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Om! Onore al Brahman supremo! Hari, Om!

1. Sukesan Bharadvaja, Saibya Satyakama, Sauryayanin Gargya, Kausalya Asvalayana, Bhargava Vaidarbhi e Kabandhin Katyayana erano dediti al Brahman, erano fissi sul Brahman, ricercavano il Brahman supreme. Essi una volta s'accostarono al venerando Pippalada con il testo in mano [come discepoli], pensando: «Egli certamente ci rivelerà ogni [segreto]».

2. Il saggio disse loro: «Ancora per un anno voi persisterete nell'ascesi, nella continenza, nella fede. Poi porrete le domande che vi aggradano. Se conosceremo [la risposta], allora vi riveleremo tutto».

……………………… omissis………

QUARTO QUESITO

1. Poi s'avvicinò per interrogarlo Sauryayanin Gargya: «O venerando, che cos'è che dorme nell'uomo e che cosa sta sveglio? Qual è quella facoltà che vede i sogni? E chi gode la gioia del sonno? E su che cosa tutti sono fondati?».

2. Pippalada gli disse: «O Gargya, come i raggi del sole, quando tramonta, tutti si concentrano in un solo disco splendente, ma poi, quando si leva, di nuovo da esso si  dipartono, così tutto è concentrato nella mente, il migliore tra gli organi di senso.
Perciò quando l'uomo non ode, non vede, non fiuta, non ha il gusto, non ha il tatto, non parla, non può afferrare, non gode, non evacua, non si muove: si dice che dorme.

3. Soltanto i prana, simili a fuochi, vegliano in questa fortezza.

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5. Nel sonno è l'intelletto la facoltà che gode della sua maestà. Ciò che ha visto, lo rivede; ciò che ha udito, lo riascolta; ciò che ha provato in diversi paesi e regioni, lo prova ancora; ciò che ha visto e non visto, udito e non udito, goduto e non goduto, ciò che è reale e ciò che è irreale, tutto esso vede, esso che è il tutto .

6. Quando è sopraffatto dalla luce dell'Atman, l'intelletto non vede più i sogni. Allora nel corpo c'è la felicità .

7. O caro, come gli uccelli riposano sull'albero che è la loro abitazione, così tutto riposa sull'Atman supremo:

8. La terra e le sue parti, l'acqua e le sue parti, il fuoco e le sue parti, il vento e le sue parti, l'etere e le sue parti, l'occhio e le cose da vedere, l'udito e le cose da udire, il fiuto e le cose da fiutare, il gusto e le cose da gustare, il tatto e le cose da tastare, la parola e le cose da dire, le mani e le cose da prendere, gli organi della generazione e il piacere, gli organi d'escrezione e le cose da espellere, i piedi e la marcia, l'intelletto e i pensieri, l'intelligenza e le cose da comprendere, la coscienza dell'io e quello che la impressiona, il pensiero e l'oggetto del pensiero, la luce e le cose da illuminare, l'energia vitale e quello che essa sostiene.

9. Lo spirito, che è costituito di conoscenza, è colui che vede, che tocca, che ode, che fiuta, che gusta, che pensa, che comprende, che agisce. Esso si fonda sul supremo, indefettibile Atman .

10. Giunge all'Essere Supremo, indefettibile, colui che riconosce l'indefettibile, puro, senz'ombra, senza corpo, senza colori. Egli sa tutto, egli diventa tutto. A questo proposito c'è una strofa:

11. O caro, colui che conosce l'indefettibile nel quale risiedono lo spirito costituito di conoscenza, le forze vitali e gli elementi insieme con i sensi, costui sa tutto e penetra in ogni cosa.


QUINTO QUESITO

1. Poi fu la volta di Satyakama Saibya a domandare: «O venerando, chi tra gli uomini medita fino alla morte sulla sillaba Om qual mondo con ciò conquisterà?».

2. Pippalada gli rispose: «In verità, o Satyakama, la sillaba Om (= AUM) è il Brahman superiore e l'inferiore. Perciò chi la conosce ottiene con questo solo mezzo l'uno o l'altro [mondo].

3. Quando egli medita su una sola lettera (A), illuminato da quella soltanto, torna rapidamente alla terra. Gli inni del Rgveda lo riconducono al mondo degli uomini e qui, dedito all'ascesi, alla continenza, alla fede, gode di grande stima .

4. Se poi s'assorbe nel pensiero con due lettere (A, U), vien trasportato dalle formule del Yajurveda nell'atmosfera, al mondo della luna. Dopo aver goduto la prosperità nel mondo della luna, torna in terra.

5. Colui che medita sull'essere supremo per mezzo delle tre lettere (A, U, M), ossia con l'intera sillaba Om, giunge allo splendore del sole. Come il serpente si libera della pelle, così egli pure è libero dal male. Dalle melodie del Samaveda vien sollevato al mondo del Brahman e da questo, che è il sommo ricettacolo dei viventi, contempla lo Spirito Supremo che abita nel cuore d'ognuno.
A questo proposito ci sono due strofe:

6. Le tre lettere portano la morte quando siano impiegate troppo unite o troppo staccate. Quando siano impiegate correttamente durante l'attività esteriore, l'interiore e l'intermedia , colui che sa non ha più paura.

7. Con gli inni del Rgveda s'ottiene questo mondo, con le formule del Yajurveda l'atmosfera, con le melodie del Samaveda ciò che è annunciato dai Veggenti. Per mezzo della sola sillaba Om colui che sa giunge a quel mondo supremo che è pieno di pace, non tormentato dalla vecchiezza, dalla morte, dalla paura».

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