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1. Per volere di chi, per la spinta di chi vola il pensiero? Per le arti di chi il respiro per primo si muove? Per il volere di chi vien pronunciata la parola? E qual dio domina la vista e l'udito?

2. I saggi, quando si siano liberati dal pensiero che l'udito sia una proprietà dell'orecchio, il pensiero sia proprietà della mente, la parola della voce e del respiro e la vista proprietà dell'occhio, lasciato questo mondo, (i saggi) diventano immortali.

3. L'occhio non vi giunge, non vi giunge la parola e neppure il pensiero. Non sappiamo, non conosciamo in qual modo possa essere insegnato. Esso è diverso da ciò che è conosciuto e anche da ciò che è ignoto. Così abbiamo udito dagli antichi che ce l'hanno spiegato.

4. Ciò che non può essere espresso con la parola, ciò per mezzo del quale la parola viene espressa, questo sappi che è il Brahman. Non è ciò che [il volgo] venera come tale.

5. Ciò che non può essere pensato con il pensiero, ciò per mezzo del quale, il pensiero vien pensato, questo sappi che è il Brahman. Non è ciò che [il volgo] venera come tale.

6. Ciò che non può essere veduto con l'occhio, ciò per mezzo del quale gli occhi vedono, questo sappi che è il Brahman. Non è ciò che [il volgo] venera come tale.

7. Ciò che non può essere ascoltato con l'orecchio, ciò per mezzo del quale l'ascolto si realizza, questo sappi che è il Brahman. Non è ciò che [il volgo] venera come tale.

8. Ciò che non respira con il respiro, ciò per mezzo del quale il respiro vien tratto, questo sappi che è il Brahman. Non è ciò che [il volgo] venera come tale.

1. Anche se tu ritieni di conoscerlo bene, in verità tu conosci appena un poco la forma del Brahman, ossia la parte che di esso tu sei e la parte che di esso è negli dei.
Pertanto tu devi approfondire meglio ciò che a tuo giudizio ti è noto.

2. Io non credo di conoscerlo bene e neppure posso affermare di non conoscerlo.
Chi di noi sa questo, lo conosce. Non lo conosce invece chi dice Non lo conosco.

3. Esso è conosciuto da colui che non lo concepisce con il pensiero; colui che lo concepisce con il pensiero non lo conosce. Ciò che è ignoto a coloro che usano la conoscenza distintiva è conosciuto da coloro che di essa non si servono.

4. Esso può essere conosciuto quando sia stato concepito per intuizione: allora si raggiunge l'immortalità. Con lo scendere profondamente in se stesso s'acquista la capacità di conoscere e con la conoscenza s'acquista l'immortalità.

5. Se qui sulla terra uno lo riconosce, allora la verità trionfa. Se non lo riconosce, grande è la disgrazia! I saggi, avendolo ravvisato in ogni creatura, lasciato questo mondo, diventano immortali.

Omissis….

 

Ed ecco per quanto riguarda l'individuo. Il Brahman viene intuito come quando qualcosa viene per così dire in mente, per cui torna il ricordo e si ha all'improvviso il balenar d'i un'idea.

6. Il Brahman ha nome tadvanam (c'è desiderio di esso). Con tal nome deve essere venerato. Tutte le creature cercano colui che così lo conosce.

7. «Esponi la dottrina segreta!». «Ti è stata rivelata la dottrina segreta, ti abbiamo rivelato la dottrina segreta del Brahman.

8. Essa ha come base l'ascesi, il dominio di sé, l'azione sacrificale, come corpo i Veda, come rifugio la verità.

9. Chi la conosce, sradicata ogni colpa, risiede nell'infinito, supremo mondo del cielo»

 

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