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Lo scritto che si presenta, apparso su "Rivista Massonica" volume LXX XIV nel settembre del 1979 a firma di Alfredo Sauli, affronta e cerca di leggere un passaggio del nostro rituale di iniziazione.

Il lavoro costituisce un opera della maestria del Fratello. Il suo contenuto non esplicita di necessità il punto di vista del G.O.I. La Montesion, legge quella: "tua perfetta polarità contraria" del rituale, in una maniera diversa, tutta riferita all'aspetto lunare (o polarità femminile) del Massone stesso, nessuna dama o donna ideale... quindi. I riferimenti analogici e simbolici indicati dal Fratello Sauli, in ogni caso, sono quanto di meglio per iniziare una indagine sul piano "sottile". Ogni diritto gli è riconosciuto.

 

© Alfredo Sauli

 

La libera circolazione dello studio è subordinata all'indicazione di fonte ed autore.

 

Nel nostro rituale per l’iniziazione, al momento di procedere alla vestizione del neofita, il M. Ven. consegnandogli un secondo paio di guanti bianchi, gli fa presente: Fratello, essendo la nostra iniziazione solare, le donne non sono ammesse ai nostri misteri, tuttavia noi le rispettiamo e le onoriamo. Questi guanti sono destinati a colei che rappresenta la tua perfetta polarità contraria, cioè quella lunare.

Poiché, il nostro M. Ven. ha voluto darmi l'incarico di lumeggiare più addentro il significato di questa polarità contraria, cercherò di farlo partendo da qualche necessario concetto fisico, per giungere all'accezione, di carattere squisitamente simbolico, di tale qualificazione della polarità.

La stessa, nell'ambito delle scienze fisiche, è una condizione di fatto per cui un corpo, un sistema materiale, un complesso organizzato, presenta dei poli, cioè delle zone o estremità materialmente opposte, nelle quali si manifestano delle qualità fisiche, del pari opposte, ma che generano comunque delle tensioni o delle linee di forza, che sono fra loro correlate secondo termini di complementarità che conseguentemente esplicano sempre determinati effetti, di rivelazione di energie, di variazioni morfologiche, di modalità evolutive e di sviluppo e così via.

Così possiamo osservare, in natura, la polarità della sbarra di ferro dolce magnetizzata, la polarità di un elettrodo o di un circuito elettrico, la polarità di una cellula vivente animale o vegetale o quella di un complesso di dette cellule costituenti un dato organo, come altri effetti polarizzanti in campo fisico, eccetera.

Vista pertanto l'estensione della predetta relazione di polarità in tutto il nostro universo, è naturale, per la reciprocità dei rapporti fra il mondo fisico e quello spirituale, che la suddetta proprietà del doppio polo, convenuto di tipo positivo ad una estremità e di tipo negativo a quella opposta, venga ad essere acquisita dal ragionamento filosofico, per contribuire all'indagine sulla nostra sorte di umani e scoprirne l'essenza, le origini, le possibili ragioni, le tante derivazioni e le misteriose finalità.

Portato così in questo campo speculativo, l'originario concetto, di polarità fisica, con il suo gioco di forze opposte che vicendevolmente si completano per una finalità determinata, ci fa giungere alla primaria concezione platonica del dualismo, il quale sembra integrare tutto il nostro mondo di fatti come di idee e lo stesso nostro esistere. Si tratta, allora, dell'essere e del non essere, dell'essere e del divenire, del finito e dell'infinito, dell'uomo e dell'universo, del male e del bene, dello spirito e della materia: il primo, secondo il pensiero cartesiano, quale potenza attiva e la seconda quale sostanza amorfa passiva, ovvero, secondo il postulato del Locke, opponendo la riflessione per le attività spirituali alla sensazione per il mondo corporale.

Alla dottrina del dualismo, così concepita, e coinvolgendo anche il pensiero religioso oltre che quello filosofico, si oppone quella del monismo, il quale, facendo un'unica identità dello spirito e della materia e spiegando il tutto come derivante da un principio solo, assume un carattere panteistico e viene a trascurare quella che è l'interpretazione e la possibile spiegazione delle tante contraddizioni e dei tanti misteriosi moventi che sono insiti nelle coscienze e nelle azioni degli uomini.

È pertanto il dualismo, con la sua base di pluralismo e la conseguente sua tendenza ad una visione di pessimistica difficoltà dell'esistenza umana, che ci permetterà di obiettivamente svolgere il ragionamento sulla polarità contraria del nostro tema.

Noi non possiamo infatti che vedere l'insieme dei fatti e delle idee sotto il già lumeggiato aspetto di opposti che si coordinano in una finalità a carattere esistenziale, la quale è l'aspetto della realtà che ci circonda e la possibilità di espressione dei problemi che si presentano al nostro spirito. Si tratta, in altre parole, della coincidentia oppositorum di Giordano Bruno e poi dello Schelling e in genere dei filosofi così detti della Natura, ricercatori del Tutto nella diversità.

