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Il risvegliato La gioia Il piacere L’ira L’impurità Il seguace del dharma Il cammino Versi vari La caduta L’elefante La bramosia Il bhikshu Il bramino  

 

 



XIV Il risvegliato
 

179 L’invincibile, colui che si è risvegliato, infinita consapevolezza che non lascia tracce, da quali parole può essere descritto?
180 La rete velenosa del desiderio non ha più potere su di lui.
181 Si è ridestato. É libero, consapevole, immerso nella luce e nella pace gioiosa della meditazione. Anche gli dei lo invidiano.
182 Difficile è ottenere di nascere come essere umano, più difficile vivere umanamente, ancora più difficile incontrare il dharma ed estremamente difficile risvegliarsi.
183 L’insegnamento di coloro che si sono risvegliati è: evita il male, fa il bene, purifica la tua mente.
184 Alla fine del cammino, la liberazione. Durante il cammino, coltiva la pazienza che sa attraversare ogni sofferenza. Non opprimere e non causare dolore ad alcuno.
185 Non ferire alcuno con parole o con atti. Vivi semplicemente, mangia con moderazione, coltiva la solitudine, purifica la tua mente. Questo è l'insegnamento dei Buddha.
186 Il desiderio di piacere non è saziato neppure da una pioggia d'oro. Il saggio sa che per ogni goccia di piacere esso porta con sé un bagno di dolore.
187 Il desiderio di piacere non è saziato neppure da tutte le gioie celesti. Perciò il discepolo del Buddha trova la sua gioia solo nel bruciare ogni desiderio.
188 Spinti dalla paura, gli uomini cercano rifugio negli eremi montani e nelle foreste, presso sacri alberi e templi.
189 Ma nessuno di questi luoghi è un rifugio sicuro. Nessuno di essi ti mette al riparo dalla sofferenza.
190 Prendi rifugio nel Buddha, nella legge eterna, nella comunità dei ricercatori. Comprendi le quattro nobili verità:
191 la sofferenza, l'origine della sofferenza, la cessazione della sofferenza e il nobile ottuplice cammino che porta alla cessazione della sofferenza.
192 Questo è un rifugio sicuro. Questo è un rifugio che ti mette al riparo dalla sofferenza.
193 Rari sono coloro che si risvegliano. Fortunata è la casa dove nasce un Buddha.
194 Benedetta è la nascita del Buddha, benedetto il suo insegnamento, benedetta la comunità dei ricercatori, benedetta la loro concordia e determinazione.
195 E benedetto è chi onora il Buddha e i suoi discepoli, chi onora colui che ha trasceso tutti i mali e attraversato il fiume della sofferenza.
196 Incalcolabile è il merito di chi onora colui che ha trasceso la paura e raggiunto la liberazione.

XV La gioia
 

197 Vivi nella gioia, vivi nello amore, libero dallo odio anche fra coloro che odiano.
198 Vivi nella gioia, vivi nella salute, libero dalla malattia anche fra coloro che sono malati.
199 Vivi nella gioia, vivi nella serenità, libero dall'ansia anche fra coloro che sono ansiosi.
200 Vivi nella gioia, vivi senza possedere nulla, nutrendoti di gioia come gli dei risplendenti.
201 La vittoria si lascia dietro una scia di odio, perché il vinto soffre. Abbandona ogni pensiero di vittoria e sconfitta e vivi nella pace e nella gioia.
202 Non c'è fuoco come la passione, non c'è malattia come l'odio, non c'è dolore come l'esistere nella separazione, non c'è gioia come la pace.
203 L’avidità è il massimo dei mali, il desiderio è la massima sofferenza. L’estinzione di ogni desiderio è la gioia più alta.
204 La salute è il massimo bene, la semplicità è la più grande ricchezza, la fiducia è la miglior compagna, il nirvana è la gioia più alta.
205 Assapora la dolcezza della meditazione nella solitudine e nella pace. Bevi il nettare del dharma e liberati da ogni paura e attaccamento.
206 Gioioso è guardare il volto del Buddha, gioioso è vivere in compagnia dei saggi. Beato chi fugge la compagnia degli inconsapevoli.
207 Lungo e doloroso è viaggiare in compagnia degli inconsapevoli, come viaggiare con un nemico. Gioioso è trovare nei saggi la propria famiglia.
208 Perciò segui il cammino dei saggi, dei risvegliati, dei pazienti, dei risplendenti, di coloro che vivono nell'amore e nella virtù, come la luna segue il cammino delle stelle.

