In verità era da tempo che non si sentiva più parlare di "Eletti Cohen", di un "Ordine" abbastanza antico (che – a dire di qualcuno – vanterebbe importanti legami con la Massoneria), di "riunioni equinoziali e solstiziali" in paesi "esotici", "telluricamente validi" e così via di questo passo [...]

Il documento, che offriamo ai nostri Ospiti per la lettura e allo studio è stato pubblicato su Hiram n.5 anno 2005 Erasmo Editore. La libera circolazione del lavoro è subordinata all'indicazione di fonte ed autore.

 

© Giuseppe Abramo

 


 

Replica di P. Mascetti all’articolo di G. Abramo

Su Hiram 4/2005 è apparso un articolo a firma Giuseppe Abramo intitolato “Gli Eletti Cohen”. Si tratta di uno dei peggiori esempi di polemica gratuita che mi sia capitato di leggere, direi quasi di controinformazione, tanto sono superficiali e pretestuose le argomentazioni. L’autore non è nuovo a questo tipo di scritto perché si era già cimentato nel 1995 scrivendo contro l’Ordine degli Eletti Cohen, criticandolo senza alcun costrutto e senza alcuna ragione apparente. Qualche anno dopo (2005) ripeteva l’azione pubblicando lo stesso pezzo, salvo modifiche di ampliamento, su Hiram, l’organo del Grande Oriente d’Italia. Anche questa volta senza alcuna ragione apparente.

Non desti ora meraviglia che questa critica venga fatta a sei anni dalla pubblicazione dell’articolo: le mie priorità personali mi hanno costretto a rivolgere l’attenzione altrove per alcuni anni e non ho potuto lasciare spazio per altro ma quando le condizioni costrittive sono terminate ho potuto riappropriarmi del mio tempo e contestare l’articolo di cui trattasi. Nel 1995 fu lo stesso fratello I. Mosca ad impedire ogni reazione a quella “tavola” che alcuni fratelli avevano in animo di provocare, perché lo riteneva inutile anche considerando la limitata diffusione di quello scritto, mentre nel 2005 la scomparsa del fratello Mosca ha inibito ogni replica. Non è la critica in sé che dà fastidio ma è la banalità dei contenuti; utilizzando ogni sorta di informazione, attendibile e non, viene criticato l’Ordine con esagerata ironia senza che il nostro sprovveduto saggista dia conto che le conclusioni a cui arriva sono state ampiamente dibattute, sia in Francia che in Italia, molti anni prima che anche lui le prendesse in considerazione; erano, inoltre, oggetto di riflessione da parte del Sovrano Gran Commendatore Ivan Mosca (Hermete) che le condivideva serenamente con chiunque gliene facesse richiesta.

L’unico motivo che può essere ipotizzato per l’inutile asprezza contenuta nell’articolo è, molto probabilmente, relativo alla necessità di dichiarare pubblicamente la propria estraneità a quella visione della Libera Muratoria così avversata dai vertici di ogni comunione massonica nonché del Grande Oriente d’Italia, di cui G. Abramo era divenuto, nel frattempo, Gran Segretario. Ancora oggi il comportamento di G. Abramo risulta incomprensibile e non si riesce a supporre alcuna spiegazione se non quella già indicata, e cioè la volontà di ridimensionare o cancellare una visione della Libera Muratoria che si presenta di impossibile assimilazione per il suo intelletto e che, pertanto, lo spinge ad osteggiarla invece di studiarla con mente libera.

Oltre alle contestazioni dettagliate nel seguito, alle quali sarebbe auspicabile avere una risposta, due sono le domande di fondo che pongo all’inizio e che ripeto nel corso delle pagine seguenti:

a) come mai l’articolo è stato pubblicato proprio in coincidenza della scomparsa del fratello Mosca,

b) come è possibile discettare di un Ordine la cui lingua ufficiale è il francese, la cui documentazione è tutta disponibile in francese senza fornire una sola prova dell’avvenuta consultazione e comprensione della documentazione stessa?

 

Infine, credo che sia opportuno aggiungere che, nello scrivere quanto segue, sono spinto esclusivamente dal rispetto per la memoria del Fratello Ivan Mosca oltre che dal rispetto per la verità in merito ad un argomento che ritengo di conoscere bene e comunque abbastanza per confutare con cognizione di causa almeno una parte dei tanti errori contenuti in questo articolo.

 

© Paolo Mascetti


 

Di seguito, inserite nel corpo del testo dell’articolo originale, evidenziate con un carattere di colore diverso e margine sinistro ristretto, sono riportate tutte le osservazioni che l'autore ha ritenuto di dover fare. Il loro contenuto obbliga soltanto l'autore e non riflettono di necessità la posizione della Loggia o del G.O.I.

 

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1 . Gli Eletti Cohen e la Massoneria

Su Hiram n. 2/2005 è apparso un pregevolissimo articolo a firma di Ovidio La Pera intitolato Martinismo e Martinèsismo. L'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo.

 

In Archivio sugli "Eletti Choen" sono presenti i seguenti articoli:

 

 

In verità era da tempo che non si sentiva più parlare di "Eletti Cohen", di un "Ordine" abbastanza antico (che – a dire di qualcuno – vanterebbe importanti legami con la Massoneria), di "riunioni equinoziali e solstiziali" in paesi "esotici", "telluricamente validi" e così via di questo passo.

 

Replica di Paolo Mascetti

Di importanti legami con la Massoneria ne parla, tra gli altri, anche uno storico di professione al quale certamente non si può contestare alcun approccio “esoterico” e cioè Carlo Francovich, Storia della Massoneria in Italia. Dalle origini alla rivoluzione francese, Firenze, 1974, testo, tra i tanti disponibili, al quale rimando per ogni approfondimento. Per quanto riguarda il “telluricamente valido” posso testimoniare che era una espressione che veniva utilizzata nei primi anni 70 dal fratello Mosca e da me, esclusivamente per ironizzare e non per altro; potrei citare alcune delle occasioni in cui venne utilizzata ma questi sono ricordi personali che sarebbe inopportuno qui riportare. L’espressione ha avuto vita breve proprio per il carattere ironico ed è davvero singolare che sia rimasta scolpita nella memoria dell’autore dell’articolo per quasi quarant’anni e poi riutilizzata in un contesto diverso ed incompatibile con il suo significato originario.

 

L'interessante articolo affronta con competenza e precisione le impostazioni concettuali e strutturali del Martinismo ed anche del Martinèsismo, ma, ritengo per scelta dell'Autore stesso, i legami con la Massoneria sono rimasti alquanto sfumati e appena accennati.

Ciò premesso, poiché, nonostante talora categoriche affermazioni o altrettanto chiare e precise "denominazioni", nutriamo il fondato dubbio di trovarci di fronte a "Istituzioni" o "Organizzazioni" che non hanno né "profondi" né "decisivi" legami con la Massoneria, vogliamo qui, dopo aver ringraziato Hiram e l'illustre Autore dell'articolo in argomento, per lo stimolo allo studio e alla ricerca, cercare di dare un modesto contributo ad una ancora vexata quæstio.

 Per cercare di chiarirci le idee e di capire di che cosa si tratta, dobbiamo "avventurarci" in un mondo che, sin dalle primissime "battute", si annuncia ricco di Occultismo, di Misticismo, di Martinismo e non so di quanti altri "ismi"; sicché in un mondo così vasto e particolare non è facile trovare un punto da dove incominciare.

Tuttavia, prima di intraprendere qualsiasi disamina ci corre l'obbligo di precisare che i contenuti sostanziali e talora anche semplicemente formali di questo lavoro, attingono innanzitutto a documentazione "ufficiale" la cui reperibilità è relativamente facile e che è stata sempre chiaramente indicata o riportata ed inoltre a fonti bibliografiche (in verità abbastanza scarse in lingua italiana) che talora si sono occupate del tema solo indirettamente.

 

Replica di Paolo Mascetti

Dove è stata chiaramente indicata o riportata la documentazione ufficiale? Nell’articolo originale non ci sono note a piè di pagina, neppure note a fine testo né nota bibliografica. Sarebbe molto interessante avere la lista di queste fonti.

 

Inoltre, per correttezza di informazione è il caso di dichiarare che chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere "personaggi", non solo studiosi della materia, ma talora anche direttamente coinvolti in qualcuna di quelle vicende che si intendono esaminare e pertanto "notizie, indicazioni o suggerimenti" che sembravano essere solo un pour parler, con il tempo e con qualche ricerca hanno finito con l'assumere una luce del tutto nuova e diversa.

Replica di Paolo Mascetti

“…che sembravano essere solo un “pour parler” con il tempo e con qualche ricerca hanno …..”. Frase oscura. Che significa? Nessuna luce nuova e diversa è venuta a rischiarare le reali intenzioni del Fratello Hermete, al secolo Ivan Mosca nonché Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine degli Eletti Cohen, il quale ha sempre avuto una condotta coerente e, soprattutto, libera da interessi personali. Per quanto riguarda l’espressione “personaggi” bisogna rilevare che si tratta di termine assolutamente inadeguato in un testo che vuole essere, se non scientificamente, almeno formalmente corretto, visto che sta ad indicare tutti fratelli massoni che lui conosceva e conosce benissimo, molti dei quali sono o sono stati nel piè di lista della R:. L:. Monte Sion come, ad esempio, il sottoscritto.

 

Ciò premesso lo "studio" può definirsi un semplice lavoro di "assemblaggio" di pensieri ed idee spesso altrui, utilizzati allo scopo di dimostrare la tesi di fondo che consiste, puramente e semplicemente, nella profonda convinzione che l'Ordine degli Eletti Cohen non abbia nulla a che fare con la Massoneria, ma forse, con altre istituzioni od organizzazioni, probabilmente anche "iniziatiche".

 

Replica di Paolo Mascetti

Convengo che i lavori di G. Abramo possono essere definiti ottimi riassunti di idee elaborate da altri. Per quanto riguarda la documentazione disponibile per l’argomento in questione, bisogna notare che la parte preponderante della documentazione è in francese e chiunque voglia scrivere un saggio storico e teorico sull’Ordine degli Eletti Cohen con cognizione di causa deve necessariamente poter accedere a quei documenti e studiarli con la massima facilità.

 

Tuttavia è bene sin d'ora precisare che, con queste affermazioni, tutte da dimostrare, non si intende formulare alcun giudizio su quell'Ordine, ma piuttosto lasciare ai suoi adepti, (se tuttora "attivi e quotizzanti", sempre che l'espressione sia compatibile), la responsabilità del suo valore intrinseco.

 

Replica di Paolo Mascetti

Si dichiara di non voler formulare alcun giudizio ma tutto lo scritto è impostato negativamente ed il suo scopo – dimostrare l’inconsistenza delle idee da me sostenute – poteva essere lealmente dichiarato. Nel 1991, infatti, molto inopportunamente, gli ho dato una copia di uno scritto a circolazione riservata che avevo predisposto per fare il punto della situazione in cui si trovava l’Ordine e che è servito, invece, come sua fonte di informazione nonché per trarre spunti di contestazione. Per quanto riguarda la “responsabilità” di dimostrare il “valore intrinseco” dell’Ordine è ovvio osservare che se non è carico di coloro che ne fanno parte chi altri avrebbe tale compito? Dimostrare il valore intrinseco della Massoneria è a carico dei Massoni o di qualcun altro che questa qualifica non ce l’ha? Insomma, è un copione già visto molte volte: c’è chi lancia critiche del tutto gratuite, costruite con acredine e ignoranza, e chi si trova costretto a dover ribattere per dimostrare il valore intrinseco delle proprie posizioni. Io non voglio qui dimostrare il valore intrinseco dell’Ordine ma voglio evidenziare le debolezze e le inconsistenze delle critiche costruite senza la necessaria ed approfondita conoscenza dei fatti che, invece, il nostro saggista avrebbe dovuto avere.

 

Abbiamo detto che è difficile trovare un punto di partenza. Comunque, non avendo molta fantasia partiamo dal nome, "Cohen", che è un adattamento del termine ebraico "Choanim" con il quale venivano designati i membri della casta sacerdotale costituita da Salomone, per assicurare il servizio divino nel Tempio. La discendenza proviene direttamente da Aronne, anche se il fondatore degli "Eletti Cohen" afferma, in verità senza nessuna dimostrazione o plausibile ragione, che questa casta sarebbe esistita anche prima del regno di Salomone e prima ancora di Mosè.

 

Replica di Paolo Mascetti

Come punto di partenza avrebbe potuto sceglierne un altro, almeno per evitare errori, perché i Cohanim non sono stati costituiti da Salomone. Sarebbe opportuno che l’autore dell’articolo studiasse Numeri cap. 18 dove si legge: “Tu e i tuoi figli con te eserciterete il vostro sacerdozio per tutto ciò che riguarda l’altare e ciò che è oltre il velo, e presterete il vostro servizio. Io vi do l’esercizio del sacerdozio come un dono.” Il destinatario di queste parole è Aronne che visse circa 3 secoli prima di Salomone; in altri termini, al tempo di Salomone i Cohanim esercitavano il sacerdozio già da 3 secoli. Se effettivamente Martinès de Pasqually ha scritto che il sacerdozio sarebbe esistito anche prima del regno di Salomone, è necessario darne il riferimento esatto ed è altrettanto necessario, prima di criticare inutilmente, cercare di capirne il senso. Comunque, non è difficile dare una spiegazione diversa, il cui significato può essere così riassunto: la tradizione Cohen, cioè la tradizione sacerdotale occidentale, è certamente anteriore a Salomone, a Mosè ed Aronne poiché “Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abramo con queste parole: «Sia benedetto Abramo dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici».” Così si legge in Genesi, 14,18-20. In alternativa, se si rifiuta il riferimento biblico, si è obbligati a dimostrare che l’inizio della tradizione sacerdotale coincide con l’istituzione del sacerdozio del Tempio di Gerusalemme in modo tale da poter dimostrare l’infondatezza della affermazione di Martinès de Pasqually.

Riassumendo: la tradizione sacerdotale occidentale è anteriore ad Aronne e, a maggior ragione, a Salomone e quest’ultimo non ha “costituito” nessuna casta sacerdotale. In relazione alle “fonti di informazione” dell’autore dell’articolo, si confronti “La Franc-Maçonnerie templière et occultiste” di René Le Forestier, nota 4 di pagina 295, dove si legge quanto segue: “Coëns est une adaptation du mot hébreu Cohanim qui désignait la classe sacerdotale la plus élevée, constituée à Jérusalem pour assurer le service divin dans le Temple. Les Cohanim, qui avaient les Lévites sous leur ordres, passaient pour descendre en ligne directe d’Auron et pour être, par la suite, en possession des vérités secrètes révélées par l’Éternel à Moïse et communiquées oralement par celuici à son frère. » La corrispondenza della nota con il testo dell’articolo presenta una corrispondenza quanto meno imbarazzante considerato che l’articolo stesso non è stato corredato da una bibliografia e che non c’è alcun riferimento al testo di Le Forestier, forse tradotto in italiano e da cui sembra proprio che il nostro saggista abbia preso “ispirazione”. Un’ultima nota per la precisione dei termini: Cohen non è un adattamento di Cohanim ma ne è la sua forma singolare. Mentre, al contrario, ha ragione Le Forestier (vedi sopra) a scrivere che la parola ebraica al plurale e traslitterata in “Cohanim” è stata successivamente adattata nel francesizzato plurale “Coëns”, privato della lettera “h” ma provvisto opportunamente di dieresi per evitare una pronuncia cacofonica. Chissà quanti copieranno ancora senza riflettere su questo madornale errore di traduzione. Per gli amanti del dettaglio, aggiungo che in ebraico le parole in questione si scrivono come segue: כהן (forma singolare), כהנים (forma plurale); in ebraico moderno si può scrivere anche כוהן con la “vav” che regge la vocale “o” e lo stesso dicasi per il plurale. Dopo queste prime osservazioni critiche, una domanda si pone: ma non sono sufficienti simili errori e scopiazzature come quelli qui rilevati e attribuibili alla necessità di colmare lacune evidenti, per inficiare l’attendibilità e la serietà di tutto il resto dell’articolo?

