La traduzione che presentiamo ai nostri Ospiti, opera del carissimo Fratello Federico Pignatelli, è un documento che viene presentato per la prima volta nella nostra lingua, ed è stato tradotto comparando il testo originale con la versione francese che ne da' il Mopsik in nota da pag. 487 a pag. 498 del primo volume dello Zohar.

Scrive  G.Scholem che il "Seder Gan Eden" o " Disposizione del giardino di Eden"  è della stessa mano del "Trattato dei Palazzi" (capitolo sciolto del Sepher ha-Zohar tradotto in questa stessa sezione). Infatti vi si ritrovano, non soltanto, delle variazioni sullo stesso tema ma anche delle formulazioni e lo stile proprio dello Zohar. Il piccolo trattato si trova in Beit ha-Midrach volume III a pagina 131 e seguenti e segue immediatamente un altro trattato, Il Testamento di Rabbi Eliézer il Grande.

Ogni diritto di traduzione è riconosciuto al Fratello. La libera circolazione in rete del documento è subordinata alla citazione della fonte (completa di Link attivo) e dell'autore.

© Federico Pignatelli

Il giardino dell’Eden è costituito da tre cittadelle di fuoco. Quella esterna è eretta con fuoco nero, visibile ed invisibile. La spada fiammeggiante, in virtù del suo movimento perenne, lo recinta roteandovi tutto intorno. Il suo continuo fiammeggiare, di giorno e di notte, brucia nel raggio di un miglio ogni cosa, ogni erba, tutta la vegetazione e quanto borda il giardino.

I quattro varchi che consentono di accedere in questa prima cittadella, sono distanti tra loro cento venti cubiti (1), mentre tra il terrapieno esterno e quello interno  che segue ne corrono seicento.

Qui risiedono i generosi delle nazioni e i re di quei popoli che aiutarono Israele. Essi si trovano insieme ai gentili convertiti che, tuttavia, non mantennero con saldezza il timore del Nome, sia egli benedetto.

Nell’ora della Minchah (2), gli angeli giustizieri si raccolgono attorno a loro per impadronirsene e gettarli nella Géhenna; ma i loro gemiti, propagandosi come una sol voce, raggiungono l’angelo preposto a questa residenza, chiamato Azariel, il quale correndo in aiuto li prende sotto la propria protezione, preservandoli, con la sua sola presenza, dai loro molestatori, i quali tentano per tre volte l'assalto, desistendo soltanto alla preghiera dell’Arvit (3).

Ad ogni tentativo, queste anime gridando a piena voce, rinnovano la richiesta d'aiuto ad Abramo e Azariel, il quale torna di nuovo in soccorso. Tutto, però, avviene, soltanto per far subire loro qualche patimento.

Questa cittadella esterna dà accoglienza anche tutti quegli uomini che elargirono elemosine alla popolazione, ma che lo fecero solo per loro nomea e non per la gloria del “Nome dei cieli”. Anche loro subiscono, per tre volte il giorno degli affanni, a ogni buon conto, anche in questo caso, due angeli vengono loro in aiuto sottraendoli al castigo degli Angeli giustizieri.

Quelli puniti nella Géhenna, quando ne escono sono condotti da tre arcangeli fino nel luogo in cui fiammeggia la spada folgorante, che li purifica, dopo di che entrano all’interno del terrapieno esterno dove non sono più tormentati e gioicono del  pallido riflesso dell'irraggiamento della luce dei Tsaddîqqîm che soggiornano al centro del giardino.

I meschini che provarono, poco prima di abbandonare la vita su questa terra, qualche rimorso, sono dapprima puniti, in seguito entrano in questa cittadella attendendovi, immobili, che il giorno sia santificato la vigilia di Shabath.

Le anime che risiedono al centro del giardino, sono innalzate dall’angelo Mahariel, il quale, raggruppandole, mostra loro il luogo in cui si beatificano quelli che iniziano l’ascensione verso la meta, là dove la Roccia si riposa. Quest'angelo assegna loro una zona in cui si portano. All'inizio di Shabath, quando i figli d'Israele praticano la liturgia della separazione, tutte queste anime, conoscendo ognuno il luogo preciso in cui risiedeva e abitava durante la vita, ridiscendono tutte insieme verso la loro antica dimora.

 La seconda cittadella, costituita di fuoco verde e rosso, è sotto la sorveglianza dell’angelo Péniel. Dentro vi risiedono gli uomini che permisero ai figli di studiare la Thorah, ma che personalmente non se ne interessarono, in ogni caso, grazie alla loro discendenza, si sono garantiti questo privilegio. Si trovano in compagnia degli uomini dalla condotta incostante, in altre parole, con chi agì nella quotidianità, soltanto quando sollecitato in occasione di insegnamenti religiosi o sermoni morali. Conseguentemente la luce, delizia dei Giusti, li estasia solo per brevi istanti e subito dopo li abbandona.

Quanti attesero la venuta del Messia, lo vedono, dal luogo in cui si trovano, una volta il giorno. Nel sesto dì, quando i figli d'Israele si preparano ad onorare Shabath, tutti i Palazzi del giardino delle delizie palpitano.

L’Hekhal centrale, chiamato “Nido di uccello”, è il luogo in cui risiede il Messia. Quando questi ne esce accompagnato da tutti i Tsaddîqqîm, indossando gli abiti della vendetta preparati secondo le sue indicazioni per la liberazione d'Israele, tutti, Patriarchi compresi, si radunano attorno a lui,  e si portano nel centro del giardino, accanto alla Colonna Centrale, dove il Messia afferra i quattro sigilli posti agli angoli dell’Eden facendo tuonare la sua voce che scuote tutto lo spazio sovrastante.

Il giardino dell’Eden, i suoi piani, la propria flora, lo spazio al di sopra e il suolo al di sotto, furono creati prima del mondo. Il cielo e la terra, lo furono soltanto dopo 1361 anni tre ore e due minuti: (4).

 Il suolo del giardino: quando il Santo, baruk ha-shem, creò l’Eden, prese della neve, che si trovava sotto il suo Trono di Gloria, e ne fece il suolo, di natura palpabile e impalpabile, come terra sopra di tutte le altre terre. Lo spazio sovrastante il giardino, sfumando tutti i colori, rassomiglia ad un'opera di zaffiro trasparente.

Il nome del Santo, baruk ha-shem, è inciso al centro di questo spazio, e quattro sigilli, che simboleggiano ognuno altrettante ruote, sono fissati alle sue quattro estremità. Al centro s'innalza una Colonna, con radici nel suolo del giardino, e la cima fissata al Trono di Gloria ricoperto dalla nube di magnificenza. L’angelo Gabriel, vestito di lino bianco, sedendovi [sulla cima della Colonna], tocca, una volta il giorno, i sigilli dello spazio. Al toccamento immediatamente la colonna si rovescia e il firmamento fa un giro, e nel momento in cui le lettere del Nome ineffabile, distaccandosene e scintillando, salgono e scendono, una voce proclama: “Preparatevi, coorti dei Giusti, Santi siate felici, perché siete degni di una simile cosa e intendere un tale fenomeno ammirando meraviglie, il suono melodioso dello spazio mutare per la mano dell’uomo vestito di lino bianco”.

Non appena ritira la sua mano, il firmamento si blocca, però la colonna capovolta, continua a muoversi salendo e scendendo fin quando la luce risplendente, bagliore delizioso, irradia dall’Alto su di lei. I Tsaddîqqîm, davanti a questa luce, se ne dilettano fino alla mezzanotte.

Alla cesura della notte, quando il Santo, baruk ha-shem, va' ad unirsi ai Giusti, una musica celestiale percorre la volta dello spazio. La Colonna canta e il suolo del giardino, sollevandosi, lascia che i Tsaddîqqîm escano dai loro luoghi per incontrare il proprio Creatore. L’intero giardino è colmo della sua gloria. In quest'istante gli Spiriti maschili e femminili si accoppiano, così com'era la loro natura prima che fossero creati, e il piacere che ne godono, genera in loro, il desiderio di immergersi nelle delizie di HWHY. Questa unione origina un frutto, che a sua volta stimola lo sbocciare dell’anima nei proseliti, così come in Abramo e Sara fece emergere gli Spiriti dei proseliti stessi.

Fortunato chi merita, in questo mondo, di trovarsi in tale momento nella giubilazione della Thorah.

La luce dello splendore del Santo, baruk ha-shem, si trattiene, per l’intera notte, nel giardino dell’Eden, poi, all’alba, mentre tutti i Giusti cantano lodi, si eleva, e il suolo è inondato da quella stessa rugiada, con la quale il Santo, baruk ha-shem, resusciterà i morti. I Giusti, usciti dai loro luoghi, se ne nutrono, come anche gli angeli preposti al servizio in Alto.

