Dopo la scomparsa nel 1774 di Martinès di Pasqually a Porto-au-Prince, l'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Coens dell'universo non fu per questo messo in sonno giacché un successore era stato designato dal Gran Sovrano nella persona di Armand-Robert Caignet de Lestère che rimase brevemente alla testa dell'Ordine fino alla sua morte nel 1779. Il terzo (e ultimo?) Gran Sovrano designato fu allora Sébastien de Las Casas che, contestato e poco incline alla gestione delicata degli affari interni sollevati dagli otto Orienti dell'Ordine, decise di rinunciare alla sua dignità e porre un termine alle sue funzioni nel 1781 nelle condizioni sulle quali ritorneremo.

 

© A cura di Pignatelli Federico

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Dopo la scomparsa nel 1774 di Martinès di Pasqually a Porto-au-Prince, l'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Coens dell'universo non fu messo in sonno giacché un successore era stato designato dal Gran Sovrano nella persona di Armand-Robert Caignet de Lestère che rimase brevemente alla testa dell'Ordine fino alla sua morte nel 1779. Il terzo (e ultimo?) Gran Sovrano designato fu allora Sébastien de Las Casas che, contestato e poco incline alla gestione delicata degli affari interni sollevati dagli otto Orienti dell'Ordine, decise di rinunciare alla sua dignità e porre un termine alle sue funzioni nel 1781 nelle condizioni sulle quali ritorneremo.

Durante questo periodo difficile, pur essendo Martinès passato all'Oriente Eterno senza avere completato la sua opera e principalmente la redazione completa dell'insieme dei gradi e rituali del sistema, l'Ordine non restò inattivo, al contrario.

Prenderemo a testimonianza di questa attività due Orienti particolari nella storia dell'Ordine che furono quello di Lione e quello di Tolosa.

Dal lato lionese, la storia degli Eletti Coens è legata interamente all'opera magistrale di Jean-Baptiste Willermoz (1730-1824). Ordinato Reau+Croix nel 1768 e membro del Tribunale Sovrano dal 1772, aveva diagnosticato con grande intelligenza le debolezze strutturali dell'Ordine Coen schiacciato tra degli Statuti Generali del 1767 difficilmente applicabili e dei Rituali sempre male invalsi dal 1774 dopo la scomparsa del suo fondatore. Anche, aveva concepito l'oculato progetto di preservare il deposito dottrinale dell'Ordine di cui percepiva la conservazione in pericolo.

É così che, all'ombra della rettifica massonica che aveva intrapreso dal 1772/1773 sotto gli auspici della Stretta Osservanza, o Riforma di Dresda, creò con un genio innegabile nel 1778 in occasione del Convento delle Gallie, che vide la concretizzazione della Riforma di Lione chiamata Regime Scozzese Rettificato, una classe segreta in suddetto Regime. Questa terza classe, chiamata la Professione aveva per scopo di servire da conservatorio alla dottrina di Martinès de Pasqually per trasmetterla sotto forma di istruzioni e sotto il nome di Scienza dell'Uomo - o Iniziazione - ai fratelli i più zelanti e più desiderosi che accederanno così a questo santuario del Regime. Questa classe segreta, benché depositaria dell'essenziale della dottrina degli Eletti Coens, non proponeva tuttavia nessuno lavoro teurgico. I Cavalieri Benefici della Città Santa, che vi erano ammessi in quanto Professi e poi Gran Professi, non erano assoggettati a nessuno altro obbligo se non a quello dello studio della dottrina e la sua progressiva propagazione all'interno delle differenti classi del Regime, alla pratica costante di ogni forma di beneficenza come via di realizzazione e rigenerazione spirituale così come alla difesa della santa religione cristiana.

C'è da chiedersi, avendo Willermoz introdotto all'interno del Regime Scozzese Rettificato i principali insegnamenti del suo maestro Martinès de Pasqually - pur guardandosi prudentemente dall'integrare la pratica dei lavori operativi - aveva per per scopo di sospendere i lavori Coens? Aveva anche per obiettivo corollario di sostituire all'Ordine Coen - un po' indebolito dalla scomparsa di suo primo Grande Sovrano e fondatore Martinès de Pasqually, - la classe terminale del nuovo regime massonico così costituito, classe la cui relazione con l'Alto ed Santo Ordine era esposto nelle istruzioni segrete date ai Cavalieri che l'integravano?

Niente di più evidente quando si indaga sull'attività dei tempi lionesi tra 1778 e 1785. Difatti, durante questi anni, l'attività del tempio Coen di Lione fu fondamentale. Ne testimoniano alcune corrispondenze scambiate durante questo periodo, e anche posteriormente, che riportano l'attività del Tempio di Lione e quella più particolare di Willermoz.

In una lettera che invia al Principe Charles di Hesse-Cassel, Gran Professor, datata 12 ottobre 1781 Jean-Baptiste Willermoz presenta l'Ordine Coen in questi termini a quello che andava a ricevere nell'Ordine giusto dopo il Convento di Wilhelmsbad [1] del 1782 che confermerà definitivamente il Regime Rettificato:
«É essenziale che vi avverta qui V.A.S. che i gradi del detto Ordine rinchiudono tre parti. I primi tre gradi istruiscono sulla natura divina, spirituale, umana e corporale; ed è principalmente questa istruzione che fa la base di quelle dei Gran Professor che V.A.S. potrà riconoscere con la loro lettura; i successivi gradi insegnano la teoria cerimoniale preparatoria alla pratica che è riservata esclusivamente al settimo ed ultimo. Quelli che sono giunti a questo grado, il cui numero è assai esiguo, sono assoggettati a lavori o operazioni particolari che si fanno essenzialmente in marzo e settembre. Li ho praticati costantemente e me ne sono trovato molto bene……… Sebbene i primi dei detti gradi siano avvolti da alcune forme massoniche, abbandonate nei gradi più elevati, riconobbi presto che questo Ordine aveva un scopo più elevato di quello che si attribuiva alla Massoneria [... ]»

Anni più tardi, lo stesso Principe, in una corrispondenza datata del 23 novembre 1826, 10 dicembre 1826 e 29 ottobre 1829 rievocherà a suo turno la sua ricezione al principe Chrétien de Hesse-Darmstatd lui stesso Gran Professor e Coen [2] testimoniando del suo ancor forte interesse per gli insegnamenti dell'Ordine:
«Potreste farmi parte degli estratti di Pascal [leggere Pasqually]. Fuoco ab Eremo [Willermoz] mi fece lettura di parecchi di questi brani nel 1782, dopo il Convento di Wilhelmsbad, dopo avermi ricevuto nei primi tre gradi dei Coens o Cohens. Vi citerò soltanto i sette gradi dell'altare che Abele eresse.»
in seguito:
«Sarò ben felice di leggere i tre gradi Coen. Fu a 44 1/2 anni che fui ricevuto; mi ricordo soltanto del terzo in cui sedetti in un cerchio, e l'Abrenuncio. Dei brani di Pascal che ab Eremo mi lesse mi ricordo tra l'altro che l'altare che Abele eresse aveva sette gradi. Per la parola Coen che mi fu  trasmessa come un mistero, credo di intuire che si trattasse di un alto grado del Sacerdozio Egizio. Non avendo rivisto più ab Eremo sono restato a questo terzo grado. Quanti ne avete, Carissimo Fratello?»
infine:
«Ab Eremo mi lesse Pascal a Wilhelmsbad quando mi ebbe dato, o piuttosto promosso nell'Ordine dei C...s, alcuni frammenti di un manoscritto al quale sembrava attribuire un grandissimo valore. Vi si citava un altare di sette gradini che eresse Abele. Quanti i sette figli di Noè. Ritengo che sia lo stesso manoscritto, ma se contiene soltanto della morale, frasi, verbosità e contenuti storici, di fatti, di istruzioni, allora non può essere di mio interesse e quindi sarebbe di nessun aiuto se non vi posso scoprire nulla e nulla posso apprendere di conoscenze utili

Ugualmente, una lettera dell'abate Fournié [3] a Willermoz, in data 5 marzo 1781, dando alcune notizie sull'educazione del giovane Pasqually figlio di Martinès, che i Coens speravano di vedere, un giorno, alla testa dell'Ordine, indica una regolare attività teurgica dei tempi di Lione e Bordeaux così come di Willermoz:
«e se piacerà a Dio, diventerà saggio successore del nostro Gd. M. […] mi raccomando alle vostre preghiere ed ai vostri lavori di equinozio e vi prego di credere che grazie a Dio non dimentico quelli del vostro O. nelle mie, ringraziandovi molto umilmente unitamente a tutti i miei ff. delle cento cinquanta livre (moneta francese in circolazione fino al 1795 N.d.T. su indicazione di P.M.) che mi avete procurato.» [4]

Così l'insieme di queste corrispondenze ci mostra che, dopo il 1778 e quindi alla creazione della classe della Professione, i lavori Coens di Willermoz e dei differenti fratelli che avevano costruito e adottato la Riforma di Lione, proseguono in seno all'Ordine. Ancora di più, i ricevimenti ai differenti gradi di fratelli Gran Professor che si farà fino al 1785, sembrano indicare che è all'interno stesso di questa classe della Professione che Jean-Baptiste Willermoz ed i fratelli Eletti Coens che avevano integrato il Regime Rettificato, andavano a reclutare i candidati per l'ordinazione nell'Ordine dei Coens.
C'è stata allora intenzione in tal senso da parte di Jean-Baptiste Willermoz fin dall'installazione di questa classe? Tutto lo porterebbe a pensare, ma niente permette di dimostrarlo.
In compenso, ciò che queste corrispondenze dimostrano e ciò che quindi possiamo affermare, senza timore di fare ingiuria alla storia, è che mai Willermoz pensò, in questo periodo, di staccarsi dai Coens e di fare della Professione una specie di sostituto all'Ordine.

Al contrario, possiamo testimoniare di un'attività particolarmente importante nel Tempio Coen di Tolosa precisamente sotto il benevolo e dinamico impulso di Jean-Jacques du Roy d'Hauterive, Sostituto dell'Ordine, e membro del Tribunale Sovrano con Willermoz.

Questo tempio di Tolosa, sotto la condotta del consigliere Mathias Du Bourg, Gran Professor (successore di Mazade de Percin dopo il 1780), ricevette, in effetti, un numero di fratelli Rettificati tra cui il Gran Professor Antoine Castillon (Antonius ab Erce), depositario del Collegio Metropolitano di Montpellier segnalato nel 1780 da Hauterive [5]. Questo ultimo fratello sospese i suoi lavori in seno al tempio tolosino soltanto nel 1785 per motivi certamente legati alle evoluzioni del Tempio di Lione e dei Gran Professor lionesi a partire da questa data. Ritorneremo su questi avvenimenti in seguito.

