Introduzione

Questo capitolo tratta del momento adatto per l’unione. Il rapporto sessuale implica, se fatto in maniera non conveniente, un depotenziamento dell’uomo: per questo, riprendendo il Talmud, Berakot 22, l’autore afferma che l’uomo non deve stare sempre addosso alla sua sposa come un gallo alla gallina. A questo punto l’atto sessuale viene integrato all’interno delle concezioni astrologiche dell’epoca, per cui gli astri esercitano un influsso positivo o negativo sulle azioni dell’uomo. Il tempo più adatto per l’unione coniugale è la notte dello Šabbat, perché questo è il fondamento del mondo e simulacro del mondo delle anime; durante la notte dello Šabbat si compie la rotazione della sfera in modo tale che l’uomo da essa può attingere forza, e compiere l’atto sessuale senza essere depotenziato. Durante questo tempo santo, inoltre, la mente dell’uomo può unirsi all’anima intellettiva che durante lo Šabbat da Dio viene ricreata e donata come supplemento di anima a quella dei sei giorni feriali. Oltre al giorno adatto, vi è un momento propizio in riferimento sia al nutrimento da consumare prima dell’unione, sia all’ora della notte più adatta per essa. Occorre attendere, infatti, che il cibo sia stato digerito, poiché subito dopo il pasto, il sangue è mescolato alle sostanze nutritive, ribolle e non è limpido e cristallino. Questo avviene solo a digestione conclusa, quando il ribollire del pasto è terminato, e il sangue si tempera diventando limpido e puro; è infatti dal sangue che deriva direttamente la goccia di sperma che, a questo punto, sarà pura e limpida, mentre prima di aver raggiunto questo stato di quiete, essa, come il sangue, è torbida, sozza, fetida e corrotta e non potrà che generare figli empi, mentre da una goccia pura e limpida saranno generati figli santi. Queste condizioni favorevoli si verificano intorno alla seconda metà della notte. Ma l’unione sessuale riveste anche una valenza cosmica e rientra nelle leggi che regolano i ritmi cosmici del caldo e del freddo. Nella cosmologia antica, fatta propria dal Talmud e ancora diffusa all’epoca della redazione della nostra operetta, dal settentrione deriva il grande freddo e dal meridione il grande caldo; dato che l’atto sessuale deve compiersi in un clima temperato, occorre orientare correttamente nella stanza coniugale il letto fra settentrione e meridione, perché la goccia di seme non sia fredda, generando un figlio stupido e ignorante, né troppo calda, generando un figlio collerico e turbolento. Se la goccia è ben temperata: “le energie fisiche potranno riposare e non si spargerà il seme troppo in fretta; si potrà invece possedere la propria donna con calma e allora sarà lei a scaldarsi e a inseminare per prima” dando origine a un maschio.

 

L’ultima affermazione, sul Levitico XII,2, si basa sulla concezione tradizionale talmudica per cui, se la donna emette il seme per prima, nascerà un maschio, mentre, se eiacula prima l’uomo, nascerà una femmina.

 

