Il Cuore del Maestro

                   ▪ La Visione

                   ▪ La Voce

                   ▪ Il Tempio della Verità

 

                     ▪ Parte Prima

  Commento  ▪ Parte Seconda

                     ▪ Parte Terza

 
 

Il documento, che di seguito si presenta ai nostri visitatori, è un lavoro che ci è stato offerto dal Fra.'. al awr fh swr (Capo Italiano dell’O.T.O.). A Lui i nostri sinceri ringraziamenti per aver scelto il portale della Montesion per la diffusione in rete di questa traduzione con relativo commento. Ogni diritto gli è riconosciuto.

©  al awr fh swr

Il documento è opera della maestria del suo autore. La traslitterazione ebraica è quella in uso nel testo in originale, vale a dire non secondo il modo di scrittura ebraico da destra a sinistra ma da sinistra a destra.

Il contenuto non riflette di necessità la posizione della Loggia o del G.O.I.

La diffusione in rete del documento è subordinata alla citazione della fonte e dell'autore.

 


 

Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge

 

I.

LA VISIONE

(Penumbra)

Io faccio parte della Massa. Tutti, o quasi tutti, sembrano crollati dalla stanchezza, non dal logorio del lavoro, ma nel letargo.

La vasta distesa si getta al di là di ciò che l'occhio riesce a cogliere, anche se non fosse del tutto buio con una arcana e fitta nebbia di vapore paludoso. Pochi di noi sono mezzi svegli: ammutoliti rivolgono lo sguardo ad oriente; non vi è luce alcuna.

Peggio per me, che sono del tutto sveglio, con l'orribile e senza speranza paura del sonno di uno mezzo drogato! Meravigliato, stupefatto ù non so chi sono ù non so di dove vengo ù non so dove andrò. Vagamente, mi dico nel mio cuore appesantito: non devo dormire perché sono un soldato. Ma di quale comandante, e di quale guerra? Non riesco a capirlo.

Non vi è altro che una tenue ombra di un qualche disastro accaduto tanto, oh, tanto tempo fa ù la polverosa memoria di un qualche capo caduto in disgrazia, di un progetto fallito ù sono solo sicuro di questo: che ogni disciplina è andata, ogni coraggio annientato, ogni scopo terminato.

Dietro di me ù strano! ù l'oscurità è meno profonda che ad oriente, ove gli occhi si affannano debolmente. É l'istinto che mi fa intuire la forma di una grande collina piramidale di pietre nere? Sono troppo stanco per voltare la testa e guardare.

Improvvisamente, lontano da dove sono, lontano dalla collina, se realmente esiste, risuona una voce, chiara, ferma, coraggiosa, suadente. É una voce marziale, con l'accento del comando, il valore della virilità. Non può esserci errore ù sono sicuro ù su quel richiamo squillante. Verità e vittoria, nelle sfumature di una tromba: ascoltate!

 

(Vox)

Il Capitano urla: "Attenti alla Stella dell'Ovest!" E subito è silenzio. Ma l'improvvisa agitazione in mezzo a noi mi avvisa che non tutti stanno dormendo; che vi sono altri, più attenti ancora di me, che stanno osservando la scena.

Odo un mormorio alla mia sinistra, e carpisco tre parole: "L'Ora Zero", che mi riportano a me stesso: ora so che appartengo ad un grande esercito ù un esercito sconfitto e disperso, ma ancora esistente.

Tagliente giunge un sussurro di rapida ma assoluta autorità: "Zero è Due". In un qualche modo sono cosciente, come uno colpito da un fulmine, nello stesso istante ucciso ed iniziato ù che la strana frase dischiara un definitivo Mistero di Verità, la parola del piano di battaglia, la chiave dell'intera guerra. Ma il suo reale significato rimane oscuro nella mia mente.

Ancora la solenne tranquillità. Pochi erano quelli che avevano udito la voce del giovane capitano: poiché il sonno di tutti, eccetto i più giovani e forti, era un sonno di morte. Ed anche per i superstiti, il destino era maligno; perché le loro menti erano state distratte dall'amarezza dei loro cuori. Così, quando sentirono la voce se ne burlarono. Udii: "Una Stella ad Occidente; che pazzia!" oppure "Non è questa la voce di un nostro capo" o anche "Stella ad Occidente? Attenti, perché è la Stella chiamata Mortificazione!"

Infine, in quel preciso istante, dalla pianura dietro la montagna, si ode un pesante lamento, poi il suono di una caduta, reso abbietto da un sogghigno di maligna risata squillante.

Poi giunge uno spettrale lamento.

Il mistero, la maligna oscurità di queste incoerenti urla, mi fa battere i denti per l'orrore. Tuttavia non riesco ad abbandonare la speranza risvegliata in me dalla Voce. Ma tanto intenso, tanto desolato e mortale è il dolore del mio spirito, che la più completa oscurità mi sovrasta totalmente.

