Riabilitare Cagliostro

Non si può ancora dire che quasi duecento anni abbiano chiarito il mistero di Cagliostro se, contro l'opinione del F:. Goethe condivisa da buona parte degli storici che su quel mistero si sono cimentati, oggi sembra affiorare una del tutto opposta valutazione del personaggio.

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Nella galleria dei personaggi storici che riempirono con la loro presenza l'epoca in cui vissero, il conte di Cagliostro occupa una posizione veramente singolare. Il suo nome è sempre stato sinonimo di gabbamondo, di falso indovino e di anticristo.
Tanti anni fa, visitando per caso San Leo, rimasi inorridito per la ferocia usata contro quest'uomo murato vivo in un tetro pozzo, quasi privo d'aria, per quattro anni, quattro mesi e cinque giorni.
Quali delitti orrendi, pensai, poteva avere commesso quest'individuo così irriducibile per meritare una simile punizione proprio dai servitori del Dio del perdono?
Quale sovrumana forza lo sostenne in questa lunga prigionia?
Poiché nessuna logica poteva giustificare questa dura pena, volli darmi una ragione e cominciai a leggere quanto era stato scritto di lui. Ben presto mi accorsi di trovarmi in presenza di una tenace volontà di distruzione, tipica dell'intolleranza religiosa, decisa a cancellare una volta per tutte l'uomo e l'idea.
Mi proposi di scoprire la verità.

Le pubblicazioni italiane mi parvero superficiali e insufficienti; le contraddizioni, le sovrapposizioni, le falsità e gli errori non si potevano più contare.
Mi rivolsi alla pubblicazioni francesi: un respiro più ampio dilatò la mia mente e il mio spirito. Interessando le Biblioteche e gli Archivi di Stato dalla Francia ricevetti in microfilms una massa di notizie notevoli.
Era necessario scavare ancora: indirizzai le mie ricerche in Svizzera, in Germania e in Portogallo. Trovai manoscritti e documenti che sembravano introvabili.
Il mosaico cominciava a comporsi: la lettura sinottica di questi scritti, apparentemente insignificanti, offriva, visti in un contesto unico, spunti nuovi e rivelatori.
Mi occorreva conoscere la sua vera nascita e soprattutto come si svolse e cosa realmente accadde nel processo di Roma intentato a Cagliostro dal Tribunale dell'Inquisizione. Era necessario giungere a quei documenti che dovevano rappresentare la pietra angolare dell'«enigma Cagliostro» e vi giunsi.
Riuscii ad avere in microfilm tutti gli Atti Legali del Processo per poterli esaminare con calma e con molto distacco.
Il mosaico si andava completando; dalla sua regale nascita all'Atto di morte, tutto risultò volutamente falsato o alterato.
Apparve ovvio allora che su Cagliostro, che era l'espressione vivente della verità, libera dalle catene dei dogmi, dovesse accanirsi con ogni mezzo la repressione più feroce dell'odio confessionale.
Da questa ventennale ricerca ho potuto raccogliere una documentazione in contrasto con quanto a suo tempo fu proclamato, (che cioè tutte le carte di Cagliostro furono bruciate nell'auto-da-fè di piazza della Minerva in Roma il 4 aprile 1791) e in contrasto con la solita etichetta di gabba-mondo affibiatagli libertà di pensiero.

