State ascoltando "Il Canto dei Maestri"

delle Costituzioni di Anderson

 

(&) Nel tempo in cui viviamo, vi è un'esigenza che si impone così agli individui come ai gruppi, così alle organizzazioni che perseguono fini economici, come a quelle che perseguono fini scientifici, come ancora a quelle che perseguono fini ideali; ed è l'esigenza di mutare il tradizionale sistema di lavoro, in cui una fase relativamente breve ovvero una parte relativamente ridotta dell'energia disponibile era dedicata alla ricerca ed alla progettazione, ed una fase alquanto più lunga ovvero la maggior quantità di energia all'esecuzione.

Il lavoro esecutivo è reso oggi infinitamente più rapido e facile dai mezzi di cui disponiamo; la quantità di lavoro che possiamo rapidamente produrre è tale, che tende in breve tempo a mutare le condizioni di partenza della nostra attività; cosicché la capacità di comprende la situazione attraverso la ricerca, e la capacità d'impostare nuovamente il lavoro mediante la progettazione, vengono continuamente chiamate in causa.

Questo ritmo incontra resistenza nella natura ed ha specialmente il suo limite nella natura dell'uomo, protagonista della vicenda suddetta; per adeguarsi alle nuove situazioni, egli deve riesaminare se stesso e raffrontarsi alla realtà; ma ciò facendo egli già realizza gran parte del compito di ricerca e progettazione che lo riguarda, perché comprendendo se stesso comprende le situazioni che egli ha creato e le azioni che esse gli domandano.

Le istituzioni aventi fini ideali differiscono dalle organizzazioni aventi fini economici come l'uomo differisce dagli oggetti di cui si serve; esse infatti non possono non presupporre, nella ricerca e nella progettazione, i loro fini e la loro storia.

Le istituzioni sono dunque oggi chiamate con particolare urgenza a riesaminare se stesse di fronte alla realtà del nostro tempo; il che significa, nella misura in cui esse non sono creazioni artificiali e transitorie, ma invece espressione e concausa di ciò costituisce la struttura dell'uomo, a non affrettarsi nella vana ricerca di una assimilazione superficiale con questa realtà, ma a comprenderne il nesso con se stesse, con la propria storia ed i propri ideali.

È in questo spirito che desidero proporre ai presenti una brevissima rievocazione del nostro F. G.E. Lessing, con particolare riguardo alla sua concezione della Massoneria.

Gotthold Ephraim Lessing nacque a Kamenz, in Sassonia, nell'anno 1729. Suo padre era un pastore protestante. Fu ben presto avviato agli studi classici, in cui diede prova dell'ingegno precoce e brillantissimo, indi agli studi teologici.

Ma entrato in contatto, per mezzo di un suo cugino maggiore di età, con l'ambiente artistico e specialmente teatrale di Lipsia, ove studiava, ancora prima di vent'anní sentiva nascere in sé incoercibile la vocazione letteraria.

 

Onde staccandosi dagli studi che per lui desiderava la famiglia, e poi dal rigore delle convinzioni religiose in cui era stato educato, iniziò la sua multiforme, fecondissima attività di autore di teatro, di erudito, di critico, di polemista.

Se come autore di teatro, con la fortunata serie delle sue opere drammatiche, dal giovanile «Der Gelehrte» fino alla «Minna veri Barnhelm», suo capolavoro, Lessing conquista un posto preminente nella letteratura teatrale di ogni paese; se con l'insieme della sua opera letteraria si può dire che sia l'iniziatore della moderna letteratura tedesca; non meno cospicua, e sempre più rilevante man mano che si matura il suo ingegno, è la produzione filosofica.

L'opera filosofica di Lessing fa di lui, secondo il giudizio di un nostro recente storico della filosofia «la più geniale figura dell'illuminismo tedesco» (1).

Così com'egli è «il poeta, il drammaturgo, il critico, il teologo dell'illuminismo tedesco, n'è anche il filosofo, in quanto nessun interesse culturale, singolarmente preso, appaga il suo spirito, e l'inquietudine che lo spinge dall'uno all'altro è già essa stessa una malattia filosofica» (2).

