© Professor Giancarlo Elia Valori
 

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Dal punto di vista filosofico, la società occidentale contemporanea vive di una mitologia di cui non conosce le origini: lo scientismo, le teoriche dello sviluppo indefinito, l'idea del materialismo nei rapporti sociali, sono tutte, per così dire, “riduzioni”, di complesse formazioni filosofiche che avevano, al loro centro e alla loro origine, criteri del tutto esoterici e spirituali, che oggi l'Occidente non conosce più.

In altri, termini, la teorica dell'illuminismo, così come la conosciamo oggi, è un derivato di tradizioni occulte e sapienziali che non sappiamo più riconoscere nei risultati ella scienza e della organizzazione sociale attuale [1].

Lo stesso positivismo, che ha dato origine al mito della scienza, appunto, “positiva”, è una mistica dell'uomo e della natura in occulta e sottile relazione tra di loro [2].

L'Uomo si realizza, ovvero si materializza nella Natura, che è per Auguste Comte divina, come per tutto il panteismo rinascimentale [3] e il “progresso”, che pure ha un aspetto visibile, quello tecno-scientifico, ha una natura profonda di carattere mistico: è il passare dell'Uomo in Dio, attraverso la Società, per mezzo della scienza che modifica opportunamente le apparizioni della Natura per attuarne progressivamente il suo codice nascosto, che è simile alla Divinità e comunque promana da Essa.

Tutte le teoriche scientiste ed empiriste, nella loro origine tra cinquecento e seicento, hanno questo paradigma: per arrivare al Dio Nascosto, al Deus Absconditus, che è poi il “Dio del Filosofi” e non appare alle masse che ascoltano solo i Riti e le Formule senza capirle, occorre passare ad una “magia pratica” e a una “filosofia naturale” per cercare il passaggio della volontà dell'Unico tra i riposti fenomeni del mondo, sia esso fisico che poi, con Comte, sociale [4].

Quindi, la separazione ingenua tra radici sapienziali dell'empirismo moderno e la sua materializzazione attuale, come ideologia di massa dell'Occidente, è pericolosa, ingenua e produce una “ignoranza di sé” che pure altre tradizioni culturali, filosofiche o religiose non hanno. L'Occidente è una mouvance culturale, politica, scientifica che non conosce le sue reali tradizioni costitutive, e che anzi appone al termine “tradizione”, elemento essenziale di ogni progetto culturale e sapienziale, un significato negativo.

É in questo contesto che si pone la necessità di rileggere e, soprattutto, di sperimentare, per l'uomo contemporaneo, la Qabalah, una delle principali radici di gran parte delle sapienze originarie che pure hanno costituito sia le tradizioni illuministiche, pensiamo alla Qabalah cristiana e al suo influsso tra Gianfrancesco Pico della Mirandola, il già citato John Toland e, perfino, la coincidentia oppositorum, tema cabalistico che permea la filosofia dialettica tra sette e ottocento [5], e la ricchezza di temi sapienziali e esoterici nel pensiero dei primi gesuiti [6] oppure ancora l'esoterismo, anche politico, che promana da Swedenborg, al centro di dibattiti tra giacobiti, massoni, ebrei nel settecento, quella figura di “mago” contro la quale si scaglia Immanuel Kant [7].

Così come i nostri padri hanno costruito, nei secoli, quel particolare passaggio tra l'Uomo e Dio che noi oggi denominiamo filosofia dell'Occidente, o genericamente “illuminismo”, attraverso un paradigma concettuale che prevedeva un nesso invisibile tra le due Entità, spesso fornito dalla Qabalah, così noi oggi dobbiamo ricostruire, reintegrare la nostra sapienza in crisi, che ci appare sempre di più come una congerie di nozioni e di tecniche, con il ritorno, che è una ri-partenza, alle origini di tutto il modello sapienziale ed esoterico che ha costruito il sapere europeo così come lo conosciamo, senza più riconoscerlo.

 

Ma che cosa è la Qabalah, come è costruita internamente, e perché è così attuale nella sua permanenza occulta nella matrice del sapere occidentale, un sapere che non può vivere senza le sue radici mediterranee, orientali, centro-asiatiche?

E, ancora, non sarà che la crisi strategica e geopolitica attuale dell'Occidente ha le sue radici proprio nella sua esclusione delle sapienze, pure alla radice della sua evoluzione attuale, che promanano da tradizioni lontane che noi pensiamo “superate”?

Per penetrare la logica della Qabalah, dobbiamo in primo luogo esaminare la struttura del Sepher ha-Zohar, il “Libro dello Splendore”[8].

Il testo del cuore cabalistico della mistica ebraica, lo Zohar appunto, si presenta come una Midrash esoterica [9] legata alla discussione, allo studio (midrash, appunto) svolta dai khevraya [10], i primi e sapienti cabalisti.

Nel grande sistema delle interpretazioni scritturali che compongono lo Zohar, vi sono poi alcune parti da analizzare con specifica cura: il Siphra De-Tzeniutha, il “Libro del Mistero Nascosto”[11], l'Idra Rabba Qadisha e l'Idra Zuta Qadisha, (la “Grande” e la “Piccola Assemblea”), il Sepher Zeh, (il “Segreto dei Segreti”) il Midrash haNe'elam (“il Midrash nascosto”) il Raya Mehemma (“il pastore fedele”) e il Sitre Otiyot (“il segreto delle lettere”), l'Idra de-Maschanah (L'Assemblea del Santuario)

 Tematiche, tutte che, nei soli titoli, abbiamo già trovato nella tradizione della sapienza europea e occidentale, perfino nel pastor fido [12] e in molti dei testi filosofico-magici del Rinascimento [13].

 Il primo testo che abbiamo citato, il “Siphra de-Zeniuta”, riguarda un commentario cabalistico al primo capitolo del Genesi.

Come nasce il mondo, ovvero come nasce l'uomo, e ancora come la Sapienza originaria, per rimanere generatrice in entrambi i poli, uomo e natura, deve nascondersi a tutti coloro che, manomettendola con la loro scarsa conoscenza, potrebbero bloccarla nel suo sviluppo.

Commentare il testo biblico significa quindi riviverlo, come nel nesso tra anima dell'uomo e Dio nel “Midrash HaNe'elam”, o analizzare la natura dell'amore, anche erotico, del Cantico dei Cantici. Che ha un ruolo essenziale nella Commedia di Dante, in particolare al XXX canto del Purgatorio [14]l'apparizione di Beatrice.

 I “Fedeli d'Amore” ai quali apparteneva Dante, gruppo vicino ai Cavalieri Templari, come inizio della Qabalah Cristiana? Probabile [15].

Quindi, corrispondenza tra Uomo e Dio, tra Natura e processo continuo di “distruzione creatrice” dell'Unico, tra meccanismo di analisi simbolica e sapienziale e il modo in cui Dio crea e insieme parla, non avendo mai cessato di farlo, all'Uomo.

 Sul piano della struttura del Sepher ha-Zohar cabalistico, sono ormai piuttosto noti i Sephiroth”, i “raggi” della Creazione, anche se si tratta, nel testo zoharico, di simboli della presenza di Dio, quella presenza che non esclude alcun luogo del mondo o dell'anima dell'uomo, come spesso si ripete nel testo cabalistico, di simboli.

La prima Sephirâ, “Keter” (la “corona”) ha ulteriori denominazioni: Ayin (il nulla) e la “volontà”.

L'inizio del ciclo mistico è, per Dio come per l'uomo, la presenza del vuoto, del nulla, e l'esistenza della sola volontà di voler trasformare il vuoto.

 la seconda Sephirâ è “H'cmâ”, saggezza, sapienza, che è anche “inizio” (reshit) ed è il punto iniziale del processo della creazione del Cosmo ma, anche, della costruzione della sapienza indicibile che anche l'uomo può raggiungere.

 É il luogo del Padre Santo, che è già una metafora di Dio, non una sua totale descrizione [16].

La terza Sephirâ è Binâ, la “Madre Suprema”, contemplazione, “comprensione”, simbolicamente il “Palazzo” (hekhal)[17].

Nell'Uomo Primordiale cabalistico, Adam Kadmon, le prime tre Sephiroth formano la sua testa.

L'uomo primordiale è anche l'uomo che si reintegra, tramite la prassi sapienziale e mistica, nel Divino, in ogni tempo e in ogni spazio.

 La Qabalah ci insegna che non tutta la realtà è reale, e che per comprendere appieno essa e noi stessi dobbiamo compiere un processo che non è solo computazionale, legato al mondo visibile, ma riguarda quella comprensione (Binâ, appunto, la Madre Celeste) che è indescrivibile come processo finito, ma consiste nel percepire-comprendere-partecipare alla Creazione.

 La quarta Sephirâ, H’esed [18], “compassione”, “amore misericordioso” che alcuni cabalisti definiscono “grandezza”, è il braccio destro di Adam Kadmon, e simbolizza esotericamente anche Abramo.

Isacco quindi è il simbolo della quinta Sephirâ, Guebourâ, “il potere”[19]. Il braccio sinistro di Adam.

La Sephirâ successiva è Thiphereth, letteralmente “gloria” l'”albero della vita”, ovvero la spiritualità la bellezza, i miracoli, la compassione e la mascolinità [20].

 Thiphereth è inoltre in correlazione con i Cieli Creati del testo biblico e con la Torah scritta, quella visibile, immagine e strumento della Torah mistica.

Ancora una Sephirâ tra le dieci, Netzâ, “eternità” o “vittoria”[21], la gamba destra di Adam.

 Hod, “splendore”[22], insieme a Netzâ è anche correlata ai reni di Adam.

La nona Sephirâ, Yesod, “fondazione”, detta anche “tzaddik” (il giusto) e “brit” (accordo), è simbolizzata in Adam Kadmon dal suo organo sessuale e viene rappresentata da Giuseppe che, nella tradizione biblica, rappresenta la purezza. Il suo Arcangelo è Gabriele, mentre nella Qabalah cristiana Yesod è il simbolismo dello Spirito Santo [23].

La decima Sephirâ, Shekinah, è la “presenza divina”, riguarda Malcouth (il Regno) ed è simbolizzata dalla luna, dalla Terra, dalla Torah “del cuore” (ovvero conosciuta oralmente), la capacità profetica, la stessa rivelazione del Messia [24]. É l' aspetto femminile della Divinità per cui, quando Giovanni Paolo I parlò di un Dio “che è Padre e Madre” ripeteva, probabilmente con qualche cognizione di causa, il simbolismo della Shekinah cabalistica la decima Sephirâ che chiude la serie delle irradiazioni di Dio e che ritorna, in modo spesso invisibile, alla Prima.

La conoscenza come cerchio infinito, la sapienza come ricerca di una verità mai esaurita con la ragione “calcolante” ma alla quale ci si avvicina sempre di più, ad ogni giro della ruota sapienziale [25].

Già, ma, come aveva domandato Pilato a Gesù Cristo, “che cos'è la Verità”?

Per l'esoterismo cabalistico, la verità è il disvelamento, per illuminazione mistica del “racconto” della Torah tramite l'uso delle tecniche linguistiche e delle intuizioni spirituali del Sepher ha-Zohar. Il rapporto è quello, nel testo, tra “vestito” e “corpo”[26].

 

Se, in tutta la cultura moderna, la Verità è a-letheia, “disvelamento”[27], ma nel senso che la verità è sempre solo “mascherata” da una sorta di mago cattivo (si ricordi lo spiritello maligno che modificherebbe le percezioni dell'uomo nel Discours sur la Mèthode di Cartesio) nella tradizione del misticismo, ovvero della Sapienza cabalistica, il “vestito” è necessario la corpo, proprio come accade agli uomini, e indica molte, se non tutte, le vie per arrivare a conoscere “il corpo”, l'essenza indicibile della dottrina.

