Download "La statistica astrologica"

 

Le moderne ricerche statistiche che cercano di raccogliere il mare con un cucchiaino (tale appare, a ben vedere, l’idea di "monitorare" - per usare un termine tecnico orribile oggi tanto in voga - ogni singolo aspetto del corpus astrologico) possono, al massimo, "provare" delle "verità", a posteriori. Ma se questa "scienza" non poté formarsi grazie alla raccolta empirica di dati connessi a ipotesi dello sperimentatore, donde traggono origine le sue "verità" ?

I Gauquelin e i loro epigoni non possono rispondere a questa domanda.

Non entro i margini dignitosi ma angusti, lungo i quali si è dipanato il filo di una ricerca innovativa, utile, ma decisamente marginale rispetto al " quadro di insieme" di cui occorrerebbe rendere conto.

E la valente storica che poc’anzi citavo, la domanda evita decisamente di porsela.

Preoccupata di sottrarre l’astrologia al cortile "esterno" della storia della cultura, è costretta ad affettare imbonimenti e abboccamenti di varia natura; mette in luce la "laicità", la "desacralizzazione" e il contesto "scientifico" (computer e tecniche di elaborazione statistica) e "quasi - scientifico" (psicologia e psicoanalisi di cui in occidente, un giorno si e l’altro anche, si dibatte se siano o meno scienze) che caratterizzano ormai i moderni cultori di astrologia, i quali hanno messo in soffitta gli antiquati ed arcaici cappelli a punta, manti stellati e sfere di cristallo e neanche spargono più incensi (Peccato! Il cappello a punta era un antico simbolo di sapienza; il manto stellato ricorda al nostro animo confuso gli sconfinati spazi dell’universo e la piccolezza di tante piccole ubbie umane; il cristallo dona pace alla psiche perturbata e l’incenso ha un buonissimo aroma, adatto al raccoglimento e alla concentrazione).

Così, influenzata, forse inconsapevolmente, dal timore di non riuscire a legittimare pienamente l’oggetto dei suoi studi, finisce per approdare anche ad alcune incongruenze di non piccola entità..

È infatti inesatto sia da un punto di vista storico, sia da un punto di vista logico o epistemologico, quanto la Faracovi finisce per asserire, e cioè che la divinazione comporti inevitabilmente l’idea di un futuro necessario e predeterminato e che quindi il suo patrimonio concettuale non coincida con quello appartenente ad una astrologia "illuminata", "contemporanea", aggiornata, che operi le sue formulazioni in termini rigorosamente probabilistici.

Si può osservare nel passato, con occhio di storico, o nel presente, con sguardo da antropologo, che proprio nelle tradizioni rigorosamente divinatorie più famose, rispettivamente d’oriente e d’occidente, ossia quella concernente l’I - King e quella concernente i tarocchi, diversi "interpreti" ed "operatori" ci restituiscono un’immagine altrettanto diversificata dell’orizzonte significativo di queste stesse tradizioni.

Cosicché se l’ "operatore divinatorio" o l’interprete teorico riterranno che gli archetipi di cui trattano riguardino un futuro "concordato" e "prodotto", in base ai presupposti del consultante, oppure che essi indichino - prescindendo da qualsiasi attitudine dell’animo e promessa "contrattuale" di chi consulta - un futuro molto probabile o ancora assolutamente necessario; ebbene, in nessuno di questi casi si esorbita dal piano possibile di interpretazione concettuale che la tradizione divinatoria offre.

Cioè: la divinazione può riguardare il probabile, il contingente o il necessario, né più né meno dell’astrologia, la quale ne condivide pienamente la struttura semantica, al contrario di ciò che ne pensa la Pompeo Faracovi.

Quindi bisognerebbe affermare che l’astrologia, nelle sue varie articolazioni (astromantica, astrologia deterministica o astrologia congetturale) è una branca, una parte dell’intera e vastissima tradizione divinatoria..

Ma, chiarite per amor di verità storica e antropologica queste imprecisioni ermeneutiche di non poco peso, riformuliamo ancora la questione senza risposta di cui ci stiamo occupando: su che basi hanno poggiato e poggiano le dottrine astrologiche o divinatorie che una moderna e rigorosa indagine statistica, potrebbe rivelare, di volta in volta, ma a posteriori e frammento per frammento, insospettabilmente "vere", "azzeccate", "rispondenti" alla realtà nuda dei "fatti"?

Si parla molto del saggio di Carl Gustav Jung sulla sincronicità [10], ma assai di rado viene menzionata un’operetta di un certo tal Giordano Bruno da Nola (peraltro citata dalla Pompeo Faracovi, ma non per esteso e nell’ambito di una ricostruzione non certo impeccabile del rapporto del Nolano con l’astrologia) nella quale è detto che:

"Nel medesimo modo tutti gli eventi si possono osservare secondo il proprio ordine, poiché è stolto e vano credere che in tutte le cose non sia insita la virtù di significare altro, in seguito, come si è detto, a una qualche corrispondenza e coordinazione degli effetti. Sebbene la volontà dei particolari individui non sia soggetta a costrizione,né sia definita in modo assoluto rispetto a uno solo dei contraddittori, tuttavia libertà ed elezione procedono e pongono limiti secondo un ordine determinato E senza dubbio niente è assolutamente fortuito; d’altra parte fortuna e caso sono nomi che si attribuiscono agli eventi incerti, i quali sono tali se vengono riferiti al modo di conoscere che ci è proprio, non se sono riferiti al modo di conoscere proprio di chi intende tutti gli eventi particolari - comunque essi siano disposti - come soggetti a cause universali e conosce con esattezza massima la ragione che presiede ai singoli e individui eventi; e tale cognizione, per quanto serve a curare quelle cose che sono necessarie al nostro stato, non è per noi difficile da conseguire mediante ricerca, investigazione e osservazione, per quanto ottuso, torpido e troppo attento a vane occupazioni possa essere il nostro ingegno. […] E così ci basti aver mostrato più di quanto serva a illustrare i concetti che riguardano l’argomento principale dell’opera: le specie di manzia o divinazione sono certo state enumerate da alcuni autori, ma a nostro giudizio esse sono innumerabili, dal momento che non c’è niente dal quale non si possa desumere un significato che allude a qualche evento futuro. Ma, senza dubbio, tra i vari significati che si possono desumere dalle cose, ce ne sono alcuni prossimi, altri remoti, alcuni lontani, altri vicini. E così, poiché da ogni parte si offrono al nostro sguardo segni più selezionati ed eventi particolari che annunciano altri eventi particolari, che bisogno c’è di rifarsi per tutte le cose o soltanto agli astri, oppure a numeri remoti? E per questa ragione il medico assume come principi di divinazione, oltre a quei segni noti a tutti, i quali si ricavano dalle parti, dagli escrementi e dai colori delle cose, anche altri elementi più prossimi, i quali, come si è detto, si ricavano dagli incontri e dalle circostanze; questi elementi, tuttavia, non possono essere presi senza tener presente il tempo e il luogo e l’ordine delle mutazioni e delle alterazioni, dai quali il medico può apprendere in che modo la forza del sostrato inferiore si trovi a corrispondere con le parti della luce, ovvero del giorno e delle tenebre…[11]

 

 

[10] Cfr. C.G.Jung, La sincronicità come principio di nessi acausali ( 1952), in Opere, vol.VIII, Torino, Boringhieri, 1989.[Torna al Testo]

[11] Giordano Bruno, De rerum principiis, a cura e con un’Introduzione di N.Tirinnanzi, Prefazione di M.Ciliberto, Napoli, Procaccini, 1995, pp.126 - 128.[Torna al Testo]