Peridrome o circumambulazione è un rito che consiste nel girare intorno ad un tempio, ad un oggetto di culto o ad una reliquia, come ad esempio la Ka-aba o pietra nera della Mecca, od infine ad un defunto, in quanto partecipe della vita ultraterrena e quindi della sfera del sacro.
Il documento che presentiamo ai nostri visitatori esoterici, è un lavoro del carissimo Fratello della Montesion Emilio Servadio e scritto nel maggio del 1980.
Lo scritto ritrae un opera della maestria dell'Autore e non indica necessariamente la visione della Loggia o del GOI. Ogni diritto è dichiarato.

 

© Emilio Servadio

 

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Peridrome o circumambulazione è un rito che consiste nel girare intorno ad un tempio, ad un oggetto di culto o ad una reliquia, come ad esempio la Ka-aba o pietra nera della Mecca, od infine ad un defunto, in quanto partecipe della vita ultraterrena e quindi della sfera del sacro.

Tutto ciò perché si ritiene che il sacro proietti all'esterno un fluido, una forza misteriosa, quell'influsso che può essere terribilmente positivo o negativo, e che gli etnologi chiamano mana.
La peridrome ha una duplice valenza: quella di partecipare alla consacrazione oppure di difendere il sacro con un'ideale cintura di protezione dagli influssi esterni o profani.
I giri in genere sono tre o più e si svolgono a piedi, a passo processionale, a ritmo di danza, come presso i primitivi, in corsa, come era per i Luperci a Roma intorno al Palatino, o a cavallo, come tuttora avviene nella Sagra di Sant'Antine in Sardegna.
La peridrome può essere integrata da formule di preghiera (pellegrinaggi), da riti di lustrazione (aspersione con acqua benedetta), da torce o ceri accessi, da trasporto di oggetti di penitenza (esempio: sassi nel pellegrinaggio a Monte Sant'Angelo) o infine da animali da sacrificare (i Suoventaurilia ricordati da Catone nella "lustratio" di un campo).

Nel nostro caso la peridrome, che è detta "squadratura", si compie a passo processionale intorno ad uno spazio non ancora consacrato e riveste una finalità apotropaica, intesa ad isolare quello spazio da influssi negativi, nella fattispecie profani: infatti precede l'ingresso nella Loggia, nel tempio, l'abbandono ideale dei metalli nella sala detta "dei passi perduti", cioè nell'ambiente antistante.


Sulla sala dei Passi Perduti è possibile consultare in questa stessa sezione:
Passi Perduti e Tempio
 

Il tracciato, che si compie delimitando lo spazio da consacrare, è rapportabile al rito etrusco di fondazione di un tempio, di una città, di un edificio sacro.
Quando l'aruspice avvertiva i segni propizi, tracciava in alto col lituo (un bastone ricurvo ad una estremità, come l'attuale pastorale vescovile) il templum, cioè quella partizione di cielo che doveva proiettarsi sullo spazio terrestre e delimitava l'area da destinare alla costruzione. Ancora oggi usiamo il termine contemplare, che implica l'etimo templum, con significato di guardare in cielo. Si creava poi, al centro dell'area, il mundus, cioè una fossa per mettersi in corrispondenza con l'oltretomba e si offrivano primizie agli inferi.
Suggellato il mundus con la lapis manialis, su di esso si innalzava l'ara per i sacrifici agli Dei Superni: si costituiva così un'asse sacra, l'asse del mondo, che poneva in collegamento i tre livelli: terrestre, ctonio e celeste. Così avveniva la consacrazione.
Infine, con un toro ed una giovenca, entrambi bianchi, al giogo, si segnava con l'aratro il perimetro ed il solco era considerato fecondato, in quanto la penetrazione del vomere nella terra era equivalente ad una fecondazione.
Il momento centrale del rito era, quindi, la creazione di quell'asse sacro, che si proiettava dallo zenit al nadir.
La delimitazione fisica dello spazio era solo un rito complementare, del tutto accessorio: lo stesso valore e significato che ha per noi la squadratura o rettangolazione del tempio.

C'è, se mai, da rilevare l'inversione dei tempi, in quanto per noi la peridrome precede il momento consacrante, mentre nel rito di fondazione il tracciato dell'aratro seguiva al rituale della consacrazione.
Altro particolare da evidenziare è che per noi la marcia si compie in senso orario, mentre la direzione della coppia dei buoi è, al contrario, in senso antiorario, perché il toro doveva trovarsi sempre all'esterno.
La consacrazione del tempio per noi avviene in tre tempi, in successione: l'accensione del testimonio, il "fiat lux" che dirada le tenebre simboliche e crea il clima propizio alla sacralità; l'apertura del libro sacro, con la sovrapposizione della squadra e del compasso, che suggella il momento temporale della creazione di un nuovo mondo rigenerato ed infine il rito della invocazione, l'equivalente del "veni Creator spiritus", che si compie con l'accensione dei tre candelabri e con la formulazione dei voti che la sapienza, la bellezza e la forza informino il nostro lavoro.