Un rovesciamento delle parti: se per l'empirismo moderno, da Hume in poi, la percezione è insieme l'unica fonte di conoscenza ma è anche, se si rimane ai “dati di senso”, la sede di tutte le fallacie, gli errori della conoscenza e del concetto, per l'esoterismo cabalistico, che verifica l'esistenza in ogni dove di “abiti”, nei testi, nella vita degli uomini, nelle immagini, nella stessa Natura, gli abiti non sono evidentemente un caso, o non sono stati posti da un folletto maligno che non vuole farci subito arrivare al concetto matematizzante del “corpo” nascosto dagli abiti della percezione.

Un atteggiamento, se vogliamo, perfino più razionalistico e empiristico della filosofia della scienza moderna e attuale, che crede o in uno “stacco” indimostrabile e spesso impossibile tra “abito” e “corpo”[28], oppure in uno “stacco” impossibile anch'esso tra analisi razionale e “ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”[29].

Perché si dovrebbe tacere, muss man schweigen, per dirla proprio con il Wittgenstein dell'ultima proposizione del Tractatus? Per paura di essere tacciato di “misticismo”, peccato mortale per la retorica del moderno, che pure sull'esoterismo di varie tradizione che si fondono nel Rinascimento ha la sua data di nascita? Perché la Verità profonda è solo “per il soggetto”? E allora che verità è? Ecco, tutti i paradossi della Conoscenza (il moderno ) e della Sapienza (il lungo filone cabalistico) che si divaricano fino ad arrivare ad oggi, dove il conoscere è parcellizzato come in un processo industriale, e il Sapere è ormai un dominio di pochi, esclusi spesso dai cerchi delle élites “scientifiche” moderne come “maghi” (non lo sono, se non in un senso molto particolare) e dove la stessa tradizione esoterica è volgarizzata in film come semplice “tecnica di potenza mondana (non è così) o come vicinanza al maligno. Ecco, nella cultura del mondo contemporaneo chi sa passare dal “vestito” al “corpo” è dalla parte del Male, l'esatto contrario della realtà.

Ma vediamo, con un esempio molto interessante, come lo Zohar “lavora” sul testo biblico.

 

Bereshit, la prima parola della Bibbia, significa, come è noto, “in principio”.

Ma la Torah aramaica traduce Bereshit con l'espressione “con saggezza” e lo Zohar narra di due creazioni, quella del Cosmo e quella dell'Uomo che dovrà interpretarlo e dominarlo in nome di Dio.

Per lo Zohar, Bereshit vuol dire “Li creò Sei”[30].

Ovvero, da una parte dei Cieli all'altra sei “parti” che si espandono, in creazione continua, dall'Inizio invisibile (infatti la Bibbia non si apre con l'Aleph, la prima parola dell'alfabeto, ma con la Beth di Bereshit) fino alla fine dei tempi, da quel punto che è H'cmâ (la Sapienza) e riguarda simbolicamente la Corona di Adam Khadmon e dalla Prima Sephirâ, e da lì Dio crea le altre Sephiroth a partire dalla Sephirâ Centrale, la Corona che “copre” l'abbagliante Luce della Sapienza Iniziale di Dio.

“Dio è Luce su Luce”, afferma il Corano [31] è la Luce impenetrabile dell'Inizio [32] è ciò che si vede, meglio, alla fine del processo della conoscenza sapienziale, “coperta” necessariamente dai “vestiti” dell'apparenza sensibile, l'ombra della luce, e soprattutto è insieme empiria e concetto, illuminazione e prassi, vita e conoscenza.

 Non vi è, nella tradizione cabalistica, alcuna divisione possibile tra vita privata e la ricerca delle conoscenza, che è un processo infinito, di tutto il corpo, di tutta l'anima, di tutto il sapere del singolo.

Altro che il continuo “dualismo” della conoscenza empirista occidentale, tra corpo e anima, tra vita e pensiero, tra azioni e concetti, tra responsabilità e sapere [33].

Ma, dal punto di vista strettamente logico-matematico, se il dualismo esiste sempre, nelle teorie razionaliste contemporanee, allora ci sarà appunto un nesso tra il “dualismo” e il sapere unitario, visto appunto che in nessun ambito della cultura contemporanea è privo di dualismi e di “contraddizioni”?

Come accade spesso nella tradizione sapienziale, l'esperienza mistica è spiegata, poi, con il riferimento, nel “vestito” dell'espressione, che pure non è estraneo al nucleo della Rivelazione, alla passione sessuale.

 L'Unificazione delle Sephiroth nello Zohar è spesso letta come un atto sessuale e, d'altra parte, gli uomini si riproducono proprio tramite questi atti.

 Il riferimento d'obbligo, nel testo biblico, è lo Shir ha-Shirim (il Cantico dei Cantici, il testo che Dante traslittera quando vede Beatrice per la prima volta nel Purgatorio) dove la Shekinah, della quale abbiamo già parlato, la Regina, la Sposa, Colei che Aspetta lo Sposo, è la Sapienza del “corpo” che dobbiamo riunire al suo Sposo, Thiphereth, L'Unico Benedetto.

L'uomo è parte di questa armonia tra Corona (Padre) Thiphereth (Figlio e Re) Shekinah la Regina.

Il suo “lavoro” sapienziale, per così dire, è quello di unire le Sephiroth, di facilitarne l'azione con la applicazione attenta dei Comandamenti (mitzvoth) [34].

L'Uomo partecipa alla Creazione continua del mondo, e lo fa tramite il “vestito” delle regole che l'Unico gli ha fatto avere, regole che servono per concentrare meglio l'energia del singolo, renderlo appunto parte attiva della Creazione continua che Dio opera nel Mondo, e possono adattarsi al livello intellettuale e spirituale di ogni soggetto.

Dio ha creato tutti e tutto per uno Scopo, non ha lasciato niente al caso, “Dio non gioca ai dadi”, per dirla con la famosa battuta di Albert Einstein, uno scienziato ebreo che ha trasformato in scienza contemporanea la sapienza della Luce e dello “splendore” cabalistico (E=MC2) e la teoria dell'espansione continua dell'Universo, fino ai suoi inconoscibili “bordi” [35].

Al sesso è legato, come in ogni teoria del dis-velamento razionalista occidentale, il male e il Peccato, ma, lo Zohar si chiede, perché esiste il male? Perché Dio permette all'angelo decaduto di operare sull'uomo e il cosmo?

Nel Corano, lo ricordiamo, Allah manda giù iblis, ovvero shaitan Perché, contro al Suo ordine,si è rifiutato di adorare l'Uomo appena creato [36].

 

 L'Uomo “fine” della Creazione che è per Dio, proprio per il ruolo che l'umanità possiede nella Creazione continua, l'inizio della nuova. Quindi va adorato, come da Suo ordine.

 Iblis è un empirista. Dice, sostanzialmente "Perché dovrei adorare questo povero essere, di gran lunga meno sapiente e potente di me?” ma Dio, facendolo precipitare, insegna al maligno e anche a noi che l'uomo è l'inizio, da sempre, della Creazione continua dell'Universo e se l'Uomo non esiste senza Dio, anche Dio ha bisogno dell'uomo.

Nessuna casualità quindi, nella tradizione sapienziale cabalistica nella creazione dell'Uomo, come oggi si tende a far passare per questione “metafisica” (una vera parolaccia, nel gergo filosofico attuale, che pure senza la metafisica, anche cabalistica, non avrebbe avuto luogo) ma assoluta naturalità della presenza dell'Uomo nel Mondo, nessun essere gettato nel mondo [37] dove pure l'Uomo, secondo Heidegger, è “pastore dell'Essere”.

Ma, per l'allievo di Husserl, essere “pastore” non vuol dire partecipare all'Essere, che pure non è Dio,ma semplicemente permettere, secondo l'immagine metaforica che egli usa, all'Essere di “passare nel Mondo” secondo i suoi desideri e necessità.

Un'idea che non toglie di mezzo la domanda: “allora Perché l'Uomo”? E l'altra domanda “ma come fa il pastore a conoscere le sue pecore, se sole le deve portare in giro nello spazio aperto del mondo”?

Un Heidegger stranamente vicino, in questo senso, all'empirismo contemporaneo, per cui tutto, a parte la conoscenza particellare, distaccata e sostanzialmente inutile dell'empirismo, è casualità, accidente o, addirittura, metafisica “cattiva”, il malin génie di Cartesio nel suo Discorso sul Metodo.

 

Ma la domanda ritorna, Perché quindi il Male nel mondo, nella Storia e nell'Uomo? Nella cultura contemporanea, la questione del male “radicale”, anche dopo la Shoah, è un problema concettuale irresolubile.

Abbiamo anche a che fare o con un “male residuale”, un'isola di istinti primitivi che resiste all'attacco dei Lumi [38] che garantiscono il Bene Universale, da un lato, o con la teoria del Condizionamento Sociale al Male, che non risolve mai la questione legata alla domanda: “Ma se questi delinquono, perché gli altri nelle loro condizioni sociali-culturali-economiche non lo fanno”?

Per la teoria della Qabalah, ci sono invece le “altre forze” (Sitra Ahra) che entrano in gioco nel mondo a causa dell'eccesso di “Din” (giudizio divino) in rapporto al comportamento degli uomini.

 La Sapienza tradizionale, e quindi la Qabalah, non solo non dimentica l'esistenza del Male essenziale, del Male Metafisico, ma definisce un universo parallelo di emanazioni oscure che accompagnano le Sephiroth della Luce [39].

Dieci Sephiroth della Impurità, che appaiono come un uomo cattivo (che comunque non è il maligno) il quale si oppone alla perfezione di Adam Kadmon.

Le dieci Sephiroth dell'impurità operano attraverso una kelipah, una forza che si oppone alla comunicazione naturale tra Uomo e Dio [40].

La kelipah evita che si faccia sentire la Shefa (energia divina) che è naturale in ogni uomo.

 Ovvero, la tendenza al bene, indotta dalla presenza in tutti i tempi e in tutti i luoghi di Dio, non è la bontà naturale dell'uomo che sarebbe stato rovinato dalla civilizzazione o dalle scienze (Rousseau) né si tratta di una volontà del male che razionalmente si annida in alcuni uomini, o in alcuni gruppi, secondo i modelli dell'antropologia positivista.

 Nello Zohar, a questo proposito, si afferma che nell'era messianica le forze “di interposizione” tra Dio e Uomo verranno gradualmente eliminate, e l'energia (si tratta spesso di energia, nella tradizione cabalistica) scorrerà senza interruzioni [41].

Il punto di superamento della influenza negativa, della interruzione del segnale tra Dio e l'uomo è la presenza della Shekinah, la figura femminile della Sapienza che, prima della Qabalah era esclusa, di fatto, dalla teologia ebraica, rigorosamente legata a figure maschili e quindi incapaci di riprodursi nei cieli.

La femminilità del Mistico, das Mystische, è la garanzia che l'Alto guarderà sempre con pazienza e amore filiale l'uomo, e che la Creazione nei Cieli continuerà ad operare, perché il principio femminile sintetizza ed equilibra i fattori energetici maschili dell'Universo Invisibile [42].

La Shekinah connette le energie dell'Uomo verso Dio e di Dio verso l'Uomo, dato che Egli è immobile e universale, e solo le Sephiroth seguono le trasformazioni del Mondo Visibile.

Shekinah è il punto di congiunzione tra mondo fisico e Mondo Invisibile di Dio, la “carezza imprevedibile” che ognuno riceve, senza saperlo, sul capo, quando occorre.

 É quindi la Shekinah che fa fluire la shefa, l'energia divina, e propone continuamente quello che l'uomo si dimentica, che Dio è eterno ma è immanente in ogni luogo e in ogni uomo, e in ogni epoca.

 Una differenza incalcolabile dalle teorie contemporanee non solo dell'uomo gettato nel mondo di heideggeriana memoria, ma rispetto a tutte le teorie della “morte di Dio” (e quindi della “morte dell'Uomo” come l'abbiamo finora conosciuto) informa la speranza incrollabile della Immanenza Divina, della Shekinah, in ogni luogo e in ogni momento [43].

L'uomo abbandonato da Dio è il Nulla replicabile, è il “cinesino” eguale a milioni di “cinesini” che lavorano nelle catene tayloriste globali con un po' di sogni, di olio leinitivo, di divertimenti futili, di ideologie “del divertimento”, nel senso etimologico del termine, che è proprio l'immagine operativa del Sitra Ahra, di ciò “che impedisce” il fluire dell'energia ex alto [44].

É l'immagine del mondo contemporaneo: l'”ideale cinese”[45] che è diventato anche un sistema economico globale, mentre le masse occidentali sono sottoposte ad un dominio del dispossessamento di sé, delle proprie tradizioni, delle proprie identità, dei propri consumi naturali,che ha come presupposto non solo il relativismo etico [46], perché ogni sistema di consumo deve valere da Miami a Manila, passando per Berlino, ma la stessa affermazione non solo della “morte di Dio” ma della sua assoluta inesistenza.

Ma se si parla di “relativismo etico”, allora perché, dal punto di vista strettamente logico, si parla ancora di un'etica? Ogni etica è inevitabilmente una metafisica.

Il capitalismo globale ha portato quindi non solo alla relativizzazione dei comportamenti e alla relativizzazione delle vecchie “ideologie”, comprese le religioni, ma ha stimolato la diffusione di una ideologia globale del “tutto è permesso” che ricorda molto da vicino il satanismo di Aleister Crowley che, peraltro, già faceva la sua prima apparizione nella copertina dell'album dei Beatles “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band”[47].

Liberare gli istinti e fare quello che si vuole nell'attimo, la regola maligna di Crowley, è la tessitura sottile del mondo dei consumi contemporaneo.

Ne usciremo o con la distruzione dell'uomo o con quella della Natura, e in ogni caso la lotta sarà, da parte delle forze del male, di Sitra Ahra, tale da non far sentire più il segnale di Dio che comunque continuerà a scorrere dall'alto verso il basso, ma non più, forse,dal basso verso l'alto, e la Creazione si fermerà per difetto dell'uomo a parteciparvi [48].

Shekinah è, inoltre, la Regina del Sabato perché, nel giorno del Riposo, fluisce più facilmente, nella casa familiare, l'energia divina dall'alto.

É dalla disubbiedienza del Giardino, di Adamo e di Eva, che la Shekinah, che è unificata con la Knesset Israel, la comunità di Israele, si è separata dal resto delle Sephiroth.

E ora sono solo le azioni umane a determinare se e come la Shekinah si riunirà con le altre Sephiroth o se rimarrà “in esilio”, come peraltro è accaduto al popolo ebraico.

 É da notare come, oltre alla tradizione del nazionalismo illuminista e romantico, mazziniano, si materializzi nel sionismo anche un aspetto cabalistico, forse non del tutto ignoto allo stesso fondatore Theodor Herzl, e che, nella tradizione dell'ebraismo moderno, ad ogni forma di “modernizzazione” corrisponda un tratto specifico della tradizione cabalistica da approfondire [49].

Il Messia per Noi, nel Popolo, nel Tempo voluto da Dio ma anche dagli Uomini; è il disegno dell'Era, appunto, messianica, della tradizione cabalistica, l'opposto del Sitra Ahra e del mondo contemporaneo così come si sta configurando.

 É la Shekinah, quindi, ad “animare” la creazione, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, ed è questo il senso del simbolismo sessuale applicato a tale figura cabalistica.

 

Nella tradizione cabalistica, poi, l'En Sof, Colui che É e che non cambia, emana le Sephiroth e quindi Dio, l'Unico, rimane En Sof ma le Sephiroth, nella loro trasformazione, seguono l'En Sof, ne rappresentano le infinite caratteristiche anche per l'uomo, ed è così che Dio si rivela costantemente pur rimanendo, naturalmente, sempre eguale a sé stesso [50].

 É quindi una teologia implicita ben diversa rispetto a quella della società contemporanea: mentre il mondo d'oggi relativizza ogni innovazione e la pone in opposizione ad uno spesso indefinito “passato”, nella vecchia tradizione illuminista del vecchio “da buttare” e del nuovo da ricevere comunque, la Dottrina delle Emanazioni, Atzilut, mette in comunicazione il nuovo non solo con il passato, ma con l'Eterno.

Sta all'Uomo, illuminato dalla potenza della Shekinah, la comprensione di questo nesso che è comunque oggettivo e razionale: il mondo non si separa da sé stesso, la natura non facit saltus, ogni evoluzione è nella capacità e nella comprensione dell'Uomo e nella potenzialità della sua storia.

 Una teoria della naturalità del cambiamento che è lontana dalla mitologia contemporanea delle “rivoluzioni”.

Atzilut, comunque, avviene dentro Dio. É un processo continuo, presente in ogni momento della nostra vita, è il discorso di Dio nella Storia dell'Uomo.

 Vi è, prima della percezione del discorso di Dio, poi la percezione dello stacco del Nulla, Ayin, il punto in cui Ein Sof e le Sephiroth si congiungono.

Il mondo è stato creato dal Nulla, dove prima c'era il Vuoto [51]. E questo, ancora, ripete, avendole anticipate misticamente, le scoperte della fisica contemporanea [52].

Abbiamo a che fare con un paradosso storicoe concettuale: mentre le teorie del moderno, che hanno modellato le ideologie contemporanee, sono teorie che spesso mitizzano le scienze positive e la fisica senza comprenderle nella loro prassi, la tradizione cabalistica, fin dall'inizio, ha a che fare con gli universi che poi ci saranno noti nella fisica dai primi del Novecento in poi, e soprattutto, li tematizza nella sua teologia, li fa propri nel processo continuo di creazione da parte di Dio.

 

Ed è il misticismo a far percepire questa dimensione doppia, della immanenza e trascendenza simultanea di Dio, in un contesto in cui l'esperienza del sapere immediato, della percezione della presenza di Dio in sé e nel mondo, diviene indicibile e sempre più profonda, nell'uomo che riesca a sperimentarla.

Il misticismo, lo abbiamo visto, è nel mondo contemporaneo una parola da non utilizzare mai: casomai, è una tecnica per ricongiungersi ai propri desideri, ai propri istinti, ma non alla direzione verso l'alto che esso presuppone nella tradizione cabalistica e nelle altre tradizioni sapienziali, quella cattolica compresa, che lo comprendono.

Rifiutare il misticismo, per l'uomo, “chiudere il cielo”, è la costrizione alla accettazione della unica sapienza parcellizzata, empirista, la cenere dopo il fuoco iniziatico che ha avuto il proprio inizio nel Rinascimento [53].

E se fosse invece più razionale riconoscere la direzione mistica naturale in ogni uomo, che viene spesso soffocata dall'educazione e dal condizionamento culturale e sociale contemporaneo, senza fare peccato contro lo spirito riducendo l'Uomo ad un essere senziente e a, come diceva Benjamin Franlin, un toolmaking animal?

Se si teorizza la primitività animale dell'uomo come la sua essenza, il che è un errore empirico, peraltro, allora si teorizza o la distruzione della civiltà umana, colpita dal bellum omnium contra omnes globale, oppure la incapacità stessa dell'uomo a rimanere il toolmaking animal della “scena primitiva” hobbesiana richiamata da Benjamin Franklin [54].

Se si fanno strumenti, si producono segni, se si immettono segni nel mondo si partecipa alla creazione che è, anche da parte dell'Uomo, la percezione dei tanti livelli della realtà, che non è solo quella descritta dal materialismo contemporaneo.

Si pensi, qui, al rilievo simbolico della teoria cabalistica dei Quattro Mondi. Il più alto è quello della Emanazione (atzilut, ne abbiamo già parlato) il secondo è quello della Creazione (beriah [55]) poi quello della Formazione (yetsirah) fino al mondo dell'Azione (Asiyah).

Il Mondo della Formazione è quello del Carro Divino (Merkavah) e degli Angeli di grado più elevato, Asiyah è il luogo degli Angeli di minore livello [56].

Sono i quattro livelli, anche, dell'esperienza umana, che viene sempre aiutata dagli Angeli, figure di collegamento tra le Sephiroth e l'uomo e si tratta di una sequenza continua, che non può essere interrotta dall'esterno, se non dalla forze del male.

Ovvero, il mondo e l'uomo procedono naturalmente ma, soprattutto, a livello soprannaturale, verso una conoscenza superiore, che può essere interrotta solo dall'azione del maligno e dei suoi aiutanti.

É l'anima umana, attraverso la preghiera e l'applicazione dei doveri (mitzvoth) che, progressivamente, si libera dal condizionamento del mondo esterno, che peraltro “non si può capire da solo”, come ripeteva Giorgio Colli, e ascende verso la conoscenza mistica che, proprio come i mitzvoth sono eseguibili e comprensibili da tutti, può essere, a certe condizioni, raggiunta da molti, se non da tutti [57].

É esperienza di tutti, e non di molti, la percezione di stati della conoscenza spirituale che sono superiori, almeno per un momento, alla normale conoscenza che abbiamo del mondo e di noi stessi.

Non si tratta di esaltazione, che è ben altra cosa, ma della percezione di un “altro stato”[58] che è stata od è universalmente nota.

La cultura contemporanea la nega, sovrapponendole una sessualità spesso malata ed artificialmente eccessiva, ma la realtà completa, che è appunto il tema della Qabalah, la accetta e la studia, offrendo strumenti per rafforzare, nella direzione giusta, quella che nei Proverbi (20-7) è chiamata la candela di Dio, l'anima.

L'anima, appunto. Per la “candela di Dio”la Qabalah propone il suo metodo che è fatto, proprio perché simbolico e capace di mettere in simultanea correlazione più livelli di interpretazione, una sequenza di definizioni che corrisponde anche alla differenza di gradi dell'anima nella sua naturale ascesa verso Dio, di sfumature e di sottigliezze.

Per la sapienza occidentale, anche per quella religiosa ufficiale, l'anima è un dato fisso, una “forma” aristotelica, che si infonde in un corpo e, appunto lo anima.

Il XX secolo ha poi confinato l'anima ad un ruolo passivo, quasi romantico post litteram,di raccoglitore di sensazioni dell'ambiente, e la psicologia ha fatto il resto, inchiodando l'anima alle sue maladies [59].

Ma la prassi intellettuale e simbolica cabalistica rispetta il suo oggetto, se ne prende infinita cura, lo studia in ogni suo particolare proprio utilizzando la rete dei rimandi semantici che l'Ebraico ( e l'Aramaico) permettono.

Quindi, è l'anima umana che manifesta, a vari livelli, il Divino nel mondo, “Neshama”, “Ruach”, “Nefesh”, sono i tre livelli contigui dell'anima, le sue tre funzioni-definizioni.

Neshama è il livello più alto dell'anima, quello che è vicino al compimento della volontà di Dio alla quale partecipa anche il soggetto agente, Ruach è quella che potremmo definire nella filosofia occidentale l'anima “intellettuale”, Nefesh è l'anima soggettiva, il mero ricettacolo di tutto ciò che non si chiude nel cerchio delle forze corporee.

La definizione occidentale, che vede appunto, soprattutto oggi, l'anima contrapposta al “corpo”, ricettacolo di idee astratte la prima, e di semplici istinti, voglie, desideri, o genericamente “peccati” il secondo.

Tutto, per la Qabalah, ha un'anima: tutto è parte della Divinità, quindi tutto ha la possibilità di partecipare, al suo livello di appercezione, per usare un termine kantiano, alla percezione del Divino e alla Sua attività di Creazione Continua.

