Il tuo browser non supporta il tag embed per questo motivo non senti alcuna musica

 

Nel 1947 fu effettuata casualmente in Palestina, sulle rive nord occidentali del Mar Morto, una eccezionale scoperta archeologica, ancora non pienamente compresa nella sua importanza, capace di arricchire la nostra conoscenza delle origini storiche del cristianesimo.
Oggi cresce con sempre maggiore evidenza una certezza: è assolutamente impossibile continuare ad analizzare il cristianesimo primitivo escludendo l'ipotesi che il Cristo della narrazione evangelica abbia avuto qualcosa a che fare con i movimenti della dissidenza ebraica messianista. Anzi, da più parti si rinforza la convinzione che Cristo fosse un esponente di questi movimenti e che la sua figura sia stata successivamente ridisegnata, rendendolo così estraneo al messianismo tradizionale dei giudei.
Nella prima immagine osserviamo il Wadi Qumràn con l'ingresso di una delle grotte in cui è stato reperito materiale scritturale su rotoli di pelle.
La successiva è, invece il Khirbet Qumràn. Nell'immagine si può riconoscere il Mar Morto e, al di là, la sponda che oggi appartiene alla Giordania.
Al centro dell'im
magine gli edifici di accoglienza per turisti e archeologi. Mentre, più a destra, si intravedono gli scavi che hanno portato alla luce un monastero in pieno deserto. La temperatura, in questi luoghi tocca i di 45°C. In questo ambiente impossibile, oltre duemila anni fa, si era insediata la comunità degli Esseni

Che cosa sono i manoscritti del Mar Morto? Iniziamo a rispondere dicendo che nel 1947, quando lo stato di Israele doveva ancora nascere, le rive del Mar Morto si trovavano parzialmente in territorio giordano (la riva orientale) e parzialmente sotto il mandato inglese (la riva occidentale). In questo periodo le strade d'accesso al lago erano scarse e rozze, e il territorio circostante era la patria dei nomadi beduini, i quali spostavano qua e là i loro accampamenti e il bestiame. A quel tempo, in inverno, un giovane pastore arabo di nome Mohammed adh-Dhib, che probabilmente era in cerca di una capra smarrita in prossimità della riva nord-occidentale del lago, scoprì casualmente una serie di ingressi di grotte sul fianco di una pericolosa scarpata, in località Khirbet Qumràn. Il beduino entrò e trovò all'interno numerose giare abbandonate. Tornato sul luogo con un amico cercò di recuperare le giare (potevano essere utili per trasportare l'acqua) e i due scoprirono che i recipienti contenevano alcuni rotoli di pelle avvolti in tele consunte. . .

 