XVI Il piacere
 

209 Non lasciare che la ricerca del piacere ti distragga dalla meditazione e dal tuo stesso bene.
210 Va al di là del piacere e del dispiacere. Sia cercando il piacere sia fuggendo il dispiacere alimenti la sofferenza.
211 Non attaccarti a nulla. La perdita di ciò a cui sei attaccato è sofferenza. Chi non nutre attaccamento né avversione è libero.
212 Ogni desiderio è fonte di dolore e di paura. Liberati dal desiderio e non conoscerai dolore né paura.
213 Ogni piacere è fonte di dolore e di paura. Liberati dal piacere e non conoscerai dolore né paura.
214 Ogni avidità è fonte di dolore e di paura. Liberati dall'avidità e non conoscerai dolore né paura.
215 Ogni passione è fonte di dolore e di paura. Liberati dalle passioni e non conoscerai dolore né paura.
216 Ogni attaccamento è fonte di dolore e di paura. Liberati dall'attaccamento e non conoscerai dolore né paura.
217 Tutti amano chi è virtuoso e saggio, saldo nel cammino, sincero e devoto ai suoi compiti.
218 Colui la cui sola nostalgia è l'ineffabile, la cui coscienza è desta e il cui cuore è libero da ogni desiderio viene detto uddhamsoto, “uno che ha risalito la corrente”.
219 Con gioia amici e parenti accolgono chi ritorna dopo lungo tempo da terre lontane.
220 Con la stessa gioia le tue buone azioni ti accolgono all'ingresso nella tua prossima vita.

XVII L’ira
 

221 Abbandona l'ira, abbandona l'orgoglio, liberati da ogni attaccamento. Chi non si appropria di nulla, chi non è legato ai nomi e alle forme va al di là della sofferenza.
222 Controlla la rabbia come un buon auriga governa il suo carro impazzito.
223 Vinci l'ira con la delicatezza, la cattiveria con la bontà, l'avarizia con la generosità, la menzogna con la verità.
224 Sii sincero, non lasciarti trascinare dall'ira, condividi ciò che hai, anche se. è poco. Queste tre chiavi aprono la porta del cielo.
225 Sii padrone del tuo corpo, non ferire alcun essere e raggiungerai l'eterna dimora al di là della sofferenza.
226 Sii costantemente consapevole, osservati notte e giorno, cerca soltanto la liberazione e ogni impurità si dissolverà.
227 C'è un vecchio detto: “La gente ti biasima se taci, ti biasima se parli troppo e ti biasima se parli troppo poco”. Nessuno sfugge al biasimo.
228 Il mondo trova sempre modo di mescolare il biasimo alla lode. Così è sempre stato e sempre sarà.
229 Ma chi oserà biasimare l'uomo saggio e virtuoso, meditativo e immacolato?
230 Egli splende come oro puro. Perfino gli dei lo lodano.
231 Osserva il manifestarsi dell'ira nel tuo corpo. Sii padrone del tuo corpo, abitalo con purezza.
232 Osserva il manifestarsi dell'ira nelle tue parole. Sii padrone delle tue parole, abitale con purezza.
233 Osserva il manifestarsi dell'ira nei tuoi pensieri. Sii padrone dei tuoi pensieri, abitali con purezza.
234 Padrone del proprio corpo, delle proprie parole, dei propri pensieri, il saggio è padrone di sé.