Così è chiaramente accertato che, molto dopo il Convento di Wilhelmsbad, i Cavalieri Professor continuarono le loro attività nell'Ordine Coen e anche che poterono, in seno ai loro Collegi rispettivi, procedere alla preparazione per quelli dei Gran Professor, grado che avrebbero ricevuto ulteriormente nell'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Coens dell'universo.

A partire da 1780, la società francese conobbe un grande interesse per le esperienze di sonnambulismo e magnetismo animale, soprattutto grazie ai lavori di Mesmer. Questa infatuazione non risparmiò le società spiritualistiche e Illuministe.
Così, fin da 1784 Jean-Baptiste Willermoz assiste ad alcune sedute di magnetismo a Lione presso la società La Concorde. La voga del mesmerismo attraversa, quindi, la Francia di questa epoca ed il tempio Coen di Tolosa non è risparmiato dalle esperienze di magnetismo animale. I fratelli Coens di Tolosa accolgono anche nel 1785 il conte Maxime de Puysegur, alta figura del magnetismo al quale intendono proporre la sua ammissione nell'Ordine.

Questo stesso anno, 1785, segna anche una svolta importante nell'attività del Tempio di Lione. Difatti, Willermoz e gli Eletti Coens lionesi si appassionano velocemente a queste esperienze di fluido magnetico e alle virtù terapeutiche afferenti. Così pensarono che se messaggeri divini consentono di venire in aiuto agli uomini di buona volontà che cercavano di guarire i loro simili, non avrebbero negato certamente di rispondere agli uomini di desiderio che li interrogavano su ciò che interessava la fede e la salvezza delle anime. Alcuni Coens videro in queste nuove esperienze un eccellente mezzo per comunicare con l'invisibile molto più semplice di quello insegnato dal loro antico Maestro e così di accedere più efficacemente alla riconciliazione. Più semplice, forse, ma non meno delicato e non meno esente da scogli, come testimonia questa corrispondenza di Louis-Claude de Saint-Martin al Consigliere Mathias Du Bourg del tempio di Tolosa in data del 21 aprile 1784:
«Il magnetismo animale su cui mi interrogate, T. Ch. M. tiene alle leggi della pura fisica materiale. Non c'è assolutamente niente di più. Libera a quelli che lo vorranno e che lo potranno di aggiungere quanto avranno di surplus. Quelli che ne non ne sono dotati potranno trovarsi, qualche volta, in difficoltà. Perché questo magnetismo, tutto puro fisico quale è, agisce direttamente sul principio animale più di tutti gli altri rimedi; e di conseguenza può senza alcun dubbio aprirsi la porta più grande; ora quando la porta è tutta spalancata la canaglia può entrare come le oneste persone, se non si ha cura di porre delle sentinelle stabili ed intelligenti che non lasciano l'accesso se non alle persone di buona compagnia. Questo inconveniente è grande; ma sarebbe inintelligibile a tutta la scuola mesmerica, a cominciare dal maestro; per tale motivo custodisco questa idea per me, e per quelli che sono capaci di intenderla[6]

Dal lato lionese, Willermoz sviluppa delle esperienze di sonnambulismo e di magnetismo spirituale alle quali si dedica poi fino in 1789. Queste esperienze ed i lavori afferenti si fanno mediante sonni organizzati con la «medium» la Sig.na Rochette. Sono presentati nell'aéropago lionese dei foglietti scritti da un Agente Sconosciuto in stato di trans, Agente che si rivelerà molto più tardi essere la Sig.ra di Vallière, sonnambulo psicografico canonichessa di Miremont, sorella del Duca di Monspey, Eletto Coen assai vicino a Willermoz.

Senza entrare nei dettagli della storia dei tempi Coens e del magnetismo di questa epoca [7], dobbiamo segnalare la fondazione di Willermoz, su richiesta dell'Agente Sconosciuto, della Società degli Iniziati ed in particolare della Loggia Elue et Chérie de la Bienfaisance le cui le attività dedicate al sonnambulismo ed al magnetismo, e soprattutto allo studio dei quaderni dell'Agente, presero rapidamente il sopravvento sui lavori del Tempio Coen lionese, e addirittura, anche se provvisoriamente, sullo sviluppo del Regime Rettificato.

Così, le differenti comunicazioni e rivelazioni fatte da questo Agente mediante i quaderni rimessi agli emuli, comunicazioni supposte di origine spirituale di cui il redattore si faceva l'agente, hanno un impatto importante sulla percezione del nostro Coen lionese e dei suoi fratelli relativamente ai lavori di teurgia.
Le comunicazioni dell'Agente, frutto di un'immaginazione traboccante e di un psichismo agitato, sono impresse tutte di cattolicesimo fervente, di slanci affettivi e sentimentali, di riflessioni di Ordine Massonico o relativi all'insegnamento di Martinès de Pasqually, frammiste con alcune considerazioni gnostiche e con elementi redatti in una lingua sconosciuta che si rivelano di difficile decifratura. Questi scritti non metteranno mai in causa né la pertinenza né il valore della dottrina di Martinès, almeno mai in profondità. Tuttavia la fanno tendere verso un cattolicesimo classico per l'epoca e mirano a semplificare le forme Coens. Limitate le prescrizioni diverse anche se alcune di Ordine alimentare furono mantenute, la teurgia operatoria si vede sostituita dall'amore che è la chiave e la sorgente di ogni purificazione.

Gli scritti dell'Agente tesero così a riformare i rituali come anche alcuni insegnamenti dell'Ordine, come fu anche il caso per la Massoneria Rettificata ed in modo particolare col cambiamento del nome di Apprendista.

Le interrogazioni relative ai lavori Coens che suscitano le rivelazioni dell'Agente nello spirito di Jean-Baptiste Willermoz testimoniano chiaramente la svolta in una corrispondenza in data del 8 maggio 1786. Vialette d'Aignan, dell'Oriente di Tolosa, indirizzò all'abate Fournié, dell'Oriente di Bordeaux la lettera di Willermoz circa la richiesta insistente dell'abate di integrare la Società degli Iniziati. In questa corrispondenza, Vialette d'Aignan esprime il rifiuto di Willermoz ad integrare nell'iniziazione un fratello la cui qualità di Coen non poteva essere rimessa in causa, ma che non era stato chiamato dall'«Angelo» dell'Agente che solo decideva in materia.

In effetti, Willermoz dissimula con questa argomentazione la sua reticenza verso questa ammissione, reticenza probabilmente fondata sulla sua volontà di riforma dell'Ordine Coen che non poteva essere condivisa dal candidato.
Così Vialette d'Aignan spiega a Fournié che sarebbe «stato chiamato sicuramente se la cosa fosse dipesa dai fratelli di questo Oriente [di Lione], ma... non essendolo, non vi si consiglia di venire».

Ma più interessante ancora per l'argomento che ci riguarda, sono le notizie date da Lione, nella stessa lettera, sulle attività Coens:
«considerato che tutti i FF Cn di Lione sono stati congiunti dall'iniziazione generale, non terranno più nessuna assemblea dei Cn; cosa da non considerare come negligenza, ma come dovere; dal momento che l'iniziazione ha fatto conoscere gli errori che si erano infiltrati nei lavori dell'Ordine dei Cn ed anche il pericolo legato a qualcuno dei più pratici. Escluso che l'Ordine sia abolito, vi si diceva, non fa che riunirsi al tronco da cui si era separato fuori luogo; e da questo tronco riuscirà a suo tempo un nuovo Ordine di Cn più puro, più vero, e meno mescolato con le idee umane: il nuovo sarà composto solamente da quelli che saranno eletti per questo, e saranno presi tra gli Iniziati destinati all'opera dell'undicesima ora

Tutto è detto: l'Ordine non deve essere abolito ma riformato. L'agente di questa riforma è l'Iniziazione, ossia l'insieme delle rivelazioni e comunicazioni dell'Agente Sconosciuto di cui si saprà soltanto in seguito che non furono, purtroppo, sempre di origine spirituale, ma molto spesso ispirate dallo psichismo dell'Agente dalle idee di suo fratello Coen, contrariamente a ciò che i nostri iniziati lionese potevano supporre.

Del resto, dei dubbi cominciarono a manifestarsi nello spirito di Willermoz fin da 1786, certe visioni che non si realizzarono e certe considerazioni relative agli Eletti Coens ed alla Massoneria che si rivelarono contestabili o erronee. Di più, una parte delle comunicazioni sembrarono ritrovare la loro origine nelle idee del fratello dell'Agente, l'eletto Coen de Monspey, piuttosto che nelle rivelazioni celesti. Così, nel 1788 le relazioni tra l'Agente Sconosciuto, e Willermoz si complicarono. Questo ultimo tentò allora di ricuperare i quaderni e gli archivi della società che presiede ancora su richiesta dell'Agente. Poi nel 1790, a seguito di dette complicazioni, Willermoz si vede destituito della presidenza della Società degli Iniziati a profitto di Paganucci. Ne custodisce tuttavia gli archivi. A partire da questa data non ci saranno più relazioni tra Willermoz e la famiglia de Monspey fino nel 1806 quando Willermoz ricupera il resto degli archivi e dei quaderni di istruzioni della Sig.ra de Vallière prima di rompere ogni contatto.

Tuttavia, malgrado questo allontanamento relativo dai lavori teurgici causati dall'entusiasmo ed dal gusto spiritualistico di Willermoz per le rivelazioni seducenti dell'Agente, questo ultimo non smette mai di considerarsi un Coen e continua ad intrattenere una corrispondenza coi fratelli Coens vicini. Questa corrispondenza gli permette anche di tenersi informato dei lavori dell'Ordine.

