Un nostro gentile Ospite, Raul F. di Terni ci ha posto la seguente domanda : "Cosa è lo Shamir?".

 

F.A.Q. Raul F.

 

Una ricerca in rete ci ha permesso di accedere ad  informazioni interessanti precedentemente ignorate. La Montesion non si interessa di UFO ma crediamo far cosa gradita, a tutti i nostri ospiti, veicolando l'informazione catturata dalla rete.

Accettatela  "Cum grano salis".

 

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Lo strumento capace di generare antimateria è conosciuto sin dall’antichità. Uno degli studiosi più convinti di tale ipotesi è senza dubbio il Dottor Matest M. Agrest, d’origine bielorussa.
Egli si è laureato all’Università di Leningrado nel 1938 in Scienze e nel 1946 in Fisica e Matematica. Si è ritirato da codesta Università nel 1992, trasferendosi poi negli Stati Uniti. Ha scritto oltre 100 pubblicazioni, alcune delle quali hanno trattato la questione dei contatti nell’antichità degli extraterrestri con uomini della Terra.

È stato il primo scienziato a formulare quest'ipotesi, tanto è vero che nel 1959 arrivò alla conclusione che la gigantesca terrazza di Baalbek, in Libano, fosse una base di lancio per velivoli spaziali e che la distruzione delle città bibliche di Sodoma e Gomorra, antiche città gemelle della Palestina, fosse avvenuta per mezzo d’esplosioni nucleari.
Nello studio d’antichi documenti, Agrest si è accorto della presenza di uno strumento miracoloso, conosciuto col nome di Shamir, capace di tagliare e incidere pietre durissime. È probabile che il Tempio di Salomone sia stato edificato con l’ausilio di tale strumento. Il tempio, alla cui costruzione, durata sette anni, contribuirono anche architetti fenici, fu ultimato intorno all’anno 960 a.C. e costruito in blocchi di pietra calcarea. Misurava all’incirca 54 metri in lunghezza, 27 di larghezza e 15 di altezza.

L’idea di erigere un tempio a Dio, venne a Davide quando la peste si abbatté sul Regno d’Israele e proprio in quel periodo l’Angelo del Signore apparve sullo spiazzo roccioso del Monte Moria. Finita la peste, Davide volle innalzare un altare a Dio su questo spiazzo. Comperò l’area, cominciò ad accatastare pietre perfettamente squadrate, molto ferro e bronzo. Una volta costruito il tempio, nell’area antistante venne eretto un muro, costruito con tre ordini di pietre squadrate e un’assise di travi di cedro, che lo circondava completamente. Lo spiazzo era destinato ai pellegrini e ai fedeli, mentre la Casa di Dio era accessibile solo ai sacerdoti.
A Davide succedette il figlio Salomone che rappresentò il massimo dei Re per gli Ebrei: divenne leggendario per i Giudei proprio durante la loro prigionia a Babilonia. Fu dichiarato mago, giacché dotato di poteri eccezionali, dalle tradizioni folcloristiche medievali. Con il Regno di Salomone e la costruzione del Tempio, Gerusalemme assurse a centro principale della vita d’Israele, raggiungendo l’apice del suo splendore.

É da ricordare inoltre che nel corso del lungo periodo delle peregrinazioni compiute dal popolo d’Israele, l’Arca dell’Alleanza fu custodita in una tenda speciale che prese il nome di tabernacolo. Nacque così l’esigenza di dare una degna dimora all’Arca, compito che assolse pure Re Salomone. È probabile che lo Shamir, tra le altre cose, gli avesse procurato tanta fama.

 

Lo shamir, secondo la mitologia ebraica, quindi, ma senza certezza per la traduzione, sarebbe una sorta di "verme" leggendario che tagliava le pietre per il Tempio. Altre fonti ebraiche indicano con quel nome un mistico strumento usato da re Salomone per la costruzione del Tempio, al posto degli strumenti di ferro. Nel dizionario ebraico, shamir vuol dire: diamante, finocchio o paliuro.


Agrest ha formulato l'ipotesi che lo stesso Mosè avesse posseduto uno strumento capace di far cose eccezionali, che però andò perso con la distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme.
Tale fatto è riportato al capitolo 9° del trattato Mishnajot.

 

Nel 5° capitolo del trattato Abot, facente parte sempre del Talmud babilonese, si fa un riferimento chiaro sull’origine non terrestre dello strumento. Si dice poi che Mosè portò lo Shamir nel deserto per costruire l’Ephod, il ricco paramento sacro dell’antico culto ebraico destinato ad Aronne, come stabilito nel patto col Signore, cui fa riferimento pure la Bibbia (Esodo 28,9): "... Prenderai poi due pietre di onice e vi scolpirai i nomi dei figli di Israele: sei nomi sopra una pietra e sei nomi sull’altra, in ordine di nascita. Farai incidere le due pietre con i nomi dei figli d’Israele da un incisore in pietra, come si incidono i sigilli, e le incastrerai in castoni d’oro. Porrai le due pietre sopra le spalline dell’Ephod..."

 

Nel Talmud Babilonese (Sotah 48,8) l’evento è descritto con più dettagli: "In un primo tempo i nomi erano stati scritti con l’inchiostro, allora fu mostrato loro lo Shamir e furono incisi sulla pietra al posto di quelli scritti con l’inchiostro".

Non tutti potevano usare questo strumento, tanto è vero che furono istruiti alcuni incisori.
Esodo 36,1: "Besaleel, dunque, e Ooliab e tutti gli uomini esperti, dotati dal Signore d’abilità, d’intelligenza e di saggezza da saper fare tutti i lavori richiesti per l’erezione del Santuario, li eseguiranno secondo tutto quello che il Signore ha comandato...".

 

È da concludere perciò che lo Shamir non fosse facile da usare e, soprattutto il suo utilizzatore doveva avere qualità psicofisiche-spirituali di un certo valore. Sappiamo inoltre (Zoar 74a, b) che lo Shamir era in grado di spaccare e tagliare ogni cosa; ecco perché fu indicato come un "tarlo metallico divisore" ed anche un "verme tagliente" nel Pesachim 54, che fa parte sempre del Talmud.

Tornando alla Bibbia, in Geremia 17,1, troviamo il peccato di Giuda che è scritto con stilo di ferro e impresso con punta di diamante sulla tavoletta del loro cuore e sugli angoli dei loro altari.
Con il nostro linguaggio d’oggi, potremmo affermare che si trattava di una penna (lo stilo che si usava all’epoca per incidere sulle tavolette di cera) recante una punta di diamante. Era un congegno "divino", affidato in casi speciali agli umani per eseguire opere di notevole importanza materiale ma soprattutto spirituale.

 

 

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