| Cagliostro e Goethe Il F:. Karl August Böttiger (1760-1835), famoso archeologo ed amico di Goethe in gioventù, era già da undici anni membro della Loggia «La Mela Aurea» di Dresda quando narrò, il 22 marzo 1792, di una relazione tenuta da Goethe alla Accademia delle Scienze, sulla genealogia e sulla famiglia di Cagliostro. Böttiger riporta le parole usate dal relatore insigne:
Tutto questo io appresi da quel memoriale di cui l'avvocato aveva attinto i dati direttamente dalla madre e dalla sorella dell'avventuriero, tuttora viventi. Espressi il vivo desiderio di conoscere quella famiglia. Non mi si nascose che era difficile: era povera gente che avrebbe molto diffidato della visita di uno straniero. Ma alla fine il segretario dell'avvocato si offerse di presentarmi come un Inglese di passaggio, molto ben informato sulla liberazione di Cagliostro dalla Bastiglia e del suo felice arrivo in Inghilterra. Lo stratagemma riuscì». Poi Goethe - prosegue Böttiger - con quella sua arte inimitabile di narratore e di pittore di scene familiari, narrò il suo arrivo nella piccola dimora di quella povera famiglia. La sorella di Cagliostro stava lavando i piatti in cucina: vedendo lo straniero rialzò il grembiule, mostrando una gonna un poco meno lisa e consunta. Nella camera di soggiorno, che era anche la camera da letto, tutto era povero ma pulito. Nere immagini di santi pendevano alle pareti che un tempo dovevano essere state colorate. Lesedie di giunco portavano tracce di doratura. Una sola finestra illuminava la stanza; ad un'estremità sedeva la madre mezza sorda, all'estremità opposta una vecchia malata e letargica che la famiglia, pur così povera, manteneva per carità. Goethe, che non parlava il dialetto siciliano, dovette far tradurre per la madre le notizie circostanziate del figlio. La sorella, una povera vedova con tre figli grandicelli, si lamentò che il fratello, che certo possedeva tesori, non le restituisse le tredici once d'oro che ella aveva speso per riscattargli la roba impegnata al momento della sua partenza da Palermo. Fu domandato a Goethe se non voleva attendere la festa di Santa Rosalia prima di lasciare la città e se fosse disposto a rimettere una lettera al fratello in Inghilterra; e la vecchia madre s'informò pure se era un eretico, ecc. Nel congedarsi, mentre tutti appaiono tristissimi, Goethe promette di tornare il giorno dopo a prendere la lettera. Torna infatti e riceve la lettera; inoltre la madre lo incarica pateticamente di far sapere al figlio che non ha più un mantello in buono stato per andare a messa. Quella buona gente credè fermamente che i denari li mandasse il fratello e gli scrisse ringraziandolo. Goethe ci lesse quella lettera: una lettera commovente, e il dono era proprio giunto per Natale... Goethe disse di avere ancora una somma per quella povera famiglia, cui le ultime vicende di Cagliostro a Roma tolgono ormai ogni ulteriore speranza.
Qualcuno crede sia l'onorario mandato a Goethe dell'editore Unger per il suo «Grosscophta»: sarebbe strano davvero - concludeva Böttiger - che a conforto della vecchia madre e della sorella di Cagliostro fosse adibita la somma che rappresenta il compenso per una commedia che ne svela gli inganni e l'insigne sfrontatezza.
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