">Artefii Arabis Philosophi - Liber Secretus - Dei Fuochi -
 

 

Ma parliamo dei fuochi. Il nostro fuoco è minerale, è uguale, è continuo, non manda vapore se non viene troppo eccitato, partecipa del solfo, è preso altrove che dalla materia, sgretola, dissolve, congela e calcina tutto, è da procurarsi artificialmente, è guadagno senza spesa, o, per lo meno, con poca. È anche umido, vaporoso, digerente, alterante, penetrante, sottile, aereo, non violento, non bruciante, circondante, contenente, unico, ed è la fonte di acqua viva che circonda e contiene il luogo del bagno del re e della regina.
In tutta l'opera questo fuoco umido ti basta, al principio, nel mezzo, ed alla fine, poiché tutta l'arte consiste in questo, ed è fuoco naturale contro natura, innaturale e senza ustione, e per di più, è un fuoco caldo, secco, umido e freddo; meditate su questo, ed operate rettamente, evitando la natura estranea. E se non comprendete questi fuochi, ascoltate queste cose, tratte dai più astrusi ed occulti cavilli degli antichi sui fuochi, mai scritte sui libri fino ad ora.
Abbiamo propriamente tre fuochi, senza i quali l'arte non viene portata a compimento, e chi lavora senza di essi si applica inutilmente.
 

Il primo è di Lampada, ed è continuo, umido, vaporoso, aereo, e da procurarsi artificialmente, tuttavia la lampada deve essere proporzionata alla chiusura, ed in questo bisogna usare il massimo discernimento, cosa che l'artista duro di comprendonio non arriva a capire, perché se il fuoco di lampada non è geometricamente e debitamente proporzionato, o non vedrai in tempo i segni stabiliti per mancanza di calore, e per l'eccessivo indugio la cosa che speravi fuggirà da te, o per troppo calore i fiori dell'oro bruceranno, e tu rimpiangerai gravemente la tua fatica.
 

Il secondo è il fuoco di ceneri, nelle quali si pone il vaso sigillato ermeticamente, o, meglio, è quel tenuissimo calore che dal moderato vapore della lampada circonda regolarmente il vaso. Questo non è violento, se non viene eccitato troppo, è digerente, alterante, si prende da un corpo diverso dalla materia, è unico, ed anche umido ed innaturale.
 

Il terzo è quel fuoco della nostra acqua naturale che è chiamata anche acqua contro natura, poiché è acqua e non dimeno fa dell'oro un puro spirito, cosa che il fuoco comune non può fare. Questo è minerale, uguale, partecipe del solfo, sgretola, congela, solve e calcina tutto, è penetrante, sottile, non brucia, ed è la fonte di acqua viva nella quale si lavano il Re e la Regina, del quale abbiamo bisogno durante tutta l'opera, all'inizio, alla metà ed alla fine, mentre gli altri due detti prima servono solo ogni tanto. Dunque, leggendo i libri dei Filosofi collega questi tre fuochi, e senza dubbio non ti resterà nascosto quello che essi pensano sui fuochi.
 

