Cristo e Qumran
la chiave di un rapporto controverso

di David Donnini


Sommario parte Prima

  • Premesse storiche

  • Il movimento zelota

  • L'ingresso degli zeloti nel movimento esseno

  • Gli zeloti si spostano dalla Galilea alla Giudea

  • Convergenze fra zeloti, qumraniani e cristiani-ebrei

  • Il rapporto fra Cristo e gli esseni

  • Il complotto messianico


  •  

    Premesse storiche

    Dobbiamo iniziare con una rapida panoramica storica riguardante le tappe evolutive della setta del Mar Morto. Tale sintesi prevede una suddivisione nei seguenti periodi:

       

    • I precedenti storici

    • 1° periodo (168 - 134 a.C.) [periodo asideo]

    • 2° periodo (134 - 31 a.C.) [periodo classico]

    • 3° periodo (31 - 4 a.C.) [periodo erodiano]

    • 4° periodo (4 a.C. - 68/69 d.C.) [periodo zelotico]

    • 5° periodo (68/69 d.C. - 73) [periodo romano]

    • 6° periodo (132 d.C. - 135) [periodo di Simon bar Kokba]

     

  • Nella prima metà del secondo secolo a.C. la Palestina si trova sotto il potere della dinastia ellenistica dei seleucidi. Uno dei sovrani seleucidi, Antioco IV (175-164 a.C.) si mostra estremamente duro nei confronti dei giudei, avendo intenzione di ellenizzare la Palestina e tutto il suo popolo. Così scrive di lui lo storico francese F. Castel: "Egli vuole che tutte le genti del suo regno formino un popolo solo; tutte le usanze particolari devono scomparire. Perciò ritira ai giudei tutti i diritti accordati loro da Antioco III e in più fa cessare i sacrifici nel tempio e proibisce le pratiche del sabato. Proibita la circoncisione e i libri santi: ogni contravventore sarà messo a morte. In cambio fa erigere dei templi alle divinità greche e, il 6 dicembre 176 a.C., fa innalzare un altare pagano al posto dell'altare dei profumi, nel cuore del tempio di Gerusalemme, dedicato ora a Giove Olimpo (2Mac 6,2; Dn 11,31). È "l'abominio della desolazione". Del resto, per Antioco IV si tratta di identificare Giove e Jahvè, come aveva tentato di fare tutta una corrente che credeva possibile unificare le religioni. Però Antioco IV, pur intendendo giungere ad un universalismo religioso, si avvale della repressione e del massacro. I giudei ortodossi ne rimarranno definitivamente segnati; essi non avranno altro che diffidenza verso i pagani. Le correnti sincretiste o forse liberali saranno discreditate a lungo. La stessa sorte è riservata al tempio samaritano che viene dedicato a Giove Ospitale. Tutti i palestinesi, giudei e non giudei, ricevono l'ordine di sacrificare alle divinità greche" (F. Castel, Storia di Israele e di Giuda, Ed. Paoline, 1987).

    La conseguenza di questa pesante politica di Antioco IV è quella di suscitare, in una parte del popolo ebraico, un atteggiamento di strenua resistenza. Ovviamente non mancano coloro che assumono atteggiamenti di opportunistica connivenza col potere dominante, né coloro che si adattano a malincuore per timore della dura repressione, ma l'opposizione è energica e quantitativamente significativa. Essa è rappresentata sostanzialmente dai componenti di una famiglia (dinastia degli asmonei), passata alla storia col soprannome di Maccabei (dal termine ebraico che significa martello). Infatti un certo Mattatia e i suoi figli fanno propria la causa della difesa dei diritti del popolo di Israele. Mattatia si rifugia nel deserto, fra le montagne di Giuda e nel 167 a.C. suscita una rivolta armata. Egli viene ucciso nel 166 e l'eredità della sua lotta passa nelle mani di suo figlio Giuda, il quale, in un primo tempo ottiene importanti vittorie militari contro le truppe di Antioco IV.

     

  • 1° periodo (168 - 134 a.C.) [periodo asideo]

    Ai fini del nostro studio della comunità Qumraniana dobbiamo segnalare il fatto che, al fianco dei rivoltosi maccabei, si forma un partito di sostenitori della lotta patriottico religiosa: gli Asidei (Hassidim). Si tratta di fedeli intransigenti della religione mosaica, che non intendono cedere a nessun prezzo alle imposizioni ellenizzanti del potere seleucida. Essi si ritirano nel deserto a sud-est di Gerusalemme e stabiliscono un loro quartier generale sulle rocce circostanti lo Wadi Qumran, iniziando a costruire alcuni edifici in muratura, oltre che strutture precarie come tende e capanne, sulle rovine di fortificazioni molto più antiche, che risalivano ai secoli VIII e VII a.C.

