Il documento che presentiamo ai nostri Ospiti è  un documento di Antonella Del Prete catturato dalla rete  Lo scritto costituisce opera della maestria dell'autore, e il suo contenuto non riflette di necessità la posizione della Loggia o del G.O.I. Ogni diritto è dichiarato.

© Antonella del Prete

 

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Autore al tempo stesso vulcanico ed enciclopedico, Tommaso Campanella appartiene a quella schiera di intellettuali italiani che, nel corso del Cinquecento e nei primi decenni del secolo successivo, furono pervasi da un intenso anelito di rinnovamento, filosofico ma anche politico e religioso. I tempi non erano tra i migliori per portare a termine progetti del genere: il controllo esercitato dalla Chiesa si dispiegò con sempre maggiore forza ed efficacia, nel corso del Cinquecento, allargando il proprio campo di azione da questioni meramente teologiche e religiose a tutto ciò che potesse avere connessione come premessa o conseguenza filosofica o scientifica con i dettami della fede. I destini di Cardano, Telesio, Patrizi, Bruno, Galilei furono diversi, così come diverse e a volte contrapposte erano le loro proposte di rinnovamento. Quello di Campanella fu di subire precocemente procedimenti inquisitoriali (la prima condanna, per adesione alle teorie telesiane, gli è inferta dal suo stesso ordine monastico di appartenenza, quello domenicano, nel 1592: Campanella ha 24 anni), per poi passare circa trent’anni della sua vita prima nelle carceri spagnole, poi in quelle romane, per aver congiurato contro la monarchia spagnola e per eresia. Alla pena capitale sfugge solo facendosi dichiarare giuridicamente pazzo, dopo aver sopportato una lunga e penosissima tortura. La parziale e non duratura riabilitazione da parte di Urbano VIII, l’interesse manifestato per la sua persona e il suo pensiero da una parte di intellettuali francesi saranno vissuti come un parziale e tardivo risarcimento a un uomo che ha trovato il modo di sopportare le sue traversie considerandosi un filosofo perseguitato proprio per le sue autentiche doti profetiche1. Della copiosa produzione filosofica e poetica di Campanella solo un libro è stato stampato prima del suo incarceramento (la Philosophia sensibus demontrata, nel 1591); le altre, seppur in alcuni casi redatte prima, hanno visto la luce, inseguito a vere e proprie riscritture, solo dopo la congiura del 1599. Il senso delle cose non esula da questo schema: composto inizialmente in latino, a Napoli tra il 1588 e il 1592, a Bologna, su mandato dell’Inquisizione il manoscritto originale viene sottratto a Campanella, insieme ad altri nel 1592. Ormai in carcere, Campanella lo riscrive in italiano, probabilmente nel 1604; tre anni dopo ne consegna una copia a Kaspar Schoppe, per farlo stampare. Il progetto di una stampa veneta fallisce, e Schoppe consiglia a Campanella di tradurlo in latino: questa nuova versione, portata a termine nel 1609, fu consegnata a Tobias Adami, che finalmente lo pubblicherà nel 1620 a Francoforte. Ristampato da Campanella stesso a Parigi, nel 1636 e nel 1637,  il testo latino non ha poi avuto un’edizione moderna, mentre la redazione italiana, sulla base dei manoscritti allora noti, venne edita solo nel 1925 da Antonio Bruers. In attesa di approntare una nuova edizione critica, Germana Ernst ce ne offre un assaggio: emenda il testo di Bruers grazie alla lettura dei testimoni scoperti negli ultimi decenni, segnalando le scelte fatte in una tavola apposita; in nota indica le fonti esplicitamente citate da Campanella, spiega i passi oscuri, chiarisce le eventuali discrepanze con il testo latino. Il lettore può quindi ripercorrere alcuni dei temi salienti della filosofia campanelliana, lasciandosi catturare da una prosa che alterna l’uso di vocabolario tecnico a un mimetismo plebeo che affiora prepotente soprattutto nei non rari accenni alla sfera sessuale o agli episodi di origine autobiografica. L’anelito di rinnovamento: Il senso delle cose è percorso da una insistente polemica contro Aristotele e contro chi vorrebbe mantenere in auge il suo pensiero. Di converso, ancora molto forte, e più persistente che nella Metaphysica, è la presenza di Telesio, il filosofo che fornisce a Campanella una struttura metafisica e fisica alternativa a quella aristotelica. I principi della realtà sono dunque il caldo e il freddo, con sede rispettivamente nel Sole e nella Terra, mentre tutto ciò che ci circonda deve essere letto alla luce della loro contrapposizione e lotta, una contrapposizione e una lotta che non potrebbero avvenire se ogni ente, semplice o composto, non fosse dotato di una forma di sensibilità. L’assioma da cui parte Campanella nella sua dimostrazione è celebre, e molto variamente utilizzato anche ai suoi tempi: «Ente nullo potere ad altri dare quel ch’egli in sé non ha», ossia gli effetti contengono solo ciò che è in qualche modo presente nelle cause. Se gli animali sentono (la cosa è data per assolutamente scontata), anche gli elementi che li compongono devono farlo, perché altrimenti si avrebbe la generazione di una capacità dal nulla. In maniera del tutto speculare, Malebranche arrivava alla conclusione opposta da una premessa simile: il pensiero, di cui la sensazione è una specie, è prerogativa della mente umana ed è assente dagli animali, perché è inconcepibile che nasca da ciò che costituisce gli animali, il corpo, che ne è privo. Il senso è poi strettamente collegato al desiderio di conservazione: «Non ci saria dunque nel mondo generazione e corruzione, se non ci fosse contrarietà, come tutti fisici concedono; e se l’un contrario non conoscesse l’altro esser suo contrario, contra quello non pugnerebbe. […] Tutti dunque sentono, altrimenti il mondo sarebbe caos». Tutti gli enti cercano quindi di persistere nello stato in cui sono, di conservarsi, dunque, e il senso è strumento indispensabile per orientarsi tra ciò che nuoce o ciò che conserva. Pur essendo onnipresente, il senso non è però uniforme: così come ogni cosa si differenzia dalle altre a seconda della diversa commistione in essa presente di freddo e caldo, ogni ente ha un suo specifico tipo e grado di senso «più chiaro» o «più oscuro» a seconda della sua costituzione. La prima alternativa a questa proposta filosofica è anche quella che più facilmente viene in mente al lettore: l’atomismo antico aveva elaborato un modello di spiegazione del mondo basato sul semplice scontro casuale degli atomi, relegando le divinità negli intermundia ed eliminando ogni tipo di ente che non fosse corporeo. Campanella lo liquida qui rapidamente, con l’argomento tradizionale che il caso non può comporre una certa opera letteraria gettando a caso le lettere, mentre l’arte umana lo può fare. La seconda alternativa radicale è una forma di proto-occasionalismo: ogni forma di azione può essere attribuita non alle cause seconde, ma alla causa prima (Dio, l’intelligenza non errante, l’anima del mondo) e ai suoi succedanei (gli angeli). Campanella si rifiuta di eliminare le cause seconde o naturali: una cosa è dire che Dio crea gli enti e poi concorre con loro in ciò che va verso l’essere, e non ciò che va verso il non-essere, altro è privare le cause naturali di ogni capacità di operare. Chi la pensa così attribuisce a Dio un’azione imperfetta: molto meglio invece elargire a ogni ente creato «quelle virtù che bastano alla conservazione».
 

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