 

Ciò detto è bene abituarsi sin d'ora a non formulare troppi "perché" e a prendere le cose come vengono, talora cioè, anche, come si suol dire, non proprio "con i piedi per terra".

Così ad esempio è "notorio" che il sopra accennato fondatore era un "massone riconosciuto", anche se si ignora quando fu accolto nell'Istituzione.

Tuttavia c'è chi è pronto a giurare che Jacques de Livron Joachin de la Tour de la Case Martinès de Pasqually, nato a Grenoble nel 1727 e morto a S. Domingo nel 1774, ha lasciato una traccia indelebile nella Massoneria (!?) che l'insieme dei contenuti della dottrina massonica, debba essere indissolubilmente associato all'insegnamento di Martinès de Pasqually e, per finire, che Martinès è sostanzialmente il fondatore del regime massonico che più di ogni altro ha colpito e sollecitato l'immaginazione mistica negli ultimi due secoli e tutto ciò con quell'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo, costituito all'Equinozio di Ariete del 1767, e che, praticamente cessa ogni attività, al massimo nel 1781, con la consegna degli "Archivi" al marchese Savalette de Lange, conservatore anche degli Archivi dei Philaleti.

 

Replica di Paolo Mascetti

L’influenza sulla Massoneria, se ne faccia una ragione, c’è stata e, per un attento osservatore, i segni sono ravvisabili. Il corsivo è tratto da quel documento riservato sopra menzionato e la frase poteva essere utilizzata senza inutile ironia al fine di mantenere uno stile di esposizione serio e decoroso; comunque, vent’anni dopo aver scritto quella frase, posso affermare di non aver cambiato idea neanche un po’. Anche il Grand Orient de France alla fine del 19° secolo, in una propria pubblicazione, dichiarava l’evidente importanza che l’Ordine degli Eletti Cohen aveva avuto. Visto che G. Abramo mi conosce, avrebbe potuto chiedermi maggiori dettagli sulla mia visione per poi criticarla, eventualmente, ma con cognizione di causa. Molti dei massoni che hanno fatto la storia della Libera Muratoria e che hanno contribuito a creare quell’humus così fertile sul quale è cresciuta e sviluppata la Massoneria, erano Eletti Cohen, sia nel 18° secolo che nel 20° secolo. Mi riferisco principalmente alla Massoneria francese ed italiana essendo le altre Comunioni molto meno dedite a lavori di tipo strettamente esoterico. Basti pensare, ad esempio e tra i più noti, a Willermoz ed ai suoi innumerevoli contatti in Europa con cui era in relazione epistolare, a Cazotte, a De Maistre, a Bacon de la Chevalerie, a Giraud e ad alcune logge piemontesi, a Naselli e a tutti quei fratelli, di cui si conosce a volte soltanto il nome, che hanno lavorato e agito in ambito massonico portandovi la propria esperienza Cohen. La storia delle idee non coincide con la storia degli individui che compiono azioni ma è lo studio delle modalità con cui si propagano le idee nell’ambito dei gruppi umani, quasi sempre prescindendo dalla volontà degli individui stessi.

 

Infatti dopo la morte di Martinès de Pasqually (1774) a succedergli come Sovrano Universale viene chiamato Caignet de Lester, che muore dopo pochi anni il 19 dicembre 1779.

A questi succede Sebastiano de Las Casas, che appare alquanto disinteressato delle sorti dell'Ordine e che già nel 1780 consiglia ed invita gli Eletti Cohen a chiudere i loro Templi (che nel periodo di maggior fioritura erano arrivati a 12, di cui uno a Port au Prince nell'Isola di S. Domingo) e a consegnare gli archivi ai Philaleti. D'altra parte l'Ordine, quasi subito dopo la morte del suo fondatore, aveva iniziato un precipitoso declino.

Ma torniamo alla "iniziazione massonica" di Martinès, che, contrariamente a quanto avevamo sempre ritenuto e cioè che la trasmissione potesse aversi solo per il tramite di una regolare organizzazione "tradizionale", sarebbe avvenuta per via "ereditaria" o "sanguigna". Infatti egli era in possesso di una "patente" massonica concessa a suo padre da Carlo Edoardo Stuart nel 1738, con la quale si autorizzava l'intestatario Don Martinès Pasqualis, scudiero, di sessantasette anni, nativo della città di Alicante in Spagna [...] nonché [...] suo figlio primogenito, di ventotto anni di età, nativo della città di Grenoble in Francia [...] a costituire massoni e ad aprire templi A.G.D.G.A.D.U.

 

Replica di Paolo Mascetti

L’iniziazione tramite una regolare organizzazione tradizionale è un concetto che è stato compiutamente esplicitato ed inserito in una teoria più ampia, da René Guenon del quale, giustamente a mio avviso, è stato detto che le sue teorie sono puro “terrorismo ideologico”. La sicurezza con cui Guenon le ha espresse non è la prova della loro giustezza ma è soltanto la manifestazione del desiderio di mettere ordine dove si crede che ci sia solo disordine. L’iniziazione si può anche avere al di fuori di una organizzazione tradizionale – salvo definire dettagliatamente sia l’iniziazione che la tradizione –, e rimanere ancorati a concetti e teorie altrui non dimostra l’ingegno che il ricercatore, in questo caso polemista, dovrebbe avere.

 

In sostanza Martinès, pur non essendo stato iniziato con le normali procedure, poteva trasmettere l'iniziazione massonica da solo, cioè senza il concorso di altri Fratelli, com'è nella normale prassi, cosa che peraltro Martinès fece quando i pochi discepoli non reclutati nella Massoneria provenivano dal mondo profano, ed in questi casi conferiva subito tutti i gradi che aveva a disposizione (Apprendista, Compagno e Maestro).

 

Replica di Paolo Mascetti

La patente Stuart è un problema aperto che non verrà risolto facilmente e a breve. L’originale è andato perduto e il testo lo si deve a Hilaire-Pierre de Loucelle che lo riportò in “Recherches historiques Or:. de Bordeaux - L:. La Perfection”, La Chaine d’Union de Paris, volume 9, 3me serie, 1880, pp. 277-279. Il testo è stato ampiamente studiato e commentato in modo autorevole e preciso da André Kervella che ne ha dato conto in un articolo ampio e documentato pubblicato nel bollettino n. 19 della Societé Martines de Pasqually e al quale si rimanda per un eventuale ed auspicabile approfondimento. La patente Stuart autorizzava ed è stata riconosciuta come valida. Comunque, anche se la procedura fosse anomala, secondo le metodologie attualmente in uso presso le comunioni massoniche di tutto il mondo, si deve tener ben presente che, anche ai nostri giorni, l’iniziazione sulla spada è riconosciuta come valida e un massone, iniziato sulla spada, può a sua volta iniziarne un altro. È stato deciso che soltanto il Gran Maestro possa iniziare sulla spada ma un Gran Maestro non ha e non avrà mai poteri maggiori di un qualsiasi Maestro Venerabile essendo il potere massonico basato sulla Loggia e non sulla Gran Loggia. Al fine di evitare un uso sconsiderato della iniziazione senza il concorso di altri Fratelli, per convenzione si è lasciata tale prerogativa al solo Gran Maestro ma la procedura in sé non ha nulla di contrario alla norma iniziatica anzi è quella che costituisce il fondamento della trasmissione e la presenza di altri Fratelli riuniti in Loggia sottolinea l’accoglimento nella collettività ma non influisce sulla qualità della trasmissione.

 

Non credo che sia qui il caso di cimentarsi in una discussione sull'importanza della "patente" Stuart, ma tenuto anche conto del fatto che il Grande Oriente di Francia è ancora di là da venire (sarà infatti istituito solo nel 1773), un qualche valore deve aver avuto, se è vero, com'è vero, che nel 1765 la Gran Loggia di Francia riconosce regolare la Loggia Madre dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo, costituita nel 1764 a Bordeaux, sotto il titolo La Francaise Elue Ecossaisse, e nel 1776, dopo la morte di Martinès, il Tempio di La Rochell ritorna all'obbedienza della Gran Loggia di Francia ben presto seguita da quelli di Libourne e Marsiglia.

Inoltre, come si è accennato, il reclutamento avveniva nella Massoneria e la struttura dell'Ordine degli Eletti Cohen elencava nei primi tre gradi gli stessi della Massoneria Universale, il che dava all'Ordine stesso l'apparenza di un rito massonico.

Abbiamo detto "l'apparenza" e non a caso, perché di questo si trattava e non – come vedremo – di una effettiva situazione massonica.

Non vogliamo qui insistere sulla iniziazione massonica di Martinès, anche se, quanto meno, andrebbe chiarito il testo della cosiddetta "patente Stuart" che parla di [...] suo figlio primogenito, di ventotto anni di età, nativo della città di Grenoble in Francia [...]. Questo "figlio" era il fondatore degli Eletti Cohen oppure no?

Al riguardo c'è da considerare che se la data della "patente" è quella del 1738, a tale epoca Martinès aveva solo 11 anni, se invece, come pare ritenga Ambelain (L'Initiation n. 2, 1959, p. 84) la patente massonica che Martinès pretendeva di aver ereditato da suo padre avrebbe in realtà portato la data del 1758, a tale epoca Martinès aveva 31 anni.

C'è anche chi, per far quadrare i conti, ritiene come data di nascita di Martinès quella del 1710, ma poi se la data della patente è, come dice Ambelain, il 1758 i conti nuovamente non tornano.

 

Replica di Paolo Mascetti

Con scopo inutilmente polemico si vogliono confondere le idee al lettore senza dare una possibile e più probabile spiegazione della linea temporale che verosimilmente è da considerarsi. Del resto non è la prima volta che sussistono dei dubbi sulla biografia di qualche personaggio storico. Si tratta, infatti, di supposizioni che hanno però un fondamento: Martinès de Pasqually inizia a frequentare nel 1754 l’ambiente massonico del sud della Francia e, quindi, in quel periodo aveva già la patente massonica altrimenti non sarebbe stato ricevuto. La data della patente suggerita da Ambelain, il 1758, è assai improbabile per questo motivo. Se si accetta, invece, la data del 1738 ne deriva che Martinès de Pasqually aveva 28 anni al momento del rilascio, che aveva 44 anni quando comincia a frequentare l’ambiente massonico e che sarebbe morto a 64 anni. Vi è un altro documento, a dimostrazione della difficoltà di giungere ad una data certa, che attesta l’età di 45 anni al momento di imbarcarsi per Santo Domingo nel 1772. Sono state delineate dagli storici alcune linee temporali basate su date di nascita diverse che si accordano con documenti vari ma nessuna di queste è certa. Nessuno vuol far quadrare i conti e gli storici, quelli che operano con serietà, non hanno mai smesso di cercare documenti a supporto di una data di nascita o di un’altra, senza alcun pregiudizio.

 

Tuttavia, anche a non voler discutere della iniziazione massonica di Martinès, una cosa è certa e cioè che l'Istituzione massonica servì solo al reclutamento, e, come meglio vedremo in seguito, l'Ordine degli Eletti Cohen di massonico non sembra mostrare tracce significative anche perché, in definitiva, pur poggiandosi formalmente su basi massoniche, in realtà era un ordine sacerdotale, con una sua dottrina, una sua liturgia, che voleva riecheggiare il vero culto dato da Dio stesso, ed i membri che ne facevano parte dovevano necessariamente accettare una regola per poter compiere i riti stabiliti.

Infatti l'eletto Cohen doveva osservare una regola di vita a carattere ascetico. I piaceri dei sensi dovevano essere contenuti al massimo. L'alimentazione abituale richiedeva l'abolizione del sangue, del grasso e delle interiora degli animali. L'uso dell'alcol era assai limitato. Erano inoltre prescritti dei periodi di digiuno e di ritiro dalla vita profana che dovevano essere scrupolosamente osservati.

 

Replica di Paolo Mascetti

Forse il Rito Scozzese Antico ed Accettato non ha basi esclusivamente massoniche? Non recluta soltanto massoni delle logge blu Da cosa si evince che il R. S. A. A., o la massoneria in generale, non hanno assolutamente alcun carattere sacerdotale? Proporre interpretazioni più sofisticate della ricchissima simbologia della piramide scozzese o di qualsiasi altra piramide, rispetto a quelle attualmente condivise, può suscitare reazioni negative di vario genere, ma si può comunque affermare, senza alcun timore di essere smentiti, che una condotta di vita senza eccessi e osservante di alcune regole elementari è sempre stata la base di ogni via di progresso spirituale, iniziatico, sacerdotale o profetico che sia. Sarebbe normale, ad esempio, che un qualsiasi massone, di qualsiasi rito e grado, si recasse ai lavori della sua loggia o camera di perfezione dopo essersi dedicato a soddisfare le esigenze più materiali e che questa fosse la sua normale e costante regola di vita? Certamente sarebbe dissonante e non contribuirebbe a raggiungere lo scopo della via massonica. Visto che il nostro infaticabile autore ostenta anche conoscenze cabalistiche, dovrebbe conoscere il significato e lo scopo della kasherut ovvero di quel complesso di norme comportamentali tradizionali la cui applicazione non è limitata soltanto al cibo; e con ciò voglio affermare che una regola di vita specifica è sempre alla base di una volontà di realizzazione specifica.

 

La precisione delle cerimonie – scriveva Martinès de Pasqually – non è da sola sufficiente, necessita una esattezza ed una santità di vita all'adepto che vuole entrare in relazione con gli Spiriti e gli necessita una preparazione spirituale fatta per mezzo della preghiera, del ritiro e dell'attesa.

Il testo "sacro" per eccellenza, tesoro, supporto e codice del sistema, fu il Trattato della Reintegrazione degli esseri nelle loro primitive virtù e potestà, che veniva dato manoscritto ai soli iniziati, probabilmente accompagnato da una liturgia e da quegli elementi magico-teurgici indispensabili per la operatività.

 

Replica di Paolo Mascetti

Il “Trattato” non è mai stato un testo sacro per eccellenza, non è un tesoro, non è un supporto, non è un codice ed è stato scritto, con l’aiuto decisivo di L.-C. de Saint-Martin, soltanto dopo che l’Ordine era stato costituito per soddisfare una esigenza di conoscenza teorica manifestata da vari Fratelli. Si tratta, in sostanza, di un commento alla Torah, peraltro incompleto, dove vengono esposte le teorie Martinèsiste in relazione all’origine dell’universo, del male, dell’uomo, ecc. Molti anni fa, nel 1969, Robert Amadou ne ha pubblicato un pregevole riassunto e commento sulla rivista L’Initiation che il nostro saggista avrebbe fatto bene a leggere.

 

Ma una ulteriore ragione che ci porta ad escludere una significativa impronta massonica nell'Ordine degli Eletti Cohen sembra rintracciabile nelle liste dei gradi Cohen che, pur presentando alcune non significative varianti dovute alla diversità degli Autori, possono così riassumersi:

 

Replica di Paolo Mascetti

Nessuno ha mai parlato di impronta massonica nell’Ordine degli Eletti Cohen, ma al contrario, si può ravvisare una impronta Cohen nella Massoneria.

 

1) Massoneria blu o di S. Giovanni: Apprendista, Compagno, Maestro;

2) Classe del "Portico": Apprendista Cohen, Compagno Cohen, Maestro Cohen;

3) Classe (o Gradi) del Tempio: Grande Architetto (o Apprendista R+C), Grande Eletto di Zorababel (o Comm. d'Oriente o Comp. R+C);

4) Classe Segreta Reau +Croix.

 

Della Massoneria di San Giovanni si è già detto.

Quanto ai gradi della Classe del "Portico" pur conservando un aspetto massonico, in realtà preparavano alla rivelazione della dottrina segreta.

Infine i gradi del Tempio introducevano nel pieno dell'esoterismo Martinista, in cui invece di essere iniziati si veniva ordinati.

 

Replica di Paolo Mascetti

L’uso del termine “Martinista”, che possiamo qui considerare un semplice errore proveniente certamente da un altro testo da cui è stato copiato senza riflettere sulla sua correttezza, deve essere portato all’attenzione del lettore perché è un errore che ha causato notevoli problemi. Martinista è un aggettivo che deve essere collegato esclusivamente all’attività di Louis-Claude de Saint-Martin e dell’Ordine che è stato fondato da Papus alla fine del 19° secolo, e non può, mai e in alcun modo, soprattutto per ragioni dottrinali e cronologiche, essere correlato con Martinès de Pasqually, per l’attività del quale si usa l’aggettivo “ Martinèsista”. L’errore, commesso da molti autori, è stato quello di non suggerire una regola di convenzione e di non rispettare la logica, invertendo i due termini con eccessiva superficialità.

 

Infine l'ultimo grado, quello della Classe Segreta, trasportava sul piano pratico teurgico la teoria appresa in precedenza.

In queste ultime considerazioni ci sembra di poter cogliere una sostanziale e diversa impostazione di fronte a quella massonica.

Infatti innanzitutto, il che non è poco, nella Classe Segreta erano ammesse anche le donne e pertanto per raggiungere il massimo grado dell'ordine non era necessaria l'appartenenza alla Massoneria, in quanto le donne allora non vi erano sicuramente ammesse.

 

Replica di Paolo Mascetti

Il problema della presenza femminile nell’Ordine è un problema di minima gravità e denota soltanto quanto scarsa fosse stata la comprensione del sistema di Martinès da parte di alcuni, tra cui Willermoz, che volle ostinatamente accogliere anche la sorella, madame Provensal. La presenza femminile non è mai stata istituzionalizzata e, infatti, negli Statuti del 1767 non si tratta mai di candidature femminili ma l’unico riferimento è relativo alla eventuale visita ai lavori di donne che hanno ricevuto l’iniziazione massonica. In altri termini, viene prevista l’eventualità che donne, che hanno ricevuto l’iniziazione massonica altrove e non nell’Ordine degli Eletti Cohen, possano recarsi in visita presso un tempio Cohen e chiedere di partecipare ai lavori simbolici. L’iniziazione massonica femminile non era una anomalia isolata ma era, al contrario, molto diffusa tra l’alta borghesia e l’aristocrazia nella Francia del 18° secolo ed è sufficiente accedere alle informazioni storiche sulla massoneria di adozione per interpretare correttamente il fenomeno della presenza femminile.

 

Inoltre, a nostro avviso, nella tradizione muratoria operativa, la "Mistica" non è ignorata, ma è solo una delle "scienze madri", al pari dell'Astrologia o dell'Alchimia e viene sovente associata alla "Teurgia" (dal greco theos "dio" e ergon "opera"), la quale – secondo il significato che le attribuivano i neo-platonici – altro non è che un insieme di "tecniche" iniziatiche per mezzo delle quali l'uomo dovrebbe essere in grado di realizzare in sé una progressiva "divinizzazione".

 

 

Replica di Paolo Mascetti

La tradizione muratoria operativa? In che cosa consiste tale operatività? Sarebbe molto interessante averne una descrizione, sia delle modalità ma anche e soprattutto degli scopi di questa tradizione operativa e si vedrebbe quanto questa famosa operatività sia contigua alla via sacerdotale. I neo-platonici potevano essere liberi di attribuire qualsiasi significato alla teurgia ma da che cosa si evince che tale attribuzione possa o debba essere messa in relazione con quella che, invece, era la visione Martinèsista? Forse la teurgia ebraica, quella di cui parla con indubbia cognizione di causa anche Moshe Idel, professore dell’Università Ebraica di Gerusalemme nonché profondo conoscitore della mistica ebraica, è un po’ diversa? Potremmo, forse, parlare di questa senza scomodare i neo-platonici i quali, al di là del loro valore nell’ambito della storia della filosofia, non hanno generato una tradizione che ha operato attivamente per secoli e giungere infine fino a noi. Importanza teurgica dei precetti (mitzvoth), teurgia incrementativa, teurgia della captazione, teurgia dello “statu quo”, ascensione della ‘Atarà, non sono concetti che circolano soltanto negli ambienti ristretti della yeshivah Sha’ar HaShamaim ma sono di casa a Har HaTzofim, dove ha sede l’Università Ebraica di Gerusalemme. L’incauto autore dovrebbe approfondire l’argomento.

 

Nella visione Martinèsista la "Mistica" o la "Teurgia" sembra assumere il significato di magia superiore, di tecnica, di arte che permette all'adepto di porsi, tramite la magia cerimoniale in rapporto con le Intelligenze che popolano la nostra biosfera, costituente la "quarta dimensione".

 

 

 

Mistica e teurgia non sono sinonimi; perché vengono forzatamente unite? La definizione di teurgia data dalla Treccani è: “Termine usato nella tarda filosofia neoplatonica (soprattutto da Porfirio, nel 3° sec. d. C., e da Giamblico, nel 3°-4° sec.) per indicare l’arte di costruire statue e immagini capaci di attrarre la presenza in esse degli dei, e, più in generale, il complesso di riti e di tecniche magiche atte a creare rapporti privilegiati fra gli dei e gli uomini.” La definizione di mistica data dalla Treccani è: “Esperienza interiore, attestata in tutte le forme di civiltà e soprattutto nelle varie religioni storiche (taoismo, induismo, buddismo, ebraismo, cristianesimo, islamismo), descritta come la capacità che alcuni individui hanno di cogliere un oggetto o un essere, una realtà misteriosa altra da sé, al di là delle consuete forme di conoscenza empirica o razionale: si tratta di una percezione (esperienza mistica) che il soggetto avverte come contatto con l’oggetto fino a trasfondersi, trasformarsi e identificarsi con esso. Proprio per il suo carattere individuale e fuori dal normale esercizio delle facoltà logiche e razionali, l’esperienza mistica può essere trascritta solo in termini metaforici, simbolici, allusivi; alcune forme tuttavia possono considerarsi costanti: uno stato iniziale di passività radicale di fronte all’altro, un forte senso della totalità in cui il soggetto si esplica e si realizza superando distinzioni, limitazioni e contrapposizioni, una forma di rapporto conoscitivo, non logico ma intuitivo e unitivo, una presenza di momenti esemplari spesso accompagnati da fenomeni psicosomatici (estasi, raptus, ecc.) e uno stato finale sentito come liberazione da ogni limite empirico.” Come si vede non vi sono similitudini tra mistica e teurgia. Per avere una minima conoscenza della teurgia, almeno a livello intellettuale, ovvero elementare, è necessario studiare almeno i seguenti testi: - Moshe Idel, Kabbalah – New perspectives, Yale University Press, 1988 - Charles Mopsik, Les grands textes de la kabale – Les rites qui font Dieu, Verdier. Sono necessari altri due chiarimenti relativamente alla biosfera e alla quarta dimensione. La biosfera o ecosfera, è il “nome comprensivo per indicare quella parte della Terra nella quale si riscontrano le condizioni indispensabili alla vita animale e vegetale. Comprende la parte bassa dell’atmosfera, tutta l’idrosfera e la parte superficiale della litosfera, fino a 2 km di profondità. Insieme alle forme di vita che ospita, costituisce un sistema complesso, in equilibrio dinamico con le altre componenti della Terra (Treccani).” La quarta dimensione è un concetto consolidato in matematica e non è altro che il tempo perché i fenomeni naturali si sviluppano nelle tre dimensioni seguendo una linea temporale. Vi è un altro modo di concepire la quarta dimensione, un modo astratto, che consiste nell’estendere le regole dello spazio tridimensionale ad uno spazio con una dimensione in più. Il numero delle dimensioni oltre la terza può crescere all’infinito e tutto ciò è oggetto di studio in matematica superiore che ha elaborato teorie brillanti e particolarmente affascinanti. È questo che si voleva intendere? È questa la biosfera costituente la quarta dimensione? Si è trattato di uso errato delle parole o di confusione di idee?

 

A testimonianza e conferma di questo assunto ricordiamo il segno o il "passo", cioè il risultato delle operazioni teurgiche del Cohen, vale a dire, la comparsa sul piano del quaternario delle potenze e degli spiriti interposti tra l'operatore e la Causa Prima.

Per il momento, su questo argomento, conviene fermarsi, sperando che le divergenze o le diversità fra le due situazioni emergano meglio e più chiaramente dal seguito di questo lavoro. Tuttavia, prima di passare ad altro, va precisato che, a conclusione di questo primo approccio, ci sembra comunque di poter constatare – senza voler fare, con questo, alcuna affermazione pregiudizievole o negativa – che nelle cronache o nella Storia della Massoneria, quale ci è stata tramandata da qualsivoglia Autore, non ci sembra di poter cogliere una importante e significativa presenza degli Eletti Cohen, cosa che al contrario troviamo, in particolare dopo il loro "risveglio" ad opera di R. Ambelain nel 1943, nell'Ordine Martinista sia in Francia, sia in Italia. Infatti, mai, in nessun contesto locale o nazionale o internazionale rappresentativo dell'Istituzione massonica universale, gli Eletti Cohen come tali, cioè nella loro espressa e dichiarata qualità, sono stati destinatari di "poteri" massonici o hanno preso parte "ufficiale" ad una qualche manifestazione massonica, cosa che, al contrario, come si è già detto, è avvenuta nell'ambito del Martinismo.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Ma se lo ha scritto qualche riga più sopra che l’Ordine era stato chiuso e non era più operativo dal 1781 perché si meraviglia che non ci siano tracce evidenti dell’Ordine nel contesto internazionale. Nel 18° secolo ci sono stati dei tentativi di operare in tal senso ma, fortunatamente, non ebbero alcuno sviluppo. Nella sua forma attuale, è bene che sia chiaro, l’Ordine evita contatti ufficiali di qualsiasi tipo e non ci saranno mai riconoscimenti, contesti internazionali in cui essere rappresentati, rapporti reciproci, garanti di amicizia e tutte quelle vuote forme di politica massonica che tanto piacciono ad alcuni.

 

D'altra parte basta appena enunciare le tematiche degli Eletti Cohen per rendersi conto della loro lontananza ed estraneità da quelle della Massoneria. Infatti, come vedremo, gli Eletti Cohen professavano uno gnosticismo legato alla Qabalah, ricercavano una "illuminazione interiore" che desse accesso alle "Verità Superiori". Per ottenere ciò il rituale prevedeva "esorcismi" – contro il male e contro le proprie tendenze basse – ed un culto rivolto alle "Potenze Celesti" con l'ausilio degli "Antenati" e con la "Comunione dei Santi", cioè richiedendo l'ausilio invisibile di coloro che avevano già raggiunto lo stato di "congiunzione con il Logos".

 

Replica di Paolo Mascetti

Ripetere parole altrui e condividerne i punti di vista è comodo soprattutto quando conferma la tesi che si vuole dimostrare. In questo caso l’autore dell’articolo sta copiando la descrizione classica riportata nei pochissimi testi tradotti in italiano, una descrizione che riporta tutto ciò che di sbagliato, deviato e inutile c’è stato nell’Ordine. Accanto ai sostenitori del carattere cristiano della base sapienziale dell’Ordine (attivi soprattutto in Francia), accanto ai sostenitori del carattere gnostico con coloriture giudeo-cristiane ve ne sono altri, come il sottoscritto, che le avversano fieramente restando fedeli agli insegnamenti ricevuti. Questi sostenitori sono infaticabili nella loro opera, hanno pubblicato e pubblicano incessantemente offrendo a chi non ha “chiavi di lettura” adeguate la possibilità di perpetuare gli errori di interpretazione. Questo articolo contiene veramente qualche cosa di inspiegabile che deduco da una semplice considerazione: G. Abramo conosceva Ivan Mosca molto bene, erano nella stessa loggia, la Monte Sion, quella loggia che avevano fondato insieme e, quindi, non c’erano problemi di comunicazione tra i due. Nel 1995 G. Abramo intende scrivere una tavola sull’Ordine degli Eletti Cohen e il Sovrano Gran Commendatore è I. Mosca: viene spontaneo chiedersi perché il primo non abbia chiesto mai nulla al secondo, perché non abbia mai fatto tesoro di questa opportunità che ogni saggista vorrebbe avere e cioè la fonte dell’informazione a portata di mano ingrado di rispondere ad ogni domanda. Invece fa due cose che di fraterno non hanno proprio nulla e che ne sono l’esatto contrario: scrive la prima tavola negativa nel 1995, in occasione della riapertura dell’Ordine, e la riscrive, ampliandola, nel 2005 alla morte del fratello Mosca. Chi crede alle coincidenze sarà soddisfatto.

 

2. La dottrina di Martinès de Pasqually

Prima di passare ad esaminare gli eventi "storici" che ci interessano e che possono aiutarci a chiarire la tesi che vogliamo dimostrare non ci appare superflua qualche riflessione sulla dottrina di Martinès che, come è stato accennato, è contenuta nel Trattato della reintegrazione degli esseri nelle loro primitive virtù e potestà.

 

Replica di Paolo Mascetti

Non soltanto nel Trattato ma anche nelle Istruzioni di Lione, nel manoscritto di Algeri, nei documenti della Biblioteca Nazionale di Parigi, nella Biblioteca di Grenoble, nel fondo Hermete, ecc. ecc., oltre a tutti gli innumerevoli commenti e pubblicazioni che sono disponibili per tutti.

 

Cominciamo con il precisare che – secondo il pensiero di Martinès – gli esseri emanati dal Primo Principio, furono "precipitati" a causa della "prevaricazione" di Adamo. Essi, pertanto, dovranno "riconciliarsi" con Dio, ma la cosa appare alquanto problematica data l'assoluta negatività del nostro mondo.

Tra l'uomo ed il suo "Maestro celeste" esiste tutta una gerarchia di esseri non materiali e, tra questi, ve ne sono anche di malvagi e di prevaricatori.

Per la sua salvezza "l'uomo di desiderio", oltre a divenire signore di se stesso, cioè della sua natura inferiore, focalizzando il suo essere verso il divino, deve anche combattere contro i tentativi delle entità decadute che cercano di asservirlo e di legarlo agli impulsi inferiori ed al mondo delle percezioni sensoriali.

I mezzi per la reintegrazione consistono: nello studio dei misteri cosmici e nella comprensione dello scopo da raggiungere; nei riti di riconciliazione appoggiati ai riti di purificazione e di servizio o di lotta contro la negatività.

Indicativamente si può dire che tutte le operazioni Cohen possono essere raggruppate in tre categorie:

 

1) operazioni di purificazione dell'aura terrestre;

2) operazioni di guarigione;

3) operazioni di riconciliazione e di reintegrazione.

 

In definitiva la "via operativa Cohen" si avvale di una, diciamo così, tecnica iniziatoria, strutturata secondo tecniche magiche classiche e soprattutto di una tecnica cultuale, ritenuta idonea a realizzare le finalità espresse nella dottrina contenuta nel Trattato di Martinès.

