato e senza futuro. Agli estremi limiti dello spazio si precipita la Voce dei Secoli, non udita se non nella concentrata unità dell’Astratto formulato dal pensiero, ed eternamente quella Voce formula una Parola che è glificata nel vasto oceano della vita senza limiti.

Vi sono diverse traduzioni di questo stesso passaggio:

- L'Antico sacro lo si chiama «Nulla», perché il nulla è sospeso a lui.

- Et propterea Senior Sanctissimus vocatur non Ens, quia ab eo dependet non ens.

- L'Antico sacro si chiama «Nulla», a lui è sospeso il mondo.

- Per tale motivo, L'Antico sacro porta il nome di Nulla, perché il nulla stesso dipende da lui.

- Per tale motivo l'Antico santissimo è chiamato En Soph, non-essere perché è da Lui che ciò che non è, può essere.

Questo passaggio è uno di quelli che fanno accusare lo Zohar e la Cabala, in generale di panteismo. Non possiamo discutere qui questa falsa interpretazione, ma ci riserveremo di farlo. Diremo solamente che, per noi, risulta dalla lettura dello Zohar che, con Nulla, la Cabala non intende il non-essere, ma piuttosto l'assenza di esistenza finita, di relatività, di contingenza. Il Nulla è l'assoluto, l'immutabile. Il mondo, la creatura sono così considerati come un nulla rispetto a Dio, e dipendono di Lui. Si può considerare questa parola di nulla come un termine di opposizione a Dio, ma non come esprimente il contrario di Dio. «Il Principio di contraddizione non può riferirsi all'Essere assoluto, l'Essere non è il suo contrario; vi sono nei suoi confronti delle relatività e delle contingenze.

[11] Confessiamo di non comprendere il senso di queste parole. L'interpretazione data dal Nitzoutzé Oroth, cap 1., note 2 e 3, secondo le quali «tre» designerebbe i tre Sephiroth supremi, e «quattro» sottenderebbe le quattro lettere del Tetragramma, è infantile ingarbugliare il testo invece di spiegarlo. Per quale motivo si divide la Saggezza suprema nei tre Sephiroth supremi? I tre Sephiroth supremi designano la Saggezza? No, poiché la Saggezza è la seconda Sephirâ. La Saggezza (Figlio) è consustanziale alle tre Sephiroth supreme, tre sono uno, ed uno è tre. Poi, che vengono a rappresentare qui le quattro lettere di hwhy?

[12] Kether, la prima Sephirâ, da cui procedono tutte le altre Sephiroth, e cioè quelle che sono assonnate in Zauir Anpin (Piccolo Volto).

[13] Ossia: la sua manifestazione è trina.

[14][14] Questo passo, abbastanza complicato, si riferisce alle Triadi presenti nelle Sephiroth quando è formato Autz ha-Chalim o Albero della Vita. In questo ordinamento delle dieci Sephiroth, vi sono dieci triadi, ossia:

     - Kether, H'cmâ, Binâ

     - H’esed, Guebourâ, Thiphereth

     - Netzâ, Hod, Yesod

     - H'cmâ, H’esed, Netzâ

     - Thiphereth, Yesod, Malcouth

     - Binâ, Guebourâ, Hod

     - H'cmâ, Thiphereth, Hod

     - Binâ, Thiphereth, Netzâ

     - H’esed, Thiphereth, Hod

     - Guebourâ, Thiphereth, Netzâ

In cui Kether e Malcouth sono ripetute una volta; H'cmâ, Binâ, H’esed e Guebourâ, tre volte; Thiphereth sei volte; Netzâ e Hod quattro volte ciascuna; e Yesod due volte.

[15] Abbiamo tradotto la parola “parure” letteralmente “ornamento”, con “conformazione”.

[16] In molti degli antichi misteri, un banchetto faceva parte della cerimonia, analogamente all’Eucarestia. Verbum sapientibus.