Vorrei, a proposito del tempo santo dello Šabbat come il più adatto e consigliato per compiere l’unione sessuale fra l’uomo e la donna, che rende presente e attua l’unione sponsale tra Israele e Dio simboleggiato dallo Šabbat-sposa, fare un confronto con alcune affermazioni patristiche relative ai rapporti sessuali dei cristiani nel giorno dedicato al Signore, il dies dominicus. Scrive Origene: “Sconsideratamente entra nel sacrario della chiesa chi dopo un rapporto sessuale e con la sua impurità viene per ricevere temerariamente il corpo di Cristo. Egli disonora e profana il Santo” (Selecta in Ezechielem, 7). Agostino, che auspicherebbe per l’uomo la possibilità di generare senza provare alcun piacere e con un semplice atto della volontà, col quale si comanderebbe agli organi genitali di generare senza libido, come si ordina ad una mano di scrivere (De civitate Dei, XIV,16 e 23), afferma che il marito nel rapporto con la sposa “ama in lei il suo essere umano e odia il suo essere donna” (De sermone Domini in monte 1,15 e 41). Per Agostino il rapporto sessuale uccide lo spirito e, di conseguenza, egli chiede l’astinenza sessuale alla domenica, nei giorni festivi, durante il catecumenato e la preghiera (De fide et operibus VI,8). Ancora Agostino afferma: “Se infatti dal matrimonio si elimina questo [ossia la procreazione che ne è l’unico fine] i mariti non sono altro che turpi amanti, le mogli prostitute, il talamo un bordello e i suoceri dei ruffiani” (Contra Faustum XV,7). Gerolamo, commentando il passo paolino di 1 Corinti VII,5: Non astenetevi tra voi se non per la preghiera e di comune accordo, temporaneamente e poi ritornate a stare insieme, rovesciandone completamente il senso, spiega che: “Se per il rapporto è impossibile la preghiera, a maggior ragione è impossibile ricevere il corpo di Cristo che è di più ..: lo dico in coscienza a coloro che si comunicano nello stesso giorno in cui hanno rapporti sessuali (Epistulae XLVIII,15). Mi rendo conto che, estrapolando alcune citazioni, si rischia di essere semplicisti e troppo schematici, operando confronti apparentemente anacronistici. È vero che ci sono anche padri che mostrano una posizione più aperta e positiva verso la sessualità e che è difficile parlare in termini generali di due entità così complesse come ebraismo e cristianesimo. Certo, queste sono alcune posizioni, comunque espressione di una linea di pensiero maggioritaria e ben radicata nella tradizione cristiana antica, anche se si potrebbero citare altri passi di carattere più positivo sulla teologia patristica del matrimonio. Comunque, pur con queste precisazioni, il fatto che ci sia stata una forma marcata di sessuofobia nel pensiero cristiano espressa da personalità non certo di secondo piano mi pare fuori dubbio. Colpisce l’atteggiamento esattamente opposto tra la concezione dominante dell’ebraismo e le affermazioni di alcuni padri in relazione a rapporto sessuale e giorno santo: il primo consiglia il rapporto sessuale nel giorno dello Šabbat, perché è un tempo santo, i secondi lo proibiscono come sconveniente e profanante proprio nella kuriake emera. Questo atteggiamento nel cristianesimo ha segnato fortemente la mentalità più diffusa sia a livello teologico sia popolare fino a non molto tempo fa, e dobbiamo attendere la dottrina del matrimonio e la riscoperta del valore della corporeità e della sessualità operata dal Concilio Vaticano II trent’anni fa, per assistere ad una vera rivoluzione epocale in questo campo.

 

Nel Nuovo Testamento, a differenza dell’Antico non c’è spazio per l’eros: lo dimostra il fatto che in esso il termine eros non compare neppure una volta, ma sempre quello di agape o filia. Questo è un problema lessicale assente nell’ebraico, dove esiste un unico termine ’ahavah (come del resto anche nell’italiano amore) che comprende tutti gli aspetti dell’amore dall’eros, alla filia, all’agape; Jenni, nel Dizionario Teologico dell’Antico Testamento, definisce ’ahavah come “Il rapporto fra persone (che abbraccia contemporaneamente Eros, Philia e Agape)”. Questa tendenza, è già rilevabile anche nel giudaismo della diaspora alessandrina degli ultimi secoli prima di Cristo, che ha prodotto la versione greca della Bibbia ebraica. Anche nella Settanta, infatti, il termine eros compare solo due volte: la prima in Proverbi VII,18 riferito al rapporto con la prostituta dove traduce l’ebraico ’ohavim plurale di ’ohav, amore; il secondo in Proverbi XXX,15-16 dove compare all’interno del seguente proverbio numerico secondo la formula 3+1: Tre cose non si saziano mai, anzi quattro non dicono mai: basta! l’Ade, l’amore di una donna (eros gunaikos), il Tartaro, la terra mai sazia d’acqua, l’acqua e il fuoco che non dicono mai: basta!”. L’espressione greca eros gunaikos, ossia l’amore erotico per la donna, suona nel testo ebraico ‘otzer racham, ossia sterilità, lett. chiusura dell’utero, mentre Gerolamo ha: os vulvae che sembra più vicino al senso del testo greco. Il testo deve essere, ad ogni modo, corrotto, perché le cose elencate dalla Settanta, nonostante la formula numerica introduttiva 3+1, attestata unanimemente da ebraico, versione greca e latina, non sono quattro ma sei. Un’altra osservazione linguistica interessante si può fare a proposito del passo di Cantico VIII,6: Poiché l’amore è forte come la morte, dove l’ebraico ’ahavah, amore, è reso rispettivamente dalla versione greca con agape - “un termine poco testimoniato in epoca pre cristiana all’infuori dei LXX - e da Gerolamo con dilectio. Ciò dimostra come il concetto ebraico di ’ahavah, che comprende tutta la sfera semantica dell’amore: eros, libido, passione, tenerezza, amicizia, amore fraterno, filantropia, amore spirituale per Dio e per gli uomini, già nei Settanta e più ancora nel Nuovo Testamento abbia subito un processo di distinzione e di espurgazione dai suoi aspetti legati alla corporeità e alla sessualità, riservandogli le connotazioni più spirituali, e connotando invece le prime con altri termini negativi come quello di porneia. (Mauro Perani)

