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"Il Chasidismo Polacco"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

LO CHASIDISMO POLACCO

 

Senza la Qabalah luriana e senza il Sabbatianesimo, probabilmente il Chasidismo del XVIII secolo non sarebbe sorto.

Del Chasidismo, gli studiosi ed in genere gli uomini di cultura hanno oggi una certa conoscenza.

Il termine chasid significa pio e spesso gli israeliti, come popolo del Signore hanno voluto denominarsi con tale appellativo.

I chasidim, come sappiamo e come abbiamo visto nelle note sul Chasidismo tedesco nel medioevo, fanno parlare di se già prima della distruzione del Tempio, per la loro devozione, per lo studio e soprattutto per il loro attaccamento incondizionato alla Thorah. Ma i chasidim del secolo XVIII hanno un’intonazione ben diversa, e non hanno nulla a che fare con i vari chasidim, spesso apparsi nella storia, non solo d’Israele. Questi dei quali stiamo parlando, sono in aperta rottura con la religione ufficiale, istituzionale, vale a dire con l’ebraismo tradizionale ortodosso, proprio dei rabbini. Tale posizione di scontro è facilmente rilevabile se si pensa alla famosa dichiarazione del massimo esponente del Chasidismo Yisrael ben Eliezer, chiamato Baal-Shem Tov (signore dal buon nome), il quale per l’appunto ebbe a dire: "I rabbini sono così occupati nello studio della Thorah, che non hanno tempo di pensare a Dio."

Questa frase pittoresca può considerarsi, veramente, l’emblema del movimento. In essa è contenuta, implicitamente tutta la storia del Chasidismo.

Il Chasidismo, dunque, nasce in Polonia, nel XVIII secolo, ove particolarmente infieriva l’odio contro gli Ebrei, spesso accusati d’omicidio rituale. La guerra dei trent’anni, terminata nel 1648, con la pace di Westfalia aveva conchiuso politicamente la lotta fra cattolici e protestanti, ma aveva lasciato dietro di se un’Europa travagliata e misera. Gli Ebrei polacchi cercarono di reagire e di risollevarsi dalle tristi condizioni in cui versavano, tuttavia, nel settecento li troviamo nella più squallida miseria, a causa delle restrizioni imposte dalla borghesia cristiana al commercio ebraico.

In questo clima, come l’espulsione dalla Spagna aveva prodotto la Qabalah di Luria, così la miseria delle masse provoca il Chasidismo.

Esso, come si è accennato è un po’ la risultante della Qabalah luriana e del Sabbatianesimo.

È vero che il Chasidismo può considerarsi moto spontaneo, che non offre alcuna novità sul piano della dottrina, ma è vero anche che, per suo tramite le masse vennero in contatto con il mondo esoterico della Qabalah, nonostante tutto, ancora riservato ad una stretta cerchia d’iniziati.

Chiarire come le idee mistiche passano al popolo, significa individuare non solo la genesi ma i motivi fondamentali del movimento chasidico.

Infatti, se consideriamo che fino al Chasidismo la concezione escatologica aveva posto l’accento su una redenzione con carattere universale (il Tiqqun abbraccia il cosmo e tutta l’umanità) e che ora invece si afferma che la restaurazione è qualcosa di personale e non collettivo, abbiamo già fissato la prima grande linea di demarcazione.

L’uomo, sintesi della creazione, è il nuovo valore, quindi le idee mistiche, i concetti Cabalistici sono da reputare vuoti e insignificanti se non si immanentizzano nella vita individuale. La via è quindi individuale, mistica e psicologica.

Inoltre dalla considerazione che nulla vi è che sia privo della divina presenza, tanto che senza di essa le cose tornerebbero al nulla, scaturisce il motivo dominante del Chasidismo: l’immanenza di Dio.

L’immanenza di Dio e la scoperta di una via personale per giungere a Lui, sono gli aspetti fondamentali del movimento.

Ma l’immanenza di Dio nel mondo non si coglie per via ordinaria, in altre parole per mezzo dell’intelletto e della ragione, bensì per via straordinaria, mediante un atto mistico che gli asceti chiamano "risveglio". Di conseguenza la cultura e lo studio non servono a nulla, sono un ingombro inutile, che non ci può portare a Dio. I ricchi e gli uomini colti sono messi dai Chasidim sullo stesso piano: entrambi non potranno arrivare all’esperienza del risveglio. L’unione col divino si raggiunge attraverso una via del tutto personale; un metodo eguale per tutti non esiste.

L’immanenza divina reca naturalmente un gaudio indescrivibile e il chasid serve Dio attraverso la delizia; tutto deve essere pervaso da un’intima gioia. I chasidim con il loro Zaddiq (giusto), arrivano a ballare secondo determinati ritmi. Non c’è posto quindi per la tristezza. Si va sempre più delineando il carattere antidottrinale ed antintellettualistico del Chasidismo. Per lui il sapere non conta, e neppure la conoscenza della Thorah; ciò che ha valore è la fede, l’entusiasmo, la gioia. La cultura, la conoscenza della Thorah la posseggono i rabbini, ma essi non entrano in comunione con Dio e quindi non sono religiosi. I veri religiosi sono i chasidim, divenuti la Thorah vivente. Ora la Thorah non è più al vertice; ma vi sta lo Zaddiq, la personificazione della Thorah, il medium della rivelazione.

