L'Eucarestia

La dottrina occulta

della Chiesa

 

Di

Georges Le Clément de Saint-Marc

 

 

 

Har Tzion Editrice

Nella società umana, una incalcolabile percentuale di persone è più che ben predisposta ad astenersi dall'uso della propria ragione e, quantunque adulta, ad essere puerilmente vocata alla esteriorità dei più inimmaginabili racconti.

È in questa atmosfera di fragilità psichica che l'antico sapere dell'uomo è stato ridotto nei secoli a non decifrazione di significativi enigmi, a false profezie, a coscienti frodi, a spicciole magie, a scenografici rituali, a giochi e passatempi, a situazioni di irreali personaggi stimati per veri.

Basti pensare alla energia dissipata nella non sagace indagine in ossequio alla ultima corretta cronologia di Ceylon nel 563 a.C. per altri ancora nel 624 a.C. e secondo la breve cronologia indiana dalla quale è posticipata di 115 anni, sul momento storico della venuta alla luce del Buddha, ovvero sulla data di nascita di ciò che altro non rappresenta se non un simbolo genetico dell'uomo.

Quella che una volta era la seducente Longitudine Celeste nella distanza angolare della proiezione dell'astro nella eclittica dal punto di ariete, è oggi divenuta astrologico divertimento editoriale e televisivo.

Lo splendore del pensiero religioso egizio: Tu sei completo e grande... tu sei fresco e grande... tu sei grande e tondo... tu sei curvo e tondo... tu sei tondo ed eccelso... viene a te tua sorella Isi gioiosa del tuo amore, tu l'hai posta sul tuo fallo, esce il tuo seme in lei, si è smarrito nella ignara stoltezza degli egittologi.

II Balbuziente omniscente, la Zia della pertica, il Capezzolo rigoglioso, l'Antenato dalla faccia lunga, il grande e piccolo Serpente liscio, il bel Palo, il gobbo Ongyon bianco e la nera Roccia dalla testa calva dello sciamanesimo non documentano altro per gli studiosi Czaplicka, Ohlmarks, Bogoraz, Zelinin e Sirokorov che un certo tipo di isteria antica anziché i ristretti limiti della loro mente.

Carl Gustav Jung, nella sua prefazione agli IKing, avrebbe fatto migliore figura, nel non accordare serietà alla fallace tecnica divinatoria insegnata da Lau Nai Suan a Richar Wilhelm, a dare un senso logico all'esagramma Ttai: Il piccolo se ne va il grande se ne viene, e all'esagramma Pi, Il grande se ne va il piccolo se ne viene.

Per non essere costretto a rivolgersi allo psichiatra svizzero, giustamente il teologo non si interroga sul significato dell'istruzione data in Michea 6,9: Ascoltate la Verga e colui che l'ha fatta venire né riguardo quella posta in Giovanni 4,31: Intanto i discepoli lo pregavano dicendo, Maestro, mangia ma egli disse loro, Io ho un cibo da mangiare che voi non sapete.

Il cultore del visnuismo ignora la finalità erotica circa l'uso della affabilissima Liana d'oro da parte del Pastore dalla grande mano per la esperienza della eccitante Santa follia d'amore.

Anche essendo a conoscenza del primo punto delle cinque tesi come causa della scissione tra Mahadeva e gli anziani: Un Arhat può essere soggetto a polluzioni notturne, il fedele buddhista prosegue impassibilmente a spolverare i suoi luccicanti altarini.

II praticante del taoismo, pure avendo scorso la Regola celeste di Lao-Tse: Se tu vuoi che qualcosa si contragga, prima bisogna che la lasci estendere; se tu vuoi che qualcosa si infiacchisca, prima bisogna che lo faccia forte; se tu vuoi che qualcosa cada in basso, prima bisogna che lo metta in alto, preferisce anteporre la Wei-Wuwei alla azione del Tao.

Persino avendo a disposizione il passo: È posto dritto innanzi a voi, eppure in questo istante l'intera cosa è sopra di voi. Per un uomo intelligente basterebbe una sola parola a convincerlo di tale verità, il professante dello Zen è alla brancolante ricerca della soluzione del Koan il suono di una mano sola.

Per queste e per tante altre trascuratezze, il lavoro di Georges Le Clément de Saint-Marc rappresenta quanto di più coraggioso, di audace, di intrepido, di ardimentoso, di valoroso, di temerario, di impavido e di eroico sia mai stato espresso ed edito ad oggi.  

  

 

 

 
 
 

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Musica: "Fuga XXVII di Atalanta Fugiens" di Michaël Maier 1687