 

 

Il Testo

La seconda via, riguarda il momento dell'unione carnale. Ha detto il Signore benedetto, nella Torah: Non diminuirà il suo alimento, il suo vestiario, il suo tempo. Il tempo di cui si parla nella Torah è spiegato nel Talmud: infatti i tempi del rapporto coniugale cambiano a seconda del tipo di uomini e dei loro mestieri. Ora però tralasciamo di parlare dei tempi del resto degli uomini, e dedichiamoci ai tempi degli studiosi, di cui più conviene parlare. Questo tempo va di sera di Šabbat in sera di Šabbat, in proposito è detto: Che dà frutto nella sua stagione (Salmo I,3). Ove la stagione corrisponde al tempo degli studiosi.

È risaputo che il seme dell'uomo è la vita del corpo e il lume del suo splendore, poiché esso è il sangue più pregiato e puro che c'è nel corpo, infatti se non fosse così nessuna forma potrebbe delinearsi con esso. Il seme è infatti una delle parti del corpo, eppure in esso c'è una parte di ogni organo. È noto infatti che l'occhio non si origina dall'orecchio, o l'orecchio dall'occhio, piuttosto ogni organo scaturisce dalla natura di un altro organo simile a esso, così come dal seme del grano non nascono né fave né lenticchie, e dal seme dell'uomo non nascono né tori, né agnelli né asini. Dunque ogni organo e membro, e ogni conformazione, possiedono una natura specifica e un'energia determinata dalla quale nascono. E indubbiamente un cieco può generare un vedente, poiché l'energia dell'organo è riposta nella natura generale dell'organismo. Dato poi che il seme è parte di ogni parte, d'ogni organo e membro dell'uomo, non conviene che l'uomo stia sempre appresso alla sua donna come un gallo, perché in tal caso la sua energia si indebolirebbe e la luce dei suoi occhi diminuirebbe e ogni parte dei suoi organi andrebbe striminzendosi fino all'esaurimento. Quando invece l'unione carnale avviene esattamente nel tempo determinato, di sera di Šabbat in sera di Šabbat - periodo che corrisponde al segreto del ruotare della sfera avanti e indietro nei sette giorni dello Šabbat (durante la settimana) - allora si può infondere energia nell'altro senza perdere alcunché che possa provocare un indebolimento percettibile, perché si è ormai ricevuta quell'energia da poter spandere a propria volta. Per questo è detto: che dà frutto nella sua stagione, vale a dire di sera di Šabbat in sera di Šabbat; subito dopo segue: Il cui fogliame non appassisce (ibidem), vale a dire che questa unione carnale avverrà per il Signore dei cieli e andrà a buon fine.

Il senso di questo tempo, di sera di Šabbat in sera di Šabbat, sta nel fatto che lo Šabbat è fondamento del mondo, simulacro del mondo delle anime, per via del versetto: Uno Šabbat per il Signore (Esodo XX,10). Così i nostri maestri di benedetta memoria hanno inteso che il momento adatto per l'unione coniugale degli studiosi dovesse essere la sera di Šabbat, affinché la loro intenzione fosse rivolta all'anima intellettiva, vale a dire tale da generare una forma confacente al culto del Signore, dotata di un'anima intellettiva superiore e pura, come hanno detto: Il settimo giorno si riposò e si rianimò (Esodo XXXI,17). Qui si intendeva il tempo dell'unione coniugale degli studiosi.