    Definiremo 1° Periodo di Qumran questo momento della storia degli insediamenti (dal 168 al 134 a.C.). Esso corrisponde con una certa probabilità al periodo in cui compaiono le prime redazioni del manoscritto noto come Regola della Comunità, e quindi al momento in cui la confraternita prende coscienza di sé e si considera come l'espressione più pura della spiritualità israelita. Un tema fondamentale, espresso anche nel manoscritto della Regola, è proprio l'attesa di due Messia distinti: uno detto di Aronne, che rappresenta la figura sacerdotale e che dovrà assumere il ruolo di Sommo Sacerdote nella nuova Israele restaurata; l'altro detto di Israele, che rappresenta la figura politica, colui che dovrà liberare il paese dagli stranieri e quindi assumere la carica regale. Pertanto la comunità assume il compito di conservare la sapienza di Israele, difendendola dalle influenze pagane, e si prepara all'idea del riscatto, ovverosia di una vittoria militare contro le potenze dominatrici straniere; è questo l'ideale messianico che in futuro darà tanto filo da torcere ai romani, nel primo secolo d.C.

    In un primo tempo l'adesione degli asidei alla lotta degli asmonei è totale, ma in seguito lo sviluppo degli eventi porterà al sorgere di gravi divergenze. Infatti, alla morte di Giuda Maccabeo, l'eredità rivoluzionaria passa al fratello Gionata il quale, da una posizione di scontro frontale col potere seleucida, passa ad atteggiamenti di compromesso. Egli approfitta delle rivalità sorte, all'interno della corte seleucida, fra Demetrio I e Alessandro Bala e, nel 152 a.C. si fa concedere da quest'ultimo il titolo di sommo sacerdote, accumulando nella propria persona la carica sacerdotale e quella governativa. L'unione dei due ruoli appare sacrilega al partito degli hassidim e questo è l'inizio di una spaccatura fra i maccabei e gli asidei, poiché questi ultimi non tollerano l'ammorbidimento della politica asmonea.

    Nel 142 a.C. a Gionata succede il fratello Simone, che continua a conservare entrambi i ruoli unificati, poi nel 135, quando Simone viene assassinato dagli stessi seleucidi, l'eredità passa al figlio Giovanni Ircano, anch'egli rappresentante di quella politica asmonea che si era molto allontanata dalla primitiva intransigenza patriottico-religiosa del nonno Mattatia. Giovanni si comporta come un autentico re e sacerdote.

  • 2° periodo (134 - 31 a.C.) [periodo classico]

    A questo punto gli hassidim prendono definitive e irrimediabili distanze dal partito degli asmonei. È un momento importante anche nella evoluzione dell'insediamento qumraniano e potremmo definire 2° Periodo di Qumran l'epoca che va dal 134 al 31 a.C. circa. Si tratta del periodo "classico" del movimento in cui, probabilmente, si afferma quella terminologia che tende a chiamare Damasco la comunità e terra di Damasco la sua collocazione territoriale, con riferimento a certi passi biblici che parlano dei puri di Israele esuli in terra di Damasco. Questi hassidim (termine da cui, forse, deriva la denominazione esseni) si considerano infatti come la parte pura di Israele, in esilio provvisorio nell'attesa del tempo della ricostruzione. È questa l'epoca della costruzione delle principali strutture edilizie in muratura, compresi gli acquedotti e le numerose cisterne che dovevano servire sia per i fabbisogni della comunità, sia per l'esercizio cultuale dei riti di abluzione, di cui oggi possiamo ammirare i resti visitando gli scavi di Khirbet Qumran (sale di riunione, refettori, cucine, scriptoria, vasche). È anche l'epoca in cui compaiono le prime redazioni del Documento di Damasco e, probabilmente, della Regola dell'Assemblea. Così scrive lo studioso italiano L. Moraldi, relativamente a questo secondo periodo di Qumran: "Il movimento acquista molte simpatie, i torbidi sociali, politici e religiosi lo favoriscono e la regione di Qumran non solo vede aumentare la sua popolazione, ma anche la sua sistemazione e organizzazione materiale. In particolare, giovò al movimento la lotta di Giovanni Ircano I contro i farisei; è verosimilmente in questo periodo che la comunità accentua certi aspetti farisaici e si vedono sorgere vari gruppi esseni che, condividendo in pieno le idee fondamentali del primo movimento, se ne discostano per certi aspetti piuttosto secondari, come il matrimonio, la vita nel deserto, la disciplina più libera, una minore accentuazione comunitaria, maggiore ascetismo. Così sorge forse la comunità pilota e l'una o l'altra forma del Documento di Damasco..." (L. Moraldi, I Manoscritti di Qumran, UTET, pag. 108).

    È da segnalare, come evento di primaria importanza in questo periodo della storia qumraniana, un terribile terremoto, nel 31 a.C., che provoca grande disastro nell'insediamento, con molte vittime e serio danneggiamento delle strutture edilizie. Questo fatto compromette la vita comunitaria e porta all'abbandono del sito.

