I. Specie di vincolabilità.

Attorno a Dio (o natura universale o bene universale o bello in assoluto, che è centro del macrocosmo) sono quattro realtà in movimento disposte in modo che non possono, pena il loro annichilimento, distaccarsi da lui, né farne a meno più che non possa ciascuna circonferenza fare a meno del proprio centro; quattro realtà, ripeto, mobili di moto circolare attorno al proprio vincolante, disposte in tal modo che consistono eternamente nello stesso ordine. Sono, secondo la dottrina dei platonici, la mente, l’anima, la natura, la materia; la mente per sé stabile, l’anima per sé mobile, la natura parte stabile parte mobile, la materia totalmente mobile e totalmente stabile.

 

II. Condizione di vincolabilità.

 Nulla è suscettibile di vincolo se non è predisposto nel modo più conveniente, perché quel fulgore non si comunica a tutte le cose in una sola guisa.

 

III. Forma di vincolabilità.

Tutte le cose che sono suscettibili di vincolo sentono in qualche modo nella sostanza di qual senso sia da reperire la loro specie determinata di conoscenza e la loro specie determinata di impulso: è così che il magnete attrae e respinge, secondo il genere degli oggetti. Dunque chi vuol vincolare deve in qualche modo indirizzare il suo senso a ciò che è vincolabile: e in verità il vincolo accompagna il senso delle cose, come l’ombra il corpo.

 

IV. Paragone dei vincolabili.

Rifletti: gli uomini sono più vincolabili che le bestie; gli uomini bestiali e stolidi non sono adatti ai vincoli eroici, a differenza di quelli che sono approdati a maggior chiarezza d’anima. In riferimento, poi, ai vincoli naturali, il volgo vi si assoggetta più del filosofo, donde il detto proverbiale che i sapienti dominano gli astri. Infine, in riferimento a vincoli di genere medio, il tipo del goloso ingordo può permettersi di vantare la castità, e il tipo del lussurioso la sobrietà nei cibi.

 

V. Distinzione dei vincolabili.

Da ciò che si è appena detto consegue opportuna riflessione sul fatto che l’energia di un vincolo rende meno suscettibile ad altra specie di vincolo o comunque meno arrendevole. Perciò i tedeschi sentono meno lo stimolo di Venere, gli italiani quello della crapula; lo spagnolo è più incline all’amore, il francese più infiammabile all’ira.

 

VI. Seme o stimolo di vincolabilità.

Una cosa è suscettibile di vincolo soprattutto quando ha qualcosa di sé nel vincolante, proprio perché il vincolante le si impone attraverso quel qualcosa di se. A partire da questo (tanto per fare un esempio, da un caso particolare) i negromanti confidano di esercitare impero su tutto il corpo attraverso unghie e capelli di vivi, o addirittura tramite parti di vestiario o impronte dei piedi; evocano gli spiriti dei defunti, per mezzo di ossa e parti qualsivoglia del morto. E per questo che si aveva la massima cura delle pratiche di sepoltura, e si introdussero i roghi, e si annoverava tra i supplizi crudeli lasciare un corpo insepolto. I retori catturano la benevolenza con la loro arte a patto che uditori e giudici trovino in loro qualcosa di sé.

 

VII. Tempo di vincolabilità.

Una sola ed identica realtà è variamente suscettibile di vincolo in relazione al variare del tempo e dell’età; e variabile è il comportamento rispetto a un solo ed identico vincolo delle cose disposte non in un solo modo. Rifletti, a partire da qui, come chi è stato mutevole da giovane, fatto uomo è più fermo e più prudente, da vecchio più sospettoso e bisbetico, infine greve di dispetto e fastidio nella decrepitezza.

 

VIII. Differenza dei vincolabili.

Quindi chi vuole legare deve porre attenzione al fatto che le cose suscettibili di vincolo sono mosse alcune più dalla natura, altre più dal giudizio e dalla prudenza, altre ancora più dall’usanza e dalla consuetudine: sicché la persona accorta lega e costringe individui del primo tipo tramite vincoli ricavati dalle cose naturali, del secondo tipo con ragionamenti e dimostrazioni e simboli e tratti convincenti, del terzo tipo ricorrendo a condizioni di immediata necessità.

