Il documento che segue, opera d'ingegno di Giuseppe M.S. Ierace, è ripreso da "Sixtrum" Anno  2001 - Numero Due - "Equinozio d'Autunno", e tratta del mito forse il più autorevole della letteratura ebraica post biblica, ossia dell'episodio della "Caduta degli Angeli Ribelli".

 

© Giuseppe M.S. Ierace

 

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Zosimo di Panopoli, l'alchimista greco vissuto ad Alessandria tra la fine del III secolo e l'inizio del IV, riporta una versione abbastanza originale del mito forse più autorevole della letteratura ebraica post biblica, e diffuso sia nei testi apocalittici, in quelli della Merkavà, dei Bogomili e nel Midrash, come presso la comunità di Qumran, sia nella teologia gnostica, manichea ed ermetica.

Si tratta dell'episodio della "caduta degli angeli" rivisitato in chiave cabalista in una piuttosto vasta gamma di espressioni differenti.

Per Zosimo, un innominato angelo, abitatore del primo firmamento, si innamora della profetessa Iside, la quale, per concedere le sue grazie, pretende lo svelamento del segreto della preparazione dell'oro e dell'argento. Ma un angelo del primo firmamento non poteva essere in grado di esaudirla e pertanto l'innominato le propone di contattare, al suo posto, un angelo appartenente ai cieli superiori, chiamato Amnael, possessore quest'ultimo, oltre che del segreto, anche di un misterioso segno particolare sul capo.

Nella versione primitiva, e più conosciuta di questo mito, si ricorda che degli angeli sono presi dal desiderio di accoppiarsi con le "figlie dell'uomo". La tradizione ebraica riconosce persino i nomi di qualcuna di queste coppie ibridamente formatesi tra donne ed entità celesti: Shamhezai (o Uza) ed Azael. Mentre Zosimo non nomina affatto il primo angelo, quello del primo firmamento, il quale fungerebbe praticamente da tramite con l'angelo dei cieli superiori; però attribuisce alla protagonista femminile, sia pur presentandola come profetessa, l'appellativo di una nota divinità egizia.

Per quanto riguarda l'angelo del secondo firmamento, il nome di Amnael ricorda quello di Aminel, riportato dal "Sefer Ha‑Razim". Tra i Falasha esiste anche la forma Amanel. Ma sostanzialmente l'attributo di Amnael ricorre frequentemente nel formulario della magia copia, e non sarebbe altro che un adattamento giudaico, magari corrotto,del nome di un'altra altrettanto famosa divinità degli antichi egizi, Ammon,da cui l'Amen conservato dai cristiani.

La pronuncia del nome teoforico, più diffuso nel periodo ellenistico tal quale Ammon, si era trasformata già in precedenza, soprattutto nelle fonti giudaiche antiche,nel termine Amen utilizzato come risposta di conferma ad una benedizione e, successivamente, dai cristiani identificato persino come uno dei nomi dello stesso Messia Gesù.

Nel "Papiro magico di Parigi”, conosciuto meglio come "Logos Ebraicos", un esorcismo deve venire proferito in nome dell’angelo terrifico, definito proprio Ammon Ipsentanho.

In un altro trattato di magia sincretica, contaminato sia da contributi giudaici sia da elementi ellenistici, ricordato con il titolo di "Sacro Libro nascosto di Mosè", oppure come "Il Santo" ovvero “I’Ottavo", si parla appunto di otto guardie di scorta al Signore della Vita, di cui le due ultime prendono i nomi di Amoun ed Amaun.

Dalla fine del XV secolo in poi, la definizione biblica “Ammon di No", nei testi cabalistici si sovrappone all'attributo di "capo dei demoni” che presiede all'arte egizia della magia.

Tacito, nelle "Historiae" (V,4) forse però interpretando un aspetto del rituale ebraico quale parodia del culto egizio, induce a supporre un'antichità maggiore di questa concezione demonica del Dio dalla testa di ariete.

“Perchè in futuro il popolo restasse legato a lui, Mosè introdusse nuovi riti, opposti a quelli degli altri uomini. Colà sono empie tutte le cose che presso di noi sono sacre, ed in compenso è lecito presso di loro ciò che per noi è sacrilego. L'effigie dell'animale, su indicazione del quale avevano posto termine allo smarrimento ed alla sete, consacrarono in un santuario, dopo aver sacrificato un ariete, quasi in dispregio di Ammone. Viene da essi immolato anche un bue, perchè gli egiziani venerano Api".