A destra una delle numerose giare che sono state trovate all'interno delle grotte di Qumràn. Dentro le giare erano conservati i manoscritti. Mentre nella immagine di sinistra è riportata l'immagine del rotolo contrassegnato con 1QH, prima di essere aperto.
Non sapremo mai quanti manoscritti furono trovati dai beduini, né se alcuni siano andati dispersi o siano ancora rimasti non pubblicati. Il fatto è che nel 1954 alcuni manoscritti erano finiti nella camera blindata dell'Hotel Waldorf Astoria di New York, da cui uscirono perché comperati dal governo israeliano al prezzo di 250.000 dollari (con l'aiuto di un ricco benefattore). Altri manoscritti, invece, erano finiti al Museo Rockefeller, nella parte est di Gerusalemme, in mano giordana. Si formarono così due commissioni di studio indipendenti: una sotto il controllo di Yigael Yadin, in Israele, e l'altra sotto il controllo di Padre de Vaux, un sacerdote cattolico, in Giordania.
Oggi i manoscritti sono conservati al Museo di Israele, nel così detto Shrine of the Book.
A causa dei pessimi rapporti fra i due paesi, le commissioni lavorarono sui manoscritti in modo del tutto indipendente, senza alcuna possibilità di comunicazione, con tutti gli svantaggi della situazione. Era evidente che i risultati degli uni avrebbero dovuto essere confrontati ed integrati con quelli degli altri, ma la cosa non era possibile.
Il problema fu risolto soltanto nel 1967 quando, in conseguenza della guerra dei sei giorni, Gerusalemme est passò in mano israeliana e tutto quanto si trovava in essa diventò proprietà del governo israeliano come bottino di guerra, compresi i rotoli di Qumràn conservati al Rockefeller Museum. Nel libro "Il Mistero del Mar Morto", gli autori Baigent e Leigh [1] descrivono l'atteggiamento che a questo punto avrebbe assunto Padre de Vaux (nella vecchia foto, con la barba nera e il saio bianco). Essi sostengono che il sacerdote, finché il materiale era in mano giordana, avesse cercato di impedire l'accesso degli ebrei ai rotoli e che, al momento in cui questi passarono sotto l'autorità ebraica, egli temesse di perdere il controllo dell'indagine sul materiale Qumràniano. Qualche ragione lo avrebbe spinto a mantenere la cosa sotto la sua stretta sorveglianza. Baigent e Leigh raccontano che De Vaux era un domenicano, che era stato inviato, a partire dal 1929, alla École Biblique di Gerusalemme, nella quale fu prima insegnante e poi direttore. Essi sostengono che fosse un uomo carismatico, energico, con una fortissima vocazione alla difesa della dottrina cattolica.
Il governo israeliano, che nel 1967 aveva ben altre cose da pensare che ai rotoli del Mar Morto, lasciò a de Vaux il compito di supervisionare il lavoro di analisi e lo incaricò di formare e dirigere una équipe internazionale, con l'impegno di pubblicare il più velocemente possibile i risultati delle ricerche.
Ovviamente l'espressione "équipe internazionale" fa pensare alla precisa intenzione di creare un gruppo allargato, caratterizzato dalla presenza di componenti diverse che potessero garantire una gestione non di parte del lavoro. Ma in realtà fu esattamente il contrario di così. Sempre Baigent e Leigh raccontano nel loro libro che gli israeliani non sarebbero stati invitati a partecipare al gruppo e che tutti i componenti sarebbero stati selezionati fra cristiani, personaggi non laici e di stretta osservanza: Franck Cross, del McCormick Theological Seminary di Chicago; monsignor Patrick Skehan, direttore dell'Albright Institute; Padre Jean Starcky, della École Biblique; Padre Maurice Baillet, francese; Padre Josef Milik, polacco; solo un certo John Allegro non era un personaggio così chiaramente inquadrato come gli altri, ma la sua presenza non fu tollerata per molto, fu presto estromesso e sostituito con John Strugnell, che avrebbe offerto garanzie di allineamento molto maggiori. Pare anche che la pubblicazione dei manoscritti sia stata ritardata a tempi straordinariamente lunghi. Perché tutto ciò? La ragione può essere individuata nel timore che i manoscritti reperiti a Khirbet Qumràn potessero aprire la porta ad una serie di ripensamenti critici sul cristianesimo primitivo; infatti essi contengono collegamenti col cristianesimo delle origini, e possono offrire lo spunto per una discussione storica sulla figura di Gesù Cristo. Baigent e Leigh sostengono che per queste ragioni sarebbe stato reso difficoltoso l'accesso della comunità accademica internazionale al materiale Qumràniano. Il mondo cattolico risponde negando con energia queste accuse e dichiarando che si tratta di insinuazioni prive di qualunque fondamento. In ogni caso, attualmente, dopo oltre tre decenni dalle prime scoperte, molto materiale è stato reso di pubblico dominio ed è accessibile in qualunque libreria ben fornita. Oggi prevale in una buona parte del mondo accademico una interpretazione secondo la quale il materiale Qumràniano non sconvolgerebbe la nostra conoscenza storica del cristianesimo primitivo, ma noi mostreremo, nel seguito di questo studio, che tale idea potrebbe essere il frutto di una tendenza difensiva da parte del mondo cristiano e che si aprono altre possibili interpretazioni, secondo le quali il Cristo avrebbe avuto molto a che fare col movimento dei Qumràniani.
Di cosa parlano, dunque, i rotoli del Mar Morto? Essi sono stati riconosciuti come gli scritti di una setta ebraica dissidente che, a partire dal primo secolo avanti Cristo, si sarebbe volontariamente autoesiliata sulle rive desertiche del Mar Morto, a circa trenta chilometri in linea d'aria da Gerusalemme. Qualcuno la riconosce in quella che Giuseppe Flavio e Filone Alessandrino, nelle loro opere, chiamano setta degli esseni. Ma alcuni elementi fanno intravedere una forte componente zelotica e potrebbero addirittura portare alla conclusione che esseni e zeloti, almeno a partire da un certo momento, sarebbero state due realtà profondamente intrecciate. I documenti possono essere suddivisi in due gruppi: da un lato i testi biblici o i commentari ai testi biblici, dall'altro i testi settari, cioè contenenti regole, statuti e principi propri della setta essena.
Fra i primi documenti pubblicati bisogna nominare il Manuale di Disciplina (o Regola della Comunità), la Regola dell' Assemblea, il Documento di Damasco, la Regola della Guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre, il Commentario di Abacuc. Da essi apprendiamo che il rito battesimale e quello eucaristico, nonché la confessione dei peccati, ovverosia i sacramenti principali del cristianesimo, trovano importanti paralleli nelle pratiche cultuali della setta. Inoltre nei documenti Qumràniani possiamo senz'altro
individuare e riconoscere molti elementi del pensiero che, negli scritti evangelici, è proprio di Gesù Cristo: l'annuncio della imminenza del regno, l'invito a convertirsi proprio in questa prospettiva, l'obbligo di non giurare, i concetti espressi da Gesù nel sermone della montagna, la terminologia usata.
Se vogliamo riassumere le caratteristiche principali della setta, quali emergono dai documenti, possiamo elencare i seguenti punti:


1. essi attendevano ansiosamente il giorno in cui Israele sarebbe stato liberato dalla condizione di sottomissione politica e religiosa a potenze straniere e pagane,

2. credevano fermamente che le autorità politiche (la classe regnante Erodiana) e religiose (la casta sacerdotale dei Sadducei) fossero gravemente impure e corrotte, così come gli ebrei con essi conniventi (vedi Scribi e Farisei), e che da esse Israele avrebbe dovuto liberarsi e purificarsi,

3. erano in attesa degli esecutori materiali di questo piano di purificazione e liberazione, ovverosia di due messia di cui uno, il messia di Israele, avrebbe dovuto essere il liberatore politico e poi Re dei Giudei mentre l'altro, il messia di Aronne, avrebbe dovuto essere il nuovo Sommo Sacerdote, al posto degli empi Sadducei,

4. si preparavano (in base a quanto testimoniato dal Rotolo della Guerra) ad uno scontro militare risolutivo che avrebbe dovuto liberare il paese e ricostruire il Regno di Dio (inteso come Israele: il regno terreno di Yahweh),

5. parlavano esplicitamente di un Maestro di Giustizia, sacrificato e ucciso in conseguenza della sua lotta contro l'empietà,

6. hanno descritto il rito eucaristico (si ricordi che eucharistò significa "ringraziamento") che precedeva il pasto comunitario esseno in un modo tale da rammentare inevitabilmente la classica sceneggiatura dell'ultima cena di Gesù,

7. consideravano se stessi Figli della Luce, in contrapposizione ai Figli delle Tenebre, utilizzando una terminologia che ritroviamo tal quale in bocca a Gesù nel Quarto Vangelo.