Quando giunge il Messia e afferra i quattro sigilli, facendo echeggiare la sua voce che scuote tutto lo spazio sovrastante il giardino, sette angeli gli si avvicinano gli sussurrandogli: “Eletto di HWHY, taci, perché è giunto il tempo in cui il regno dell'ingiustizia deve essere sradicato dal suo posto”. La voce è udita da tutte le Sinagoghe e da tutte le Assemblee di studio, le quali, gridando con tutte le loro forze, rispondono: “Amen, che il Suo gran Nome sia benedetto per il mondo e per il mondo dei mondi”. E mentre il Santo, baruk ha-shem, mette a soqquadro tutti gli spazi, facendo cadere due lacrime nell’oceano, i Tsaddîqqîm rientrano nei loro luoghi, e il Messia ritorna nel Palazzo chiamato “Nido dell’uccello”.

La terza cittadella, posta più internamente nel giardino dell’Eden, è costituita da luce mista ad ombra; da qua inizia la sua parte precipua, i propri gradi, le tipiche gioie e gli esclusivi edifici. É simile ad un'opera di zaffiro trasparente che Egli, che è benedetto, ha edificato per far dilettare gli spiriti, con i quattro venti che spirano dai quattro irraggiamenti alitanti verso di Lui. Questi venti sono della stessa natura della Forza di vita posta sotto il Dio d’Israele, sono le Forze dello spirito vitale, da dove sgorgano le acque del supremo Eden, “Che nessun occhio ha mai visto, se non Te, Élohïm, che lo farà per quelli che lo attendono” (Isaia LXIV,13).

Allontanandosi da questa cittadella, s'incontra il Bagliore, “visione della rassomiglianza della Gloria di HWHY” (Ezechiele I,28), e il luogo di soggiorno dei Tsaddîqqîm, che sono gli Spiriti. Dal momento in cui essi vi giunsero, sono circondati dall’aria superiore che soffia nel giardino, e di cui se ne rivestono come fosse un abito d'innocenza e di santità, simile a quello che indossavano in questo mondo. Così vestiti, si muovono e fanno conoscenza, e ognuno incontra quello che gli è affine.

Sette classi di Giusti, ripartiti, secondo il loro grado, in altrettanti luoghi, abitano il giardino dell'Eden.

Il primo livello è quello degli uomini chiamati “Tsaddîqqîm”, e vi si trovano quanti rispettarono, in questo mondo inferiore, l’alleanza santa e custodirono la Thorah. Di fronte a loro, nell’Alto, si trovano i servitori del Supremo chiamati Erelïm.

A capo di questo livello si trova Giuseppe lo Tsaddîq (il Giusto), figlio di Giacobbe, esso risiede nel primo luogo che è anche il primo Palazzo del giardino delle delizie (Gan Eden).

Il secondo livello è quello degli uomini chiamati “Leali”, i quali mantennero, in questo mondo inferiore, una condotta irreprensibile e giusta e tutto ciò che fecero lo eseguirono con rettitudine di cuore senza alcuna malizia, ed ogni loro atto fu atto leale verso il Creatore. Di fronte a loro nell’alto, dinanzi al livello dei Tsaddîqqîm, vi sono gli angeli chiamati Hachmalim. A proposito di entrambi è detto (Salmi CXL,14): “Soltanto i Giusti rendono lodi al Tuo nome, gli uomini retti abitano alla Tua presenza”. Alla testa di questo livello si trova Pinechas ben Eléazar (5); esso risiede qui, secondo Palazzo del giardino delle delizie (Gan Eden).

Il terzo livello è quello degli uomini chiamati “Integri”, i quali camminarono in questo mondo, come quelli del primo livello, con cuore integerrimo, consacrando ogni loro sforzo alla giustizia e alla rettitudine dell'azione. Essi custodiscono le parole della Thorah e i comandamenti. Di fronte a loro, nell’Alto, si trovano gli angeli servitori del Supremo chiamati Tarchichim. Alla testa di questo livello si trova Eléazar figlio di Aronne il sacerdote, e risiede in questo luogo, terzo Hekhal del giardino delle delizie (Gan Eden).

Il quarto livello è abitato dagli uomini chiamati “Santi”, di cui è scritto (Salmi XVII,3): “Ai santi che sono sulla terra, ai nobili, va tutto il mio amore”. Sono essi che conservano le chiavi di tutte le porte del giardino delle delizie (Gan Eden). Nel momento in cui la Colonna, al centro del giardino, si sposta e canta e lo spazio sovrastante si capovolge verso di lei, sono loro che accorrono, per primi, ad incontrare il proprio Creatore. Essi si avvicinano alla Colonna, mentre l’uomo vestito di lino, toccando i quattro sigilli che limitano lo spazio, la fa cozzare con quello posto ad Est, e tutti gli alberi del giardino gioiscono intonando delle lodi. É allora che sopraggiunge la Gloria del Dio di Israele, di cui si dice (Ezechiele XVII,2): “Ecco che la Gloria del Dio di Israele avanzava da Est; il suo brontolio assomigliava a quello delle grandi acque e la terra risplendeva della propria gloria”.