Un poco come accade in tutte le tradizioni esoteriche di antica sapienza, nella Qabalah si deve prima di tutto, come insegnano i maestri hassidici, ridurre il proprio Io (“ani”) al Nulla (Ayin) perché l'”anima corporalis”, come la definivano i filosofi stoici, quella che genera la percezione della propria identità fisica, della propria separatezza dal mondo e dalle sue “voci”, è il primo ostacolo verso la Via della Conoscenza. (Sula tecnica di riduzione dell'Io al Nulla consultare in questa stessa sezione: "La Bittul ha-Yesh" [Nota del Curatore])

Accade nello Zen, si verifica nella mistica cristiana di San Juan de la Cruz, santo carmelitano devotissimo alla Shekinah dei Cristiani, la Vergine, si verifica inoltre nelle tradizioni sciamaniche centro-asiatiche che, probabilmente, hanno comunicato, almeno nella fase della “cattività babilonese”, con la sapienza ebraica.

Quindi l'anima non è l'affermazione dell'Io, come nella cultura borghese-romantica tra otto e novecento nella cultura occidentale, ma semmai la accettazione del fatto cabalistico che è Dio che, attraverso la nostra anima, ai livelli ai quali la sappiamo e possiamo far raggiungere, si manifesta nel mondo e lo costruisce con noi e attraverso di noi.

 É in questo contesto che dobbiamo comprendere come, per la tradizione cabalistica, ogni atto delle nostre persone, ogni lampo della nostra personalità lascia una scia (“kavana”) che va ben oltre l'oggetto dell'azione o della relazione.

Le nostre azioni, tutte, hanno quindi un impatto su più livelli, quello visibile, come la narrazione che dei fatti si fa nelle teorie della sociologi occidentale, che addirittura ha ridotto, imitando l'economia marginalista, la azioni dei grandi gruppi a quelle dei singoli soggetti [60].

Oppure quello degli Invisibili, sia nella percezione dell'anima ai suoi livelli superiori che nella conoscenza che è solo di Dio o delle Sue Sephiroth: è questo il motivo per cui la attenta esecuzione di un comandamento, la retta lettura di un testo, la corretta ritualità della festa spargono onde che vanno ben oltre il visibile, l'attuale, il futuro e, paradossalmente, anche il passato.

La Qabalah ha già elaborato, nella sua sapienza antica, che l'Universo non ha Tempo, e che passato, presente e futuro sono tutte delle modalità percettive del tutto soggettive di ciò che accade in altro modo, nell'Invisibile cosmico e spirituale [61].

 E, quindi, ogni atto, di qualsiasi importanza o rilevanza esso sia, ha due direzioni simultanee: una, quella verso i livelli superiori e invisibili delle Sephiroth e della Opera di Dio nel Mondo, l'altro verso la linea che noi chiamiamo del tempo.

 Ed è qui che si rivela il tema del messianismo cabalistico.

La redenzione dell'individuo avviene, per i testi dello Zohar in particolare, con la conoscenza (che non è certo la sommatoria di fatti e dati che l'Occidente considera con questo termine, e che lo stesso Occidente non riesce più a utilizzare compiutamente) e con la progressiva unione con Dio, che è, come affermavano i cabalisti settecenteschi polacchi, “come l'ombra, ti segue ovunque”[62].

“Aspettare il Messia” significa, per la tradizione cabalistica, espandere il ruolo e l'effetto della Torah, che accelererà l'arrivo dell'Annunciato [63].

 Quindi, sapere la Torah, interpretarla, utilizzarla cabalisticamente per raggiungere la unione con Dio, è già, in parte, l'annuncio e l'organizzazione dell'arrivo del Messia.

Anche la recita della preghiera, se compiuta correttamente, può unificare i mondi superiori con quelli visibili e quindi avvicinare il compimento dei tempi, l'arrivo dell'Annunciato, nella forma e nel modo che Dio vorrà.

Come è distante questa “cultura dell'attenzione” cabalistica dalla superficiale distrazione tipica della cultura e della prassi occidentali contemporanee.

Nel sapere occidentale del nostro tempo, viene dato per certo che cosa sia importante e cosa no, cosa sia dotato di senso e cosa invece irrilevante, il tutto sulla base di categorie spesso vecchie che, comunque, riguardano solo il mondo visibile, e solo una parte di esso.

La tenerezza con la quale la Qabalah legge il reale fa sì che che non si possa mai affermare che cosa o chi è rilevante in quel momento, non possiamo conoscere la sua “scia” in questo e nei mondi compossibili e invisibili (le vecchie terminologie di Leibniz, studioso di Qabalah, sono qui utilissime [64]) e quindi l'approccio ai fatti e alle esperienze non è mai apodittico, come nei sistemi filosofici occidentali che ricordano la metafora hegeliana di chi voleva imparare a nuotare muovendosi sulla spiaggia, ma si adatta direttamente all'anima delle cose, che si percepisce con la relazione linguistica e semantica tra le parole e le cose.

Una tecnica che, per esempio, sarà resa “materialistica” da Sigmund Freud, nel cui studio, a Berggasse 19 di Vienna, vi era una biblioteca esoterica e di cabala di notevole rilievo [65].

Far giocare il caso, visto che Dio è “la nostra ombra”, e far partire dalle prime assonanze e dalle prime percezioni e associazioni mentali un percorso che però, nell'universo cabalistico, non porta alla rivelazione degli istinti primari dell'inconscio, di ciò che è prima dell'Io, ma di ciò che è sempre oltre l'Io, e che si riconnette con l'anima delle cose e delle altre persone.

Quindi, niente “individualismo metodologico” nella tradizione esoterica ebraica.

 Studiare insieme, vivere insieme, elaborare nel proprio ambiente la kavana delle proprie azioni, legare la preghiera e l'azione sapienziale a quella politica e sociale sono un dato essenziale sia per l'Ebraismo che per la specifica tradizione qabbalica.

É la forma visibile dell'”annullamento dell'Ego”, del rifiuto di quello che Carlo Emilio Gadda chiamava “l'Io palo”.

La trascendenza dell'io è detta, nella sapienza della Qabalah, Bittul ha-Yesh.

Possiamo però trasformare in idoli sia la ricerca del superamento dell'io, che diventa un “fine in sé” e quindi non viene donato da Dio, che il risultato stesso della ricerca, cessare di cercare uno stadio superiore di conoscenza, fermarci nel mondo, divenuto, sublunare e narcisistico, del nostro desiderio di autosuperamento finalmente realizzatosi [66].

 Un modo può essere quello di concentrare tutti i ostri sforzi di concentrazione in quello che si fa e avviene in quell'esatto momento, per aumentare il suo effetto di kavana e quindi evitare il riaggregarsi dell'Ego [67].

 L'Occidente vive dell'Io e rifiuta la meditazione, che ritiene una attitudine oziosa di folli “mistici” che si spostano con la loro mente verso mondi inesistenti Perché sfuggono ai nostri cinque sensi.

E quante cose che sfuggono ai nostri sensi siamo obbligati a credere? Una vera infinità, basta pensarci un attimo.

Ecco, il pensiero (ma il termine pensiero è riduttivo) cabalistico è la cura, quello che Heidegger definiva in un capitolo di “Essere e Tempo”, appunto, Sorge.

 L'attenzione a dove passa l'Essere, la concentrazione su di lui, e non su di te, che non sei nulla, è questo che ci insegna la tecnica (ma anche questo termine è riduttivo) della sapienza cabalistica.

Ovvero, il Sapiente cabalista “riporta il divino in tutto ciò che è, animato o inanimato, e lo riconduce a Nulla, Perché in ogni monento è possibile la connessione al Divino, che trasforma il mondo che si ha intorno, proprio come farà il Messia al Suo arrivo.

 Siamo arrivati alla Qabalah estatica, quell'estasi che, pure a tutti necessaria, l'”essere fuori di sè”, o meglio “dell'io”, l'Occidente ha trasformato in chimica per l'elevazione degli stati inferiori degli istinti, quelli che rimangono indifferenziati anche nella dimensione della massa.

 La Qabalah estatica o profetica, nella tradizione di Abraham Abulafia, è una tecnica (anche qui il termine è improprio) per usare il testo della Qabalah in modo tale da arrivare il più vicino a Dio possibile, l'unione addirittura (devekut [68]) con l'Altissimo tramite due mezzi che, però, dipendono dalla “candela “ e dalla “kavana” di chi li usa: l'uso combinatorio dell'alfabeto ebraico e la meditazione, profonda, sui vari Nomi di Dio.

Per Abulafia, la meditazione richiedeva poi lo studio delle tecniche di permutazione dei nomi (e delle vocali) di Dio, musica, uso dei colori, movimenti fisici [69].

 Il tutto per interrompere, come fanno tutti i mistici, il flusso delle abitudini correnti, anche nel corpo, e costruire uno stato atto alla ricezione del Sapere e quindi dell'unità con Dio.

Nel mondo occidentale contemporaneo, la sapienza esoterica, quella vera, non il magic shop delle mode, è ormai del tutto bandita.

 Le Vie per la conoscenza sono tali se codificate,massificate, accettate dalla macchina culturale e politica, rese utili per il grande mercato del gadget dove, come sempre accade, l'oggetto sopravanza e sostituisce l'esperienza.

 Cartoline Postali dall'Essere, verrebbe da dire.

In effetti, la mistica di Abulafia [70]è una tecnica per “riempire” le mitzvoth, per coprire assolutamente tutti gli attimi di ogni obbligazione religiosa, e non solo.

Se la civiltà contemporanea vive di attimo in attimo, in attesa di un indeterminato futuro composto dalla cattiva infinità degli attimi già trascorsi e non compresi appieno, la Qabalah insegna a approfondire, fino quasi a farlo diventare una piccola eternità, ogni attimo.

 

Occorre però ricordarsi che esiste, o è esistita, una Qabalah cristiana, che si è basata sulle traduzioni dei convertiti al cristianesimo, anche tra i cabalisti, che è poi divenuta una base per speculazioni combinatorie nella lingua di Cicerone, dopo che la conoscenza delle radici ebraiche si è lentamente estinta.

Ciò vuol dire, oggi, che il potenziale della Qabalah è passibile di essere esteso ad altre religioni, ad altre pratiche sapienziali, ad altri universi culturali.

In che modo? Certo, la moda non è un viatico particolarmente utile, ma lo studio del nesso tra la tradizione cabalistica il Rinascimento, la filosofia che oggi definiamo “razionalistica”, e che non abbiamo reintegrato nel suo completo humus mentale e psicologico, e i tanti fiumi carsici della cultura sapienziale dentro il Novecento, potrebbe essere utile.

Ma, per chi studi questioni esoteriche, c'è sempre il pericolo di una penetrazione, proprio durante lo studio e la pratica sapienziale, di forze occulte e negative che possono andare da piccoli attentati alla persona dello studioso alla tentazione massima, la torsione della Via ai propri interessi e al proprio Io.

É il mercato, il magic shopche riempie, con i cascami commerciali delle pratiche esoteriche, il vuoto immenso lasciato dalla civiltà contemporanea, unico tentativo, nella storia

 dell'umanità, di fare a meno di Dio, della metafisica, di una dottrina dell'invisibile, per rincorrere proprio quelle scienze che da una visione interiore e sottile erano nate [71].

 Occorre, quindi, che i sapienti di oggi evitino, con le loro capacità, di fare quelli che procurano ciò che Henri Bergson chiamava “il supplemento d'anima” alla civiltà occidentale, ma la sappiano lentamente trasformare, nelle vie che Dio vorrà, verso linee più adatte all'Uomo e alla presenza di Dio in lui.