L’infinita immanenza divina, porta ad un’infinita sorgente di rivelazione. Se Dio è in tutto, l’uomo ed ogni cosa parlano di Dio. Come la rivelazione è perenne così il processo creativo.

L’esperienza del risveglio, dunque, provoca un’energia creativa, che abbatte radicalmente gli antichi valori. Attraverso quest’esperienza, si scopre la vera via che porta a Dio: la via grande, la via dell’entusiasmo e del sentimento, mediante la quale lo Zaddiq si unisce ai mondi superiori.

Ma come avviene questo risveglio? Il primo passo è l’umiltà; senza di essa non si giunge al risveglio, ma si resta nelle tenebre della cultura. Il secondo è la preghiera: l’essenza di essa non è di essere petizione, ma di aderire a Dio, di produrre il senso dell’unione, in cui si perde la coscienza di avere un’esistenza separata e l’uomo ritrova se stesso nell’essere eterno di Dio.

Come si è accennato il padre del Chasidismo fu Israel Baal Schem Tov, che fu il rebbe per eccellenza. I rabbini del Chasidismo, infatti, sono denominati rebbes; essi possiedono il segreto della vita, la quale si oppone drasticamente alla sapienza rabbinica. La funzione dei rebbes consiste principalmente nell’operare miracoli.

Quanto detto corrisponde esattamente al personaggio, così come la storia, spesso unita alla leggenda e alla saga popolare, lo ha tramandato. Il Baal non scrisse nulla, ma tutte le sue parole furono gelosamente custodite e ricordate. La sua vita fu un perfetto riflesso delle sue idee, e i suoi insegnamenti (molto spesso anche di Qabalah pratica) fecero presto una grande presa sulle masse ed il movimento dilagò nel Paese, tranne al sud dove, data la salda tradizione culturale, gli ebrei rimasero fedeli al rabbinismo ortodosso, che altrove era stato esautorato dai Zaddiqqim, divenuti il centro della vita religiosa e sociale del popolo.

Per l’opposizione del Chasidismo al rabbinismo ortodosso, la conseguente scomunica dei rabbini contro il movimento era inevitabile.

Il popolo avrebbe ceduto di fronte al Chasidismo se la corrente non si fosse arrestata a causa della potente figura di Elia di Vilna, chiamato Gaon (pozzo di scienza).

Perfetto talmudista e profondo conoscitore della letteratura rabbinica e cabalista, apparteneva all’aristocrazia dell’intelletto, e quindi, con autorità, sostenne che il Chasidismo abbatteva la sapienza, la dignità, la tradizione della religione ebraica ed era quindi da considerare un’eresia.

Nel 1772 il Gaon fece riunire a Vilna un consiglio rabbinico per scomunicare la setta, ma il movimento continuò ad espandersi segretamente e seriamente minacciò una scissione nell’ebraismo.

Abbiamo innanzi accennato che il Chasidismo, come pensiero Cabalistico non è originale, ma va fatta almeno un’unica grande eccezione che riguarda il Rabbi Schneur Zalman di Liadi, il quale avendo ricevuto una completa istruzione rabbinica prima di aderire al Chasidismo, fu in grado di valutare gli atteggiamenti delle due fazioni opposte e quindi tentò di edificare quasi un nuovo sistema Cabalistico, che nasceva dalla sintesi del Chasidismo classico con la dottrina luriana: il cosiddetto Chasidismo HaBaD. Il nome della Scuola è un acrostico formato dalle lettere iniziali delle parole "H’ocmâ" (saggezza), "Binâ" (comprensione) e "Daath" (conoscenza), le prime tre delle dieci Sephiroth, che Schneur Zalman mise a fondamento del suo Chasidismo, che sostanzialmente rappresenta la corrente intellettuale del movimento e che rivolge l’attenzione non più all’aspetto teosofico della mistica, ma a quello psicologico.

Tutti i segreti della divinità, dei suoi vari aspetti e dei mondi infiniti sono, infatti, presentati come psicologia mistica.

Scendendo nelle profondità del suo stesso essere l’uomo attraversa tutte le dimensioni, abbatte le barriere che separano mondo da mondo, sfera da sfera e in se stesso trascende i limiti dell’essere creato e senza mai uscire da se accede al mondo superiore per scoprirlo e finalmente per scoprire che Dio è "tutto in tutto" e che non vi è nulla "al di fuori di Lui".

La Qabalah così, per il teorico della Scuola Habad, diventa uno strumento di approfondimento psicologico e di analisi di se stesso.

A chiusura di queste note sull’evoluzione storica della Qabalah dobbiamo dire che manca forse un capitolo, quello finale relativo alla Qabalah, diciamo così, "moderna", quella che arriva fino a noi e che i suoi autori stanno ancora scrivendo.

I più sostengono che di pensatori originali non ne sono esistiti molti in questi ultimi secoli e gli sforzi degli studiosi si sono diretti verso il proseguimento della via emersa attraverso l’evoluzione della Qabalah, dallo Zohar ad Isaac Luria, cercando anche di limitare la diffusione della Qabalah, per restituirle la sua posizione d’insegnamento esoterico limitato a pochi.

C’è da osservare che la produzione letteraria è stata comunque vastissima, e solo una piccola parte ne è stata stampata, il che probabilmente non ci mette nelle condizioni migliori per tracciare una sia pur sommaria storia che non faccia torto a nessuno dei numerosi autori anche italiani.

Per approfondimenti sul Chasidismo polacco visita in questa stessa sezione: