La Porta Ermetica

Casa Editrice "Luce e Ombra"

 - MILANO -

1910


 

 

La PORTA ERMETICA

"Parte Seconda"

 

.VIII.

Questi presso a poco gli argomenti delle prime conversazioni. Poi piovvero i dubbi, le osservazioni, le brevi critiche. Chi ritorna dalle sconfitte intellettuali è pauroso di inciampare nella pania. E crede lei che con tanto poco si arrivi al miracolo? E io non credo più ai libri stampati e alle cose fatte per il gregge! Ma ci vorrebbe il maestro che c'insegnasse e ci dicesse pane il pane e latte il latte! E poi, che succederebbe dopo? Garantirebbe lei che ci troveremo in buona compagnia?

Pare poco, è vero, il tanto che ho detto. Pare poco agli uomini colti e pochissimo agli incolti, ma l'errore è nel considerare l'integrazione dei poteri umani, cioè la divinizzazione della bestia uomo, come un impiego nelle ferrovie dello Stato o nelle poste del Regno. Pretensioni buffe in bocca a persone che hanno studiato lo scibile noto; aspirazioni da cretini in chi non ha aperto mai un libro. O completate in voi il quadro reale della meta altissima che vi proponete, o non abbiate il desiderio di farvi ridere sul muso. Datevi piuttosto agli studi psichici nel senso comune sperimentale, assistete a delle sedute con dei medi, osservate bene, discutete, litigate magari sulla gamba di una sedia e sullo scoppiettio di una tavola, ma non parlate, non desiderate, non ambite parlare di magia, di integrazioni, di perfettibilità. Questa è cosa altissima tra le alte. È rappresentata nella sacra cabala dalla corona, corona di Salomone e di Zoroastro, che parecchi confondono con quella di cartone indorato che i comici pongono sul capo di Saulle nel recitare la tragedia dell'Alfieri.

La scuola che qui, in Italia, fondiamo come cosa essenzialmente latina, deve avere per minima misura il massimo buon senso. Gli altri non vi hanno dato niente, io vi darò una virtù grandissima come guida, cioè di ridurre le cose alle dimensioni normali e non desiderare l'impossibile, e non pretendere di diventare da sera a mattina un fenomeno da baraccone. La giusta padronanza di sé, l'equilibrio, il disinteresse, l'elevatezza dei sentimenti, il tacere, non vi fanno mutare da scimmie in dèi dell'Olimpo, cui tutto sia lecito, senza sapere che anche gli dèi non possono far tutto. Evocate con gli antichi rituali, se li sapete, un genio come quelli delle Mille e una notte; egli si presenterà col dirvi: tutto ti accordo che tu domandi, se è nel mio potere. Insegnamento questo che vale un tesoro: neanche i geni a cento ali e a mille occhi possono far tutto. Il Filalete, al capitolo X del suo Introitus, scrive: de sulphure quod est in Mercurio sophico; basta per capire che voi otterrete secondo quello che avrete nel sacco. Perché alcuni giovani bravissimi sono negati allo studio delle matematiche o delle lingue, e scelgono professioni che più si adattano alle loro facoltà? cosi non bisogna pretendere, non si può pretendere che tutti possano arrivare a porti lontanissimi. Il mare dell'ignoto è immenso: v'è chi viaggia nei veloci transatlantici, chi sulle navi a vele contentandosi delle raffiche, chi sui battelli da pesca, chi sulle zattere. Pievano Arlotto direbbe: II Signore da secondo le forze vostre. Io dirò:  Otterrete secondo il vostro valore.

 

 

.IX.

Poiché soprattutto importa che l'Ermete si manifesti, la Luce dell'Ermete vi porterà alla integrazione, perché comincerete a vedere il mondo esteriore ed interiore in un modo e con sentimento diverso da quello che voi stessi vedevate ieri, ed io ho detto che la nostra dev'essere Scuola Integrale, non setta, non chiesa, non sinagoga, non pulpito. Scuola è metodo investigativo, è educazione, è allenamento indipendente e superiore a tutti i mondi favolosi della religione e delle confraternite da esse dipendenti. Imparare a vedere la vera faccia delle cose al raggio d'una luce nuova, come non la si concepisce dai filosofi ordinarii, non dagli indifferenti, non dai materialisti, fuori tutti i cieli fatti per le turbe, fuori il paradiso cristiano e il labirinto vedico, è un primo grande miracolo di trasmutazione. Scuola Italica che ricorda le astrazioni integrali di Pitagora coi valori dei numeri, astrazione di valori assoluti indipendenti da ogni forma mistica. Allora il maestro appare a voi, su di voi, in voi e innanzi a voi. È il Maestro Ignoto o Spirito Sconosciuto della teosofia martinista... e forse un po' gli alti maestri del Tibet della teosofia neo-buddica di moda.

La Scuola Integrale Ermetica, italica, deve avere il carattere della impersonalità e della non fede nella parola del docente. Io potrei dirvi come Ireneo quae scio scribo sed non vobis, posso dirvi che le cose le so e non le racconto a voi, perché crediate, ma vi insegno la via perché possiate arrivare alla conoscenza di esse senza il necessario bisogno di sentire quello che a voi non è provato. Provatevi a penetrare bene, ermeticamente, i simboli.