Quanto ai colori, quello che non annerisce non può sbiancare, poiché la nigredo è l'inizio dell'albedo, e il segno della putrefazione e dell'alterazione, e che il corpo è già stato penetrato, e mortificato. Dunque, durante questa putrefazione, in quest'acqua dapprima appare la nigredo, come un brodo grasso pepato; secondariamente, la terra nera, cuocendo continuamente, si sbianca, perché la loro anima galleggia come un amido bianco, ed in questa bianchezza tutti gli spiriti si uniscono, in modo tale che non potranno più separarsi; perciò si deve sbiancare il Lattone e fare a pezzi i libri, affinché non siano fatti a pezzi i nostri cuori, dato che questa albedo è la pietra perfetta al bianco, il corpo nobile per la necessità della fine, e la tintura dell'albedo di esuberante riflesso e di fulgido splendore, che non si allontana dal corpo al quale è unita.
Nota, dunque, qui, che gli spiriti non si fissano se non nel colore bianco, che perciò è più nobile degli altri, e deve essere cercato con ansia, poiché è, in qualche modo, il completamento di tutta l'opera. Anche la nostra terra putrefà nel nero, e poi si monda nell'elevazione; dopo, disseccata, la nerezza se ne va, ed allora si sbianca, ed ha termine il tenebroso impero umido della femmina; allora anche il fumo bianco penetra nel corpo nuovo, e gli spiriti si restringono nel secco, e ciò che è corrompente, deformato e nero per l'umido svanisce; allora anche il corpo nuovo risorge, chiaro, bianco, immortale, e riporta la vittoria su tutti i nemici. E come il calore che agisce sull'umido genera il primo colore, la nigredo, così, crescendo sempre, il calore, agendo sul secco, genera l'albedo, secondo colore, e poi il giallo, ed il rosso che agisce sul secco puro; e basta sui colori. Dobbiamo dunque sapere che la cosa che ha il capo rosso e bianco, i piedi bianchi e poi rossi e, prima, gli occhi neri, questa cosa soltanto è il magistero. Dunque, dissolvi il Sole e la Luna nella nostra acqua dissolvente, poiché è ad essi familiare ed amica, e vicina alla loro natura, e con loro è mite, e come una matrice, madre, origine, principio e fine della vita, e perciò in quest'acqua essi si ripuliscono, poiché natura si allieta con natura, e natura contiene natura, si uniscono l'uno con l'altro con un vero matrimonio, e diventano, con una sola natura, un solo corpo nuovo resuscitato, immortale. Così è necessario congiungere i consanguinei con i consanguinei; allora queste nature si incontrano, si susseguono le une alle altre, putrefanno, generano e gioiscono, poiché la natura è regolata da una natura simile e amica. La nostra acqua, dunque (dice Danthin), è una bella fonte amena e limpida, preparata soltanto per il Re e la Regina, che essa conosce benissimo, come è conosciuta da loro; infatti li attrae a sé, ed essi, per lavarsi, rimangono in quella fonte due o tre giorni, cioè mesi, ed essa li ringiovanisce ed abbellisce. E, poiché il Sole e la Luna derivano da quell'acqua madre, è necessario che entrino nuovamente nell'utero materno, per rinascere di nuovo, e diventino più robusti, più nobili e più forti.
 

Perciò, se non moriranno, saranno trasformati in acqua, resteranno soli, e senza frutto. Se invece moriranno esaranno dissolti nella nostra acqua, daranno il centesimo frutto, e da quel luogo in cui erano e nel quale sembravano essere periti, compariranno diversi da come erano prima. Dunque, con il Sole e la Luna sia fissato con il massimo ingegno lo spirito della nostra acqua viva, poiché essi sembrano trasformati nella natura dell'acqua, e simili a morti; da qui, poi, ispirati, vivono, crescono e si moltiplicano come tutte le cose vegetali. Dunque, ti basti disporre sufficientemente la materia all'esterno, poiché all'interno essa opera sufficientemente per la sua perfezione. Ha anche un movimento che le è inerente, secondo la vera via ed un ordine migliore di quello che potrebbe essere pensato dall'uomo. Quindi tu prepara soltanto, e la natura porterà a compimento, poiché, se la natura non sarà impedita in senso contrario, non smetterà il suo movimento sicuro, sia per concepire che per partorire. Quindi, abbi soltanto cura (dopo la preparazione della materia) di non scaldare il bagno con troppo fuoco e, in secondo luogo, che lo spirito non sfugga, perché danneggerebbe l'operatore, cioè distruggerebbe l'opera, e porterebbe molti sentimenti sgradevoli, cioè tristezza ed ira. Ormai, da quanto detto, si trae l'assioma che, realmente, chi non conosce la distruzione dei metalli, necessariamente non ne conosce la costruzione secondo il corso della natura. Bisogna dunque congiungere i consanguinei, poiché nella natura trovano nature consimili e, putrefacendo, si mescolano insieme, e si mortificano. Perciò è necessario conoscere questa corruzione e generazione, come le nature si abbraccino e si plachino nel fuoco lento, in che modo la natura si rallegri con la natura, la natura trattenga la natura, e la trasformi in natura bianca. E, se vuoi rubificare, bisogna cuocere questo bianco in fuoco secco continuo fino a che si arrossi come sangue, che non sarà altro che fuoco, e vera tintura, e così, attraverso il fuoco secco e continuo l'albedo si purifica, si citrinizza ed acquista la rubedo ed il vero colore fisso. Dunque, quanto più si cuoce, tanto più si colora e diventa tintura della rubedo più intensa. Perciò, è necessario cuocere a fuoco secco, a calcinazione secca, e senza umore cuocere il composto finché sia rivestito di colore rosso, ed a questo punto sarà l'elisir perfetto.
Se, dopo, vuoi moltiplicarlo, devi ripetutamente dissolvere quel rosso in una nuova acqua dissolvente, e ripetutamente sbiancarlo con la cozione, rubificarlo con un fuoco graduato, ripetendo il primo regime; dissolvi, gela, ripeti, chiudendo, aprendo, moltiplicando a tuo piacere in quantità e qualità, perché, con la nuova corruzione e generazione, si introduce un'altra volta un nuovo movimento, e così non potremo raggiungere il fine se vorremo sempre operare con la reiterazione della soluzione e della coagulazione mediante la nostra acqua dissolvente, cioè dissolvendo e congelando, come si è detto, secondo il primo regime. E così la sua virtù è aumentata e moltiplicata in quantità e qualità, cosicché, se nella prima opera otterrai cento, nella seconda avrai mille, nella terza diecimila, e così, proseguendo, la tua proiezione arriverà all'infinito, tingendo veramente, perfettamente e fissamente ogni quantità, in modo che con una cosa di pochissimo valore si apportano colore, virtù e peso.