A questo punto s'impone un distinguo: il senso di marcia nella circumambulazione è da intendersi in senso orario o, al contrario, in senso antiorario?
Né sembri pleonastico questo interrogativo perché la tradizione ha dato precisi significati all'una o all'altra direzione di marcia.
Il muoversi da sinistra o verso la sinistra, in senso orario, in genere è sempre da ritenersi infausto: il termine "sinistro" tuttora indizia un infortunio e la sinistra è la "pars diaboli".
Nell'escatologia antica nell'oltretomba la strada a sinistra portava all'Ade, quella a destra ai Campi Elisi. Nell'iconografia medievale del "Giudizio Universale" la lingua di fuoco, che parte dal piede sinistro del Cristo avvolge i dannati nell'Inferno.

Che il senso orario di marcia (cioè da sinistra) sia sempre dedicato ai morti e non ai viventi, la controprova è nei riti funebri: e vogliamo ricordare che nel rituale massonico, dedicato ai fratelli passati al Oriente Eterno, il Maestro Venerabile, i due sorveglianti ed i fratelli delle rispettive colonne, compiono una peridrome in senso orario intorno al catafalco o al cadavere del fratello estinto.
É noto, nella tradizione, che ai defunti si attribuisca un'inversione, un rovesciamento delle abitudini dei viventi, sicché mentre i primi sono orientati verso l'occidente, direzione dell'oltretomba, i vivi, al contrario, lo sono verso l'oriente, fonte di vita, di luce, di calore.
Tuttora da liturgia cattolica, dedicata ai defunti, prevede che il sacerdote con l'aspersorio e turibolo compia tre giri intorno al catafalco o alla bara nel senso orario ed altrettanti in senso antiorario.
I primi corrispondono al rito di assoluzione dei defunti ed i secondi, in senso antiorario, sono dedicati a consolazione dei parenti, cioè dei viventi.
La peridrome, o "decursio funebris", è sempre in senso orario sin dalle testimonianze omeriche e virgiliane: Achille compie tre giri intorno al cadavere di Patroclo ed ugualmente per tre volte trascina il cadavere di Ettore intorno al tumulo dell'amico.
Enea, in onore di Anchise defunto, indice una corsa navale intorno ad una meta e sempre in senso orario.
Apollonio Rodio, nel III secolo a.C., per la morte di Mopso, parla di tre giri in arme intorno al cadavere, prima di inumarlo. Ed altrettanto avveniva a Roma, intorno alla pira degli imperatori nel rito dell'Apoteosi.
Dunque marce sempre da sinistra, sinistrorse o in senso orario.

Invece citazioni di percorsi antiorari o destrorsi, riferibili ai vivi, possono interessare i musulmani alla Mecca, le gare dei carri nei circhi, le peridromi intorno alle chiese: il Pontificale Romano prescrive infatti che per consacrare nuovi luoghi di culto il celebrante debba, per tre volte, compiere il giro esterno dell'edificio - aspergendolo in alto, al centro ed al basso - e per sette volte il giro dell'altare maggiore.

In verità non mancano esempi in cui il percorso in senso orario è considerato fausto, al contrario di quanto si è detto, ma è anche da precisare che indiziano una casistica minoritaria: il classico caso dell'eccezione che conferma la regola.
Ma più che le citazioni storiche o attinte dalle tradizioni, vale a confermare il senso antiorario, che dovrebbe aver la deambulazione in Loggia, la constatazione, offerta dai nostri rituali che, sia nella cerimonia di iniziazione degli apprendisti, che di elevazione a compagno d'arte, il percorso nella successione delle prove va da occidente a mezzogiorno ed infine ad Oriente, va da occidente a mezzogiorno ed infine ad oriente, con un senso di progressione decisamente antiorario.


Infine la disposizione dei segni zodiacali in Loggia segna una direzione, ancora una volta, decisamente antioraria.
In quanto poi al tracciato angolato nella deambulazione, da cui il termine "squadratura" o "rettangolazione", esso non è tanto condizionato dal vano rettangolare della Loggia, che, per una esegesi massonica, non ha pareti e si proietta all'infinito da Est ad Ovest, da Sud a Nord, quanto, piuttosto, dal significato umano e terreno, implicito nella natura dei viventi, cui si addice la forma del quadrato o del rettangolo, mentre il cerchio ha significato di sacralità, pertinente alla sfera dell'aldilà e dell'oltretomba.