Tornando più strettamente al pensiero di noi Massoni, noi troviamo che esso è imbevuto del principio dualistico (o duale o binario che dir si voglia), estrinsecantesi soprattutto nella conoscenza, nell'interpretazione e nell'osservanza, meditata e cosciente, di tutti i simboli che costellano la nostra dottrina e che sono gli archetipi, cioè delle idee-base, che reggono e permeano la nostra etica come la nostra pratica di Liberi Muratori.

Il simbolo, in senso lato, è la ricerca di poter definire, sotto forma di immagini o di oggetti, delle realtà astratte, delle idee, dei sentimenti, non concepibili o immaginabili con i nostri sensi; come afferma Goethe: Alles ist ja nur symbolisch zu nehmen, und uberall steckt noch etwas anderes dahinter, e cioè: " Tutto è da assumere soltanto simbolicamente e dappertutto si cela dietro ancora qualcos’altro"

I nostri simboli a carattere massonico, tramandatici storicamente, informano tutti i nostri procedimenti rituali e si materializzano sia attraverso all'osservanza degli stessi, sia in quanto ci circonda nel Tempio o Loggia dove lavoriamo, sia nei paramenti di cui ci vestiamo, sia in ogni altro nostro atteggiamento ed espressione di natura pragmatica.

Il rito - la cui origine è da ricercarsi nel mito - è costituito da una serie di atti, collettivamente eseguiti, tendenti ad esprimere una convinzione comune, la quale si appoggia su di un sistema di valori generalmente di carattere morale. Erich Fromm, il moderno sociologo e psicologo da cui traggo questa esatta definizione, distingue altresì due generi di riti: quello razionale, che esprime le aspirazioni e le tendenze che l'umanità valorizza come di carattere superiore e la cui inosservanza può causare tutt'al più un rammarico; quello irrazionale, a carattere ossessivo e che quindi, se non attentamente eseguito, genera senso di colpa o addirittura di angoscia. Per inciso, sta in questo doppio valore del rito l'utilizzazione che ne viene fatta in campo religioso come in campo politico.

Si deriva da tutto ciò che il rito o, in senso peggiorativo, il ritualismo, spesso di origine o ispirazione magica è una tendenza insita, nella psiche umana, per cui, ove esso non sia regolamentato e opportunamente diretto, viene ricercato secondo le più svariate ed imprevedibili forme.

Ritornando ai nostri riti massonici, per giungere alla chiarificazione del tema della polarità contraria, come propostoci, sempre in base al principio dualistico già affermato, vediamo di trovarne una conferma in alcune figurazioni che stanno attorno a noi in questo nostro Tempio: All'entrata di esso - o dove la stessa dovrebbe trovarsi - si ergono le due Colonne sacrali, distinte con l'iniziale J quella alla destra e con l'iniziale B quella alla, sinistra; esse sono rispettivamente le capostipiti del Meridione e del Settentrione nell'orientamento del Tempio ed in tali posizioni capeggiano la schiera dei Fratelli Compagni e quella dei Fratelli Apprendisti. Le due Colonne ricordano quelle che erano poste davanti al vestibolo del Tempio di Salomone a Gerusalemme e delle quali parla estesamente la Bibbia, nel Libro II delle Cronache ed in quello I dei Re.

Ivi si ricorda la venuta da Tiro, per iniziativa di quel re, amico di Salomone, di un uomo esperto e di grandissima abilità - riporto il testo biblico - Hiram-Abi, figlio di una donna Danita e suo padre è di Tiro: egli sa lavorare in oro, in argento, in rame, in pietra, in legno, come pure in filati, ecc. e inoltre: Salomone fuse due colonne di bronzo... fece pure due capitelli di bronzo, con reti, fregi e festoni a modo di catenelle; fece anche delle melograne, in due ordini, e ancora: Egli eresse la Colonna di destra e le dette il nome di Jachin; elevò quindi quella di sinistra e la chiamò Boaz.

Le due Colonne, che si trovano anche all'ingresso dei templi fenici e di quelli egiziani, sotto forma di steli e di obelischi, e che sarebbero rappresentate, nelle cattedrali romaniche e gotiche, dalle loro doppie torri o campanili, rivestivano rispettivamente il significato di stabilità quella di destra o Jachin e di forza quella di sinistra o Boaz, sempre con riferimento alla durata del Tempio di Salomone nei secoli. Nella parte del nostro simbolismo che è di diretta derivazione ermetica (cioè delle dottrine religiose, scientifiche e filosofiche che gli egiziani attribuivano a Hermes Trimegisto o Mercurio) la Colonna Boaz è accompagnata dalla figurazione di Ercole, simbolo di forza, opposta al Fratello 1° Sorvegliante, che sovrintende ai Fratelli Compagni e siede all'Occidente; in corrispondenza, per la Colonna Jachin c'è la figurazione di Venere, simboleggiante la stabilità e la bellezza, opposta al Fratello 2° Sorvegliante, sovraintendente ai Fratelli Apprendisti e sedente a Mezzogiorno.