Da una certa fonte, quindi, Tacito doveva aver appreso dell'accusa di onolatria (adorazione dell'asino), confermata pure da Apione, Diodoro Siculo e Plutarco, ed in seguito lanciata anche contro i cristiani. L'immolare buoi, poi, era dunque un altro atto di dispregio contro gli egiziani, i quali erano soliti divinizzare gli animali dagli utili servigi e quelli dalle qualità peculiari, come forza, fedeltà o destrezza, oppure per propiziarsi , qualora minacciati, quelli ritenuti pericolosi. Il bue Api procedeva direttamente da Osiride e da Phtah, doveva essere nero, con una macchia bianca in fronte e l'immagine di uno scarabeo sacro sulla lingua. In appendice, aggiunge altre approssimative supposizioni. "Si dice che abbiano scelto per il riposo il settimo giorno, perchè questo segnò il termine delle loro pene. In seguito, lusingati dalla dolcezza del non far nulla, dedicarono all'ozio anche un intero anno ogni sette". E qua il riferimento viene rivolto all'anno sabbatico, durante il quale il Pentateuco vietava ogni specie di lavoro agricolo. "Alcuni credono che ciò si faccia in onore di Saturno, sia perchè essi hanno ricevuto i fondamenti del culto dagli Idei, che sappiamo essere stati scacciati insieme con Saturno ed aver dato origine alla popolazione giudaica", ed in questo caso la confusione proviene molto probabilmente dall'assonanza tra i nomi Ida e  Iudaei.

Ma, da un più attento confronto tra i testi cabalistici, si evince come "Ammon di No" sia allo stesso tempo, oltre che un particolare ed autorevole "demone", pure uno dei procacciatori dei "segreti dell'oro e dell'argento".

In un diario di rivelazioni, risalente al tardo Quattrocento, pervenutoci come "Libro dell'angelo che risponde", si potrebbe riconoscere un sistema demonologico, in cui a capo dei demoni stanno e Samael e Ammon di No. In questo specifico caso, "l'angelo che risponde" viene identificato con Azriel, il quale rivela all'adepto lettore come, ricorrendo a particolari formule di incantesimo, questi "demoni", che hanno ricevuto da Dio “le chiavi dei tesori della ricchezza”, possano essere consultati soprattutto in tema di Qabalah e Alchimia.

Discendendo sulla terra, Samael ed Ammon di No assumono la "forma di serpente chiomato ... ed essi non potranno più salire in cielo”. E difatti il serpente circonda la testa di Ammon nelle raffigurazioni egizie del dio, come in quelle più tarde dell'Eone, ovvero il Tempo mitraico. Eppure sembra che abbia subito, in periodo ellenistico probabilmente, tutta la completa metamorfosi "per poter vincere la sua sposa”, tant'è che, tra gli ebrei di Cirene, i serpenti venivano chiamati familiarmente giusto con il suo nome.

Erodoto, nell' Istorion (B74), questi benefici, da un punto di vista rituale, serpenti, a Tebe consacrati a Zeus Ammon, li aveva descritti come se appartenessero al genere Cerastes aegyptiacus, la velenosa vipera cornuta, di cui sono state effettivamente trovate delle mummie proprio in quel luogo: “Ci sono poi nei dintorni di Tebe dei serpenti sacri, per nulla dannosi agli uomini, i quali, pur essendo piccoli di dimensioni, portano due corna sulla sommità della testa. Quando muoiono li seppelliscono nel santuario di Zeus; (Ammon), perchè dicono che sono sacri a questa divinità".

Nel "Sippur Devarim”, a discendere dal cielo è una coppia sessualmente definita nei due demoni, polarmente distinti in incubo e succuba, di Samael e Lilit.

Analogamente dei serpenti in opposizione tra loro, carnalmente congiunti , appaiono nel sogno di Hayyim Vital, ricordato nel "Sefer ha‑hesiyonot", influenzato dalle reminiscenze leggendarie relative a Yosef della Reina, il quale, a sua volta, avrebbe voluto indurre l'avvento della redenzione proprio grazie a quest'espediente di “legatura" dei due rettili divini. Ciò risponde ad un postulato molto meno divulgato dell'esoterismo ebraico, indirizzato al riconoscimento dell'importanza della polarità sessuale anche in ambito divino. Molti mistici ebrei hanno sottolineato l'assoluto bisogno di questa centralità suddivisa in maschile e femminile, all'interno del macrocosmo, o meglio dell'intero universo. A partire dal Talmud si rammenta come l'ogni cosa che Dio ha creato, l'ha creata maschio e femmina, ma è soprattutto nella letteratura gnostica che si ribadisce questo particolare concetto con il singolare riscontro di vere e proprie entità ipostatiche composte in forma oppositiva.

In una versione del racconto biblico relativo alla vicenda del "Paradiso terrestre”, intitolata "Apocalisse di Adamo", il dio Arconte degli Eoni e delle Forze, adirato, “ci divise e noi divenimmo due eoni, e così la Gloria che era nel nostro cuore abbandonò me e tua madre Eva”. “L’Apocalisse di Adamo" ci riconduce esplicitamente al tema filosofico esposto da Platone nel “Sirriposio”, dove viene descritta esemplarmente la stessa immagine della collera di Zeus, che procura la scissione dell'uomo primordiale in due componenti complementari , eppure in contrasto.

