Ut Unum Sint

L'Uno e il Molteplice

 

 di 

Mauro Cascio

 

 

 

Bastogi Editrice

Percorrere in tutto o in parte l'eredità mitica e simbolica dell'Occidente vuol dire camminare in questo sentiero sincretico dove il sincretismo diviene non una filosofia ma quella filosofia che non si limiti ad amare la Conoscenza ma che ambisca a possederla. Il sincretismo, ci insegna Zolla, è la parificazione tra le religioni o tra le filosofie o anche tra filosofie e religioni. Infatti le distinzioni fra sistemi e fedi appaiono dovute ad un punto di vista troppo ravvicinato: per ogni ente esiste un'angolazione dalla quale esso cessa di distinguersi da ciò che lo circonda e delimita.
«Ut unum sint» – che vuole essere un viaggio in questo patrimonio di segni e indicazioni – nel suo riferimento all'inciclica papale allude, polemicamente, ad una Unità che non riguardi solo la cristianità ma l'umanità tutta, essendo chi scrive convinto, con Zolla, che "ogni vita comporta un'invisibile interiorità che ne è la sostanza. Per coglierla, occorre un aggiramento delle apparenze sensibili, un balzo controcorrente, quale fa il salmone".
Scrive il filosofo Domenico Cambareri nella prefazione al volume: «Il titolo del libro di Mauro Cascio richiama subito, per il suo letterale, pieno conformarsi, una delle più sentite, antiche e indistruttibili esigenze della tradizione metafisica. L'esigenza di esplorare, di tentare di comprendere e di dare contezza, di cercare di risolvere tale radicale vexata quaestio, dell'Unità e della Molteplicità, dimostra come anche nell'intelletto e nell'animo di giovani studiosi di oggi scorra non estinta questa primaria, originaria esigenza. Essa travalica ogni tentativo di confinare entro schemi scientistici e pseudo-filosofici ciò che è frutto della ininterrotta ricerca di illuminazione, della coniugazione della carne col verbo».
Così che nelle pagine di Mauro Cascio si trova la lezione di Hegel, ma anche le seduzioni di Giordano Bruno, le invenzioni geniali del pensiero, l'insight, l'emozione – se non l'illuminazione – prodotta dai miti dei Titani, dal mito di Giano letto secondo l'originale lezione della Qabalah ebraica, dal Mito di Atteone e la fascinazione degli eroi shakespeariani. Tantissime le citazioni dello Zohar. «La cultura ebraica nell'ambito e nel solco della civiltà europea, è ancora cosa poco conosciuta. Essa vive e paga lo scotto di antiche e di nuove antinomie, spesso fittizie e strumentali da ambo le parti, per quanto sicuramente aventi una condizione di effettiva originaria diversità. Ciò è comprensibile proprio secondo la comprensione tradizionale dell' uni-molteplicità, ovvero dell'unità trascendente delle vie e delle religioni. Il riferimento, su questo cruciale aspetto, a Guenon, Evola, Eliade, Schuon, uzuki, Burckhardt, Dumézil, Benveniste, Tucci, David-Néel, Jung, Campbell, Neumann, Servadio, Jacq, Crowley pare qui essere cosa scontata. Per quanto grama, non difficile da individuare è una catena di nomi anche nell'ambito strettamente filosofico. Senza andare peregrinando, e volendo soffermarci su di un pensatore agnostico o reattivo nei confronti di tendenze misteriosofiche, possiamo subito ricordare Giovanni Gentile, il quale ci dispiega una filosofia essenzialmente monistica e spiritualistica. Anche nell'ambito del secondo novecento vi sono filosofi di rilievo. Grandi passi sono stati fatti nel secondo novecento, sia grazie all'opera di insigni studiosi di religione ebraica come Scholem, sia di studiosi europei, come D.P. Walker nell'ambito degli influssi nella cultura dei neoplatonici di Cambridge. Ebrei europei di grande levatura hanno altresì agito in grande connessione con la cultura europea, come Aby Warburg, fine e insigne studioso dell'arte rinascimentale e del simbolo, mecenate e fondatore dell'Istituto londinese omonimo, che gode di largo prestigio internazionale, specie nell'ambito delle organizzazioni cultuali più selettive e di quelle massoniche. E poi, ancora, quanti filosofi e scrittori e filologi ebrei tedeschi naturalizzati per necessità di cose americani, da Cassirer a Lowith a Kristeller».

Mauro Cascio, giornalista, si interessa da anni di Filosofia e di Qabalah. Ha fondato e diretto un quotidiano multimediale su Internet, ParvapoliS. Ha anche fondato il trimestrale "Diritto e Libertà" che ha avuto collaborazioni prestigiose tra cui quelle di Sergio Romano, Piero Ostellino, Marco Pannella, Adriano Sofri, Walter Veltroni e le testimonianze di Rita Levi Montalcini e Michael J. Fox. Ha organizzato, a Latina, incontri culturali con grossi intellettuali italiani tra cui Marcello Veneziani, Giano Accame, Gianfranco De Turris, Giacomo Marramao. Con la casa editrice Har Tzion, di cui è tra i fondatori, ha pubblicato: «La Teodicea della Qabalah» (1999) di Francis Warrain, «Necessità Matematica dell'Esistenza di Dio» di René de Cléré (con un saggio introduttivo di Sergio Magaldi) (2000) e «L'Eucarestia - La dottrina occulta della Chiesa» (2001) il libro-scandalo di George Le Clément de Saint-Marc con prefazione e ricerca iconografica di Paolo Stroppa. Ha fondato e diretto «Luz», un trimestrale di Studi Tradizionali.

  

 

 

 
 
 

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Musica: "Fuga XLIII° di Atalanta Fugiens" di Michaël Maier 1687