Questa “terra”, di cui si parla, allude al giardino dell’Eden e al livello dei Santi, che per primi proclamano (Ester VI,3): “Santo, Santo, Santo è HWHY delle armate, tutta la terra è colma della sua gloria”. É Aronne (6) il sacerdote, a presiedere il livello dei Santi; lui è l'eletto del suo Dio.

Il quinto livello è quello dei figli prodigi; i quali, abbattute le porte di bronzo, sono tornati al loro Creatore. Di fronte a loro, nell’Alto, vi è il livello dei servitori del Supremo santo e stabilito (7); la loro nobiltà, all’interno del coro chiamato Ophanïm, è delle più elevate, tanto che nulla può raggiungere liberamente il loro livello, se non le delizie del Nome, che stillano dallo splendore del supremo Ritorno e che “nessun occhio ha veduto mai”. I Giusti, come gli ingiusti nella Gèhenna, sono lambiti [dalla luce] del loro coro (letteralmente padiglione), ed entrambi percepiscono lo splendore della loro sublimità, tanto che, gli ultimi, gemendo esclamano: “Signore del mondo, è ingiusto! noi, come quelli che abitano questo grande luogo, abbiamo errato, entrambi trasgredimmo le prescrizioni della Thorah, perché, allora, essi beneficiano di simile elevato livello, mentre noi dimoriamo nell’ombra della morte, nella fossa della Géhenna?”. Immediatamente l’angelo Berakiel (8) è loro inviato, e risponde: “Pazzi che siete, meglio sarebbe stato per voi di non essere mai nati; è vero! i vostri compagni errarono come voi, ma ripararono in seguito alle loro colpe, riconfermandosi nel Creatore. Per tale motivo, essi, hanno meritato tutta questa gloria". Manasses, re di giudea, è il loro capo.

Il sesto livello, più interno dei precedenti, è quello riservato agli allievi dell’assemblea del maestro, quelli che non peccarono mai. Ogni giorno, senza eccezione, Metradon, il Principe della Faccia, scende, seguendo la Colonna, per spiegare loro la Thorah; la loro zona è più vasta delle altre.

A mezzanotte, salgono nell’Assemblea superiore, in cui il Santo, baruk ha-shem, spiega la Thorah e si trastulla con lei. Di fronte a loro, in Alto, vi sono gli esseri chiamati Cheroubïm, a proposito dei quali è detto (Esodo XXVIII,9): “A chi vuole insegnare il sapere, a chi desidera dare delle lezioni? A dei bambini che, in svezzamento, abbandonano le mammelle”. In Basso, il capo di questo livello è Giuseppe (9) adolescente, servitore di Mosè.

Il settimo livello, il grado più eccelso che esista, è quello degli uomini chiamati “Generosi”. Di fronte a loro in Alto, vi è la classe delle forze di vita chiamata “Santi Hayoth”. Abramo, Isacco e Giacobbe ne sono i rettori, e Adam ne custodisce la porta.

Questa settima cittadella ha sette accessi, corrispondenti ai livelli descritti, i quali vi hanno ingresso diretto, ognuno, tramite il varco che gli è proprio. Dei custodi sono su ognuna di queste aperture. La categoria dei Tsaddîqqîm vi entra tramite la porta che gli è riconosciuta, come anche quella degli [uomini] Retti, ed è così per tutte le altre sette descritte.

Vi è nel centro del giardino delle delizie (Gan Eden), di là dalla cittadella, una densa nube circondata da un bagliore (10), e una tenda a Nord, fatta di luce e fuochi giallastri, la separa dagli altri Spiriti; qui si trovano i Palazzi che accolgono le donne giuste di Israele.

All’orizzonte del vento dell’Est, c’è un Palazzo misterioso e chiuso chiamato “Palazzo del chiarore” (Noga), che a ragione della propria purezza, rassomiglia all’essenza del cielo. Le sue mura sono ornate da scintillanti lettere di fuoco, alcune delle quali salgono altre scendono, e involandosi da una parte, si posano sul lato opposto, oppure si fermano in basso, si scambiano continuamente di posto senza mai arrestarsi e a causa del loro incessante movimento nessuno è in grado di seguirle.