Insieme a Mosè Mendelssohn, a Reimarus, a Garve, a Engel, per non citare che i più noti, egli rappresenta quell'indirizzo della Popular-philosophie, o Philosophie für die Welt, che nel cuore del '700 si contrappone in Germania all'illuminismo scolastico dei wolffiani, disdegna ed è disdegnata dai tecnici della filosofia, eppure, facendo conoscere in Germania Diderot, Shaftesbury, Burke ed altri pensatori, prepara in gran parte, il terreno alla straordinaria fioritura filosofica che attraverso l'opera di Kant, Fichte, Schelling, Hegel, Schopenhauer e degli epigoni hegeliani, conferirà alla Germania per molti anni il ruolo di guida della cultura filosofica.

Era ovvio che egli dovesse portare un originale contributo ai nascenti studi estetici, date le sue esperienze di artista creatore; e lo diede particolarmente nel «Laokoon» e nella «Hamburgische Dramaturgie».

Ma l'evoluzione successiva del pensiero metafisico doveva soprattutto giovarsi dell'attenzione che diede e che richiamò sulla filosofia di Spinoza, la quale, con quella di Leibniz, costituì uno dei poli fra i quali si svolse la sua meditazione dei massimi problemi.

Infine, l'impronta più originale egli la lasciò nella trattazione filosofica del problema religioso, cui è dedicata, quasi a concludere una numerosa serie di scritti, la sua opera più significativa, «L'Educazione del Genere Umano» («Die Erziehung des Menschengeschlechts»).

Invero la meditazione religiosa è sottesa a tutta la vita e a tutta l'opera filosofica del Lessing.

S'è ricordato l'ambiente ecclesiastico e la preparazione teologica della sua giovinezza, ed il suo volgersi ad altro ambiente e ad altri interessi, almeno in superficie.

Così come l'inizio, anche il termine della sua vita (morì nel 1781), richiama l'attenzione con un «caso» attinente alla sua posizione religiosa.

Nel 1783, due anni dopo la morte di Lessing, il filosofo Mosè Mendelssohn, suo amico, e collaboratore, in alcune pubblicazioni, dichiara la intenzione di scrivere un'opera sul suo pensiero.

Avuta notizia di ciò, un altro filosofo e amico di Lessing, Jacobi, provvede ad informare Mendelssohn che pochi mesi prima della morte il comune amico ha avuto un colloquio con lui, in cui ha detto apertamente di seguire le opinioni metafisiche di Spinoza.

Ora, proprio in quegli anni, la filosofia di Spinoza era stata al centro delle dispute teologiche; i teologi ortodossi ritenevano infatti che la concezione di Dio esposta da quel rigorose pensatore, la quale privava la divinità della sua trascendenza e dei suoi attributi personali, coestendendola a tutta la realtà, approdasse ad una forma di panteismo equivalente ad un vero e proprio ateismo; secondo il filosofo Wolff, anzi, il fatalismo insito nell'etica di Spinoza si doveva considerare più dannoso dell'ateismo stesso.

Alla comunicazione di Jacobi, Mendelssohn reagisce mostrando sorpresa e perplessità.

Ne segue uno scambio di lettere, indi una polemica filosofica, che dà luogo ad una serie di pubblicazioni, e fa convergere l'attenzione dell'ambiente culturale sulla figura di Lessing e sul suo asserito spinozismo.

Ora, che cosa mai aveva detto Lessing al suo amico Jacobi?

«Il celebre colloquio» (per riassumerlo con le parole di uno studioso che recentemente ha dedicato ad esso una interessante ricerca), «non prende le mosse né da argomenti teologici né da problemi filosofici, ma dalla lettura occasionale dell'inno goethiano Prometheus; Jacobi lo presenta a Lessing coll'intento scherzoso di «scandalizzarlo», ma vede, con molta sorpresa, che Lessing non se ne scandalizza affatto, ma loda assai questa poesia, e non solo da un punto di vista estetico, ma soprattutto per il suo contenuto speculativo, ravvisandovi una espressione della dottrina dello "én kaí pân" e un rifiuto dei concetti ortodossi della divinità» (3).

«EN KAI PAN»: Dio concepito come Uno-Tutto: questo sarebbe stato dunque, al dire di Jacobi, l'ultimo approdo del pensiero religioso di Lessing, dopo una lunga serie di meditazioni e di ricerche, la quale prima della citata «Educazione del Genere Umano», aveva prodotto numerose pubblicazioni, sia di testi d'altri autori, sia di polemiche e confutazioni, sia di trattazioni svolte «ex professo» dal Lessing stesso.