Confrontiamo, per esempio, le seguenti parole di manoscritti Qumràniani:

"... Per il saggio affinché ammaestri tutti i Figli della Luce... In una sorgente di Luce sono le origini della verità e da una fonte di Tenebra le origini dell'ingiustizia..." (Regola della Comunità)

"...allorché i Figli della Luce porranno mano all'attacco contro il partito dei Figli delle Tenebre..." (Regola della Guerra),

con le parole del Quarto Vangelo:

"...Camminate mentre avete la Luce, perché non vi sorprendano le Tenebre; chi cammina nelle Tenebre non sa dove va. Mentre avete la Luce credete nella Luce, per diventare Figli della Luce ..." (Gv XII, 35-36)

"...la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio ..." (Gv III, 19-21)

"...Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre..." (Gv XII, 46).

Facciamo anche una semplice riflessione sul punto 2, cioè sulla profonda inimicizia degli esseni nei confronti dei sacerdoti di Gerusalemme e di tutti coloro che non disprezzavano esplicitamente i poteri corrotti della società giudaica del tempo: non è forse vero che Gesù, nella narrazione evangelica, nomina praticamente tutte le componenti della società palestinese (farisei, sadducei, scribi, pubblicani...), scagliandosi spesso contro di loro come contro i suoi mortali nemici? Non sono rimasti famosi i suoi aggressivi "guai a voi..."? E non è forse vero che Gesù, sempre nella narrazione evangelica, si astiene sistematicamente dal nominare proprio la setta essena, che pure non avrebbe potuto sfuggire in qualche modo alla sua attenzione?

Ma l'aspetto che maggiormente stabilisce una relazione fra Cristo e gli esseni è la comune escatologia messianica (ovverosia l'attesa di un mutamento radicale verso il bene e la soluzione di tutti i mali, in cui la figura messianica svolge un ruolo essenziale). Si osservi questo brano, che appartiene al manoscritto Qumràniano "Regola della Comunità":
"Dal Dio sapientissimo procede tutto ciò che è e che sarà... ha disposto per l'uomo due spiriti affinché cammini con essi fino al tempo stabilito della sua visita... ha concesso un tempo determinato all'esistenza dell'ingiustizia: nel tempo stabilito per la visita egli la sterminerà per sempre..."

E paragoniamolo a queste parole del Vangelo di Luca:

"...Benedetto il Signore Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo..." (Lc I, 68)

"...Se avessi compreso anche tu (Gerusalemme), in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata..." (Lc IXX, 41-44)

Gli stessi toni di minaccia apocalittica li troviamo nel manoscritto Qumràniano "Rotolo della Guerra":

"...Ascolta, Israele! Voi oggi state per combattere contro i vostri nemici... non spaventatevi e non allarmatevi innanzi a loro. Poiché il vostro Dio cammina con voi per combattere i vostri nemici e per salvarvi... Allorché nel vostro paese verrà una guerra contro un oppressore che vi opprime, e suonerete le trombe e il vostro Dio si ricorderà di voi e sarete salvi dai vostri nemici..."

Che possiamo paragonare a queste parole del Vangelo di Luca:

"...il Signore Dio d'Israele... ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni ..." (Lc I, 68-75).

E ancora, sempre nel manoscritto Qumràniano "Regola della Guerra":

"...Rallegrati molto, Sion (Gerusalemme)! Esultate voi tutte città di Giuda! Apri per sempre le tue porte, per fare entrare in te la ricchezza delle nazioni... Figlie del mio popolo, innalzate grida di gioia, rivestitevi d'ornamenti di gloria... fino a quando risplenderà il re di Israele per regnare in eterno..."

Da confrontare con l'episodio evangelico dell'ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme:

"...Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re di Israele! Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion (Gerusalemme)! Ecco, il tuo re viene...

 

Abbiamo così visto importantissime corrispondenze fra letteratura Qumràniana e scritti evangelici. Ma non è tutto, possiamo individuarne molte altre, contribuendo così a dimostrare l'inequivocabile dipendenza della letteratura evangelica dagli scritti di Qumràn:

1 - considerando una celebre esortazione di Giovanni Battista:

 

Regola della Comunità VIII, 13-14:
"...in base a queste norme saranno separati di mezzo al soggiorno degli uomini dell'ingiustizia per andare nel deserto a preparare la via di lui, come sta scritto: «Nel deserto preparate la via, appianate nella steppa una strada per il nostro Dio»..."


Mc I, 2-3:
"... Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri..."

2 - considerando il fatto che la comunità dei Qumràniani si era volutamente autoesiliata in regioni desertiche, si legga questo passo del Vangelo di Luca, a proposito di Giovanni Battista: Lc I, 80:

"...Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele..."

 

3 - considerando un richiamo al profeta Zaccaria:

 

Doc. Damasco:
"...quando verrà la parola scritta da Zaccaria profeta: «Destati, spada, contro [8] il mio pastore e contro l'uomo che mi è associato, oracolo di Dio! Percuoti il pastore e sarà disperso il gregge»..."

Mc XIV, 26:
"E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poichè sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse»"

Mt XXVI, 30-31:
"E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge»"

 

4 - considerando un passo del quarto vangelo (dialogo con la samaritana):

Doc. Damasco:
"così tutti gli uomini che sono entrati nel patto nuovo, nel paese di Damasco, ma se ne sono poi ritornati, hanno tradito e si sono allontanati dal pozzo delle acque vive"

Gv IV, 10-14:
"Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»"


5 - considerando le norme alimentari:

Doc. Damasco:
"...tutte le specie di cavallette saranno messe nel fuoco o nell'acqua mentre sono vive: tale è infatti l'ordine conforme alla loro natura..."

 

Mc I, 6:
"...Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di cavallette e miele selvatico..."

 

6 - considerando una famosa affermazione di Gesù Cristo:

Doc. Damasco IV, 21:
"...il principio della creazione è: «Maschio e femmina li creò»..."

 

Mc X, 6:
"...Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina..."

