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La Massoneria “tradizionale” nel periodo pre-risorgimentale

(M. Volpe)

Nel periodo che va dalla Restaurazione all’unità nazionale, è piuttosto scarsa la documentazione circa l'attività delle Logge Massoniche vere e proprie, mentre copiosissima è quella relativa alla Vendite Carbonare (proveniente in massima parte, quest’ultima, dal carteggio giudiziario dei numerosi processi).
In conseguenza di ciò, molti storici hanno considerato quel periodo come una “eclissi” della Massoneria. In realtà l’attività latomistica, anche se enormemente ridotta rispetto agli “splendori” del periodo napoleonico, è tuttavia presente, e non in maniera marginale. Ovviamente non vi fu un’Organizzazione nazionale; peraltro, nei vari Stati italiani, le condizioni politiche e la repressione poliziesca non consentivano certo vita facile alla operatività di Grandi Orienti locali. Spesso quindi le Logge vivevano di vita autonoma o con legami ai Grandi Orienti esteri.
Nel Regno di Napoli, dopo la caduta di Murat, si ebbero tre o quattro anni di stasi dell’attività delle Logge ma, ben presto, la Massoneria si riorganizzò e già nel 1820 si assiste ad una nuova esplosione dell’attività latomistica. Per usare le parole del Salfi:
«La Libera Muratoria sembra ora destinata ad essere il ritiro di quei Carbonari che sprezzando i vecchi soci sono contenti di riunirsi ad un ordine più rispettabile. Le logge de’ Liberi Muratori in Napoli aumentano giornalmente di numero, le loro pubblicazioni sono lette con più di interesse che non quelle de’ Carbonari, e non è difficile sentir dire: “Costui è più che un Carbonaro, è un Libero Muratore”».
 

Alla fine del 1820 operano a Napoli vari Grandi Orienti in contrasto fra loro: uno, guidato dal conte Zurlo, di carattere aristocratico; un altro, che si definisce “scozzese”, di carattere democratico-borghese; un altro ancora operava a Salerno ed era costituito dai capi della Carboneria locale. Molte sono le Logge di cui si ha notizia: ad esempio la “Sapienza trionfante”, costituita il 7 novembre 1815 da L. Lorenzo Tacourest all’Obbedienza dell’Alta Massoneria Egiziaca e “Loggia Madre per tutto l’Oriente e l’Occidente”. Tra i firmatari dell’atto costitutivo c’è Pietro Colletta già Venerabile della Loggia “Umanità” all’Or. di Napoli nel 1813 e successivamente Maestro Venerabile della Loggia “La Vigilanza” di Rito Egizio (1815) sotto gli auspici del Gran Cofto barone di Montemayor. Altre Logge operanti a Napoli sono la Mentore”, la “Communicatrice”, la “Sebezia ecc.
Ma la dimostrazione di una vitalità della Massoneria napoletana in quegli anni sono l’inaugurazione del
"Grande Oriente di Rito Scozzese in Napoli" del 13 settembre 1820 e, soprattutto, la pubblicazione a Napoli il 23 marzo 1820 degli "Statuti Generali della Società dei Liberi Muratori", a firma di Domenico Gigli, Tommaso Mazza (per il “Sovrano Capitolo Generale”) e Orazio De Atellis (per la “Gran Loggia Simbolica”) di seguito riproposti.
Negli anni successivi, molta importanza ebbe la Loggia “Partenopei Risorti” rifondata il 15 marzo 1848 (fra i cui rifondatori abbiamo Salvatore Luglio, Giuseppe Sodano, Tommaso Pisacane, Pasquale Vacca).

Per quanto riguarda la Sicilia, a Palermo nasce nel 1818, ad opera dei Fratelli Raffaele Fenile e Raffaele Brugnone, la “Architettura Fiorita”; nello stesso periodo operano in città almeno altre tre Logge i cui Venerabili sono rispettivamente: lo scultore Valerio Villareale, Alonzo Monroy principe di Pandolfina ed il musicista Pietro Generali. Alla “Architettura Fiorita” appartenevano anche Domenico Volpes (1) e Luigi Leopardi che figurano nell’elenco delle persone da esiliare in una lettera inviata dal marchese Ugo delle Favare il 15 settembre 1826 al capo del governo.
Sempre restando a Palermo, quando nell’agosto del 1821 fu sventato il complotto carbonaro, ne seguì la fucilazione di 9 congiurati: fra questi figura Giuseppe Candia a capo della Vendita “dei Liberi Muratori” (non è chiaro se Loggia o Vendita, ma comunque attesta la presenza Massonica in quegli anni). Si ha per certo poi la presenza di Logge nel 1830, anno in cui fu iniziato il patriota e medico Gaetano La Loggia.
A Siracusa nel 1820 operano le Logge “Damone e Pizia” di cui era Venerabile il barone Malocchi, ed altra Loggia di cui era venerabile Vincenzo Oddo ed alla quale apparteneva Ferdinando Lopez Fonseca procuratore generale del Re.
A Bari risulta operante, con otto logge alle sue dipendenze, la Loggia “Capitolare Peucezia” fondata nel 1834; nel 1854 risulta operante la Loggia “I Liberi Armerini”.
Per quanto riguarda la Toscana. si ha notizia della costituzione a Forlì, intorno al 1818, di un Capitolo Rosa-Croce alle dipendenze del “Grande Oriente di Toscana”. A Livorno si ha notizia della costituzione, intorno al 1816-18 delle Logge “Fratellanza” e “Progresso” da parte dei membri della disciolta “Napoleone”. Si ha poi notizia della Loggia “Minerva”, che nel 1842 assunse il titolo “Livorno”, della Loggia “Amicizia”, fondata intorno al 1846, della Loggia “Progresso e Unione”, operante nel 1855, della Loggia “Gli amici veri dei Virtuosi” operante nel 1858, che nel 1863 avrebbe avuto dal G.O. di Francia l’autorizzazione a creare un “Sublime Consiglio Kadosch”, ecc.. Per la sola Livorno, Luigi Polo Friz (2), riporta i nominativi di 17 Logge.
In Piemonte risulta operante nel 1830 la Loggia “Cavalieri della Libertà” tra i cui frequentatori notiamo Angelo Brofferio (1802-1865), Andrea Bersani, il medico Sisto Anfossi. Nel 1848 si ha notizia di una Federazione Massonica a Torino, collegata al Grande Oriente di Francia. In Liguria erano operanti Logge tra cui la gloriosa “Trionfo Ligure”, fondata nel 1856.

È importante rilevare che tutte le Logge sopra indicate, o almeno in grandissima parte, sono di Rito Scozzese: molte di esse avevano Capitoli omonimi, e, comunque, negli elenchi degli affiliati i nominativi sono seguiti dal Grado Scozzese. In sostanza la Massoneria Italiana non ha fatto mai una netta distinzione tra le Logge Simboliche e gli Alti Gradi, sempre considerandoli invece come una unica Massoneria.
 



 


1. Era nel 1826 il Venerabile della Loggia e contemporaneamente rivestiva la carica di Gran Maestro della Vendita carbonara del “Silenzio”.

2. In “Sviluppo del Rito Scozzese Antico ed Accettato in Italia dalle origini al 1867”, Roma EDIMAI, 2000.
 


 

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