L'uomo cammina verso l'ultima sintesi umana. Tutte le scienze d'investigazione mirano alla conoscenza della legge unica, quindi del dio che è sintesi ultima. Alcune scienze analizzano la prima sintesi, l'uomo; altre la seconda sintesi, la legge della natura che obbedisce all'unica legge universale. La scienza che studia l'uomo, involontariamente cerca la monade nella prima sintesi. L'astronomia, il cui fondamento è la matematica, scienza assoluta delle quantità, è il primo tentacolo che l'uomo tende per comprendere la sintesi più grande.

L'unità uomo è una nella mente umana - l'unità dio è una nella mente universale. La scienza positiva, finché non troverà un metodo investigativo esatto matematicamente della mentalità umana, non potrà assurgere alla conoscenza della mente universale o unità mentale della grande sintesi. La cellula sta all'atomo, e questo sta alla monade iniziale di vita come alla sintesi uomo e come questa alla sintesi universale o Dio. Cosi la mente umana sta alla intelligenza o mentalità universale, come il pensiero della prima monade sta alla mente dell'uomo: tutto.

La povertà del linguaggio umano non si presta ad esprimere le idee che non sono comuni a tutti gli uomini - ecco la necessità della formula, e la più completa e facile è il numero,

1 è la Mente. Che cosa è la mente? il complesso della causa e dell'effetto pensante. Dunque mente è moto o movimento. Per comprendere che cosa ermeticamente sia il moto, non lo dovete concepire in uno spostamento da luogo a luogo. Ermete deve farvi concepire il moto mentale al di fuori di ogni luogo, di ogni superficie, di ogni punto, diversamente avrete meccanizzato un qualche cosa che è fuori la legge meccanica e che appartiene alla matematica pura.

La mente 1 è moto nello spazio. Lo spazio, in questa sottilissima filosofia di Ermete, è ambiente mentale, non ha dimensioni e comprende tutte le dimensioni, diversamente diventa sinonimo di luogo per dimensioni.

È difficile? Lo spazio mentale, o ambiente della sintesi mente, è al di fuori di ogni valutazione aritmetica. Cosi le funzioni del pensiero non hanno limite e il moto libero può

percepire e allargarsi nel moto della mentalità umana e nella sintesi divina o universale [3].

In che modo? L'universo 1 comprende la prima e la seconda sintesi, due sintesi estreme, unità e somma di tutte le sintesi. L'uomo si trova all'estremo più povero e può, analizzando il suo mentale o moto della mente nel suo spazio senza dimensioni, combaciare con la mente-moto universale, che deve avere lo stesso spazio, e ritrarne i pensieri e la conoscenza.

Infatti se il moto della vostra mente prescinde dal luogo e lo spazio in cui il moto si compie è senza dimensioni, la mente umana si trova nella stessa sfera di esplicazione della mente divina, divinità positiva o legge universale. Se la legge universale è l’immutabile e costante nello stesso spazio, o il dio scende a voi, o voi assurgerete a lui.

Qui un corollario. Se concepite lo spazio del moto mentale senza dimensioni, e il moto al di fuori del luogo, il tempo nelle operazioni della mente non esiste[4].

La mente umana se (ermeticamente penetrate questa funzione) s'immedesima alla mente universale senza tempo, ne ritrae una virtù divina che si muta in poteri miracolosi, quantunque non siano miracoli che solo per i volgari che ignorano la legge universale[5].

 

 

.X.

Avendovi dato un saggio di ciò che il primo numero, o 1, rappresenta come sintesi grande, omologa alla sintesi più piccola, devo discorrervi del secondo numero.

1 è sintesi che agisce sulla parte passiva di se stesso, il numero 2; è il primo equilibrio  compensativo della grande sintesi.

Di qui il dio ermafrodito delle primissime mitologie. Osiride e Iside nell'abbracciamento di amore. Il maschio e l'utero delle forme nella creazione.

2  quindi rappresenta il binario, la passività.

Se l'Assoluto universale è unitario, ogni sua manifestazione sensibile è il riflesso di se stesso nella materializzazione del moto e dello spazio, moto e spazio di realtà meccanica, sotto l'impulso generatore della volontà prima.

L'uomo è 1. La donna è 2.

Dio è 1. La Materia o il Diavolo è 2.

Il bene è  1. Il male è 2.

Cosi la luce e l'ombra, l'estate e l'inverno, il giorno e la notte, sapienza e follia, piacere e dolore, forza e debolezza, amore e odio, giustizia e ingiustizia.

Questo è il vero nell'assoluto e nella relatività dei tempi.

Non puoi concepire la luce senza l'ombra, suo contrario; così il piacere senza il dolore, la forza senza la debolezza. Il valore delle cose attive emerge dal loro contrario.

Le due colonne del tempio sono l'eterno simbolo delle due forze, attiva e passiva, che reggono tutto ciò che è nella vita universale e nella particolare di ognuno di noi e delle nostre società. Chi sogna un attivo o un passivo senza il suo contrario, è un matto che nega la prima legge dell'universo.