Dunque, ti bastano il nostro fuoco e l'Azoth; cuoci, cuoci, reitera, dissolvi, gela, e così continua a tuo piacimento moltiplicando quanto vorrai, finché la tua medicina diventi solubile come la cera, e sia tanta quanta è la virtù che desideri. Quindi, per compiere l'opera completa, cioè (nota bene) la seconda pietra, devi prendere il corpo perfetto, metterlo nella nostra acqua in un recipiente di vetro ben chiuso e sigillato con il cemento, affinché non entri l'aria né esca l'umidità contenuta all'interno, in una digestione di calore blando come di un bagno, o moderatissima, come di letame, e con la continuazione dell'opera per mezzo del fuoco, su di esso portare a compimento la decozione, fino a che putrefaccia e si risolva in nero, e poi si alzi e si sublimi con l'acqua, cosicché si purifichi da ogni nerezza e oscurità, si sbianchi e si assottigli, finché, nell'ultima sublimazione, pervenga alla purezza e da ultimo diventi volatile, e diventi bianco dentro e fuori poiché l'Avvoltoio che vola senza ali nell'aria grida per poter andare sopra la montagna, cioè sopra l'acqua, sulla quale è portato lo spirito bianco. Allora, continua il fuoco come conviene, e quello spirito, cioè la sottile sostanza del corpo e del mercurio, sale sopra l'acqua, poiché la quintessenza è più candida della neve. Ed, infine, continua ancora e rafforza il fuoco, affinché tutto lo spirituale che è in basso salga in alto. Sappiate, infatti, che quello che è chiaro, puro e spirituale, sale in alto nell'aria sotto forma di un fumo bianco, che si chiama latte di vergine.
Bisogna, quindi, che il figlio della Vergine si innalzi dalla terra (diceva la Sibilla), e la quinta sostanza bianca, dopo la resurrezione, si elevi verso i cieli, ed il grosso e spesso rimanga sul fondo del vaso e dell'acqua. Poi, dopo avere raffreddato il vaso, troverai sul fondo di esso delle fecce nere, arse e bruciate, separate dallo spirito e dalla quintessenza bianca, che tu getterai.
In questo tempo, dalla nostra aria piove sulla terra nuova l'argento vivo che è chiamato argento vivo sublimato dall'aria, con il quale si fa l'acqua vischiosa, pura e bianca, che è la vera tintura separata da ogni feccia nera, e così il nostro rame si regge con la nostra acqua, si purifica, e si adorna di colore bianco. Questa dealbazione non avviene se non con la decozione e la coagulazione dell'acqua. Dunque, cuoci continuamente, lava la nerezza dal Lattone, non con la mano, ma con la pietra, o con il fuoco, o con la nostra seconda acqua mercuriale, che è la vera tintura. Infatti, questa separazione del puro dall'impuro non si fa con le mani, poiché è la sola natura che la porta a compimento, operando circolarmente verso la perfezione. Quindi è chiaro che questa composizione non è una operazione manuale, ma un cambiamento delle nature, poiché la natura si dissolve da sola, copula, si sublima, si eleva, e, separate le feci, si sublima. In tale sublimazione si congiungono le parti più sottili, più pure ed essenziali, poiché la natura ignea, quando innalza le parti più sottili, eleva sempre le più pure, quindi lascia le più grossolane. Perciò è necessario sublimare in vapore con fuoco mediocre, continuo, affinché si inspiri nell'aria, e possa vivere. Infatti, la natura di tutte le cose prende vita dall'inspirazione dell'aria. Così pure tutto il nostro magistero consiste nel vapore e nella sublimazione dell'acqua. È dunque necessario che il nostro rame si elevi con i gradi del fuoco e che salga liberamente da solo, senza violenza; cioè, se il corpo non è disfatto ed assottigliato con il fuoco e con l'acqua, fino a che si innalzi come spirito, o come argento vivo che sale, oppure come un'anima bianca separata dal corpo, e resa spirito dalla sublimazione, non avviene nulla. E tuttavia, se sale, nasce nell'aria e si trasforma in aria, e diventa vita con la vita, e completamente spirituale ed incorruttibile. Così, in questo regime, il corpo diventa spirito di natura sottile, e lo spirito si incorpora con il corpo, e diventa uno solo con lui, ed in questa sublimazione, congiunzione ed elevazione tutto diventa bianco. Quindi, è necessaria questa sublimazione Filosofica e naturale che instaura la pace tra il corpo e lo spirito, cosa impossibile a farsi diversamente, se non sono separati in queste due parti. Perciò è necessario sublimare l'uno e l'altro, affinché il puro salga, e l'impuro e terrestre discenda nella perturbazione del mare tempestoso. Bisogna, quindi, cuocere continuamente, affinché la natura sia condotta al sottile, e fino a che il corpo prenda ed attragga l'anima bianca mercuriale, che trattiene naturalmente, e non lascia che si separi da lui, poiché gli è uguale per la vicinanza della natura prima, pura e semplice. Perciò, per mezzo della decozione bisogna attuare la separazione, affinché del grasso dell'anima non rimanga nulla che non sia trasportato ed innalzato alla parte superiore, e così l'uno e l'altro saranno ridotti alla semplice uguaglianza, ed alla semplice albedo. Dunque, il magistero è l'Avvoltoio che vola per l'aria e il Rospo che cammina sulla terra.


