Con le parole dello Zohar che abbiamo innanzi riportato, siamo per così dire "a destinazione"; ma prima di strada da percorrere ci sembra che ce ne sia parecchia.
Ora, per poter avvicinare la problematica che ci occupa, avendo parlato di "sacralizzazione dell'eros", probabilmente dobbiamo prendere le mosse dallo studio e dalla verifica dell'esistenza di un rapporto tra sesso e religione, nella tradizione ebraica, e risalire, poi, ad una maggiore "spiritualizzazione", che può essere stata, talora, velata o distorta. Pertanto, con questa parte del nostro studio, entreremo nella Sinagoga per individuare, esplorare e comprendere la relazione suddetta.

IL PATTO

El Shaddai era il Dio dei primi Ebrei. Era severo ed implacabile, inavvicinabile anche dai suoi Profeti. Non si poteva vedere il suo volto e vivere. Era il Signore degli eserciti ed il Dio della vendetta, che puniva nei figli i peccati dei padri. Era il Dio della potenza che trattava con l'uomo in maniera possente e non lasciava posto all'amore. Tuttavia stipula un patto, sigillato nel sangue della circoncisione, con quell'uomo ché abbandona il culto dei padri, esce dal paese dei Caldei per andare ad abitare in Cannan, e crede nella Promessa: "Farò uscire da te una grande nazione, ti benedirò, farò grande il tuo nome" (Genesi 12, 1).
Il patto, dunque, costituisce un elemento chiave della vita religiosa del popolo eletto.
Esso è un accordo cui giunse il Creatore del mondo con un essere vivente in questo: Abramo. Il Creatore accettò di essere il Dio di Abramo e gli concedette di arricchirsi e moltiplicarsi. L'uomo doveva chinarsi umilmente dinanzi al suo Dio e fare ciò con entusiasmo. Il patto si estendeva all'infinito e le sue clausole aumentarono col trascorrere del tempo. Dio doveva liberare i figli di Abramo dalla servitù in Egitto, conquistare per essi Canaan, e dar loro la benedizione dei frutti della terra, come pure proteggerli contro i nemici. I figli di Abramo dovevano seguire la parola di Dio sul Sinai, come ordine e Legge, e vivere da quel momento, in comune accordo. Il Dio dell'universo dava inizio ad una particolare relazione con un popolo unico sulla terra.
I mistici Ebrei, concepiranno tale relazione come una forma di matrimonio mistico tra l'Essere divino ed il suo Popolo Eletto sulla base della Legge, il Verbo che era prima che il mondo fosse creato. In via abbastanza appropriata, il patto venne sigillato con il sangue di Abramo, spillato dalla fonte della vita. "Questo è il mio patto ché tu manterrai, tra me e te e il tuo seme dopo di te: ogni maschio tra di voi sarà circonciso .... nella carne del prepuzio; ed esso sarà un segno del patto tra me e voi... il maschio non circonciso così, non apparterrà al mio popolo; egli avrà infranto il mio patto." (Gen. 17)
Questo era secoli fa. Da allora il mondo è mutato parecchie volte e con esso perfino il concetto di Dio.
Il Signore d'Israele, infatti, divenne il Dio dell'umanità. La sua sede non fu più una zona privata dei sacerdoti di Abramo, ma una casa di culto per tutti i popoli. Così pure le sue preferenze subirono un mutamento. Giunse al disprezzo della lode. Non voleva più che si portassero sacrifici di vitelli ed agnelli. Non si interessò più alla carne dei suoi fedeli, ma ai moti delle loro anime. Tuttavia il patto viene mantenuto sino a tutt'oggi. Un Ebreo può non frequentare la Sinagoga. Può anche non pregare per nulla. Può radersi, mangiare maiale e fumare di sabato. Sarà un Ebreo peccatore, ma un Ebreo comunque. A ogni modo, se non è circonciso, egli ha infranto il patto "e non appartiene al suo popolo". Gli si rifiuterà persino la tumulazione nel cimitero ebraico.