Comprendi molto bene che il momento opportuno non è stato posto nei giorni «corporei», vale a dire i sei giorni feriali, bensì in quel giorno che è tutto riposo e quiete, che è il mondo delle anime superiori. Ora ti gioverà tenerlo bene a mente.

Dopo averti risvegliato su ciò, torniamo a quello che intendevamo affrontare. Diciamo dunque che il tempo dell'unione carnale si divide in tre parti. La prima è il momento adatto dal punto di vista dei giorni, la seconda è il momento adatto riguardo al nutrimento, la terza riguarda le ore più opportune.

Della prima abbiamo già parlato in questo capitolo. Quanto alla seconda parte, cioè per quel che concerne il momento adatto riguardo al nutrimento, devi sapere che il cibo di cui l'uomo si nutre necessita di tre generi di macinatura, mentre al quarto stadio diventa seme o sangue bianco che mantiene il corpo. Se dunque l'uomo ha un rapporto sessuale vicino ai pasti, ecco che in quel momento la natura del corpo ribolle, il sangue è mischiato e non è limpido né cristallino, dunque quella goccia che ne scaturisce è torbida e sozza, fetida e corrotta, non è né pulita né pura né limpida. Donde il figlio che ne sia generato avrà un temperamento torbido e sozzo, e di lui si dirà: Concepisce la frode e dà alla luce la menzogna (Salmo VII,15). In proposito è inoltre detto: Traviano gli empi sin dal seno materno. In effetti, il seme proveniente da questa goccia non può fare altro che produrre un essere sozzo e immondo.

Perciò l'uomo deve disporre l'ora dell'unione carnale, di modo che avvenga nel momento in cui la sua anima sia a proprio agio, e gli elementi del corpo si siano acquietati dopo il ribollire del pasto, quando il sangue si è depurato, gli enzimi sono tornati alla loro sede naturale e gli elementi e i fondamenti del corpo umano sono di nuovo nel loro ordine giusto. Tutto ciò avviene intorno alla seconda metà della notte.

In proposito hanno detto i nostri maestri di benedetta memoria nella gemara a Berakot: «Si insegna che Abba Binyamin diceva; Di due cose mi sono sempre preoccupato, del mio letto, che fosse orientato da settentrione a meridione [...]. Disse rabbi Yishaq, Colui che orienta il suo letto fra settentrione e meridione avrà figli maschi, come è detto: Il tuo settentrione riempirà il loro ventre, saranno sazi di figli (Salmo XVII,14). Rabbi Nahman figlio di Yishaq disse: Sua moglie non avrà aborti. Sta scritto – Il tuo settentrione riempirà il loro ventre, oltre a: Quando venne il tempo di partorire (Genesi XXV,24)».

Devo proprio darti chiarimenti su questo racconto. Ovviamente nessuno è così stupido o ingenuo da pensare che per via della posizione del letto, orientato da settentrione a meridione, un uomo si meriti di avere figli maschi e che sua moglie non faccia aborti; a maggior ragione se a dire cose di questo genere sono le colonne portanti, uomini sapienti e dotati di intelligenza. In effetti essi hanno celato il proprio dire dietro allusioni, com'è loro buona abitudine, comunemente. Ecco che ora spiego. É risaputo che il grande freddo è in direzione nord e il grande caldo in direzione sud. Coloro che sono addentro alle cose segrete sanno che gli estremi non sono la migliore e più giusta delle regole in quanto vanno preferite le vie di mezzo. In proposito ha detto il re Salomone, sia su di lui la pace: Non essere troppo giusto e non farti troppo savio [... ] Non essere troppo malvagio, né stolto (Ecclesiaste VII,16-17). Visto che settentrione e meridione sono due opposti in rapporto a caldo e freddo e sono ai due estremi, i nostri maestri hanno voluto così celare le loro parole, intendendo che se si hanno rapporti sessuali quando la temperatura corporea è ai valori intermedi fra caldo e freddo, le energie fisiche potranno riposare e non si spargerà il seme troppo in fretta; si potrà invece possedere la propria donna con calma e allora sarà lei a scaldarsi e a inseminare per prima. Il seme femminile è come la materia grezza, e quando, in un secondo momento, arriva il seme maschile, esso è come l'artefice che dà forma alla materia. Questo è il segreto del versetto: Se una donna ha fecondato partorirà un maschio (Levitico XII,2).