Perciò, quando separerai la terra dall'acqua, cioè dal fuoco, ed il sottile dallo spesso, dolcemente e con grande abilità, ciò che sarà puro salirà dalla terra in cielo, e ciò che sarà impuro scenderà in terra, e la parte più sottile prenderà nella zona superiore la natura dello spirito, ed in quella inferiore la natura del corpo terrestre. Con questa operazione, con la parte più sottile del corpo si innalzerà la natura bianca, dopo avere depositato le feci, cosa che avviene rapidamente. Infatti, l'anima si aiuta con la sua congiunta, e con essa arriva alla completezza. La madre (dice il corpo) mi ha generato, e lei stessa è generata da me; tuttavia, dopo che ho preso il volo da lei, essa, nel miglior modo possibile, diventa pietosa, alimentando e nutrendo il figlio che ha generato, fino a che sarà pervenuto allo stato perfetto. Senti questo secreto. Custodisci il corpo nella nostra acqua mercuriale, finché si innalzi con l'anima bianca, e discenda al fondo terrestre, che è chiamato terra residua; allora vedrai l'acqua coagulare se stessa con il suo corpo, e sarai certo che la scienza è vera, poiché il suo corpo coagula l'umore in secco, come il caglio di agnello coagula il latte in formaggio, e così lo spirito penetrerà nel corpo, e la mistura sarà attuata sottilmente, ed il corpo attrarrà a sé il suo umore, cioè l'anima bianca, come il magnete attira il ferro, per la similitudine della sua natura e per l'istinto di avidità; allora l'uno conterrà l'altro, e questa è la sublimazione e la nostra coagulazione, che trattiene ogni cosa volatile ed impedisce la fuga.
 

