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Dialogo Terzo
Interlocutori: Saulino, Alvaro.
• Saulino • Ho pur gran pezzo spasseggiato aspettando, e m’accorgo esser passata l’ora del cominciamento de’ nostri colloquii, e costoro non son venuti. Oh, veggio il servitor di Sebasto.
• Alvaro • Ben trovato Saulino! Vegno per avisarvi da parte del mio padrone, che per una settimana al meno non potrete convenir un’altra volta. A lui è morta la moglie, e sta su l’apparecchi de l’execuzion del testamento, per esser libero di quest’altro pensiero ancora. Coribante è assalito da le podagre, ed Onorio è andato a’ bagni. A dio.
• Saulino • Va in pace. Or credo che passarà l’occasione de far molti altri raggionamenti sopra la cabala del detto cavallo. Perché qualmente veggio, l’ordine de l’universo vuole che, come questo cavallo divino nella celeste regione non si mostra se non sin all’umbilico (dove quella stella che v’è terminante, è messa in lite e questione se appartiene alla testa d’Andromeda o pur al tronco di questo egregio bruto), cossì analogicamente accade che questo cavallo descrittorio non possa venire a perfezione: Cossì Fortuna va cangiando stile. Ma non per ciò noi doviamo desperarci; perché, s’avverrà che questi tornino ad cominciar d’accoppiars’insieme un’altra volta, le rinchiuderò tutti tre dentro del conclave, d’onde non possano uscire sin tanto ch’abbiano spacciata la creazion d’una Cabala magna del cavallo Pegaseo. Interim, questi doi dialogi vagliano per una Cabala parva, tironica, isagogica, microcosmica. E per non passar ociosamente il presente tempo che mi supera da spasseggiarmi in questo atrio, voglio leggere questo dialogo che tegno in mano.
A L’Asino Cillenico
Oh beato quel ventr’e le mammelle, Che t’ha portato e ‘n terra ti lattaro, Animalaccio divo, al mondo caro, Che qua fai residenza e tra le stelle! Mai più preman tuo dorso basti e selle, E contr’il mondo ingrato e ciel avaro Ti faccia sort’e natura riparo Con sì felice ingegno e buona pelle. Mostra la testa tua buon naturale, Come le nari quel giudicio sodo, L’orecchie lunghe un udito regale, Le dense labbra di gran gusto il modo, Da far invidia a’ dei quel genitale; Cervice tal la constanza ch’io lodo. Sol lodandoti godo: Ma, lasso, cercan tue condizioni Non un sonetto, ma mille sermoni. | |||
▪ Epistola Dedicatoria ▪ Declamatione ▪ Dialogo Primo ▪ ▪ Dialogo Secondo Parte Prima ▪ Dialogo Secondo Parte Seconda ▪ Dialogo Secondo Parte Terza ▪ ▪ Dialogo Terzo ▪ L'Asino Cillenico ▪ Musica: "In Taberna" (Carmina Burana secolo XIII) |