XVIII L’impurità
 

235 Sei ora come una foglia secca, i messaggeri della morte ti sono vicini. Stai per partire per un lungo viaggio e non hai fatto alcun preparativo.
236 Fa di te stesso un'isola, affrettati, sii saggio. Dissolvi ogni impurità e raggiungi il cielo degli eletti.
237 La tua vita è prossima alla fine, sei giunto in presenza della morte. Non ci sono soste in questo viaggio e non hai fatto alcun preparativo.
238 Fa di te stesso un'isola, affrettati, sii saggio. Dissolvi ogni impurità e va al di là della nascita e della morte.
239 A poco a poco, come il gioielliere separa le impurità dall'argento, così il saggio si libera di ogni impurità.
240 Sei consumato dal male che fai come il ferro é corroso dalla propria ruggine.
241 Una pecca è l'oblio dei sacri testi, una pecca l'abbandono della casa, una pecca la pigrizia del corpo, una pecca il sonno della sentinella.
242 Una pecca nella donna è la condotta lasciva, una pecca in chi dona è l'avarizia, una pecca in questa e nella prossima vita è il male fatto.
243 Ma la pecca più grande è l'ignoranza. 0 bhikshu! Liberati di quella macchia e sarai libero da ogni macchia.
244 La vita è facile per chi è senza vergogna, impudente come un corvo, arrogante, corrotto ed egoista.
245 Più difficile è vivere nella modestia, nella purezza, disinteressatamente e saggiamente.
246 Chi uccide, mente, ruba, chi commette adulterio,
247 chi si ubriaca, scava la propria fossa in questa stessa vita.
248 Non lasciare che l'avidità e una vita vissuta male ti precipitino a lungo nella sofferenza.
249 Chi invidia ciò che è dato a un altro perde la propria pace giorno e notte.
250 Sradica in te lo spirito dell'invidia e vivi in pace giorno e notte.
251 Nessun fuoco brucia come la passione, nessun cappio strangola come l'odio, nessuna rete è più tenace dell'illusione, nessun torrente più impetuoso del desiderio.
252 É facile vedere i difetti altrui, più difficile vedere i tuoi. Vagli i difetti degli altri come la pula, i tuoi li nascondi come un baro nasconde un lancio perdente.
253 Ergendoti a censore dei difetti altrui moltiplichi i tuoi. In questo modo sei ben lontano dal liberarti delle tue impurità.
254 Non c'è alcuna via nel cielo, la via è dentro di te. Gli uomini cercano la felicità nei propri attaccamenti. Il Tathagata, “colui che cammina nel semplice essere-così”, è libero da ogni attaccamento.
255 Non c'è alcuna via nel cielo, la via è dentro di te. Non c'è nulla di eterno nel mondo fenomenico, ma immutabile è la coscienza del Buddha.

XIX Il seguace del dharma
 

256 Se cerchi di realizzare i tuoi fini con la forza non sei sulla via del dharma.
Il saggio esamina attentamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
257 Nel guidare gli altri non si serve della forza, è giusto e imparziale. Egli viene detto “guardiano della legge”.
258 Un uomo non è un saggio perché sa parlare. Saggio è chi è paziente, libero dall'odio e dalla paura.
259 Non è un “custode della legge” perché sa parlare. L’uomo che, pur conoscendo poco le scritture, vive il dharma nel proprio corpo e non se ne discosta, questi è un vero “custode della legge”.
26o Non bastano i capelli bianchi a fare del vecchio un saggio. Molti invecchiano invano.
261 Il vero anziano è colui in cui abitano verità, giustizia, non-violenza e autocontrollo, saggezza e purezza.
262 Né le belle parole né il bell'aspetto possono rendere bella una persona invidiosa, avida e falsa.
263 Sradica in te queste erbacce, coltiva la saggezza e la purezza e la tua bellezza risplenderà da sé.
264 Non basta il capo rasato a fare un asceta di chi è bugiardo e indisciplinato. Come può essere un asceta chi è schiavo dei propri desideri e attaccamenti?
265 Asceta è chi è pronto a sradicare in sé ogni impurità e ad acquietare la mente.
266 Non basta vivere di elemosina per essere un bhikshu, un monaco mendicante. Bhikshu è chi vive il dharma nella sua totalità.
267 Bhikshu è chi vive nella purezza e nella consapevolezza, al di là del merito e dei demerito.
268 Non basta il silenzio a fare un saggio di chi è inconsapevole e ignorante.
269 Saggio è colui che tiene in mano la bilancia del bene e del male, che soppesa e sceglie.
270 Nobile è colui che non fa del male ad alcuna creatura vivente.
271 Non è grazie ai voti e ai precetti morali, né alla sapienza, né alla pratica della meditazione, né alla castità e alla solitudine,
272 Che puoi ottenere la beatitudine della liberazione, irraggiungibile da chi è prigioniero del mondo. 0 bhikshu! Non fermarti finché non avrai sradicato in te ogni impurità.
 