Questa composizione, dunque, non è un'operazione manuale (come ho detto), ma una mutazione delle nature, ed una congiunzione del loro freddo con il caldo e dell'umido con il secco. Infatti il caldo si mescola con il freddo, cd il secco con l'umido; anche in questo modo si fa la mistura, e la congiunzione del corpo e dello spirito, che viene chiamata conversione delle nature contrarie, poiché in questa dissoluzione e sublimazione lo spirito si trasforma in corpo ed il corpo in ispirito, e così miste e ridotte a una sola si scambiano a vicenda, e lo spirito trasforma il corpo in uno spirito tinto e bianco.
Perciò per l'ultima volta (dico) cuoci nella nostra acqua bianca, cioè nel mercurio, finché si dissolva in nigredo; poi, con una decozione continua sarà privato della sua nerezza, ed il corpo così dissolto finalmente si innalza con l'anima bianca, ed allora l'uno si mescola con l'altro e si abbracciano, cosicché non potranno più separarsi l'uno dall'altro, e lo spirito si unisce al corpo con un vero accordo, e diventano uno solo permanente, poiché questa è la soluzione del corpo e la coagulazione dello spirito, l'operazione delle quali è una sola, e la medesima. Chi dunque ha saputo sposare, fecondare, mortificare, putrefare, generare, vivificare le specie, dare la luce bianca e ripulire l'Avvoltoio dalla nerezza e dalle oscurità, fino a che sia purgato dal fuoco e colorato, e purificato dalle ultime macchie, sarà in possesso di una dignità tanto grande che i Re lo venereranno.
Perciò, il corpo rimanga nell'acqua finché non sia dissolto, sul fondo del vaso e dell'acqua, in una polvere nuova, che viene chiamata cenere nera, e questa è la corruzione del corpo, che dai Sapienti è chiamata Saturno, rame, Piombo dei Filosofi, e polvere separata. Ed in questa putrefazione e dissoluzione del corpo appaiono tre segni, cioè il colore nero, la separazione delle parti, ed un odore fetido che assomiglia all'odore di sepolcro. Si tratta, dunque, di quella cenere della quale hanno tanto parlato i Filosofi, rimasta nella parte inferiore del vaso, che non dobbiamo disprezzare, perché in essa è il diadema del Re, e l'argento vivo nero immondo, al quale deve essere fatta la purgazione, con una cozione continua nella nostra acqua, finché si alzi in alto bianco di colore, che è chiamato Oca, e pollo di Ermogene. Infatti, chi toglie la nerezza alla terra rossa e la rende bianca possiede il magistero, come pure colui che uccide il vivo e resuscita il morto. Quindi, sbianca il nero, e rossifica il bianco per portare a compimento l'opera, e quando vedrai apparire l'albedo che splende come una spada sguainata, sappi che il rosso è nascosto in questa albedo. Ed allora non è necessario estrarre quella albedo, ma soltanto cuocere, affinché con la secchezza ed il caldo sopraggiunga il colore citrino, e la rubedo assai splendente; quando la vedrai, con grandissimo tremore loderai Dio Ottimo Massimo, che dà a chi vuole la sapienza e, di conseguenza, la ricchezza e, a seconda dell'iniquità, la toglie e la sottrae per sempre, facendo diventare schiavi dei nemici.
A Lui la Lode, l'onore e la gloria, nei secoli dei secoli.
AMEN.