A scopo meramente informativo riportiamo qui i culti propri dell'Ordine, sui quali poi torneremo per altre considerazioni:

 

1) Culto di espiazione;

2) Culto di grazia particolare generale;

3) Culto operatorio contro i demoni;

4) Culto di prevaricazione e di conservazione;

5) Culto contro la guerra;

6) Culto di opposizione ai nemici della legge divina;

7) Culto per ottenere la discesa dello Spirito Divino;

8) Culto di affermazione della fede e di perseverazione nella Virtù Spirituale divina;

9) Culto per la fissazione dello Spirito Conciliatore Divino in sé;

10) Culto di dedicazione annuale di tutte le operazioni al Creatore.

 

La tecnica cultuale è concepita secondo i canoni della teurgia. Nel corso del culto il Cohen prende contatto con forze sempre più sottili (elevate) che gli si manifestano secondo i "passi". Egli ascende quindi verso il Pleroma iniziale elevandosi di regione spirituale in regione spirituale. Questa "ascensione" (che dura tutta la vita) è guidata e confermata da manifestazioni dell'aldilà, i cosiddetti "passi" che sono dei glifi luminosi, delle Entità di cui sono le manifestazioni nella nostra dimensione, i cui segni sono contenuti in un repertorio generale che ne enumera circa 2.400, classificati secondo i loro rispettivi "ranghi" e "classi".

In tal modo il Cohen, mediante la interpretazione del segno corrispondente al glifo luminoso visto durante le sue operazioni, è in grado di conoscere il livello raggiunto nel suo ascenso e di controllare il progresso sul duro cammino della propria reintegrazione.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Il termine “Pleroma” indica la totalità dei poteri di Dio ed è un elemento base della cosmologia gnostica. Ricorre anche in alcuni testi fondamentali del cristianesimo ma non mi è mai capitato di leggerlo in documenti originali relativi all’Ordine degli Eletti Cohen. Se un termine, specifico di una determinata corrente di penutilizzato in un contesto diverso e se questo impiego è funzionale ad migliore esposizione, ritengo che sia necessario chiarire il contesto altrimenti si ingenera soltanto confusione. Qui sembra che il termine Pleroma fosse di uso comune nell’Ordine mentre invece non è vero.

 

Dall'esame di quanto innanzi illustrato ci sembra che emerga – con sufficiente chiarezza – l'estraneità o la diversa sostanziale impostazione dalla "via" massonica. Tuttavia qualcosa in comune forse c'è, ma nella forma, più che nella sostanza.

Infatti questa forma è più propriamente cabalistica, si avvicina a teorie giudeo-gnostiche, ma per approdare ad una pratica magico-teurgica assolutamente estranea alla Massoneria e che affonda le sue radici molto probabilmente nel vecchio terreno teurgico egiziano e greco.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Teorie giudeo-gnostiche nel 18° secolo? E quale sarebbe stato il nesso storico tra il periodo di formazione del giudeo-gnosticismo (ormai chiaramente indicato dai maggiori studiosi come una sorta di ebraismo ribelle e degradante) sviluppatosi tra il 1° ed il 3° secolo dell’era volgare con Martinès de Pasqually che è vissuto soltanto 15 secoli dopo? Ancora una volta copia senza riflettere e senza portare alcuna prova a sostegno di una teoria così assurda ma, comunque, molto in voga negli ambienti francesi dove però, grazie all’abitudine alla polemica e all’esercizio intellettuale, vi è almeno l’accortezza di definire un po’ meglio l’accezione dell’espressione “giudeo-gnostico” pur facendone un uso sconsideratamente inesatto e ambiguo.

 

Ciò premesso, se l'unico punto di contatto con la Massoneria può essere rintracciato nella Qabalah, che, a nostro avviso, più di tutte o quanto meno al pari di altre dottrine tradizionali, costituisce il fondamento del pensiero massonico, è necessario cercare di capire la Qabalah del Martinèsismo per poter poi andare a verificare se è esatto quanto abbiamo accennato e cioè che si tratta piuttosto di forma che di sostanza vera.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Dunque la tesi sarebbe: la Massoneria è fondata sulla Qabalah e il Martinèsismo anche. Se si riesce a dimostrare che la Qabalah del Martinèsismo è spuria si riesce ad dimostrare che tra Massoneria e Martinèsismo non ci sono origini comuni quindi nessuna relazione. Ma per fare questo occorre conoscere la Qabalah e G. Abramo ha letto soltanto qualche libro come tutti coloro che non conoscono l’ebraico; ed anche coloro che lo conoscono, molto spesso non hanno le capacità intellettuali per addentrarsi in quell’ambiente “rarefatto” dove i materialisti non si trovano certo a loro agio. Per sua informazione, riporto dove può cercare la conferma che è tuttora in vigore l’interdizione “halakhica” relativa alla traduzione dall’ebraico di qualsiasi nozione di Qabalah: Ben Ish Hai, Rav Péalim, prima parte, Yoré Déah 56.

 

 Martinès scrive:

Dio emana degli esseri spirituali, a sua gloria nella sua divina immensità.

E prosegue:

Ci si domanderà chi fossero questi esseri prima della loro emanazione divina, se essi esistevano o non esistevano. Essi esistevano nella immensità, nel seno della Divinità, ma senza distinzione di azione, di pensiero e di intendimento; essi non potevano né agire, né sentire se non per mezzo della sola volontà dell'essere superiore che li conteneva e nel quale ogni cosa era muta. In verità esistere così significa non esistere. Non vi sarebbe affatto un Creatore senza il regno infinito degli esseri che sono in lui innati e che egli emancipa per mezzo della sua sola volontà e quando piace a lui. E per mezzo di questa moltitudine infinita di emanazioni di esseri spirituali che gli compete il nome di Creatore ed alla sua opera quello di creazione divina, spirituale animale, spirituale temporale. [...]

 

Non credo che si debba fare molto sforzo per riconoscere in questo Dio di Martinès l'En Soph che contiene in potenza ogni essere creato. L'En Soph è l'essere infinito, libero, identico a se stesso, unito a sé, ma non deve essere considerato come l'insieme degli esseri, né come la somma dei suoi propri attributi. Ma senza questi attributi e gli effetti che ne risultano, vale a dire senza una forma determinata, è impossibile comprenderlo e conoscerlo.

Di qui alle Sephiroth – altro punto nodale della Qabalah – il passo è breve. Nell'Idra Zuta infatti si legge:

L'antico degli antichi è nello stesso tempo lo sconosciuto degli sconosciuti; egli si separa da tutto ma non è affatto separato; perché tutto si unisce a lui come a sua volta egli si unisce a tutte le cose e non vi è nulla che non sia in lui. Egli ha una forma e si può dire che non l'ha. Prendendo una forma egli ha dato l'esistenza a tutto ciò che è; egli dapprima ha fatto sorgere dal suo seno dieci luci che brillano per la forma che hanno da lui ricevuta e rispandono dappertutto un chiarore immenso così come un faro invia in ogni parte i suoi raggi luminosi. L'antico degli antichi, lo sconosciuto degli sconosciuti è un faro elevato che lo si conosce soltanto attraverso le sue luci che brillano ai nostri occhi [...].

 

Queste luci sono le Sephiroth, gli intermediari tra l'En Soph ed il mondo contingente. In effetti questo mondo è limitato ed imperfetto. Non procede quindi dall'Assoluto, ma questo deve esercitare necessariamente la sua influenza su di lui e se fosse altrimenti il mondo non potrebbe esistere. Da qui la necessità di un intermediario, l'insieme delle Sephiroth, che in virtù dell'intima connessione con l'En Soph costituiscono un tutto perfetto, ma che a causa della loro molteplicità sono necessariamente imperfette.

Passiamo ora a Martinès de Pasqually, la cui dottrina possiamo meglio capire con le premesse che abbiamo fatte.

Le Sephiroth sono i cosiddetti "Spiriti Denarii" e ad essi si applica tutto ciò che nella Qabalah si riferisce alle Sephiroth.

 Martinès, dunque, così scrive nella sua opera:

[...] I primi spiriti emanati erano innati nella Divinità, essi sono reali ed immortali, essi hanno una esistenza personale, assoluta ed eterna, essi esistono sempre nel cerchio divino. Sono detti Spiriti Superiori o Denarii perché dieci è il numero divino, origine di ogni essere spirituale maggiore, inferiore e minore e di ogni legge di azione sia spirituale sia spiritosa.

Senza continuare a ricercare tutti i passaggi che si riferiscono alle Sephiroth concludiamo con le parole di Le Forestier:

Il tema cabalistico delle sephiroth si impose così dispoticamente alla immaginazione di Pasqually che, per una volta, si allontana dalla prudenza con la quale ordinariamente dissimulava i suoi prestiti. Egli rimarca in effetti che la circonferenza divina che fa da supporto al Denario è chiamata "dominazione". Ora dominazione o reame è precisamente il nome della decima Sephirâ, Malchout che rappresenta nel sistema cabalistico la somma del mondo intelligibile (prima triade delle Sephiroth) del mondo morale (seconda triade) e del mondo fisico (terza triade) e che è l'armonia dell'universo.

 

Nel Trattato infine troviamo anche le 32 Vie della Sapienza (che – com'è noto – sono le 22 lettere dell'Alfabeto che costituiscono i "sentieri" dell'Albero della Vita addizionate alle dieci Sephiroth). Infatti Martinès dice che ogni Spirito superiore 10, maggiore 8 e minore 4 [...] al momento della prima emanazione aveva il suo soggiorno nella circonferenza divina.

Anche se abbiamo appena sfiorato il problema non v'è dubbio che la dottrina segreta di Martinès ha una radice, una base cabalistica ed infatti non ci sembra difficile andare a constatare che, nel Trattato, il parallelismo tra microcosmo-uomo e macrocosmo-Adam Kadmon si rivela ad ogni piè sospinto; tuttavia, – a nostro avviso – non ci sembra che si vada mai oltre certe abbastanza semplici e lineari impostazioni di base e non si arrivi mai a sviscerare o ad affrontare chiaramente la grande problematica cabalistica e tutta la sua più elevata e decisa speculazione.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Per capire “la grande problematica cabalistica” è assolutamente necessario, come già detto, conoscere almeno l’ebraico, meglio sarebbe anche l’aramaico. Si consideri, ad esempio, che Etz Chaijm non è mai stato tradotto in italiano così come il Pardes Rimonim e moltissimi altri testi assolutamente fondamentali. Esistono, in quantità forse maggiore, delle traduzioni in inglese (ammesso che sia possibile tradurre dall’ebraico eliminando totalmente, nel processo di traduzione, la perdita di carica semantica propria di quella lingua, così come il soggetto cabalistico richiede), ma non ne conosco la qualità e non credo che siano state utilizzate dal nostro autore per capire “la grande problematica cabalistica”. È possibile avvicinarsi – senza però mai afferrarne completamente l’essenza –, ad alcuni grandi del pensiero cabalistico senza conoscere l’ebraico (ad esempio Ramhal, di cui alcuni testi sono stati tradotti in francese da un Istituto di ricerche di Gerusalemme per una circolazione ristretta) ma basare ogni ragionamento sulle poche pubblicazioni tradotte in italiano (tra cui quelle di G. Sholem che contengono alcuni madornali errori di fondo, successivamente ed opportunamente corretti da Moshè Idel) mi sembra veramente eccessivo, considerando anche e soprattutto che questo articolo è privo di una bibliografia. Inoltre, su cosa poggia tutta questa sicumera con cui afferma che le impostazioni sono semplici e lineari? Martinès de Pasqually non ha avuto il tempo necessario per sviluppare tutto ciò che avrebbe voluto e tra le cose incompiute, quelle che si dice essere rimaste “semplici e lineari”, c’è anche il Trattato.

 

Invece, molto si indulge in quella forma pratica della Qabalah che è teurgica, che è magia, che è arte trasmutatoria, e che – con i grandi Maestri cabalisti – non ci sentiamo di accettare.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Ma da quando in qua l’arte trasmutatoria è teurgia, nonché una forma di cabala pratica e così via? Ma l’autore ha mai conosciuto un grande cabalista per farsi confermare una tale affermazione? Su cosa si è basato per fare una tale affermazione? In un ambito di questo genere, talmente complesso che talmudisti di chiara fama vi trovano difficoltà spesso insormontabili a riprova che l’erudizione qui non aiuta anche se è necessaria, perché scrivere tali affermazioni con ingiustificabile ed ostentata superiorità? Forse farebbe meglio ad approfondire quanto scrive e, a proposito della limitazione intrinseca dello sviluppo della pratica cabalistica dovuta alla scarsa qualità dell’umanità dell’attuale periodo storico, traduco per sua informazione un paragrafo della prefazione del testo di Rav Ya’aqov Hillel, La foi, la kabbale et la folie, Surnaturel et sciences occultes sous le regard de la Torah, Yeshivat Hevrat Ahavat Shalom (Jerusalem) / Pubblications Kodesh (Gateshead), 5749. “Il popolo di Israele ha conosciuto nel passato autentici cabalisti, uomini di pietà e di saggezza, capaci di usare ciò che viene chiamato Qabalah pratica per dominare ed utilizzare senza pericolo le forze in opera in questo mondo. Ciononostante, sia i maestri della Qabalah che quelli della Halakha (che spesso erano gli stessi) hanno, già da quattro secoli, formalmente interdetto ogni ricorso alla Qabalah pratica; secondo loro, in effetti, nessuno è più in grado di raggiungere il grado di elevazione spirituale richiesto per dedicarsi alla Qabalah pratica senza pericolo.” Quindi, non inconciliabilità intrinseca ed impossibilità di rapporti tra Qabalah teorica e Qabalah pratica, ma impossibilità per incapacità riconosciuta dei candidati a quel tipo di attività. Tutto ciò in ambito ebraico, ma Martinès de Pasqually aveva avuto una storia un più complicata, stando alle supposizioni fatte sulla base di alcune coincidenze storiche, da non confondere con le prove storiche e di cui in questa sede non è possibile dare conto in modo completo. Si può dire che la traccia che il ricercatore può seguire è quella delle tradizioni sapienziali conservate nell’ambito familiare di alcune comunità sefardite (ma anche italiane) nel 18° secolo, visto che testimonianze in tal senso se ne hanno di inconfutabili perfino nel 20° secolo. I testi, come ad esempio Rav Zécharia Zermati, Une Kabbale de verité, Editions Torat Emet, sono a disposizione di tutti i ricercatori e non sono riservati.

 

La dimostrazione di ciò sembra emergere, sia pure in maniera approssimativa ed immediata, già dalla semplice enunciazione delle operazioni della teurgia degli Eletti Cohen, anche se dobbiamo dire che, per una migliore intelligenza, sarebbe indispensabile uno studio profondo e dettagliato di tutto il "rituale" Cohen, il che, certamente esorbita da questo lavoro. Tuttavia, solo per chiarire il perché di certe "impressioni", pensiamo ad esempio a determinate "tecniche" che comportano:

 

a) gli esorcismi "destinati a stroncare l'azione demoniaca nel cosmo, ad ostacolare la loro azione sugli uomini, a distruggere il loro potere sull'operatore e i suoi discepoli, ad ottenere la fine o la limitazione di certi flagelli, ad annullare le operazioni di Magia nera";

b) gli scongiuri "destinati a stabilire un contatto con il 'Mondo Angelico' e (per effetto dell'influsso 'cristiano') con la 'Comunione dei Santi'. Tra questi ultimi l'operatore si sceglie dei 'patroni' particolari e, nel Mondo Angelico, dei Guardiani e delle Guide";

c) le preghiere "rivolte a Dio per ottenere la sua Grazia e la sua Misericordia, in vista della Reintegrazione. Esse sono integrate nei rituali di scongiuro che precedono e sono destinati a canalizzarle e ad ampliarle".