Fiori, fatti con raggi di quattro tonalità di luce, irradiano verso di loro. Il giorno di Shabath, quando il Messia vi entra con i Patriarchi, le lettere s'infiammano, lanciano gridolini di gioia, testimoniando una felicità immensa, ma nessuno sa bene cosa realmente vi accade. Da questo Palazzo, una porta, sempre aperta, conduce oltre la tenda, dove si trovano tutte le immagini dei martiri di Lod (11), e quelle dei dieci perseguitati dall’Impero [romano].

Il Messia, recandovisi e contemplando tutte queste immagini, grida e ruggisce come un leone, tanto che il giardino, come ogni Tsaddîq, n'è intimorito. La Colonna, al centro del giardino, freme, salendo e scendendo, le quattro ruote (ofanïm) si affrettano e toccano i quattro sigilli, lo spazio si capovolge e il rumore è inteso fin nelle altezze. Il Santo, baruk ha-shem, lascia, allora, cadere due lacrime alla base della Colonna; le quattro ruote si sistemano accanto al Messia, e i Patriarchi, varcando la soglia orientale di questo Palazzo, osservano le file dei Giusti di Lod e i dieci martiri dell’Impero, poi... tutti tacciono.

E mentre il Messia e le ruote, nuovamente, s'innalzano avvicinandosi al Re dei re, al Santo, baruk ha-shem, che promette loro di indossare gli abiti della vendetta e di esercitarla contro le nazioni, così com'è scritto (Salmi CX,6): “Giudicherà i popoli in mezzo ai cadaveri”, i Patriarchi si avvicinano ai capi delle Assemblee del Basso, rallegrandosi per le nuove riflessioni sulla Thorah, che ciascuno di loro elabora in questo mondo. Da lì, i capi delle scuole, riunendosi, si portano in quella di Mosè nostro maestro, la pace sia su di lui. I Giusti della generazione del deserto, vi siedono dinanzi (12) e studiano la Thorah, Mosè spiega loro la tradizione dell’insegnamento, così com'è concesso nelle altezze.

A Nord del giardino delle delizie (Gan Eden) si scorgono sette cerchie murarie, riservate, come i Palazzi che vi si trovano, alle donne giuste d'Israele. Quelle donne che, onorarono il Signore, praticarono la beneficenza e insegnarono i precetti della Thorah ai propri figli.

La prima cerchia, è occupata da Bitya (13), la figlia del Faraone, e da una gran moltitudine di donne giuste, le quali allevarono orfani, furono ospitali con gli allievi dei saggi attardatisi presso le loro spose, e distribuirono discretamente elemosine. Quotidianamente, esse, sono incoronate dallo splendore del diadema irraggiante della divina Presenza. Vi si proclama, a proposito di Bitya: “Fortunata te, che hai meritato di nobilitare e sviluppare, nel mondo, la discendenza della plenitudine”.

La seconda cerchia raccoglie numerose giuste d'Israele alla cui testa c’è Yohabad (14), moglie di Amram. Per tre volte il giorno si proclama a suo riguardo: “Felice te, che hai meritato di partorire un figlio la cui testa e i piedi erano di nubi”.

La terza cerchia appartiene a Myriam la profetessa (15), che si trova in compagnia di molte donne, le quali persuasero i propri sposi ad una retta condotta, spingendoli al servizio del loro Creatore. In ognuno di questi spazi, si trovano delle tranquille lette nuziali, custodite da angeli peculiari a ciascuna di loro.

La quarta cerchia accoglie Huldah la profetessa (16) e altre donne giuste; nella quarta risiede Abigail (17), e altre, le quali dimorano in serenità, nei loro talami.

Da qua, iniziano le zone delle Matriarche, Sara (18), Rebecca (19), Rachele (20) e Leah (21).

A mezzanotte, quando il Santo, baruk ha-shem, visita i Giusti, una voce echeggia nel giardino: “Preparatevi, o Tsaddîqîm, ad incontrare il vostro Creatore, perché voi siete i fortunati ad aver meritato tutta questa gloria”.

A questo punto le anime s'innalzano e vanno ad accoppiarsi ognuna come conviene; secondo la sublimità delle proprie azioni,  ; vedono, si avvicinano e si dilettano, ma il loro piacere: “Nessun occhio ha scorto se non te, Élohïm”.

Nel giardino dell’Eden, vi è un Capo Scuola che abita l’Hekhal della noce, quello della luminescenza occulta e segreta adiacente al Palazzo del Nido di uccello, è Rav Gadiel il giovane, che svela le profondità della Thorah e rendere accessibili i suoi segreti, e il desiderio di ogni Giusto è di avvicinarlo.

