L'AGAPE SACRA

Compiuta la lettura del rituale, la Sposa, coronata dal mirto nuziale, prende parte ad un’altra importante cerimonia iniziatica, l’Agape sacra.

La Sposa, tenendo in mano un ramo di mirto, reca un piatto con entro una pietanza e s’avvia verso un altro gruppo ove sta una sacerdotessa seduta su di un seggio a forma di trapeza.

La sacerdotessa scopre con la sinistra un canestro che le viene presentato da un’ancella e si volge verso un’altra sacerdotessa che le sta a destra, la quale fa delle libagioni da un onocÒh (specie di anfora) su di un ramo di mirto.

E questa una cerimonia mistica conosciuta sotto il nome di agape sacra, comune in tutte le religioni misteriche. Essa era accompagnata o preceduta da riti lustrali.

I riti lustrali erano atti di purificazione, che rappresentavano, in simbolo, la purificazione dell’anima dalle passioni. L’acqua, l’elemento instabile, rappresenta in quasi tutte le figurazioni simboliche il piano passionale.

Nei riti Eleusini, il Misto era sottoposto a lavaggio prima di prendere parte alla rappresentazione misterica.

L’agape era in simbolo la rappresentazione esteriore delta comunione dell’iniziato col Dio del Mistero.

Nei riti antichi dionisiaci si sacrificava una vittima (cerbiatto o capretto), di cui si cibavano i partecipanti all’agape. La vittima immolata veniva parificata al Dio del Mistero e quindi i partecipanti che di essa si cibavano acquistavano qualità divine.

Intervenuto l’elemento orfico nei Misteri Eleusini, per le innovazioni apportate da Orfeo, alle vittime animali venne sostituito, come abbiamo detto, il sacrificio di profumi e di incensi. Venne così abolita, anzi condannata, l’antropofagia; e la comunione mistica venne effettuata con la bevanda sacra detta cfceÕn, di cui è cenno nell’inno Omerico a Demeter. Del cfceÕn stesso parlano anche Clemente Alessandrino e Arnobio, che riportano l’intero motto inerente al rito, che era come una parola di passo facente parte dei Misteri di Eleusi (Misteri minori).

Il motto, o più propriamente, il recitativo, consisteva nel seguente versetto che traduciamo testualmente dal greco: “Io ho digiunato; ho bevuto il kicheon, ho preso (qualche osa) nella kiste, avendo compiuto (ciò che era necessario). Io l’ho deposto nel kalatos, poi l’ho rimesso dal kalatos nella kiste”.

Il cfceÕn era una specie di bevanda composta con vari ingredienti. Nell’inno Omerico a Demeter risulta formato di acqua, di farina e di fragrante puleggio (1). La comunione fatta con questa mistica bevanda poneva termine al digiuno, che, nei Misteri Eleusini, durava nove giorni. Come si rileva dalla formula riportata, il mistico cibo veniva levato da una kiste, specie di cesta, e deposto poscia nel kalatos, che era un canestro a forma di calice di giglio.

Sotto la specie del cibo mistico veniva comunicato agli iniziati l’alimento spirituale. Essi, in stato di perfetta purezza, venivano messi in comunione con lo spirito divino, il quale, allo stesso modo come dice Gesù nel Vangelo di Giovanni, era “il pane di vita disceso dal cielo. Se uno mangia questo pane vivrà in eterno” (2).

Alla cerimonia dell’agape assistono: Sileno, che estatico canta e suona la lira; un satiro giovanetto in atto di suonare una siringa a sette canne, e che tiene anche un flauto; una satirisca, che allatta un cerbiatto, mentre un altro cerbiatto sta a lei vicino.

Questi personaggi sono una figurazione simbolica dell’infanzia di Dioniso, il Dio del Mistero, lo Sposo al quale agogna di unirsi ardentemente la giovane che si è preparata alla toeletta nuziale, che ha appreso il rituale della iniziazione e che con l’agape e con le libagioni compie il rito formale ed esteriore della comunione mistica.

Una delle forme simboliche con le quali Dioniso veniva rappresentato era quella del cerbiatto oppure del capretto; egli era perciò chiamato Srañioj o Srañiothj. Tale rappresentazione derivava dalla narrazione mitica, riportata da Apollodoro, (3) secondo la quale Dioniso bambino fu trasformato da Zeus in capretto perché fosse sottratto all’ira di Era.

Il cerbiatto, è allattato da una satirisca, e ciò si riconnette anche all’infanzia del Dio, giacché Dioniso, sottratto all’ira di Giunone, è affidato da Zeus alle cure delle nutrici, le Ninfe di Nisa, città dell’Arabia.

Tutta questa figurazione è simbolica, poiché indica che la iniziata per poter vivere interiormente il significato dell’agape (comunione interiore) deve identificarsi con il Dio,  sentirsi pura come il Dio quando nacque, deve, cioè “rinascere” in Dionisio .

“Srañioj j g¡la petej” dice la laminetta orfica: Io, capretto, sono caduto nel latte, sono, cioè, rinato in Dionisio e dal suo nutrimento traggo nuova vita (4).

In sostanza è la seconda nascita, di cui è cenno anche, nei Vangeli.

Sileno in piedi che suona e canta estaticamente è il precettore di Dionisio. É necessario quindi che egli sia presente in questa scena, che riproduce simbolicamente l’infanzia del Dio e che rappresenta la nuova nascita della sposa.

La scena é commentata dal suono della siringa, strumento agreste e panico, o dal canto estatico di Sileno che si accompagna con la lira; il che sta a rappresentare, figuratamente, l’esultanza e l’armonia che accompagna l’anima della Sposa nella sua rinascita in Dioniso, lo Sposo agognato, culmine del suo sogno e méta della sua esistenza.

 

 

 

1- Omero Minore, Inno a Demetra. Trad. E. Romagnoli, p. 113, Zanichelli, Bologna.

2- Giovanni VI, 51, 52, 51, 59.

3- Apollod. III, 29 - Vagner.

4- Laminetta minore del timpone grande in Thurii. - Comparetti, Laminette orfiche, pag. 7.

 


 

Indice

Introduzione La Vestizione La Catechesi L'Agape Sacra La Rivelazione

La Passione L'Apoteosi Mistica Immagine Intera