Sul lato contrapposto alle Colonne, e cioè all'Oriente, cardine della sistemazione geoastronomica del Tempio, si trovano a fronteggiare le due Colonne ed il loro sopra descritto simbolismo e ciò secondo la corrispondenza incrociata della X Platonica, le figurazioni del Sole e della Luna: il primo, in opposizione a Boaz, costituisce il Principio attivo e la Ragione che illumina le coscienze; la seconda, in opposizione a Jachin, rappresenta l'Elemento passivo e lo Spirito di comprensione.

Ma questa corrispondenza fra il simbolismo delle due Colonne e quello attinente al Sole ed alla Luna (ambedue astri oggetto di divinizzazione e di antichissimi culti, con tutte le connesse derivazioni mitiche e magiche) ha un significato più profondo, sempre restando nella sfera del dualismo, che spiritualmente e materialmente, come anima e come corpo, ci involge: le due Colonne infatti, anche per il loro aspetto fallico, come per i richiamati obelischi egiziani

oggetto di culto sacrale solare, vogliono compendiare un altro importante aspetto dualistico e cioè: la maschilità o l'Eterno Mascolino, per la Colonna Boaz e la femminilità o l'Eterno Femminile, per la Colonna Jachin. Queste significazioni si riallacciano a quelle simboliche dianzi illustrate, per cui riprendiamo ancor meglio il concetto della doppia polarità o della polarità contraria, che direttamente ci interessa: infatti, la Colonna Boaz, simboleggiante la forza e la potenza attiva maschile, trova riscontro e conferma nella polarità solare, mitico centro di energia vitale, mentre la Colonna Jachin, simboleggiante la stabilità e la passività femminili, si individua nella polarità lunare, il cui mito notturno, quale noctiluca ricevente il suo potere dal sole, si adatta alla qualità passiva attribuita al deuxième sexe di cui tratta Simone de Beauvoir.

Questo concetto di polarità contrarie che si fonda sulla correlazione degli opposti, maschile e femminile, solare e lunare; attivo e passivo, e che può così forse dare una spiegazione del mistero della nostra esistenza, non è solo un portato originario della civiltà e della filosofia occidentale, anche se quella mediterranea l'ha ampiamente studiato e sviluppato: tre secoli avanti Cristo il filosofo cinese Tung Tschung-schan, seguace di Laotse e della sua dottrina del Tao, attribuiva il principio delle polarità contrarie a tutte le vicende umane; individuandole nei due elementi Yin e Yang: il primo significante la luce, la creatività, la maschilità e le potenze dello spirito, il secondo l'oscurità notturna, la ricettività, la femminilità e la materialità passiva.

Da quanto sin qui, seppure assai brevemente ed incompletamente, ho richiamato alla Vostra coscienza ed al Vostro sapere di Massoni, risulta conclusivamente che la frase del nostro rituale dell'iniziazione che parla della perfetta polarità contraria, cioè quella lunare è innegabilmente appropriata e significante.

L'iniziazione massonica è infatti quella solare, riservata alla parte maschile dell'umanità, considerata principio attivo di essa; e ciò non soltanto per le considerazioni filosofiche ed esoteriche sopra esposte, ma anche in forza di una tradizione che è durata attraverso i secoli del medioevo e dell'evo moderno e che è lecito far risalire alle fonti storiche della Massoneria operativa, allorché ragionevolmente le donne non potevano essere partecipi dell'opera attiva di fratellanza che aveva portato alla costituzione degli ordini cavallereschi religiosi ed alla formazione delle corporazioni muratorie costruttrici di abbazie e cattedrali. A partire dal XVII secolo in poi, allorché il nostro Ordine aveva già assunto il carattere speculativo che ora lo distingue, la qualità esclusivamente maschile dell'iniziazione massonica, grazie anche agli studi condotti dai Fratelli Rosa-Croce, sulla filosofia ermetica, sulla Qabalah e sulle altre scienze occulte o misteriosofiche, era stata accolta e confermata. Un tanto anche indipendentemente dal fatto, storicamente certo, che nella pratica del misticismo iniziatico, largamente diffuso nel mondo antico greco e romano, attraverso al culto di Iside, di Demetra, di Mitra, ecc., nessuna distinzione sussisteva fra uomini e donne, ambedue i sessi essendo considerati degni al cospetto degli dei. Comunque sia, nella consegna al neofita di un paio di guanti bianchi specificatamente riservato alla sua dama o alla sua donna ideale, si ritrova simboleggiato l'omaggio che viene tributato, sempre nell'ambito dei valori dualistici, dall'elemento attivo maschile a quello femminile complementare, riconoscendone la potenza ed il valore di integrazione per la perfettibilità umana, scopo precipuo del nostro lavoro di Liberi Muratori.

 

 

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