Una lettera di Périsse du Luc, datata del 23 marzo 1790 dimostra che Willermoz è sempre vicino ai suoi fratelli e che la distanza che ha preso ufficialmente nei confronti dei lavori dell'Ordine non è comunicata. Willermoz sembra essere rimasto molto moderato e discreto nelle sue critiche. Difatti, si può leggere:
«Mi sembra dalla lettera di mio fratello o che siete stato malato all'eq. [leggere equinozio] o come penso, avete preso il pretesto per ritirarvi. Penso che St Martin giunto da poco da Strasburgo ha fatto altrettanto, poiché ha trascorso quei giorni in campagna. Ancora non l'ho veduto, quantunque abbia tra le mani un suo nuovo lavoro di cui non mi avete parlato e tuttavia l'ex. viene da Lione. Ha per titolo "L'uomo di Desiderio" formato in-8° e 301 paragrafi. Mi sembra a colpo d'occhio, avendolo potuto consultare soltanto brevemente, che faccia molte allusioni jeroglifiche e mistiche ai lavori dei Coh ...
Giudicatelo e ditemi ciò che ne pensate. Ho notato delle belle cose, altre molto oscure e mistico-poetico, cose che l'autore detestava fortemente una volta. Spesso prende il tono elevato del Salmista ed il suo Cantico, più spesso ancora lo stile apocalittico, tutto ciò frammisto di venature della poesia tedesca di un Klopstock e di un Gessner da dove si vede che ne ha preso a Strasburgo il gusto. Ma che importa lo stile e la forma, se le idee sono grandi, sublimi ed istruttive, ed io ne ho incontrato un gran numero di questa classe e soprattutto di molto profonde.
» [8]

Così, anni più tardi, Willermoz esprimerà, particolarmente questo attaccamento ai Coens, al loro Maestro Martinès ed ai lavori dell'Ordine verso i quali ritornò con migliori disposizioni dopo la parentesi dall'Agente Sconosciuto e le agitazioni della rivoluzione. Questo attaccamento si legge in particolare in una corrispondenza celebre col Barone de Lansperg in data del 10 ottobre 1821:
«Quante felici circostanze mi procurarono in uno dei miei viaggi quello di essere ammesso in una società ben composta e poco numerosa e il cui lo scopo, che mi fu sviluppato fuori dalle regole ordinarie [ossia oralmente] mi sedusse. Da allora tutti gli altri sistemi che conoscevo (perché non posso giudicare di quelli che non conosco) mi sembrarono futili e disgustosi. È il solo dove ho trovato questa pace interiore dell'anima, il più prezioso vantaggio dell'umanità relativamente al suo essere ed al suo principio

Willermoz rievoca qui, senza nessuna ambiguità, il suo attaccamento al sistema intero, e non solamente alla sua dottrina, sistema che fu il solo in cui trovò «questa pace interiore dell'anima, il più prezioso vantaggio dell'umanità relativamente al suo essere ed al suo principio

E questo attaccamento è il solo motivo che lo porta, al crepuscolo della sua vita, e quando sembra che ufficialmente l'Ordine sembra sciolto, a ricevere dei nuovi Coens nei differenti gradi. Così, in una lettera in data del 22 settembre 1813, Saltzmann (1749-1821) ringrazia Willermoz per il suo ordinamento al grado di Grande Architetto:
«Il mio primo atto di gratitudine e della più viva riconoscenza è stato reso a Quello che ha degnato di benedire il mio viaggio e vi dona la volontà e le forze necessarie per operare alla sua gloria e la mia salvezza. Il secondo si rivolge a voi, il mio T.C. e P. Me, che mi avete dato una nuova prova molto preziosa della vostra amicizia. Mi avete sacrificato un riposo che la vostra veneranda età vi rende così necessario, e avete, per così dire, coronato il vostro lavoro. Perché non oso sperare di ricevere ancora oltre, e non devo occuparmi che di approfittare bene di ciò che ho ricevuto e di fortificarmi nella via nella quale ho avuto la felicità di entrare. Ma voi non trascurate quanto avete seminato e alimentate la fiamma che avete acceso. (...)
Non mi dimenticate, mio T.C. e P.M. Pensate al vostro alunno nelle vostre preghiere e nei giorni ed ore destinate ai lavori superiori. Mandatemi, appena sarà possibile, ciò che mi avete promesso e battiamo il ferro fin quando è ancora caldo. Ah! se fosse possibile inviarmi quanto è segnato con + dopo i nomi comuni!
(... )»
F. Saltzmann a me W. [...] la sua gioia per quanto ho fatto per lui a Lione, Gd. Archi. Spera l'Invo[cazione] promessa. [Nota di Willermoz]

Questa lettera è di un interesse maggiore poiché testimonia le buone disposizioni nelle quali il nostro Coen lionese è ritornato relativamente ai lavori di invocazione che non manca di raccomandare al nuovo ricevuto precisando anche che continua lui stesso a praticarle!

Ma ancora, è verosimile che Saltzmann abbia ricevuto gli altri gradi dopo il 1813. Infatti, quattro anni più tardi, in una corrispondenza col Barone Jean de Türkheim (1760-1822) in data del 16 febbraio 1817, Saltzmann informato dell'interesse che Türkheim porta all'insegnamento di Martines [9], consiglia a questo ultimo:
«Per ottenere ciò che sembrate desiderare, bisognerebbe fare un viaggio a Lione, mentre ne è ancora tempo. È vero che io ho ottenuto le comunicazioni. Ho ricevuto ancora nel mio ultimo viaggio di Lione; ma non ho il potere di conferire i gradi.»

Così, a dispetto di un allontanamento relativo e passeggero, Jean-Baptiste Willermoz restò costantemente fedele al sistema Coen di cui non mancò di voler fare beneficiare tutti gli uomini di fede e di desiderio fino alla fine della sua vita.

La storia dell'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Coens dell'universo dopo 1780 non può, in ogni caso, confondersi con quella del tempio di Lione il quale, quantunque fosse uno delle Officine che segnò fortemente l'Ordine per le immense qualità spirituali ed iniziatiche di certi dei suoi membri, ebbe, come abbiamo veduto, un'evoluzione particolare rispetto a quella della maggior parte delle altre officine dell'Ordine. Ritorniamo, quindi, sulla storia generale dall'Ordine di cui quella del tempio di Lione rappresenta soltanto un aspetto ed un episodio particolare, per quanto importante e significativo possa essere stato.

Per diversi anni - che possiamo localizzare intorno a 1777-1778 - l'Ordine conosce dei problemi che i differenti Orienti confessano a loro Gran Sovrano e che sono esposti ancora nel 1780 da Sébastien de Las Casas, Gran Sovrano incaricato, di cui abbiamo rievocato le difficoltà all'inizio del nostro studio.

Difatti, in una lettera del 16 agosto 1780, diversi Orienti sottopongono a Las Casas delle richieste pressanti. Quantunque non si disponga di questa corrispondenza, possiamo intuire il motivo per l'analisi di corrispondenze ulteriori tra differenti membri dell'Ordine.
Così Du Roy d’Hauterive - sempre molto attaccato, attivo e fedele all'Ordine stesso, dal suo esilio londinese - scrive a Mathias Du Bourg il 22 settembre 1786 [10] denunciando «le dottrine di errore e di menzogna che hanno fatto i loro sforzi per infiltrarsi nell'Ordine e che, finora, hanno diviso solamente i Lugduniens i quali, secondo la vostra ultima, hanno appena rotto i soli legami che li uniscono a noi, avendo rotto da molto i legami spirituali ed avendo formato dalla scienza un mostro orrendo di magnetismo, profetismo, direttori, hanno diviso tutti i nostri principi come cancrena (… )»

Del rigetto d'Hauterive della Massoneria e dei fratelli Coens che la praticano, abbiamo un'altra testimonianza in una corrispondenza di Saint-Martin a Willermoz in data del 15 gennaio 1787 [11]:
«Ho incontrato, per caso, d'Hauterive due giorni dopo del mio arrivo [il 10 gennaio a Londra]. L'incontro è stato, da parte sua, freddo, non so se aveva anche l'intenzione di evitarlo […]. Avrei desiderato metterlo in grado di vedere Tieman, ma ha ribadito che non poteva considerare come suoi fratelli tutti quelli che tenevano alla massoneria.»

Anche se queste corrispondenze sono posteriori di sei e sette anni alle rivendicazioni dei tempi vicino al Gran Sovrano, gli elementi portati alla nostra conoscenza sono rivelatori dei problemi anteriori incontrati dall'Ordine e legati all'evoluzione di alcuni fratelli; evoluzione problematica per i differenti Orienti di cui le lagnanze sono esposte nel 1780.

Così, la risposta che porta Las Casas alla richiesta degli Orienti è in totale coerenza con un oggetto che sarebbe verosimilmente una domanda di esclusione di certi fratelli per le pratiche giudicate inaccettabili per l'Ordine. E noi l'intuiamo mediante le corrispondenze menzionate, i punti sollevati non erano certamente estranei alle attività legate alle esperienze di sonnambulismo e di magnetismo, ma anche - e forse soprattutto - alla frequentazione della Massoneria detta apocrifa, addirittura peggiore, alla divulgazione in seno a questa Massoneria dei segreti e misteri dell'Ordine, cosa formalmente interdetta dagli Statuti e Regolamenti Generali del 1768.

Queste lagnanze potevano danneggiar particolarmente i fratelli membri dei nuovi Direttori Rettificati, Direttori in cui i fratelli Coens che vi erano annessi mostravano un atteggiamento proselitista in seno all'Ordine; Direttori all'interno dei quali era insegnato, al più alto livello, anche se certamente in modo discreto ma conosciuto ad alcuni, la dottrina ed i misteri dell'Ordine.

Las Casas risponde allora alla richiesta degli Oriente nel seguente modo, negando di escludere i fratelli che hanno mancato ai loro impegni verso l'Ordine e che avevano, secondo lui, da rendere conto soltanto alla loro fedeltà alla Chose [12]:
«Voglio conformarmi soltanto ai principi dei miei precursori. È la condotta più saggia; è quella che mi dettano i miei impegni. Tutti i nostri argomenti sono liberi, e, se vengono a mancare alle cose dell'Ordine, si rendono a loro stessi una giustizia piena ed intera poiché si privano di tutti i vantaggi che accompagnano queste cose, e si può lavorare sulla loro propria essenza a rischio e pericolo, senza grande fortuna di ottenere qualche verità che non nasconda una trappola atroce. Ma se ciascuno è libero di uscire, se si crede liberato di ogni obbligo verso la Chose, vi dichiaro che non è nel mio potere di agire in favore di quelli che si sono lasciati subornare dall'Ordine: è la prassi; è così che hanno agito tutti i miei predecessori e questo per dei motivi più grandi dinanzi ai quali mi inclino e mi inclinerò sempre nell'interesse dell'Ordine, qualsiasi afflizione possa provare dalla sofferenza di un qualche motivo

Tuttavia, cosciente delle difficoltà che incontrano allora i tempi e della necessaria protezione di cui questi devono potere godere per seguire i loro lavori con ogni discrezione, al riparo da ogni influenza e di ogni tentativo di inquinamento, Las Casas completa la sua risposta con la proposizione seguente:
«Potete dunque, se lo giudicate utile alla vostra tranquillità, sistemarvi nella corrispondenza dei Philaleti, purché queste sistemazioni non trascinino niente di composito. E poiché gli spostamenti del T. P. M di T... non gli permettono di prendere in carico i vostri archivi, fatti nel deposito presso M. de Savalette. Lo farete sotto i sigilli ordinari. La corrispondenza ed i piani mensili, così come i catechismi e cerimonie dei diversi gradi, devono essere sigillati dal loro oriente particolare. I piani annui, le tavole e le loro invocazioni, così come le differenti spiegazioni generali e segrete devono portare la mia firma o, in difetto, quella del P. M. Sostituto Universale che avverto con la stessa lettera» .