[17] Ossia: la maggiore triade delle Sephiroth, la Corona, il Re e la Regina; che trova paralleli in Osiride, Iside, Horus, negli Axieros, Axxiocheros, e Axiochersa di Lemno e Samotracia.

[18] Gli Eden di cui si tratta, sono l’Eden Superiore e l’Eden Inferiore.

[19] Si noterà che in tutta la Qabalah è data molta importanza al potere dei nomi, cosa che deriva dal fatto che ogni nome cabalistico è la sintesi di un potere. Per questo “pronunciare il nome” è usare il suo potere.

[20] Abbiamo fatto notare, di già che, in ebraico «aria» e «spirito» sono indicati dalla stessa parola «Rouah». Lo Zohar c'insegna dunque che lo spirito si trova tra la prima Hé del nome hwhy (il Verbo) e la seconda Hé (la comunità di Israele). E, difatti, la Vav è posta tra le due Hé. È il Verbo che trasmette lo spirito alla comunità di Israele. Sarà, aggiunge lo Zohar, all'epoca del Re Messia che questa trasmissione avrà luogo.

[21] Parlando dell’Unità, il “Sepher Yetzirah” dice: “Una è Essa, lo spirito dell’Élohïm della Vita (benedetto e più che benedetto sia il Suo nome che è nella vita dei secoli), Voce, Spirito e Parola: questo Essa è, lo Spirito della Santità”.

[22] Abbiamo tradotto la parola “Bonheur” letteralmente Felicità, con Beatitudine, chiudendola tra virgolette non presenti nell’originale, ma non siamo molto sicuri di aver ben tradotto la “nozione” racchiusa nella parola “Bonheur”, forse la perifrasi: “Stato di pienezza”, avrebbe meglio reso il tutto.

[23] I dieci numeri (le dieci Sephiroth) e le ventidue lettere dell’alfabeto.

[24] Questa espressione è degna di attenzione. Lo Zohar non dice: Maschio e Femmina, ma, akqwgw }yuk «qualche cosa come maschio e femmina». Questa espressione è fondamentale per tutta l'interpretazione dello Zohar, e prova che questi termini sono analogici, e non grossolanamente antropomorfici e da prendere alla lettera. Lo Zohar si serve in continuazione, lo riconosciamo, di espressioni antropomorfiche per parlare di Dio. Il mondo superiore è sempre comparato a quello del basso, che noi percepiamo e possiamo indagare. Noi siamo creati ad “immagine di Dio”, e di conseguenza i cabalisti descrivono Dio e il mondo dell'alto con dei termini che si applicano soltanto all'uomo e al mondo del basso. Non è di simbolismo, però, che si tratta qui, e ancora meno di un antropomorfismo grossolano: potremo avvicinare questa maniera di esprimersi dell'analogismo di San Tommaso in teodicea. "Se il mondo non è affatto originato dal caso, se procede da una causa intelligente, è necessario porre nello spirito divino una forma a rassomiglianza della quale il mondo sia una copia, ed è in questo che consiste la nozione di idea". Da questa nozione dell'idea, l'analogismo ne emerge in maniera naturale. La colpa dei cabalisti, consiste nell'averlo spinto troppo in profondità.

[25] La quantità di simbolismo presente in questo paragrafo è enorme, e la chiave di esso è il nome della lettera (y) Yud dwy Questo è una trinità di lettere e il loro valore numerico è y =10, w =6, d =4 totale 20, equivalente ad una doppia Yud (y y = 20); ma per le ragioni esposte nel libro:Siphra de-Tzeniutah” o “Libro del Mistero Nascosto”, la seconda Yud (y) è riprodotta da una Esade e da una Tetrade, e cioè: ( w e d) ( y ) =10, la scala decimale della notazione sephirotica, la chiave della creazione processava; w = 6 = Thiphereth e il Microprosopo Figlio unito a d =4.

Indice

Introduzione Foglio 287b - 290a Foglio 291a - 293b

Foglio 294a - 296b