 

Mt XIX, 4:
"...il Creatore da principio li creò maschio e femmina ..."

 

7 - considerando la questione del giuramento:

Doc. Damasco XV, 1:
"...Non giurerà né per «alef» e «lamed», né per «alef» e «dalet»..."


Mt V, 34-36:
"...ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; [35]né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. [36]Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello..."

 

8 - considerando quanto scrive Jean Daniélou nel suo libro "Les Manuscrits de la Mer Morte et les Origines du Christianisme" (Editions de l'Orante, Paris, 1975):

 

"...Sappiamo che uno dei più difficili problemi dell'esegesi del Nuovo Testamento, è la determinazione del giorno della Cena. I Sinottici la considerano un pasto pasquale e la fissano quindi al 14 nizan (marzo-aprile) di sera.

Ma per san Giovanni, la crocifissione ebbe luogo prima della Pasqua: il Cristo è stato dunque crocifisso nella giornata del 14 nizan ed ha istituito l'Eucaristia il 13 sera. In questo caso, la Cena non sarebbe più un pasto pasquale, e questo contraddirebbe i Sinottici. A meno che il Cristo non avesse anticipato il pasto pasquale. Ma come spiegarlo?
Il problema sarebbe risolto se si potesse dimostrare che in quell'epoca vi erano due date differenti per la celebrazione della Pasqua. Ora, esiste una vecchia tradizione secondo la quale il Cristo avrebbe consumato la cena pasquale un martedì sera, sarebbe stato arrestato il mercoledì e crocifisso il venerdì. Questa tradizione era stata fin qui quasi dimenticata.
La Jaubert ha dimostrato che le genti di Qumràn utilizzavano un antico calendario sacerdotale di 364 giorni, che era costituito da quattro trimestri di 91 giorni, formati ciascuno da 13 settimane. Seguendo questo calendario, siccome l'anno comporta esattamente 52 settimane, le feste cadono obbligatoriamente lo stesso giorno del mese e della settimana. In questo calendario, la Pasqua veniva sempre di mercoledì, e la vigilia era dunque di martedì. Così il Cristo avrebbe celebrato la Cena alla vigilia della Pasqua secondo il calendario esseno. Per contro, sarebbe stato crocifisso alla vigilia della Pasqua ufficiale, che in quell'anno cadeva di sabato.
Ma, una volta scomparso e dimenticato il calendario degli Esseni, il ricordo di questa data si è cancellato, e si è piazzata la Cena sia il mercoledì, secondo san Giovanni, sia il giovedì. La scoperta del calendario di Qumràn permette di restituirle la sua vera data, e per tale motivo uno degli enigmi del Nuovo Testamento è spiegato..."

 

9 - e quindi ancora Jean Daniélou (idem):

 

"...Il più antico catechismo cristiano ci è stato trasmesso in due opere del II secolo, la Didachè e l'Epistola dello Pseudo-Barnaba, testi che utilizzano un materiale più arcaico. Questo catechismo è costruito sul tema delle due vie, quella della luce e quella delle tenebre; alla prima è preposto l'angelo di giustizia, alla seconda l'angelo d'iniquità.
È impossibile non riconoscere qui la struttura del catechismo di Qumràn, tale e quale lo si trova all'inizio della Regola della Comunità (III, 13 e IV, 26). Leggiamo in essa che esistono due Spiriti, il principe della luce ed l'angelo delle tenebre, e che le vie di questi due spiriti sono opposte. Questa dottrina delle due vie e dei due Spiriti appare come uno dei punti in cui è più chiara la dipendenza del Cristianesimo nei confronti di Qumràn. Bisogna tuttavia notare che i cristiani le hanno fatto subire una modifica essenziale, opponendo all'angelo delle tenebre non un angelo di luce, ma il Cristo o lo Spirito Santo.
Nella Didachè e nei rituali antichi, la struttura del catechismo non è il solo punto che segna una rassomiglianza con le usanze della comunità di Qumràn. E così che a Qumràn l'ingresso nella comunità era preceduto da temibili giuramenti di rottura con i figli delle tenebre e di adesione alla Legge di Mosè (Reg. Com. V, 8-1O), conclusione dell'istruzione sulle due vie. L'antico uso cristiano della rinuncia a Satana e della professione di fede al Cristo, appare ricalcato su questo tipo. Ma, ben inteso, è apportato un cambiamento essenziale, consistente nel fatto che l'atto di adesione diviene la confessione alla divinità del Cristo. L'uso di consegnare un abito bianco al nuovo battezzato ricorda senz'altro la consegna dell'abito bianco a colui che era ammesso nella comunità essena (Flavio Giuseppe, Guerra Giudaica, 11, 8-7).
Colpiscono le rassomiglianze circa un altro aspetto del culto, quello della preghiera quotidiana. Un testo della Regola della Comunità ci fa conoscere che gli Esseni pregavano tre volte al giorno, «all'inizio della luce e quando essa è a metà del suo corso e quando si ritira nell'abitazione che le è stata assegnata» (X, 1). Il rituale della Didachè ci dice: «Pregate tre volte al giorno » (VIII, 3). Le tre ore non sono definite. A rigore, potrebbe trattarsi delle tre ore in cui si saliva al Tempio e che sono la terza, la sesta e la nona, che corrispondono alle ore canoniche di Terza, Sesta e Nona. Ma è molto più verosimile che si tratti del mattino, mezzogiorno e sera. Siamo dunque qui all'origine delle tre ore dell'officio liturgico: Laudi, Sesta e Vespro..."