 

(Umbra)

Dentro la visione vi è un sogno. Mi dibatto nel sonno in una palude di melma e sangue. Ruggiti più bestiali che all'inferno: odore nauseabondo di carne putrescente mi arreca conati mortali; la più frenetica follia: fantasmi di crimine, ghiaccio ù freddo, spettri da omicidio ù l'incubo sembra interminabile ù no, si esaurisce da sé, ammalato della sua stessa lordura, ed affonda in stolido stupore.

 

(Phantasma)

Mi risveglio dall'orrore. Ogni nervo è intorpidito, ogni muscolo schiacciato, ogni osso un dolore, mentre il sangue mi pulsa avvelenato. Eppure l'incubo si è allontanato. Che? Può aver la Voce detto la verità, dopo tutto? Quella Stella è davvero un Sole, la cui luce fora le nebbie sporche di un massacro, ed il cui calore smuove il miasma congelato e lo fa evaporare nel cielo in quelle tenebrose strisce di fioche nuvole grigie? Ascoltate! Sì, i pochi che ancora erano vivi hanno veduto qualche cosa che li incitava a sollevare le braccia sciancate, a guardare fisso con i loro occhi iniettati di sangue, a borbottare con mascelle rotte e lingue strappate.

"Per amor di Dio," urla un effeminato straccio di carne, "non guardate quella Stella dannata!"

"Siamo perduti," gracchia un altro.

"La Bestia!" urla un terzo: pazzo.

Anch'io sono terrorizzato, e non poco. Perché sui fumi moventi strisciano mostruose figure appena distinguibili ù paurose forme, dalle movenze orribili. Ogni fede passata mi disgusta: riempiendo il mio spirito mortale di paura delirante. Osservandole, esso si contorce ferito in tremenda angoscia. Alcuni pazzamente raccolgono la sporcizia in cui sono già per metà immersi, per lanciarla all'indirizzo dello spettro, con l'unico risultato di sporcarsi maggiormente la faccia. La loro malizia impotente trascende tanto se stessa, che per un attimo quasi comincio a ridere.

In un attimo, come davanti al discorso di un grande saggio, l'incanto si spezza: e mi libro nella sanità. É semplice, infatti! Come posso non comprendere in un momento che quelle ombre spezzate altro non possono essere che proiezioni su vapore di una qualche stella, un sole forse; che tutte queste differenti forme di follia altro non sono che distorsioni di un'unica immagine sulla vetta della montagna: un'ombra solitaria ù l'Ombra di un Uomo!

 

(Lux)

Sono in piedi; mi scopro illeso. Mi giro. Alzo gli occhi ed ecco! La Collina! La punta della colossale piramide è dominata da una solida e silenziosa figura, intagliata in un netto contorno contro il pianeta Sole.

Urlo forte: "Salute a Te, Stella che sei il Sole, Stella stagliantesi nelle profondità dei Cieli!" Ma il mio cuore mi risponde misteriosamente, seppur comprensibilmente: "Ella non sorge, e neppure tramonta! Ella va splendente per la Sua strada, e dinnanzi a Lei la Terra volteggia al ritmo della Danza di Bacco!"

Poi compresi anche che tutti quei poveri uomini che giacevano vicino a me erano stati uccisi dalla loro stessa paura, dal loro errore di fede nel credere che il Sole ù o qualsiasi altra Stella ù potesse morire. Ed ora io, che solamente avevo avvertito paura per quella figura, ne subivo il fascino. Avevo capito che Egli ù chiunque o qualunque cosa potesse essere ù era quello per cui avevamo tanto atteso. E mentre sto fissando gli occhi su di lui divengo cosciente che il suo essere nero contro la luce della Stella è solo relativo; e più mi abituo alla vista, più l'oscurità si dissolve. La figura è un prisma di puro cristallo ù è la distorsione e l'interferenza con la luce che trasmette che causa quei fantasmi di terrore che ballano il loro sabba di streghe sul miasma in moto. Ed ora sono sollevato velocemente da una qualche forza invisibile, risucchiato da un vortice verso la collina. Ed infine mi ritrovo davanti a Lui, guardandolo dal basso verso l'alto.

 

(Homo)

La sua testa è leggermente piegata come se meditasse una qualche delizia. Porta un elmo di oro rosso, radiante della luce della Stella. Nel centro della fronte reca un diamante nero contornato di rubino e smeraldo, montato in madreperla in modo che sembri l'occhio di un qualche sconosciuto, non conoscibile, dio. Quest'occhio non ha ciglia. Ed i suoi occhi umani sono per metà chiusi, come se stesse pregando o in estasi. Le sue braccia sono piegate sul petto; sulla corazza porta la dorata effige del Sole. Nella mano destra tiene una verga d'ambra, sovrastata da un rubino; nella sinistra, un loto di ametista, con corolla di zaffiro. Ma dai suoi occhi sgorgano lacrime di dolore e gioia insieme, di gioia che consuma il dolore, e quelle lacrime cadendo colpiscono le pietre sotto i suoi piedi. Si fondono come cera al tocco; e rose sbocciano e s'abbarbicano alle sue membra. Intorno a lui vi sono quattro creature viventi, generate dalla sua volontà, così che la montagna possa risplendere della vita che da lui si origina.