XX Il cammino
 

273 Il cammino più alto è il cammino ottuplice. La verità più alta è espressa dalle quattro nobili verità. Lo stato di coscienza più alto è il non-attaccamento. La condizione umana più alta è quella di chi è capace di vedere.
274 Questo è il cammino che purifica la visione. Seguilo, se vuoi trascendere la morte.
275 Seguendo questo cammino metterai fine alla sofferenza. Questo è il cammino che insegno da quando ho estratto da me la freccia della sofferenza.
276 Ma lo sforzo è tuo. I Tathagata possono solo indicare la via. Percorrila, medita e liberati dalla schiavitù del desiderio e della morte.
277 “Ogni cosa esistente è impermanente” Comprendendo ciò, vai al di là della sofferenza. Questo è il cammino della purezza.
278 “L’esistenza è sofferenza”. Comprendendo ciò, vai al di là della sofferenza. Questo è il cammino della purezza.
279 “Nessun essere è dotato di un sé”. Comprendendo ciò, vai al di là della sofferenza. Questo è il cammino della purezza.
280 Se, benché giovane e forte, non ti alzi quando è il momento di alzarti, se sei pigro e inerte, se sei irresoluto e pieno di pensieri futili, non troverai il cammino della saggezza.
281 Sii padrone delle tue parole, sii padrone dei tuoi pensieri, non nuocere ad alcuno con il tuo corpo. Quando queste tre vie sono aperte raggiungi il cammino insegnato dai saggi.
282 Meditando coltivi la saggezza, trascurando la meditazione la lasci deperire. Vedendo chiaramente questi due cammini, volgi i tuoi passi verso la saggezza crescente.
283 Taglia l'intera foresta del desiderio, non il singolo albero: il pericolo si annida nella foresta. Tagliati gli alberi e il sottobosco, o bhikshu, sei sulla via della liberazione.
284 Finché c'è in te una traccia di desiderio sessuale, la tua mente resta attaccata alla vita come un vitellino lattante alla madre.
285 Taglia ogni autocompiacimento come coglieresti un fiore di loto autunnale e percorri la via della pace insegnata dai Beati.
286 “Qui avrò la mia dimora estiva, qui quella invernale, qui quella per la stagione delle piogge.” Cosi l'inconsapevole fa progetti, senza soffermarsi un attimo sull'imprevedibilità della morte.
287 Ma, come un'alluvione trascina via un villaggio addormentato, la morte lo rapisce, intossicato dall'attaccamento ai suoi figli e ai suoi beni.
288 Né figli, né genitori, né parenti, possono proteggerti quando vieni afferrato dalla morte.
289 Comprendendo ciò, affrettati a sgomberare la via che conduce alla liberazione.

XXI Versi vari
 

290 Se abbandonando un piacere minore ti apri a un piacere immensamente più grande, lascia il primo per andare verso il secondo.
291 Non costruire la tua felicità sulla sofferenza di un'altra persona o resterai invischiato nella rete dell'odio.
292 Tralasciando di fare ciò che devi, facendo ciò che non devi, agendo sconsideratamente e con arroganza, ti immergi sempre più nell'oscurità.
293 Ma, se sei sveglio, costantemente consapevole del tuo corpo, se fai energicamente ciò che devi fare, se ti astieni da ciò che non devi fare, ogni impurità si dissolve.
294 Il risvegliato è senza macchia, anche se dovesse in passato aver ucciso suo padre e sua madre, due re guerrieri e un regno con tutti i suoi sudditi.
295 Il risvegliato è senza macchia, anche se dovesse in passato avere ucciso suo padre e sua madre, due re santi e un uomo illustre.
296 I discepoli di Gautama sono costantemente svegli e consapevoli. Giorno e notte la loro attenzione è concentrata sul Buddha.
297 I discepoli di Gautama sono costantemente svegli e consapevoli. Giorno e notte la loro attenzione è concentrata sul dharma.
298 I discepoli di Gautama sono costantemente svegli e consapevoli. Giorno e notte la loro attenzione è concentrata sulla comunità dei ricercatori.
299 I discepoli di Gautama sono costantemente svegli e consapevoli. Giorno e notte meditano sul corpo.
300 I discepoli di Gautama sono costantemente svegli e consapevoli. Giorno e notte trovano la loro gioia nella compassione.
301 I discepoli di Gautama sono costantemente svegli e consapevoli. Giorno e notte trovano la loro gioia nella meditazione.
302 É difficile la vita dell'asceta ed è difficile vivere nel mondo. Doloroso è vivere in mezzo agli inconsapevoli, e vagare nel vortice della vita e della morte. Possa il viaggiatore trovare riposo e non gettarsi più nella sofferenza.
303 Chi ha fede, virtù, ricchezza e fama è onorato dovunque vada.
304 I virtuosi risplendono da lontano come i picchi dell'Himalaya. Gli uomini senza virtù sono invisibili come frecce scoccate di notte.
305 Siedi in solitudine. Riposa in solitudine. Abita in solitudine. In solitudine diventa padrone di te stesso e gioisci dell'estinzione dei desideri.

