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Mao Zedong come  esperto di arti sapienziali ed esoteriche può sembrare un paradosso, ma non lo è.

  Il  marxismo maoista è, lo sappiamo ormai bene [1], una “teoria della prassi” (l'espressione è di Antonio Gramsci, e il motivo di questa formula non era, nei “Quaderni” [2], solo un escamotage per la censura carceraria) in cui la prassi è al centro della politica e la teoria è un dato secondario.

  Se la teoria è marxisticamente una “sovrastruttura”, allora anche la teoria del socialismo prima della sua piena realizzazione lo è, e quindi il “primato della prassi” diviene  il centro della stessa “sovrastruttura” teorica.

  Una evoluzione, lo si vede subito, “zen” del marxismo, in cui tutte le linee programmatiche del filosofo di Treviri divengono leggere come l'aria, e tutto il lavoro politico si rappresenta nell'atto, nello stesso modo in cui è quando la spada colpisce l'obiettivo che si realizza la Visione, il Satori [3].

  Ecco quindi il senso profondo di una frase di Mao: “Combattere con il Cielo, la gioia è illimitata, combattere con la terra, la gioia è illimitata, combattere con il popolo, la gioia è illimitata”.

  Il Popolo qui è visto, da Mao, in perfetta sequenza con la tradizione taoista, come un elemento naturale al pari degli altri, ed anzi il Luogo dove il Tao, come  suprema Differenziazione e Trasformazione, si realizza e si manifesta alla coscienza.

  E il popolo è, inevitabilmente, in Cina, la grande massa dei contadini.

 Per Mao, quindi, il socialismo non si realizza quando la “rivoluzione industriale” della borghesia arriva a “maturazione” (Marx) né quando si realizza una asimmetria tra sviluppo industriale e arretratezza politica (Lenin) ma quando la classe contadina, la più antica delle strutture sociali e produttive fin dai tempi del Quaternario, prende il potere attraverso la “sua” rivoluzione, che è anch'essa, come Gramsci chiamò qulla bolscevica, una “rivoluzione contro Il Capitale”.

  Mao ha sempre affermato di essere stato confuciano in gioventù e poi marxista [4].

  Ma, in effetti, i sapienti confuciani erano tali in pubblico, e in privato taoisti, e, giustamente, René Guènon parla del confucianesimo come dell'”Essoterismo dell'esoterismo  taoista” [5].

 E questo vale certamente anche per Mao e il suo “marxismo” con caratteristiche cinesi.

  Lao-Tzu e Chuang Tzu ritenevano ideale la vita nelle campagne, soprattutto nella condizione, sapienziale ed economica insieme, dell'autosufficienza della produzione e dei consumi, e sul comunitarismo agricolo, un tema che, guarda caso, sarà centrale nella prima grande azione politica di Mao dopo la conquista del potere, il “Grande Balzo in Avanti” [6].

  La prima esperienza da parte di Mao  del Taoismo, che ha sempre avuto in Cina un forte rilievo politico, mentre Confucio ha sempre disprezzato la “lotta delle fazioni” [7] è, dopo la conversione al buddhismo del padre (con la “magica” fuga di lui da una tigre) la frequentazione della Società dei Fratelli, una associazione contadina legata, appunto, alla filosofia (ma perfino questo termine occidentale è improprio) taoista [8].

 Nella tradizione cinese, almeno dal periodo della dinastia T'ang, Taoismo e Buddhismo sono pressoché sinonimi.

 La famiglia di Mao era un nucleo di piccoli proprietari, quindi il loro livello di elaborazione della Tradizione era quello dei contadini, il Tao.

  Il caso dell'ambito familiare di  Zhou Enlai era del tutto diverso, per esempio: gens benestante, il suo obiettivo educativo ed intellettuale era quello della “Regola d'Oro” di Confucio:

1) Tratta gli altri come vorresti che gli altri trattassero te,

2) non trattare gli altri come non vorresti che gli altri trattassero te.

  Il Mao bambino studia con sua madre di nascosto al padre, fa la carità ai suoi contadini più poveri, sempre di nascosto al padre, e segue quindi il Tao: “ il Cielo in mutuo accordo con la Terra/farebbe scendere soave rugiada/e il popolo, senza alcuno che lo comandi/da sé troverebbe il giusto assetto”.