Questa lettera di Las Casas che lascia ai tempi la scelta del loro destino, è correntemente ed un poco stranamente interpretata dagli gli storici massonici come un atto di scioglimento, o nel migliore dei casi, una direttiva di chiusura dei tempi dei differenti Orienti. Tuttavia se analizziamo il tenore di questa lettera, constatiamo che Las Casas non chiede in nessun modo ai tempi di cessare i loro lavori; raccomanda unicamente ai tempi che lo ritengano giusto di rimettersi all'amministrazione ed ai buoni auspici dei Philaleti rappresentati da Savalette de Langes, Eletto Coen del tempio di Parigi che è il vero ispiratore e fondatore di questo gruppo di uomini di differenti provenienze massoniche che si designano come «amici della verità» e conservatori dei differenti sistemi, segreti, miti massonici, ermetici ed esoterici e i cui i lavori si concentrano intorno alle Logge degli Amici Riuniti stabiliti nel Grande Oriente.
Tuttavia, con una grande prudenza, Las Casas precisa che questo collocamento sotto tutela non sarà possibile e non potrà essere perenne che nella misura in cui i Philaleti rispetteranno i lavori dei Coens e fin quando nessuno elemento estraneo alla dottrina o ai modi operatori dell'Ordine sarà introdotto. Così Las Casas pensa di assicurare l'integrità e la sopravvivenza dell'Ordine, o almeno dei suoi insegnamenti e lavori, per quei fratelli che ne conoscono, in virtù della loro appartenenza, i misteri ed i principi.

Conoscendo le divergenze di obiettivi e di visione che potevano opporre Willermoz a Savalette, e quindi dei Direttori Rettificati ai Philaleti, che si cristallizzarono al Convento di Wilhelmsbad - e più tardi nel rifiuto dei Direttori stessi a partecipare ai Conventi dei Philaleti a Parigi nel 1785 e 1790 - non ci si stupirà di una tale raccomandazione da parte di Las Casas che mette così i tempi al riparo dall'influenza del sistema dei Direttori Rettificati. Ed anche se riconosciamo pienamente il ruolo strategico, primordiale e decisivo dei Direttori nella conservazione e la trasmissione prudente della dottrina di Martinès, riconosciamo anche l'utilità della misura conservatoria di Las Casas. Difatti, anche quando il Gran Sovrano pensava di non poter lui soltanto regolare le differenze e mantenere l'Ordine in seno agli Orienti, questa misura permise ai tempi Coens di continuare a svilupparsi ed ai loro lavori di svolgersi in ogni tranquillità in un'epoca in cui il magnetismo ed il sonnambulismo si impossessavano di certi tempi, e dove lo spirito lionese si concentrava sulla costituzione di un nuovo Regime Massonico e Cavalleresco.

Così nel 1784 Sébastien de Las Casas rimette i destini dell'Ordine nelle mani dei Philaleti consegnando tutti gli archivi dell'Ordine a Savalette de Langes. .

Tuttavia, questo trasferimento, non di autorità spirituale e sovrana, ma di «protettorato», non si accompagna né della chiusura né dello scioglimento dei tempi. Al contrario, questi continuano a lavorare in silenzio e con ogni discrezione. Abbiamo per testimonianze di questa attività:


- le istruzioni del tempio di Bordeaux inviate al tempio di Tolosa per una celebrazione in data del 24 marzo 1787;
- il ricevimento del Chevalier de Guibert il 24 marzo 1788 al quale il fratello Vialette d' Aignan - ricevuto nel 1785 - si rivolge in questi termini:
«Voi siete stato iniziato, Carissimo Fratello, in un Ordine che, avendo per scopo di riportare l'uomo alla sua gloriosa origine, lo conduce come per mano, insegnandogli a conoscersi e a considerare i rapporti che esistono tra lui e la natura intera di cui doveva essere il centro se non fosse decaduto da questa sua origine, ed infine a riconoscere l'essere supremo da cui è emanato.»

Anche i lavori teurgici continuano come ne manifesta una corrispondenza del 1792 di Louis-Claude de Saint-Martin a Kirchberger che riferisce i lavori ed esperienze di Hauterive sul soggetto delle quali il barone chiedeva: [13]
«Vi dirò soltanto che ho conosciuto M. d'Hauterive, e che abbiamo fatto un corso insieme.» (Lettera del 11 agosto 1792)
In seguito:
«La vostra settima domanda su M. d'Hauterive, mi costringe a riferirvi che c'è qualche cosa di esagerato nei racconti che vi si è fatto. Esso non abbandona il suo inviluppo corporale: e neanche tutti quelli che, come lui, hanno goduto più o meno dei favori che vi ho riportato di lui, sono usciti. (…) Non ne è meno vero che se i fatti di M. d'Hauterive sono di Ordine secondario, non sono che soltanto rappresentativi della grande opera interiore di cui noi parliamo; e se sono di classe superiore, essi sono la Grande Opera in se stessa. Ora, è una domanda a cui non risponderò, considerato che essa non vi porterà a niente» (Lettera del 6 settembre 1792)
infine:
«Per quanto concerne la questione riguardo a M. d'Hauterive, è ancora molto conforme alle mie proprie idee. Questa separazione dell'anima e del corpo non è probabilmente reale, ma la rappresenta come un sogno in che si può vedere molto bene il proprio corpo senza movimento. Voi mi dite: se i fatti di M. d'Hauterive sono di classe superiore, è la Grande Opera in se stessa. Ecco senza alcun dubbio una grande verità, è la thè… [teurgia] degli antichi, ed un simile fatto accertato equivale bene ad un principio.» (Lettera del 16 ottobre 1792)

Questa corrispondenza è più interessante di quanto sembri, poiché ci informa già nel 1792 sulla conoscenza che può avere Saint-Martin della natura superiore di cui può partecipare la teurgia.

Anche il tempio di Lione continua alcune attività dopo 1780. Una corrispondenza tra Louis-Claude de Saint-Martin e Jean-Baptiste Willermoz, in data del 3 febbraio 1784, lo attesta, mostrando sempre l'interesse vivo di questo ultimo per i lavori teurgici [14]:
«Tramite l'ultima, vi ho promesso Carissimo Maestro, un'altra epistola, ed eccola. L'intenzione è una buona cosa, ma non è sufficiente! Guardate Oza… Ma senza spingerci fin li, so ciò che mi è capitato per avere adoperato un «Nome» che mi era stato dato come meraviglioso!… non lo scriverò, ma ne ho avuto abbastanza per ritornarci sopra. Crederei dunque che dovremmo limitarci a quelli che sono perfettamente conosciuti: Angeli, Arcangeli etc…»

Anche se queste attività lionesi sono verosimilmente o molto rallentate o interrotte - come abbiamo veduto precedentemente - a causa delle attività mesmeriane e lo sviluppo del Direttorio di Auvergne tra 1785 e 1790, non sono però inesistenti o riprendono in seguito. Ne testimonia il racconto di Joseph-Antoine Pont al nipote di Willermoz, al suo ricevimento nell'Ordine:
«Seguii il suo consiglio [della Signora Provensal] e verso 1795, fui iniziato. Come voi, probabilmente, Carissimo Fratello, credevo che al grado successivo avrei trovato la perla promessa; ma come tanti altri, mi trovai al termine senza avere scoperto questo gioiello...» [15]

Infine, delle attività parigine sono organizzate dall'attivissimo e influente Bacon de la Chevalerie che ricevette il Chevalier d’Harmensen. Questo ultimo riferisce della sua entrata nell'Ordine in una lettera dei 12 giugno 1806 al potentissimo marchese di Chefdebien d’Armissan, alto Dignitario del Grande Oriente, promotore dello stimato Rito Primitivo di Narbonne [16] chiamato anche Rito dei Philaleti al quale il cavaliere Harmensen sollecita la sua ammissione:
«Confessando che il Rito Primitivo mi era completamente sconosciuto, chiesi di conoscerlo, ed il mio ardore era mio solo titolo, poiché non appartengo a nessuno Rito che conduca a quello, ed io sostengo quanto che ho sempre detto. Il Fratello Bacon de la Chevalerie, verso cui ho ugualmente chiesto, relativamente al Rito Cohen, che professa, mi ha trattato con più da indulgenza. Ma certamente aveste fatto come lui, se fossimo stati assai più vicini, e se la distanza ed i malintesi delle lettere non mi avessero fatto perdere nella vostra considerazione, mentre supponevo di fare ciò che mi era possibile, per guadagnarla.» [17]
Il marchese gli risponde in data luglio dello stesso anno:
«Mi congratulo con voi per aver ispirato un giusto interesse nel Reverendissimo Fratello Bacon de la Chevalerie. Lo conosco come Maestro del Rito C. (Cohen), poco conosciuto, e che tale deve rimanere; con le conoscenze varie e molteplici, che possedete e ciò che potrete acquisire, vicino a questo Illustre Sostituto Universale…» [18]

La corrispondenza del marchese di Chefdebien c'interessa per due motivi. Primariamente perché rivela una esistenza ancora riconosciuta degli Eletti Coens nel 1806 e secondariamente, per la qualifica che è attribuita a Bacon de la Chevalerie, quella di Sostituto Universale dello Rito Cohen, che non è qualificato come Ordine.

Infatti, a causa della sua collocazione sotto la «tutela» dei Philaleti e di Savalette de Langes, l'Ordine si è visto come annesso al Grande Oriente. Così è considerato come un Rito e non come un Ordine da alcuni Alti Dignitari che hanno conoscenza della sua esistenza. Ugualmente Bacon de la Chevalerie è riconosciuto sotto questa dignità nel piè di lista generale dei fratelli affiliati o iniziati al Rito Primitivo e che noi riproduciamo:

 
N° 49: Bacon de la Chevalerie, anziano ufficiale-generale, nato e domiciliato a Parigi. Decorato di tutti i gradi di diversi Riti, particolarmente, Grande-ispettore del 32° grado dello Rito scozzese, detto antico ed accettato; Rosa-croce X, Sostituto Universale del Gran Maestro degli E. C, dal 3766; Grande Ufficiale d'Onore del Grande-Oriente della Francia; Assoc. III. 10-11 maggio 1806. 2e, 3e, 4e. Deputato delle Alte Officine della Sovrana Gran Loggia di Parigi accanto alle Alte Officine del Grande-Oriente di Francia, e rappresentante del Rito Primitivo, sedendo al Grande Direttorio dei Riti.