 Narrare la Creazione del mondo, narrare la creazione derivata dell'Uomo, derivare d questa lettura simbolica del Genesi e della Torah non solo e non tanto regole di comportamento morale, ma regole per la trasformazione dell'uomo verso Dio, per la sua progressiva santificazione.

Per la Qabalah luriana, per esempio [72], l'”En Sof” è Ayin, “nulla” prima della Creazione ma è potenzialmente e oggettivamente il Tutto.

La “luce dell'En Sof” (Or Ein Sof) è l'energia che sostiene e mantiene in vita tutto il cosmo. E qui è facile vedere come la fisica einsteniana, già lo accennavamo, ha molti tratti di una matematizzazione della Qabalah luriana.

 Ein Sof deve però manifestarsi come un mondo visibile, e questo accade attraverso una prassi di contrazione continua e successiva espansione che produce una sequenza di mondi metafisici e insieme oggettivi (ha olamot)che comunque dipendono dall'Ein Sof per la loro sopravvivenza, per ogni attimo.

Sembra di leggere un testo di atrofisica cotemporanea.

 Per Luria, poi, Adam Kadmon, l'Uomo Archetipo, viene creato dall'Ein Sof con tutte le idee-base per il mondo finito e la struttura dell'umanità, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa o etnica.

I Sephiroth, a questo punto, che sono all'inizio parte dell'Ein Sof, divengono le emanazioni dentro le quali si struttura l'universo creato, e si “rompono” con l'impatto della Luce Increata di Dio.

LaRottura dei vascelli”, come Luria immaginificamente la chiama,genera lo stato di disordine, di “esilio” in cui tutto il mondo creato si muove.

 A questo punto, i Sephiroth si ristrutturano in Partzufim (personalità, volti) che, tramite le loro relazioni, iniziano a emendare il mondo, a mettere in ordine il cosmo e il sistema degli umani.

 É a questo punto che occorrono proprio gli essere umani, che possono, tramite le loro capacità di insight mistico e razionale insieme (nella tradizione cabalistica le due funzioni non sono mai separate) raccogliere i “pezzi di luce”divina nascosti nella realtà (e nell'animo umano) per poi definire e sostenere la Creazione, trasformando l'Ein Sof, che all'inizio è Ayin, nulla, nella sua pienezza completa.

 É Dio che crea l'uomo, ma è l'uomo non che “crea” Ein Sof, naturalmente, ma lo porta al suo finale compimento.

Una teorica, un simbolo, della reintegrazione dell'Uomo in Dio e del collegamento tra creazione del cosmo e creatività umana.

 Lo strumento per la costruzione del mondo da parte dell'uomo, e per la reintegrazione dell'Ein Sof, è per Luria il linguaggio.

Quando si è definito un contenuto, si è costruita una frase, è come se le Sephiroth riemergessero, dato che esse sono il linguaggio di Dio [73].

 É con il linguaggio, naturalmente legato alla sapienza cabalistica, che si ricostruisce il mondo, si ricostruisce l'unità di Dio.

É una metafora importante della vita umana e della stessa esperienza di ogni singolo: “dare significato” nella propria vita, a ciò che si dice e quindi si fa ricostruisce il mondo secondo il dettame di Dio, che è Egli stesso ri-costruito in questo processo, in cui ha assoluto bisogno dell'uomo.

 Una teologia della cultura e della sapienza, della ricerca anche psicologica della propria identità da immediatamente superare verso altri traguardi, per evitare che il “pane fermenti” e il Faraone ci prenda tutti, e una grande metafora del ruolo dell'uomo nel cosmo e nella storia, tramite la conoscenza, il linguaggio, l'”apportare significato” al mondo.

Tutto il mondo è significato, e quindi apportare anche un piccolo semantema al cosmo significa accelerare la realizzazione di quella fase in cui “tutto sarà chiaro”, e il cosmo si manifesterà in tutto il suo fulgore salvifico.

La cultura cabalistica i suoi simboli, le sue metafore, le sue tradizioni sono pensate per “andare oltre” il mondo reale, ma non come in una fuga da esso, in un misticismo soggettivistico e narcisistico, ma come una tecnica di ricostruzione dell'Uomo tramite l'esperienza di una realtà superiore alla quale egli può partecipare e collaborare.

 La cultura e la società oggi sono evidentemente esauste: tutte le idee, i temi, le tradizioni hanno grande difficoltà a fare un passo oltre la realtà del quotidiano, la riproduzione della “cattiva infinità”, come la chiamava Hegel, della ripetizione del sempre uguale.

 Colpa di una rottura nella tradizione culturale, che non ha fatto emergere gli elementi sapienziali che pure erano presenti in molte delle teorie filosofiche e politiche che ancora oggi vanno per la maggiore, e colpa di una incapacità di creare, cabalisticamente, la collaborazione tra l'Uomo e l'Ein Sofche occorre per ricostruire l'energia del nostro mondo.

In altri termini, l'Occidente si è progressivamente de-spiritualizzato, spesso con esiti addirittura umoristici, basti pensare al “materialismo volgare” di certo positivismo all'inizio del XX secolo, e questo vuol dire che, alla fine della sua de-spiritualizzazione, la nostra civiltà, e tutte le altre civiltà per loro conto, cesseranno di esistere come tali.

 Senza spirito non vi è comunità umana, e addirittura senza spirito non vi è materia, come insegna la simbologia cabalistica.

E anche la fisica contemporanea, peraltro [74].

 Ed è lo spirito, l'esercizio esoterico e profondo dell'uomo che si riporta alla sua natura profonda per poi superarla usando simboli e nomi, ciò che fa conoscere anche la realtà oggettiva, la “realtà effettuale della cosa”, come la chiamava Machiavelli.

Non si dà il contrario: da una serie di brandelli senza spirito e sapienza non si arriva non dico alla Conoscenza, ma nemmeno all'Idea.

Non è un caso che, nella filosofia e nella politica contemporanea,non vi siano idee e forme di conoscenza all'altezza della crisi profonda che stiamo vivendo.

Non certo le ultime fasi del neopositivismo logico, che descrivono ex post, quasi santificandole, alcune scoperte recenti.

Nemmeno le tradizione filosofica che fa capo alla lettura post-esistenzialistica di Heidegger, ha molto da dare per la ricostruzione dello Spirito contemporaneo.

Se pure tralasciamo le speculazioni spesso inutilmente difficili del testo di Essere e Tempo, vi troviamo una attesa dell'Essere al quale l'uomo non può e non deve collaborare, e che probabilmente non potrà comprendere quando Esso si realizzerà [75].

Abbiamo a che fare con un misticismo soggettivista dentro il quale entrano spesso influenze nefaste, a cui si ricollega un materialismo ingenuo che pervade l'intera società.

E, ironia della sorte, tale materialismo “volgare”, comel'avrebbe definito Karl Marx, viene esaltato proprio nel momento in cui la crisi strutturale dell'economia occidentale rende sempre più difficile la creazione e la distribuzione della “materia”.

 Mai si era vista, nella storia della civiltà umana, una società che crede di sopravvivere negando sistematicamente lo Spirito, e sovrapponendo ad esso l'istinto, la materia, il consumo, il piacere,l'arricchimento materiale privato, o una eticità legalistica che, senza valori profondi e “metafisici”, ha bisogno di sempre più leggi, codicilli, altre leggi per raggiungere almeno qualche risultato.

D'altra parte, l'Occidente ha creduto finora che il suo essere nell'età heideggeriana “della tecnica” fosse una sorta di sigillo della sua potenza globale.

Il rapporto con le civiltà non occidentali, pacifico o meno, ci ha dimostrato finora che la tèchne non trasmette i valori nella quale noi l'abbiamo costruita, semplicemente Perché i significati e lo Spirito si trasmettono con lo Spirito, con il discorso che “porta la luce” di cui parla la Qabalah luriana.

Altro effetto di questa enucleazione dello Spirito dal nostro mondo è appunto la polarizzazione tra una superficiale integrazione delle altre civilizzazioni nel nostro contesto, con il mito del multiculturalismo [76]a cui si oppone una progressiva tribalizzazione, la creazione di “riserve indiane” per le varie civiltà, ma sarebbe meglio dirle civilizzazioni, che hanno rapporti diretti con il nostro mondo.

 O si integra sul piano strettamente sociologico, spesso creando situazioni di tensione e di progressivo rifiuto, oppure si allontana la sfida dell'Altro, che è portatore non solo di una civilizzazione, ma di una Idea, di un progetto dello Spirito.

Anche il comunismo cinese, per esempio, ha assorbito recentemente la tradizione confuciana [77] mentre le moschee sciite e sunnite si gonfiano del vento che ha trasformato la parziale sconfitta del jihad della spada nella grande trasformazione delle “primavere arabe”, dietro le quali si intravede un nuovo equilibrio di potenza tra i Paesi arabi e islamici, m soprattutto la capacità di elaborare, oltre ad un progetto politico, un messaggio ideale, una Conoscenza che, come diceva Kant, “riscaldi anche i cuori”.

Senza il nesso tra Cuore e Sapere, senza la capacità delle nostre idee di modellare non solo i progetti materiali della gente, ma i loro sogni, le loro idee, la loro capacità di “andare oltre”, non avremo partita facile nel mondo che si sta delineando, anche dal punto di vista geopolitico.

La Crisi è quindi soprattutto, lo ripetiamo, spirituale: abbiamo dimenticato lo spirito della nostra civiltà,la abbiamo trasformata in civilizzazione materialistica, che pure i confuciani comunisti ci stanno oggi copiando, mentre proprio la materia, il mito del benessere, la stabilità dei bisogni delle masse sono ormai messi a dura prova e non potranno certamente rimanere ai livelli che abbiamo conosciuto anni fa.

 Già, ma quale è lo Spirito, della nostra Civiltà? É la cultura del lavoro che diviene creazione d'arte, e non “opera d'arte serialmente ripetuta [78]”, è la cultura del sacrificio volontariamente assunto per i figli, per il prossimo, per gli ideali in cui si crede.

 Una civiltà “del lavoro” che è un passare oltre la materia, ed un mondo in cui è codificato il dono, di sé e degli oggetti.

Altro modo di andare “oltre” il sé.

 Se quindi la nostra civiltà non percepisce questo pericolo mortale che la sovrasta, e che si materializzerà tra non molto nella emarginazione dell'Europa dai grandi equilibri globali, il problema è, lo ripetiamo, lo Spirito.

Una crisi che comunque ha colpito anche le sedi spirituali tradizionali europee: la Chiesa Cattolica, per esempio, sopporta continuamente attacchi “da Occidente” sul piano dell'etica personale e privata, attacchi che significano una cosa sola: che a Roma è lanciata una sfida mortale: o diviene una religione delle civilizzazioni e un supporto alle ideologie correnti, come è accaduto altrove, o sarà trascinata nel fango.

Lo stesso, mutatis mutandis, si può dire della Massoneria, delle varie massonerie: se, da un lato, esse hanno reagito meglio agli attacchi più recenti del materialismo contemporaneo, per una maggiore aderenza storica alla modernità visibile, esse sono state attaccate per la loro segretezza, per la stessa tradizione esoterica, per i loro sistemi gerarchici.

 Si avanza, nel mondo del futuro, se non vi porremo un ormai estremo rimedio, una folla globale [79], in cui tutto viene ridotto alle dimensioni del quotidiano, del soggettivo, del materiale.

E questa folla potrebbe essere manipolata facilmente da vecchi e nuovi centri di potere, più legati di quanto oggi non accada ad interessi materiali di breve respiro.

La Realtà ha comunque le sue anime: l'anima della Resistenza, che si ritrova in alcuni gruppi che vivono nel mito che tutto possa ritornare come prima, in un mondo regolato dalle vecchie tradizioni e dalle élites che le hanno incarnate, l'anima del Cedimento, la credenza che ormai tutto sia perduto e occorra solo trattare una resa onorevole alle Forze del Male, alle Forze della civilizzazione ultra-materialistica, le forze poi che mettono da parte la Crisi, che non ritengono ancora all'ordine del giorno.