  Un certo naturismo, inspiegabile per noi occidentali, caratterizzava la vita privata di Mao: non si lavava mai i denti né si lavava il corpo, salvo i suoi tuffi in piscina o nei fiumi, coltivava verdure nel suo orto nella Città Proibita invece di fiori, e molte citazioni da Lao Tzu si trovano nei suoi testi: dal suo “Sulla educazione fisica” del 1917, dove afferma che “Lao Tzu afferma che nessun movimento è di primaria importanza” e anche nel suo articolo Good Bye, John  Leighton Stuart,del 1949, l'anno della Vittoria, afferma che “Lao Tzu dice che il popolo non ha paura della morte, quindi come puoi far paura al popolo con essa?” e ancora nella Linea maoista dei “Cento Fiori” [9] c'è una reminiscenza del Tao: i taoisti rifiutano tutte le scuole,  e ritengono, come dice Chuang Tzu, che “io, il Cielo e la Terra siamo nati insieme, abbiamo lo stesso corpo dell'Universo”.

  E spesso Mao ripeteva al suo ormai vecchio amico  Edgar P. Snow che, come dicono i contadini del Nord della Cina, “Io sono un monaco con un ombrello”.

  Il Tao è la filosofia dell'Imperatore, oltre che dei contadini: la regola della Via è quella  esplicitata da Huang Lao, il “filosofo della natura” del Tao: “nascondi sempre i tuoi obbiettivi, nascondi sempre i tuoi tempi[10].

 La guerra è nella Natura, nella Via del Tao, quella invisibile e mobile, quindi  è una funzione del Tao, e nella Tradizione della Via non vi è sostanziale differenza tra guerra e politica. E tra Vita e Morte, Politica come “bene comune” e Guerra.

 E certo non vi è questa separazione nel Pensiero di Mao che, proprio sulle regole universali e taoiste dello scontro tra gli Elementi e tra i Popoli ha fondato l'originalità del suo marxismo orientale, mentre il leninismo moscovita è una riedizione rivoluzionaria e “bolscevica” dei modelli della guerra borghesi e reazionari, come quelli di Clausewitz, molto studiato, è noto, da Lenin [11].

  Anche la Grande Rivoluzione Culturale e Proletaria era la lotta di un Singolo che, taoisticamente, è connaturato all'universo e lo eguaglia, contro il ceto dei “rivoluzionari di professione” che componevano l'élite del Partito, ed erano, non a caso, equiparati a “sapienti” confuciani, ovvero “reazionari”, mentre il Popolo da solo è il Tao, e lo realizza con strutture, come quelle dei soldati e degli studenti della “Rivoluzione Culturale”, fluide e che riconoscono solo il Mandato del Cielo, rappresentato da Mao e dal suo “pensiero” [12].

 Pi Lin, Pi Kong [13], “Contro Lin Piao, Contro Confucio”, era lo slogan che si era diffuso nel mix studenti-soldati che caratterizzava la Grande Rivoluzione Culturale e Proletaria.

 Che fu, peraltro, un modo, da parte di Mao, di togliersi dai piedi i dirigenti del PCC che erano critici sulla sua linea fin dai tempi del fallimentare Grande Balzo in Avanti, il ritorno in termini comunistici della “comune” agricola autosufficiente che caratterizzava il mondo rurale cinese nel XVI secolo d.C.

  Mao era quindi, letteralmente, la Manifestazione della Via, e solo lui era intoccabile, mentre il resto del PCC era legato al flusso della Natura e della Storia.

  E anche qui c'è da ricordare il Tao Te Ching: “ dei grandi sovrani il popolo sapeva che esistevano, vennero poi quelli che amò ed esaltò, e poi quelli che temette, e poi quelli di cui si fece beffe: quando la sincerità venne meno si ebbe l'insincerità, come erano pensosi i primi al soppesar le parole! Ad opera compiuta e ad impresa riuscita dicevano i Cento cognomi, siamo così da noi stessi ”.

 E le molteplici rivolte contadine che passano nell'immenso landmass cinese dalle Dinastie Han e Ming sono rivolte “taoiste” contro lo stato imperiale dei mille ceti, che infatti Mao ha sempre avuto l'obiettivo di eliminare ciclicamente, come un temporale o un tuono, due simboli della Via.