Questo titolo di Sostituto, realmente conferito da Martinès in 1766 gli fu contestato dopo il 1772 dagli ultimi membri del Tribunale Sovrano dell'Ordine. Infatti, in una lettera inviata a Willermoz in data del 12 ottobre 1773, Martinès qualifica espressamente il T.P.M. Desère del titolo di Sostituto dell'Ordine:
«Gli elogi che il T.P.M. Desère sostituto universale D.L. mi ha fatto della vostra precisione ad eseguire scrupolosamente tutti i vostri doveri nella Chose e verso quelli che vi seguono, mi obbliga a non lasciarvi più niente da desiderare per mettervi in condizione di andare da solo allo scopo che desiderate della Cosa che avete abbracciato (…). Per tale motivo, ho disposto di trasemttere al T.P.M. Du Roy d'Hauterive, di recente ordinato per corrispondenza R+ alcune istruzioni affinché ve le trasmetta col consenso del T.P.M. Desère sostituto

Se ne potrebbe dedurre dunque logicamente, come del resto lo fecero numerosi Coens, che Bacon fu destituito del suo incarico da Martinès nel 1772, poco prima della sua partenza per San Domingue. Questa possibilità che divenne certamente una voce nell'Ordine, fu contestata vivamente dallo stesso Bacon de la Chevalerie che se ne spiegò con Willermoz in una lettera del 24 settembre 1775 dichiarando:
«Io non ho fatto nessuno abuso dell'autorità che mi è stata confidata, che conservo perché nessuna creatura umana può togliermela; e che uomini ciechi e consegnati ad un istante di incongruenze, hanno creduto, troppo leggermente, che avevo perduto.» [19.]

Nella sua affermazione relativa all'impossibilità umana di revoca della sua autorità, Bacon de la Chevalerie deve appoggiarsi certamente al Regolamento e agli Statuti Generali dell'Ordine che recitano «Il [il Sovrano] è nel diritto di annullare le nomine fatte, se è provato che i soggetti chiamati non siano degni o si siano resi indegni della loro elezione» [20]. Tenuto conto dell'incertezza relativa a questa destituzione, sembra evidente che nessuna inchiesta ufficiale sia stata condotta relativamente a Bacon e dunque che, reale o no, questa destituzione, pronunziata soltanto da Martinès e senza una istruzione preliminare, possa per questo fatto essere considerata priva di effetto.

Comunque sia, 10 anni più tardi Bacon de la Chevalerie è riconosciuto, sempre come Sostituto dal marchese Chefdebien au Prince Chrétien de Hesse-Darmstadt, che riproduce nei suoi appunti autografi una nota che aveva scritto il 12 gennaio 1782 in occasione del suo colloquio col marchese [21]:
«Avendo deciso un viaggio, egli [Martines] elesse per il suo successore uno chiamato Bacon de La Chevalerie e sotto di lui cinque altri [Saint-Martin, Willermoz, De Serre, Du Roy d’Hauterive, et Lusignan] (…)

Questi cinque personaggi non hanno voluto riconoscere Bacon de La Chevalerie come capo, perché è ancora molto incostante nella vera disciplina della via

Ancora una volta, il marchese Chefdebien d’Armissan si trova all'origine di questa qualifica. Quale credibilità dovremmo veramente riconoscergli oltre a quella di desiderare buoni rapporti con suo fratello e amico nel Grande Oriente, promotore e rappresentante del Rito Primitivo, Bacon de La Chevalerie? O allora, si può ammettere, come altra possibilità, che Martinès abbia voluto dotare l'Ordine di due Sostituti che si dividono ciascuno un Grande Oriente? Questa ipotesi si rivelerebbe possibile sulla base di una lettera, in data 20 gennaio 1806, in cui Bacon de la Chevalerie scrive a Chefdebien:
«Egli [il G: .O:.] ha chiamato un Concistoro per prendere in considerazione diverse domande di questo genere [accoglienza nel suo seno di Riti facentesi conoscere sotto lo stendardo di un costituzione morale]; i membri ne sono classificati per distretti; ogni distretto è composto di cinque fratelli. Sono stato destinato a fare numero in quello dei gradi più eminenti e meno conosciuti. Non sono tuttavia Philalete, ma sono, come lo sapete, Sostituto Universale per la parte Settentrionale del Rev:. Ordine degli Eletti Cohen:. (Rito estremamente poco conosciuto).» [22]

Presentandosi come Sostituto dell'Ordine per la parte settentrionale, Bacon potrebbe confermare la possibilità di esistenza di un altro Sostituto per la parte meridionale, possibilità offerta dai Regolamenti e Statuti dell'Ordine che riferiscono che «Il sostituto del Sovrano è quello che il sovrano sceglie per essere il suo coadiutore. Se egli lo è per tutto l'Ordine ha diritto su tutto l'Ordine; se è solamente per una nazione, ha diritto solamente su questa nazione (…)» [23] non ne sapremo di più su questo punto, né su Desère (o Serre) a proposito del quale gli archivi dell'Ordine sembrano molto discreti. Ma è buon a titolo di Sostituto del Rito Cohen che Bacon de la Chevalerie è riconosciuto dal Grande Oriente come rappresentante dei «gradi più eminenti ed i meno conosciuti».

Notiamo tuttavia una cosa: Bacon parla bene qui del Reverendo Ordine degli Eletti Coens e preciserà in una nuova lettera a Chefdebien in data del 26 gennaio 1807:
«In quanto al Supplemento, non potete dubitare, T: .C: .F:., che io ne riceva con viva riconoscenza, e che non accetto, con rispetto, la Deputazione alle Alte Officine del Sovrano G: .L:. di Ph:. accanto alle Alte Officine del G: .O: .de F:.accanto al quale il R: .L: .di Ph:. mi ha accordato già il favore di chiamarmi rappresentante del Rito Primitivo che mi ha dato il diritto di sedermi al G:. Direttorio dei Riti, in cui la non attività del Direttorio scozzese ed il silenzio assoluto degli Eletti C:. sempre agenti nel più grande riservo, In Esecuzione Degli Ordini Supremi del Sovrano Maestro:. Il G: .Z: .W: .J:.»

Così, nel 1807 Bacon de la Chevalerie suggerisce che l'Ordine è governato ancora da un Sovrano Maestro di cui ignoriamo tutto se non che il suo nome è formulato sotto forma quadriletterale.
Allora, seguendo questa affermazione, e contrariamente a ciò che è generalmente ammesso, nelle Alte Officine, non sarebbe l'ultimo Gran Sovrano dell'Ordine? Non avendo potuto identificare a cosa facesse realmente allusione il T.P.M. de la Chevalerie, è difficile affermarlo. Certi autori pensarono che le quattro lettere menzionate da Bacon potevano rappresentare quattro Sovrani Giudici R+ di cui de Grainville, Willermoz e altri due non identificati. Tenuto conto delle relazioni dell'Ordine col fratello Cohen lionese, questo sembra poco verosimile. Ancora meno verosimile a causa del decesso di Grainville nel 1794.

Sembra quindi non esserci soluzione a questo enigma.

In ogni caso è importante considerare come Bacon, a dispetto delle sue alte funzioni massoniche e del suo attaccamento ai Direttori rettificati, ha saputo preservare sempre l'Ordine e mostrare ai fratelli Coens, con il suo esempio la possibilità di una coesistenza felice dei differenti sistemi nella pace e l'armonia, contrapponendosi relativamente a questo fatto con le considerazioni e diffidenze di Martinès sull'aspetto apocrifo di ogni Massoneria. Coesistenza, e di fronte al Rito Rettificato, prossimità esente da ogni settarismo e spirito di esclusione, non opponendo mai un sistema all'altro, quando in una lettera del 23 aprile 1808 a Willermoz, privo di ogni spirito di lite, chiedeva:
«In queste circostanze sono ricorso alla vostra amicizia per aiutarmi con tutti i documenti che sono a vostra disposizione, perché ho lasciato a San Domingue, e di conseguenza perso, tutte le mie carte, vestiti e strumenti concernente i Direttori ed anche gli Eletti Cohen.
Aspetto da voi, T: .C:. e B: .A: .F:. risposta pronta e soddisfacente; mandatemi soprattutto notizie che siete in salute e  felice.
Sapete, mio caro Willermoz, a quanti titoli vi sono debitore e per la vita.
Rue Guisarde, no. la. f. St. Germain.
Bacon de la Chevalerie.
P. S. - Se mi confidate i codici e Rituali ed altre istruzioni, li copierò e ve li rinvierò subito dopo la copia


Bacon de la Chevalerie deve su questo punto restare un modello di condotta, di tolleranza e di intelligenza per tutti i Coens e Massoni di oggi e di domani. Così come ogni Massone Rettificato dovrebbe, sull'esempio di Willermoz che in una lettera del 24 settembre 1818 a Türckheim dichiarava tenere «con cuore e con anima» a Martinès ed alla sua iniziazione, di considerare in modo attento ed aperto i lavori dei loro grandi fratelli Coens.

Allora, arrivati alla fine di questo studio, quali insegnamenti possiamo estrarne?

Che l'Ordine, diretto per il suo Sostituto Bacon de la Chevalerie, continuò almeno alcune attività fino nel 1808. Che anche se non ne conosciamo i nomi e che niente sia registrato negli archivi portati alla conoscenza degli storici, è possibile che Réaux+Croix siano stati ordinati da Bacon tardivamente, grazie ai diritti totali di cui questo ultimo godeva.

 

Il documento, in lingua francese, è stato reperito in rete ed è a firma di Esh494

Per completezza riportiamo di seguito anche un documento a firma di Aurifer (Robert Ambelain) sulla "Successione dell'Ordine degli Eletti Cohens".

In un volantino pubblicato nel 1948 ed intitolato "Il Martinismo Contemporaneo e le sue vere origini " si è tentato di dimostrare come la filiazione martinista attribuita a L.C. de Saint-Martin fosse, storicamente, più che dubbia. Crediamo di essere giunti a tale conclusione, ed oggi, è ancora senza esitazione che ne rivendichiamo, in larga misura, l’argomentazione.
Tuttavia, è da precisare che il risultato dei nostri studi e delle nostre ricerche storiche in materia di illuminismo ci hanno permesso di approfondire più attentamente e, soprattutto, di precisare la materia. In particolare per quanto riguarda i rapporti tra i Frammassoni Accettati e gli Eletti-Cohen, le similitudini tra i "Chevaliers Bienfaisants de la Cité Sainte" ed i dignitari di questo secondo Ordine.

J. B. Willermoz, Réaux-croix nell'Ordine dei Cohen, membro del Tribunale Sovrano, fu il vero capo della Stretta Osservanza Templare in Francia. Ne portò i titoli e li trasmise a suo nome. Ma un giorno, approfittando del Congresso Nazionale di Lione nel 1778, ne fece modificare non solo gli elementi principali, ma sostituì al "Cavaliere del Tempio" della Stretta Osservanza, un nuovo titolo: quello di "Chevalier Bienfaisant de la Cité Sainte".
Meglio ancora, costituì, in seno a codesto, cioè in seno all’Ordine Interno, una classe segreta complementare, composta da due nuovi gradi: il "Chevalier Profès " e il “Chevalier Grande-Profès" [24].
Nessuno ignora che, negli Ordini Religiosi e negli Ordini Cavallereschi, il Profès ed il Grande-Profès sono dei religiosi che hanno pronunciato voti di ordinazione e quindi lasciato il noviziato. Non si potrebbe sottolineare meglio come Willermoz avesse un piano ben pensato ed a lungo maturato e quindi non si potrebbe negare una premeditazione precisa e netta in questa modifica significativa. La storia della “Stretta Osservanza Templare" potrà essere studiata fruttuosamente nel lavoro di Alice Joly: " Un Mistico Lionese ed i Segreti della Franco Massoneria, 1730-1824 ". Da questa esposizione si potrà evincere il piano concepito da J.B. Willermoz, le sue ragioni di essere e la sua realizzazione.

