Pagina. 1 di 4I Manoscritti di Qumran 
Nel 1947 fu effettuata casualmente in Palestina, sulle rive nord occidentali del Mar Morto, una eccezionale scoperta archeologica, ancora non pienamente compresa nella sua importanza, capace di arricchire la nostra conoscenza delle origini storiche del cristianesimo. Oggi cresce con sempre maggiore evidenza una certezza: è assolutamente impossibile continuare ad analizzare il cristianesimo primitivo escludendo l'ipotesi che il Cristo della narrazione evangelica abbia avuto qualcosa a che fare con i movimenti della dissidenza ebraica messianista. Anzi, da più parti si rinforza la convinzione che Cristo fosse un esponente di questi movimenti e che la sua figura sia stata successivamente ridisegnata, rendendolo così estraneo al messianismo tradizionale dei giudei. Nell'immagine osserviamo il Wadi Qumran e, in alto, l'ingresso di una delle grotte in cui è stato reperito materiale scritturale su rotoli di pelle.  Questa sopra è Khirbet Qumran. Nell'immagine si può vedere il Mar Morto e, al di là, la sponda che oggi appartiene alla Giordania. Al centro dell'immagine gli edifici di accoglienza per turisti e archeologi. Mentre, più a destra, si intravedono gli scavi che hanno portato alla luce un monastero in pieno deserto. Nel momento in cui è stata scattata la foto (Donnini, Luglio 1997) la temperatura era di 45°C. In questo ambiente impossibile, oltre duemila anni fa, si era insediata la comunità degli Esseni. Che cosa sono i manoscritti del Mar Morto? Iniziamo a rispondere dicendo che nel 1947, quando lo stato di Israele doveva ancora nascere, le rive del Mar Morto si trovavano parzialmente in territorio giordano (la riva orientale) e parzialmente sotto il mandato inglese (la riva occidentale). In questo periodo le strade d'accesso al lago erano scarse e rozze, e il territorio circostante era la patria dei nomadi beduini, i quali spostavano qua e là i loro accampamenti e il bestiame. A quel tempo, in inverno, un giovane pastore arabo di nome Mohammed adh-Dhib, che probabilmente era in cerca di una capra smarrita in prossimità della riva nord-occidentale del lago, scoprì casualmente una serie di ingressi di grotte sul fianco di una pericolosa scarpata, in località Khirbet Qumran. Il beduino entrò e trovò all'interno numerose giare abbandonate. Tornato sul luogo con un amico cercò di recuperare le giare (potevano essere utili per trasportare l'acqua) e i due scoprirono che i recipienti contenevano alcuni rotoli di pelle avvolti in tele consunte. . . .  | A sinistra vediamo una delle numerose giare che sono state trovate all'interno delle grotte di Qumran. Dentro le giare erano conservati i manoscritti. Qui sotto vediamo il rotolo 1QH prima di essere aperto.  Non sapremo mai quanti manoscritti furono trovati dai beduini, né se alcuni siano andati dispersi o siano ancora rimasti non pubblicati. Il fatto è che nel 1954 alcuni manoscritti erano finiti nella camera blindata dell'Hotel Waldorf Astoria di New York, da cui uscirono perché comperati dal governo israeliano al prezzo di 250.000 dollari (con l'aiuto di un ricco benefattore). Altri manoscritti, invece, erano finiti al Museo Rockefeller, nella parte est di Gerusalemme, in mano giordana. Si formarono così due commissioni di studio indipendenti: una sotto il controllo di Yigael Yadin, in Israele, e l'altra sotto il controllo di Padre de Vaux, un sacerdote cattolico, in Giordania. Oggi i manoscritti sono conservati al Museo di Israele, nel così detto Shrine of the Book. A causa dei pessimi rapporti fra i due paesi, le commissioni lavorarono sui manoscritti in modo del tutto indipendente, senza alcuna possibilità di comunicazione, con tutti gli svantaggi della situazione. Era evidente che i risultati degli uni avrebbero dovuto essere confrontati ed integrati con quelli degli altri, ma la cosa non era possibile. |
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