 

Ma non basta: accanto a queste "tecniche" si deve porre la conoscenza della Astrologia e la sua pratica per i necessari calcoli della posizione degli astri, la conoscenza delle analogie e delle sue pratiche applicazioni in ordine a strumenti, colori, vesti etc., le tecniche per la costruzione di cerchi operatori i cui elementi variano in rapporto allo scopo delle operazioni, ai tempi ed ai supporti impiegati.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

La conoscenza dell’astrologia e la sua pratica, la conoscenza delle analogie e delle loro pratiche applicazioni, la tecnica per la costruzione dei cerchi operatori, ovvero in termini massonici, rettangolazione e disegno del quadro di loggia, sono tutti argomenti che il fratello Ivan Mosca aveva sviluppato nelle istruzioni in loggia e nei Quaderni di Simbologia Muratoria, prodotto ultimo di quei seminari svoltisi negli anni ’70 e ai quali aveva partecipato lo stesso G. Abramo. Cambiare idea è lecito, rifiutare il proprio passato è altrettanto lecito ma non è lecito farlo senza darne adeguata e ragionata informazione e giustificazione perché, altrimenti, non si capisce come interpretare la sproporzionata adulazione che il nostro saggista avrebbe fatto del fratello Ivan Mosca nel corso della cerimonia di commemorazione di quest’ultimo a Villa Medici del Vascello nel 2007 (vedi media-teca del Grande Oriente d’Italia).

 

Ma forse più che continuare in questi esempi vale la pena di riportare il Culto Divino – quello segreto rivelato da Martinès – secondo la suddivisione di Le Forestier, ripresa dall'Ambelain (Alchimia Spirituale) ed ormai classica, che, come abbiamo già accennato, poteva suddividersi in dieci parti:

1) Culto di espiazione. L'uomo manifesta il suo pentimento, tanto delle proprie colpe quanto della caduta del prototipo iniziale, l'Adamo primo, corego del coro delle Anime Preesistenti. Ne deriva una ascesi ed un rituale penitenziale (Sephirâ: Malcouth).

2) Culto di grazia particolare generale. Operazioni che consistono nel sostituirsi all'insieme dell'Umanità terrestre del momento e nel farla partecipare ai frutti dell'Operazione individuale (Sephirâ: Yesod).Culto operatorio contro i demoni. Autori della degradazione all'inizio dei tempi, essi tendono a mantenere e ad aggregare il loro giogo su tutta l'umanità. Con degli esorcismi (le celebri "operazioni Equinoziali") il Cohen li combatte e li respinge fuori dell'aura terrestre (Sephirâ: Hod).

3) Culto di Prevaricazione e di Conservazione. È il seguito della precedente. Questa operazione consiste nel combattere e nel punire i seguaci della magia nera e della stregoneria e soprattutto nel punire gli spiriti decaduti che ne sono i collaboratori (Sephirâ: Netzâ).

4) Culto contro la guerra. Se l'omicidio è il più grave dei crimini, l'omicidio collettivo è evidentemente ancora più grave. Il Cohen lotta contro le Potenze dell'odio tra le Nazioni e tenta di sviare la loro azione (Sephirâ: Thiphereth).

5)  Culto di opposizione ai nemici della legge divina. Operazione teurgica che ha per scopo la lotta contro le azioni umane che tendono a diffondere l'ateismo, il satanismo, il luciferismo, sotto le forme egualmente umane (Sephirâ: Guebourâ).

6)  Culto per ottenere la discesa dello Spirito Santo. Operazione che ha per scopo la infusione dello Spirito Santo e dei suoi doni (Sephirâ: H'esed).

7) Culto di rafforzamento della Fede e della Perseveranza nella virtù spirituale e divina. Operazione che ha per scopo la comprensione dei Misteri Divini, comprensione che permette all'emulo di rafforzare la sua fede in modo assoluto e definitivo (Sephirâ: Binâ).

9) Culto per fissare in sé lo Spirito riconciliatore divino. È l'accoglienza totale dello Spirito Santo, la discesa delle "lingue di fuoco" della Pentecoste, l'illuminazione finale, con i privilegi che essa comporta (Sephirâ: H'cmâ).

10)  Culto di dedica annuale di tutte le operazioni al Creatore. Questa parte comprende l'insieme delle consacrazioni, delle benedizioni etc.

 

Non credo che sia necessario alcun commento, né ci sentiamo in grado di competere con quello di Ambelain. Facciamo solo notare che al di là di ogni collegamento, cabalistico, magico o quel che si vuole, chiaramente traspare da questi scritti l'impostazione moralistica e cristiana (e perciò stesso lontanissima da ogni visione massonica) dei "culti" Martinèsisti e la loro possibile vicinanza, più che a strette concezioni cabalistiche, a tematiche probabilmente classificabili come martiniste, volendo con ciò far riferimento ad una via mistico-religiosa, interiorizzata in opposizione al materialismo ed allo scientismo di alcune correnti dell'Illuminismo e, alla quale Martinès apportò un accento di scienza occulta, con programmi magici e teosofici.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

L’autore dell’articolo prima parla di impressioni, poi cita Ambelain il quale avrebbe dovuto, almeno per la carica di Sovrano Gran Commendatore che ricoprì dal 1946 al 1967, essere molto più riservato e comunque meno fantasioso e ondivago; legge, quindi, Le Forestier, che riporta pensieri altrui perché questo è il mestiere dello storico e non quello dell’esegesi teoretica. L’unico che non cita mai è il fratello Ivan Mosca, suo fratello di loggia, Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine dal 1967 al 2005 nonché suo primo istruttore, che gli avrebbe senz’altro chiarito ogni dubbio dandogli la giusta chiave di lettura di quella intricatissima situazione, storica e ideologica, in cui si è trovato e si trova tuttora l’Ordine.

 

3. Gli Eletti Cohen e l'Ordine Martinista

Per una migliore intelligenza di quanto abbiamo innanzi accennato e di quanto andremo evidenziando in seguito circa i rapporti tra gli Eletti Cohen e l'Ordine Martinista, è necessaria qualche puntualizzazione, tenuto conto del fatto che sul Martinismo esistono pareri, punti di vista e terminologie che lo rendono estremamente confuso oltre che nel suo messaggio, nelle sue tecniche e nelle sue possibilità, anche nella storia dei suoi diversi momenti.

Il Martinismo, anche se certi dettagli e validità in qualche "momento" possono essere discutibili, in linea di massima, è stato ritenuto una forma occidentale di "via iniziatica", anche se, per la maggioranza delle persone esso è una dottrina filosofica, un movimento di idee ed un Ordine costituito per propagandarle che si riconnettono a Louis Claude de Saint Martin da cui avrebbero avuto origine.

Così si definisce con il termine di Martinèsismo quella corrente di idee, quella visione del mondo e quell'insieme di pratiche rituali atte a realizzarne i presupposti teorici stabilite da Martinès de Pasqually, Maestro di L.C. de Saint Martin.

Infine con il termine Willermozismo si indica l'adattamento massonico di queste idee e di queste pratiche che ne fece Giovan Battista Willermoz.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Non è vero: Willermoz non fece l’adattamento massonico del Martinèsismo ma, secondo quanto scrive lo stesso Willermoz, il suo intento era di porre l’ insegnamento esoterico del suo maestro al sicuro dall’oblio facendone l’istruzione segreta della Grande Professione. Visto che questa istruzione segreta è stata ritrovata (pubblicata una prima volta in: Ostabat, Les Chevaliers Profès de la Stricte Observance Templière et du Régime Ecossais Rectifié, Le Symbolisme, Avril – Juin 1969, pp. 240 – 283, ed una seconda volta in René Le Forestier, La Franc-Maçonnerie templière et occultiste aux XVIIIe et XIX siècles, Editions Aubier-Montaigne Paris et Éditions Nauwelaerts Louvain, 1970, Appendice a cura di Antoine Faivre, da pag. 1021 a pag. 1049), si può affermare senza alcun dubbio, perché è a disposizione di tutti, che di Martinèsismo ha ben poco mentre fornisce spiegazioni simboliche, alternative a quelle comunemente condivise a quel tempo, circa la funzione della iniziazione massonica inserendovi elementi che si rifanno al Martinèsismo. Riassume così R. Amadou nel Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie: “I punti più importanti dell’istruzione segreta dei Grandi Professi sono la natura dell’iniziazione e quella della Libera Muratoria; un compendio dell’epoca Martinèsista dove spiccano Dio, gli spiriti emanati, il cosmo creato, l’umanità; una interpretazione del simbolismo del Tempio di Gerusalemme alla luce del Martinèsismo e in rapporto alla Libera Muratoria. Lo scopo di Willermoz era, dunque, di preservare la dottrina di cui Martinès de Pasqually era stato, secondo quanto quest’ultimo gli aveva insegnato, uno dei mezzi intermedi; mantenere, mentre l’Ordine degli Eletti Cohen si stava dissolvendo, la vera massoneria secondo il modello che Martinès de Pasqually gli aveva rivelato essere l’archetipo e che garantisce una conformità dottrinale con la dottrina della reintegrazione.” Non si tratta, quindi, di un adattamento massonico del Martinèsismo ma di una visione diversa della massoneria elaborata secondo i canoni del Martinèsismo a riprova di quanto ho già sostenuto circa l’influenza del Martinèsismo nella massoneria.

 

In linea generale, dunque, si può ritenere che l'importanza dell'unicità della fonte, cioè l'insegnamento di Martinès de Pasqually, è abbastanza relativa, tanto che Saint Martin abbandonerà completamente le tecniche teurgiche insegnategli dal suo Maestro e Willermoz dovette accettare il loro adattamento alla Massoneria, cioè ad una via iniziatica che presentava, come già innanzi accennato, caratteristiche che se pure non erano in netto contrasto, certamente ne differivano nell'essenza.

Ciò premesso, possiamo riassumere i diversi momenti del Martinismo come segue:

 

a)  Martinèsismo (o Martinismo primitivo). Ha come ispiratore Martinès de Pasqually e come espressione l'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo; in questo Ordine è da sottolineare la presenza di una classe segreta, quella dei Reau+Croix, meta di un iter consistente in una pratica progressiva di natura magico-teurgica.

b) Martinismo antico. Ebbe come ispiratori i due discepoli di Martinès, ciascuno dei quali diede vita ad una scuola con tecniche sue proprie ed esattamente: G.B. Willermoz creò l'Ordine dei Cavalieri Beneficienti della città Santa di Gerusalemme innestato sull'Ordine Massonico della Stretta Osservanza Templare che seguiva una tecnica prevalentemente ritualistica ed operativa-massonica; L.C. de Saint Martin abbandonò le tecniche Cohen, collaborò dapprima con Willermoz per staccarsi successivamente da ogni ritualità di tipo massonico e per praticare la via cosiddetta "cardiaca", ad indirizzo mistico-filosofico.

c) Martinismo moderno. Papus fu l'animatore e l'organizzatore (anche se non unico) di tale forma di Martinismo che si diffuse notevolmente nel periodo antecedente la prima guerra mondiale e che talvolta assunse anche aspetti competitivi con la Massoneria (Ordine nel quale, per altro, Papus non venne mai accettato). Pur essendo partito da basi sufficientemente valide, in un secondo momento assunse aspetti degenerativi e mistico-devozionali, precipitati a livelli pressoché profani.

d) Martinismo contemporaneo. Ha come ispiratore Robert Ambelain. In esso permangono indirizzi ereditati dal Martinismo moderno che, come si verifica particolarmente in Francia, giunge a degenerazioni mistiche-cristiane. Per documentare quest'ultima affermazione riteniamo più che sufficiente qualche frase di Papus:

Occorre ricordare che la potenza invisibile viene da Cristo, Dio incarnatosi attraverso tutti i piani e perciò non bisogna entrare nel piano invisibile con un essere astrale o spirituale che non confessi il Cristo in questo modo. [dal Trattato Elementare di Scienza Occulta]

È a Saint Martin stesso che l'Ordine è debitore non solo del Sigillo dell'Ordine, ma anche del nome mistico del Cristo che orna tutti i documenti ufficiali del Martinismo. Occorre veramente la mala fede di un clericale per pretendere che questo nome sacro si rapporti a persona diversa da Nostro Signore Gesù Cristo, il Verbo Creatore. [da Martinismo, Willermozismo, Martinismo e Massoneria].

[...] Il terzo carattere del Martinismo è d'essere cristiano. Il Martinismo difende l'azione del Cristo, illuminatore della razza bianca su tutti i piani [...].

Il Figlio di Papus, Philippe, rincara la dose:

[...] il Martinismo è una cavalleria cristiana, o se si preferisce è una linea cavalleresca di perfezionamento individuale e collettivo.

E, dulcis in fundo, in una circolare del 5 aprile 1968 è proprio Papus figlio ad obbligare i Martinisti alla credenza nella divinità del Gesù Cristo e alla recita del Pater nelle riunioni di gruppo.

Non intendiamo affatto trarre conclusioni sulla base di quanto innanzi indicato, tuttavia ci sembra giustificata, tenuto conto di queste premesse, l'esistenza di qualche "ombra" sul carattere "iniziatico" e tradizionale del Martinismo, affermato da più parti e da più autori.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Io non ho nulla a che fare sia con il Cristianesimo che con il Martinismo e, al momento, penso che non ne avrò neppure in futuro perché il mio ambito di ricerca personale è diverso, ma non userei mai queste affermazioni così ottuse. Il Martinismo non ha un carattere iniziatico perché troppo cristianeggiante? È una affermazione gratuita e arrogante, priva di dimostrazione. Sia il Cristianesimo che il Martinismo hanno generato, in proporzione alle rispettive diffusioni, figure di grande levatura morale, sapienziale ed iniziatica. Per fortuna, non è stato ancora istituito l’ente per il rilascio della patente di regolarità iniziatica e tradizionale.

 

Infine ci sembra di una qualche utilità ricordare la circostanza più che notoria che, verso la fine della sua vita, Papus divenne un cristiano convinto, tanto che sembra fosse sua intenzione sciogliere l'Ordine Martinista e trasformare i Superiori Incogniti in altrettanti Samaritani Incogniti.

D'altra parte lo stesso Ambelain non sembra essere stato estraneo a certe tentazioni o convinzioni.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Ci sarebbe anche l’ambigua figura di maître Philippe ma forse la vicenda non è ancora stata tradotta in italiano ed è sfuggita alla critica del nostro saggista.

 

C'è, infine, da notare che alcune impostazioni ed anche quel tingersi di occultismo di cui Papus fu volgarizzatore e propagandista, così come l'eccessivo eclettismo portarono, dopo la morte di Papus, a numerose scissioni, fra le quali ricordiamo le principali: l'Ordine Martinista Sinarchico di Blanchard (1918); l'Ordine Martinista facente capo alla sede di Lione con coloritura fortemente Martinèsista (1920); l'Ordine Martinista Tradizionale con Agostino Chamboseau (1931) che proprio insieme a Papus era stato uno dei fondatori del Martinismo moderno; l'Ordine Martinista Rettificato di J. Boucher (1948).

Per completezza di informazione, ed anche per i fini che ci siamo prefissi, è qui il caso di aggiungere che il Martinismo Francese che abbiamo innanzi tentato di classificare e di schematizzare, almeno nelle sue linee principali trova una sua proiezione nel Martinismo Italiano, nel quale, in verità, non si rinvengono che labilissime tracce di quello che abbiamo chiamato "Martinismo Primitivo". Infatti, pare che siano esistiti due o tre Cohen, ben presto confluiti nei Cavalieri Beneficienti della città Santa.

Quello moderno ebbe delle caratteristiche particolari perché subì l'influenza della scuola ermetica italiana. Non è superfluo, al riguardo, ricordare che Giuliano Kremmerz collaborava alla rivista martinista “O Thanatos”.