In una lettera del 12 ottobre 1781, indirizzata al Principe di Hesse-Cassel scritta sette anni dopo la morte di don Martinez de Pasqually, egli si esprime così :

«All’inizio dell'anno 1767, ebbi la gioia di acquisire le mie prime conoscenze circa l'Ordine di cui una volta ho fatto menzione a Vostra Altezza Serenissima. Colui che me le diede essendo favorevolmente prevenuto a me per notizie ed esami, mi avanzò velocemente ed ottenni i primi sei gradi. Un anno dopo, intrapresi un altro viaggio con l’intenzione di ottenere il settimo ed ultimo che dà il titolo ed il carattere di capo in questo Ordine. Colui da cui li ricevetti diceva essere uno dei sette Capi Sovrani Universali dell’Ordine ed ha spesso provato ciò con il suo sapere e con i fatti.
In seguito a ciò, ricevetti allo stesso tempo il potere di conferire i gradi inferiori, conformandomi a ciò che mi fu prescritto.
Ciononostante non ne feci alcun uso durante gli anni che impiegai ad istruirmi ed a fortificarmi, quel tanto che le mie occupazioni civili mi permettevano. Fu solamente nel 1772 che cominciavo a ricevere il mio fratello medico, e poco dopo i fratelli Paganucci e Périsse de Luc, che la Vostra Altezza avrà visto sul quadro dei Grande-Profes. E questi tre sono diventati da allora i miei confidenti per tutte le cose relative a quanto ho avuto la libertà di confidare ad altri.
È essenziale che io informi Vostra Altezza Serenissima sul fatto che i gradi del suddetto Ordine si suddividono in tre gruppi.
I primi tre gradi istruiscono sulla natura divina, spirituale, umana e corporea, ed è precisamente questa istruzione che forma la base di quella dei Grande-Profès. La vostra Altezza Serenissima la potrà riconoscere tramite la loro lettura
I seguenti gradi insegnano la teoria cerimoniale preparatoria per la pratica, che è esclusivamente riservata al settimo ed ultimo .
Coloro che sono giunti a questo grado, il cui numero è molto esiguo, sono assoggettati a lavori od Operazioni particolari che si fanno essenzialmente in marzo ed in settembre. Li ho praticati costantemente ed io mi sono trovato bene
».

Un po’ più innanzi Willermoz ci dice:

«In quanto alle istruzioni segrete (dei Grande-Profes), il mio scopo, redigendole, fu di risvegliare i Massoni del nostro Regime (la Stretta Osservanza Templare, o Massoneria Scozzese Accettata), dal loro fatale assopimento. Legato da una parte dai miei propri impegni e trattenuto dell'altro per il timore di fornire degli alimenti ad una frivola curiosità, o di troppo esaltare certe immaginazioni presentando loro i programmi di una teoria che annunciasse una pratica, mi vidi obbligato a non farne alcuna menzione, e quindi di non presentare che un quadro molto ridotto della natura degli esseri, dei loro rispettivi rapporti, così come per le suddivisioni universali … ».

Ora, una lettura ed un esame più attento di questa lettera ci hanno permesso dl constatare come il Willermoz, per sviare la pressante curiosità del Principe di Hesse-Cassel, non dica l’esatta verità. Occorre biasimarlo? Noi non lo crediamo, perché tale prudenza è stata utile ed ha protetto l'Ordine dei Cohen dopo la sua morte.

Innanzitutto è inesatto che Willermoz non poté trasmettere che i gradi inferiori dell'ordine. In quanto Réaux-croix aveva il potere di ordinare a sua volta un Réaux-croix ….
È Bacon de la Chevalerie, Sostituto del Gran Sovrano dell'Ordine che lo ordina l’11, 12 e 13 maggio 1768. Gli “Statuti Segreti dei Réaux-croix", che possediamo nei nostri archivi in manoscritto del 18° secolo ci dicono in effetti ciò, al capitolo intitolato "Estratto di Preparazione e di Annuncio per il ricevimento di un Réau-croix ":

«Se vi sono assieme più Réaux-croix, le tre operazioni saranno fatte da due di essi e il deputato per questa ordinazione farà l’ultima.
Colui che riceve un Réaux-croix, nel periodo prima di ordinarlo, deve avvertire tutti i Réaux-croci assenti, abbastanza in anticipo affinché possano unirsi da parte loro, ed anche affinché possano riconoscere la legittimità del ricevimento
».

Pertanto, come citato negli articoli, l'ordinamento di un Réaux-croix viene ripetuto tre volte, dal Réaux-croix ordinante e da altri tre affiliati di stesso grado a turno. Ma è falso ciò che asserisce Willermoz e, cioè, che un Réaux-croix non potesse ordinare che fratelli di grado inferiore.
Tra l’altro Willermoz non è un semplice Réaux-croix. Con la sua lettera del 20 giugno 1768, don Martinez de Pasqually gli passa i suoi titoli nell'Ordine dei Cohen: «Ispettore Generale dell'ordine… Giudice Sovrano... Condottiero e Comandante in Capo delle Colonne di Oriente e di Occidente della nostra Grande Madre Loggia ….»


Così come annota Gérard van Rijnberk nel suo libro: "Martinez de Pasqually, pag: 99 del volume I, egli è certo che nel 1774 Willermoz ordina Réaux-croix sua sorella, Mme Provensal! E tuttavia, don Martinez de Pasqually si opponeva alla presenza di donne nell’Ordine, questa fu certamente l'unica donna Réaux-croix.
Leggiamo in effetti nella lettera del 12 ottobre 1773 indirizzata a Willermoz:


«Vi prego di abbracciare per me, la vostra cara sorella della quale elogio il desiderio che ha di pervenire allo scopo della “Chose”. Come penso che gli avete dato le istruzioni relative alla “Chose”, e che ella ne abbia approfittato come mi viene riferito, vi esorto affinché la coltiviate sino a quando possa inviarvi ciò che è necessario per il suo ricevimento e l’ordine per riceverla; ciò è già tutto qui pronto a suo nome».

 
Poi in questa stessa lettera del 12 ottobre 1781, inviata al Principe di Hesse-Cassel, Willermoz dichiara che non ha potuto comunicare le istruzioni teurgiche ai Profés ed ai Grands-Profès, pertanto essi non possono, (così dice, e l’abbiamo visto!) comunicare i gradi Cohen oltre quello di Maesto-Cohen.
Ora, è per errore, commesso da tutti gli storici del Marinismo (e anche da noi) sostenere che la Classe del Porche (Apprendista, Compagno e Maestro-Cohen), erano puramente teoriche. La pratica delle operazioni cominciava già dal Maestro-Cohen poiché, nel manoscritto dei 18° secolo già citato, troviamo un Capitolo del Rituale Generale intitolato: "Invocazione detta dai Maestri-Cohen”. Questa Invocazione comporta, alla fine di un certo lasso di tempo, riservato delle preghiere inviate a Dio, una vera evocazione degli Spiriti Planetari, successiva all'invocazione degli Spiriti Celesti:

«0 voi tutti, Spiriti che abitate e percorrete le Regioni Celesti e Terrestri, vi scongiuro tutti ++++, per il Santo Nome dell'Eterno, di rendervi in aspetto a me, visibilmente ed invisibilmente, negli Angoli di questo lavoro che ho dedicato per vostra dimora e quella dei Vostri Intelletti .... affinché abbiate a firmare con qualche Carattere, Geroglifico, od altra figura di Fuoco, la convenzione che ho contratto con voi ... tale e quale come è tracciata nei cerchi … »


Così dunque, per tutte queste ragioni, Willermoz poteva trasmettere altre cose, sia in questa classe segreta dei Profès e dei Grandes-Profès, che nei bassi gradi dell'ordine dei Cohen. Ne aveva il Potere.
L'ha fatto? In una parola, è proprio nell'Ordine Interiore e nella sua classe segreta che si può ritrovare la reale ed autentica filiazione del vero Martinismo? Risponderemo di sì e ne daremo le nostre ragioni.
 


Innanzitutto, è certo che l'ordine Interiore, dei “Chevaliers Bienfaisants de la Cité Sainte”, non costituiva più in realtà un'organizzazione massonica.
Nel Rituale del 1778, come riportato sia da Doinel (alias Jean Kostka) in "Lucifero smascherato " (Paris 1895), che dai due manoscritti che abbiamo avuto l'opportunità di visionare e ricopiare, constatiamo che il titolo esatto è quello di “Chevaliers Bienfaisants de la Cité Sainte du Saint-Sépulcre de Jérusalem en Palesatine, Chevalier du Parfaict Silente, Silencieux Inconnu ".

Ritroviamo lì le due lettere fatidiche del Marinismo tradizionale: S.I.
Nel corso del Rituale, incontriamo questa frase strana:


«Il Velo dei Simboli andrà dunque a cadere per voi, e le ombre massoniche che vi circondavano spariranno anche esse. Arriverete infine a conoscere l'Ordine rispettabile che ha perpetuato così la sua esistenza segreta in seno alla Franco-Massoneria».


Questa frase esisteva già nel Rituale di ricevimento del "Cavaliere del Tempio" della Stretta Osservanza Templare.
Conservando questa filiazione, ma modificando il nome di questo grado, Willermoz dà a questo testo tutt’altro significato! Il Rituale è lo stesso, ma non è più l'Ordine del Tempio che perpetua la sua esistenza in seno alla Franco-massoneria, ma è quello degli Eletti-Cohen …

Questo Ordine non è massonico, poiché perpetua la sua esistenza, è (in seno alla Stretta Osservanza), cavalleresco. Con Willermoz, è cavalleresco (per la sua sorgente), ma iniziatico ed occultista per gli insegnamenti della sua Classe Segreta, che perpetua l'ordine degli Eletti-Cohen.
Nella stessa lettera al Principe di Hessen-Cassel, già citata, Willermoz riconosce che questo mezzo non è necessariamente e specificatamente massonico:

«In più, qualunque cosa esiste qui dopo nove a dieci anni una piccola società composta di quelli che ho ricevuto a diversi gradi nell'ordine che professo, il quale è conosciuto solamente da quelli che lo formano, muratori ed altri, incluso qualche fratello che è oggi Grande-Profès ... »

Questo carattere misto, (talvolta massonico, talvolta non massonico) dei "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte" è confermato da due alti dignitari del Rito scozzese Rettificato, ed uno di essi era il Dottor Camille Savoire, Grande Priore delle Gallie.