Anche nello "Zohar" si afferma come, all'inizio dei tempi, il processo di emanazione non avrebbe avuto alcuna possibilità di procedere senza quell'opportuno raggiungimento dell'equilibrio, necessario nel mondo divino, tra assolute potenze in opposizione.

Un maestro hassidico del XVIII secolo, R. Avraharn Yehoshua' Heschel, meglio conosciuto forse come il "Rabbi di Apra", nel suo "Sefer Ohev Yisra'el” (Libro dell'amante di Israele), sostiene che, tutto nel mondo possiede necessariamente aspetti maschili e femminili. Questo è particolarmente vero per l'adoratore di dio, che deve possedere gli aspetti del maschio e della femmina ... cioè quello dell'emanatore e quello del ricevente. L’aspetto del maschio significa, per esempio, che l'entità che sempre emana, grazie alla sua santità ed al suo grande attaccamento ed alla purezza del pensiero, emana un piacere spirituale che raggiunge le luci, i mondi e gli attributi superni. Ma egli ha anche un aspetto femminile, quello cioè che funge da ricevente e porta ai mondi inferiori l'influsso derivante dai mondi superni ed a tutti i membri della comunità di Israele tutto quanto loro necessita ed ogni sorta di grazia, come figli, vita e sostentamento, guarigione, ecc. L’aspetto maschile ha un influsso sull'alto e quest'influsso si fa seme e diventa un aspetto del maschio per la femmina ... e l'aspetto femminile del Giusto (Saddiq) è la sua capacità di ricevere l'influsso superno e di portare dall'alto al basso ogni sorta di cose buone e di beni materiali."

All'interno della psiche umana alla stessa stregua di come successivamente si è espresso Jung nella psicologia analitica, con la terminologia antitetica di "anima" e “animus", esisterebbero, pure secondo il pensiero cabalistico, proprio per il saddiq hassidico, degli stati mistici in grado di proporsi in un doppio rapporto di interrelazione con la divinità, ed in entrambe le direzioni e le polarità. L’importanza di questa "differenza" di polarità e conseguentemente dell'equilibrio fra i diversi aspetti sessuali, proiettati dal genere umano ai piani superiori dell'essere, è stato più volte argomento d'indagine da parte di Arturo Schwarz, e recentemente riproposta nel suo ultimo libro su "Cabbalà e Alchimia" ("Saggio sugli archetipi comuni”, Giuntina, Firenze, 1999).

Per Eusebio di Cesarea, a capo dei demoni era invece la coppia sessuale Serapide ed Ecate. Serapide perchè veniva spesso identificato con Ammon, mentre Ecate aveva come animale familiare proprio il serpente.

Nel "Sefer ha‑meshiv", Ammon di No viene raffigurato alla destra di Samael con un arco teso nella man diritta e l'abominio, ovvero la croce, nella mancina. Altrove, nella destra impugna una lancia, ma è accompagnato da due altre divinità: per lo più Mout e Khons. Anche nei racconti di sogni "in forma di diario", raccolti da Tolomeo Sotero nel Serapeion di Menfi, il dio Ammon appariva a richiesta assieme ad altre due divinità. Ed alla stessa stregua, nel "Libro dell’Angelo che risponde" ben tre incantesimi sono diretti ad evocare in sogno il medesimo Ammon di No. Del resto, l'incubazione è sempre risultata essere la principale tecnica di divinazione, essendo sufficiente, secondo questa procedura, addormentarsi accanto alla colonna di Ammon Ra, oppure all'interno del tempio della divinità prescelta.

Un’altra versione del mito ebraico sugli angeli caduti si ritrova nel "Yalqut Shim'oni”.

Una vergine di nome Istahar sfugge alle pressanti richieste carnali di un angelo caduto di nome Shanhezai, proprio grazie al potere del Tetragramma, che lui stesso le aveva rivelato.

In questo caso, Istahar sembra essere più un, abbastanza lieve, corruzione di Ishtar (Astarte), piuttosto che un'espressione sincretica di contaminazione tra Ishtar, dea dell'amore, e Iside, dea madre.

Il "Papiro Magico di Torino” riferisce che il nome nascosto di Ra venne rivelato a Iside, la quale divenne cosi una grande maga. Per la tradizione giudaica, lo "splendido segreto" venne invece rivelato alla profetessa Maria l'Ebrea, fondatrice dell'Alchimia.

In base all'identificazione di Ra con Ammon, quello che per gli egizi è costituito dalla rivelazione del nome occulto di Dio, per gli ambienti cabalistici diventa la comunicazione del Tetragramma, e per Zosimo è lo svelemento del segno particolare posto sulla testa di Amnael. Ed infatti, nella realtà rituale giudaica , sulla fronte, il sommo sacerdote indossava il Tetragramma, proprio quale nome segreto di Dio.

 

 

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