Questi elementi stabiliscono un legame profondo fra il linguaggio e le idee della setta cristiana primitiva e quelli dei movimenti della dissidenza messianista del tempo. Non solo, ma i brani evangelici che abbiamo citato qui sopra, ci permettono di stabilire in modo inequivocabile che la figura di Gesù Cristo ha una forte caratterizzazione messianica, nel senso inteso tradizionalmente dagli ebrei come restauratore della casa di Davide sul trono di Israele. Evidentemente, nel momento in cui sono stati redatti i quattro Vangeli cosiddetti canonici, lo sforzo di ridisegnare la figura di Cristo come un salvatore universale, spoliticizzato e degiudaizzato, alla stregua del modello greco (Soter), persiano (Saoshyant) o indiano (Buddha), si è scontrato con l'immagine, che ancora sopravviveva, di un messia del tutto coerente con le idee dei movimenti Yahwisti.

Khirbet Qumràn è un sito archeologico ufficiale, curato dal governo Israeliano, dove ancora oggi sono attivi degli scavi. Si paga una tariffa modesta per l'ingresso e si riceve un piccolo depliant, disponibile anche in Italiano. L'uomo dello sportello si raccomandava: "Take some water with you!". I turisti erano pochi, qui l'alta stagione corrisponde all'inverno o alla primavera.

In questo ambiente, a mezzodì di un giorno del mese di luglio, quando la temperatura rischia di avvicinarsi ai 50 gradi, è necessario coprirsi la testa, bagnarsi la nuca e le braccia, bere spessissimo, muoversi come i bradipi; bisogna respirare con calma, fare passi lenti. Con un po' d'attenzione si riesce a controllare il metabolismo che si abbassa e cessa quasi completamente di produrre calore corporeo. Fortunatamente il vento non manca e aiuta a sopportare le condizioni ambientali; e se non ci fosse quello, la situazione sarebbe proibitiva poiché ci si muove in un paesaggio di rocce e pietre che, praticamente, non si possono nemmeno toccare. Una autentica fornace.
Sarebbe meglio venire alle quattro del mattino, quando compaiono i primi chiarori del giorno che nasce. Ma il sito è aperto dalle 8.00 alle 17.00, quando la violenza del sole è irrimediabile. All'alba sarebbe anche possibile comprendere meglio quello che dice Giuseppe Flavio, quando descrive il rito della preghiera al sole, che gli esseni, probabili costruttori ed abitatori di questo luogo, compivano tutte le mattine rivolti verso l'astro sorgente. Non si tratta di un rito usuale nel culto ebraico, e questo dimostra come gli esseni esprimessero un dissenso non solo nei confronti dell'autorità politica e sacerdotale di Gerusalemme, ma anche nei confronti della concezione religiosa in generale.

Un altro rito comune nel comportemento della setta, che è decisamente degno di nota è il cosiddetto "pasto comunitario", che è riconducibile all'ultima cena di Gesù con gli apostoli.

A questo proposito è meglio fare una premessa e notare che una delle contraddizioni presenti nel Nuovo Testamento riguarda l'ultima cena di Gesù, la quale differisce sostanzialmente fra il resoconto sinottico e quello giovanneo [consulta i brani relativi].


I
n pratica, mentre i tre resoconti sinottici (Marco, Matteo e Luca) sono caratterizzati dalla istituzione del sacramento dell'eucarestia, il quarto vangelo non dà segni di conoscere, in quella circostanza, né il fatto né il contenuto teologico connesso. Eppure, si faccia bene attenzione, il testo giovanneo è proprio quello che si dilunga maggiormente nell'analisi e nella descrizione dei vari insegnamenti teologici, anche in questo brano dell'ultima cena (la lavanda dei piedi, il comando della carità, la vera vite, l'odio del mondo e la promessa dello Spirito Santo, la fede dei discepoli, l'unità della Chiesa...). Tant'è vero che, mentre l'ultima cena occupa nei vangeli sinottici una paginetta o poco meno, nel quarto vangelo essa occupa numerose pagine.
Ora, noi sappiamo che il quarto vangelo è entrato in un secondo tempo a far parte del canone ecclesiastico e che esso è stato ricavato attraverso l'adattamento di un testo originatosi sicuramente in una scuola gnostica dell'asia minore.
Un fatto importante riguardante questo vangelo, che abbiamo già visto, è la datazione dell'ultima cena che, a differenza dei sinottici, risulta coerente non col calendario ufficiale lunare degli ebrei del tempo, ma con quello solare degli esseni di Qumràn
[2].
Queste due differenze (datazione solare e assenza della istituzione dell'eucarestia) ci danno molti buoni motivi per pensare che gli evangelisti della tradizione sinottica, fedeli alla teologia riformata della scuola paolina, fossero interessati a purgare il racconto da ogni possibile relazione con la tradizione esseno-zelota (tendenza che abbiamo modo di riscontrare in tutto il racconto evangelico) e ad introdurvi piuttosto le idee antiessene elaborate e propagate da Paolo di Tarso.

Del resto, ciò che Gesù ha annunciato ad una assemblea pasquale di giudei, ovverosia il fatto che il pane fosse la sua carne e il vino il suo sangue, e che i discepoli dovessero cibarsi della carne e del sangue del loro maestro sacrificato, visto come incarnazione divina, sarebbe suonato non solo insolito, ma orrendamente sacrilego, dal momento che queste idee configuravano una tipica concezione appartenente al mondo delle teologie e dei culti gentili, altamente disprezzati dai giudei. In particolare corrispondono a certi culti pagani teofagici (teofagia = cibarsi del dio), fra cui uno molto diffuso nell'area di provenienza di Paolo di Tarso, consistente nell'identificazione di un toro col dio che veniva sacrificato e del quale l'adepto doveva bere il sangue e mangiare la carne. Sappiamo invece che per gli ebrei il sangue costituisce un forte elemento di impurezza, che non è permesso toccare il sangue senza poi eseguire pratiche purificatorie, figuriamoci bere il sangue; anzi, una delle prescrizioni più rigorose del cibo kosher consiste proprio nell'assicurarsi che l'animale ucciso sia stato ben dissanguato. Storicamente parlando, non possiamo considerare credibile che Gesù, volendo trasmettere una novità teologica, avrebbe cominciato col proporre una formulazione rituale apertamente offensiva nei confronti della sensibilità ebraica e che avrebbe subito suscitato il ribrezzo dei suoi discepoli.