Non è più così adesso in quanto abbiamo l'opportunità di paragonare i Rituali, quelli dei 18° secolo e quelli della nostra epoca. Vi sono delle differenze considerevoli. E vi si cercherà vanamente un'eco del Marinismo originario, salvo forse, nei " Catechismi " dei gradi blu e verde.
Non vi si troveranno che la filiazione, regolare dal punto di vista amministrativo e di obbedienza, dei "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte", ma non c'è più nessuna traccia dei Profès e dei Grands-Profès.

Durante un colloquio tenutosi il 28 giugno 1946, il Dottor Wibaux il quale fu Gran Cancelliere di questo Ordine, ci dichiarò che aveva effettuato delle ricerche serie in questo campo e che aveva dovuto concludere:
a) che nessun dignitario del Rito Rettificato possedeva ai giorni nostri questo grado;
b) che esso era sparito qualche anno dopo la sua creazione
c) che non si trovarono mai Rituali della sua trasmissione, sempre che ne avesse mai avuti.

Questo prova che la Classe Segreta era veramente tale, e che i Rituali erano accuratamente raccolti alla morte dei depositari e che per di più, nella maggior parte dei casi se ne ignoravano i nomi.
È egualmente possibile che il carattere occultistico, mistico di questa Classe abbia incitato gli elementi più razionalisti dell'Ordine ordinario a sopprimerli poco a poco.
Pertanto, secondo Lagrèze che ce lo afferma oralmente, era tradizione in certi Capitoli, rilevare (il Preur dixit) il nuovo "Chevalier-Bienfaisant" dai suoi giuramenti puramente massonici … Egli non doveva rimanere assoggettato che alla sua promessa d’Ordine. E questo fatto ci fu confermato da Camille Savoire, Granl Priore delle Gallie.

Possiamo dunque così concludere :
1) costituendo, alla Convenzione di Lione 1778, l’Ordine dei "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte", (detto anche l’Ordine Interiore), Willermoz ha inteso perpetuare, con l'ordine della sua Classe Segreta, l'Ordine degli Eletti-Cohen che gli stava talmente a cuore da farlo rimanere tutta la sua vita fedele ai suoi misteriosi “Lavori”.
2) Se pur l’attuale Massoneria Scozzese Rettificata è in possesso, per via sia di obbedienza che massonica regolare, dei primi e del secondo grado di questo Ordine Interiore (Ecuyer-Novice e Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte), non ne ha conservato lo spirito (che era il Martinismo) né la lettera (che consisteva nei Lavori). In più, i suoi Rituali benché ritenuti conformi a quelli di 1778, non lo sono più in realtà. Per questo motivo sarebbe possibile contestargli una reale regolarità ….
3) Ordine iniziatico, di spirito Marinista, noi non siamo davanti ad una organizzazione unicamente e specificamente massonica, all'origine dell'Ordine Interiore.
4) Conclusione di ciò che precede, la Massoneria Rettificata non saprebbe prendere solamente ombra da ciò che esiste, all'infuori di lei, non solamente dalle filiazioni dei "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte", ma anche dalle filiazioni di coloro che proclamano unicamente un ritorno al Marinismo di Tradizione, vale a dire un Marinismo Operativo.
5) mutilata dei due gradi della sua Classe Segreta, quelli di Profès e di Grand-Profès, la Massoneria Rettificata non possiede più che un solo grado su tre nel suo Ordine Interiore. Ed il carattere di neutralità che ciò le dà non le permette più di poterli ristabilire, perché:

a) Un Profès ed un Grand-Profès è necessariamente l'affiliato che ha pronunciato dei voti in una qualsiasi religione. Ed all’origine, l'Ordine Interiore era esclusivamente aperto ai candidati che appartenevano ad uno dei rami diversi del Cristianesimo. La dottrina che era insegnata era in effetti quella di Origene. Ora, nella nostra epoca, la Massoneria Rettificata non trattiene, del Cristianesimo, che il suo aspetto umanitario e sociale, all'infuori di ogni mistica ed a maggior ragione dell’occultismo.
b) É dunque la Chiesa Gnostica che può, poiché detentrice incontestabile ed incontestata della “successione apostolica” che dà ai “Chevaliers-Bienfaisants” la possibilità di ristabilire questa Professione oggigiorno scomparsa.

Non pensiamo difatti che la chiesa latina, o un altra delle Chiese di Oriente, consentirebbero di trasmettere i poteri d’ordine (Esorcistato, Accolitato), necessari ai membri di una organizzazione martinista operativa … Ed ancora meno il potere di trasmissione di questi ....

Ora, nel lavoro di Probst-Biraben, (Dottore in lettere, professore onorario dell'università, egli medesimo "Chevalier-Bienfaisants de la Cité Sainte"), intitolato " I misteri dei Templari " noi leggiamo a pagina 12:
 

«Né dai Cristiani, né dai Mussulmani, un Ordine si poteva fondare senza “consacrazione” da parte di un personaggio qualificato, lui stesso consacrato per trasmissione di poteri dagli Apostoli o dai Profeti. Hugues de Payens e Geoffroy de Saint Omer, lo ricevettero del Patriarca Théoclétès, generato (per successione apostolica), da San Giovanni l'evangelista. Ciò che spiega in particolare il loro culto per San Giovanni e la dottrina Gioannita che erano réputati di avere professato….
Essi pronunciarono i tre voti di Obbedienza, Povertà e Castità quindi, davanti al prelato cattolico della città santa, Garimond, e prestarono allo stesso tempo giuramento di custodire le strade ininterrotte per i pellegrini, di difendere questi al tempo stesso dagli Infedeli e contro i predoni, numerosi nella Palestina del XII secolo... »
 

Pensiamo dunque che se la regolarità massonico amministrativa manca (e ciò si può ammetterlo facilmente), all'organizzazione martinista operativa moderna, ricreata nel 1943 possidente una esistenza legale ufficiale dal 1945 con il nome di  ORDINE DEGLI ELETTI - COHEN possiede almeno una filiazione iniziatica regolare ed incontestabile, che può provare, da J .B. Willermoz e prima di lui Martinez de Pasqually, per il canale dei "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte", ed ella possiede, in più, per i poteri d’ordine conferiti a certi dei suoi alti dignitari dalla Chiesa Gnostica, la possibilità di creare di nuovo dei Profès e dei Grand-Profès, cioè, più precisamente di ordinare, in virtù della successione apostolica, dei membri scelti, bene quanto quelli che lo furono nel 18° secolo, e di farne dei Teurgi, perché, non dimentichiamo, difatti, che questa successione unisce al tempo stesso il Sacerdozio secondo Melchissedec ed il Sacerdozio secondo Aarone.

E se, nel 18° secolo, il cambiamento di denominazione che il Convegno di Lione del 1778 fece subire ai "Cavalieri del Tempio" di Stretta Osservanza trasformandoli in "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte", imponendo loro una mistica segreta, estranea alla muratura ordinaria, non fece loro perdere la regolarità, si può ammettere allora che ne è parimenti per quelli di oggi.
Non fanno allora che effettuare un vero ritorno alla forma primitiva, un vero "pellegrinaggio alle sorgenti "...
 


Ora, sono vari i fatti che fin dall'origine del risveglio del 1943, vennero a confermare la validità ed il valore (se no la regolarità) di questa filiazione "Willermozista" in seno agli Eletti-Cohen così ricostituiti.


1) Che fu il Fratello Georges Lagrèze all'origine di questa rinascita dell'ordine. Ora, era:
a. "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte", membro del Gran Priorato delle Gallie, (fotografia della sua patente esiste nei nostri archivi);
b. Cavaliere del Tempio, (Rito Priméval Suédois), membro della Grand Loggia della Danimarca;
c. Réau-croix della filiazione affermata da J. Bricaud, e che è sfortunatamente dubbia, così come noi l'abbiamo spiegata nel nostro precitato volantino;
d. Réaux-croix d’Oriente, questo Ordine che sarebbe stato alla genesi degli Eletti-Cohen del 18° secolo e della Compagnia dei Filosofi Sconosciuti della stessa epoca.


2) Il Dottor Camille Savoire, Gran-priore delle Gallie, Priore dei Cavalieri della Città Santa" per la Francia, accetta, nel 1943, fin dal risorgere dell'Ordine degli Eletti-Cohen, la carica di Grande-Maestro onorario di questo Ordine. Alla sua morte, il diploma che attesta questa carica fu, assieme alle sue altre Carte e Patenti massoniche, depositato agli archivi del Supremo Consiglio del Rito Scozzese, presso la Gran Loggia di Francia.
 

3) Lo stesso Dottor Savoire, appena ebbe appreso da Lagrèze del risveglio dei Cohen e l'utilizzazione (particolarmente) della filiazione dei "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte", ci chiese di non commettere imprudenze (eravamo allora sotto l'occupazione Tedesca ed il Governo di Vichy), aggiungendo " Dopo la guerra vi regolarizzerò... " Approvava così il nostro "armamento” da parte di Lagrèze.
 

4) La prova di questo ultimo punto è stabilita comodamente se si ricorda che accettò di apparire nella dichiarazione ufficiale dell'Ordine degli Eletti-Cohen, fatta alla questura di Parigi all'Ufficio delle Associazioni, alla fine del 1944 in quanto Gran Maestro Onorario, e che controfirmò la nostra nomina da parte di Lagrèze, da Sostituto Grande-Maestro dell'Ordine.
 

5) Ci tenne, in seguito, a costituire egli stesso, assistito da altri due “Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte”, nel Febbraio 1945 una Loggia Scozzese Rettificata, denominata “L’Arca dell’Alleanza”, Loggia di San Giovani che doveva servire di base ai gradi blu dell'Ordine degli Eletti-Cohen. Ne nominò gli Ufficiali "ad vitam” e ci designò così come Venerabile a vita della detta Loggia.
 

6) accettò la carica di Venerabile Onorario di questa stessa Loggia ed assisté a tutte le tornate del 1945 in tale qualità. La sua fascia di Venerabile Onorario (blu pallido bordato d’argento), gli fu offerta dall’Officina, e deve trovarsi attualmente, assieme agli altri ricordi di questo illustre Muratore, presso gli archivi della Gran Loggia di Francia.

Di tutte queste cose, rimangono delle testimonianze manoscritte documenti ufficiali ed indiscutibili, senza per ciò omettere quelle orali dei superstiti di questa epoca, che hanno anche esse ancora il loro valore.