     

  • 3° periodo (31 - 4 a.C.) [periodo erodiano]

     

    Abbiamo quindi un momento oscuro, che suscita dibattito negli studiosi di Qumran, in cui non è perfettamente chiara la sorte dell'insediamento, né l'identità e la quantità dei suoi occupanti. Possiamo chiamare 3° Periodo di Qumran tutto l'intervallo fra il 31 a.C e il 4 a.C. che coincide quasi perfettamente con la durata del regno di Erode il Grande. È il periodo in cui, forse, sono stati prodotti i manoscritti del Commento a Isaia, delle Benedizioni, dei Commenti ai Salmi. Lo storico Giuseppe Flavio, nella sua opera Antichità Giudaiche (XV, 371-378), ci parla della benevolenza di Erode nei confronti degli esseni; per questo motivo ci rimane difficile credere che la comunità, in questo momento, abbia un carattere così apertamente messianico, come nel periodo precedente. Si direbbe piuttosto che abbia assunto una connotazione più monastica, dedicandosi alla preghiera, allo studio dei libri sacri, allo sviluppo delle pratiche terapeutiche.

     

  • 4° periodo (4 a.C. - 68/69 d.C.) [periodo zelotico]

     

    Erode il Grande muore nel 4 a.C. e, in parallelo con questo fatto, si risvegliano nuove tendenze rivoluzionarie, soprattutto nel nord della Palestina, ispirate all'ardore dei primi maccabei e all'intransigenza politico-religiosa degli asidei: "alla fine del regno di Erode il Grande la Palestina è pervasa da un'ondata antiromana diffusa soprattutto fra i giovani e cioè tra le nuove reclute essene" (L. Moraldi, op. cit., pag. 108). Possiamo chiamare 4° Periodo di Qumran tutto l'intervallo fra la morte di Erode e gli eventi della sanguinosa guerra coi romani, ovverosia fra il 4 a.C. e il 68/69 d.C., quando l'insediamento viene distrutto dalle legioni di Vespasiano, i membri della comunità sono cacciati dal luogo e parzialmente sterminati.

    All'inizio di questo periodo il sito di Qumran si ripopola di uomini animati da un rinnovato spirito rivoluzionario; alcune delle strutture danneggiate dal terremoto vengono restaurate, anche se non tutte. Adesso la comunità è caratterizzata da una decisa tensione messianica e apocalittica, cioè dalla sensazione dell'imminenza dei tempi promessi da Yahweh per la ricostruzione del suo regno. Qualcuno già individua le figure dei messia attesi in alcune persone fisiche reali. Molti vogliono passare dalle speranze e dalle attese alle azioni concrete. È questa l'epoca in cui vengono redatti il Rotolo di Rame, la Regola della Guerra, il Commentario ad Abacuc. Con riferimento a questo periodo possiamo dire che si attenua la differenziazione fra le denominazioni esseni, zeloti, e sicari, infatti tutti i movimenti di ispirazione messianica acquistano una caratterizzazione più o meno interventistica, nel senso della lotta politico-religiosa e ha senso utilizzare una terminologia mista, come esseno-zeloti.

    ·  5° periodo (68/69 d.C. - 73

    In seguito alla cacciata di questi esseno-zeloti i romani insediano a Qumran un piccolo contingente, utilizzando il sito come base. Possiamo chiamare 5° Periodo di Qumran l'intervallo di occupazione romana, fra il 68/69 d.C e il 73. Nel frattempo il grosso dell'esercito romano è impegnato una cinquantina di km più a sud, nell'assedio di Masada, dove si sono asserragliati alcuni superstiti della lotta messianica, sotto la guida di Eleazar ben Jair. Dopo il 73, ovverosia dopo l'espugnazione di Masada e il suicidio di massa dei suoi occupanti, i romani abbandonano Qumran, le cui rovine rimangono solitarie per alcuni decenni.

     

    ·  6° periodo (132 d.C. - 135) [periodo di Simon bar Kokba]

    L'ultimo momento che elenchiamo in questo lavoro è il 6° Periodo di Qumran, ovverosia il breve intervallo fra il 132 e il 135 d.C., in cui gli eredi della lotta esseno-zelotica, sotto la guida di Simon bar Kokba, utilizzano il sito come base, prima di essere completamente sconfitti dai romani. Le uniche loro tracce rimaste nel sito sono alcune monete.

    D'ora in poi Khirbet Qumran sarà veramente gettata in un lungo abbandono, mentre i manoscritti qumraniani, custoditi nelle giare all'interno delle grotte, attenderanno il 1947 per rivedere la luce, dopo ben diciotto secoli!