 

IX. Avversione alla vincolabilità.

Poiché l’animo tanto più si vincola ad un oggetto, quanto più si astrae e distacca dagli altri, conseguentemente, chi voglia delimitare il destinatario del vincolo ad un solo oggetto, deve investire fatica nel renderlo svogliato per altre attività o più distanziato dalle preoccupazioni ad esse legate. E invero un’attività più gratificante esclude la gratificazione di un’altra: l’animo intento all’orecchio lascia in riposo l’occhio, chi guarda con molta attenzione si fa sordo; quando poi siamo molto allegri o molto tristi per un qualche motivo non facciamo molto altro, anzi svogliati tralasciamo o rallentiamo il lavoro. Ed è appunto questo che significa “essere astratto” o “tratto”, “essere dominato”, “essere vincolato”. A partire da ciò, l’oratore, suscitando riso o invidia o altri stati d’animo, spezza il vincolo d’amore, rende disponibili per vincolo d’odio, di disprezzo, d’indignazione.

 

X. Il numero dei vincolabili.

I contemplativi vengono vincolati alle cose divine, staccandosi dall’aspetto delle parvenze sensibili; i voluttuosi attraverso la vista si abbassano alle fruizioni del tatto; le nature morali sono condotte al diletto dalla civile conversazione. I primi sono considerati eroici, i secondi naturali, i terzi razionali; i primi stanno più in alto, i secondi più in basso, i terzi a mezza via; i primi sono detti degni dell’etere, i secondi della vita, i terzi della conoscenza; i primi ascendono a Dio, i secondi si aggrappano al corpo, i terzi si distaccano da uno degli estremi e si avvicinano all’altro.

 

XI. Il movimento dei vincolabili.

Nelle realtà composite e variabili e in genere in tutte le cose che subiscono modificazioni nella loro natura e disposizione, come è il caso dell’anima e dello spirito, che assumono modificazioni varie attraverso il corpo e i moti corporei (benché l’una e l’altra sostanza nella sua semplicità sia del tutto stabile ed eterna, in conseguenza della privazione prova desiderio, in conseguenza del desiderio impulso, e dell’impulso movimento e dopo il movimento liberazione)... Quindi nessun vincolo è eterno, ma si alternano vicissitudini di carcere e di libertà, di vincolo e di liberazione da vincolo o piuttosto di passaggio da una ad altra specie di vincolo. E poiché questa situazione è naturale e precede accompagna e segue la condizione eterna di ogni realtà, bisogna dire che la natura lega con la varietà e il movimento, e l’arte, emula della natura, moltiplica i vincoli e li varia e diversifica e ordina e dispone per così dire in una sequenza. modulare. Una condizione stabile è a tal punto estranea alla realtà, che talvolta addirittura ci buttiamo su ciò che è vietato e siamo travolti dal suo desiderio. E’  invece conforme a natura aspirare a liberarsi dai vincoli, proprio come poco prima abbiamo potuto imbrigliarci in essi per una specie di autonoma e spontanea inclinazione.

 

XII. Indefinizione dei vincolabili.

Quanto più sono numerose le componenti del vincolabile, tanto meno esso è delimitato a determinati vincoli. Sicché il piacere umano è meno determinato a un sol tempo, un solo individuo, un solo sesso, rispetto a quello dei bruti. Forse tutti i cavalli potrebbero avvincere una cavalla, ma in molti casi non può avvenire lo stesso tra tutti gli uomini e una donna. Questo dislivello e questa indefinizione distanzia l’uomo dal bruto, come anche l’uomo vero dall’uomo brutale, il più sensibile (che è anche più soggetto alle emozioni) dal più ottuso. E ciò che si dice rispetto a un tipo di vincolo, va esteso ad ogni tipo e genere di vincoli.

 

XIII. Il fondamento della vincolabilità.

La prima spiegazione del fatto che ogni realtà è vincolabile va ricavata in parte dalla constatazione che essa desidera conservarsi nella situazione che possiede al presente, e in parte dal fatto che essa desidera giungere a completezza secondo tale situazione e all’interno di essa. In ciò consiste in genere la filautìa o amore di se. Quindi se uno riuscisse ad estinguere in un soggetto la filautìa, sarebbe messo in condizione di legare e sciogliere in qualsiasi modo. Per converso, accesa la filautìa, tutte le cose si imbrigliano più facilmente nei tipi di vincoli che sono loro naturali.

 

XIV. La relazione dei vincolabili.

Contempla, negli esseri viventi, l’amicizia e l’inimicizia, la simpatia e l’antipatia, l’affinità e la diversità e le circostanze di queste cose; poi passa a raffrontare, secondo certo ordine ed analogia, le realtà particolari e individuali singolarmente prese all’interno della specie umana; quindi in primo luogo le specie, una per una e poi tutte insieme, degli altri viventi; infine tutte le altre specie di cose. Capirai di quale varietà e disponibilità di vincoli tu hai bisogno.