Come si può ad esempio continuare a tacciarlo di truffatore quando (come avvenne nell'episodio della lotteria d'Inghilterra) in quel caso risultò
che il truffato fu proprio lui e i truffatori furono proprio le supposte vittime?
La sua permanenza a Londra nell'aprile del 1777, caratterizzata dal suo ingresso nella Massoneria che gli conferì in una sola volta, per essere già Cavaliere di una formazione iniziatica di Malta, i tre gradi nella L. Espérance n. 289, non si concluse infatti con il lasciare una immensa fortuna nelle mani di scrocconi e di giudici che tutto escogitarono per derubarlo in ogni modo, come i documenti storici provano ad abundantiam?
Potrebbero essere citati ancora altri episodi per dimostrare l'infondatezza dell'accusa di truffatore.
E ancora: perché del conte di Cagliostro non esiste l'Atto di nascita ma solo un Atto di battesimo?
Perché il Gran Maestro Pinto, appena seppe del suo arrivo a Malta su una nave francese, dette subito ordine al capitano di attraccare senza fargli fare la quarantena, obbligatoria per tutte le navi che giungevano da Levante?
Perché Papa Clemente XIII, appena informato dal Cardinale Orsini del suo arrivo a Roma lo fece da costui visitare per dirgli di avere vivo desiderio di conoscerlo e di avere l'onore di presentargli tutti i Principi della Chiesa?
E poi, chi era in realtà Serafina Feliciani, che Mme. de Charrière chiamò «il cattivo genio del conte», e che Cagliostro conobbe in una casa di prostituzione clandestina, molto nota a Roma in Trinità dei Monti con il nome «alla Napoletana»?
Quale fu l'influenza di questa donna nella vita di Cagliostro?


Solamente chi non conosce tutti gli atti del processo intentato contro di lui dal Tribunale dell'Inquisizione può continuare a ritenerlo colpevole e impostore.
Anche se non esiste contro di lui una prova legale valida, su un solo punto il Tribunale è stato unanime, nel ritenere cioè Serafina «una prostituta che voleva convertire in altrettanti suoi meriti quelle laidezze con le quali imbrattò tutti i Regni d'Europa».
Un uomo che nel feroce pozzo di San Leo pregava in questo modo:

«O Signore Eterno, la condanna emessa nel. Tuo nome, che

tutto e tutti abbraccia, io non posso accoglierla; nel fulgor

della croce che sublima e nel vibrar della rosa le di cui spine
si acutizzano, io rimango sempre una sostanza viva al di

sopra degli uomini tutti»;

un uomo la cui magia è racchiusa in questo dialogo che, attraversando lo spazio in ogni senso, giunge fino a Dio; un uomo che afferma fino all'ultimo giorno della sua vita che l'Amore splende su un altare fuori di ogni Chiesa, non merita l'appellativo di stregone e di eretico. Usando il linguaggio del suo tempo si sforzò di far comprendere agli uomini quanto grandi siano le meraviglie che tutti possono percepire perché, fatti a immagine e simiglianza di Dio, siamo la più perfetta delle Sue creature.


Se di Gerolamo Savonarola, di Giordano Bruno, di Giulio Cesare Vanini e di Galileo Galilei, conoscendo tutto di loro si è potuto fare la riabilitazione, del conte di Cagliostro conoscendo poco e male nulla o quasi si è fatto.
Gli stessi scrittori Marc Haven e Photiades, pur avendo tentato una riabilitazione valida, hanno lasciato ancora molto spazio alla ben nota tradizione storica che continua a presentarlo sempre con la stessa etichetta.
Ho apprezzato la nobile e dura fatica di Carlo Gentile che, se nel suo libro non sposa alcuna tesi, non difetta di una robusta capacità di indagine e di penetrazione, ma manca delle prove indispensabili per inquadrare l'uomo nella vita del suo tempo e per poterlo riabilitare di fronte a tutta l'opinione pubblica.
Il cosiddetto «enigma Cagliostro», a mio avviso, va affrontato ulteriormente: risolverlo significa far capire all'uomo della strada che è tempo di cancellare quell'odio confessionale che, impotente a dannarlo nei Cieli, fu pazientemente e accortamente costruito pietra su pietra per distruggerlo definitivamente in Terra.

Il libero pensiero visse nel sacrificio di Giordano Bruno, di Gerolamo Savonarola, di Cesare Vanini e di Alessandro Cagliostro: ai primi tre gli uomini e il tempo hanno reso giustizia.
Il conte di Cagliostro attende il suo turno.

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