Nella maggior parte dei casi, anche l'Ebreo non credente rispetterà il patto. Può trattarsi di un libero pensatore o di un agnostico. Può essersi estraniato dalla vita religiosa del suo popolo, quasi dimenticando i precetti e le abitudini della sua fede. Tuttavia farà circoncidere i suoi figli maschi. Assai probabilmente darà un senso razionale alla sua osservazione del rito. Potrà farlo per non addolorare il padre o la madre o lo zio credenti; lo farà per amore dei rapporti familiari, o per motivi puramente igienici. Ma in fondo egli rispetta il rito perchè non ha il coraggio di infrangere il patto. Tutte le sue scuse sono soltanto tentativi di razionalizzare un atto che richiede una partecipazione emotiva.
Tutti gli Ebrei, dunque, quando nasce loro un figlio maschio, all'ottavo giorno di vita del bambino, compiono il "bris". Anche se il bambino nasce già circonciso, si deve fare una qualche incisione, in modo da fare uscire il sangue, perchè nel sangue di quest'organo è stato il patto tra Israele e JHVH.
Se possibile - come ad ogni altra importante cerimonia religiosa - ci sarà un "minyan", (= numero) cioè il "quorum" minimo di dieci uomini prescritto per la preghiera comune.
È dovere del padre compiere l'operazione, ma egli fa suo agente il "mohel" di professione, in questo atto.
Il bambino, sdraiato sul cuscino, viene condotto dalla stanza della madre a quella dove avrà luogo il "bris". Lo fanno passare da una persona all'altra, onore concesso a pochi prescelti. Se accade che ci sia tra gli ospiti una coppia di futuri sposi, essi vengono onorati in modo speciale, ed il bambino viene affidato a loro o a un componente diretto della famiglia, per essere deposto sulla sedia di Elia. Questa è una comune sedia di casa, sulla quale è posto un cuscino coperto da un lenzuolo bianco. Si immagina che sia la sedia riservata al profeta Elia, il quale con la sua animosa lotta contro i servitori di Baal, si è guadagnata la dignità di essere simbolicamente l'ospite d'onore ad ogni circoncisione.
Il bambino viene lasciato al "sandak" il quale, seduto su una sedia rialzata, trattiene il piccolo sul cuscino. Egli è l'equivalente ebraico del padrino cristiano, ed altrettanto grande è il suo onore. L'operazione dura soltanto pochi attimi. Il sangue viene subito fermato ed in breve si tranquillizza il bambino. Il padre prega: "Benedetto Tu sei o Signore nostro Dio, re dell'universo, ché ci hai santificato con i tuoi comandamenti e ci hai ordinato di farlo partecipare al patto di Abramo, nostro padre." Seguono alle preghiere libagioni di vino sacramentale. Il "mohel" lascia cadere una o due gocce di vino nella bocca del bimbo, ripetendo nel fare ciò un passo della Scrittura: "E sono passato vicino a te, e ti ho veduto rotolarti nel sangue ed ho detto: nel tuo sangue tu vivrai, nel tuo sangue vivrai".
La cerimonia è seguita da una festa di proporzioni varianti a seconda dei mezzi della famiglia e degli usi del luogo. Uomini, donne e fanciulli, sono presenti alla festa, ma le bambine, di solito, vengono trattenute fuori della stanza finché l'operazione non è compiuta. E così viene stabilito il patto tra il dio d'Israele ed il figlio di Abramo. È una occasione solenne durante la quale l'Ebreo credente cerca di sondare il grande mistero della sua razza, l'intimo rapporto tra il padre Abramo ed il Dio dell'universo.

 

- Indice della Sezione -

- Introduzione - Il Patto - Crescete e Moltiplicatevi - La Donna e l'Unione -

- L'Impurità - Non farai per te nessuna immagine - Amore e Divinità -

 

L'immagine utilizzata per questa sezione è del Maestro Franco Gracco