Vi è un leone rosso, dalla cui bocca cola miele. Ruggisce forte, e la parola è: L'IRA DEL MAESTRO É L'ENERGIA DELL'AMORE.

Vi è un bufalo, grigio blu, dalle cui mammelle fuoriesce latte, e ciò significa: L'OPERA DEL MAESTRO É IL NUTRIMENTO DI VITA.

Vi è un bambino, che con le mani minute si fa sprizzare sangue dal petto, e sorride: LA VIA DEL MAESTRO É L'INNOCENZA DI LIBERTA'.

Inoltre, c'è un'aquila d'oro, che porta un calice di vino, ed urla forte: 

IL DOLORE DEL MAESTRO É L'ESTASI DI LUCE.

Infine, al centro, sopra la sua testa, gira una ruota multicolore, così che ogni azione sia armonizzata in una; ed il roteare della ruota dichiara: 

LA SAGGEZZA DEL MAESTRO É LA GIUSTIZIA DEL TEMPO. SERVITE LA VOLONTA' DEL MAESTRO!

Dal centro della ruota, poi, esce un serpente con la testa di sfinge, che tocca la bocca del Maestro, mentre la sua voce intona una canzone: 

LA PAROLA DELLA LEGGE É THELEMA.

Ed i cieli si infiammano di un clamore di trombe; ed il mondo si illumina di un lampo che separa ogni spirito vivente, marchiandolo col segno: 

FA' CIO' CHE VUOI SARA' TUTTA LA TUA LEGGE.

 

(Aves)

Ora l'atmosfera è pervasa da voci di uccelli: un cigno, una fenice, un corvo, un falco, un pellicano, una colomba, un ibis ed un avvoltoio: a turno ciascuno intona un elogio, come per carpire una parte almeno dello Spirito del Maestro.

LA VOCE DEL CIGNO.

AUMGN: Attraverso l'innato, l'eterno, il pensiero del Maestro va, si spande nell'Aethyr.

LA VOCE DELLA FENICE.

AL: Non per esser arsa, non per venir soffocata, l'anima del Maestro si bagna nel fuoco della Natura, e ne esce rinfrescata.

LA VOCE DEL CORVO.

AMEN: Il passato ed il futuro fanno parte del presente, nell'occhio del Maestro, che scruta il segreto dei segreti e comprende che tutti sono uno.

LA VOCE DELL'AQUILA.

SU: I cieli si bilanciano sulle piume del giusto, che vola su di essi, guardando il sole; in tal modo è conosciuta la pietà e la gioia del Maestro!

LA VOCE DEL FALCO.

AGLA: Mediante la tua energia sorge ogni movimento di volontà del Maestro, generatore, distruttore!

LA VOCE DEL PELLICANO.

IAO: Ogni cosa che vive è sangue del cuore del Maestro; tutte le stelle sono in festa in quel pascolo, dimorando in luce.

LA VOCE DELLA COLOMBA.

HRLIU: Non vi è nulla troppo piccolo, o troppo grande, o troppo basso, o troppo alto; ma ogni cosa è riunita nella gioia del Maestro.

LA VOCE DELL'IBIS.

ABRAHADABRA: Ogni strada è uguale, essendo senza fine, girando eternamente nelle curve dell'ineffabile meraviglia; ogni stella ha la sua orbita, mediante le molteplici meditazioni della mente del Maestro.

LA VOCE DELL'AVVOLTOIO.

MU: Vergine, immacolata, consacrata, non accoppiata, ogni cosa si origina dal respiro del Maestro, e nasce nello spazio infinito in cui egli dona loro forma ù e dimora in silenzio.

Ora tutto è come se fosse una passione di gran pace, e nella pausa innalzo la mia anima come per offrirla nel mio cuore: lasciatemi stare ai piedi del Maestro! Ma il silenzio vanifica queste parole insensate; e vengono colpite dal fuoco del suo sangue, che le trasforma così: "Ai suoi piedi vi è solo la terra, e lì egli fa nascere fiori; ma ogni cosa che vive è dipendente dal cuore del Maestro." Con questo cesso di essere me stesso del tutto: sono assorbito nella sua adorabile essenza, e la mia vita è egualmente dispersa attraverso infiniti eoni di creazione. Ah! Non vi è nulla che separi qualcos'altro; là ove la visione cessa, il veggente diviene tutt'uno con la visione.

 

 
 

Indice Aleister Crowley



Musica: "Madre de Deus non pod'erar" Cantigas de Santa Maria secolo XIII