Inoltre, nel Martinismo moderno si ebbero anche caratteristiche degenerative, e quanto a quello contemporaneo proveniente dalla scuola di R. Ambelain continuò – come in Francia – il suo non sempre pacifico rapporto con quello Papusiano, anche a causa della diversità delle tecniche e della formazione iniziatica.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Martinismo primitivo: ho già detto di quanto sia sciocca ed erronea questa espressione soprattutto se usata, come in questo caso, come sinonimo di Martinèsismo. Martinismo italiano: secondo il conte Ventura (Tutti gli uomini del Martinismo, Atanor, 1978) dagli archivi di Papus risulta che, nel 1898, in Italia sarebbero esistite otto logge martiniste e successive notizie storiche inoppugnabili confermano una ragguardevole presenza martinista nei primi anni del 20° secolo. Chi scrive “per completezza di informazione” dovrebbe essere più preciso: sulla base di tutte le informazioni storiche consolidate e precedentemente accennate come potevano esserci in Italia due o tre Cohen alla fine del 19° secolo, ben presto “confluiti nei Cavalieri Beneficenti della Città Santa”? Su che cosa poggia questa “informazione completa” e quale sarebbe il suo grado di completezza?

 

A questo punto, non ci sembra il caso di continuare ad esaminare nei dettagli il Martinismo. Qualche informazione l'abbiamo data, per avvicinarci allo scenario che ci interessa, e quindi è tempo di passare ad altro ed esattamente ad uno studio più ravvicinato dell'Ordine Martinista degli Eletti Cohen.

 Cominciamo innanzitutto con il precisarne la genesi.

Robert Ambelain che era in possesso della filiazione di Chamboseau il 4 aprile del 1942, inizia altri due amici al Martinismo, costituendo così un primo triangolo e facendo sorgere dall'oblio del tempo le forme operatorie dei vecchi Cohen (cioè del Martinismo Primitivo) ed addirittura nel settembre, il 24, dello stesso anno, otto operatori ritualmente compirono il "Grande Scongiuro Equinoziale" e tre di questi ottennero la comparsa dei "passi". Sicché come scrive lo stesso Ambelain:

Il 4 aprile 1943 alla Nuova Luna di Equinozio, 18 cerchi teurgici si accesero a Parigi. Il 29 settembre dello stesso anno 25 schemi teurgici simili si illuminarono alla stessa ora, nel silenzio della notte. [...] A Pontarlier, a Lione, a Calais, a Nantes altri S.I., al centro di circoli magici simili, circondati dalle stesse "luci" simboliche che avevano protetto gli Eletti Cohen di un tempo, lanciavano alla stessa ora, con una forma identica, lo stesso "vortice" liberatore. Lo slancio era preso, esso non doveva più arrestarsi, la coorte di Teurgi che era stata suscitata da Martinès de Pasqually andava rinascendo ed organizzandosi, vera "Cavalleria mistica" all'interno di un mondo sempre più materialista.

Dopo i primi tempi del "risveglio" degli Eletti Cohen, in cui si manifestò qualche incerto passo verso la Massoneria (sembra che fosse stata anche costituita una loggia massonica) l'Ordine venne veicolato verso il Martinismo di Saint Martin che era la sua effettiva radice, secondo le seguenti corrispondenze:

 

 

Replica di Paolo Mascetti

La loggia massonica fu effettivamente costituita e la lettera circolare di comunicazione porta la data del 1° Novembre del 1943. Eccone alcuni passaggi a riprova che l'Ordine nacque con una base massonica: [. . . .] viene costituito all’Oriente di Parigi, un “Tempio Cohen” [. . . ] Come tale, si proclama dunque costituito sotto l’antico appellativo del 18° secolo, cioè: “ORDINE DEI CAVALIERI MASSONI ELETTI–COHEN DELL’UNIVERSO”. [. . . .] Il suddetto Tempio di Parigi ripristina la regola del 18° secolo, che esigeva il 3° grado massonico (“Maestro”), rilasciato da qualsiasi Obbedienza regolare, per i suoi nove gradi interni. A questo scopo viene costituita, a fianco del Tempio, una loggia simbolica di San Giovanni, con la denominazione di “Alessandria d’Egitto”. [ . . . . ] Innestare successivamente l’Ordine degli Eletti Cohen sul Martinismo fu un errore madornale perché modificava la natura massonica originale del 18° secolo, riaffermata nel 1943, e apriva la strada a incomprensioni e problemi a non finire con un mondo, quello martinista, che era stato, fin dal suo nascere, dichiarato sui generis dal suo stesso fondatore. Ciò detto, mi sembra che il successivo sviluppo storico dell’Ordine sia tutto spiegabile su questa ambiguità che il Fratello Ivan Mosca si affrettò a correggere nel 1967 per mezzo del Protocollo di Intesa.

 

Prima serie (Ordine esteriore): 1) Associato; 2) Iniziato; 3) Superiore Incognito.

Seconda Serie (Ordine Inferiore): 4) Maestro Cohen o Superiore Incognito Libero Iniziatore; 5) Maestro Eletto Cohen equivalente a Scudiero Novizio; 6) Gran Maestro Cohen equivalente a Grande Architetto, Cavaliere Beneficente della città Santa, Apprendista Reau+Croix; 7) Cavaliere d'Oriente equivalente a Grande Eletto di Zorobabele, Cavaliere Professo, Compagno Reau+Croix; 8) Comandante d'Oriente equivalente a Cavaliere Professo, Maestro Reau+Croix; 9) REAU+CROIX equivalente a Cavaliere Gran Professo 2°, Potente Maestro Reau+Croix.

 

Come appare con assoluta evidenza vi è la serie completa dei gradi degli Ordini Martinisti che culmina con il quarto grado, quello del Libero Iniziatore o del Superiore Incognito.

Gli ulteriori sviluppi della storia dell'Ordine confermeranno questa impostazione.

Per meglio capire questi sviluppi dobbiamo ritornare al Martinismo in generale, la cui storia abbiamo abbandonato intorno agli anni '20 e che, per il momento, non ci interessa seguire nei dettagli, almeno fino agli anni '50, che si presentano ricchi di eventi e di avvenimenti interessanti per i nostri fini.

Quindi, per illustrare brevemente lo scenario nel quale ci muoviamo, precisiamo che agli inizi degli anni '50, in Francia, degli antichi ordini e movimenti Martinisti erano sopravvissuti:

 

- Ordine Martinista Martinèsista (sede Lione) che deriva la sua filiazione da Papus, ma ha pretese precedenti Martinèsiste (scuola di Lione, quindi Willermoz, allievo di Martinès, quindi Bricaud che vuol rivivere e fa rivivere la selettività massonica e la Gnosi come condizioni sine qua non per la "qualificazione" di martinista);

 - L'Ordine Martinista degli Eletti Cohen ricostituito da Robert Ambelain che esplicitamente si rifà a Martinès de Pasqually e possiede una via operativa, pur ammettendo nel suo seno – ma sino al IV grado – Martinisti che intendevano seguire la via interiore o "cardiaca";

- Il Nuovo Ordine Martinista con Philippe Encausse (che assume anch'egli il nome di Papus) e che in quest'epoca incomincia un profondo travaglio, alla ricerca della propria via.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Philippe Encausse, figlio di Gerard Encausse (Papus), prese il nome di “Jean” e non risulta che abbia preso successivamente anche il nome iniziatico del padre. Quale è la fonte di questa informazione?

 

Dobbiamo fermarci un poco su quest'ultimo Ordine, per meglio chiarire gli sviluppi ulteriori.

Nel 1953 rivide la luce, diretta da Philippe Encausse, con la collaborazione anche di R. Ambelain, L'Initiation, la rivista fondata da Papus padre nel 1888 e pubblicata fino al 1914. Nel primo numero (gennaio-febbraio 1953) sulla copertina faceva bella mostra di sé la scritta L'Ordine Martinista di Papus rinasce... e all'interno fra le notizie riguardanti l'Ordine si leggeva:

Aperto agli Uomini e alle Donne di buona volontà, il Martinismo è un gruppo iniziatico che possiede una dottrina ed una mistica, un metodo di lavoro sia individuale che di gruppo, una linea di ispirazione su cui ciascuna intelligenza deve lavorare secondo le proprie possibilità.

Il suo fine è quello di costituire una cavalleria mistica ed esoterica al fine di lottare - ciascun membro nella sua sfera - in nome dei princìpi che ci dirigono, in favore dello spiritualismo.

 

L'Ordine Martinista comprendeva:

Membri associati o aderenti; Iniziati limitati al solo grado di Superiore Incognito (solo il grado di S.I. conferisce il diritto ed il potere di iniziare secondo la Tradizione).

Quanto alla presenza delle donne si precisava:

Conformemente alle direttive di Louis Claude di Saint Martin ed a quelle ulteriori di Papus, la donna è ammessa con eguaglianza assoluta con l’uomo, essendo l’una il complemento dell’altro.

Nell'ultimo numero della rivista del 1954 si poteva leggere un avviso in cui i membri maschili dell'Ordine Martinista (di Papus), desiderosi di mettere in pratica gli insegnamenti di Martinès de Pasqually, e di applicare la teurgia degli Eletti Cohen, si potevano rivolgere a Robert Ambelain. Ciò significava, sic et sempliciter, che lo stesso Ordine Martinista di Papus, o almeno i suoi membri maschi erano autorizzati ad appartenere anche ai Cohen, ma questo indicava altresì che si erano stabiliti validi rapporti fra i gruppi e che da tali rapporti sarebbero scaturiti futuri legami.

Tuttavia certe situazioni non lasciavano presagire nulla di buono. Infatti, ad esempio, un articolo apparso sulla rivista così terminava:

Fermiamoci a chiudere il cerchio di questo breve studio... che può essere il preludio di un rinizio... In un futuro apocalittico dei rari adepti mormoreranno come una litania ricca di incanti:

 Martinès de Pasqually: il Profeta Claude de Saint Martin: l'Iniziato Philippe: il Reintegrato.

 E che dire dell'art. 10 dei Regolamenti Generali che così recita:

Il Venerdì santo alle ore 21 (ora di Parigi) tutti i Martinisti sparsi sulla superficie del globo ed aderenti all'Ordine dovranno, sia individualmente, sia in gruppo, raccogliersi, recitare il Pater ed indirizzare con tutta la loro anima e tutto il loro cuore un pensiero di Amore e di gratitudine a Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Eppure, nonostante queste premesse, i legami tra i martinisti delle diverse correnti ed il desiderio di arrivare ad una unificazione dell'Ordine portarono i rappresentanti più qualificati del Martinismo alla costituzione - il 26 ottobre 1958 - della Unione degli Ordini Martinisti.

A questo punto vale la pena di riportare qualche stralcio del documento firmato il 15 dicembre 1958 dai tre Grandi Maestri: Dupont, Encausse, Ambelain.

 

Nell' Art. I. vengono elencate le sopravvivenze legittime del Martinismo e cioè:

a) l'Ordine Martinista Martinèsista di cui l'Illustrissimo Fratello Henri-Charles Dupont è il Sovrano Gran Maestro in quanto successore legittimo e regolare degli illustri e compianti Fratelli Teder, Bricaud e Chevillon, successione che rimonta al 1916, alla morte dell'Illustre e compianto Fratello Papus deceduto il 25 ottobre di quell'anno ed il cui anniversario è stato commemorato al cimitero del Pere Lachaise la vigilia di questa riunione;

b) l'Ordine Martinista di cui l'Illustrissimo Fratello Philippe Encausse è il Sovrano Gran Maestro in quanto successore regolare dell'Ill.mo F. il dott. Gerard Encausse, detto Papus, suo Padre, Ordine risvegliato a Parigi, nel 1951;

c) l'Ordine Martinista degli Eletti Cohen di cui l'illustrissimo F. Robert Ambelain è il Sovrano Gran Maestro essendo stato nominato Gran Maestro Sostituto dagli illustrissimi e compianti Georges Lagreze e Camille Savoire "Cavalieri Beneficienti della Città Santa" al momento del risveglio dell'Ordine nel 1942 e detentore regolare degli archivi autentici (XIII sec.) del Martinismo.

Art. II. Questa Unione degli Ordini Martinisti ha per organismo direttore una "Camera di Direzione" di sei membri composta dai tre sovrani Gran Maestri e dai loro Fratelli Assistenti.

L'Art. III. dichiara che l'obiettivo è quello di mantenere i contatti fraterni tra i FF. dei tre Ordini.

L'Art. IV. stabilisce che i candidati saranno orientati secondo le tendenze di ciascuno d'essi verso il Martinismo di Saint Martin (via cardiaca) o verso il Martinismo di Don Martinès de Pasqually (via operativa).

L'Art. V. dichiara che solo l'Unione, per mezzo dei tre Ordini, è abilitata a concedere i poteri di costituzione di gruppi martinisti internazionali, così come a confermare a quelli esistenti i poteri che detengono.

 

Stabiliti gli elementi di base dell'unificazione ben presto si pervenne ad intese sempre più strette, tanto che il 1 dicembre 1959 si convenne che "parole, segni e toccamenti" divenissero gli stessi nei tre Ordini, per i primi tre gradi (Associato, Iniziato e Superiore Incognito).

Il 13 agosto 1960 C.H. Dupont, G.M. dell'Ordine Martinista Martinèsista designa Philippe Encausse come suo unico e regolare successore e il 16 settembre 1960, con una lettera circolare, invita i membri del suo Ordine a riconoscerlo come loro Gran Maestro, mentre per coloro che si sentivano portati alla pratica operativa consigliava (in applicazione del Trattato di Unione) di continuare la loro attività nell'Ordine Martinista degli Eletti Cohen. Così facendo praticamente chiudeva l'Ordine Martinista di Lione e il 1 ottobre 1960 Dupont moriva.

Tutto questo ci serve per precisare che, a partire dall'agosto 1959, in Francia esistevano solo due Ordini Martinisti il cui processo di collaborazione e unificazione si faceva sempre più stretto sicché in data 28 ottobre 1962 si registra l'ultima fase: viene infatti proclamata l'unificazione dei due Ordini in un solo Ordine Martinista.

Senza aggiungere interpretazioni o commenti particolari, per una migliore lettura degli eventi, affidiamoci al seguente stralcio del protocollo di unificazione:

 

L'Ordine Martinista fondato dal dottor Gerard Encausse nel 1891 e ricostituito dopo il 13 agosto 1960 con la fusione dell'Ordine Martinista detto di Papus – che aveva ripreso forza e vigore nel 1952 – e l'Ordine Martinista di Lione – il cui primo Sovrano Gran Maestro fu nel 1916 Teder — e l'Ordine Martinista degli Eletti Cohen, derivante dall'Ordine Martinista tradizionale e dall'Ordine della Rosa+ Croce d'Oriente e ricostituito clandestinamente nel 1942 durante l'occupazione tedesca [... qui segue tutta una serie di premesse e di considerazioni] si suddividerà in due organizzazioni iniziatiche distinte e cioè:

- un Cerchio Esteriore detto Ordine di Saint Martin corrispondente al vecchio Ordine Martinista ed all'Ordine esteriore dei Cohen in cui vengono raggruppati i membri dei due sessi nei gradi di Associato, Iniziato e Superiore Incognito e per i soli maschi di S.I.I. 4;

- un Cerchio Interiore detto Ordine degli Eletti Cohen riservato agli uomini e composto dei gradi seguenti: Maestro Eletto Cohen, Cavaliere d'Oriente, Commendatore d'Oriente e Reau+Croix.

Alla testa dell'Ordine Martinista (Cerchio Esteriore) veniva posto Encausse, alla testa dell'Ordine Interiore Ambelain.

La nuova formazione prende dunque il via con l'accordo di tutti, ma ben presto le differenti tendenze cominciarono ad emergere seguite dallo scambio di accuse reciproche di magia da una parte e di fideismo o di forme di adorazione dall'altra, se non addirittura di Cristianesimo stretto (del resto Encausse ed il suo entourage non facevano mistero di tale ultima posizione).