 E, d'altra parte, la Tradizione del Tao è tutto piuttosto che democratica, almeno nel senso rappresentativo della nostra tradizione dalla Grecia del V secono a.C. alla  “democrazia dei moderni” di Montesqieu e della Rivoluzione dell'89.

  E pensare che, potenza della letteratura fantastica, tutto l'Illuminismo “militante” propone la Cina come paese dal governo saggio e sapiente [14].

  Il Tao richiede frugalità, eguaglianza, gentilezza, modestia, e tutte le virtù che permettono il nascondimento e soprattutto l'annullamento della propria volontà nella Via, che è insieme Natura e Storia, movimento dei popoli e movimento degli elementi della Natura. Se l'Acqua è come la Via, anche il politico che segue il Tao deve essere come l'acqua, incomprimibile e quindi invincibile, capace di trovare subito la via di uscita, sfuggente, veloce, in sostenza il Taoismo è una versione specifica della categoria del machiavellismo in un contesto che, diversamente dalla nostra tradizione occidentale, è ufficialmente privo di Dio.

 Chuang Tzu era l'autore preferito di Mao, mentre, questione essenziale per capire il pensiero del Grande Timoniere, Li Po era il poeta preferito del Capo, un poeta, inutile dirlo, taoista.

 Se non si capisce l'importanza della poesia nel “pensiero”  di Mao, si comprende ben poco della sua linea politica e culturale.

 La Poesia cinese è cristallizzazione di immagini/pensieri, non è propriamente “canto” come nella tradizione greco-latina e poi europea occidentale.

 Li Po è un classico che opera nella fase della Dinastia T'ang, ed è un classico per  tutta la poesia cinese, anche contemporanea .

 Mao lo imita creativamente fin dall'inizio: c'è una poesia del Mao giovanissimo che è sulla linea di Li Po e esplicitamente metafisica e taoista:

 

 “Il Mulino del Cielo è quadrato/ è protetto da alte mura/le piccole pietre si vedono chiaramente/con i piccoli pesci al centro/che non cresceranno mai/bevendo solo l'acqua dello stagno”.

É una poesia del 1906, è bene ricordarlo.

 

 É bene poi qui ricordare che l'immagine del “Mulino del Cielo” è, certamente, taoista, ma si ritrova in numerose tradizioni mitologiche, anche europee [15].

  Ma Mao descrive in molti suoi testi poetici la sua linea politica e strategico-militare: si ricordi in questo caso il breve poema intitolato Un verso di quattro caratteri [16] un proclama dal Quartier Generale della Quarta Armata dell'Esercito Rosso e si tratta di un testo del 1929. Vediamolo: “il Fine dell'Armata Rossa/Rivoluzione dei Diritti Umani/un Esercito ad Ovest di Gan[17]/che è tutto nuovo e prestigioso/Che pianifica il suo Tempo/Per marciare su differenti vie/Ufficiali e soldati/Obbediscono agli ordini/Corretti e onesti nel vendere e comprare/Provati dai fatti/Bruciano e uccidono indiscriminatamente/Sempre essendo in condizioni proibitive/ Dato che ovunque nella Nazione/l'oppressione è pesante/Operai e contadini/soffrono molto/Tiranni locali e cattiva nobiltà locale/dominano (ancora) le città e i villaggi/Grandi interessi e pesanti rendite/evocando il risentimento di tutti [18]/i Soldati dell'Armata Bianca/vivono nel freddo e nella fame/Il piccolo borghese/oppresso dagli obblighi e dalle tasse/troppi prodotti stranieri/sostituiscono quelli cinesi/ [19]Ma per l'imperialismo c'è l'odio di tutti/il partito dei banditi Guomindang/e tutto composto di reazionari/Dicono si e vogliono dire no/Chaing, Gui, Feng e Yang [20]/come strani compagni di letto/i conflitti aumentano/dato che i signori della guerra sono sfortunati/".

  Il testo è molto lungo, ma è interessante questa  traduzione poetica, secondo il canone di Li Po, del programma e della linea militare dell'Armata di Liberazione Popolare [21].