XXII La caduta
 

306 Colui che afferma il falso, e colui che nega ciò che ha fatto, entrambi, dopo la morte, precipitano nello stesso stato nell'altro mondo.
307 Molti indossano l'abito giallo, ma si comportano in maniera irresponsabile ed egoistica. Costoro rinascono all'inferno.
308 E meglio per un tale bhikshu ingoiare una palla di ferro rovente che vivere della carità dei fedeli.
309 Chi commette adulterio perde meriti, sonno, onore e infine precipita nell'oscurità.
310 Perdita di meriti, il rischio di una pesante condanna, la discesa nel buio: ben misero è il piacere di un uomo spaventato fra le braccia di una donna spaventata.
311 Ma, come anche un filo d'erba maneggiato male può tagliarti, così anche l'ascetismo vissuto male può precipitarti nell'oscurità.
312 Se agisci sbadatamente, se osservi i voti meccanicamente, se rispetti la regola di castità per paura, la tua disciplina non dà buoni frutti.
313 Se una cosa va fatta, falla con tutta la tua energia. il monaco svogliato si copre soltanto di polvere.
314 Non fare il male, che è seguito dalla sofferenza. Fa il bene, che non è seguito dalla sofferenza.
315 Veglia su te stesso come su una città fortificata ai confini del regno. Non lasciare che un solo momento trascorra nell'inconsapevolezza. Coloro che si lasciano sfuggire il momento presente precipitano nell'oscurità.
316 Coloro che, sviati da false dottrine, si vergognano di ciò di cui non dovrebbero e non si vergognano di ciò di cui dovrebbero precipitano nell'oscurità.
317 Coloro che, sviati da false dottrine, temono ciò che non dovrebbero temere e non temono ciò che dovrebbero temere precipitano nell'oscurità.
318 Coloro che, sviati da false dottrine, vedono il male in ciò che non è male e non vedono il male in ciò che è male precipitano nell'oscurità.
319 Ma chi, vedendo la verità, sa discernere il bene e il male percorre il cammino ascendente.

XXIII L’elefante
 

320 Sopporterò gli insulti del mondo come l'elefante sopporta le frecce in battaglia, perché il mondo è spesso malevolo.
321 Domato, l'elefante va in battaglia. Domato, l'elefante è cavalcato dal re. Colui che ha domato se stesso è il migliore degli uomini e sopporta con pazienza gli insulti del mondo.
322 Eccellenti sono i muli ben addestrati e i nobili cavalli di Sindhu e i grandi elefanti di Kunjara. Ma ancora più eccellente è colui che ha domato se stesso.
323 Poiché la terra mai calpestata non si raggiunge sul dorso di questi animali, ma cavalcando il proprio sé domato.
324 Il grande elefante Dhanapala diventa incontrollabile quando è in calore. Legato, rifiuta il cibo e brama solo il ritorno alla foresta.
325 Se sei pigro e goloso, se ti crogioli nel sonno come un porco ben sazio, continuerai a ripercorrere il cammino dell'utero sempre di nuovo.
326 Questa mia mente, che un tempo vagava a suo piacimento da un oggetto all'altro, in balia di ogni capriccio e desiderio, la dominerò ora come il mahout guida l'elefante in calore con la sua asta uncinata.
327 Sii consapevole, osserva i tuoi pensieri. Sollevati dalla palude come un elefante sprofondato nel fango.
328 Se incontri un compagno saggio e virtuoso, condividi con lui il cammino nella gioia e nella consapevolezza, superando ogni ostacolo.
329 Ma, se non trovi un tale compagno, piuttosto cammina solo, come un re che ha rinunciato al proprio regno o come un elefante nella foresta.
330 E meglio vivere soli che in compagnia degli inconsapevoli. Cammina solo, puro e senza desideri, come un elefante nella foresta.
331 Felicità è avere amici quando se ne ha bisogno, felicità è condividere la gioia, felicità è avere ben vissuto al momento di morire, felicità è trascendere la sofferenza.
332 Felice è la maternità in questo mondo, felice è la paternità in questo mondo, felice è la vita dell'asceta in questo mondo, felice è la vita del bramino in questo mondo.
333 Felicità è vivere virtuosamente fino a tarda età, felicità è una fede salda, felicità è la conquista della saggezza, felicità è evitare il male.

