LA RIVELAZIONE

Ed eccoci alla scena centrale più importante di questa figurazione. Essa rappresenta la rivelazione del mistero all’iniziata, rivelazione che viene fatta attraverso la lettura eseguita da un giovanetto in uno specchio magico concavo.

II fanciullo guarda attentamente dentro lo specchio, mentre un altro fanciullo proietta nello specchio stesso l’immagine di una orrida e nera maschera dionisiaca.

Sileno riferisce e spiega alla Sposa ciò che il fanciullo vede nello specchio.

La inizianda, dalla rivelazione fatale, rimane atterrita e cerca di fuggire.

Questa scena è importante dal punto di vista delle scienze occulte, perché presenta un sistema in uso nelle religioni misteriche, cioè quello delle arti magiche.

L’artista, che doveva conoscere bene le pratiche misteriche e che aveva certo assistito a rappresentazioni sacre del genere, ci presenta con vivezza di espressione e di sentimento le figure che prendono parte a questa cerimonia.

Non é più, come nelle precedenti scene, la esecuzione di un rito formale ed esteriore, l’abbigliamento, la lettura del rituale, l’agape; ora qualcosa di nuovo e di più intimo si opera nell’anima della Sposa. Ella, che ha già superato i tre primi gradini delle precedenti iniziazioni, deve ormai ascoltare, dalla bocca del fanciullo e dalle spiegazioni di Sileno, tutto il profondo mistero che le viene rivelato, e viverlo e sentirne la solennità.

È il punto culminante, che deciderà se ella debba o no affrontare le ulteriori prove, prima di raggiungere la realizzazione suprema, l’unione con Zagreo, il matrimonio mistico.

Lo specchio concavo era usato nei tempi antichi come strumento di divinazione. La lettura attraverso di esso chiamasi catoptromanzia.

Chi é addentrato nelle arti magiche può scorgere nello specchio concavo ciò che un profano non può assolutamente vedere: visioni a distanza, presentazioni di fatti che debbono ancora verificarsi o di fatti già avvenuti in tempi passati.

È come la lettura attraverso il cristallo, virtù di cui anche oggi molti sono dotati.

Nel Parsifal di Wagner, Klingsor, il mago, si serve dello specchio per scrutare i movimenti di Kundri e di Parsifal, che sono da lui distanti.

Lo specchio ha forma emisferica ed é deformante: speculum monstrificum, come dice Plinio. Esso era usato nei Misteri dionisiaci.

Lo specchio é anche uno dei giocattoli di Dioniso, il quale, come abbiamo detto, fu ghermito dai Titani mentre per l’appunto da ingenuo fanciullo si trastullava a mirare in esso il proprio volto deformato.

La visione che il fanciullo o satiretto scorge nello specchio in simbolo o in successione di quadri, è attentamente spiegata da Sileno alla Sposa.

Che cosa vede il fanciullo nello specchio e che cosa spiega Sileno alla Sposa non é detto dalle figure; ma si scorge tuttavia dalla loro espressione.

È la rivelazione del Mistero; quello della cosmogenesi e quello della antropogenesi. Tutta la cosmogonia orfica è rappresentata in simbolo nella visione; il fanciullo riferisce ciò che vede e Sileno spiega: la formazione dei mondi, la nascita di Zeus, la nascita di Dionisio, il martirio del Dio dilaniato dai Titani, la vendetta di Zeus che li incenerisce, la nascita del genere umano dalle ceneri dei Titani, la resurrezione di Dioniso, che viene operata per virtù di Zeus.

È importante qui notare che Sileno non attua la rivelazione. Ciò non é, infatti, nelle sue attribuzioni, data la funzione che la Mitologia assegna a Sileno, cioè quella di precettore di Dioniso-Zagreus. Egli ha solo il compito di riferire, spiegando, ciò che il faunetto vede nello specchio.

Alla divinazione e alla formazione dei simboli o quadri che il fanciullo vede nello specchio contribuisce al proiezione della maschera dionisiaca, che era uno degli oggetti più comuni del culto e che aveva anche un carattere rituale e divino, come dimostrano talune figurazioni di danze di baccanti attorno alla maschera.

La Sposa ascolta attentamente ciò che Sileno le riferisce, ma é già in uno stato d’animo tale, che deve sentire dentro di se tutta la passione del Dio, la sua sofferenza, il suo martirio, la sua morte, e deve subire tutte queste prove dolorose per rinascere in Zagreo, per raggiungerlo, per unirsi a lui.

Ecco perché, mentre ai suoi occhi e più ancora all’animo suo anelante si presenta viva la passione tormentosa del Dio, ella ha dei momenti di terrore, chiaramente repressi dall’artista nel gesto e nel volto della vergine.

Nella scena vi sono ancora due figure, che, secondo il Macchioro, rappresenterebbero Dionisio e la madre Kore che assistono al rito. In verità non è facile identificare esattamente queste due figure, perché, a causa della caduta dell’intonaco, sono visibili soltanto parti di esse. La figura maschile col tirso é forse Dioniso; l’altra ci sembra priva di elementi per essere definita. Il Macchioro dice che é Kore, la madre di Dioniso (pag. 183, op. cit.). Sarebbe stato meglio chiamarla Persefone, perché a Kore “la fanciulla” si riconnette un altro mito che faceva parte del dramma sacro di Eleusi.

 


 

Indice

Introduzione La Vestizione La Catechesi L'Agape Sacra La Rivelazione

La Passione L'Apoteosi Mistica Immagine Intera