Fatte queste premesse, si giunge al 1967 quando Robert Ambelain si dimette dall'Ordine che aveva creato e che reggeva come Sovrano trasmettendo ogni cosa al suo luogotenente Hermete (I.M., un noto pittore ed altrettanto noto esponente della Massoneria italiana ed ancor più del Rito Scozzese Antico ed Accettato).

In una circolare del luglio 1967 Ambelain, dopo aver lamentato lo stato delle scienze esoteriche e delle organizzazioni iniziatiche, prende commiato da tutti terminando così:

 

Per questo augurando lunga vita e prosperità all'Ordine Martinista e feconda evoluzione spirituale ai suoi membri, io vi prego di credermi, carissimi FF. e SS. fraternamente a voi davanti alle Luci, firmandomi per l'ultima volta Aurifer - Sovrano Gran Commendatore dell'Ordine Martinista.

 

Precedentemente, come si è detto, il 29 giugno 1967, aveva designato come suo legittimo e regolare successore I.M. il quale il 14 agosto 1967 firmava un protocollo con Philippe Encausse con il quale veniva sancita la fine dell'unificazione stabilendo che:

 

a) la divisione in un Ordine esteriore ed uno interiore è soppressa;

b) che vi saranno d'ora innanzi due Ordini distinti: l'uno che seguirà la via "cardiaca", l'altro la via "operativa";

c) che poiché la base dell'Ordine degli Eletti Cohen è formata da S.I.I. 4°, esso avrà la qualità (i poteri) di trasmettere i primi tre gradi del Martinismo che nel protocollo viene definito "tradizionale";

d) che la doppia appartenenza è ammessa;

e) che l'Ordine, d'ora in avanti, riprende il titolo di Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo.

 

Tutto sembrava abbastanza chiaro e definitivo, ma in verità le cose nell'Ordine Cohen si trascinarono sino all'aprile del 1968. Ambelein fu sollecitato a riprendere la sua carica, fu richiesto il suo parere che non negò (lettere del 4 aprile 1968 e 20 aprile 1968), partecipò anche alla riunione del Tribunale Sovrano del 22 aprile, ma rimase irremovibile nella sua decisione.

La riunione del 22 aprile avvenne insieme a qualche chiarimento nei rapporti interpersonali tanto che Ambelain il 27 aprile scriveva al F. Hermete (I.M.): [...] Tu feras de cet Ordre ce que tu jugeras bon. Peur moi, je me consacre à une autre formule [...].

Probabilmente erano sorti dei dubbi sulla validità delle proposte di Ambelain ad una ripresa dell'attività dell'Ordine stesso. E concludeva: Nous demeurons Fréres par qualque chose de solide e de valable, la fraternité séculaire qui unit millions e demi d'Hommes par le monde. C'est assez pour que continue a te dire: très fraternellement a toi: R. Ambelain.

Il 29 aprile 1968 una circolare firmata per l'Ordine Cabalistico della Rosa+Croce dal Gran maestro R. Ambelain e per l'Ordine Martinista Iniziatico da G. Bousset annunciava la costituzione dell'Ordine Martinista Iniziatico dopo aver fatto il punto sullo stato dei rapporti che erano intercorsi tra il Martinismo di Papus e l'Ordine Interiore dei Cohen e constatato che il primo non aveva mantenuto il patto di unificazione perché era stata condotta una campagna senza cessa contro il Martinismo Operativo, la Teurgia Martinèsista, qualificando [...] questi studi e le operazioni di satanismo e di magia nera.

Il 14 agosto 1968 l'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo veniva posto in sonno per un periodo indeterminato dal suo sovrano I.M.

Questo era il frutto sia della citata riunione, sia di una riunione tenuta il 10 maggio 1968 in cui erano sorti dubbi sulla validità delle filiazioni e sulla "presenza" della "energia prima" nel corso delle operazioni e via dicendo.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Che senso ha l’espressione “e via dicendo” se non quello di trattare il problema con iattanza e superficialità? Il testo integrale del Decreto di messa in sonno dell’Ordine è inserito nei miei “Appunti” (edizione del 1991) che, purtroppo, sono in possesso dell’autore di questo articolo. Dico purtroppo perché, conoscendo il testo integrale, ne avrebbe potuto fare un uso migliore in quanto, sulla rivista L’Initiation, venne pubblicata soltanto la seconda parte e non il preambolo dove sono chiaramente indicate le ragioni della messa in sonno. Non erano sorti dubbi sulla validità della filiazione ma era stato dichiarato ufficialmente, sulla base del rapporto del Fratello Amadou, che la filiazione non esisteva e non esiste. Deve essere sottolineato, con tutta l’enfasi necessaria, che tale affermazione nasce dal Tribunale Sovrano dell’Ordine il quale, in assoluta autonomia, ha preso atto della situazione e non ha dovuto contrastare una critica proveniente dall’esterno. Del resto il S. G. C. Fratello Ivan Mosca non avrebbe accettato alcuna situazione di compromesso e a tal proposito vale ricordare che nel 1967 fece pubblicare sulla rivista L’Initiation un invito, rivolto a tutti coloro che ritenevano di essere i legittimi possessori della vera filiazione dell’Ordine, a manifestare le loro rivendicazioni e a produrre i relativi documenti di prova. Nessuno si presentò. Per quanto riguarda le altre motivazioni della messa in sonno sarà sufficiente dire, senza qui riportare l’intero testo, che non sono in alcun modo in relazione con la “presenza dell’energia prima” ma si riferiscono alla difficoltà di costituire una vera fratellanza iniziatica, della quale viene indicato lo scopo. Deve essere chiaro che i problemi nascono sempre e soltanto dalla inadeguatezza umana e mai dall’Energia Prima la quale non ha certamente bisogno delle rigide norme della regolarità iniziatica per manifestarsi, essendo quest’ultima soltanto ed esclusivamente una convenzione.

 

È giunto il momento di fare il punto della situazione e di trarre qualche conclusione. Non abbiamo motivi per dubitare che l'Ordine creato da Martinès si estinse definitivamente senza nessun erede diretto che abbia ricevuto il "sacramento" dell'Ordine. Oggi e così al tempo del risveglio nel 1942-43 non esiste né esisteva una filiazione diretta.

Altro discorso molto probabilmente potrebbe essere fatto per quanto concerne i gradi della Professione dei Cavalieri Beneficenti della città Santa creati da Willermoz, il quale ultimo, in tutta questa vicenda appare l'unico "massone attivo", a differenza di Saint Martin che era un mistico e di Martinès che sembra essere stato soprattutto un occultista.

A proposito di Willermoz è il caso di ricordare che egli fu l'animatore dello scozzesismo francese ed infatti dalla sua opera ebbe origine il Rito Scozzese Rettificato che sorse in Francia nel 1782.

Tuttavia, questo Rito, introdotto in Italia nel 1985 da S.M. (ex Gran Dignitario del Grande Oriente d'Italia) è, quasi in tutto il mondo, escluso da quelli riconosciuti universalmente "massonici". D'altra parte è noto che seguiva un indirizzo mistico-misterico-cristiano della matrice degli Eletti Cohen e del Martinèsismo (specialmente nella Classe dei "Beneficienti della città Santa"), ed applicava tecniche teurgiche e liturgiche di evocazioni delle Potenze Celesti.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

S. M. non è altri che Spartaco Mennini, ex Gran Segretario del Grande Oriente d’Italia nonché fratello in doppia appartenenza della R. L. Monte Sion nel 1979-80. Per quanto concerne le “tecniche teurgiche e liturgiche” dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa, riporto nel seguito una parte di quanto Robert Amadou scrive nel “Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie”: “L’Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa, Ordine cavalleresco, è innestato su una massoneria simbolica in quattro gradi, il Rito Scozzese Rettificato. Ma al di sopra del secondo e ultimo grado dell’Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa, intitolato precisamente Cavaliere Beneficente della Città Santa e spesso chiamato il 6° grado, al di sopra dell’Ordine propriamente detto, esiste una doppia classe segreta, quella della Professione e della Grande Professione. La storia e la natura di questa classe sono state spesso misconosciute o distorte. Nel 1969 i responsabili costatarono che pubblicazioni e voci incontrollate avevano eccitato la curiosità e causato una controversia circa l’esistenza della Grande Professione; alcune leggende vi avevano tratto il pretesto per nascere o per rinascere. Una precisazione ufficiale venne pubblicata con il titolo “A proposito del Regime Scozzese Rettificato e della Grande Professione” a firma Maharba (anagramma di Abraham?) nella rivista “Il Simbolismo”, numero di Ottobre-Dicembre 1969, pagg. 63-67. A questo testo senza pari bisogna necessariamente rifarsi. Ne riproduco l’essenziale parola per parola. “I fatti sono chiari; fanno la storia e manifestano la dottrina dei Grandi Professi. Ricordiamoli. [. . . . ] La Grande Professione del Regime Scozzese Rettificato, classe suprema dell’Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa, è il procedimento per mezzo del quale i Cavalieri e i Fratelli delle classi inferiori dello stesso Ordine che ne sono degni, vengono iniziati, dopo le prove richieste, alla conoscenza dei misteri dell’antica e primitiva Massoneria e sono riconosciuti adatti a ricevere la spiegazione finale degli emblemi, simboli e allegorie massoniche. Non si accede a questa classe per mezzo di una iniziazione cerimoniale né comporta una qualche nuova decorazione. Le semplicità verso cui tende l’intero sistema dell’Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa culmina nella pura spiritualità. La Grande Professione incastona l’arcano della Libera Muratoria e vi partecipa benché non sia di essenza massonica. I suoi segreti sono inesprimibili ed è così che forma una classe segreta.” Questo è parte del documento storico pubblicato nel 1969 sulla rivista “Le Symbolisme” e non vi è alcun motivo apparente per dubitare che sia stato voluto dai vertici del Regime Scozzese Rettificato. Certamente, non si tratta di materia di fede e l’uso dello pseudonimo da parte dell’autore può ingenerare qualche perplessità ma mi sembra che gli si possa dare un certo credito e, del resto, lo stesso R. Amadou ne avalla l’attendibilità. Non c’è alcun riferimento a “tecniche teurgiche e liturgiche” ma soltanto il “culmine nella pura spiritualità” e non c’è l’ordinazione, che mi sembra molto più importante di qualsiasi altro aspetto caratteristico del grado. Quali sono, dunque, le attività dei Grandi Professi? Maharba lo spiega più avanti: “Per diritto e per dovere, eminentemente, incombono ai Grandi Professi i compiti che la cura dell’Ordine richiede con moderazione a tutti i Massoni Scozzesi Rettificati e a tutti i Cavalieri Beneficenti della Città Santa, Sorveglianti e Guardiani; inoltre, essi speculano spingendo alla ricerca e alla riflessione sul patrimonio sapienziale incoraggiando gli adepti. Quanta ricchezza in questi aspetti contingenti dell’azione dei Grandi Professi! Mai il Grande Architetto dell’Universo ne ha permesso l’interruzione. E non vi è stato mai il caso in cui sia stata attuata – come lo avrebbe potuto? Come lo potrebbe senza rinnegarsi? – se non in spirito e verità per il bene del Regime Scozzese Rettificato e dell’Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa, per il bene della Libera Muratoria, in aiuto agli uomini che, dappertutto, pregano, spesso a loro insaputa, affinché risplenda il sole della giustizia, sorgente unica di luce e di calore, dove il Signore ha posto la Sua tenda e da cui soffia il Suo Spirito.” Ancora una volta devo sottolineare che una maggiore e più completa informazione avrebbe impedito all’autore dell’articolo una affermazione così categorica circa l’indirizzo e l’attività dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa che, da quanto risulta, essi stessi correggono.

 

C'è chi – e tra questi lo stesso Ambelain – come risulta dalla comunicazione Filiation de la resurgence de l'Ordre inviata ad Hermete (I.M.) il 9 ottobre 1958, ha ritenuto di poter impostare una linea di successione legittima veicolata dai Cavalieri Beneficienti della città Santa.

E ciò è tanto vero che nel documento, innanzi indicato, firmato il 15 dicembre 1958, recante l'Unificazione degli Ordini Martinisti, nell'art. 1, quello, per così dire della "verifica dei poteri" cioè quello in cui vengono elencate le sopravvivenze legittime del Martinismo, la regolarità della posizione di R. Ambelain Sovrano Gran Maestro dell'Ordine Martinista degli Eletti Cohen viene fatta dipendere dall'essere stato costui nominato Gran Maestro Sostituto dagli illustrissimi e compianti Georges Lagreze e Camille Savoire "Cavalieri Beneficienti della città Santa".

Al riguardo, nella relazione sulla "Successione Cohen" redatta il 26 febbraio 1968, per incarico del Sovrano Hermete (I.M.), da Robert Amadou (studioso e storico del Martinismo), relazione che è menzionata anche nel decreto di "messa in sonno" dell'Ordine Cohen, si ritiene "discutibile" (sic) il principio della ricostruzione delle successioni sostitutive, ciascuna delle quali corrispondente ad un aspetto delle successioni Cohen, o più esattamente, dell'iniziazione Cohen: così la successione apostolica corrisponderebbe all'aspetto sacerdotale di questa iniziazione (per lo meno al grado di Reau-Croix); la successione detta martinista stabilirebbe, con il supposto intermediario Saint Martin, un legame con Martinès de Pasqually; i gradi dell'Ordine interiore del Rito Scozzese Rettificato trasmetterebbero ai Cohen alcuni punti della dottrina Martinèsista […]

 

Ed ancora: l'inconveniente di un simile procedimento è, a mio avviso, quello di introdurre nell'ordine degli elementi estranei, senza con questo restituirgli la successione Cohen.

E per finire, sempre dalla stessa Relazione, sembra estremamente illuminante questo passo: La successione Cohen non può essere nemmeno identificata con la successione dei Grandi Professi, classe segreta dell'Ordine interiore dei Cavalieri Beneficienti della città Santa – fatte le dovute riserve sull'esistenza di questa successione all'epoca attuale.

Lo stesso Willermoz ha definito il senso col quale ha redatto l'Istruzione segreta della Grande Professione, della quale egli ne è l'inventore scrivendo:

Legato da una parte dai miei propri impegni [verso l'Ordine Cohen] e dall'altra trattenuto dal timore di alimentare una frivola curiosità, oppure di esaltare troppo certe immaginazioni se venivano loro presentati dei programmi di teoria annuncianti una pratica, sono stato costretto a non farne menzione alcuna e per di più a presentare soltanto un quadro molto limitato della natura degli esseri, dei loro rapporti rispettivi, nonché delle divisioni universali (12 ottobre 1781).

Come si può allora pretendere - conclude lo stesso Amadou - che l'accesso alla Grande Professione, dove tutto fa pensare che venisse data semplicemente con la lettura dell'istruzione segreta, poteva comportare anche l'iniziazione o l'ordinazione ad un grado Cohen, qualunque esso fosse?

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Tutte le informazioni relative alla relazione di Amadou e alla citazione della lettera di Willermoz sono tratte da quel documento da me scritto dove avevo avuto cura di inserire una chiara esortazione a non divulgarne il contenuto.