Nato durante una sanguinosa guerra, studiava, all’età di sette anni la Thorah in una grotta, dove, sorpreso dai suoi nemici, fu fatto a pezzi. La sua anima salì nelle altezze e gridò (Ezechiele I,28): “Simile alla visione dell’arcobaleno nelle nubi, in un giorno di pioggia, così mi apparve l’aspetto della gloria di HWHY”.

Il Santo, che egli sia lodato, gli promise in retaggio il Palazzo della luce, accordandogli il diritto di rivelare, in tutto il giardino dell’Eden, i segreti e le profondità della Thorah mai divulgate prima.

Tutti i Giusti del giardino bramano, quindi, incontrarlo per ascoltare quanto dirà sulla Thorah e sui suoi misteri. A volte, quando passeggia, mentre le lettere del Nome esplicito s’infiammano e scintillano sulla sua testa tra il giubilo dei Tsaddîqîm, si getta faccia a terra gemendo e lamentandosi di non aver meritato, in questo mondo, dei figli. Jhosué Ben Jehotsadah, il gran sacerdote, chinandosi su di lui, lo afferra e rialzandolo lo consola: “Quelli che splendono, quelli che brillano... sono loro i tuoi figli”.

Rabbi Jochanan Ben Zakkai (22) dovette digiunare sette giorni prima di vederlo. E in sogno, contemplando le meraviglie dei sette spazi lo incontrò simile allo splendore del firmamento, con nelle mani le cinquanta chiavi e circondato da settanta angeli. Dinanzi a lui era una moltitudine di Tsaddîqîm, e le lettere del Nome esplicito erano sulla sua testa. Improvvisamente disparve, e non vedendolo più, Rabbi Jochanan Ben Zakkai, chiese di lui, ottenendo la seguente risposta: “Hai avuto il privilegio di visitare persino questo luogo, che è la visione dell’arcobaleno nelle nubi, mentre gli altri saggi ebbero la possibilità di conoscere soltanto il padre di Rav Gadiel, apprendendo che mai aveva osservato le nudità dell’uomo, mai aveva guardato l’arco prepurziale della propria circoncisione, così come mai aveva fatto scendere la mano di sotto all’ombelico, e che nessuna volta si era distolto dallo studio della Thorah per interessarsi alle strade del mondo, sempre compatì la stessa sofferenza di un Tsaddîq accanto a lui, in nessun'occasione pronunciò una sola parola che non provenisse dalla Legge o dall’insegnamento della Thorah. Generò questo figlio e morì alla sua nascita, come anche la moglie, e tale bambino, rimanendo orfano, crebbe nella solitudine studiando soltanto la Thorah. Una volta assassinato, meritò tutto quanto detto”.

I Giusti s'indicano l’un l’altro, si riconoscono e si comprendono di una comprensione piena, senza mancanze. Quando la sera di Shabath le anime si elevano per raggiungere il giardino dell’Eden superiore, rivestendosi degli abiti richiesti e salendo verso le altezze (23), innumerevoli messaggeri, in alto come in basso, diffondono i loro messaggi.

Là, nello spazio d'Aravot, c’è Michaël, il grande principe, dinanzi al quale vi è un altare su cui sacrifica le anime dei Giusti, da cui s'innalzano i profumi soavi degli atti compiuti in questo mondo. Il Santo, sia egli benedetto, aspirando questo profumo, richiama a se il Soffio che aveva emesso; infatti, tramite la sua espirazione, gli uomini giungono nel mondo e ritornano a Lui per mezzo del Soffio della sua aspirazione. In questa maniera i figli dell’uomo ritornano alla loro causa prima.

In ragione dell’offerta delle anime, da parte di Michaël, il Santo, baruk ha-shem, aspira il proprio Soffio, facendolo giungere nel luogo più interno. Alcune volte, aspirandolo, non lo introduce in se, allora questo è convogliato, qui e là, nella Géhenna. Facendolo penetrare nel proprio seno, raggiunge il giardino dell’Eden terrestre, quando invece il Soffio s'insinua più internamente, giunge all’Eden dell’Alto.

Se tu credi che il soffio vitale del primo uomo, non sia un prodotto della sua bocca, sappi che è scritto (Genesi II,7): “Insufflò nelle sue narici un'anima di vita”. Essa s'innalza dall’altare, grazie all’amore [suscitato] dall’odore, e la fa uscire dal Suo seno per consentirgli di entrare nel giardino dell’Eden dell’Alto.