     

    Il movimento zelota

    Adesso concentreremo la nostra attenzione sul 4° periodo di Qumran (4 a.C. - 68 d.C.), quello che va dalla morte di Erode il Grande alla devastazione dell'insediamento da parte dei romani nel corso della guerra degli anni 66-70. É il periodo che abbiamo definito zelotico, perché caratterizzato da una forte escalation della tensione messianica. Ricordiamo innanzitutto che, nel periodo precedente, il sito era stato scarsamente abitato, infatti l'organizzazione sociale della comunità aveva subito un grave colpo con il terremoto del 31 a.C., ed anche con l'incendio di cui non è chiaro se sia stato simultaneo o anteriore o posteriore al terremoto. Probabilmente a seguito di questi disastri il luogo è stato parzialmente abbandonato e la comunità, fra il 31 a.C. e il 4 a.C., ha vissuto una fase di confusione.

    La morte di Erode il Grande è stato un evento di grande importanza, il suo regno duraturo (ben 33 anni) e, certamente, il suo potere esteso a tutta la Palestina, nonché la sua indubbia genialità nel governare e nel saper mediare fra le diverse componenti sociali e politiche, hanno prodotto un periodo di tranquillità relativa; anche se ciò non significa che sotto la quiete apparente non maturassero tensioni pronte ad esplodere. Queste infatti si sono manifestate subito, in conseguenza della sua scomparsa, come atti violenti di ribellione, specialmente nella parte settentrionale del paese. Qui si fece presente un certo Giuda, figlio di quell'Ezechia, il rabbi della città di Gamala, nel Golan, che era stato ucciso dallo stesso Erode molti anni prima. É ovvio che la famiglia di Ezechia aveva conservato un odio feroce nei confronti della famiglia Erodiana e che aveva maturato col tempo propositi di vendetta.

    "A Sepphoris, nella Galilea, Giuda, figlio del capobrigante Ezechia, che un tempo aveva infestato quel paese ed era stato catturato dal re Erode, avendo raccolto una banda non piccola fece irruzione negli arsenali regi e, riforniti di armi i suoi, attaccava gli altri che aspiravano al potere..." (G. Flavio, Guerra Giudaica, II,4)

    "C'era anche un certo Giuda, figlio di quell'Ezechia che era stato capo dei ribelli; il quale Ezechia era un uomo molto forte, ed era stato catturato da Erode con grande difficoltà. Questo Giuda, avendo riunito insieme una moltitudine di esaltati nei pressi di Sefforis, in Galilea, fece laggiù un assalto all'arsenale e sottrasse tutte le armi che ivi si trovavano, e con esse armò tutti quelli che erano con lui, e prese anche tutto il denaro che era stato lasciato in quel luogo; e divenne un capo terribile, tiranneggiando su tutti quelli che gli erano vicino; e tutto ciò in modo da farsi sempre più potente, per un desiderio ambizioso della dignità regale; e sperava di raggiungere questo obiettivo come premio non delle sue qualità virtuose nel combattimento ma della sua originalità nel commettere nefandezze" (G. Flavio, Antichità Giudaiche X, 5)

     

    Questi improvvisi e clamorosi successi della lotta antiromana, nel nord del paese, suscitarono grande risonanza nelle autorità al potere in Giudea, e furono sufficienti a produrre l'associazione del nome di Giuda con l'aggettivo "galileo"; anzi, tutti i membri della sua pericolosa setta da allora in poi furono comunemente indicati con l'espressione "i galilei". Ciò si verificò non perché Giuda fosse galileo di provenienza (non lo era affatto, essendo nato e vissuto a Gamala, nel Golan) ma in quanto il teatro delle sue prime operazioni di lotta fu la Galilea. Oggi sappiamo che i termini romani galilaei, latrones, sicarii, sono sinonimi dei termini greci zelotes, lestes, e dei termini ebraici qannaim, barjonim, tutti riferiti ai partigiani e ai terroristi messianisti.

    Giuda è considerato da Giuseppe Flavio come il fondatore del movimento degli zeloti, detto "quarta setta filosofica", dopo quello dei sadducei, dei farisei e degli esseni. Egli era un intransigente difensore della ortodossia religiosa ebraica che non tollerava la presenza dei dominatori pagani e nemmeno l'atteggiamento di connivenza opportunistica con gli stranieri, mostrato da alcune componenti della società giudaica. Egli riprendeva le tematiche estremistiche che furono caratteristiche dei primi maccabei (di Mattatia per intendersi), e trasformò le attese messianiche e le tensioni religiose già proprie dei movimenti hassidici in una militanza concreta di lotta armata antiromana. Per lui non era più il tempo di aspettare e di preparare, il momento della promessa di Yahweh era giunto e la parte sana della società giudaica era chiamata a insorgere. Una delle caratteristiche principali della sua politica era l'incitamento del popolo all'obiezione fiscale, ritenuta non solo un diritto civile, ma un dovere sacro nei confronti di Yahweh, in quanto l'accettazione di un sovrano straniero e pagano avrebbe costituito un'offesa contro l'unico e vero Signore di Israele:

    "...aveva rimproverato ai giudei di riconoscere la signoria dei romani quando già avevano Dio come signore" (Giuseppe Flavio, Guerra Giudaica II, 17).

