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1 Om! Asvalayana recatosi dal Beato Parameshthin gli disse: "o beato, insegnami la più alta scienza del Brahman, quella che onorano le persone intelligenti, quella poco conosciuta dalla maggioranza degli uomini, in modo che, senza ritardare ed estirpando tutta l'ignoranza abbia a riprendere l'identità con l'Essere Supremo".

2 Allora il grande padre gli disse: la scienza si conosce tramite la certezza la devozione e la meditazione:

3 Non è stato né per le azioni, né per la procreazione, né per la ricchezza, ma per il distacco e la rinuncia che molti hanno conquistato l'immortalità. Gli asceti entrano in ciò che è al di là del firmamento, che vive celato nella caverna del cuore e che rimane immensamente brillante.

4 Tramite la conoscenza comprendono il senso del Vedanta, con purezza di intenti e con totale rinunzia trovano la liberazione, che trascende la stessa morte, nel mondo di Brahman.

5 In un posto solitario il saggio, ponendosi nello atteggiamento sukha, puro, con la testa e la schiena in perfetto allineamento, avendo superato gli asrama (le 4 fasi della vita) e portato al silenzio tutti gli organi dei sensi, si volga verso il proprio maestro con devozione.

6 Rimanga con il pensiero al centro del loto del Cuore, libero da passione, da imperfezione, radiante, felice, affrancato dall'attaccamento alle indefinite forme, immortale, sorgente dei Veda.


7 Esente da inizio e fine, unico, sovrano, fatto di intelligenza e beatitudine, privo di forma, prodigioso, unito al Signore supremo, il possente Dio che possiede tre occhi, con la gola blu-nera, il saggio, pacificato e in meditazione su di Lui, che rappresenta la matrice degli elementi, il Testimone di tutto, che è al di là della oscurità, cerca di raggiungerlo.

8 Egli è Brahma, Shiva, Indra, è indistruttibile, supremo, sovrano.
E in verità Vishnu, è il soffio, il fuoco che opera la distruzione del mondo, Egli è la luna.

9 Egli è ciò che fu e ciò che sarà, sempre presente. Conoscendolo si va al di là della morte, non c'è altro cammino per assicurarsi la liberazione.

10 É l'Atman, che si trova in tutti gli esseri e tutti gli esseri si trovano in lui, è vedendolo che si raggiunge l'identità con Brahman, non c'è invero altro mezzo.

11 Considerando il proprio io come un fuscello per accendere il sacro fuoco e la sillaba sacra come un altro fuscello, esercitandosi nella discriminazione che svela la conoscenza, il saggio riesce a consumare l'ignoranza.

12 Il jiva, preso un corpo e velato dalla maya, si dà alla attività con il sesso, gli alimenti, le bevande e le altre voluttà si coinvolge, allo stato di veglia, nel godimento.


13 Allo stato di sogno l'anima individuale gode il piacere e il dolore in un mondo proiettato dalla sua stessa immaginazione, ma durante il sonno profondo senza sogno essendo scomparso ogni oggetto si dirige verso una condizione di calma.

14 Poi sotto l'influenza delle azioni compiute in altre esistenze, questa stessa anima-jiva dorme da sveglia esperimentando nelle tre città.
Da essa nasce questa cosa bella completa e multiforme che è il mondo.

15 Supporto, beatitudine, coscienza integrale: tale è Colui nel quale si riassorbono le tre città, da lui nascono il soffio, la mente, tutti gli organi dei sensi, il cielo, il vento, la luce e le acque, la terra che tutto contiene.

16 Questo supremo Brahman, Atman universale, immensa dimora di tutto ciò che esiste più sottile di ogni cosa sottile, costante: in verità è te stesso, poiché Tu Sei Quello.

17 Colui che sussiste nello stato di veglia , sogno, sonno profondo e in altre manifestazioni, quando può affermare Brahman sono io stesso, si è liberato da ogni legame.

18 Io sono distinto dall'oggetto di godimento, dal soggetto che gioisce e dallo stesso godimento; io sono il testimone, unicamente fatto di intelligenza, sempre imperturbabile.

19 Tutto ciò che esiste è nato da me, è fondato tutto in me, in me tutto si riassorbe, questo Brahman senza dualità sono io stesso.

20 Quello che è più piccolo di un atomo sono io, altresì tutto quello che è grande, tutto ciò che è presente sono io, la diversità è me stesso. Sono il Signore, l'essenza principale, la mia natura è pura come l'oro, la mia forma rimane tranquilla.

21 Io senza mani e senza piedi, di una potenza inconcepibile, incomprensibile, io vedo senza occhi, odo senza orecchie e discrimino perché possiedo il  discernimento. Non vi è altro soggetto conoscente se non me stesso, in ogni tempo rimango intelligenza.

22 Sono conosciuto tramite i Veda , sono l'autore stesso del Vedanta, sono colui che conosce i Veda. Per me non esistono né bene né male né morte; non esistono né nascita né corpo né organi dei sensi né intelletto.

23 Per me non esiste né terra né acqua né fuoco né vento né cielo.
Quando si è conosciuto l'Atman supremo che riposa in un posto nascosto, senza parti e senza dualità, testimone, esente dall'essere e dal non essere, si perviene alla condizione dell'Atman universale.

24 Colui che studia la Satarudriya diviene puro per l'azione del fuoco e del vento, diviene puro per l'azione dell'Atman. Diviene puro dagli errori commessi sotto la spinta dell'alcol, diviene puro dall'offesa al brahmano e dal furto dell'oro. Diviene puro dalle azioni che deve o non deve compiere.
Così colui che ha trasceso gli asrama se medita questa Upanishad tutti i giorni o una sola volta, diviene un fervente della non azione. Per questo mezzo ottiene la Conoscenza e distrugge l'oceano della trasmigrazione.
Avendo conosciuto tutto ciò raggiunge l'unione con l'Assoluto.
si !
Raggiunge l'unione con l'Assoluto.

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