Questo è anche il segreto dell'affermazione dei saggi di benedetta memoria, secondo cui i giusti avranno figli maschi, a ricompensa del fatto che si trattengono nel ventre della donna, come è detto: Ecco, dono di Dio sono i figli, una ricompensa è il frutto del ventre (Salmo CXXVII,3).

Se dunque capisci tutto ciò, capirai il segreto della discendenza maschile di colui che orienta il suo letto fra settentrione e meridione, poiché questa immagine allude alla mezzanotte, quando il corpo si è calmato dopo i bollori della natura del cibo che si è mangiato, e la condizione corporea è stabilmente limpida e pulita. Così, quello che intendevano dire con «fra settentrione e meridione», è «fra freddo e caldo».

É, risaputo che colui che nasce da una goccia fredda sarà eternamente stupido e ignorante, mentre colui che nasce da una goccia calda sarà collerico, turbolento e pronto all'ira. Invece, colui che nasce da una goccia a temperatura intermedia fra il freddo e il caldo sarà sempre saggio e posato, d'animo fine e intelligente, le sue virtù ne faranno una persona socievole. Di lui è infatti detto: E darai alla tua serva seme maschile (1 Samuele I,11). Nella gemara a Berakot si afferma che il figliolo non sarà né scuro né chiaro, né furbo né stolto, né lungo né corto; ciò significa che tutti questi attributi sono presenti nell'uomo il cui temperamento è posto a mezzo fra il caldo e il freddo: questo è il segreto di «fra settentrione e meridione», ed è il segreto dei figli maschi, di cui già s'è detto. Invece, in quel che hanno detto: «... e sua moglie non avrà aborti», risiede un principio perfetto, e ora prontamente ti spalanco le porte della luce!

Già sai quel che hanno detto i nostri maestri di benedetta memoria, nel trattato Yoma a proposito di colei che, gravida, sentì il profumo di cibo e alla quale, per contrastarne il desiderio, si sussurrò che si era nel giorno dell'espiazione. Poiché essa accettò il suggerimento, al suo riguardo si citò il versetto: Prima che ti formassi nel grembo materno, ti ho conosciuto (Geremia I,5). Questo è il segreto di colui che orienta il suo letto fra settentrione e meridione. Della donna gravida che sentì il profumo, e non accettò il suggerimento - è il caso di un'inclinazione verso meridione - si disse invece: Traviano gli empi sin dal seno materno.

E risaputo inoltre che la causa di un aborto è il fatto che l'utero tende verso uno dei due estremi, o l'appetito o il senso di sazietà, o verso il caldo o verso il freddo. Ma quando invece l'utero sta a mezzo, non si abortirà mai, come la bilancia sotto l'occhio della giustizia, quando i piatti non piegano verso un lato piuttosto che l'altro.

Ne risulta quindi che il feto di colei alla quale si sussurrò senza che si ravvedesse, si sarebbe scostato dal punto di mezzo e sarebbe stato abortito se essa non lo avesse nutrito di quel qualcosa di proibito di cui senti il profumo.

Se poi dici che in fondo anche la madre del giusto ha sentito il profumo, sappi dunque che, benché sia stato effettivamente così, lei è tornata al punto mediano della bilancia, mentre la madre dell'empio non si è comportata nello stesso modo, inclinando invece verso l’estremità animalesca, senza riuscire ad accontentarsi del punto di mezzo.

In definitiva, vedi di comprendere e capire qual è il momento in cui all'uomo conviene avere rapporti sessuali, così da meritarsi figli degni di insegnare. Ecco che in questo capitolo abbiamo incluso i tre momenti, dal punto di vista dei giorni, del cibo e delle ore. Ciò potrà bastare.

 

 

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