  La questione della vera natura del “Pensiero di Mao” si amplia in relazione al nesso tra Tradizione cinese e marxismo-leninismo.

  Sia Mao che il suo nemico politico nazionalista Jang Jieshi  sostenevano che il marxismo era estraneo alla cultura e alla tradizione cinese, Mao scrisse nel 1970 che “il marxismo era stato introdotto in Cina dai Russi e dalla loro rivoluzione” [22] ma Mao tenterà sempre di riscoprire l'egalitarismo e una “teoria del Popolo” nei classici della filosofia cinese.

  Nella tradizione confuciana, si parla di un “grande Tao” ormai oscuro nei tempi attuali (nell'età di Confucio)  quando l'umanità di “divide in famiglie” e tutti iniziano ad amare solo la loro famiglia e i loro figli.

  La Grande Armonia viene perduta, e allora si tratta di costruire un insieme di regole con Li (La Legge e il Rito)  e Sapienza antica, in modo da costruire La Piccola Tranquillità, come quella che esisteva, secondo Confucio, ai tempi di Wen, Yu, Tang, Re Chen e il Duca di Zhou [23].

  Mentre in Mencio, l'”erede” di Confucio, si parla di un criterio che Mao adotterà, quasi parafrasandolo, nel suo “Libretto Rosso”, elaborato peraltro da Lin Biao, quel dirigente del PCC che finirà i suoi giorni cadendo, in Mongolia, con il suo aereo mentre tentava di fuggire in URSS.

  Ecco il criterio di Mencio: “Il popolo è la cosa più importante, poi gli dèi della Terra e del Grano (sheji)e lo Stato sono secondari, e il Sovrano è il meno importante. Quindi, conquistare i contadini è la Via per diventare Imperatore, per rendersi amico l'Imperatore è importante diventare proprietario terriero” [24].

  Nei Tre Movimenti precedenti la Rivoluzione Comunista Cinese (Rivoluzione di Taiping,1851-1864, il Movimento della Riforma del 1898, La Rivoluzione del 1911 diretta da Sun Yat-Sen che rovescia da Dinastia Qing) vi è un fil rouge intellettuale molto chiaro: gli studenti e i professori universitari cinesi vogliono la “totale occidentalizzazione” e la fine completa delle tradizioni cinesi, ormai “reazionarie” e “agrarie”, con il tipico pregiudizio occidentale che appaia il mondo agrario all'arretratezza.

  Il punto però di fusione, non di impossibile rinnegamento, tra marxismo e rivoluzione cinese è, ancora, il Pensiero di Confucio, laddove esso, come abbiamo accennato supra, prefigura una Grande Armonia, basata sull'abolizione della povertà.

 “Le persone che hanno famiglia e nazione non devono preoccuparsi di una piccola popolazione. Ma si preoccupano invece della scorrettezza che vi è tra di loro, non di devono preoccupare della povertà, ma della tensione che vi è nel popolo. Perché la povertà non esiste quando vi è correttezza, la popolazione si svilupperà quando la pace perdura, la sofferenza cesserà quando il popolo non adrà oltre i suoi limiti” [25].

 Per capire il passaggio esoterico tra nazionalismo cinese e marxismo di Mao, occorre però far riferimento ad alcuni leaders politici e scrittori che hanno costruito il modello nascosto della trasformazione nazionale cinese nel solco delle sue tradizioni dentro i criteri occidentali di nazione, classe, produzione, burocrazia.

 Si tratta, in primo luogo, di Hong Xiuquan, il capo politico e pensatore nazionalista che, dopo essere stato un grande studioso della tradizione confuciana, scopre il Cristianesimo e diviene successivamente un fedele del Vangelo.

  Il suo testo L'Istituzione del Principio Primario per Risvegliare il Popolo nel Mondo, mostra una sintesi nuova tra Cristianesimo e pensiero cinese e confuciano (e taoista, peraltro) della Grande Armonia.

 É il documento-chiave della Rivoluzione di Taiping, Hong cita il brano Taoista della fase iniziale dell'umanità, quando non vi era principio di proprietà e quindi tutti i beni erano presenti in abbondanza e in pace, e lo collega all'Onnipotenza del Dio Cristiano che è al di sopra della Storia e delle sue gerarchie [26].