«EN KAI PAN»: dunque una tale assimilazione della divinità con la totalità del reale, da togliere ogni significato al pensiero religioso tradizionale, il quale presuppone necessariamente una divinità che si presenta come persona e come tale dà luogo ad una rivelazione.

Sarebbe dunque stata, l'evoluzione del Lessing, il contrario dell' «itinerarium mentis in Deum» del filosofo cristiano? Una via partita dal «SI» e giunta al «NO», partita dalla fede e giunta all'ateismo?

Sulla scorta degli studi dedicati alla questione da recenti interpreti, e della valutazione personale che ne abbiamo fatta, riteniamo che non si debba attribuire un tal significato negativo all'esperienza religiosa di Lessing.

Ma prima di riprendere la questione, la quale si associa strettamente al significato della sua filosofia della Massoneria, cui vuol concludere il presente cenno, diciamo qualcosa di quel trattato sulla «Educazione del Genere Umano», che abbiamo qualificato come il prodotto più significativo del suo pensiero.

«Quello che è l'Educazione per il singolo, lo è la Rivelazione per l'intero Genere Umano» (4).

Così, suona il primo dei cento brevi paragrafi, preceduti da una pagina d'introduzione, in cui consiste il trattato.

Il secondo paragrafo subito chiarisce, e sembra questo importante: «L'educazione è come una rivelazione per il singolo uomo; e la rivelazione è un'educazione che è stata e ancor ora continua ad essere impartita al genere umano» (5).

Da questo punto di partenza Lessing muove a un riesame della storia religiosa dell'umanità, dividendola in tre tappe: la prima tappa viene indicata dall'Antico Testamento, dalla Rivelazione largita al popolo d'Israele; la seconda dal Nuovo Testamento, dalla Rivelazione cristiana; la terza tappa dall'evangelo eterno (6), dalla Rivelazione dello Spirito, quale la profetò Gioacchino da Fiore.

In questo vasto arco di tempo e di storia il Lessing vede lo svolgersi di un'unica vicenda, la quale trae il suo significato dalla analogia di Educazione e Rivelazione. Infatti, nel suo pensiero ambedue i termini indicano un intervento dall'esterno. Lessing ha inteso dare una risposta il quale promuove lo sviluppo di capacità, e quindi anche di nozioni, insite nell'un caso nell'individuo, nel secondo caso nel genere umano.

Ognuna delle rivelazioni successive è un impulso («Stoss») al moto proprio dell'Umanità, il quale si definisce quindi come Progresso.

Per tal progresso, il genere umano si solleva, dall'intendimento di alcune verità basilari istruitegli dalla prima rivelazione, ad una nozione religiosa più estesa ed illuminata. L'illuminazione («Erleuchtung») caratterizza la conquista delle mete del progresso.

Attraverso la sua interpretazione dell'illuminazione Lessing si riconnette al pensiero agostiniano; il che già dà un indizio per rispondere alla domanda che ci siamo posta poc'anzi, se cioè l'esperienza religiosa di Lessing si debba intendere come un passaggio dalla affermazione alla negazione; al che contrasta il suo connettersi alla tradizione agostiniana, che piuttosto ha ispirato invece la descrizione di un «itinerarium mentis in Deum».

E invero, come osserva l'autore di un preciso studio su questo argomento (7), nella «Erziehung» il positiva a quello che era stato il problema della sua vita: cioè riesaminare e comprendere nuovamente, alla luce della sua ormai matura sensibilità storica, le idee religiose della sua giovinezza, in un primo tempo rigettate per la loro incongruenza coi risultati della critica; e far ciò superando il dogmatismo della tradizione confessionale, ma altresì l'astrattezza del deismo che in un secondo tempo aveva sostituito alla primitiva ortodossia; ricorrendo a due concetti che da quel punto in poi sono stati fra i concetti-guida della storia contemporanea: Progresso e Umanità.

A questo punto possiamo cominciare ad occuparci del tema conclusivo cui tende questa nostra breve trattazione, e cioè della filosofia della Massoneria di G.E. Lessing.