Per tutti questi motivi l'Ordine degli Eletti-Cohen così risvegliato si ritiene autorizzato a rivendicare anche egli, e senza per ciò negarla agli altri rami di spirito differente, la filiazione misteriosa che Jean-Baptiste Willermoz aveva voluto ed era riuscito ad includere nell'Ordine Interiore dei “Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte”
Così, allo stesso titolo di quello attribuito a Louis-Claude de Saint-Martin, ed analizzato in altro lavoro " Il Martinismo".

Testo redatto il 2 ottobre 1958, anniversario del secondo centenario della fondazione dell'Ordine degli Eletti-Cohen da don Martinez de Pasqualy e secondo giorno dopo quello della sua morte a Santo-Domingo.

ln Memoriam
" Requiem aeternam dona ei Domine,
" Et lux perpetua luceat ei...”

AURIFER
 


OSSERVAZIONI


La Franco Massoneria moderna ha voluto ritirare al "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte" ogni carattere iniziatico, occultista e mistico per farne un semplice dignitario massonico, ed esclusivamente massonico.
Abbiamo visto peraltro che questo punto di vista esclusivo è errato e che il "Chevalier-Bienfaisant de la Cité Sainte" non è obbligatoriamente e necessariamente un massone.
Tuttavia, e per precisare ulteriormente il carattere nebuloso e male definito di questo grado nella Franco Massoneria, ci limiteremo a citare il Fratello Roesgen, membro del "Direttorio Scozzese Rettificato" del Gran Priorato di Ginevra che ci dice questo in una piccola nota

«Per i contratti già anticamente intercorsi con altri Regimi Capitolari, è ammesso che li “Maestro Scozzese di Sant Andrea” equivalente, per coloro che sono stati iniziati, al 18° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato (cioè “Cavaliere Rose-Croix "…), i “Ecuyers Novices” al 30° grado (cioè "Cavaliere Kadosch "), ed i "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte" al 33° grado (“Sovrano Grande Ispettore Generale”), e reciprocamente.
Tuttavia, questi sono i costumi di pura convenienza, destinati a facilitare gli iniziati dei due Riti nelle visite che sono sempre desiderabili ed apprezzabili
».

Ogni commentario indebolirebbe questo collocamento al punto autorizzato.


DEI RAPPORTI STORICI TRA L’ORDINE DEGLI ELETTI-COHENS E L'ORDINE DEL TEMPIO

Crediamo di avere stabilito storicamente i rapporti storici e sul piano di perpetuazione che unisce l'Ordine del Tempio e quello detto di Sant-Andrea del Cardo, in Scozia, nel nostro lavoro "Templari e Rosa + Croce” (vedere particolarmente le pagine da 13 a 35).
Ora, la sola filiazione al tempo stesso massonico ed iniziatico che Martinez de Pasqually porterà avanti, durante la sua vita è quella di "Maestro Scozzese di Sant-Andrea", in virtù di una patente ereditaria emessa da Carlo II a suo padre. Si troverà il testo della sua lettera alla Gran Loggia di Francia, in data del 26 marzo 1765 in questa stessa opera a pagina 54.
Così non si saprebbe negare una rapporto evidente, stabilito dall'inizio dell’attività dell'Ordine dei Cohen, col misterioso Ordine del Tempio, che il primo sembra avere perpetuato, perlomeno nel suo programma, misticamente trasposto:
a) difesa della Città Santa di Gerusalemme, (celeste e terrestre);
b) protezione di coloro che camminano verso lei;
c) combattimento contro gli Infedeli (Visibili ed invisibili).
 


 

Nel volantino dedicato al “Martinismo Contemporaneo ed alle sue vere origini”, nel capitolo III, dedicato al gruppo di Lione ed alla sua vera filiazione, abbiamo messo appunto una leggenda che voleva che il Martinismo si fosse perpetuato a Lione per il canale dei "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte", generati da Willermoz attraverso Antoine Pont, "i fratelli Bergeron e Breban-Salomone" (nomi presentati dalla “Notice Historique sur le Martinisme", pubblicato dal gruppo di Lione nel 1934 e di cui la prima edizione era firmata da Jean Bricaud).

Abbiamo dimostrato l'impossibilità storica di questa filiazione miracolosa. Aggiungeremo qui semplicemente un ultimo argomento, ritrovato per caso, riclassificando dei vecchi documenti nei nostri archivi personali.
Antoine Pont ha trasmesso la filiazione di suo zio Willermoz? ripetiamo di nuovo: NO.
Otto anni dopo la morte di Willermoz, Antoine Pont scriveva questo in una lettera dell’8 dicembre 1832, inviata ad un suo cugino:


«Seguii il suo consiglio e verso il 1795 fui iniziato. Come voi, senza dubbio, carissimo fratello, credevo che al seguente grado avrei trovato la perla promessa! Come tanti altri, io mi trovai al termine senza aver scoperto questo gioiello …».


Non si dimenticherà che Willermoz non gli affidò i suoi archivi che dopo le reticenze di Antoine Pont che li accettò solamente all’unica condizione di decidere egli stesso poi, liberamente, se doveva conservarli, trasmetterli o distruggerli. (vedere il lavoro di Alice Joly: "Un mistico Lyonese ed i segreti della Franco Massoneria” pagina 325).
Ora, tra i documenti che ci ha trasmesso prima del suo decesso il Dr. Camille Savoire, Grand Priore delle Gallie, figura una copia autentica del brevetto di Costituzione del suddetto Priorato, rilasciato dal Gran Priorato Elvetico. In questo documento è detto che è nel 1828 cioè quattro anni dopo la morte di Willermoz, il Rito Scozzese Rettificato, ed il suo Ordine Interiore dei "Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte" per Lione, capitale della "Provincia della Borgogna" dell'ordine, cessò definitivamente i suoi lavori:
 

«Dato che con atto del 2 agosto 1828, il Capitolo Provinciale di Borgogna, quinta Provincia dell'Ordine, denunciando al Grand Priorato Indipendente di Elvezia la cassazione di suoi lavori gli conferiva ogni suo potere.
Visto che, in data del 29 marzo 1830, il Capitolo Provinciale di Ginevra, per Patente speciale, emessa dalla Provincia dell'Auvergne, terza provincia dell'Ordine, messa a sua volta in sonno, acquistò il diritto di costituire dei circoli del suo Rito, in luogo e al posto della detta Provincia dell'Auvergne…
»

(Carta costitutiva per l'installazione della Prefettura di Parigi, sotto l'egida del Gran Priorato di Elvezia, lettera-patente per il Risveglio del Rito Scozzese Rettificato in Francia, quinto e sesto paragrafo, in data del 20/23 marzo 1935).


Così, in Francia, dal 1828 al 1830 o nei sei anni che seguirono la morte di Willermoz, i “Chevaliers-Bienfaisants de la Cité Sainte” cessarono i loro lavori e depositarono i loro archivi!
Come immaginare un Antoine Pont che continua a perpetuare ciò che aveva ricevuto da suo zio, allo stesso tempo abbandonando nelle mani di stranieri gli archivi che ne provavano i suoi poteri ? ….
Pertanto, pensiamo di avere apportato una prova storica della nullità della filiazione portata avanti dalla tradizione Lionese.
 

 

 

 

1. Corrispondenze parzialmente riprodotte in VAN RIJNBERK - Un thaumaturge au XVIIe siècle - Martinez de Pasqually - Lucien Raclet, 37, Saint-Vincent, Lyon - T.1
2. Idem
3. Eletto Cohen e Réau+Croix del Tempio di Bordeaux.
4. Antoine FAIVRE - Un martinezista cattolico: l'abate Pierre Fournié (primo articolo) In: Rivista della storia delle religioni, tomo 172 n°1, 1967. pp. 33-73.
5. MICHEL TAILLEFER - La Massoneria di Tolosa sotto il vecchio Regime e la Rivoluzione 1741-1799

6. Louis-Claude De Saint-Martin, Letterr a Del Borgo (1776-1785), pubblicate da Robert Amadou - L'Initiation, Parigi 1977.
7. Ci si potrà riferire per maggiori notizie all'eccellente articolo: Ritratti di canonichessa, coi nuovi documenti sull'agente Sconosciuto 1 parte - FRANÇOISE HUDIDIER in Renaissance Traditionnelle N°48-Ottobre 1981. p 258-Tomo XII.
8. Lettera di Perisse du Luc a Willermoz del 23 marzo 17890 - BML Ms5430.
9. Vedere l'abbondante corrispondenza del 1821 tra Willermoz e Turkheim.

10. Louis-Claude De Saint-Martin, Lettere a Du Bourg (1776-1785), pubblicate da Robert Amadou - L'Iniziazion, Parigi 1977.
11. PAPUS, Louis-Claude De Saint-Martin. La sua vita. Il suo via teurgica. I suoi lavori. La sua opera. I suoi discepoli. Ed Chacornac-Parigi, 1909 e Demeter-Parigi, 1988.
12. Vecchi archivi Villaréal. B. (Las Casas) III.
13. Corrispondenze inedite di Louis-Claude De Saint-Martin detto il Filosofo sconosciuto e Kirchberger, barone di Libisdorf, lavoro raccolto e pubblicato da L. SCHAUER ed A. CHUQUET, Parigi, Dentu, 1862.
14. PAPUS, OP. cit.
15. Lettera del 8 dicembre 1832 inviata al nipote di Willermoz - Archivi della Città di Lione
16. Rito importato dal Marchese Chefdebien d’Aigrefeuille e di cui la Loggia Madre dei Philadelfi di Narbonne fu il faro fin dal 1779.
17. Benjamin FABRE, Un Iniziato delle Società Segrete superiori «Franciscus, Eques a Capite Galeato» 1753-1814, Archè Milano, 2003.
18. Idem.

19. Bml Ms 5474 pubblicato in VAN RIJNBERK - Un taumaturgo del XVIIe secolo - Martinez de Pasqually - Lucien Raclet, 37, Saint-Vincent, Lione
20. Statui generali del 1768-BML Ms5474, Capitolo 3-Art 1: Del Sovrano
21. VAN RIJNBERK- Un thaumaturge au XVIIe siècle - Martinez de Pasqually - Lucien Raclet, 37, quai Saint-Vincent, Lyon – T.1
22. B. FABRE, Un Initié des Sociétés secrètes supérieures, Franciscus, Eques a Capite Galeato, 1753-1814. Paris, La Renaissance française, 1913.
23. Statuti generali del 1768-BML Ms5474, Capitolo 3 - Art 3: Del Sostituto

24. I rituali completi del Rito Scozzese Rettificato si trovano in questo stesso sito.


 

In Archivio sullo stesso soggetto presenti anche:

  Martinismo e Martinezismo Martinezismo Willermozismo La Massoneria Speculativa

De Pasqually e l'Esoterismo Massonico Louis-Claude de Saint Martin Gli Eletti Coen

La Massoneria Occultista nel secolo XVIII° e l'Ordine degli Eletti Cohen

 

 

 

 

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