Il giardino dell’Eden dell’Alto è stato piantato da HWHY-Élohïm nell’Eden superiore, così com'è scritto (Genesi II,8): “HWHY piantò, ad Est, un giardino nell’Eden”. Questo giardino, simile ad una lastra di cristallo limitata dai quattro lati dello spazio, ha, come la Gerusalemme del Basso di cui è detto (Salmi XLVIII,3): “Monte di Sion, dai fianchi orientati verso il Nord”, i lati disposti verso il Nord dell’Alto, e si trova sul bordo inferiore della tenda, sotto la divinità d'Israele.

Sei raggi lo circondano, e il sesto è simile ad un fiume che, sgorgando dall’Eden superiore, dopo esservi penetrato scorre nel giardino, dove (Genesi II,10): “ Dividendosi, forma quattro corsi”. Il primo è Michaël, il grande principe, e corrisponde a Pichon il primo fiume che è nel giardino dell’Eden del Basso. Il secondo coso d’acqua, è Gabriel (l’uomo vestito di lino), ed esso configura il secondo fiume, Guihon, nel giardino dell’Eden in Basso. La terza diramazione è Raphaël, che rappresenta il terzo fiume, Hidéqel. Infine il quarto corso è Nouriel, che corrisponde al fiume Perat.

Anche nel giardino dell’Eden Inferiore scorre un fiume misterioso e segreto, che sgorga dall’Eden, il quale dopo aver irrigato tutta la vegetazione, si divide, poi, in quattro capi, come avviene nell’Alto. Qui, si erge l’Albero della Vita, ubicato proprio al centro, accanto a quello della Conoscenza del Bene e del Male.

L’Albero della Vita riflette cose occulte e segrete e, quando il Santo, baruk ha-shem, entra nel giardino dell’Eden accompagnato dai Giusti, diffonde un profumo che, colmando l’intero luogo, imbibisce ogni cosa e vivifica i Giusti che vi si trovano. Il suo fogliame stormisce di gioia, e i Giusti, che siedono alla sua ombra, nei giorni di festa e di omelia, godono delle sue delizie. Il suo frutto è la Vita e la Quiescenza. Le sue fronde non ingialliscono e tutte le sue opere si compiono, così com'è scritto (Salmi I,3): “Il suo fogliame non ingiallisce e tutto ciò che fa gli riesce”.

Che cosa fa il Santo, baruk ha-shem? Entra nel giardino delle noci, il più bello dei sei gradi e collocato al centro dell’Eden, mentre i Giusti siedono all’ombra dell’Albero da dove zampillano torrenti di benedizioni che si riversano sulle loro teste. Quello su cui è caduta la rugiada, si alza recandosi presso la porta orientale, posta di fronte al giardino delle noci, dove sosta ritto, prosternandosi dinanzi alla nube della Sua gloria. Il Santo, che sia baruk ha-shem, lo interroga, ed esso risponde, esamina ciò che studia ed in seguito lo congeda.

Ogni Tsaddîq, a suo turno, fa come lui.

Il Santo, baruk ha-shem, rallegrandosi per loro, si sistema sull’Albero della Vita, e mentre la nube si dissipa tutti i Tsaddîqîm accorrono a prostrarsi dinanzi alla luce dello splendore della Sua gloria in Alto.

Anche nel giardino dell’Eden superiore vi sono tre cittadelle.

La prima si chiama “Nascondiglio incantato”. “Movimento dell’azione di HWHY” è la seconda. La terza, “Custode della nobiltà del potere”. I nomi del Santo, baruk ha-shem, distinguono questi fortilizi: il primo è “Nascondiglio incantato dei dirupi” secondo le parole paradigmatiche del re Salomone (Cantico II,14): “La mia colomba è nelle fenditure della roccia, nel nascondiglio dei dirupi”.

Nessuna anima può entrare nel giardino dell’Eden superiore. Soltanto a Shabath e nei giorni di festa chiamati “Shabath di HWHY” questo è concesso, infatti, sono questi i tempi di gioia delle anime, cosa confermata da queste parole (Isaia LVIII,13): “Chiamerai Shabath, Gioia”.

Questa prima cittadella, costituita con il fuoco che consuma il fuoco, accoglie gli angeli creati il secondo giorno, i quali, avvicinandosi a questa cittadella, intonano un inno, e mentre entrano nel fortilizio, sono, nel loro procedere, prima consumati dalle fiamme, in seguito tornano ciò che erano in precedenza, poi nuovamente consumati, come al principio. A loro proposito è detto (Lamentazioni III,23): “Nuovamente rinnovati ogni mattina, grande è la tua fedeltà”.