XXIV La bramosia
 

334 Nell'inconsapevole la bramosia cresce come un rampicante. Egli salta di vita in vita, come una scimmia alla ricerca di frutti nella foresta salta di albero in albero.
335 Se sei sopraffatto dal veleno di questo ardente desiderio la tua sofferenza cresce rigogliosa come la gramigna.
336 Ma se sottometti la compulsione del desiderio, difficile da dominare, la sofferenza scivola via come una goccia d'acqua su una foglia di loto.
337 Perciò vi esorto, voi tutti che siete qui raccolti: sradicate il desiderio come si sradica la gramigna per trovare la radice di usira, affinché la morte non vi trascini via sempre di nuovo, come un fiume in piena si porta via le fragili canne che crescono sulla riva.
338 Perché, come un albero tagliato ricresce sempre di nuovo se la sua radice è intatta, così la sofferenza si riproduce sempre di nuovo se la radice del desiderio non è stata estirpata.
339 Quando i trentasei torrenti che scorrono verso i piaceri dei sensi si precipitano tumultuosi e i pensieri sono carichi di passione, la corrente ti trascina via.
340 I torrenti del desiderio scorrono in ogni direzione, il rampicante della bramosia ricresce continuamente. Appena lo vedi spuntare, sradicalo per mezzo della saggezza.
341 Tutti gli esseri cercano i piaceri dei sensi e vi si attaccano. Abbracciando quei piaceri e inseguendoli, essi continuano a ripercorrere il ciclo della nascita e della morte.
342 Spinti dalla bramosia, gli uomini corrono in cerchi come lepri inseguite e la loro sofferenza si riproduce sempre di nuovo.
343 Spinti dalla bramosia, gli uomini corrono in cerchi come lepri inseguite. Perciò, o bhikshu, se vuoi liberarti delle passioni trascendi il desiderio.
344 Alcuni escono dalla foresta dei desideri mondani solo per addentrarsi nella foresta dei desideri spirituali. Guardali! Sono liberi e corrono di nuovo verso la schiavitù.
345 Il legame più forte non è una catena di ferro, né una morsa di legno, né una fune, ma l'attaccamento a un gioiello, ai figli, a una donna.
346 Il legame più tenace è quello che, pur essendo morbido, non si scioglie e ti trascina giù. Chi taglia anche questo legame diventa indifferente ai piaceri dei sensi e si ritira dal mondo.
347 Se sei schiavo delle passioni resti prigioniero della corrente del desiderio come un ragno della tela che lui stesso ha tessuto. Il saggio arresta la corrente del desiderio, e, libero da ogni ansia, va al di là della sofferenza.
348 Abbandona passato, presente e futuro. Attraversa il fiume dell'esistenza e raggiungi l'altra sponda. La mente completamente libera, non ricadrai più nel ciclo della vita e della morte.
349 Se i tuoi pensieri sono carichi di passione, se la tua mente è agitata dalla ricerca del piacere, i tuoi legami si rafforzano sempre più.
350 Medita. Rendi silenziosa la tua mente. Contempla la sofferenza dell'esistenza fenomenica e taglia i lacci della morte.
351 Colui che ha raggiunto la meta è libero da ogni ansia, da ogni passione e desiderio. Ha spezzato le frecce della sofferenza questo è il suo ultimo corpo.
352 Chi è libero dalla bramosia e dall'attaccamento, comprende il significato delle parole e sa servirsene, viene detto “grande saggio”, “grande uomo”. Questo è il suo ultimo corpo.
353 “Ho vinto, so, sono senza macchia. Ho rinunciato a tutto e, distruggendo il desiderio, mi sono liberato. Da solo ho trovato la via. Chi posso chiamare mio maestro?”
354 Il dono del dharma è il dono più grande, il sapore del dharma è il sapore più dolce, la gioia del dharma è la gioia più grande. L’estinzione del desiderio è la fine di ogni sofferenza.
355 La sete di ricchezza schiaccia l'inconsapevole, non chi è proteso verso l'altra sponda. Cercando la ricchezza l'inconsapevole distrugge se stesso e gli altri.
356 Come le erbacce soffocano i campi, le passioni soffocano la natura umana. Perciò onora chi è libero dalle passioni.
357 Come le erbacce soffocano i campi, l'odio soffoca la natura umana. Perciò onora chi è libero dall'odio.
358 Come le erbacce soffocano i campi, l'illusione soffoca la natura umana. Perciò onora chi è libero dall'illusione.
359 Come le erbacce soffocano i campi, il desiderio soffoca la natura umana. Perciò onora chi è libero dal desiderio.

