Ipotesi sulle origini dei "Fratelli di Giovanni"

 

Nella Carta al punto V° si precisa: «nessun indizio possediamo per affermare che la nostra associazione fosse conosciuta prima del 1440 dell'era cristiana con nome diverso da quello di Fratelli di Giovanni. Verso questo tempo, per quanto a noi risulta, essa cominciò a prendere il nome di Confraternita dei Frammassoni, segnatamente a Vallenciennes in Fiandra...».
 

Questo ci induce a ritenere che prima di tale epoca l'associazione fosse piuttosto a carattere iniziatico-culturale (anche se forse di lontana derivazione libero muratoria come dimostra il richiamo al patronato di S. Giovanni), forse con strutture similari a quelle delle «Accademie» neo-platoniche italiane o dell'area Renano-Anseatica-Fiamminga, o delle «Fraterne» veneziane, od a quelle di Ordini solo latamente conventuali, come i Fratelli del libero spirito o come i Fratelli della vita comune di Deventur, quest'ultimo indirizzato a vivere in modo pratico e critico il cattolicesimo dandogli un contenuto umanistico ed a dogmatico, al quale nel 1485 aveva aderito Erasmo da Rotterdam, sostanzialmente formandovisi prima di farsi monaco.

È probabile, quindi, che l'associazione dei Fratelli di Giovanni possa essersi innestata attorno al 1440 in un filone libero muratorio, pur mantenendo la sua struttura più marcatamente «speculativa» - con la «giustificazione» muratoria di una antica discendenza massonica «operativa» e di dedicarsi all'epoca alla «costruzione» di ospedali ed ospizi per i colpiti dal morbo di S. Antonio, come si legge nella «Carta» e propendiamo a ritenere che tale innesto possa essere avvenuto in un filone anglo-sassone e solo per alcune Logge in un filone degli Scalpellini.

Ad avvalorare questa ipotesi stanno varie circostanze. In primo luogo va considerato che nel 1440 Vallenciennes in Fiandra - come parte della costa Belga e Francese - era sotto la dominazione o sotto l'influenza inglese-scozzese, pur nelle vicissitudini delle lunghe guerre con i Francesi, prima e dopo Giovanna d'Arco.

Si può desumere, quindi, che l'associazione possa essere stata inserita in una struttura massonica anglo-scozzese, forse creata in quelle zone al seguito dei militari e dei governanti e per «costruttori» delle opere militari.

Di ciò si potrebbe trovare conferma dalla denominazione «free-masons» , «continentalizzata» in Frammassoni.

Inoltre, ad avvalorare l'ipotesi, vi è anche il riferimento di cui al punto XII° della Carta nel quale si precisa: «sono riconosciuti ed adottati altresì i segni e le parole in uso nella Loggia Edimburghese». Si accenna però anche al riconoscimento di ritualità particolari adottate dalle Logge di Amburgo, Rotterdam, Middelburgo, Venezia, pur precisando che i «lavori, comunque diretti secondo il sistema scozzese, non si discostano dai nostri per quel che riguarda l'origine, lo scopo, l'istituzione».

Le particolarità ammesse per tali Logge è probabile che derivino da richiami ad un retaggio della tradizione Scalpellina (1) pur sempre libero muratoria, e che quindi prospettino un più o meno contemporaneo insediamento dei Fratelli di Giovanni nel locale filone della massoneria degli Scalpellini.

 

Appare dunque avvalorabile, da un esame dello stesso testo di Colonia e da una indagine storico-ambientale, l'ascendenza dei Fratelli di Giovanni da una originaria struttura non proprio muratoria o che già in precedenza aveva perduto il primitivo carattere di corporazione del mestiere, inseritasi attorno al 1440 in un filone muratorio Inglese-scozzese, durante il predominio politico di oltre Manica, recependone il «sistema» rituale, che però nel medesimo tempo possa avere anche assorbito e rigenerato parti del filone Scalpellino, sconvolto dalle lotte interne del Sacro Romano Impero di nazione germanica, recependone per determinate Logge le particolari ritualità.

Gran parte dei dubbi del Ragon e del Findel sull'autenticità del documento di Colonia si accentrano proprio su questo richiamo al sistema scozzese, che da loro è impropriamente inteso, anche per gli accenni al «Templarismo», come un prodotto postumo dei cultori del Rito Scozzese antico ed accettato da loro, come è noto, contrastato.

L'interpretazione esegetica da noi qui prospettata del documento ci sembra possa confutare tale critica, quanto meno su un piano storiografico, ma a sostegno di una confutazione delle tesi del Ragon e del Findel sta anche la descrizione che è fatta nella Carta delle strutture organizzative della Istituzione iniziatica dei Fratelli di Giovanni.

 

 

 

1. Una idea delle possibili strutture e ritualità «scalpelline» di tali Logge può essere tratta dallo studio del CAMPAGNOL, Scalpellini e liberi muratori a Venezia, in Rivista Massonica 1977, p. 387 segg., che cita brani di statuti della Fratellanza vigenti a Venezia che meritano di venire comparati con le indicazioni statutarie contenute nella Carta di Colonia. Gli statuti della Loggia di Strasburgo, accettati da tutte le Logge nell'Assemblea di Ratisbona del 1459, furono legittimati da un atto dell'Imperatore Massimiliano nel 1488 (Massimiliano, si afferma, iniziato a Spira come comproverebbe una medaglia in cui è ritratto con le insegne muratorie) e confermati poi da Carlo V° e successivamente da Ferdinando I°. Ciò fa pensare che la Loggia di Strasburgo nel 1535 fosse operante ed autonoma rispetto al filone dei Fratelli di Giovanni (ed infatti non figura nell'atto di Colonia nonostante la sua rilevanza). La Loggia di Strasburgo nel 1535 dovette quindi svolgere un ruolo autonomo, forse giustificato dalla sua funzione di Arbitro finale riconosciuta anche da Carlo V°, per le ormai scompaginate Compagnie Scalpelline. A tale funzione fu sollecitata forse dal Bucer, governante la città. La Loggia di Strasburgo risulta abbia vissuto ininterrottamente fino al 16-5-1707 (così dal Bacci, cit., p. 147).