LE SEPHIROTH H'ESED E GUEBOURÂ

 

Le prime tre Sephiroth sono unite tra loro in una successione necessariamente intima e caratterizzano l'essenza stessa di Dio. Queste tre Sephiroth si fanno corrispondere, sovente, con le tre persone della Santa Trinità mentre le sette successive costituiscono più particolarmente l'emanazione, l'irradiazione dell'essenza divina edificante il Mondo delle Idee Divine.

Queste sette Sephiroth sono a volte considerate come emanazione scaturita da H'cmâ, in altre circostanze come sintesi sviluppata da Binâ. Questi due punti di vista non sono in contrapposizione, dal momento che sia H'cmâ sia Binâ partecipano entrambe alla produzione del Pensiero; la prima per concepire, la seconda per chiarire. H'cmâ rappresenta più direttamente il Verbo e il Verbo è il principio di ogni creazione, l'inizio e la fine. È questa la sola delle tre ipostasi divine che si manifesta; al contrario Binâ - che si fa corrispondere solitamente allo Spirito Santo - è il principio di unione, di distinzione e, di conseguenza, il supporto della matrice di tutta la relatività. Binâ troverà, per così dire, il suo riflesso nell'ultima Sephirâ, Malcouth. Anche questa Sephirâ, infatti, simboleggia lo Spirito Santo, ne consegue perciò che essa è tanto importante quanto le altre nove insieme. Riassumendo, le sette Sephiroth inferiori sono la manifestazione di H'cmâ in Binâ la quale, per contenere tutto, si proietta in Malcouth.

La quarta Sephirâ è H’esed. Questa parola si traduce con Grazia, Benignità, qualche volta anche con Magnificenza. È dunque l'idea di liberalità e di dono che corrisponde a questa Sephirâ. Essa viene immediatamente dopo l'Intelligenza (Binâ) essendo il primo frutto della sua elaborazione. La quinta Sephirâ è Guebourâ o Pahad che si traduce con Rigore, Potenza e Timore, è a questa Sephirâ che sono attribuiti i Giudizi. Come si è spesso messo in risalto, queste Sephiroth consentono il transito dalle nozioni metafisiche a quelle morali, quantunque il carattere metafisico sia sempre partecipe in tutte e dieci le Sephiroth.

H’esed e Guebourâ si presentano come scaturigini immediate della Saggezza e dell'Intelligenza e possono tradursi rispettivamente con le due prerogative che provengono dall'intelligenza: da una parte, la libertà di produrre, che origina nel momento in cui l’intelligenza mette le proprie risorse al servizio della ideazione e della saggezza; dall’altra la necessità per la saggezza di conformarsi a tutto ciò che è razionale. Per noi, la necessità razionale domina la libertà di concepire, in quanto la nostra intelligenza non è che un riflesso dell'Intelligenza divina, inoltre in noi la Saggezza è una scelta subordinata alle leggi necessarie che si impongono alla nostra ragione. In Dio, al contrario, le idee razionali hanno la loro sorgente nella sua unità e nella sua esistenza: esse divengono distinte per sua scelta e la libertà di concepire o di produrre cose di natura differente, domina le leggi. È per consentire al relativo di assimilare i doni inesauribili dell'Assoluto che Egli determina delle separazioni, delle restrizioni e delle regole. È qui l'origine della Necessità e del Rigore.

Considerata nel mondo morale la libertà e la necessità si trasformano in Benignità o Grazia e in Rigore o Severità. Il Rigore emerge dalla natura stessa della creatura. È opportuno che essa sia separata dal Creatore per non rischiare di dissolversi, assorbita dall'Assoluto stesso. Questa separazione, però, non può essere completa, in quanto a causa del substrato assoluto la relatività si annienterebbe. Occorre, dunque, che vi sia tra la creatura ed il Creatore una separazione relativa ed una unione relativa: è a queste due condizioni (separazione ed unione relativa) che sembrano rispondere le Sephiroth Guebourâ e H’esed.

Ogni essere creato è composto di esistenza e di quiddità o meglio di un elemento essere e di un elemento sapere. Esso è, esso è questo o quello; sono due condizioni entrambe essenziali. Se noi diciamo prima: egli è, poi egli è la tal cosa, costituito in tale maniera, non bisogna concludere, con la filosofia peripatetica, che l'essere è la prima condizione e che essere di tale maniera è una condizione subordinata alla prima. L'essere ci appare più importante della quiddità per la ragione che, essendone agli antipodi, è inaccessibile al sapere; però l'esistenza consiste nell'affermazione di una maniera d'essere, vale a dire in un adattamento di quanto è al dominio del sapere. Ora è tramite il sapere che gli esseri hanno qualcosa in comune, mentre è, al contrario, con l'esistenza che essi si differenziano gli uni dagli altri. Se ne deduce quindi che la creatura partecipa della natura del Creatore tramite il Sapere e non per l'Essere. È, infatti, per mezzo del Verbo, vale a dire la manifestazione di Dio intesa come Sapere, che la creatura è creata e che essa può ritornare a lui.; ma è per il suo essere relativo che si separa dal Creatore, l'Essere Assoluto. Le Sephiroth H’esed e Guebourâ sembrano corrispondere alle due emanazioni più immediate dell'essere e del sapere. È il sapere che produce, l'essere non fa che cooperare alla sua azione; è il sapere che dona, l'essere accaparra, restringe, limita le possibilità a certe effettività; ha, in altre parole, i caratteri del Rigore. Se ci si spinge oltre, si constaterà che Guebourâ, il Rigore, ben corrisponde alla funzione dell’essere, escluso da ogni partecipazione al sapere, in altri termini, al principio dell'individualizzazione rigorosa, principio da dove emerge la materia. H’esed, al contrario, risponde al Sapere emancipato da ogni condizione, alla libertà assoluta di inventare e di produrre.

La Sephirâ Tiphereth realizza l'accordo tra queste due condizioni inevitabili per ogni cosa, vale a dire separazione dall'Assoluto e partecipazione al Verbo.

H’esed è il braccio destro, Guebourâ quello sinistro, ed è proprio con le braccia che si solleva o si abbassa, che si dona o si prende, che si versa o si distribuisce.

Nel Olahm Ha-Briah (mondo della Creazione), sembra che il Rigore sia precedente alla Clemenza; lo Zohar ci dice: il mondo è stato creato con il Rigore, ma non sarebbe esistito se non fosse intervenuta la Clemenza. La Creazione implica, in effetti, una separazione, ma la Creatura non può sussistere che per il tramite di un legame ulteriore con il suo principio. Nel Olahm Ha-Yetzirah (mondo della Formazione) sembra, al contrario, che il principio di unione (H’esed) sia superiore a quello della separazione (Guebourâ). Nel Olahm Ha-Asiah (mondo dell'Azione), si sarebbe tentati di porre questi principi sullo stesso piano e solidali, ma nel Olahm Atziloth (mondo dell'Emanazione) la Clemenza si afferma come superiore al Rigore e questo perché la Necessità non vi domina la Libertà, ne dipende.