Avete voi concepito, cioè pensato ermeticamente, la Mente-Moto-Spazio senza luogo, dimensione e tempo? Se si, svegliatevi alla realtà delle cose e pensate alla Mente nei limiti delle dimensioni, nella necessità dei confini, nella relatività del tempo. E ritornate alla materia, al caos, al primo utero e grande utero in cui la volontà universale della Grande sintesi getta il suo seme. Eccovi nel campo volgare. Nel concepibile dai volgari, dove tutto appare, cresce, diminuisce e scompare.

Il pensiero del Dio Legge Assoluta è concetto jeratico.

La Madonna, la Maria, l'Iside, l'Astarte, la Proserpina e Minerva sono la concezione della fede volgare relativa alla grazia temporale e alla materia.

1.  Assoluto - Universo - Libertà creativa.

2.  Relatività - Natura - Servitù.

Questa è la legge dei due fattori creativi. Nel primo termine v'è la libertà assoluta. Nel secondo, la servitù relativa.

E questa legge è vera, immutabile, inesorabile di tutte le cose, siano pensate o attuate.

Voi siete liberi di compiere la prima azione, nel concepire il primo pensiero. Appena pensiero e azione sono liberamente espulsi dal vostro essere, diventate schiavi della vostra concezione in atto. È il seme che cade nell'utero del mondo e genera la necessità della forma.

Così l'1 sta al due come la libertà di creazione  - 1 - sta alla necessità di subirla - 2.

Se cosi non fosse, l'unità universale sarebbe sterile - così l'assoluto contiene in sé e per sé il germe del suo ostacolo, della limitazione della sua libertà, della causa del suo determinismo effettivo. Ecco perché, come il dio androgino, così alcune sette definirono il Dio metà bene e metà male, un Dio diavolo a metà.

Il Dio Androgino è un simbolo della legge; l'uomo nella prima fase fisiologica, ermafrodito, il contrasto fra il potere virtuale e la creazione in atto, la disarmonia nell'armonia dei due opposti.

Il numero 2 è la valorizzazione della virtù dell'1. - È utero della realizzazione possibile, ed è, come utero, la necessità di passaggio dal pensiero alla forma creata.

Infatti non è concepibile una unità attiva per sé.

Per essere attivo è necessario un campo in cui la virtù dell'atto si esercita. Questo campo è una passività di fronte ad un attivo; di conseguenza è un utero, perché nella natura visibile come nell'invisibile, per omologia, ogni azione produce una reazione, ma questa reazione non è un passivo per sé, ma la conseguenza di un attivo su di un passivo. Dalla chimica, dalla fisica alla vita sociale potete ricavarne esempi: la luce illumina: chi riceve l'azione di luce è l'ombra, cioè la negazione della luce. Il risultato di questo contrasto è la visione, cioè l’apparire degli oggetti nella lotta tra attivo e passivo, tra luce e ombra.

In questo esempio, visione è 3 - cioè il frutto dell'azione sull'elemento passivo, ed essendo 3 è 1, perché contiene i 3 termini della prima trinità o prima sintesi trinitaria: l'attivo, l'utero e il risultato.

Osiride agisce su Iside, nasce Horus.

3 è il ternario, è Mercurio, è il frutto, il generato del primo binario.

Un antico iniziato, in una canzone del periodo neoplatonico, alla voce che gli parlava la verità, domanda: « Chi sei tu? ». E quella risponde in un ammaestramento di aritmetica pitagorica, che si può tradurre così:

« Io sono in te e per te. Non sono te (cioè tua mente). Tu hai pregato, cioè sotto forma di preghiera hai impregnato l'amorosa invisibile. Frutto del vostro atto sono la voce che ti parlo, sono mercurio di vostro intelletto ».

Infatti il primo problema che si presenta all'iniziando a questa scienza integrale è di domandare alla sua luce ermetica, di cui nessun uomo conosce la fonte: chi sei tu che ti manifesti portandomi la verità?

Chi dice:  sono io, il mio ingegno [6].

Chi dice: è un angelo [7].

Chi dice:  è un demone o un dio.

Se non capisce la legge espressa con tanta semplicità dalla cabala non la capirà mai - come i mistici ispirati delle forme religiose di ogni genere. Ebbene, quella voce, di sua natura essenzialmente ermetica, dovrebbe rispondere: Io non sono te, ma non sono cosa estranea a te. Sono in te e per ragion tua, e non sono te.

Ecco il maestro ignoto, sapiente, che si avvicina.

 

 

XI.

L'erudizione  elementare  delle  scienze  occulte,  spiritismo compreso, fa credere che l'uomo sia formato di tre parti distinte: corpo, perispirito, e anima o spirito. Ma questa credenza volgare non è pitagorica perché, analizzata nel suo enunciato dei primi tre termini della legge, non risponde come logologia alla realtà.

Perché?

Perché l'universo deve, come l'uomo, concepirsi come sintesi e come unità. L'Infinitamente grande sintesi è come la piccola sintesi umana. Ogni unità che si immagina divisa in parti cessa di essere tale, se non si trova una parola che queste parti chiami non divisioni ma componenti organici o essenziali, parola non ancora trovata.

Se vi presentano un bicchiere di acqua e vi dicono che è ossigeno e idrogeno, non è più acqua. Combinati, sono l'acqua; ma l'acqua, divisa nei suoi elementi componenti, non è più il liquido che dovete bere.

