"La Gamba"

Anonimo francese secolo XIII

 

 

 

 
 

Riceviamo: Fratelli, mi chiamo Michele C. di Roma e aderisco alla Gran Loggia Regolare d’Italia, ma la diversa appartenenza non mi fa velo nel riconoscere il valore della vostra Opera. Il sito della Vostra R:. Loggia è quanto di più affidabile trovo in rete, mai una polemica, mai una discriminazione, mai un eccesso di protagonismo, mai una disputa su presunte o reali “regolarità”, da voi ci si sente a casa… sempre… Grazie!

La Montesion è nota, in ambiente massonico, per la serietà e spessore dei propri studi, mi piacerebbe sapere se secondo Voi la meditazione è da considerare uno strumento di Lavoro Muratorio.

 

 


 

Carissimo Michele, per noi della Montesion la Massoneria è UNIVERSALE e un Fratello è sempre un Fratello. Quanto scrivi non può che riempirci di gioia, per la ragione che significa di aver raggiunto almeno uno degli scopi che ci spinsero ad aprire questo spazio web… la nostra Casa ha porte aperte e pareti di vetro.

La tua domanda assicura una riflessiva ponderazione, giacché è noto che in Loggia non si fa meditazione, anche se i Fratelli, nei loro interventi, spesso la citano e ne parlano.

Già trenta anni or sono un nostro Carissimo F:., Primo Neri, si poneva lo stesso quesito: “Può la meditazione essere considerata alla stregua degli altri strumenti di Lavoro Muratorio?” Le sue considerazioni, in seguito pubblicate, sono quanto riporto di seguito, fidando possano contenere argomentazioni esaustive per la tua indagine.

Comunemente, per meditazione viene inteso il fermare a lungo e con attenzione la mente sopra un oggetto, un'idea, un argomento o un fatto, per intenderli e per indagarli.
Tale interpretazione di uso comune è necessaria per i più che non sono iniziati ad una ricerca interiore.
Un grado ulteriore, più elevato, di considerare la meditazione, è il concentrare l'attenzione e il pensiero su di un limitato o sintetizzato problema spirituale, su una frase religiosa o morale, per trarne tutte le coerenze e deduzioni possibili dal dato mentale.
Tale esercizio, che potremmo chiamare concentrazione, è solo un allenamento per la vera meditazione, tanto è vero che per fissare la mente in tal modo, può essere usato anche un oggetto materiale.
La vera meditazione, per gli iniziati alla ricerca interiore, supera il piano mentale. Dopo essersi posti l'argomento della ricerca in uno stato di completa calma attiva, si allontana dalla mente ogni pensiero mantenendo una viva attenzione su quel vuoto mentale. La conoscenza che ne deriva viene per illuminazione o per evidenza.
Dove viene indirizzata l'attenzione nella meditazione? Da dove proviene questa conoscenza, questa risposta ai problemi spirituali?
Un versetto della Taittiriya Upanishad ci può offrire una risposta: «Ciò che è quel posto luminoso dentro il cuore: in Ciò quest'uomo risiede, il connaturato all'animo, il trascendentale la morte, il congenitamente splendente. Egli raggiunge la sovranità dell'Io, egli conquista la padronanza della mente, domina il linguaggio, domina la visione, signore dell'udito, signore della comprensione».
Ed ancora più esplicite sono le parole di Agostino: «Non andar fuori di te - ritorna in te. Nell'uomo interiore abita la verità».
Da queste parole possiamo dedurre che con la meditazione rivolgiamo la nostra attenzione ai messaggi della nostra vera essenza umana, trascendente e nello stesso tempo immanente. All'essenza divina che nel simbolismo biblico ci è stata donata nell'afflato creatore del Grande Architetto dell'Universo, per renderci simili a Lui, per l'incarnazione creatrice del mondo umano.
Per avanzare nella nostra ricerca, per sviluppare la nostra coscienza, per incarnare nella nostra vita quello che ci permette di diventare veri uomini, dobbiamo affidarci a quel processo di scoperta e continua realizzazione di noi stessi che solo ci può dare una ricerca spirituale.
E la ricerca spirituale si riduce ad una autoeducazione, che non può essere una scienza od una filosofia razionale, ma un'arte, l'arte più sublime in quanto è il compimento perenne della Creazione e che è stata chiamata perciò Ars Regia. È questo il nome che gli alchimisti davano alla loro arte che sostanzialmente è l'arte della creazione, in quanto mira a tramutare i metalli vili in oro.
È facile intendere che il metallo vile siamo noi stessi concepiti nei limiti della nostra personalità fenomenica. Solo attraverso processi di decantazione, purificazione, sublimazione, cioè attraverso la ricerca spirituale, noi possiamo riconoscere e ritrovare la nostra essenza, da cui si dipartono per irradiazione le forme della nostra manifestazione.
Il mezzo principe per questa ricerca spirituale che ci mette in contatto, come abbiamo visto, col divino che è in noi, è la meditazione. Attraverso questa il Massone può ricercare, nella sua essenza trascendente, la conoscenza dei valori etici e spirituali, per poi poterli portare in realizzazione nel mondo umano, nella sua tensione allo sviluppo ed alla evoluzione divina dell'umanità.
”.


Il WebMaestro

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