  Un altro leader determinante per portare a maturazione il “socialismo con caratteristiche cinesi” è Kong Youwei, l'iniziatore del movimento per le riforme del 1898, vuole la riforma agraria e il passaggio pacifico dall'Imperatore del Cielo ad una monarchia costituzionale.

 Secondo Kong, l'evoluzione dell'umanità è tripartita, e forse qui c'è una reminiscenza dei sansimoniani e di Comte e del loro misticismo esoterico-sociale [27], ma che si ritrova anche, se correttamente interpretati,  nei testi confuciani i quali, secondo Kong, prefigurano un passaggio verso il socialismo e la pace universale, ovvero il Socialismo è la Grande Armonia [28].

  La questione riguarda anche Sun Yat-Sen, con i suoi Tre Principi del Popolo. I Tre Elementi del Popolo sono Minzu (民族主義) è “nazionalismo” o, meglio, “Governo di (tutto) il Popolo”. Anche Mao ricorrerà a questa terminologia, in alcuni momenti del suo potere.

 Il Secondo Principio è minquan,(民權主義) ovvero “democrazia” o meglio ancora “governo del Popolo”.

 Il Terzo Principio di Sun Yat Sen è minsheng, ( 民生主義,)  che significa propriamente “il benessere del Popolo” [29].  Sarà proprio Sun, nel suo testo sui Tre Principi, a parificare il minsheng al Socialismo o al Comunismo occidentali [30].

  Il Sovietismo è solo e unicamente il Pensiero della Grande Armonia applicato, è una interessante affermazione di Sun Yat Sen, Mao Zedong si porrà esplicitamente nella linea delle rivoluzioni precedenti alla sua in Cina, e affermerà ancor più esplicitamente il legame tra il suo comunismo e il pensiero di Sun Yat Sen. Il Comunismo come Grande Armonia confuciana (e taoista).

 E, aggiungiamo, il Comunismo di tipo cinese come strumento di analisi “materialista” diventa, in Mao, un meccanismo taoista.

  Il Grande Timoniere sottolinea sempre, insieme alla Legge dell'Opposizione Dialettica, ovvero il marxistico trasformarsi di una cosa nel suo contrario, si debba aggiungere il Terzo, ovvero quello della Negazione della Negazione.

 Il criterio è engelsiano, ma il succo è taoista. Si tratta dell'applicazione della dialettica buddhista del Madyamakha, dove si tratta, per i pensatori taoisti cinesi, di andare oltre la affermazione dell'essere e della sua negazione, e oltre la negazione di entrambi,  rifiutando l'errore degli “eternalisti” che sostengono l'esistenza di una “sostanza” eterna  come fondamento del mondo.

  Mao quindi, forse del tutto coscientemente, adatta la dialettica marxista ed engelsiana alla sua tradizione millenaria, e la trasforma [31]. Ecco quindi il motivo della polemica contro la “rozzezza” filosofica di Stalin.

 Il “Piccolo Padre” ricrea, secondo Mao, una “metafisica parziale”, perché non applica alla società uscita dall'Ottobre  Rosso il meccanismo della negazione della negazione.

  La questione della natura della Contraddizione supera la fase del potere di Mao, ed è l'essenza filosofica del processo di rinnovamento detto delle Quattro Modernizzazioni.

  Se, sempre seguendo le note di Mao su Stalin e la sua assunzione occulta del taoismo nel marxismo, il tema della “Prassi come unico  criterio per giudicare la Verità” [32] allora anche il marxismo subisce la prova della Negazione della Negazione, e quindi può essere migliorato, riformato, modernizzato.

 Riappaiono alcuni criteri, nei manuali di teoria marxista post-1978, che ripetono alcuni criteri della filosofia confuciana (e taoista) in rapporto al marxismo: l'idea di unità dell'Uomo e del Cielo, che viene ritrovata dai teorici cinesi nei “Manoscritti Economico-Filosofici” di Marx, la riproposizione del Metodo del Mezzo (Zhong Yong) l'Armonia tra i Popoli, che abbiamo già visto accennata in Confucio, che è poi il fondamento filosofico della politica estera cinese attuale.