Pregovi di riflettere che questa non è una questione di pedanteria linguistica, ma una determinazione della sintesi nei valori assoluti dei termini.

La filosofia assoluta non può ammettere la concezione di parti nella unità.

Se dico che l'universo si divide in mente creativa attiva, Realtà sensibile, e legge di continuo ricorso {per servirmi di una espressione del Vico), non avrò esposto nell'enunciato il concetto unitario della grande sintesi. Poiché nell'Universo la prima (Mente) non si manifesta che per la seconda (Realtà) e per la terza (Legge). Quindi le tre parti componenti la sintesi Unità sono talmente l'una alle altre compenetrate, che qualunque divisione fino alla monade contiene i tre fattori senza separarli mai.

Chi vuoi comprendere l'enunciato della Trinità nella religione cristiana cattolica deve aver compreso i primi tre numeri della Cabbala; e qualunque volgarizzamento, anche quello delle dottrinelle simboliche dei parroci, è una eresia della Cabbala che ha presieduto alla sua enunciazione. Le diatribe bizantine, che tendevano al volgarizzamento delle verità cabalistiche nella religione più comprensivamente classica [8], le costrinsero a diventar dommi, cioè enunciati di fede in cose apparentemente assurde [9]. Enunciare che una vergine ha concepito senza il concorso di uomo è inintelligibile per un moderno che non si riferisca all'assoluto nella esplicazione della legge. La trinità è la manifestazione dommatica di questa legge della manifestazione divina nell'uomo. Il primo attivo (Padre), l'uomo materia (Figlio). Spirito santo è l'azione manifesta della intelligenza o mente universale nell'uomo figlio di Dio. Quindi dove l'uomo volgare s'inchina ad un domma o lo disprezza, la Cabbala o aritmetica pitagorica trova la legge, la filosofia assoluta e ideale, che non appartiene al cattolicesimo solo, ma a tutte le religioni filosofiche.

Ma ritorniamo all'uomo.

Gli  spiritualisti  lo  dicono  di  tre  parti,  impropriamente.

La chiesa di due, corpo e anima: una parte mortale, una immortale.

Noi diciamo che, come l'universo infinito e l'infinitesima monade, l'uomo deve obbedire alla stessa legge trinitaria di un attivo, di un passivo, di un prodotto o risultante. È la stessa legge che regge ogni combinazione della chimica.

Ma obbedire a questa legge non significa che l'uomo è diviso in parti e tanto meno che ogni elemento esista per sé. Ricordatevelo bene per non cadere nella volgarizzazione antiscientifica della concezione pura.

L'uomo è una sintesi risultante di un attivo, di un passivo e di un prodotto, tal quale come nell'universo infinito, compenetrati, e stabiliscono la legge dell'essere, cioè di ciò che è, ente o eone.

Noi compiamo la vita in un modo unico., cioè nel mentale.

La Mente (Mens), cioè l'intelligenza nel suo meccanismo umano, che non può prescindere dal sensibile.

Se noi pensiamo è perché sentiamo, tocchiamo, vediamo, gustiamo, odoriamo - o abbiamo le idee relative.

Il dire che la Mente prescinde dalle sensazioni è contro la prova di fatto, non solo perché non esiste pensiero che direttamente o indirettamente non si riferisca a ricordi sensitivi, ma è anche sperimentalmente dimostrato che nei fantasmi di viventi [10] la sensibilità è trasferita dal corpo grave al corpo tenue.

Ma tra la Mente e la sensazione v'è un principio discer nitore che è l'intelletto assoluto - e i tre elementi sintetici sono così compenetrati tra loro che la sutura divisionale è in trovabile come nella sintesi acqua.

Questa sintesi universale è la stessa dovunque, in qualun que particella dell'uomo e del creato. Quindi l'enunciato spiritualista non deve essere inteso come una divisione, ma uni combinazione degli elementi, compenetrazione che neanche deve intendersi come in chimica.

E, come vi ho detto innanzi, non credere, o uomo, chi tu sia anima e corpo e considerati uno come l'universo; ora che l'universo abbiamo definito nella triade essenziale della sua esplicazione, devo dirvi: come l'universo, considerati sempre uni nella legge trinitaria.

Un attivo mentale {mente, spirito), una forma materiale {corpo), una attività risultante dai fattori, intermedio delle due nature, materiale e mentale (perispirito).

L'anima cristiana e un corpo che diventa cenere, così come volgarmente è creduto, non rispondono alla legge. L'uomo non può sfuggire alla legge trinitaria.

E come conseguenza: la morte non divide il corpo fisico da un corpo invisibile intelligente - e quindi non esistono spiriti di morti - quindi non è possibile l'evocazione reale de, morti, né la loro evocazione mentale nel senso che comunemente sì crede.

 

 

.XII. 

Per intendere questa roba, direte voi, occorre l'equilibrio, h sobrietà, la luce ermetica? Ma son cose che qualunque persona più o meno intinta di teosofia, può capire e stemperare in un volume!