Gesù ha utilizzato spesso nei suoi discorsi l'immagine del pane, inteso come cibo spirituale, ovverosia come  allegoria di una conoscenza superiore che gli uomini devono acquisire (l'abbiamo visto nel capitolo "Premesse", là dove abbiamo parlato dei miracoli e dei linguaggi simbolici in uso nei racconti evangelici), insieme ad altre allegorie come quella dell'acqua viva dell'albero e dei frutti, ecc...

Senza alcuna ombra di dubbio, questa concezione del pane e del vino come carne e sangue di Cristo, di cui i discepoli devono cibarsi, costituisce una improvvisa e forzata irruzione di teologia pagana, caratteristica dei cosiddetti culti misteriosofici, nel culto esseno del pasto comunitario (consiglio vivamente, a questo proposito, la lettura dei capitoli del libro di Frazer, Il Ramo d'Oro, riguardanti i culti di Adonis, Attis, Osiride, Dioniso, Mitra...). Il responsabile di un innesto così artificioso potrebbe essere stato Paolo di Tarso, lontano dalla Palestina, o qualcuno dei suoi discepoli, forse un gentile, non certo l'ebreo Gesù, nel cuore di Gerusalemme, di fronte ad una assemblea di ebrei e nell'imminenza della Pasqua ebraica.
In realtà, se esaminiamo alcuni documenti Qumràniani, possiamo dare una collocazione storica molto più appropriata all'episodio dell'ultima cena di Gesù:

    "...in ogni luogo in cui saranno dieci uomini del consigio della comunità, tra di essi non mancherà un sacerdote: si siederanno davanti a lui, ognuno secondo il proprio grado, e così, nello stesso ordine, sarà domandato il loro consiglio in ogni cosa. E allorché disporranno la tavola per mangiare o il vino dolce per bere, il sacerdote stenderà per primo la sua mano per benedire in principio il pane e il vino dolce..." (Regola della Comunità, VI)

    "...e quando si raduneranno alla mensa comune oppure a bere il vino dolce, allorché la mensa comune sarà pronta e il vino dolce da bere sarà versato, nessuno stenderà la sua mano sulla primizia del pane e del vino dolce prima del sacerdote, giacché egli benedirà la primizia del pane e del vino dolce e stenderà per primo la sua mano sul pane. Dopo, il Messia di Israele stenderà le sue mani sul pane e poi benediranno tutti quelli dell'assemblea della comunità, ognuno secondo la sua dignità. In conformità di questo statuto essi si comporteranno in ogni refezione, allorché converranno insieme almeno dieci uomini..." (Regola dell'Assemblea, II)

Possiamo così renderci conto che, durante questa cena pasquale a cui il quarto vangelo attribuisce una datazione coerente col calendario solare degli esseni, Gesù svolge il ruolo sacerdotale espresso dai documenti di Qumràn e previsto per le assemblee di almeno dieci uomini convenuti al pasto comunitario.

La prima cosa che il visitatore incontra, all'interno del sito, è una serie di rovine, testimonianza dell'esistenza di una piccola cittadella dalle mura di pietra. Non si trattava di abitazioni, bensì di edifici adibiti alle occasioni della vita comunitaria della setta: acquedotti, cisterne, una torre, una sala di scrittura, una cucina, un'aula per le assemblee, una mensa, i magazzini per il cibo, il laboratorio di ceramica, il forno, la stalla. La gente non abitava in queste costruzioni, ma nelle tende che dovevano certamente essere disposte nello spazio intorno.
A est delle rovine murarie una breve, arida discesa giunge alla piana sottostante, sulle rive del Mar Morto. Subito a nord una scarpata precipita nello uadi Qumràn, il letto del fiume che ospita un corso d'acqua solo nelle rare occasioni di pioggia. Sulle fiancate dello uadi, in posizione difficilmente raggiungibile, si possono osservare le aperture delle grotte in cui sono stati ritrovati i manoscritti. Qui i membri della setta li avevano nascosti allorché ebbero il sospetto che i romani avrebbero potuto giungere e distruggere la comunità. A ovest si trova la parete rocciosa e arida dei monti, che forma un salto molto scosceso di circa 250 metri, visibile nella foto, dal quale, solo nel periodo invernale, precipita una cascata.
Il sito è ricchissimo di miqweh, vasche rituali nelle quali veniva effettuato il rito battesimale dei nuovi adepti, o le abluzioni rituali. La caratteristica di queste vasche non è quella di servire semplicemente da cisterne per la conservazione dell'acqua piovana, o di svolgere una funzione esclusivamente igienica; le abluzioni nelle vasche facevano parte integrante del culto esseno.

Possiamo paragonare le miqweh ebraiche ai ghat indiani, visibili sulle rive del Gange o all'interno dei templi indù. Le vasche, infatti, con la loro struttura mostrano di essere state concepite appositamente perché le persone potessero scendere comodamente nell'acqua, tramite una gradinata, e quivi eseguire un rito di purificazione.