 

XV. Diversità della materia dei vincolabili.

Sebbene ogni vincolabile sia in qualche modo un composto, tuttavia uno si dice semplice, un altro molteplice o conglomerato, uno più semplice o più mescolato rispetto all’altro. Consegue da ciò che date realtà si vincolano puramente, altre impuramente, e i vincoli puri, impuri: come i piaceri e i dolori che sono puri, impuri e misti. Così Epicuro definisce impuro il  piacere venereo, nel senso che si accompagna con dolore e con desiderio inestinguibile (quello per cui tutto il corpo si strugge di trasferirsi nell’altro corpo: invano), e poi lo segue una sfinitezza sconsolata. Ma se esistessero realtà in cui i principii non si esaurissero mai (del tipo, forse, degli astri e dei grandi viventi cosmici o numi nei quali non si dà stanchezza, ed afflusso e influsso di sostanza è in equilibrio inalterabile), allora esse resterebbero vincolate in se stesse in pienezza di felicità. Da ciò consegue che chi desideri vincolare alcuno sul piano della civile conversazione, deve spiare attentamente la specifica varietà di composti: e formulare progetti, decisioni, conclusioni diverse per gli ingegni eroici, per gli ordinari, per i più prossimi ai bruti.

 

XVI. Grado dei vincolabili.

I bambini sono meno soggetti ai vincoli delle passioni naturali, per la ragione che in loro la natura è tutta impegnata nel processo di crescita, e questa è l’alterazione maggiore che la scuote, e tutto il nutrimento è volto a crescita e strutturazione dell’individuo. Ma verso il quattordicesimo anno cominciano ad essere ben vincolabili: questa età è, sì, ancora protesa nella crescita, ma la crescita non è più così veloce ed esigente come nei bambini. Uomini fatti, in età di stabilizzazione, hanno maggior dotazione spermatica e questa pare sia una causa maggiore di vincolabilità. Più precisamente: pare che gli adolescenti e i giovani siano dotati di un erotismo più avido, e perché la novità di quel tipo di piacere li rende più ardenti, e perché i condotti per cui passa il seme sono più angusti, quindi il flusso spermatico scaturisce superando una resistenza più deliziosa: sicché il solletico venereo che si genera da tale conflitto è più carico di piacere e di gioiosa liberazione. Nelle persone più anziane, in cui le energie sono pressocché spente e gli organi e i condotti esausti e il seme non più abbondante, i vincoli sono più difficili. E questa situazione si riproduce in generale nelle altre passioni, che ammettono una certa analogia, o opposizione o contiguità con la passione d’amore.

 

XVII. I temperamenti dei vincolabili.

In conseguenza del loro temperamento i malinconici sono più vincolabili ad indignazione, tristezza, voluttà e amore: essendo infatti più impressionabili, si fanno un’immagine più intensa, ad esempio, del piacere; per la stessa ragione anche sono più adatti alla contemplazione e alla speculazione; e in generale sono mossi e agitati da passioni più veementi. Quindi, per ciò che attiene a Venere, si danno come scopo più il piacere proprio che la propagazione della specie. Affini a costoro sono i collerici, rispetto ai quali sono meno stimolabili i sanguigni. I flemmatici sono meno libidinosi rispetto agli altri, ma più dediti alla gola. Resta  stabilito tuttavia che ognuno fa la sua parte in obbedienza alla natura: i malinconici sono vincolati dalla loro maggior forza d’immaginazione, i sanguigni dalla maggior facilità di emissione spermatica e dal calore del loro temperamento, i flemmatici dalla maggior ricchezza umorale, i collerici da un solletico o stimolo più intenso e acuto di spirito caldo.

 

XVIII. I segni dei vincolabili.

In quest’ordine di considerazioni ha il suo posto anche la fisionomia. Chi ha tibie asciutte e muscolose, chi è caprino e somiglia ad un satiro dal naso schiacciato e largo ed ha volto triste e sospiroso ama con più intensità e corre dietro a ogni sfrenatezza di tipo venereo; ma è anche facilmente placabile e non ha passione che duri a lungo.

 

XIX. Durata dei vincolabili.

Rispetto ai vincoli i vecchi sono più costanti, ma meno disponibili; i giovani più instabili, ma più disponibili. Sono quelli di mezza età che si lasciano legare stabilmente, strettamente e con piena disponibilità.

