PRIMA LEZIONE

Si parte dall’esistenza di uomini saggi e virtuosi nell’Ordine Frammassonico


 

Voi non potete esigere ragionevolmente che io vi debba concedere altra conoscenza dell’Ordine salvo che esso esiste. Ciò che pretendete di sapere dai vostri libri intorno alla maniera della sua esistenza, io già posso non riconoscerlo, per ciò che tutte queste letture non hanno generato in voi alcun sapere e solo vi hanno avviluppato nelle contraddizioni. E nel dubbio di quale dei vostri autori dovete mai fidarvi, se non possedete alcun criterio per valutarli e nessun termine medio per collegarli? E per quanto voi possiate anche credere, o, per usare il vostro linguaggio, trovare verosimile o più verosimile alcunché secondo la critica storica: tuttavia mi richiamo al vostro proprio sentimento, quando sostengo, che la vostra vera conoscenza della cosa, strettamente intesa, non va più in là della esistenza dell’Ordine.

Ma questo é anche per me affatto sufficiente, e solo vi invito a concatenare a questa conoscenza sicura altrettanto sicure conclusioni: vogliamo però noi trovare che cosa é in sé e per sé stesso l’Ordine Frammassonico? - No, non tanto questo, ma piuttosto che cosa esso può essere in sé e per sé stesso, o, se volete, che cosa deve essere.

Questa domanda vi stupirà, perché non l’avevate ancora mai fatta, ma essa é, secondo il Sovrano, l’unica che voi possiate fare. Ciò che Ordine è, apprendetelo per amor mio, se vi piace, dai frammassoni sfracellati; - che cosa può essere, siete in grado di trarlo da una fonte migliore, dalla vostra ragione. Ma se sapete ciò, voi non crederete, secondo una certa coerenza, che esso sia realmente in sé e per sé stesso così, quanto che così può essere secondo la vostra logica convinzione; per lo meno non potrete sostenere la prima tesi (ma nemmeno negarla), perchè per far ciò dovreste essere degli iniziati. E avete più probabilità di essere con pieno diritto un legislatore massonico, che non di poter arrischiare con qualche diritto questa tesi.

Cerchiamo su questo campo, dove tutto vacilla, un punto saldo su cui poggiare sicuramente il piede, e muoviamo da dati di fatto indiscussi.

Sapete che nei primi decenni del secolo XVIII precisamente in Londra, viene fuori pubblicamente una società, che verosimilmente é sorta ancor prima, ma della quale nessuno sa dire donde venga, che cosa sia e che cosa voglia. Essa si propaga, non ostante ciò, con inconcepibile rapidità, e si diffonde attraverso la Francia e la Germania in tutti gli stati dell’Europa cristiana, e perfino in America. Uomini di tutte le classi, reggenti, principi, nobili, dotti, artisti, commercianti, entrano nella sua cerchia: cattolici, luterani e calvinisti si fanno iniziare e si chiamano l’un l’altro Fratelli.

La società che, non si sa per qual ragione, o almeno, com’io vi prego di credere, molto accidentalmente, si chiama Associazione di Liberi Muratori, attrae l’attenzione dei governi, vien perseguitata nella maggior parte degli stati, per esempio in Francia, in Italia, in Olanda, in Polonia in Ispagna in Portogallo in Austria in Baviera e a Napoli, colpita dal bando di due pontefici, dappertutto gravata delle accuse più contraddittorie, e sopra di essa si getta ogni sospetto che sia odioso alla gran massa e attiri l’odio di questa. Ma essa resiste a tutte queste tempeste, si diffonde in altri stati, si trapianta dalle capitali nelle città di provincia, dove prima appena la si conosceva di nome: e trova inaspettatamente protezione e appoggio in un luogo, se nell’altro deve affrontare gravi pericoli: là vien cacciata come nemica del trono e promotrice delle rivoluzioni, e qua invece acquista la fiducia dei migliori governanti.

Così essa arriva fino ai nostri giorni. Voi vedete come in quest’epoca i membri di tale società si domandino una buona volta seriamente: ma donde veniamo? Che cosa siamo e che cosa vogliamo? E vedete come d’ogni luogo si raccolgono per rispondere a queste proprie domande; come si guardano a vicenda, seri in viso, e ciascuno attende la risposta dal suo vicino, e infine come tutti comprendono, gridando o tacendo, che nessuno di loro, di quanti si son radunati, lo sa. Ora che fanno? Forse ritornano a casa, spiegano ai loro Fratelli la generale in scienza? Si sciolgono reciprocamente dai loro impegni e si separano l’uno dall’altro con un po’ di vergogna? - Niente affatto! l’Ordine perdura e si estende, allo stesso modo di prima.

L’associazione soffre cose ancor più aspre. La ricerca del suo segreto vien più incalzante, esso é portato a conoscenza di tutti in pubblici scritti, per esempio nel Segreto dei frammassoni Scoperto, nella Frammassoneria  Atterrata o Tradita; la considerazione di alcune Sette Massoniche é innalzata al grado della perfetta consapevolezza, di altre a quello della verosimiglianza: si trova qua e là la Massoneria ha servito solo a velare scopi abominevoli e si introducono questi scopi nella sua luce, che li uccide. Che accadrà ora? I frammassoni si dichiareranno sciolti dal segreto così tradito, per liberarsi d’un tratto dal sospetto di scopi innominabili, chiuderanno le logge, e metteranno nella loro biblioteca il frammassone sfracellato. - no! L’associazione continua a vivere, come se mai si fosse detta una sola parola né mai si fosse stampata alcuna lettera intorno a lei, e fosse mantenuto nel suo seno, senza romperlo mai, il silenzio.

Infine l’associazione stessa si scinde interiormente; e cessando ogni unità, i Fratelli si dividono in sette, che chiamano sistemi, si tacciano vicendevolmente di eresia, si mettono in bando, e ripetono il gioco di una Chiesa che sola rende felici. Il venerabile Servati chiede: « e s’io volessi diventare frammassone, dove stanno i veri maestri? » e nel suo denso libro non sa dare alcuna risposta: intanto i massoni di tutti i colori e distintivi rispondono concordemente: « in nessuna, in nessuna altra parte che presso di noi ».

Or che ne segue? il profano, che prima aveva tuttavia rispetto almeno per il nome di Fratello, trova adesso ridicoli i massoni che a vicenda si perseguitano e si accusano di eresia; e ricade sopra la Massoneria  qualche cosa che é ben peggio di tutte le persecuzioni: il freddo scherno e la derisione della gente colta. Ne trarremo però senza esitazione la conseguenza dello scioglimento della mirabile società? No, ancora una volta! Essa si conserva e diffonde come sempre, e molti timidi Fratelli, che arrossirebbero fino alla radice dei capelli se si dicesse di loro in un circolo elegante che sono massoni, vanno coscienziosamente alla loggia allo stesso modo di prima.

E come si é talora detto per ischerzo: « il maggior segreto dei frammassoni é, che non ne hanno nessuno »; così ora si può dire a buon diritto: « il segreto più divulgato e tuttavia più nascosto dei frammassoni é che essi sono e continuano a esistere. Invero, che cosa é mai, che cosa può essere ciò che lega insieme tutti questi uomini di pensiero vita e cultura quanto mai diversi, e li tiene vicini fra mille difficoltà, in quest’epoca, di chiarificazione e di progressiva freddezza?».