     

    L'ingresso degli zeloti nel movimento esseno

    Ora, moltissimi studiosi di Qumran sono unanimi nel pensare che il cosiddetto quarto periodo dell'insediamento qumraniano avesse una caratterizzazione zelotica, ma alcuni autorevoli fra loro si spingono più avanti; per esempio C. Roth, il semitista inglese G. R. Driver e, più recentemente, anche l'americano R. Eisenman, sostengono con decisione che gli occupanti il sito di Qumran, nel periodo fra la morte di Erode e la guerra coi romani, devono essere riconosciuti proprio nei membri della setta zelota:

     

    "C. Roth ha avanzato un'ipotesi secondo la quale la comunità che occupò Qumran dal 4 a.C. al 68 o al 72-73 d.C. sarebbe stata di zeloti. Roth suppone che Giuda il galileo si sia insediato in quel luogo, deserto dopo il terremoto del 31 a.C., durante i disordini seguiti alla morte di Erode il Grande. Dopo la morte di Giuda nel 6 d.C. Qumran continuò ad essere il quartier generale del movimento degli zeloti, e là i membri del movimento vissero in forma semimonastica; di là Menahem, il figlio sopravvissuto di Giuda, raggiunse Masada nel 66 d.C." (S.G.F. Brandon, Gesù e gli Zeloti, Rizzoli, 1983).

     

    Insomma, seguendo questo indirizzo di pensiero, noi potremmo pensare che i famosi galilei, che sotto la guida di Giuda avevano saccheggiato gli arsenali di Sefforis, incoraggiati dai loro successi militari, si siano spinti in Giudea, dove, avendo contattato persone che condividevano i loro ideali, sarebbero entrati a Qumran, facendo diventare questo luogo un punto di riferimento per tutti coloro che erano animati da spirito patriottico e che intendevano militare concretamente nella lotta messianica. Naturalmente non sappiamo se si debba parlare:

     

    1) della trasformazione totale di Qumran in una cittadella degli zeloti;
    2) di un semplice ingresso di alcuni zeloti nella confraternita essena la quale, pertanto, avrebbe mantenuto il suo carattere monastico, pur coltivando in sé una forte componente interventistica;
    3) solo di eventuali contatti fra esseni e zeloti, che condividevano alcune tematiche comuni ma che rimanevano distinti come movimenti.

     

    Personalmente sono incline a credere che lo zelotismo avesse fortemente condizionato il sentire e l'agire della comunità qumraniana ma, per prudenza, preferisco privilegiare la seconda ipotesi, immaginando che gli esseni, sia per favorire il ripopolamento del sito, sia per una simpatia convinta anche se non pubblicamente espressa, nei confronti dei patrioti messianisti, avrebbero accolto nella confraternita elementi del movimento di Giuda. In tal modo gli zeloti avrebbero avuto la possibilità di stabilirsi in Giudea, in una solida base organizzata a soli trenta km da Gerusalemme, col vantaggio dalla copertura monastica, che li avrebbe protetti mascherando la loro identità di militanti armati agli occhi delle autorità. Insomma: attivisti mescolati e nascosti fra i monaci, in una cornice apparentemente pacifica. Direi che, sebbene non abbiamo dati sufficienti a certificare definitivamente una situazione di questo genere, la sua verosimiglianza è senz'altro notevole e la possiamo considerare un'ottima ipotesi di lavoro. Del resto, anche un passo dello scrittore latino Ippolito Romano ci sostiene in questa convinzione:

     

    "...sono divisi [gli esseni, n.d.a.] fin dall'antichità e non seguono le pratiche nella stessa maniera, essendo ripartiti in quattro categorie. Alcuni spingono le regole fino all'estremo: si rifiutano di prendere in mano una moneta [non ebraica, n.d.a.] asserendo che non è lecito portare, guardare e fabbricare alcuna effigie; nessuno di costoro osa perciò entrare in una città per tema di attraversare una porta sormontata da statue, essendo sacrilego passare sotto le statue. Altri udendo qualcuno discorrere di Dio e delle sue leggi, si accertano se è incirconciso, attendono che sia solo e poi lo minacciano di morte se non si lascia circoncidere; qualora non acconsenta essi non lo risparmiano, lo assassinano: è appunto da questo che hanno preso il nome di zeloti, e da altri quello di sicari. Altri ancora si rifiutano di dare il nome di padrone a qualsiasi persona, eccetto che a Dio solo, anche se fossero minacciati di maltrattamenti e di morte" (Ippolito Romano, Refutatio IX, 26).