Nessuna di queste anime del problema attuale ha, secondo noi, del tutto ragione: il Tradizionalismo non fa i conti con la dinamica di massa e globale del fenomeno che potremmo definire della “post-civiltà”, e magari potrebbe ridursi ad essere una riserva indiana che fa il gioco proprio della post-civiltà che dice di combattere, la Resistenza non fa il conto che le forze che ormai sono in campo per la post-civiltà, i “cinesini” di Nietzsche, come li abbiamo chiamati, che sono potentissime e transnazionali e capaci, al loro interno, di avere una Idea di civiltà: quella che potremmo definire, con metafora cabalistica del Nuovo Faraone: una immensa massa di piccoli ed uguali “cinesini”, comandati, attraverso il piacere e il dolore e i nuovi miti che vediamo sorgere, da una ristrettissima cerchia di Mandarini, di scribi del faraone.

 L'Idea del Cedimento non fa il conto che la post-civiltà è fatta dei pezzi e dei significati della vecchia Civiltà, che magari basta far ritornare al loro giusto spirito, con una battaglia culturale e politica di grande e poliennale respiro.

 Quale è quindi oggi lo Spirito? É quello che abbiamo letto nella tradizione cabalistica: l'Uomo che “integra” Dio, la ricerca del sé che non è mai una semplice affermazione della materia, la incapacità dell'uomo occidentale (e del sapiente cabalista) di fermarsi in un punto, che diviene appunto un “idolo”.

 E lo Spirito si ritrova nella Tradizione, m non in quella che viene spesso “venduta” come tale, ma in quella che viene ricreata ogni giorno nella elaborazione culturale e politica delle élites più responsabili.

 Una parola sul materialismo contemporaneo, l'ideologia da insetti che si sta diffondendo nelle masse globali.

Deve essere fortemente contrastato, e in questo tutte le Realtà dello Spirito devono lealmente collaborare [80].

Ci salverà dunque lo Spirito, come sempre, che è, lo sappiamo dalle metafore cabalistiche, la sola realtà.

 Ma, sul piano politico, le cose si complicano: abbiamo avuto, in tutti gli schieramenti, la tendenza a espandere la base dei propri sostenitori con una espansione della spesa pubblica, un “comprarsi il consenso” che, dopo la troppo sbandierata “morte delle ideologie”, ha colpito tutti i gruppi politici [81].

Non è una soluzione, ed infatti tutte le culture politiche italiane, ma ciò accade ovunque nel mondo occidentale, sono in fase di crisi elettorale stabile, alla quale non sanno porre rimedio se non con il mito del leader, spesso modulato dagli spin doctors, poiché il leader proposto non ha in sé il carisma naturale necessario per essere il Capo.

 Oppure si è pensato alla espansione pubblicitaria di piccoli rimedi, dagli sconti fiscali per questo o quel gruppo, per produrre l'effetto psicologico di una possibile nuova crescita economica.

Manca lo Spirito, è quello che ci salverà, anche in politica. É finito un ciclo, culturale, politico, produttivo.

La cultura ha finito di “andare verso il popolo”, di volgarizzarsi per raggiungere tutti [82].

É divenuta, per gli strumenti che conosciamo, inutile per costruire una élite.

Il sistema produttivo è ormai privo dei patterns, dei nuovi cicli di tecnologie capaci di modellare un intero insieme sociale [83]. Se avremo un nuovo boom economico, sarà per una frazione di popolazione, e l'altra non ne avrà certi benefici.

 La politica rappresenta ormai un modello ottocentesco, fatto di partiti, stati-nazione, ideologie, militanti, elettori da fidelizzare senza ormai niente più spesa pubblica a disposizione.

Non lega le masse alle élites, non lega le masse tra loro, non lega le forze politiche stesse tra di loro, non produce più classe dirigente reale.

 Ma nemmeno le élites non elettive sono in miglior condizioni [84].

Quindi, non vi sono soluzioni interne alla ricombinazione degli elementi già noti del sistema che sta andando ormai in definitiva crisi economica, morale, politica.

Cosa fare? Potremmo vedere un progetto.

 

Oggi, nel mare magnum delle ideologie morte che si rivestono di post-moderno, di vecchi sociologismi che proclamano dover venire un materialismo già ormai troppo diffuso, di misticismi da supermercato, c'è una sola necessità per riformare le classi dirigenti e da essa il popolo: la diffusione, con le dovute attenzioni, della tradizione iniziatica.

Solo tramite l'occhio del Sapiente, che non è mai un “intellettuale”, un engagè, un “uomo del visibile” e schiavo della materia, è possibile definire le dinamiche in atto nella società e nel mondo, dinamiche che nascono nel luogo dove arriva solamente l'Iniziato.

Quali sono, quindi, le dinamiche in atto da seguire? Certamente il rapporto tra mente e corpo, asse della più profana separazione tra anima e corpo, poi la distruzione della cultura, divenuta una forma di pubblicità politica, in attesa che venga distrutta tra poco tuttal'”alta cultura”, luogo inevitabilmente elitario, la fine del discorso logico, sostituito dall'immagine emozionante, la porta aperta alla sessualità, che è in questo caso la porta lasciata aperta alle istanze “infere” dell'uomo che,tramite l'istinto pre-razionale, devono dominarlo in un regresso fino alla società primitiva. Ma anche lì esisteva l'Iniziazione.

 Oggi, in sostanza, vige il dominio di “ciò che è fermo” rispetto al fermento, a ciò che si muove al suo interno.

La stessa giuridicizzazione eccessiva dei rapporti sociali è un indizio di questa dinamica in atto. Il “qui e ora” che illude i popoli e le classi dirigenti profane semplicemente non esiste.

 Renè Guenon riteneva che, oggi, si la Chiesa Cattolica, sia la stessa Massoneria, per lungo tempo frequentata da Guénon, sia le varie tradizioni iniziatiche che si sono disputate il campo in Europa fossero ormai prive di quel legame con la “tradizione originaria” che si mostra, non si scrive, e si raccoglie nella memoria.

Il Maestro Guènon, che poi diverrà un sufi al Cairo, morendo inondato di luce negli occhi che vedranno, per un attimo, il mondo spirituale che egli andrà eternamente ad abitare, accetta l'Islam, in una accezione sincretica che rilegge il Cristo segreto della Cavalleria templare, in un progetto di fusione tra Oriente e Occidente che ancora oggi ha il suo fascino.

 Le cupole delle moschee dove si predica il Corano e lo si commenta sono certamente, oggi, abitate da quella “volontà di potenza”che è segno di una Elezione divina, non semplicemente umana e politica, che le gonfia come vele.

E non c'è prima la politica e poi l'Iniziazione coranica, come ha mostrato la lunga meditazione di Khomeini prima della rivoluzione iraniana del 1979, o la preparazione, sempre tra i sufi, dei primi fondatori della Fratellanza Musulmana.

 Ma Khomeini, lo diciamo con cognizione dei fatti, è già oltre lo sciismo duodecimano, di cui ha costruito una deformazione essoterica e politica.    

 Oggi, l'Occidente è un unicum della storia umana: una società complessa che crede di sopravvivere senza una metafisica, una idea regolativa, una narrazione profana di una Sapienza inevitabilmente nascosta ed elitaria, che non si scrive, non si legge, e passa da bocca ad orecchio.

Ma non siamo del tutto d'accordo con questa lettura dell'”Occidente morto” che fa il Maestro Guènon.

La penisola eurasiatica ha una sua sapienza che non può transitare completamente nel Visibile, proprio perché è una Conoscenza Iniziatica, e quindi si può solo dire, diversamente dal Maestro Guénon,che il filo si è perduto, ma non si è spezzato, E che Egli stesso rappresenta negli anni recenti.

 Il problema è che, come diceva Marx, le mort saisit le vif: la Massoneria, nelle sue due Obbedienze, in Italia, ha mostrato una qualche incapacità a leggere le linee di faglia profonde del mondo moderno. La tradizione profana ha oscurato quella iniziatica.

 Che non è l'Illuminismo al potere, la laicizzazione progressiva, l'accettazione iniziatica del discorso profano sul Moderno. Oppure la democratizzazione universale, in cui il potere profano può facilmente fallire da solo.

 E il Moderno non è quello che si vede, come sempre accade.

Né ha operato meglio quella Massoneria che ha letto laSua missione nel mondo attuale come semplice ricongiungimento con alcune linee della tradizione cattolica che spesso, da Theilard de Chardin (ironia della sorte, discendente di Voltaire) a San Josèmaria Escrivà de Balaguer, era iniziaticamente più “avanti” della stessa Massoneria.

 La “santificazione del lavoro quotidiano” definita dal Fondatore dell'Opus Dei è uno straordinario tentativo di ri-sacralizzazione del mondo contemporaneo, ed ha avuto peraltro successo.

E allora? Ritornare alle radici sapienziali, ricercarle, con paziente fortuna trovarle, scritte con segni e simboli nelle autostrade della post-modernità così come accadeva nelle arcate delle cattedrali.

Si tratta quindi di costituire un laboratorio, fuori dalle tradizioni politiche attuali, tutte morte perché non possono più conoscere le loro radici occulte, che non genera appelli secondo le leggi del mondo, che pure ci sono ben note, ma secondo le linee della Tradizione che è sempre nuova perché è sempre da riscoprire.

 Un Laboratorio prima e soprattutto fuori dall'universo discorsivo della politica e della cultura attuali, prive del loro legame con la Tradizione e quindi non del tutto “politica” e “cultura”, ma piuttosto sistema pubblicitario di consumi ideologici per il ceto medio.

Non si pensi quindi ad un laboratorio di suggerimenti “politici” su quello che accade, perché questo è compito dei tanti think tanks profani, che lavorano ex post, mentre noi, con la necessaria superbia che era attribuita anche all'Iniziato Dante, tenteremo, magari talvolta riuscendoci, di prevenire le dinamiche sociali, spirituali, culturali, economiche e finanziarie tramite l'uso sapienziale della Sapienza, ovvero tramite l'utilizzazione di quella particolare facoltà di visione che l'Iniziato possiede rispetto al profano.

Appelli Orientativi, che verranno utilizzati a seconda delle potenzialità di chi li raccoglie, come è sempre accaduto. Come costruirli, è, tutto sommato, ben noto.

 Si pensi, per esempio, alla trasformazione digitale dell'economia e della comunicazione. Certo, vi è un supporto tecnico di straordinaria complessità, ma l'asse del pensiero analitico dovrebbe andare, a nostro avviso, sul fatto che, per la prima volta, l'immagine del pensiero di coloro che comunicano è passibile di una completezza nuova, nella quale si innesta, come appunto è accaduto, l'emozione, il tratto soggettivo, anche irrilevante, insomma il passaggio dall'uno all'altro, nella comunicazione, di quel lusso della percezione di cui parlava Henri Bergson.

 E si ricordi che, nella storia dell'Occidente, hanno prodotto più trasformazioni, nelle menti come nelle società, gli indirizzi di pensiero, che le persone semplici credono vaghi, delle attente effemeridi di ogni Rivoluzione, destinate ad essere smentite dai fatti il giorno dopo essere state scritte.

Le Rivoluzione, quando avvengono, vuol dire che si sono già compiute.

Le rivoluzioni comunque le hanno fatte sempre gli Iniziati, e questo è ben noto, dal cosiddetto Medio Evo i giorni nostri, e questo è accaduto ovunque.