 La filosofia di Mao va però, lo abbiamo già visto, oltre e prima del marxismo: il primo elemento della Teoria di Mao è l'Amore, L'Amore del Popolo, s'intende, che nella tradizione cinese è collegato con il concetto di Unità e con la decisione, affettiva prima che teorica, di “srvire il popolo”.

 L'altro elemento, più taoista mentre il primo è di evidente origine confuciana, è quello della Lotta.

 Scontro tra simili, tra contrari, tra identici, flusso continuo di ogni categoria mentale perché le categorie mentali sono oggetti della natura come le cose che designano.

 Nella teoria marxista classica occidentale la Lotta era tra Forze di Produzione arretrate  e sistema socile già “avanzato”, ma per Mao la Lotta continua sempre è, taoisticamente, dentro il modo di produzione [33].

 Terzo elemento della Filosofia di Mao, come nella tradizione taoista, il Popolo: non è il centro della filosofia da “liberare”, secondo il marxismo occidentale, ma la vera e propria essenza della Storia, la Natura del Mondo, così come il Tao è la Natura imprendibile del Cosmo.

 Altro elemento del Pensiero di Mao, anch'esso con evidenti addentellati esoteristici, è la Giustizia.

  É certamente il Giusto Mezzo della tradizione confuciana, che vede la Giustizia come contatto vero e reale tra le leggi della Natura e quelle dell'Uomo, ma per Mao, data la sua suaccennata concezione del Popolo, la Giustizia è sempre “dalla parte delle masse”.

  Quindi, il Fine dell'Uomo è la Lotta, interminabile, per la Giustizia e la realizzazione, sempre nuova, del Potere del Popolo. C'è appunto una poesia di Mao del 1920  che ricorda, sempre nello stile di Li Po, questo tema:

 Solo, nel freddo autunno/Osservo il fiume/ Che scorre verso Nord/Esaltato da questa immensità/Chiedo al vasto grigio Mondo/Chi decide i destini dell'Uomo? [34]

 Quindi, il socialismo è il Tao: è irraggiungibile, imprevedibile, si trasforma sempre e sempre possiede in sé il germe della Lotta, la “Contraddizione della Contraddizione”.

  E lo si vede anche nella sua calligrafia, tradizionale ma fluida, con caratteri estesi in alto, con caratteri dipinti in modo fresco e naturale.

  Mao peraltro possedeva una ricca collezione di dipinti contemporanei, spesso acquistati con i diritti dei suoi libri, che spendeva inoltre per acquistare testi di calligrafia o poeti cinesi “ben scritti o dipinti”, per dirla con il Padre Matteo Ricci, e spesso i calligrafi-burocrati dello Stato applicava l'arte del bello scrivere alle questioni del potere.

 Una poesia, Il Susino,  circolava tra le élites per sostenere il loro morale durante la guerra sino-sovietica dell'Ussuri: Il vento e la pioggia dicono addio alla primavera/come la battente neve le porge il benvenuto/la cima inaccessibile è coperta dagli aghi di ghiaccio/ma è ornata dai rami che fioriscono ancora/Esso non mostra il suo richiamo per la primavera/ma solo lo annuncia/Quando i fiori della montagna crescono come un broccato/ Il susino sorride tra  loro benignamente.

  Il simbolismo è evidente, così come risulta centrale il ruolo della calligrafia nella filosofia di Mao e nella prassi del PCC di allora (e di oggi).

  E la calligrafia, che è un modo di comprensione della poesia cinese, divenne sempre più per Mao un modo per rilassarsi, eppure la sua calligrafia era di difficile lettura da parte dei burocrati.

 La calligrafia, il disegno dei caratteri cinesi, come modo di ripensare e di andare oltre il testo mentre lo si scrive-disegna, quindi [35].

 Per non parlare poi della magia numerologica, che Mao applicava e utilizzava per studiare i fenomeni naturali e decidere le sue scelte politiche.