XXV Il bhikshu
 

360 Sii padrone dei tuoi occhi, delle tue orecchie, del tuo naso, della tua lingua.
361 Sii padrone del tuo corpo, delle tue parole, dei tuoi pensieri; sii padrone di te stesso in ogni situazione e sarai libero dalla sofferenza.
362 Chi è padrone delle proprie mani, dei propri piedi e della propria lingua, chi è perfettamente padrone di sé e gioisce della meditazione e della solitudine, questi è un vero bhikshu.
363 Dolce è ascoltare quel bhikshu che è padrone della propria lingua, che parla con saggezza e senza arroganza e illumina lo spirito del dharma.
364 Se il dharma è la tua gioia, la tua meditazione, la tua devozione, non smarrirai mai il cammino del dharma.
365 Accetta di buon grado ciò che ti è dato e non invidiare ciò che è dato ad altri. Non lasciare che l'invidia turbi la tua meditazione.
366 Anche gli dei lodano quel bhikshu che accetta di buon grado ciò che gli è dato, per quanto poco sia, e vive con purezza e totalità.
367 É un vero bhikshu colui che non si identifica con alcun nome o forma, che non si appropria di nulla e non si rattrista per ciò che non c'è.
368 Vivi nell'amore e nella serenità, segui fiducioso il cammino del Buddha e raggiungi il luogo di pace dove l'esistenza è a riposo.
369 Svuota la tua barca, o bhikshu, rendila più leggera. Abbandona le passioni e l'odio e naviga verso la libertà.
370 Elimina i cinque ostacoli, liberati dei cinque attaccamenti, sviluppa le cinque virtù. Chi si è liberato dei cinque legami è detto oghatinnoti, “uno che ha attraversato la corrente”.
371 Medita, o bhikshu, non essere negligente. Non smarrirti nella ricerca del piacere, non ingoiare la palla di ferro rovente per poi gridare di dolore.
372 Non c'è meditazione senza profonda percezione, non c'è profonda percezione senza meditazione. Quando entrambe sono presenti, sei prossimo al nirvana.
373 Sovrumana è la beatitudine di quel bhikshu che penetra nella casa vuota con la pace nel cuore e coglie l'essenza del dharma.
374 Contemplando il sorgere e lo svanire degli elementi dell'esistenza fenomenica, gioisci realizzando l'eterno.
375 Questi sono i primi passi del cammino: padronanza dei sensi, semplicità, pratica degli insegnamenti, coltivare amicizie pure, virtuose, attive.
376 Vivi l'amicizia e svolgi i tuoi compiti. La tua felicità diverrà sempre più profonda e metterà fine alla sofferenza.
377 Lascia cadere le passioni e l'odio come il gelsomino lascia cadere i suoi fiori appassiti.
378 Indifferente agli allettamenti del mondo, metti pace nel tuo corpo, metti pace nelle tue parole, metti pace nei tuoi pensieri.
379 Risvegliati da te, sii l'osservatore di te stesso. Consapevole e autonomo, vivi felice.
380 Tu sei il tuo maestro. Tu sei il tuo rifugio. Guida te stesso come un mercante controlla un cavallo focoso.
381 Vivi nella gioia, segui fiducioso il cammino del Buddha e raggiungi il luogo di pace dove l'esistenza è a riposo.
382 Il giovane bhikshu che intraprende il cammino del dharma illumina il mondo come la luna che emerge da dietro le nubi.