 Dagli Atamani dei Cosacchi, un termine, questo di Atamano,che viene utilizzato, guarda caso, per definire il comandante supremo degli eretici hussiti di Praga durante la battaglia del Tabor nel 1420, fino ad Eugenio di Savoia, collezionista di libri sapienziali, per arrivare alla Rivoluzione Americana del 1776, che diffonde non solo la letteratura “popolare” della massoneria speculativa recentemente fondata da Desaguliers, almeno formalmente, ma tutta una serie di libelli sulla finis mundi biblica o identificazioni popolari dell'Anticristo in quello o in quel Capo religioso o politico. Per non parlare della Rivoluzione Francese del 1789, nella quale la partecipazione della massoneria è fin troppo nota e, per molti versi, esagerata.

 Anche l'ingenuo “ateismo di Stato” con i suoi musei dedicati alle religioni, ormai superate dal “socialismo scientifico”, era fondato su un esoterismo detto cosmismo che va dalle teorie sull'arte contemporanea di Lunacharsky, figlie del Futurismo, alla stessa “corsa alla Luna”, nella quale Gagarin, intorno alla Terra, oltre a salutare i soliti capi del PCUS, lancerà uno strano segnale di omaggio per un “maestro” costruttore di Dio che vive da eremita nelle montagne del Pamir.

 Anche la Rivoluzione Bolscevica, nella sua ingenua furia imitatrice per la distruzione della Tradizione, ne realizza inconsciamente, ma per alcuni del tutto oggettivamente, una parte, quella della pars destruens che inizia con le eresie medievali e continua con le cosiddette “rivoluzioni scientifiche”. Nelle carte del Foreign Office, la Russia svuotata dallo Zar doveva essere il luogo per some socialist experiment. E ciò è naturalmente avvenuto.

Non era necessario che il rivoluzionario di turno esibisse il passaporto massonico, era evidente che la sua forza visionaria, la sua concretezza spesso inevitabilmente cinica, la sua lungimiranza erano frutto di una Elezione tra i Sapienti.

Ma vale dunque anche il contrario: solo gli Iniziati possono fare le Rivoluzioni.

Ed oggi, nel contesto di una classe politica delegittimata, di una “società orizzontale” che ripudia ogni élite, credendosi essa stessa una classe dirigente, la necessità che si mostra, perfino nel discorso “orizzontale” delle masse liquide, è proprio quella di una nuova élite sapienziale che, unicamente, ha la legittimità per governare. E lo sa, oscuramente, perfino la “massa liquida”.

 Oggi abbiamo a che fare, in effetti, con una attitudine che, mimando le tendenze visibili del corpo sociale, le segue, le vellica e crede così di porsi avanti ad esse. La solita storia della mosca cocchiera.

 Occorre, per il nostro Laboratorio di Iniziati, una attitudine contraria: solo la funzione separatrice, razionale, può ricondurre a nuova unità il sapere, e quindi ridare ad esso la sua naturale funzione predittiva.

Ciò che oggi si dibatte nella società non è rilevante per l'analisi della stessa, occorre che il Laboratorio si disponga, come è sempre stato nella storia del pensiero iniziatico, a “buscar el Levante para el Ponente”, e a utilizzare, nella lettura dei fatti, anche di quelli quotidiani, lo strumento del pensiero tradizionale, oserei dire, e si tratta della sua proiezione profana, della Filosofia. Tutta la questione, profanamente intesa, della “sfiducia nei sensi” voleva dire proprio questo.

 Che non è una “materia”, la filosofia, ma il modo in cui la Sapienza dell'Occidente si è spesso resa visibile, senza mostrarsi, al mondo profano; e il modo in cui essa può dialogare, senza cedevolezze e senza violenze, con l'Altro, l'Islam, la Cina, le tradizioni buddhiche dell'India e dell'Asia Centrale, il “ritorno del rimosso” dei riti pre-colombiani in tanta parte dell'America Latina, la evangelizzazione postmoderna degli USA, .il neo-zarismo ortodosso di Vladimir Putin.

 Come mai la massoneria di Rudyard Kipling, il suo richiamare per l'Inghilterra il mito di Puck nel Sogno di una Notte di Mezza Estatedi Shakespeare, con la frase significativa “Wieland ci ha dato la Spada, la Spada ci ha dato il Tesoro, e il Tesoro ci ha dato la Legge” parlava perfino a tutti gli indiani, mentre oggi l'Occidente sembra essere sigillato alla comprensione trasformatrice dell'Altro?

 La quale, naturalmente, non vuol dire l'embrassons nous di uno sciatto umanesimo globale, e nemmeno l'accettazione delle pretese ugualmente sciatte e superbe degli “altri”, ma una capacità di proiezione del nostro mondo profondo, che evidentemente non è più visibile da fuori, nelle file iniziatiche, appunto, degli “altri”.

 Negli studi privati degli ayatollah che programmano l'azione nucleare contro Israele si trovano molti testi sapienziali sulla Qabalah ebraica.

 Nelle stanze private di François Mitterand c'erano più testi sull'esegesi biblica che reports della DGSE.

 Ecco, chi ha avuto non il potere delegato, ma quello diretto, sia pure democraticamente siglato, di decidere per il Mondo, ha sempre, inevitabilmente, avuto quella cultura esoterica (che non è propriamente una cultura) che serve a vedere, in un attimo, in un lampo di luce, oltre il visibile e le leggi dello spazio-tempo.

Si sbaglierebbe se si leggesse tutto questo come mero instrumentum regni, così come non era instrumentum la Conversione di Costantino o quella, en masse, del Re Clodoveo con tutti i suoi Franchi.

 E certamente non è solo una ruse du pouvoir la permanenza, per molti mesi, della statua di Confucio nella Piazza Tien An Men, un Confucio in una posizione che certamente i dirigenti del PCC conosceranno nel suo significato iniziatico e sapienziale.

L'Essere non è la Realtà: la realtà, sempre per parlare con le parole di Confucio e del Tao Te Ching, il “Libro dei Mutamenti”, è “tutto sotto il cielo”, mentre noi vogliamo parlare, quando sarà possibile, delle cose che stanno tra cielo e terra, e che fanno desumere una attività del “cielo”, comunque lo si intenda, anche sulla Terra, sempre e comunque.

 Ci interessa l'Essere, quindi, che non è comunque quello, del tutto profano, di Martin Heidegger.

 Quindi sarà, da questo punto di vista, necessaria la ricerca del “bene comune possibile”.

Tutte le tradizioni che, in Occidente, hanno parlato di bene comune hanno radici sapienziali, comprese quelle nate all'interno della Chiesa Cattolica.

 Cos'è il Bene Comune? La divisione giusta e magari paritetica delle risorse materiali? Niente affatto. Ogni società ha avuto, da sempre, la stretta necessità dell'accumulo per i tempi “bui”.

É forse, il Bene Comune, il riconoscimento che la fiammella sapienziale, che sappiamo operante a vari livelli in ogni uomo, basta da sola, con la semplice affermazione della sua presenza teorica, a garantire la “democratizzazione universale”? Troppo poco, e perfino troppo tardi.

Il Bene Comune possibile è quindi la riproposizione di una teoria delle élites possibili in un mondo che vede la polarizzazione tra una massa globale sempre più eguale a sé stessa, i “cinesini” che Nietzsche intravedeva nei Frammenti Postumi della sua “pazzia”, sui quali non può che cadere l'”olio lenitivo” del divertimento di massa, della filosofia di massa, lo abbiamo già visto, delle religioni di massa, perfino delle Massonerie di massa, e le élites attuali, figlie di una selezione a rovescio che ha privilegiato la smania acquisitiva, come la chiamava Aristotele, e la mimesi con le masse stesse. “Siamo come voi”, è questo il messaggio che le élites globali, in gran parte, emettono.

 É la frase, ricorderete bene, che il Grande Fratello di 1984 di Orwell fa trasmettere dagli altoparlanti ai suoi fratelli-sudditi. Che proprio perché credono di essere suoi “fratelli” sono appunto suoi schiavi.

Non, non è più possibile andare avanti così.

 Le classi dirigenti, anche quelle profane, acquisiscono il loro ruolo in funzione di un collegamento “tradizionale”, che lo vogliano o no.

E qui non si tratta di legami visibili con Chiese o Massonerie, ma ci si riferisce ad esperienze che, evangelicamente, “tolgono le croste dagli occhi”.Come accadde con l'assalto con la cavalleria leggera del giovane Winston Churchill nella Guerra contro i Boeri.

Le esperienze organizzative, da vecchio professore di “école de guerre”, di Charles de Gaulle a Londra, mentre tiene i fili di France Libre e penetra gli apparati di Vichy, troppo nazionalisti per arrendersi del tutto al Terzo Reich.

 O, per altri versi, le vite multiple e complesse del Kummandant Shaitan, il Tenente Guillet, nel Corno d'Africa ormai conquistato dagli Inglesi, con la sua conversione sapienziale all'Islam profondo mentre lotta contro la Gran Bretagna e fugge poi verso lo Yemen.

 Le masse “liquide” e le èlites evanescenti e demagogiche, per non parlare di quelle che derivano da ciò che Pareto definì “onagrocrazia”, porteranno l'Occidente e forse l'intero globo alla fine, con la loro ossessione per l'istante, la dimensione, ricordava sempre Nietzsche nella “seconda inattuale”, che è quella degli animali, “legati al piuolo dell'istante”.

Un Laboratorio di caratura iniziatica deve poter parlare chiaro alle élites, saper svelare i “misteri”, questa volta profani, ma collegati a quelli sapienziali, che si nascondono dietro le loro scelte, e deve saper ricostruire l'orgoglio responsabile di una classe dirigente che costruisce il Bene Comune Possibile, non le Utopie che hanno sporcato di sangue quello che Guido Ceronetti chiama sbrigativamente “il ventesimo”.

L'Essere è quindi più reale della Realtà, per chi lo sappia vedere completamente. E l'Essere ha sempre “porzioni di futuro” dentro di sé, che non si fanno vedere ma rimangono come semi nel presente, e germogliano solo se passi il seminatore che li sa riconoscere e salvare.

 Ma la questione del Bene Comune è più ampia.

 Dov'è il Bene e cos'è? Domanda di Platone, lo ricordiamo.

 E se cominciassimo a dire che il “bene comune” è anche una dimensione spirituale e culturale, anche delle masse, che permette l'equilibrato uso dei beni terreni, come peraltro sancisce la dottrina sociale della Chiesa Cattolica?

Esiste quindi un diritto, di tutti, ad essere governati dai Giusti.

Ricordiamo, poi, che la questione del governo delle élites invisibili è stato sollevato, e non ci riferiamo qui a volgari ricostruzioni “pop” di cospirazioni di bassa lega, da uno studioso del rango di Carrol Quigley, professore alla Georgetown University, direttore della NASA e docente di Clinton sempre a Georgetown, con una logica geopoliticamente stringente.

 Per Quigley, che parla di una rete segreta dell'anglo-saxon world, nata da una donazione di Cecil Rhodes e destinata a costruire il “secolo americano”, come lo ha definito Geminello Alvi, la questione è il potere reale che nasce da una egemonia culturale visibile.

Sempre secondo Quigley, il sistema comprenderebbe varie fondazioni culturali che tendono a egemonizzare il decision making USA, sia esso democratico o repubblicano, e a espandere, nella direzione di un governo globale a guida anglosassone, il power reach di Wahington e, in seconda istanza, di Londra.

Ecco, chi scrive non vuole costruire nulla del genere.

 La rete iniziatica si limiterà a costruire un movimento, in Italia, che è ben conscio, cosa che non capita spesso, delle reti geopolitiche e sapienziali che vanno dall'Eurasia proposta dai think tanks legati a Vladimir Putin, a quelle del sistema USA del Council on Foreign Relations, fino alle piccole guerre europee delle fondazioni “nativiste” e localiste legate e questo o a quel paese UE.

 Sarà bene chiarire, quindi, che il Laboratorio sarà all'origine di elaborazioni metastoriche, metaeconomiche, metaculturali.