     

    Gli zeloti si spostano dalla Galilea alla Giudea

    Noi possiamo essere certi che il teatro delle operazioni degli zeloti di Giuda non è stato limitato alla Galilea, ma la loro azione ha presto interessato tutta la Palestina. Infatti Giuseppe Flavio, nelle sue opere, ha dichiarato esplicitamente che tutta...

     

    "...la nazione fu infettata da questa dottrina in una misura incredibile... Giuda e Sadoc, che fondarono una quarta setta filosofica fra di noi, e che furono seguiti in questo da molti, hanno funestato la nostra vita civile con tumulti nel presente e hanno gettato le basi delle nostre future miserie, grazie a questo sistema filosofico che prima non conoscevamo... infezione che si diffuse fra le generazioni più giovani, che erano molto zelanti per essa e che portò il popolo alla distruzione" (Antichità, XVIII, 1).

     

    Inoltre, ne siamo certi perché abbiamo testimonianza delle azioni dei figli di Giuda, compiute molti anni dopo la morte del padre, che si sono svolte in Giudea e persino nel cuore di Gerusalemme. Per esempio Giuseppe Flavio ci parla della morte dei due figli di Giuda il galileo che si chiamavano Giacomo e Simone, i quali, negli anni fra il 46 e il 48 d.C., furono catturati e crocifissi da Tiberio Alessandro, procuratore della Giudea (Giuseppe Flavio, Antichità, XX, 5). C'è poi Menahem, forse il più giovane dei figli di Giuda il galileo, che all'inizio del conflitto aperto fra ebrei e romani (66 d.C.) ...

     

    "...messosi alla testa di alcuni fidi raggiunse Masada, dove aprì a forza l'arsenale del re Erode e, avendo armato oltre ai paesani altri briganti, fece di questi la sua guardia del corpo; quindi ritornò a Gerusalemme e assunse il comando della ribellione" (Guerra Giudaica II, 17)

     

    Menahem non solo fu protagonista di operazioni importanti, ma addirittura pretese di indossare la veste messianica nella città santa...

     

    "si era infatti recato a pregare [nel tempio] in gran pompa, ornato della veste regia e avendo i suoi più fanatici seguaci come guardia del corpo" (Guerra Giudaica, II, 17),

     

    mostrando così, oltre al fatto che la sua famiglia perseguiva un obiettivo di lotta messianica da numerosi decenni, che essa nutriva una pretesa diretta sul trono di Israele. Ma questo lo avevamo già osservato anche a proposito di Giuda, in una frase di Giuseppe Flavio: "... [Giuda] divenne un capo terribile... per un desiderio ambizioso della dignità regale" (Antichità Giudaiche X, 5). Dai tempi di Ezechia, padre di Giuda, alla morte di Menahem, che avvenne nei giorni terribili della guerra ad opera di fazioni ebraiche avverse, trascorsero più di 110 anni, la qual cosa ci fa capire in maniera inequivocabile che la famiglia di Giuda, proveniente da Gamala, aveva non solo sposato la causa messianica ma ne aveva fatto una questione dinastica. Ed è proprio nella questione dinastica che si trova la chiave di decifrazione della vicenda di Cristo e degli esseni di Qumran.

    La città di Gamala, situata nelle alture del Golan che fiancheggiano la riva nord-orientale del lago di Tiberiade, per quanto fisicamente lontana da Gerusalemme (100 miglia), aveva stabilito un legame di grande vicinanza col cuore della Giudea. Da questo ricco villaggio, costruito sulla gobba di una montagna e adiacente ad un precipizio, giungevano i principali motori ideologici della lotta messianica: i componenti della famiglia di Ezechia, che fu ucciso da Erode nel 44 a.C., i quali condivisero tutti il destino del capostipite, ovverosia il martirio in nome della libertà politica e religiosa di Israele. Di questo legame ideologico abbiamo prova nelle singolari monete trovate durante gli scavi di Gamala, che non esistono altro che a Gamala e che recano l'iscrizione "LegÉulat Yerushalem Hak (Dosha)" (per la salvezza... di Gerusalemme la Santa).

     

    Convergenze fra zeloti, qumraniani e cristiani-ebrei

    Ora, noi dobbiamo osservare come certe tematiche della setta zelotica, della setta qumraniana e del messaggio evangelico mostrino sorprendenti convergenze. Molti autori hanno sottolineato la personalità tipicamente essena (io preferirei dire qumraniana) di Giovanni Battista.

     

    "Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele" (Lc I, 80);

    "si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione" (Mc I, 4);

    "In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: "Convertitevi, perchè il regno dei cieli è vicino!". Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!" (Mt III, 1-3).

