Come suono, Aïn è simile al Waw, ma in senso volgare e deformato. Il geroglifico di questa lettera (nella figura grande al punto 31) è composto da due Waw agenti in un punto e la rivelazione che ne scaturisce è disarmonica, falsata (linea diagonale fuori dall'asse dell'influenza di queste due forze); perciò essa determina il vuoto o il nulla. Così Aïn è il segno di tutto ciò che è vacuo, perverso. I Waw che compongono questa lettera, hanno, quindi, la necessità di studiarsi privi del loro legame con la parte superiore e sono quindi puramente materiali. Ecco perché essi, agendo in modo disordinato come legami di cose, esprimono invece la rottura, la separazione e la loro influenza è discorde. Ciò avviene in quanto il punto sul quale le loro forze di direzione opposta convergono subisce un movimento disordinato e disarmonico. Nell'Arcano XVI «La Ruina» al quale si riferisce la lettera Aïn, si vedono precipitare dalla Torre colpita dalla folgore, degli uomini, e uno di essi, nella sua caduta, riproduce esattamente nella posizione raffigurata, il geroglifico che costituisce il carattere ebraico.

Il segno Tzadé (nella figura grande al punto 32) che in apparenza è simile a quello di Aïn, è invece costruito in modo diverso. Il suono sibilante di questa lettera si avvicina a quello di Samesch e il geroglifico che la rappresenta è ancora un serpente ritto sulla coda e pronto a lanciarsi per mordere, ma nella rappresentazione simbolica viene arrestato nel suo scatto dalla freccia (Waw) scoccata dall'uomo, (nella figura grande al punto 33) Così questa lettera rappresenta un movimento dannoso, pronto a scatenarsi, ma che può essere arrestato dall'uomo prudente e consapevole.

L'arcano XVIII, che vi corrisponde, è quello del «Crepuscolo» gravido di pericoli che l'uomo prevenuto può evitare e superare. In questo Arcano, la lettera Tzadé è la stilizzazione del segno del Cancro raffigurato in primo piano.

 

Abbiamo brevemente riassunto la costruzione architettonica delle lettere ebraiche, conoscenza questa indispensabile per comprendere il significato completo di ciascun segno, poiché nella struttura geroglifica delle parti che lo compongono sono simbolicamente rappresentate le Forze creatrici agenti nel cosmo.

Il Sépher Yetzirah mostra la possibilità per l'Iniziato di comporre delle combinazioni di queste forze, vale a dire: «di una lettera con tutte e tutte con una, due lettere con tutte e tutte con due ecc.» (20) Così, valendosi della regola della trasposizione enunciata nello stesso Libro (21), l'Adepto potrà realmente constatare che: «Due pietre costruiscono sei case, quattro pietre costruiscono ventiquattro case, cinque pietre costruiscono centoventi case, ecc.»

Concludiamo questo studio trascrivendo un brano di una lettera di Eliphas Levi diretta a un suo discepolo, M. Montaut, nella quale il grande cabalista del secolo scorso rivela ciò che pensava in merito all'argomento svolto:

«I 10 numeri, le 22 lettere dell'alfabeto e i 4 segni elementari astronomici delle stagioni sono il compendio, il riassunto di tutta la Qabalah.

«Le 22 lettere e i 10 numeri danno le 32 vie della Sapienza del Sépher Yetzirah, i 4 danno la Mercabah e i Semamphoras (22).

«I 4 segni elementari e astronomici sono le 4 forme della Sfinge e i 4 animai di Ezechiele e di san Giovanni.

«É semplice come un giuoco di fanciulli e complicato come i più ardui problemi di matematica pura.

«É meraviglioso e profondo come la Verità e la Natura...»

Se ben compresa, la Qabalah afferma non solo l'Unità di Dio, ma anche la sua onnipotenza e la sua perpetua attività. Dio esiste dovunque, nelle ideazioni più immateriali come pure nella più lontana galassia e nell'uomo. Non è questo un concetto panteistico poiché ogni manifestazione non è che l'espressione di una forza costituente uno degli aspetti dell'unica Forza esistente nella realtà, come la rivoluzione dei pianeti intorno al sole, la caduta dei gravi, la coesione molecolare non sono che tre aspetti della più grande Legge dell'attrazione universale.

Dio solo può emanare da sé stesso e formare le cose molteplici senza frazionare la sua Unità e quindi decadere. All'uomo manca quella capacità d'espansione non contraddicente al principio dell'Unità, implicitamente affermata nella manifestazione Divina dei dieci Séphiroth.

L'Iniziato può agire sulle emanazioni già formate e comporne altre più complesse, ma non crearne delle nuove.

La Catena non si è mai interrotta; Colui che sa può, in un certo senso, creare, ma non aggiungere un altro segno ai ventidue che Dio ha posto quale fondamento.

Ventidue sono i segni, secondo la Qabalah, perché tali li ha tracciati Dio. Entro questi limiti e non oltre potrà fare tutto l'Adepto che ha percorso le trentadue Vie della Saggezza e varcato le soglie delle cinquanta Porte dell'Intelligenza.

 

 

20. Op. cit. C. II y 5

21. Op. cit C. IV y 15

22. I 4 Elementi che danno la Mercabah e i Semamphoras devono intendersi le 4 lettere che compongono il «Nome Ineffabile». Disposte in un triangolo equilatero, avremo con i corrispondenti valori numerici:

Y             =              10      = 10

HY           =           5+10     = 15

WHY        =       6+5+10     = 21

HWHY      =   5+6+5+10     = 26

                       TOTALE     = 72

 

 

Architettura delle Lettere Ebraiche Gruppo della Waw Gruppo della Daleth

  Gruppo della Beth Gruppo della Ka La Lettera Samesch Le Lettere Resh e Lamed

Le Lettere Aïn e Tzadé