Si, ma non comprenderle. Per comprenderle, come io intendo, occorre che altro sale vi entri in zucca, invece di farne scaturire disquisizioni voluminose, voi potete e dovete trovarvi la legge del miracolo cui aspirate - il miracolo, per eufemismo, che cangia voi uomini in superuomini - e che vi da i poteri delle virtù.

Poiché in questo vi prego di credermi: non esiste conquista di verità che non conferisca con l'esercizio di essa un potere o su di voi o sulle cose o sulle nature a voi inferiori. La integrazione dovete intenderla non arcadicamente, cantando pastorali e facendo filosofie, ma acquistando il diritto e la forza di servirvi della verità rapita ai cieli secreti della natura.

I santi del cristianesimo, i santoni dell'islamismo, i perfetti tra gli indiani, hanno ed hanno avuto dei poteri. Ciò significa che qualche cosa di sopra ai cristi, ai maometti e ai buddi, è comune a tutti i popoli della terra: la legge della integrazione. La scuola nostra ne dovrebbe far ricerca col metodo del proprio laboratorio portatile degli alchimisti: su di sé ed in sé, fuori tutte le relatività dei miti e degli altari. Dove il gesuita può vedere la mano di Stanislao Kotska, e il prete l'intervento del quadro miracoloso di Valle di Pompei, voi dovete intuire la legge del miracolo apparente, cioè di un fenomeno che la volgarità dell'uomo non ancora può produrre a volontà - e non l'infrangimento delle leggi di natura.

È l’Ars Magna, la Grande Arte, la pratica. È l'alchimia o superchimica delle trasmutazioni delle bestie in dii; è l'unguento prezioso che fa diventar asino un uomo che voleva mettere le ali d'aquila; è la rosa che ridona il sembiante umano e sacerdotale all'asino d'oro.

Questa dottrina ermetica si completa con l'ideografia dei rituali di magia, cose a primo aspetto balorde, ma che il vostro progresso vi fa guardare con occhio scrutatore, affinché nel nome del demone vediate quale secreto si nasconda e quale fondamento ha la pratica. Ecco perché la cultura mentale aiuta la decifrazione delle cose vecchie, rancide, di forma arcaica, di cui per erudizione è bene saper molto; per metodo e intendimento, però, bisogna rifuggire il più lontano possibile dal fare, su di esse, apprezzamenti e considerazioni sciocche, perché al lume delle odierne cognizioni non si possono valutare cose che devono, per essere spiegate, scaturire da altra preparazione. Il suggello di Salomone, che è passato nel regno delle fiabe che si raccontano ai fanciulli, si traduce e si incontra in un geroglifico magico che si trova nelle chiese, sul frontespizio di molte bibbie, e perfino nelle logge massoniche. Ridere di quelle sei linee ornamentali è facile ed è giustificabile per chi non ne capisce il senso. Ma se Ermete ve ne svela il significato, voi capirete perché tutti gli spiriti delle leggende buje hanno confessato sempre il più sacro terrore per un suggello simile che chiude in una morsa di acciaio tutte le nature demoniache ribelli. Infatti, chi ne sa la pratica, e ne conosce perfettamente l'uso, non può aver paura degli spiriti e delle entità di qualunque origine.

Io mi son domandato tante volte perché persone erudite e intelligentissime hanno guardato tutti i segni che stanno nelle opere di Cornelio Agrippa come delle sciocchezze grafiche che non hanno nessun calore: neanche i cosi detti medi scriventi che tante volte involontariamente ed in istato di prima ipnosi tracciano incoscienti e considerano tali segni come di nessun valore. E se un valore l'avessero e grande?

Ma lasciamo correre per l'Agrippa: ebbe troppa fama di incerta fede - perché fece, come si direbbe oggi, lo spiritista alla Allan Kardec e se ne dovette dolere - ma gli eruditi che hanno letto la steganografia di Tritemio, che hanno fermato il loro sguardo sul solo titolo del libro e non si sono arrestati a giudicare l'opera come un mezzo qualunque di corrispondere con altri assenti in linguaggio convenzionale? Giovanni Tritemio, abate benedettino, maestro di magia naturale perfettissimo, come è stampato sull'edizione di Darmstad del 1621, ad occhio e croce è classificato tra gli autori dei cifrari telegrafici moderni. Non l'hanno letto. Se l'avessero aperto, vi avrebbero trovato (a pag. 81) trentuno ideogrammi di spiriti, e (a pag. 138) nientemeno che il giuramento che deve fare il discepolo al maestro prima di imparare quest'arte - ars per occultam scripturam animi sui voluntatem absentibus aperiendi certa - e (a pag. 139) anche uno scongiuro che il maestro deve dire prima che il discepolo entri nel secreto dell'arte - coniuratio - che comincia con questi versetti di una lingua ignota:

Mesari cosmeniel archea fameorcritas Drico mosayr usio nos veso tureas.

 

Era il maestro perfettissimo e, soprattutto, un abate, un matto o un ciarlatano? o uno scrittore di frottole la cui chiave non si otteneva senza giurare per sanguinem Domini Nostri Jesus Christi ..?