 

 

[1]    v. Rebecca Karl, Mao Zedong and China in the tweintieth Century, Duke University Press, 2010

[2]    v. Nicola Matteucci, Antonio Gramsci e la filosofia della prassi, Milano, Giuffré, 1977

[3]    v. Victoria Daizen, Zen  War Stories, London, Routledge Curzon, 2003

[4]    v. Whitney Stewrat, Mao Zedong, a Biography, Minneapolis, A&E, 2006

[5]    N. M. Girardot, Myth and Meaning in early taoism,  Berkeley, University of California Press, 1974

[6]    v. You Sheng-Li, A New Interpretation of Chinese Taoist Philosophy, an anthropoligical-psychological view, Google Ebook, 2005

[7]    Daliel Bell (ed.) Confucian Political Ethics, Princeton, Princeton University Press, 2008

[8]    Sulle società taoiste, v. You Shemg-Li, The Ancient Chinese Super State of Primary Societies, Bloomington, AuthorHouse, 2010

[9]    v. a questo proposito il testo di Jonathan Clements, Mao Zedong, New York, House Publishing, 2006  e per il “Discorso dei Cento Fiori” v. il testo di AA-VV. The writings of Mao Zedong, 1949-1976, London, Sharpe, 1992

[10]  v. qui il testo di D. L Peeerenbom, Law and Morality in Ancient China, the Silk Manuscripts of Huang Lao, New York, SUNY Press, 1993

[11]  v. Willard Frank e P. Gillette, (eds.)  Soviet Military Doctrine from Lenin to Gorbachev, 1915-1991, Greenwood Publishing Group, 1992

[12]  v. sulla “Rivoluzione Culturale” il testo di Paul Clarck, The Chinese Cultural Revolution, a History, Cambridge, Cambridge University Press, 2008

[13]  v. qui  James C. Hsung, Lin Biao and the Gang of Four, “The China Quaterly” n. 88, set. 1984

[14]  v. Sergio Zoli, La Cina e l'Età dell'Illuminismo in Italia, Bologna, Pàtron, 1974

[15]  v. De Santillana, H. Von Dechend, Il Mulino di Amleto, Milano, Adelphi, 2003

[16]  Tipico della tecnica poetica T'ang e di Li Po, apunto

[17]  É un altro nome per la provincia di Guangxi

[18]  Evidente la rottura nela gentry locale delle regole del Tao

[19]  Chiaro riferimento alla politica di autosufficienza dal “Grande Balzo in Avanti” in poi

[20]  Ovvero Chiang è Chiang Kai Schek, Gui è i un altro nome della provincia del Guangxi, Feng è il signore della guerra Feng Yuxiang, Yan è un altro signore della guerra dello Shanxi, Yan Xishan. Si tratta di alleati di Chiang  Kai Shek.

[21]  Per una analisi delle Poesie di Mao, v. C. Zhang e E. Vaughan, Mao Zedong as a poet and Revolutionary Leader, Lanham, Lexington Books, 2002

[22]  v. China Daily, 4th May 1969

[23]  Confucio, Analecta, 3, 25

[24]  Mencio, /b, 14

[25]  Confucio, Analecta, 3, 25

[26]  v. Jonathan Spence, God's Chinese Con, the Taiping Heavenly Kingdom of Hong Xiuquan, London, Norton, 1997

[27]  Il Partito Socialista Italiano nasce, nel 1892 a Genova nella Sala dei Carabinieri Genovesi, sede di una Loggia Massonica di tradizione francese e positivista.

[28]  v. Rebecca Karl, Peter Gue Zarrow, Rethinking the 1898 Reform Period, political and cultural change in late Qing China, Harvard, Harvard University Asia Center, 2002

[29]  v. Marie Clare Bèrgére, Sun Yat Sen, Stanford, Stanford University Press, 1994

[30]  v. Tony Staich e Beniaming Young (eds.) The Rise to Power of the Chinese Communist Party, London, M.E. Sharpe, 1995

[31]  v. Fabrizio Pregadio, The Encyclopedia of Taoism, 2° volume, London, Routledge, 2013

[32]  v. GuangMing Daily,  11 Maggio 1978

[33]  v. The Writings of Mao Zedong, January 1956- December 1957, London, M.E.Sharpe, 1992

[34]  C, C. Zhang e E. Vaughan, op. cit. pp. 126

[35]  Richard Curt Kraus, Brushes with Power, Modern Politics and the chinese art of calligraphy, Berkeley, University of California Press, 1991


 


 

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© Professor Giancarlo Elia Valori

 

Honorable de l'Academie des Sciences de l'Institut de Frances

Professore di Economia e Politica Internazionale presso la Peking University. (CINA)