 

XX. La reazione dei vincolabili.

La cortesia reciproca genera vincoli reciproci; vincoli possono trovarsi negli scherzi, nel comportamento istrionico, nelle facezie: talvolta per queste vie una persona, altrimenti sgradevole e deforme, lega coloro che hanno gusto per tali cose. Aggiungi un fatto che abbiamo sperimentato a proposito di fantasie circa dimensioni e vivacità di membro: accampate nell’immaginazione gettano come un incantesimo sul fanciullo o la fanciulla. Di qui i versi: Confesso che non son d’aspetto bello. Eppure agli dei stessi mi antepone Ogni ragazza d’appetito sano. Analogamente altri vincoli con cui i brutti avvincono poggiano sull’opinione di coraggio, valore, eloquenza, operosità e altre qualità di questo genere: sicché, partendo da qualità di un certo tipo possono acquistarsi anche affetti d’altro tipo. Non è rara l’esperienza che anche le viragini più brutte travolgono ad atti d’amore con la fama delle loro qualità o l’esercizio della loro parlantina.

 

XXI. L’eterogeneità dei vincolabili.

Aggiungi che si dà il caso che una specie è vincolata da una specie diversa per via d’amore, odio, ammirazione, pietà, compassione ed altri sentimenti del genere: Lesbia per il suo passero, Corinna per la sua cucciola, Ciparisso per una cerva o il delfino per Arione. Sono vincoli celebri. Insomma, in ogni specie giacciono semi di attrazione per tutte le altre. Taccio della simpatia tra un uomo e un leone, tralascio ciò che so della stupefacente familiarità tra un bambino e un serpente.

 

XXII. Il mutamento dei vincolabili.

Ciò che è suscettibile di una specie di vincolo può senza difficoltà essere trasferito al suo contrario, come del resto è mutevole anche il vincolante; e non fa differenza se realmente o solo nell’opinione. Nei riguardi di una persona cui mi legava il rispetto intellettuale, poi, approfondita la conoscenza e cancellata la stima, è sottentrato un rapporto di disprezzo e sdegno. E i vincoli che provengono dalla vista dell’età ardente e della bellezza si allentano e si spezzano col tempo quando non sopravvengono a rafforzarli quelli del comportamento e dell’ingegno.

 

XXIII. Causa ed effetto dei vincolabili.

Misterioso è ciò che vincola ad amore e odio o disprezzo al di qua di ogni operazione di ragione. Ed è futile l’escogitazione di Adrastea, che la spiegazione dell’amore che si sviluppa alla vista di un bell’oggetto sia una specie di rammemorazione, da parte dell’anima, della divina bellezza percepita prima di essere accolta nell’involucro del corpo. Se fosse vero, quale spiegazione si dà allora del passaggio improvviso dell’animo allo sdegno verso lo stesso oggetto che non ha subito mutazione? E perché animi diversi sono incatenati di più da oggetti diversi? Perché ciò che per uno è il culmine della bellezza al gusto non meno sveglio di un altro risulta addirittura sgradevole? E chiaro che la condizione di vincolabilità non si apre alla riflessione debole.

 

XXIV. Definizione dei vincolabili.

Teocrito ricondusse al caso, alla fortuna, ad un indefinito non so che, l’amore e gli altri sentimenti che legano i singoli esseri; ma avrebbe pensato con più rigore se avesse considerato e definito “occulto e determinato” ciò che qualificò come “indefinito” perché non gli si svelava: i sentimenti nascono infatti da un ben determinato intreccio strutturale donato da natura o introdotto dalla forza della consuetudine.

 

XXV. Senso dei vincolabili.

I Greci non riconducevano a conoscenza razionale, ma a fortuna, il fatto che uno fosse vincolato da amore, odio o altri sentimenti: e veneravano Amore e Fortuna sullo stesso altare. A questo giudizio si associano alcuni platonici, sostenendo che i viventi privi di parola non sempre soggiacciono al vincolo d’amore, perché privi di discernimento razionale. Ma costoro hanno opinioni troppo rozze sulla natura della conoscenza e dell’intelligenza, che in realtà pervade tutte le cose con lo spirito universale e si accende in tutte, in proporzione al soggetto. Per noi in realtà l’amore, come ogni altro sentimento, è una forma molto effettiva del conoscere; ed è anzi il procedere discorsivo e raziocinante e argomentante, da cui soprattutto gli uomini si lasciano vincolare, che non si colloca affatto tra le forme primarie di conoscenza. In conclusione: chi vuol vincolare si convinca che la ragione non ha né più né meglio carte per legare. Ciò che funziona è piuttosto una conoscenza che si proporziona al genere.