Perciò io desidero un insegnamento teorico in forma piana, spoglia di ogni ebraismo, parco di lunghe filosofie, senza critiche vuote e parolaie, prima di aver praticato e capito sotto qual punto di vista debbono interpretarsi le cose che per noi non hanno senso conosciuto, fino a quando non ne comprendiamo il significato. Non sono graffiti molto curiosi pei bambini i geroglifici delle colonne egizie?

 

 

.XIII.

E vi farò innanzi tutto comprendere una cosa che invano cercherete di capire nei libri classici: che gli antichi conoscevano e praticavano due magie, la eonica e la trasmutatrice, la prima isiaca, cioè lunare; la seconda ammonia, cioè solare.

Per avere un concetto esatto delle due magie, bisogna comprendere che cosa voleva indicare il sole e che cosa la luna, Amun Alzobar e Iside-Astarte [11].

Amun, dio solare, è dipinto cosi in uno scongiuro magico: Tu sei il bello e splendente imperatore della terra, hai le corna del maschio caprone che da il latte alle pecore, sei la forza che cangi l'arena in oro, la pietra dura (silice) in gemma, e tutto trasmuti in ceneri, uomini di oro e terra preziosa (sic); tu fai il fulmine e dissipi il fulmine, dai l'acqua ai fiumi e sangue alle vene; tu fai invincibile il leone, tu calmi le tempeste in mare, tu tocchi e generi, tu tocchi e rendi sterile; tu sei il fortissimo trasmutatore che tutte le dee amano e temono.

Si comprende da questa traduzione approssimativa che la forza attiva della natura in tutte le sue trasmutazioni attive era Amun o Sole.

Iside-Astarte è dipinta cosi: Bella, la più bella dea, utero di oro, che Amun ha baciato (impregnato), le tue poppe innumerevoli sprizzano latte, e ogni goccia del tuo latte è una mutazione di grazia; i tuoi occhi fontana di luce perché Amun il vittorioso vi ha raddolcito (temperato) il suo fuoco ...

Nella dea era l'azione della trasmutazione nel periodo gestatorio della sua manifestazione reale, di cui un utero Iside-Astarte o Luna s'incaricava.

Quindi due magie che prendono nome dai due fattori della realizzazione: Ammonia la magia della forza capronica capace di imporre la trasmutazione nel mago e fuori; Isiaca quella che utilizza le forze come le trova e pei fini a cui possono servire.

Alla prima non è possibile pensare per ora, è la magia dei pochissimi che arrivano vivi ad essere dii o numi. È della seconda magia, magia bianca o lunare, argentea e quasi di forma religiosa, di cui noi ci occuperemo largamente e liberamente: quelli che percorreranno trionfalmente tutta la magia eonica troveranno l'iniziatore ammonio che li aspetta.

Perché la magia lunare si chiama eonica?

Perché si fanno e si ottengono realizzazioni per mezzo degli eoni.

Eoni vuoi dire esseri o enti.

Enti visibili o invisibili, ogni essere che arriva alla nostra cerchia attiva noi utilizzeremo per un atto benefico. Questi esseri non sono spiriti di morti, che per noi non esistono, sono spiriti vivi che la nostra volontà di amore ci richiama. Sono maschi, sono femmine, sono più o meno evoluti o evolutissimi, sono capaci di evolvere fino alla perfezione.

Spero che non crediate che io voglia velarvi delle verità e che m'ingolfi in un simbolismo poetico, perché gli eoni non sono ipotesi, ma realtà, e bene o male l'Ermete vostro ve li farà intuire e sentire, forse ne conoscerete qualcuno personalmente in visione tangibile e quasi umana.

Se noi cinque ci riuniamo e colleghiamo in catena, formando una costellazione di luce, intorno a noi, piano prima, rapidamente poi, si avvicineranno gruppi di eoni che, attirati dalla umanità dell'opera nostra, non domandano di meglio che di essere comandati e compensati. La nostra opera isiaca se ne avvantaggerà e se ne servirà nei molteplici casi in cui il loro intervento è utile. La scuola fa la sua pratica collettiva. Essi sono forze e sono intelligenti. Per amore servono. Per odio intralciano ogni cammino e sono nemici implacabili di coloro che rompono e violano i patti. Imperfetti di fronte all'uomo integrato nei suoi poteri, sono obbedienti all'imperio magnetico dell'uomo. Non sono angeli, perché gli angeli, nella forma con la quale ce li presenta la religione, non esistono. Non sono diavoli come ce li dipingono i mistici. Sono degli esseri che analogicamente all'uomo vivono in un ambiente che solo Ermete può lasciare penetrare a coloro che gli saranno fedeli. E sono le uniche entità compagne dell'uomo che stanno sulla terra, che è il nostro grande teatro. Più in su non vi sono che le intelligenze ammonie, che percepiscono la sintesi del mondo e figuratamente si dice che vedono dio.

Tutte le religioni, tutte le tradizioni popolari ci danno la certezza di esseri non terreni o, almeno, di origine non terrestre, che si avvicinano all'uomo e possono entrarvi in contatto. Il cattolicesimo specialmente e i teologi cristiani se ne sono occupati con fervore, con sottigliezza, con ampiezza, distinguendoli, classificandoli, dando loro virtù, specializzandoli.

Dio ci guardi dagli esploratori del regno divino - specie quando avessero, come li hanno avuti, bargelli e carceri per chi non credeva!