     

    Già questi elementi sono sufficienti a connettere il personaggio alla setta qumraniana. Innanzitutto perché l'espressione "visse in regioni deserte" non può indicare una condizione di nomadismo, ma il fatto di essere aggregato a qualche comunità ritirata nel deserto. Poi perché il battesimo è il rito caratteristico della setta qumraniana per l'ammissione di nuovi confratelli; l'espressione "battesimo di conversione" indica l'accettazione da parte dei neo-adepti di un nuovo sistema di vita. Poi perché il vangelo di Matteo nomina esplicitamente il "deserto della Giudea" come luogo di queste azioni di Giovanni, che è proprio la collocazione del sito di Qumran. Poi perché l'esortazione "Convertitevi, perchè il regno dei cieli è vicino" ha un carattere inequivocabilmente messianico e, a parte il fatto che questo testo ha trasformato l'espressione "regno di Dio", presente negli altri vangeli, in "regno dei Cieli", l'esortazione è proprio quella tipica del messaggio contenuto nella Regola della Comunità e in altri manoscritti di Qumran: convertitevi e aderite alla causa, perché la restaurazione del Regno di Yahweh (Iraele libera da invasori pagani e da classi dominanti corrotte) è imminente. Poi perché troviamo in bocca a Giovanni espliciti riferimenti a frasi che appartengono anche alla letteratura qumraniana:

     

    "...per andare nel deserto a preparare la via di lui, come sta scritto: "Nel deserto preparate la via ... appianate nella steppa una strada per il nostro Dio"..." (Regola della Comunità VIII, 13-14),

     

    e infine anche perché l'alimentazione di Giovanni...

    "il suo cibo erano cavallette e miele selvatico" (Mt III, 4),

    è coerente con le norme alimentari di Qumran:

     

    "tutte le specie di cavallette saranno messe nel fuoco o nell'acqua mentre sono vive: tale è infatti l'ordine conforme alla loro natura" (Doc. di Damasco).

     

    É fin troppo evidente che il Giovanni Battista che noi conosciamo dalla lettura dei vangeli è un qumraniano, un adepto che fa proselitismo cercando di richiamare nuovi adepti nella comunità. Le sue parole di minaccia rivolte ai farisei e ai sadducei:

     

    "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? ... Gia la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco"

     

    rappresentano esattamente l'annuncio del riscatto messianico e, coerentemente con quanto leggiamo in tutti i rotoli di Qumran ma in special modo nella Regola della Guerra, del fatto che la parte non buona di Israele sarà eliminata. Giovanni parla di "colui che viene dopo di me" e che "è più potente di me", costui infatti giunge e si fa battezzare da lui, proprio come se in precedenza non fosse stato un membro della confraternita,

     

    "egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile",

     

    quest'ultima espressione fa capire che egli è destinato al ruolo di esecutore materiale della ricostruzione del regno, egli impugna un ventilabro e deve ripulire l'aia, ovverosia eliminare la parte non buona della società israelita, bruciando la pula con un fuoco inestinguibile...

     

    "...come il fuoco della sua ira" (Rotolo della Guerra XIV, 1),

     

    nonché raccogliere il frumento nel granaio, cioè chiamare a raccolta la parte buona del popolo di Israele ("...tutti coloro che entrano nella regola della comunità passeranno nel patto dinanzi a Dio..." [Regola della Comunità I, 16]). Riflettendo su questi passi ci accorgiamo che essi sembrano voler descrivere, e solennizzare, l'ingresso nella comunità di un importante leader della lotta zelotica a cui i qumraniani riconoscono una personalità decisamente messianica. Il suo battesimo di fuoco è direttamente collegato con quel fuoco inestinguibile che dovrà bruciare la pula eliminata dal grano. Non sembra trattarsi di un fuoco esclusivamente spirituale, ma di una vera e propria azione violenta,

     

    "...giacché questo è il giorno, da lui [Yahweh] determinato da molto tempo per la guerra di sterminio dei figli delle tenebre" (Regola della Guerra).

     

     

    Il rapporto fra Cristo e gli esseni

     