Il segreto del fiammeggiare della spada folgorante è intorno alla cittadella, e mentre questa [cittadella] è custodita da due Cheroubim, tra una fortificazione e l’altra si trovano i Seraphïm, i quali montano la guardia secondo la propria natura.

É in questo primo bastione che il “fiume di fuoco” volta, straripa e sgorga favorito da mille migliaia di centinaia di mille miriadi. Gli angeli, custodi dei popoli, sostano sulle sue sponde, accanto alle quali c’è un'altura sulla sommità della quale si scorge la scala che Giacobbe vide in sogno. É la scala del giovane Metradon (24), il più grande di tutti i suoi compagni, misura, infatti, cinquecento anni [di cammino] (25).

I reggenti custodi dei popoli, sono accanto a questa scala, e alcuni vi salgono, mentre altri la scendono. Quelli che salgono sono beneficiati del potere, quelli che scendono entrano, invece, nel fiume di fuoco dove, consumati, lo perdono.

La seconda cittadella chiamata “Azione di HWHY”, origina dal lucore della luce dei Giusti, e il Santo, benedetto sia egli, agisce sempre tramite questa bagliore, che “Nessun occhio ha mai visto se non Te, Élohïm che l’ha fatto per quello che l’attende” (Isaia LXIV,13).

Questo giardino dell’Eden si trova sopra dei trecentonovanta spazi. Il “Velo” è il primo, viene in seguito lo “Spazio”, poi le “Nubi”, e la “Dimora” dove è Gerusalemme, il Tempio e l’Ara, segue il “Soggiorno”, la “Base” e infine la “Nebbia” che è il settimo tesoro di vita, tesoro di pace e di benedizione. Quanto alle anime dei Tsaddîqîm, esse risiedono sopra tutti questi spazi.

Vieni e vedi quanto il Santo, baruk ha-shem, ha creato di spazio agli spazi. I cieli superiori sono incommensurabili e non hanno luogo, essi sono la regione di tutti i mondi, e per quanto concerne le distese che essi racchiudono “Nessun occhio li ha veduti se non Te, Élohïm”. Ciascuno, pur costituendo un mondo in se stesso si suddivide in mille altri, eccettuato il “Velo”, che solo a volte si fraziona in mille.

I restanti sei [spazi], che rendono seimila mondi, si combinano moltiplicandosi per tre volte con agli altri, per un totale di diciottomila mondi, che soltanto il Santo, baruk ha-shem, conosce; così com'è detto (Salmi LXVIII,18): “I carri di Élohïm si contano in ventimila, in migliaia e in miliardi”.

Leggiamo invece di “in migliaia” (chinean), “che non sono (chéenan) numerabili”, perché nessuno vi può entrare al di fuori di Lui soltanto.

Il giardino dell’Eden, di cui si tratta qui, è posto di fronte alle “Nubi” (Chahaqim), luogo in cui si macina (chahaq) la manna destinata ai Tsaddîqîm. Profumi soavi impregnano le Nubi, mulini della manna, e avvolgono il giardino, in cui un Albero, contenuto nel mistero della Colonna Centrale che si eleva dell’Eden del Basso, punta verso l’alto. Essa s'innalza, dal centro del giardino, dall’alto in basso, e spande ogni abbondanza e tutte le delizie.

La menzionata Colonna, delimitata da dodici gradi di diametro, è l’Albero, ugualmente circoscritto in altrettanti gradi, da dove s'involano le anime. Le sue settantadue radici, che (Salmi XCII,14): “Sono piantate nella casa di HWHY”, costituiscono il Trono di Gloria - benedetto egli sia - e affondano nel Libano, situato di fronte al Libano superiore. I suoi rami sono quarantadue, e tutti i principi del mondo vi sono sospesi. Questi diametri fanno in tutto trentasei [gradi] (26).

L’Albero, delimitato ai quattro angoli del mondo, ha nove [gradi] al vento dell’Est, nove al vento del Nord, nove al vento del Sud, e, infine, nove al vento dell’Ovest. Nel centro del giardino, che costituisce il tronco dell’Albero, i reggenti dei popoli sono collegati alla santità e ne prendono ciascuno secondo quanto spetta.

Nell’Albero si contano cinquanta porte, che i Giusti attraversano grazie alla loro fedeltà. Dopo il tronco dell’Albero, che è il centro del giardino, le anime s'involano, ma non gli Spiriti; infatti, mentre le prime emanano da quello superiore e nascosto, di cui abbiamo parlato, questi ultimi sono posti più in basso, accanto all’altro Albero.

 

 Indice

Il Testo Le Note

 

Torna ad indice Sepher ha-Zohar