Il concetto dell'Intelligenza, dello Spirito, dell'eone e del genio, secondo la intuizione cabalistica e magica, non ha niente a che vedere con le discussioni dei santi sulla costituzione del corpo degli angeli e sulla differenza di questi dal corpo dei demoni. Sono matasse ingrovigliate da opinioni tutte sante, tutte buone, tutte rispettabili, ma che non ci riguardano. La concezione di quelle nature speciali, extra umane, extra planetarie, nebulose e mistiche, non ci tocca, per ora, che come curiosità.

Nel Palagio degli Incanti del Gentiluomo teologo Vicentino Di Strozzi Cicogna, si legge:

«È cosa molto difficile il volere trattare che cosa siano gli angeli, perciocché per dimostrazione naturale non ne possiamo sapere, si può dire, nulla, e per scienza rivelata dalle scritture sacre, assai poco ».

Nonpertanto il valentuomo vi si indugia per una gran parte del volume. Non vi è mai tanto da dire quanto si può dire

sugli argomenti ignoti alla scienza diretta dell'uomo. Ma di più: vi è molto da battagliare, quando vi sono legioni di scrittori che hanno manipolata la faccenda in tutte le salse.

Sant'Agostino dice che l'Angelo è spirito di sostanza incorporea, invisibile, sensibile, ragionevole, intellettuale e immortale.

Se siete contenti, provatevi a capire Sant'Agostino. Il prefato patrizio cosi continua:

«L'accademia dei Platonici risolse che l'ordine di tutte queste sostanze e di questi spiriti avesse corpo, eccetto che la prima creatura da Dio creata. Questo parere fu seguito da molti Teologi della Chiesa Santa, come da Origene, il quale affermò essere impossibile che cosa alcuna possa vivere senza corpo eccetto il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo e in un altro luogo dice che gli angeli hanno l'anima a guisa degli uomini. Il medesimo conferma Tertulliano nel libro De carne Christi. E questo dissero cavare dalla scrittura sacra in quel passo videntes filii Dei filias hominum quod essent pulcrae, acceperunt sibi uxores ex omnibus quas eie gerani ».

Faccio grazia del resto. Se ne son dette di tutti i colori, e tra santi autorevoli e santi teologi i dispareri sono stati infiniti. Dallo spirito incorporeo di Agostino, si arriva all'angelo che prende moglie con la relativa suocera.

Di Lucifero, che se ne è scritto! Fu l'angelo più bello e il primo da Dio creato - il principe degli angeli. La concezione di quest'angelo perfettissimo che si ribella per superbia, e che Isaia fa parlare di ambire la sede del suo creatore, non è forse allusiva alla conquista dell'uomo al regno dei Cieli e ai poteri divini? E la battaglia che si impegna nel cielo per precipitare Lucifero sulla terra e che assume la forma del serpente tentatore? Quomodo coecidisti de coelo, Lucifer? come perdesti tu la battaglia, o bellissimo tra gli angeli?

Ora, il concetto della redenzione è un corollario logico di tutta la dottrina della caduta. Cadde l'uomo e cadde un angelo che è il primo dei creati. L'aspirazione è in alto. I decaduti vogliono la riconquista. È una questione sociale delle anime che assorgono e aspirano ai cieli e a Dio.

Negli Elementi di Magia naturale e Divina, nel «Mondo Secreto » io mi sono espresso con chiarezza insolita intorno al problema dell'aspirazione alla divinità. Chi mi ha potuto intendere, mi ha perfettamente compreso.

Le intelligenze sono facce della Divinità - i neoplatonici non dettero altra interpretazione alla parola angelo. Le cose semplici sono tali per natura loro e solo il sofisma degli ignoranti arriva a denaturarle.

Ma, come quelli che pubblicai, sono elementi di magia nella sua grandiosità e magnificenza, nell'azione su noi individui e sulla umanità, nella Preparazione [12] io cercai di definire le concezioni di dii, di demoni, di uomini. I gravi, i leggieri, gli evanescenti.

I dèmoni (eoni, genii, intermediarii tra l'uomo e gli dii, intelligenze o facce della divinità) da Apuleio, che ripete Platone, sono considerati come di una materia più sottile e meno densa delle nuvole. Non sono, come le nuvole, composti di materia impura... sono di una materia rara, brillante e sottile e i nostri occhi non possono vederli per la loro trasparenza... questi dii sono suscettibili di pietà, di collera, di tristezza e provano gli stessi sentimenti dello spirito dell'uomo... cosi sono esposti a tutti gli uragani e tumulti dei pensieri in cui si agitano il nostro cuore e il nostro spirito.

Gli dii, o intelligenze, hanno perpetuamente lo stesso stato di spirito.

Il  dolore e il piacere non hanno presa sul loro essere e non mai si commuovono per ragione esterna. Il dio dei cieli non deve compiere nessuna funzione temporale, sia donando aiuti, sia sentendo affezioni; cosi non sente né collera, né pietà; non l'agita né la tristezza, né la gioia; non ha desiderio né affezione per alcuna cosa.

Alla natura dei demoni (genii-eoni) convengono tutte le passioni umane.