Ora, dobbiamo qui precisare che su questo argomento, che particolarmente ci interessa, andremo introducendo un certo numero di illazioni, che esigerebbero una serie di verifiche ben più estesa e sistematica di quanto non sia nelle pratiche possibilità di chi Vi parla.

Né tali verifiche sistematiche sarebbero congrue ad una trattazione che non ha fine scientifico, ma vuole soltanto contribuire a formare l'adatta atmosfera per un fraterno incontro; tuttavia il riguardo che si deve alla serietà degli studi chiede che si faccia questa riserva: e che si dica ancor questo: probabilmente alcune osservazioni che ci sono nate spontanee leggendo i testi lessinghiani, già sono state fatte da altri in opere degne della tradizione filologica tedesca; in tal caso nel continuare ad occuparci in futuro di questo argomento saremo grati a quelli dei nostri illustri uditori che potranno aiutarci a documentare l'argomento.

E tuttavia non possiamo celare la nostra impressione che, se certamente vi è stato chi ha usato, come chiave per la comprensione di molte posizioni prese da Lessing, la sua appartenenza alla istituzione massonica, i frutti di tali ricerche non sono stati sufficientemente presenti anche ad illustri studiosi profani del nostro filosofo.

Altrimenti non ci accadrebbe di vedere considerata dai suoi interpreti, come cosa singolare e difficile da spiegare, il suo attaccamento a taluni punti di vista, che sono invece caratteristici di chi abbia intensamente vissuto e meditato il proprio legame ad una istituzione iniziatica.

Tale, per esempio, il suo attaccamento a dottrine pitagoriche sostenute in pieno clima illuministico; tale il costante presupposto di un senso esoterico e di un senso exoterico delle dottrine religiose; tale la tendenza, eloquentemente descritta dallo stesso Jacobi, a svelare del suo pensiero, nella sua vasta attività di scrittore, solo uno strato superficiale, talora in apparente contraddizione con le sue convinzioni più intime; a cui però, con la conversazione scintillante d'ironia, sapeva introdurre, per via indiretta, gli interlocutori più degni.

«Non è vero che la linea più breve sia sempre la retta» (8): così egli scrive avvicinandosi al punto conclusivo del trattato sull'educazione del genere umano. Ed invero la sua nozione della complessità della realtà umana e spirituale lo induce a sperimentare tutte le possibilità, a difendere la logica interna di posizioni che non sono le sue, ma che, dato per ipotesi il loro presupposto, possono essere utilmente vissute.

Non è difficile a noi scorgere in tutto ciò la tipicità dell'atteggiamento, di chi considera come basilare per l'uomo la possibilità di essere un iniziato, e di giungere in tal modo in una dimensione diversa, la quale lo fa partecipare alla realtà profana in modo seriamente e coerentemente impegnato, eppure condizionato ad un ritmo proprio, diverso e segreto, da quello di chi non vede sottostare ad essa una realtà più profonda.

Dicendo questo non voglio però disconoscere la sensibilità degli studiosi profani, che ha pur fatto scorgere loro l'importanza, per intendere il Lessing filosofo, dell'operetta da lui dedicata ex-professo all'istituzione massonica, e cioè del suo «ERNST & FALK - Gespräche fuer Freimaurer».

Nello scritto del Ghio dianzi citato, viene esaminato il significato dei «Dialoghi per i Liberi Muratori» al fine di intendere poi il punto di vista della «Erziehung».

Facendo la strada inversa, accostiamoci ora a questa serie di cinque brevi dialoghi, in cui l'iniziato Falk in principio fa intuire al profano Ernst che cosa può essere il vero significato della istituzione massonica; e in seguito, allorché Ernst è entrato a farne parte, gli fa ancor meglio comprendere che la via intrapresa e una via di ricerca che cela sempre nuove scoperte.

L'avvio del colloquio fra Ernst e Falk è una tipica «tegolatura», che può ancor oggi servirci di esempio.

