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Crollato, sotto la dominazione assira (a. 722-I a.C.) il regno giudaico, anche la lingua ne resta fortemente scossa.
Gli ebrei, deportati, vengono a contatto con gli aramei, ne apprendono la lingua e la riportano, al loro ritorno, in patria. Gradualmente l'aramaico subentra all'ebraico, penetrando anche nei libri sacri, come Esdra e Daniele. E quando l'ebraico finisce di essere lingua viva, il popolo ebreo sente il bisogno di ascoltare nella nuova lingua volgare i passi biblici soliti leggersi nella sinagoga. Ne nascono così i «Targumîm».
Per gli ebrei residenti all'estero, soprattutto quelli di Alessandria, si fa sempre più imperiosa la necessità di leggere i libri sacri in greco: di qui la versione dei LXX.
Ma la «lingua santa» non viene abbandonata. Il testo sacro nelle riunioni liturgiche continua a leggersi in ebraico. Dopo Esdra si costituisce la categoria degli scribi o dottori della Legge, col compito di studiare la Thora, tradurla in formule, proporla nell'insegnamento.

Presupposto necessario é la conoscenza dell'ebraico, approfondita fino al punto da valersene nel conferire o discutere sulla Legge.
L'ebraico diviene per i rabbini la lingua letteraria, come il latino per gli umanisti, ma é un ebraico piegato ad esprimere condizioni ambientali e culturali diverse da quelle dell'A. T., e quindi necessariamente sviluppato nella sua terminologia, sulla base delle vecchie radici, e accresciuto di nuovi vocaboli introdottisi principalmente dall'aramaico, nonché da altre lingue come il greco e il latino, e finanche dal persiano e dall'arabo.
In questo ebraico rabbinico, tendente al classico della Bibbia, é scritta, verso il 200 d.C., la Mishna (trattati contenenti la legge orale),
la Tosephta (altra raccolta di tradizioni giuridiche), e vari altri testi.

Nel Medio Evo l'ebraico continua a svilupparsi, benché fortemente influenzato dalla lingua araba, nella produzione di trattati scientifici, esegetici, filosofici, e di poesie liturgiche.
Nel sec. XVIII, l'epoca dell'illuminismo, si fa ritorno alla purezza della lingua biblica.
Il sec. XIX raccoglie come in sintesi le varie forme di evoluzione del passato, e dà origine alla lingua parlata, oggi adottata nel nuovo Stato d'Israele dai popoli ebrei ivi nuovamente raggruppatisi. L'ebraico, lingua morta da oltre 20 secoli, adeguato alle esigenze della civiltà moderna, è tornato a nuova vita.

 

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