Per definirli esattamente, continua Apuleio, si può dire che i demoni sono degli esseri animati, ragionevoli per lo spirito, ma con l'anima passiva, il corpo aereo e la durata eterna.

Animati, ragionevoli e passivi come gli uomini, hanno speciale la formazione del loro corpo: sono eterni come gli dèi, ma dagli dèi differiscono per le loro passioni.

L'anima dell'uomo, mentre è nel corpo, può essere chiamata un demone o un dio - ma demoni propriamente sono quelli che mai furono legati a corpi materiali, e che hanno possanze più estese e tra le quali il sonno e l'amore hanno due facoltà opposte, l'amore di risvegliare, il sonno di assopire.

In tale esercito numeroso di genii sublimi, Platone pretende che ogni uomo abbia il suo, arbitro sovrano della sua condotta, sempre invisibile ed assiduo testimone dei suoi pensieri... non avviene nessuna cosa, né dentro né fuori di voi, che il vostro genio non vegga e non senta fin nelle più ascose profondità del vostro cuore.

L'angelo della pura concezione cristiana è l'intelligenza divina nello stesso eterno stato di spirito. Sono angeli, perché messi, cioè mandati; sono facce dell'Unico Dio e della Legge Trinitaria Unica. Quindi, non sono eoni o genii o demoni.

 

 

.XIV.

Dal basso si va in alto. Come la fiamma.

Dall'angelo custode, che è il genio tutelare, a Dio Immenso, cioè alla conoscenza della Legge, si passa, si procede, si sale; la scala di oro continua e monta.

Michael, Uriel, Luciferus... la concezione purissima della Miriam celeste, intorno al cui capo sfavillano le dodici stelle luminose dello zodiaco....

Non montiamo. Non lasciamo immaturi la terra.

Io parlo di una scuola integrativa dell'uomo e non tocco il concetto e il piano splendido della grande magia religiosa e collettiva, come quella in cui rifulge splendida e intensamente purificante l'immagine del Cristo che, immolandosi nell'atto di carità sublime, trasmuta una intera epoca in una migliore - io parlo di un ascenso e rinnovamento individuale fuori il misticismo, nella vita razionale, in cui l'Ermete nostro possa arrivare al genio tipico più perfetto, che ci ami di amore vero e ci porti alla perfettibilità nella legge che nessuno può violare - e che solo la pazzia teologica concepì violata nel miracolo, attribuendolo a Dio Uno e Trino, che è legge.

E più oltre? Niente. Niente altro che materia, spiriti della materia e spiriti di vivi.

Guardate il cielo stellato. Quanti mondi, quante terre! E che vi siano esseri anche in quelli, di materia analogicamente costituiti come noi, non è semplice sospetto. Se è possibile un fantasma di vivi sulla terra, non sono possibili dei fantasmi di vivi lassù? E quando voi avrete intuita la formola pitagorica dello spazio senza dimensioni e il moto nello spazio, non potete sulle ali delle possibili fantasie pensare che organismi più completi possano allontanare il loro fantasma per milioni di miglia e influire sulle cose terrestri?

Direte che, volendo fondare una Scuola Integrale con principii positivi, comincio a viaggiare nelle nuvole. No. Voglio semplicemente ricordarvi che forse i genii planetarii e interplanetari, di cui tutta una lunga pratica l'antica magia ammonia ci ha trasmesso, non sono né simboli né poesia. Forse Sirio e Giove non possono avere degli abitanti che, occorrendo, diventino ausiliarii di compagni amati quaggiù? - Siamo nelle nuvole ma non vi veleggio. Cannilo Flammarion se ne è riservato il compito. Io passo innanzi.


 

3 - Se concepite bene questo Spazio, ambiente senza dimensioni valutabili, avrete la chiave mentale dei fenomeni e vi spiegherete il perché della telepatia, della chiaroveggenza, eco, poiché lo spazio mentale senza dimensioni non conosce distanze, e vedrete come s'ingannano coloro che non credono come fenomeno attivo il moto in questo spazio.

4 - Lo provate nei sogni. Il tempo e il luogo nei sogni sono un mito, tutta una lunga funzione mentale si svolge in un baleno. Nelle visioni, per ipnosi procurate o per magnetismo, il succedersi delle immagini è sempre fuori luogo e tempo e si prolunga solamente per la relatività delle funzioni umane.

5 - L'eternità del paradiso e il nirvana sono formole simbolizzanti il libero moto mentale che combacia con la mente universa da cui procede lo stato di beatitudine che è la visione del Dio.

Se 1 è sintesi, principio attivo, universo immenso {macrocosmo dei magi), uomo {microcosmo), il 2, è il principio passivo della sintesi.

6 - Cioè in-genius ovvero genius in me.

7 - Angelus, messaggero.

8 - Classico da ciao, chiudo.

9 - Credo quia absurdum.

10 - Espressione impropria perché non esistono fantasmi di morti. Quelli che si presentano nelle sedute medianiche sono fantasmi di vivi con truccatori di morti. Sono evocazioni di forme.

11 - Cosi come dagli antichi rituali.

12 - Anno 1898, pag. 62 e seguenti.

 

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Musica: "Dic Christi veritas"  (Carmina Burana  secolo XIII)