In altri termini, niente che colleghi una sapienza occulta nel senso di invisibile, ma “profana”, con la stretta propaganda politica sia pure ai livelli qualitativi più alti.

Qui il problema è italiano, ovvero europeo. Cosa ne accadrà di un Paese, come il nostro, che è l'asse del Mediterraneo e si apre su un mondo “altro”, sciita, sunnita, ebraico, alawita, mentre l'asse sunnita si sta riconnettendo, grazie anche a Qatar e Arabia Saudita, alla confraternita certamente esoterica ma soprattutto essoterica della Fratellanza Musulmana, e il mondo sciita si sta ricompattando sul fronte di Teheran, che guarda anche verso l'Asia Centrale.

 Se non capiamo il paradigma esoterico, non sapremo la declinazione del verbo essoterica, e, se non creeremo un movimento, pre-politico nella sua stessa natura, non reggeremo a questa nuova Guerra dei Mondi che non è solo pura economia, ma unione in parallelo di strategia, geoeconomia, finanzae diplomazia.

 Il modo di “comandare” tutti questi elementi “in serie” è quello della lettura sapienziale della realtà politica e geopolitica contemporanea e futura.

Il che, naturalmente, nessun partito politico o nessuna organizzazione culturale già esistente può fare.

 

 


 

 [1]     Frances Yates, The Rosicrucian enilghtenment, London, Routledge, 2001

 [3]     Il testo di John Stuart Mill su Comte, a questo link 

 [4]     V. in particolare Justin Champion, Republican Learning, John Toland and the Crisis of Christian Culture, 1696-1722, Manchester, Manchester University Press, 2003 e, per Comte, V. A. Wernick, Auguste Comte and the Religion of Humanity, the post-Theistic program of French Social Theory, Cambridge, Cambridge University Press, 2004

 [5]     V. Alison Coudert, The Impact of the Cabbalah in the seventeenth century, Leiden, Brill, 1998

 [6]     V. John O'Malley, I Primi Gesuiti, Milano, Vita e Pensiero, 1999

 [7]     V. Marsha K. Schuchardt, Emmanuel Swedenborg, Secret Agent on Earth and in Heaven Leiden, Brill, 2011

 [8]     V. l'edizione italiana di Giulio Busi, Zohar, il libro dello splendore, Torino, Einaudi 2008

 [9]     Un Midrash è uno studio della Scrittura.

 [10]    V. Mark Elber, The Everything Qabalah Book, Avon, F-W Publications, 2006

 [11]    Il Testo completo è consultabile in questa stessa sezione "Siphra de-Tzeniutha"

 [12]    V. “Il Pastor fido” di Giovanbattista Guarini, testo classico dell'Arcadia, musicato da Haendel e poi, in sei sonate, da Antonio Vivaldi.

 [13]    V. il convegno su “Jewish Qabalah and Italian Renaissance” presso la Fondazione Collegio San Carlo di Modena, nel 2004.

 [14]    V. Divina Commedia: Purgatorio canto XXX

 [15]    V. Luigi Valli, Il Linguaggio Segreto di Dante e dei “Fedeli d'Amore”, Luni Editore, Milano, 2004

 [16]    V. Pinchas Giller, Reading the Zohar, the Sacred Texts of the Qabalah, Oxford, Oxford University Press, 2001

 [17]    V. il "Trattato sui Palazzi" in questa stessa sezione.

 [18]    Sulle Sephiroth consultare l'ampia sezione dedicata al soggetto su questo sito: Le Sephiroth

 [19]    V. su Guebourâ consultare in questa stessa sezione: Guebourâ

 [21]    V. per una meditazione su “vittoria” e il suo significato esoterico, il testo al link http://sinfin.net/meditation/Netzâ.html

 [22]    Per Hod, V. in particolare consultare in questa stessa sezione: "La natura delle Sephiroth"

 [23]    V. per Yesod consultare in questa stessa sezione: "Yesod"

 [24]    V. le note sulla Shekinah in questa stessa sezione

 [25]    Si pensi al simbolismo della Ruota nell'induismo, e nella tradizione della ruota sia nell'esoterismo islamico (soprattutto sciita) che in quello rinascimentale. V. Ildegarda di Bingen, a cura di Angela Carlevaris, Il Centro della Ruota, Spiegazione della Regola di San Benedetto, Milano, Centro Studi Santa Ildegarda, 1994

 [26]    V. G. Busi, Zohar, op. cit. cit. dal testo zohairico del vol. 3, 152a

 [27]    V. la bella lezione di Francesco Adorno al link: Aforismi

 [28]    V. Jules David Law, The Rhetoric of Empiricism, from Locke to I.A. Richards, New York, Cornell, 1993

 [29]    V. Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus, Torino, Einaudi, 2002, prop. Settima

 [30]    g. Busi, Zohar, op. cit., 1-34

 [31]    Corano, 24, 35 (Il Testo completo del Corano è consultabile qui: Il Corano)

 [32]    V le note interessanti sul tema contenute in Massimo Cacciari, Dell'Inizio, Milano, Adelphi, 1990

 [33]    V. P. Lee, R. George, Body-Self Dualism in contemporary ethics and Politics, Cambridge, Cambridge University Press, 2008

 [34]    V. G. Busi, op. cit., Zohar, vol. 3, 61b-62a)

 [35]    V. Rabbi A. Cooper, Ecstatic Qabalah, New York, Sounds True, 2010

 [36]    Il Testo completo del Corano è consultabile qui: Il Corano

 [37]    V. il testo integrale di Martin Heidegger "Essere e Tempo",

 [38]    Maria Pia Lara (a cura di) Ripensare il male, Meltemi Editore, Roma 2009

 [39]    Sulle Sephiroth del Sitra Ahra; in questa stessa sezione: "Le Hekaloth del Sitra Ahra"

 [40]    Ira Robinson, Moses Cordovero's Introduction to Qabalah, New York, s.d.

 [41]    V. Shimon Shokek, Qabalah and the Art of being, the Smithsonian Lectures, Routledge, London, 2001

 [42]    V. Roy Gaine, In the Shdow of the Shekinah, God's journey with Us, Hagerstown, Review and Herald, 2009

 [43]    V. Piero Coda, L'Altro di Dio, Rivelazione e Kenosis in Sergej Bulgakov, in appendice, S. Bulgakov, “Sofiologia della Morte”, Roma, Città Nuova Editrice, 1998

 [44]    Friedrich Nietzsche, Frammenti Postumi 1888-1889, Milano, Adelphi, 1986

 [45]    V. Geminello Alvi, Il Capitalismo, verso l'ideale cinese, venezia, Marsilio, 2011

 [46]    V. Sergio F. Magni, Il Relativismo Etico, analisi e teorie nel pensiero contemporaneo, Bologna, Il Mulino, 2010

 [47]    V. Aldo Buonaiuto, Le mani Occulte, viaggio nel mondo del satanismo, Roma, Città Nuova Editrice, pref. di don Oreste Benzi, 2005

 [48]    V. John W. McGinley, About the King's Choice to build His Palace right on the Top of the Dunghill, Iuniverse, 2006

 [49]    Aviezer Ravitzky, Messiamism, Zionism and Jewish Religoius Radicalism, Chicago, Chicago University Press, 1996

 [50]    V. Rav Yehuda Ashag, Kabbakah for the Student, Laitman, Toronto, 2008

 [51]    In questo stesso sito il testo: "Concetti base nella Qabalah" del Rav Michael Laitman

 [52]     In questo stesso sito il video: "La fisica Quantista incontra la Qabalah" del Rav Michael Laitman

 [53]    V. Francesco Maglione, Il Misticismo Contemporaneo, Napoli, Xerios, 2011

 [54]    V. Luca Maugeri, Il dono di un segno, mistica ascesi e edificazione in Soeren Kierkegaard, Bologna, Pardes Edizioni, 2004

 [55]    V. per la Beriah Rabbi Raphael Afilalo, Qabalah Concepts, New York, Qabalah Editions, 2006

 [56]    V. Igor Sibaldi, Libro degli Angeli, Milano, Frassinelli 2007. Per una analisi filosofica dell'angelologiia, compresa quella cabalistica vedi anche Massimo Cacciari, L'Angelo Necessario, Milano, Adelphi, 1992

 [57]    V.Leonora Left, The Qabalah of the Soul, Rochester, Inner Traditions, 2003

 [58]    Il termine “altro stato”, come esperienza piena dell'Essere, è presente nel testo di Robert Musil, L'Uomo senza Qualità, Milano, Mondadori Meridiani, 1998

 [59]    V. il testo di Comte al link qui

 [60]    D. Chan, (ed.) Moral Psychology today: Essays on Values, rational Choice, and the Will, Berlin-New York, Springer Verlag, 2008

 [61]    Huw Price, Time Arrow and Archimede's Point, new directions for the physics of time, Oxford, Oxford University Press, 1977

 [62]    V. Ytzakh Buxbaum, The Light and Fire of Baal Shem Tov, New York, Continuum International, 2005

 [63]    Su tale concetto consulta il documento (Inglese) "Il Messia". 

 [64]    V. A. P. Couder, Leibniz and the Qabalah, Dordrecht, Kluver Verlag, 1995

 [65]    V i dati della Fondazione Freud al suo link: "Fondazione Freud". 

 [66]    V. Un documento in inglese sulla Bittul  

 [67]    Per la meditazione kavana, consultare: Kavana-Meditazione

 [68]    Sulla Devekut consultare il documento:"La via mistica della Devekut

 [69]    Per la Qabalah estatica di Abulafia consultare il documento PDF (in inglese) "Abraham Abulafia and the Ecstatic Kabbalah"
di John F. Nash

 [70]    V. Moshe Idel, Language, Torah and hermeneutics in Avraham Abulafia, Albany, State opf New York University, 1989

 [71]    V. Manule Insolera, La Trasmutazione dell'Uomo in Cristo, nella mistica, nella cabala, nell'alchimia, Roma, Edizioni Arkeios, 1996

 [72]    Eliahu Klein, Cabbalah of creation, the mysticism of Isaac Luria, founder of the modern cabbalah, Berkeley, Nort Atlantic Books, 2005

 [73]    Sanford Drob, The Lurianic Metaphors, Creativity, and the structure of language, in www.newQabalah.com 2003

 [74]    V. Noah Efron, Judaism and Science, a Historical Introduction, Westwood, Greenwood Press, 2007

 [75]    V. George Steiner, Martin Heidegger, Chicago, University of Chicago Press, 1989

 [76]    J. Trotman (ed.) Multiculturalism, Roots and Realities, Bllomington, Indiana University Press, 2002

 [77]    V. Helmut Callis, China, Confucian and Communist, Literary Licensing LLC, 2012

 [78]    V. W. Banjamin, l?pera d'arte nellepoca della sua riproducibilità tecnica, Torino, Einaudi, 2011

 [79]    Zygmunt Bauman, Vita Liquida, Roma, Laterza, 2006

 [80]    Paul. K. Moser, J.D. Trout, Contemporary Materialism, a Reader, London, Routledge, 1995

 [81]    V. Daniele Franco, l'Espansione della spesa pubblica in Italia, 1960-1990, Bologna, Il Mulino 1983

 [82]    V. Steven Starker, Evil Infulences, Crusades against the mass media, New Brunswick, Transaction Publihers, 2012

 [83]    V. P. Pianchi, S. labory, Industrial Policy after the Crisis, seizing the future, Cheltenham, Elgar Publisher, 2011

 [84]    V. Lance Bennett and R. Entman, Mediated Politics, communication in the future of democracy, Cambridge, Cambridge University Press, 2011


 


 

Il documento che precede è opera d'ingegno del Professor Giancarlo Elia Valori Honorable de l’Academie des Sciences de l’Institut de Frances ed è qui esposto con la sua sua autorizzazione.
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