Ernst conosce varie cose sulla attività esterna dei Massoni, sulle iniziative culturali e filantropiche da loro promosse. Si tratta di condurlo ad intuire che queste «buone azioni» (gute Taten) «ad extra» (9) non sono le «vere azioni»: «le vere azioni sono il loro segreto» (10)

All'intuizione di questo segreto Ernst è condotto attraverso il secondo dialogo: dopo aver descritto la struttura politica, religiosa, sociale ed economica che costituisce la società umana, e dovrebbe unirla, ma invece la divide, Falk gli fa sentire la necessità che un consorzio di uomini tesi a superare dall'interno le strutture esistenti costituiscano la Massoneria come una «chiesa invisibile» volta alla futura società ideale.

Tuttavia la realizzazione pratica che i Massoni si sforzano di dare a questo schema, se da un lato non può mancare, è peraltro secondaria rispetto all'essenza ideale di questo schema; il quale «è sempre esistito» (11).

Non si può trovare una più precisa definizione della essenza della Libera Muratoria (12): ma come tale «nemmeno quelli che la conoscono possono spiegare ciò che essa è in realtà» (13).

Quanto poi al rapporto fra lo schema ideale e la realizzazione storica di esso, di cui si tratta nel quarto e quinto dialogo, fra Ernst ormai iniziato ed il suo maestro Falk, allorché l'apprendista dice: «Quando mi dicesti una volta che la Libera Muratoria è sempre stata, io compresi che non soltanto la sua indole, ma altresì la sua attuale costituzione derivasse da tempo immemorabile» (14), il maestro risponde distinguendo la attuazione storica attraverso la costituzione di società iniziatiche, dello schema, realizzazione storica che è avvenuta in tutti i tempi, in correlazione al costituirsi di qualsiasi società civile; mentre il nome di «Libera Muratoria» come di una società iniziatica che ha assunto le forme di quella corporazione di mestiere in cui si riuniscono i costruttori, è cosa affatto recente.

Ecco dunque che, per Lessing, la Libera Muratoria è la forma attuale, moderna, di qualche cosa che è esistito in ogni epoca storica, cioè della società iniziatica, la quale quindi ha avuto altre forme (Falk cita le «Massenie», le società cavalleresche della tradizione sassone; tale la Tavola Rotonda di Re Artù).

A sua volta la società iniziatica è la realizzazione storica di quel segreto, che si manifesta con l'impulso a costituire una «chiesa invisibile», al fine di guidare l'Umanità verso la sua forma ideale.

Ecco dunque che il significato della Libera Muratoria si inserisce nella visione della storia come progresso; mentre l'analisi della situazione religiosa dell'umanità, divisa fra opposti dogmatismi, la quale contribuisce a far intendere la necessità di questa «chiesa invisibile», giova altresì a spiegare quali risultati deve dare la «Erleuchtung» cui tende l'Educazione del Genere Umano.

Infatti, diciamo noi, ritornando col pensiero a quanto dice Lessing nella «Erziehung»: se il senso della storia dell'Umanità è il tendere verso una religione più alta, cioè un più vero rapporto con la Trascendenza; se il momento religioso vero e proprio si storicizza nello «Stoss», nell'atto della Divinità di rivelarsi; se questo è vero, allora all'atto dell'umanità di ritrovare in sé l'insegnamento divino, di appropriarsene razionalmente, non costituisce forse il momento della risposta, della ricerca attiva,da parte dell'uomo, di un rapporto trascendente; non costituisce forse, in altre parole, l'atto della iniziazione, il momento in cui si identifica l'essenza della Libera Muratoria?

E ancora: nel suo dramma «Nathan der Weise», Lessing riprende l'antica favola dei tre anelli, già narrata dal Boccaccio; la quale conclude alla fondamentale unità del messaggio di tutte le religioni, e quindi all'imperativo della tolleranza, e, quel che più conta, della reciproca comprensione.

Ora questo imperativo della tolleranza, della reciproca comprensione, o, come vorremmo e crediamo di poter dire, più modernamente, questo imperativo del dialogo, il quale riassume anche la speranza di un progresso politico, che realizzi la fratellanza, e di un progresso sociale, che realizzi l'uguaglianza, non pone forse l'unica ed essenziale condizione per un progresso umano, che realizzi la libertà?

In conclusione, vi è un nesso strettissimo, nel pensiero di G.E. Lessing, fra la nozione ideale della Massoneria come istituzione iniziatica, e gli ideali di libertà, che nel superamento di ogni divisione e specialmente del dogmatismo confessionale egli addita ai suoi contemporanei, con l'anticipo, secondo quanto sentì Mendelssohn, di una generazione.