Innanzitutto i membri della comunità, prima di riunirsi nella mensa per il pasto comunitario, si cambiavano d'abito, indossavano un saio di lino e si immergevano nelle vasche. In secondo luogo dobbiamo notare che lo stesso rito di ammissione nella comunità era costituito da una cerimonia battesimale, tramite la purificazione per immersione nell'acqua.
Chi non rifletterebbe sullo straordinario parallelismo che si verifica con le usanze dei primi cristiani, i quali ammettevano i nuovi adepti con un battesimo purificatore dei peccati?
Anche il rito di apertura del pasto comunitario induce profonde riflessioni sui legami fra cristianesimo ed essenato: "...allorché disporranno la tavola per mangiare, o il vino dolce per bere, il sacerdote stenderà per primo la sua mano per benedire in principio il pane e il vino dolce..."; "...allorché la mensa comune sarà pronta e il vino dolce da bere sarà versato, nessuno stenda la sua mano sulla primizia del pane e del vino dolce prima del sacerdote, giacché egli benedirà la primizia del pane e del vino dolce e stenderà per primo la sua mano sul pane...". Il fatto che il pane e il vino dovessero essere sottoposti ad una benedizione speciale del sacerdote, prima di essere distribuiti al commensali, richiama in maniera più che evidente il rito eucaristico cristiano, nonché la scenografia dell'ultima cena di Gesù.

Per fortuna, dall'inizio degli anni '90 il materiale Qumràniano è stato reso di pubblico dominio. Senza dubbio il miglior contributo in questo senso è stato dato dal professor R.Eisenman, direttore del dipartimento di Studi Religiosi dell'Università di California, il quale da anni aveva tentato di accedere ai manoscritti, ma si era sentito rispondere testualmente: "Non vedrete mai i rotoli, finché vivrete".
Lo studioso sostiene che esseni (hassidim, in ebraico), zadochiti (zaddiqim, in ebraico), zeloti (qannaim, in ebraico), nazareni (nozrim, in ebraico, nazorai, in greco) e i primissimi cristiani giudei (Simone, Giacomo...) siano, in pratica, la stessa cosa o, comunque, sfaccettature molto correlate di un solo fenomeno: il dissenso religioso, puristico e intransigente, nei confronti della evidente corruzione della classe sacerdotale gerosolimitana e della presenza, sul trono di Iraele, di una dinastia indegna, quella erodiana. La setta si era fatta custode della concezione messianica e la vita settaria
era concepita come una preparazione concreta, religiosa, ma anche militare nel senso proprio del termine, all'imminenza della liberazione messianica che avrebbe restituito a Yahweh la sovranità unica su Israele.

Una interessante osservazione da fare riguarda il nome che la setta Qumràniana dava a sé stessa e al luogo del suo insediamento. Ovviamente la denominazione Khirbet Qumràn è moderna e appartiene alla lingua araba.
Per sapere in che modo i Qumràniani indicavano il proprio luogo di autoesilio possiamo ricorrere ad alcune parole presenti nel Documento di Damasco [vedi immagine a destra]:

"...il pozzo è la legge e quelli che l'hanno scavato sono i convertiti di Israele, coloro che sono usciti dalla terra di Giuda e si sono esiliati nella terra di Damasco..."
(Doc. Damasco VI,4-5)

"...secondo la disposizione di coloro che sono entrati nel nuovo patto nella terra di Damasco..."
(Doc. Damasco VI
"

 

...la stella è l'interprete della legge che verrà a Damasco, come è scritto: - una stella si fa strada da Giacobbe e uno scettro si leva da Israele -..."
(Doc. Damasco VI,18-20)

Si fa notare in quest'ultimo verso la citazione di una profezia messianica [Num. 24, 17) che nel Nuovo Testamento è stata applicata più volte su Cristo (Mt II, 1-12 e Ap. XXII, 16), anche in relazione all'immagine della "stella" come astro sorgente che annunzia la venuta del Messia. Ciò contribuisce ulteriormente a legare il movimento Qumràniano a quello cristiano originario.
E ancora:

"...Tutti gli uomini che sono entrati nel nuovo patto, nella terra di Damasco, ma se ne sono poi ritornati, hanno tradito e si sono allontanati dal pozzo delle acque vive..."
(Doc. Damasco VIII, 21)

Anche in questo verso incontriamo una corrispondenza col Nuovo Testamento. Infatti notiamo l'immagine del pozzo delle acque vive che corrisponde come una fotocopia alle parole che Gesù utilizza nel dialogo con la samaritana, nel Vangelo secondo Giovanni. Ed ecco un'altro indizio che lega profondamente i cristiani delle origini ai Qumràniani.
E ancora:

"...il patto e l'impegno che avevano contratto nel paese di Damasco, cioè il nuovo patto..."
(Doc. Damasco XX, 12)

Ora, tutto questo ci induce a credere che le espressioni Damasco e terra di Damasco siano state utilizzate dai Qumràniani per indicare tanto sé stessi come comunità, quanto il luogo o i luoghi del loro ritiro. L'opinione è condivisa da moltissimi studiosi, compreso lo stesso Padre de Vaux (L'archeologie et les manuscrits de la Mer Morte, London 1961), nonché da J.Barthelemy, A.Jaubert, G.Vermes, N.Wieder....

Per quale ragione i Qumràniani avrebbero adottato questa titolo? Essi si sono ispirati ad un testo biblico (Amos V, 26-27), che infatti è citato dallo stesso Documento di Damasco (VII, 14-15), in cui si parla della teologia della deportazione e dell'esilio (vedi anche Geremia ed Ezechiele). In pratica Damasco è vista come un luogo d'esilio che svolge la funzione di rifugio dei pii e dei puri di fronte all'ira di Dio. Geremia ed Ezechiele parlano

degli esiliati a Damasco come della parte migliore del popolo di Israele, quella che gli è fedele, e con la quale stringerà un nuovo patto.

I Qumràniani, che si sono separati ed autoesiliati nel deserto del Mar Morto come protesta nei confronti della corruzione delle autorità politiche e sacerdotali di Gerusalemme, sfruttando la similitudine col passo biblico, hanno paragonato sé stessi ai "deportati nella terra di Damasco" e hanno chiamato Damasco il proprio ritiro.