    Ripensando a quanto abbiamo detto sul possibile ingresso di zeloti del seguito di Giuda nella comunità qumraniana, adesso scopriamo che si apre una nuova possibile interpretazione del rapporto intercorso fra Cristo dei vangeli e il Battista, anzi, fra la comunità dei seguaci di Cristo e quella dei seguaci di Giovanni, che spesso nei vangeli sono indicate come due gruppi distinti. Cristo, aspirante alla carica messianica, quasi certamente non era un esseno, ma un cittadino della Palestina settentrionale, del Golan per l'esattezza, il quale, ad un certo punto della sua carriera di leader del movimento zelotico fondato dal famoso Giuda il galileo, si introdusse nell'ambiente esseno e venne riconosciuto dalla confraternita di Qumran come il destinatario delle profezie messianiche. Ovviamente egli sollecitò i confratelli esseni alle ragioni concrete della causa, richiamandoli ad un interventismo che, secondo la concezione dei cosiddetti "galilei" , non poteva ancora lasciare il posto a semplici attese e speranze. Insomma, in qualche modo di cui non possiamo permetterci di chiarire i dettagli perché mancano le basi storiche per farlo, questo momento della vita comunitaria dei qumraniani vede un'alleanza o addirittura una fusione simbiotica fra i monaci del deserto di Giuda e i capi zeloti provenienti da Gamala; mentre il battesimo di Cristo da parte di Giovanni non è che la rappresentazione letteraria di ciò, in una forma mitizzata che utilizza una cornice di immagini sacrali, come la discesa della colomba dello Spirito e la voce del Padre che si compiace del suo figlio. "Egli ha in mano il ventilabro..." avrebbe affermato Giovanni il Battista, "Egli brucerà la pula con un fuoco inestinguibile...", avrebbe gridato con parole che sembrano estratte dal Rotolo della Guerra, cercando così di convincere i confratelli esseni che l'atteso ricostruttore del Regno di Yahweh era lui, Jeoshua ha Nozri, (IesouV o NazoraioV), l'uomo di Gamala, che i tempi erano giunti, e che bisognava decidere se stare di quà o di là.

    Altrove ho mostrato le numerose convergenze (storiche, letterarie, geografiche, di parentele, di nomi, formali e sostanziali...) che sembrano creare una relazione stretta fra il Cristo dei vangeli e la famiglia di Giuda il galileo. Non è adesso il caso che mi ripeta e darò quindi per scontato che il lettore sia consapevole di quelle argomentazioni, peraltro necessarie al fine di comprendere quanto segue (vedi il capitolo Il problema del titolo «Nazareno»). In questa sede intendo proseguire sulla base dell'ipotesi di lavoro che il Cristo dei vangeli, quale possibile membro della famiglia di Giuda il galileo (forse il figlio primogenito), abbia contattato la comunità qumraniana e, facendosi coinvolgere in essa, l'abbia a sua volta coinvolta nella lotta zelotica.

     

     

    Il complotto messianico

     

    Qumran sorgeva, come abbiamo già sottolineato, a soli trenta km da Gerusalemme; la immensa distanza climatica e paesaggistica (un deserto torrido da una parte e una verdeggiante collina carezzata dalla brezza mediterranea dall'altra) è controbilanciata da una concreta vicinanza fisica. Certamente molti personaggi influenti della società gerosolimitana avevano contatti coi qumraniani e qualcuno ne condivideva segretamente gli ideali. Dietro le quinte dei vari poteri (farisei, sadducei, sinedriti, erodiani, romani) che si esercitavano in Gerusalemme serpeggiava sicuramente il complotto messianico in connubio coi membri della setta qumraniana e con gli zeloti.

    Il vangelo ci dà testimonianza di una tipica situazione di complotto, infatti intorno a Cristo troviamo un intreccio di simpatie e di connivenze che interessano persone legate coi più alti poteri locali. Fra questi...

     

    "Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio" (Mc XV, 43),

    "Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta: non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri [alla condanna a morte]. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio" (Lc XXIII, 50-51),

    "C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: "Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui"" (Gv III, 1-2).

     

    Entrambi questi uomini parteciparono in prima persona alle operazioni di inumazione della salma di Cristo:

     

    "Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre" (Gv XIX, 38-39);

     

    addirittura sembra che la tomba fosse una proprietà privata del sinedrita:

     

    "Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia" (Mt XVII, 59-60);

     

    al seguito di Cristo troviamo persino...

     

    "Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode" (Lc VIII, 3),

     

    che successivamente l'evangelista fa apparire nel terzetto delle donne che visitano il sepolcro:

     

    "Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo" (Lc VII, 10).

     

    Uno dei discepoli di Cristo è descritto come un uomo introdotto nell'ambiente del tempio, che aveva una conoscenza personale col sommo sacerdote, infatti, durante la scena dell'arresto...

     

    "Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro" (Gv XVIII, 15-16).

     

    Negli Atti degli apostoli troviamo testimonianza di un altro sinedrita che si schiera a difesa di Pietro e di altri apostoli che erano stati arrestati:

     

    "Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati, disse: Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini ... ecco ciò che vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio" (At V, 34-39).

     

    Tutto ciò configura un quadro molto significativo, in cui appare illuminante la notizia che lo stesso sinedrita Giuseppe di Arimatea condividesse l'attesa del regno di Dio. Evidentemente gli esseno-zeloti hanno cercato di coinvolgere il maggior numero possibile di persone nella loro causa e, in particolare, di sviluppare alleanze e connubi nascosti con personaggi autorevoli del tempio, del sinedrio e dell'ambiente erodiano.

     

    Torna al menu principale

     

          Vai alla seconda parte

  •  

     

    Torna a Indice Qumran