 

Ciò premesso e precisato, torniamo agli Eletti Cohen per ribadire che fu Robert Ambelain che riaprì l'Ordine. Quando abdicò dalla sua carica di Sovrano designò, il 29 giugno 1967, come suo successore I.M. Questi divenne quindi il legittimo successore dell'Ordine rivitalizzato da Ambelain ma non dell'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen creato da Martinès de Pasqually, ormai estinto senza successioni dirette, come riteniamo di aver ampiamente chiarito.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Non lo ha chiarito l’autore dell’articolo ma il chiarimento è stato un atto voluto dal fratello Ivan Mosca che ha dato incarico al fratello Robert Amadou di redigere una breve relazione da poter portare all’attenzione degli altri membri del Sovrano Tribunale. Perché affermare di aver chiarito una cosa che era già stata esaurientemente chiarita da altri? Non c’è stato alcuno scoop, era tutto ampiamente noto da anni. La ragione dell’invito alla discrezione, consigliando la non divulgazione del contenuto delle mie note, deriva proprio dal desiderio di evitare l’utilizzo delle informazioni ivi contenute fatto con leggerezza, come invece è stato fatto.

 

Uno dei primi atti del nuovo Sovrano fu quello di svincolare l'Ordine dal contesto del Martinismo nel quale era sorto e nel quale trovava la ragione logica della sua esistenza.

A sottolineare tale evento e volendo "ricreare" lo spirito massonico (che peraltro non aveva che parzialmente posseduto ai tempi di Martinès, tanto che questi per legittimare la qualifica di "massonico" conferiva i gradi di Apprendista, Compagno e Maestro in una sola volta) gli restituì il titolo di "Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo" dopo di ché forse avendo compreso il bisticcio – lo pose in sonno per un tempo indeterminato, sonno che – per quanto è dato sapere – sembra sia stato interrotto per un breve periodo, e poi ripreso (definitivamente?).

 

 

Replica di Paolo Mascetti

L’Ordine è stato risvegliato nel 1995 dal Sovrano Gran Commendatore Fratello Ivan Mosca, era attivo nel 2005, anno della pubblicazione di questo articolo su Hiram e anno della morte del fratello Mosca. Dei motivi della messa in sonno del 1968 è stato già detto e non si trattò di alcun “bisticcio”.

 

Il F. Hermete (I.M.), nel porre in sonno l'Ordine che di massonico aveva solo il nome, ebbe perfettamente ragione in quanto l'Ordine, nella migliore delle ipotesi, è stato un misto di Massoneria e non. La Classe Segreta non ebbe mai carattere massonico, essa piuttosto "cavalcava" un sistema di Massoneria Mistica di alti gradi posti a loro volta sopra i gradi blu universali, per necessità di ambientazione e di reclutamento.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Ancora: delle ragioni della messa in sonno si è già detto e certamente non coincidono con quanto va dicendo l’incauto saggista.

 

Il grado in cui si operava teurgicamente era in realtà solo l'ultimo, negli altri si studiava e ci si addentrava progressivamente nella conoscenza della dottrina di Martinès che era segreta e che veniva consegnata solo ai Reau+Croix.

Oggi che il libro della Dottrina della reintegrazione si trova anche sulle bancarelle appare assurdo praticare dei gradi (massonici o martinisti o quello che sia) per apprendere cose che, per chi ne ha voglia, possono comodamente essere studiate in poltrona, nel proprio salotto. Quanto poi alla pratica di "certe tecniche" o di "certi culti" i nostri dubbi sono fortissimi e preferiamo stendere un velo di "pietoso silenzio".

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Questo a conferma del carattere provocatorio di basso livello di questo articolo. Oggi viene pubblicato di tutto, Qabalah e Massoneria compresi, ma ancora nessuno ha scritto che è inutile partecipare ai lavori massonici perché i rituali sono pubblicati. Vuole stendere un “velo pietoso” su “certe tecniche” e “certi culti”? Le domande che sorgono spontanee sono: con quale autorità invita a fare ciò? C’è qualcuno che gli riconosce qualità carismatiche? E quali sono le tecniche e i culti degni della sua attenzione e considerazione?

 

Ricapitolando e riassumendo, appare chiaro e peraltro evidente, se solo si vogliono esaminare i documenti giusti e non "inventarne di riservati, segreti, veri e non per tutti":

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Documenti riservati non ce ne sono o, se ce ne sono, in quanto riservati non se ne può invocare l’esistenza e la rilevanza. In ogni caso le virgolette non hanno alcuna funzione se non quella di evidenziare una menzogna perché nessuno, che abbia avuto l’autorità di farlo, gli ha mai parlato di documenti riservati. Bisogna però dire che di documenti disponibili per lo studio e l’ approfondimento serio ce ne sono moltissimi in biblioteche pubbliche e private e che il nostro saggista avrebbe prima dovuto conoscere e studiare per scrivere un saggio storico.

 

1) che il risveglio operato da Ambelain può anche essere qualificato "legittimo" e quand'anche non vi fosse una regolarità obbedienziale per i gradi massonici, i poteri d'ordine relativi e necessari alle consacrazioni e alle ordinazioni martiniste sembrano perfettamente regolari;

2) che i "poteri" nell'Ordine degli Eletti Cohen (indipendentemente dalla dizione che si voglia dare) non sono affatto massonici, ma diciamo così, semplicemente "sacerdotali";

 

 

Replica di Paolo Mascetti

I poteri massonici dell’Ordine risvegliato da Ambelain poggiavano su una loggia di San Giovanni (di cui ho già detto). I poteri massonici dell’Ordine dopo il 1995 coincidono con la regolarità della iniziazione ricevuta dai fratelli che ne facevano e ne fanno parte, tutti massoni regolarmente iniziati. Il Fratello I. Mosca non ha mai iniziato nessuno al primo grado con le sue prerogative di S. G. C. dell’Ordine. Comunque, se fosse necessario, i poteri massonici potrebbero, oggi, essere ricostituiti sulla base di una o più logge di San Giovanni; non c’è bisogno di un riconoscimento nazionale o internazionale. Per quanto riguarda la dizione, la progressione è evidente e basta un minimo di sagacia per capirlo: i concetti richiamati sono, la cavalleria, la massoneria, l’elezione e il sacerdozio. Non è questa la sede più opportuna per un commento ma si può dire che una prima interpretazione considera la progressione temporale di acquisizione delle qualità mentre una seconda interpretazione considera l’utilizzo delle qualità acquisite nei quattro ambiti e l’esercizio di queste sulla base della opportunità e della necessità. Per quanto riguarda questo altro esempio di virgolette (“sacerdotali”), lo considero una provocazione. Si può criticare ma bisogna farlo con tutto il rispetto che l’argomento richiede.

 

3) che senza poteri obbedienziali massonici, la trasformazione operata da I.M. nel 1968 appare difficilmente legittima e ciò giustifica appieno il fatto che contemporaneamente l'Ordine veniva dallo stesso posto in sonno;

 

 

Replica di Paolo Mascetti

I. M., che ho già detto trattarsi del fratello Ivan Mosca, aveva posto in sonno l’Ordine per motivi che con la cosiddetta regolarità massonica non avevano alcuna relazione. Nella prima parte del Decreto ci sono chiaramente scritti i motivi e, interrogato sull’argomento per avere maggiori informazioni, il fratello Mosca non ha mai menzionato gli aspetti massonici, che erano e sono inesistenti, ma ha fornito altri particolari che è superfluo qui riportare.

 

4) che tale Ordine può avere una sua regolarità solo se si tiene conto che l'indirizzo dato, a suo tempo, da Ambelain che era anche nel pieno possesso dei poteri Martinisti, era quello maggiormente valido nella carenza di altri poteri obbedienziali;

 

 

Replica di Paolo Mascetti

 

Il fratello Ambelain è stato uno dei protagonisti della ricerca esoterica in Francia e, quindi, il suo operato è passibile di critiche o di apprezzamenti ma deve comunque essere conosciuto. L’atto di proclamazione del risveglio dell’Ordine del 1943, che il nostro saggista non conosce, non fa alcuna menzione di Louis-Claude de Saint-Martin e del Martinismo. Ciò significa che la confusione con il Martinismo è successiva e non è attribuibile alla carenza di altri poteri

 

5) che, allo stato attuale, per quanto è dato sapere in ordine al cosiddetto "risveglio" e alla successiva nuova chiusura, le cose non sembrano subire alcuna sostanziale modifica, almeno per quanto attiene ai legami con la Massoneria (tenuto anche conto della non trascurabile e "documentata" circostanza che l'Ordine ha visto tra i suoi nuovi adepti soggetti che pur avendo "notevoli qualificazioni", allo stato, erano privi della regolarità massonica).

 

 

Replica di Paolo Mascetti

A chi si riferisce? Di quale regolarità massonica si tratta?

Infine, senza aggiungere un punto 6, ma per quel minimo di esperienza realizzata in qualche anno di "frequentazioni esoteriche", ci è difficile concludere senza fare una riflessione su certi aspetti della "iniziazione". L'iniziazione non può essere trasmessa unicamente per il tramite di una organizzazione regolarmente costituita, ma deve esistere nella sua condizione di luce che deve essere tramandata; è necessario che esista anche quello che deve essere concesso agli adepti.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Gli Ordini iniziatici hanno una origine ed una fine, oltre che un fine. Si deve discutere sulle condizioni che si rendono necessarie per determinare e per creare una origine e non invocare semplicemente la regolarità dell’ organizzazione, concetto questo di convenzione. Quando invoca la necessità dell’esistenza di ciò “che deve essere concesso agli adepti” vuole forse dire che il corpo teoretico deve essere regolarmente scritto in libri dove può essere facilmente consultato, cioè deve avere una forma compiuta e comprensibile a tutti? L’analisi che ho fatto del contenuto sapienziale dell’Ordine, seguendo le indicazioni del Fratello I. Mosca, mi porta a conclusioni diverse e senza accedere a documenti “riservati”.

 

Pertanto occorre che l'Istituzione diciamo così "trasmittente" non sia soltanto "iniziatica" e fornita di regolari poteri ma le si richiede anche un insegnamento e nello stesso tempo una potenza spirituale da offrire in successione, sì da assicurare la catena tradizionale.

Nel corso delle ricerche che siamo andati svolgendo non siamo riusciti a cogliere molto di "iniziatico" e alcuni momenti dedicati al "rituale" ci sono apparsi addirittura come aspetti inferiori (oserei perfino definirli di Magia Cerimoniale) nei quali non interviene quasi nulla di "spirituale".

 

 

Replica di Paolo Mascetti

L’insegnamento esiste anche se non è strutturato come un “intelletto dipendente” vorrebbe che fosse e non è responsabilità dell’Ordine dimostrarne l’esistenza ma l’onere della prova della mancanza è tutta a carico del detrattore il quale, è bene ripeterlo, per evidenti limitazioni non ha avuto accesso a tutto il materiale documentale disponibile. Le semplici affermazioni non sono sufficienti. Cosa ha di tanto riprovevole la magia cerimoniale? Si rafforza sempre più l’idea, già accennata nell’introduzione a questa critica, che vuole il nostro saggista denigrare un Ordine e un intero settore della ricerca esoterica per fini che nulla hanno a che fare con l’esigenza intellettuale di capire ma per “compiacere” i sostenitori del “positivismo” massonico.

 

Il rito di per se stesso non offre alcun valore e l'operatore non impiega le forme rituali che come punto di appoggio, perciò è necessario intenderlo nel suo senso reale. Pertanto malgrado la perfetta conoscenza di un rito, se questa è fatta vivere fuori dalle condizioni regolari, il rito stesso è interamente sprovvisto di ogni valore.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Ma di quali condizioni regolari parla? Visto che la Gran Loggia Unita d’Inghilterra non riconosce il Grande Oriente d’Italia, nonché molte altre comunioni internazionali, vuol dire forse che decine di migliaia di massoni in Italia e nel mondo stanno perdendo tempo perché manca quel tipo di regolarità? La massoneria è nata già regolare o ha dovuto attraversare un periodo, che forse non è ancora terminato, di aggiustamenti, studio, sperimentazioni, per potersi adattare il più possibile alle esigenze di questa parte dell’umanità? La definizione che più convince è certamente quella che vuole la regolarità “consistere nella purezza degli intenti e nel rispetto dei principi etici e ideali della Massoneria e delle sue forme tradizionali e rituali.” Tale posizione rispecchia il manifesto sul tema della “regolarità massonica” approvato dal Raduno Massonico Internazionale di Parigi del 14-16 maggio 1987: “… non esistono altri criteri di regolarità massonica al di fuori dei valori che restano il retaggio di tutti i Liberi Muratori. Ansiosi della ricerca della verità degli uomini, i Liberi Muratori riconoscono tutte le metodologie che concorrono a questo scopo allorquando s’inquadrano in una prassi di tolleranza e di rispetto della persona umana.” In nessun modo si può accusare l’Ordine degli Eletti Cohen di aver tradito o modificato la purezza degli intenti, i principi etici ed ideali della Massoneria o le sue forme tradizionali e rituali e ciò è certamente vero per i primi tre gradi, mentre il giudizio sugli altri gradi deve essere sviluppato con modalità non massoniche la cui esposizione esula dai limiti di questo commento. Per dimostrare la eventuale incompatibilità dei gradi successivi al terzo con i principi massonici bisogna operare con cognizione di causa e non con semplici sensazioni o con letture circoscritte, è necessario avere una capacità di critica serena e priva di pregiudizi, è necessario aver fatto molta pratica, bisogna, cioè, applicare i principi etici della massoneria anche all’analisi di idee e forma rituali apparentemente incomprensibili per poter giungere a formulare un giudizio non fazioso.

 

Per esempio, prendiamo un rito che si riduca ad una semplice espressione, vale a dire alla pronuncia di una formula. La tradizione indù offre il Mantra che, allorché si esegue imitando solamente i movimenti ed il suono della bocca di un Guru, non ha alcun effetto, perché questo Mantra non è stato vivificato mediante l'influenza spirituale che deve essere utilizzata come veicolo.

Gli elementi essenziali di una cerimonia si basano sull'impiego di un meccanismo che necessita di caratteristiche spirituali ed iniziatiche. Diversamente si cade in un movimento ordinario che ha lo stesso valore di un rito fatto da un profano.

Quanto poi al rito a carattere "cultuale", vien quasi da dire "religioso", è indispensabile che ci sia un'ordinazione sacerdotale e colui che non abbia ricevuto questa ordinazione, sebbene esegua tutto alla perfezione, osservi ogni regola, ed abbia le migliori intenzioni, non potrà mai raggiungere alcun risultato.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Una semplice domanda: come e da chi è stato ordinato il primo sacerdote? La semplice risposta che si richiede dovrebbe, ovviamente, considerare tutte le tradizioni sacerdotali umane.

 

E per concludere, non credo che sia il caso di affrontare il benché minimo discorso sugli aspetti cabalistici del sistema di Martinès ed ancor più dei suoi successori regolari o irregolari che siano.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Confermo la perplessità più sopra già evidenziata: ma con quale autorità l’autore dell’articolo giudica gli aspetti cabalistici del sistema di Martinès de Pasqually. Anche a questa domanda sarebbe opportuno avere una risposta.

 

Per produrre effetti veritieri, in molti casi, si è condizionati dalla trasmissione.

 

 

Replica di Paolo Mascetti

Quali sono i casi in cui non si è condizionati dalla trasmissione? Dunque, in qualche caso si può non essere condizionati dalla trasmissione (almeno quella ufficiale, fatta di bolli, di lettere patenti, ecc.) e, dunque è possibile individuare in Martinès de Pasqually un “capocordata” in possesso di specifici e, molto probabilmente, ereditati insegnamenti. Ma non solo in Martinès de Pasqually ma, bensì, in linea di principio in ogni essere umano. Questo diceva il fratello I. Mosca, questo sosteneva il fratello R. Amadou nella già menzionata relazione (ma opportunamente citata in parte dall’autore dell’articolo, come sempre fanno coloro che vogliono travisare) e questo sostengo anch’io. Ma che senso ha scrivere un articolo così lungo e così inutile per poi, nell’ultima frase, affermare l’esatto contrario della tesi sostenuta ma certamente non dimostrata?