Andiamo anche più in là, e consideriamo più da vicino questi stessi uomini. Forse si tratta di gran teste deboli, fanatici, ipocriti, intriganti o ambiziosi, che hanno fatto lega tra loro. Sicuro, é ben concepibile come l’uomo astuto e disonesto possa unirsi con dei pazzi, per guidarli ai propri fini o almeno divertirsi a spese della loro pazzia; concepibile come l’ambizioso possa cogliere il fanatico nella sua brama di misteri e per soddisfare il proprio orgoglio prendere ai suoi ordini l’uomo che altrimenti stia sopra a lui per condizione e per autorità; concepibile come l’intrigante si possa unire con teste deboli per far loro dire e - pagare ciò che gli piace. Ma no! - In tutte le epoche si trovano nell’Ordine gli uomini più saggi, più onesti, più rispettabili per ingegno, sapere e carattere; e in genere vi sono parecchi - certamente ve n’é uno - tra i Fratelli, a cui voi vi gettereste in braccio con piena fiducia, come al direttore e alla guida della vostra vita.

Però - non trascuro alcuna possibile obbiezione - quest’uomo saggio e onesto può essere entrato, per un qualsiasi accidente e per un qualsiasi capriccio di gioventù, in un Ordine che gli fosse sconosciuto nella sua intima essenza: viene poi a conoscerlo, e trova che non val nulla, che procede innanzi sulla base di un giochetto infantile: ma non può tornare indietro, perché una certa vanità gli impedisce di dichiararsi illuso: mentre il suo interno pudore lo distoglie dal dedicarsi a tal vuotaggine, - e così egli si ritira, senza parere, nel silenzio. - Se questa é la vera istoria di tutti gli uomini onesti e saggi dell’Ordine, allora fermiamoci qui, chiudendo le nostre ricerche, vergogniamoci di aver onorato l’Ordine anche tanto così della nostra attenzione, e abbandoniamolo con un risolino di compassione ai fanatici in buona fede e agli intriganti egoisti.

Ma così non é [la storia], per quanto son vere le vostre e le mie esperienze. Gli uomini veramente saggi e onesti, che noi conosciamo, sono andati innanzi nell’Ordine, se ne sono seriamente occupati, si sono affaticati per lui e gli hanno anzi sacrificato altri scopi importanti.

E ora sono arrivato al punto che ritengo saldo e sicuro per voi, che non siete Massoni, e per ogni ragione conseguente: quanto é vero che anche soltanto un uomo indiscutibilmente saggio e virtuoso si occupa dell’Ordine Frammassonico, - di tanto é vero ch’esso non é un giuoco, di tanto é certo ch’esso ha uno scopo, anzi [uno scopo] serio e sublime. Così avremo dunque trovata la base da cui poter volgere lo sguardo a tutto il resto e spingere innanzi il piede con circospezione.

Però, prima di far questo, vi sento dire: « È vero che uomini saggi e virtuosi si occupano seriamente dell’Ordine: é un fatto. Ma di che cosa si occupano? Dell’Ordine come esso é, o come e quale esso, per opera loro appunto, può diventare? Forse lavorano solo allo scopo di farne alcunché e scrivere sulla tabula rasa dei frammassoni qualche cosa che sia degno di loro? Se é così, voi avete con la vostra deduzione dimostrato soltanto ciò che si sapeva, che cioè l’uomo saggio e virtuoso nulla fa per ischerzo, ma niente avete conseguito a favore dei frammassoni ». – tutto [ho conseguito] di ciò che posso conseguire per loro appo voi: e poiché non ho altro modo di rispondervi, formulerò, sebbene essa sia già, perfettamente adatta al mio scopo finale, la mia proposizione così: quanto é certo che uomini saggi e virtuosi quanto mai seriamente si occupano dell’Ordine Frammassonico, di tanto é certo che esso può avere un fine razionale, buono, sublime.

Questo fine, possibile o reale, cerchiamo ora di trovarlo nel proseguire per questa via. Noi possiamo cioè sapere che cosa possa, e che cosa necessariamente debba volere l’uomo saggio e virtuoso - quanto é vero che la saggezza e virtù é soltanto una, e determinata da leggi eterne della ragione. Dobbiamo quindi limitarci a indagare che cosa possa proporsi come scopo l’uomo saggio e buono in tal colleganza, - e con ciò avremo trovato con certezza dimostrativa l’unico scopo possibile dell’Ordine Frammassonico.