Si osservino le seguenti parole del Prof. Daniel Gershenson (Università di Tel Aviv) scritte in un e-mail indirizzato a David Donnini il 12 Aprile 1999: "...gli Esseni erano Sadducei che non avevano mai accettato l'adozione da parte di Giovanni Ircano del Sadduceismo e che erano rimasti leali al calendario di Damasco e alle regole legali di Damasco... I Sadducei che tornarono a Gerusalemme a quel tempo erano odiati mortalmente dalla comunità di Qumràn che rimase fedele alla linea anti-asmonea della comunità originale di Damasco...".

Ora, tutto ciò ha delle conseguenze di estrema importanza nella lettura e nella interpretazione del Nuovo Testamento. Infatti il Professor R.Eisenman (California State University), che sostiene l'identità o la stretta parentela fra la comunità Qumràniana e il movimento giudeo-cristiano primitivo, afferma che il famoso passo degli Atti degli Apostoli, in cui Paolo è inviato a Damasco dal sommo sacerdote a cercare i cristiani per arrestarli, debba essere completamente reinterpretato, intendendo per Damasco non la città siriana, ma il ritiro degli asceti dissidenti a Qumràn [3].
In effetti pochi osservano giustamente che in Siria né Paolo né il sommo sacerdote di Gerusalemme avrebbero avuto alcuna autorità. La città di Damasco rientrava in un'altra amministrazione e le autorità di Gerusalemme non potevano vantare alcun diritto di effettuare azioni di polizia in Siria.
Tutto questo ci dà una misura delle questioni che possono essere sollevate da una attenta analisi delle origini cristiane e di quanto sia stato manipolata la memoria storica, negli interessi apologetici di una nuova religione extragiudaica che aveva preso completamente le distanze dalla fede della comunità giudeo-cristiana primitiva.
É estremamente probabile che gli Atti degli Apostoli, documento sulla cui attendibilità storica si possono muovere innumerevoli obiezioni, sia stato redatto proprio dai seguaci della teologia revisionistica di Paolo per dare l'impressione di una continuità del tutto fittizia fra il movimento dei seguaci del messia giustiziato da Pilato e la "ecclesia" dei cristiani che si andava sviluppando soprattutto in ambienti greco-romani e della diaspora ebraica.

 

 

 

 

1. Per approfondire la questione del "giallo" che ha riguardato il possesso e l'analisi dei manoscritti del Mar Morto si consiglia di leggere il seguente libro:

Michael Baigent, Richard Leigh
IL MISTERO DEL MAR MORTO, I ROTOLI DI Qumràn DALLA SCOPERTA ALL'INTRIGO
Marco Tropea Editore, 1997.

Titolo originale: The Dead Sea Scrolls Deception
Esso chiarisce, in modo estremamente semplice e di piacevole lettura, le complicazioni che hanno portato ad una severa censura ecclesiastica del contenuto dei manoscritti per quasi un quarto di secolo.

2.  Scrive Jean Daniélou nel suo libro "Les Manuscrits de la Mer Morte et les Origines du Christianisme" (Editions de l'Orante, Paris, 1975):

"...Sappiamo che uno dei più difficili problemi dell'esegesi del Nuovo Testamento, è la determinazione del giorno della Cena. I Sinottici la considerano un pasto pasquale e la fissano quindi al 14 nizan (marzo-aprile) di sera.
Ma per san Giovanni, la crocifissione ebbe luogo prima della Pasqua: il Cristo è stato dunque crocifisso nella giornata del 14 nizan ed ha istituito l'Eucaristia il 13 sera. In questo caso, la Cena non sarebbe più un pasto pasquale, e questo contraddirebbe i Sinottici. A meno che il Cristo non avesse anticipato il pasto pasquale. Ma come spiegarlo?
Il problema sarebbe risolto se si potesse dimostrare che in quell'epoca vi erano due date differenti per la celebrazione della Pasqua...

...Ora, esiste una vecchia tradizione secondo la quale il Cristo avrebbe consumato la cena pasquale un martedì sera, sarebbe stato arrestato il mercoledì e crocifisso il venerdì. Questa tradizione era stata fin qui quasi dimenticata.
La Jaubert ha dimostrato che le genti di Qumràn utilizzavano un antico calendario sacerdotale di 364 giorni, che era costituito da quattro trimestri di 91 giorni, formati ciascuno da 13 settimane. Seguendo questo calendario, siccome l'anno comporta esattamente 52 settimane, le feste cadono obbligatoriamente lo stesso giorno del mese e della settimana. In questo calendario, la Pasqua veniva sempre di mercoledì, e la vigilia era dunque di martedì. Così il Cristo avrebbe celebrato la Cena alla vigilia della Pasqua secondo il calendario esseno. Per contro, sarebbe stato crocifisso alla vigilia della Pasqua ufficiale, che in quell'anno cadeva di sabato.
Ma, una volta scomparso e dimenticato il calendario degli Esseni, il ricordo di questa data si è cancellato, e si è piazzata la Cena sia il mercoledì, secondo san Giovanni, sia il giovedì. La scoperta del calendario di Qumràn permette di restituirle la sua vera data, e per tale motivo uno degli enigmi del Nuovo Testamento è spiegato..."

3. Per approfondire la questione delle relazioni (o addirittura dell'identità) fra il movimento cristiano delle origini (quello precedente alla riforma teologica voluta da San Paolo) e la setta insediata a Qumràn sulle rive del Mar Morto, si consiglia vivamente di leggere il seguente libro:

Robert Eisenman,

JAMES THE BROTHER OF JESUS, THE KEY TO UNLOCKING THE SECRETS OF EARLY CHRISTIANITY AND THE DEAD SEA SCROLLS

Penguin Books, New York, 1998.

 

Indice

Premesse I Manoscritti: la storia I Manoscritti: estratti La letteratura Giudeo-Cristiana I 4 Vangeli

Nascita di Gesù Cristo Il mistero di Barabba Del titolo «Nazareno» San Paolo e il cristianesimo

Quali conclusioni?