Né soltanto in questo senso egli anticipava il futuro.

Vi è un finissimo commento del Kierkegaard sul famoso colloquio di Lessing con Jacobi (15), di cui dianzi abbiamo parlato .

Secondo quanto opinava il filosofo danese, a cui si richiamano quanti, oggi, sentono religiosamente, l'ironica adesione di Lessing, nella sua «ultima parola», alla teologia spinoziana dell' «EN KAI PAN», lungi dal concludere nell'ateismo il suo «itinerarium mentis», dimostrava come la sua coscienza religiosa avesse raggiunto quella condizione di «isolamento della soggettività» che sola può consentire all'uomo, superata ogni illusione sistematica, di presentarsi, solo, davanti a Dio.

Non vi e pensiero oggettivo, secondo Kierkegaard, che possa descrivere il colloquio dell'uomo con Dio.

Solo rinunciando a questa oggettività, nella singolarità e nel mistero, «velut per speculum et in aenigmate», in quella condizione negativa rispetto ad ogni definizione, in cui Lessing altresì poneva il luogo dei più profondi valori umani, può l'uomo avviarsi ad un tal colloquio.

Anche qui dunque, il nostro fratello Lessing ha saputo concludere il suo pensiero e la sua vita con una più alta affermazione, che solo più tardi altri avrebbe raccolto e compreso.

 

Iniziando il mio dire mi sono richiamato ai compiti che nell'ora attuale incombono alla nostra istituzione ed ho iscritto in quelle finalità la rievocazione da me tentata, di G.E. Lessing e della sua Filosofia della Massoneria.

Voi che avete responsabilità di guida nel popolo massonico, ricordate le mete che il F. Lessing ha additato alla nostra istituzione per il bene dell'Umanità.

Nel messaggio che ho cercato di trarre dalla sua filosofia, potete trovare la sapienza; sappiate trovare in voi stessi la forza; sappiate trovare la bellezza nell'entusiasmo, che ancor oggi esprime la parola del nostro Fratello Schiller, echeggiata dal canto del nostro Fratello Beethoven: «Seid umschlungen, Millionen»: «O Genti, Unitevi in un solo abbraccio».

Augusto Comba

 

 

 

 

&. L'A. pronunciò questo discorso nel Tempio Massonico di Torino, il 31 Maggio 1964, celebrandosi solenni onoranze al E. Lessing. Esso viene ora pubblicato quale introduzione ai Dialoghi Massonici. (N.d.R.)

1. N. Abbagnano: Storia della Filosofia, I ed. Vol. II, p. 404.

2. G De Ruggiero: Storia della Filosofia, Vol. «Da Vico a Kant» p. 142.

3. V.Verra: Lo spinozismo di Lessing, in Riv. «Filosofia», apr. 62.

4. Die Erziehung: In Opere Complete ed. Rilla Vol. VIII, pag. 591. I passi citati nel testo sono da noi tradotti.

5. Ibid., pag. 591.

6. Eines neuen ewigen Evangeliums, ibid., par. 86, pag. 612.

7. M.Ghio: Lessing ed il concetto di Progresso, in Riv. «Filosofia». Gen. 64.

8. Es ist nicht wahr, dass die kurzeste Linie immer die gerade ist, (Die Erziehung..., ed. Cit. par. 91, vol. VIII, pag. 614).

9. Ernst und Falk, in Opere Complete ed. Rilla, vol. VIII, pag. 547.

10. Ihre wahre Taten sind ihr Geheimnis, ibid., pag. 547.

11. Die Freimaurerei war immer, ibid., pag. 550.

12. Ein mehr bestimmter Begriff von ihrer Wesenheit, Ibid., pag. 547.

13. Etwas, das selbest die, die es wissen nicht sagen koennen, Ibid., pag. 550.

14. Als du mir einmal sagtest: die Freimäurerei sei immer gewesen, verstand ich es also, dass nicht allein ihr Wesen, sondern auch ihre gegenwärtige Verfassung sich von undenklichen Zeiten herschreibe, Ibid., pag. 580.

15. Cfr. il cit. art. di V. Verra, in riv. «Filosofia», apr. 62, pag. 272.