XXVI Il bramino


383 O bramino, con tutta la tua energia argina la corrente del desiderio, allontana da te i piaceri dei sensi. Riconoscendo la fine di ogni cosa che ha un'origine, realizza l'increato.
384 Raggiungi l'altra sponda attraverso la meditazione e la percezione profonda, dissolvi ogni vincolo grazie alla conoscenza della verità.
385 Va al di là di questa e dell'altra sponda, va al di là d'ella paura e di ogni vincolo.
386 Colui che medita, è libero dalle passioni, è centrato, assolve i suoi compiti, è senza macchia e ha raggiunto il bene più alto, questi è un bramino.
387 Il sole splende di giorno, la luna splende di notte, il guerriero splende nella sua armatura, il bramino splende in meditazione. Ma il Buddha splende radioso giorno e notte.
388 Bramino è chi ha lasciato cadere ogni male, asceta è chi vive in serenità, eremita è chi ha eliminato ogni impurità.
389 Nessuno aggredisca un bramino, ma questi, se è aggredito, non si adiri. Guai a colui che aggredisce un bramino, ma ancor più al bramino che riversa la sua ira sull'aggressore.
390 Non lasciare che la tua mente si attacchi al piacere. Liberando la tua mente da ogni desiderio di ferire, avvicini per te la fine della sofferenza.
391 Non ferire con le tue azioni, con le tue parole e con i tuoi pensieri. Sii padrone di te sotto questi tre aspetti. 392 Come un bramino onora il fuoco del sacrificio, così onora colui dalle cui labbra puoi apprendere il dharma del perfetto illuminato.
393 Né la capigliatura arruffata, né la casta, né la trasmissione ereditaria fanno il bramino. Bramino è colui che vive nella verità, nella purezza e nel dharma.
394 Vani, o sciocco, sono i capelli arruffati e la pelle di daino. All'esterno ti atteggi alla purezza e all'interno sei nell'oscurità.
395 Bramino è chi medita in solitudine nella foresta, vestito di stracci, emaciato, con le vene in rilievo.
396 Non è la nascita o la ricchezza a fare il bramino. É un bramino chi non possiede nulla e non si attacca a nulla.
397 Bramino è chi ha spezzato ogni catena, non trema, è andato al di là di ogni attaccamento, è totalmente libero.
398 Bramino è l'illuminato che ha tagliato ogni fune e correggia, ha sciolto i lacci, ha rovesciato il giogo, ha spezzato le sbarre.
399 Benché innocente, sopporta senza rancore offese e persecuzioni. La forza del suo spirito è il suo esercito.
400 L’ira non lo tocca. Non devia mai dal suo cammino. E puro, senza desideri e padrone di sé. Vive nel suo ultimo corpo.
401 Su di lui il piacere scivola via come una goccia d'acqua su una foglia di loto o come un seme di senape sulla punta di un ago.
402 E arrivato alla fine del viaggio, ha deposto il fardello della sofferenza, è libero da ogni attaccamento.
403 La sua saggezza è profonda, sa discernere il giusto cammino, ha raggiunto la meta suprema.
404 Sia fra i monaci sia fra coloro che vivono nel mondo resta nella sua solitudine. I suoi bisogni sono pochi.
405 Non esercita la violenza su alcuna creatura, mobile o immobile, non uccide e non causa la morte di alcun essere.
406 Si muove amorevolmente in mezzo all'ostilità, pacificamente fra coloro che agitano il bastone, distaccato fra gli avidi.
407 In lui l'odio, le passioni, l'orgoglio, l'invidia sono caduti come un seme di senape cade dalla punta di un ago.
408 Le sue parole sono veritiere, ma non dure, sono chiare, ma non offendono.
409 Non si appropria di ciò che non gli viene dato, buono o cattivo che sia, grande o piccolo.
410 Non desidera nulla per sé né in questo, né nell'altro mondo. É libero da ogni desiderio e attaccamento.
411 Libero dal desiderio, libero dal dubbio, ha raggiunto la profondità dell'eterno.
412 Al di là dell'attaccamento al merito e al demerito, al di là delle passioni, al di là della sofferenza, al di là di ogni impurità.
413 In lui la sete dell'esistenza si è spenta. E puro, sereno, imperturbabile, splendente come la luna.
414 Ha percorso il fangoso cammino delle rinascite e dell'illusione, difficile da lasciare, ed è andato oltre, ha raggiunto l'altra sponda. Libero da ogni dubbio e desiderio, ha trovato la pace.
415 In lui la sete dell'esistenza si è spenta. Ha lasciato i piaceri dei sensi, ha lasciato la casa.
416 In lui la sete dell'esistenza si è spenta. Ha abbandonato ogni attaccamento, è divenuto un viandante.
417 Distaccato dalla cose umane, distaccato dalle cose divine, nulla più lo lega.
418 Ha lasciato il piacere e il dispiacere, non c'è più in lui alcun seme di un ritorno all'esistenza, ha conquistato tutti i mondi.
419 Senza attaccamento contempla il nascere e il morire di ogni cosa. Si è risvegliato.
420 Il suo cammino è ignoto agli uomini, agli spiriti e agli dei. É senza macchia, è illuminato.
421 Non possiede nulla e non ha bisogno di nulla. Per lui non c'è più passato, presente o futuro.
422 É il saggio, il vittorioso, l'eroe senza macchia che ha trasceso la paura e il desiderio, il risvegliato.
423 Ricorda le sue precedenti dimore, conosce il cielo e l'inferno. La sua saggezza è perfetta. É giunto alla fine del viaggio. Ha fatto tutto ciò che doveva fare. É divenuto uno con la totalità dell'esistenza.
 


 

Indice

Tra Storia e Leggenda L'Insegnamento del Buddah

  Il Dammapada parte I° Il Dammapada parte II°