 

XXVI. La fuga vincolabile.

C’è chi, sfuggendo ad un tipo di vincolo, si lascia poi legare da vincoli d’altro tipo. Quindi chi si propone di vincolare deve stare attento ad operare coi mezzi ai quali il destinatario del vincolo è suscettibile: assecondando, cioè, i vincoli di cui quello è già prigioniero. Fu così che la ninfa trasse ad amore col dono che si adattava al suo tipo umano (precisamente, un corno al cui suono si immobilizzavano le fiere in fuga) il cacciatore che la passione per la selvaggina distraeva da amore. Anche il soldato sarebbe costretto ad altri affetti dall’incanto che esercita su di lui la qualità di un’armatura. Svincolano dunque da Venere la caccia, il digiuno, l’ebbrezza, gli esercizi di ginnastica e in genere gli impegni e i diporti più svariati, e vari tipi d’astinenza, lusso ecc. E come in questo genere di vincoli, così in tutti gli altri bisogna valutare caso per caso.

 

XXVII. La sostanza vincolabile.

Due sono le radici della vincolabilità, e sono della stessa essenza del vincolabile in quanto è vincolabile: conoscenza appropriata al genere e desiderio appropriato al genere. Supponi un oggetto che non abbia desiderio alcuno, e avrai una cosa che non è suscettibile di alcun vincolo spirituale. Aggiungi che senza conoscenza e passione nessuno ha possibilità di legare: né con vincoli di civile conversazione né con vincoli magici. Di altri tipi di vincolo non parlo perché alla gente di vista corta, che è la maggioranza, darei l’impressione di dire cose sconvenienti.

 

XXVIII. La perfezione vincolabile.

Il vincolo perfetto è quello che allaccia tutte le parti e tutte le potenzialità di una persona. Il vincolante deve penetrarne a fondo il numero, per irretire l’oggetto della sua caccia con più vincoli, anzi con tutti i vincoli, volendo spingere l’intreccio alla perfezione. E non deve avere dubbi, punti oscuri, sui nutrimenti e sulle lusinghe che si debbono all’animo e allo spirito: diversi secondo le sue diverse potenze.

 

XXIX. L’obbligo dei vincolabili.

Non è possibile vincolare a sé alcuno, se il vincolante non patisca egli stesso legame. Al vincolato le catene aderiscono, lo penetrano. Chi vincola ciò che è vincolabile anche per un altro non si lega se non di legame accidentale, ma chi vincola ciò che è vincolabile solo per sé non può essere che legato a sua volta. Tuttavia il vincolante ha sul vincolato questo vantaggio, che egli è padrone dei vincoli e che talvolta non li patisce e non ne è toccato in pari modo. E in analogia con questa dottrina il fatto che il lenone lega e non è legato, mentre l’amata nell’atto d’amore non si lega all’amato, se anch’egli non si leghi a lei nello stesso atto. E tuttavia esiste una specie di misterioso vincolo spirituale in forza di cui la cosa amata si vincola ad un amante che talvolta, nonché non amarlo, neppure conosce: questo è l’ordine di realtà in cui Eros senza Anteros piange e si sente infelice. Ma sul piano dei rapporti di società nessuno vincola se non si lega almeno con quello che desidera vincolare del medesimo vincolo o di un vincolo affine: infatti, per parlare più chiaro, l’oratore non suscita passione senza passione.

 

XXX. La verità vincolabile.

Il destinatario del vincolo, per essere vincolato, non richiede tanto vincoli reali, cioè quelli che sono così sostanzialmente, quanto apparenti, cioè vincoli d’opinione: infatti l’immaginazione senza verità può vincolare veramente, imbrigliare davvero il destinatario del vincolo per via immaginaria. Posto anche che non esista inferno, la credenza immaginaria nell’inferno senza fondamento di verità produce veramente un vero inferno: l’immagine fantastica ha la sua verità, con la conseguenza che essa reagisce realmente e realmente e potentemente resta imbrigliato chi si lascia vincolare e il tormento infernale si fa eterno con l’eternità della convinzione di fede; e l’animo, pur spoglio del corpo, conserva tuttavia il medesimo aspetto e nonostante tutto persevera con esso infelice nei secoli, anzi ancor più potentemente talvolta per indisciplina o diletto o acquisite parvenze. Che i volgari filosofanti non si capacitino di questo e distribuiscano insulse condanne sulla base di quella dottrina da ignoranti, non ci turba più che tanto: eravamo bambini ed inesperti quando padroneggiavamo queste dottrine, più di quanto possano mai padroneggiarle essi, esperti e vecchi. Ma noi perdoniamo loro invecchiati in questo sentire, non meno di quanto riteniamo si debba perdonare alle nostre credenze di quando eravamo bambini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

De Vinculis

Le forze che legano ▪ I vincolabili in generale Il vincolo di Cupido ▪ 

Indice Giordano Bruno



Musica: "Bache bene venie" (Carmina Burana  secolo XIII)