
Perché siamo andati a farlo non lo sappiamo più… perché ce ne siamo innamorati ancora meno. Al mondo ci sono luoghi molto più belli del Cammino di Santiago, percorsi molto più interessanti, ma nel Camino c’è la storia di una civiltà millenaria, vi sono pietre che sono state guardate, indicazioni che sono state seguite dalla notte del tempo, e tutto questo si avverte, si percepisce così prepotentemente tanto da avvertire la presenza di chi ci ha preceduto; e a volte nella penombra della sera, quando stanchi ci si riposa, sembra scorgere ombre misteriose… una lunga teoria di pellegrini che laceri scalzi e coperti di piaghe sorridendo indicano la meta lontana, laggiù oltre l’orizzonte. Non vi è una conclusione al Camino, non vi è una morale che si possa trarre così come le foto stesse non fotografano cosa sia veramente il Camino. Questo viaggio, a distanza di tre anni, sta ancora lavorando dentro di noi, con una forza potente che insinuatasi non ci abbandona. Non sappiamo se il Cammino configuri la vita, o ripercorra l’iniziazione massonica ricevuta, ma dopo quel viaggio una poesia di Pablo Neruda, ha preso i giusti contorni prima ignoti: Lentamente muore Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. Il grazie più grande è quello al G:.A:.D:.U:. per averci fornito una opportunità e per averci concesso, per coglierla, occhi e cuore liberi. |