AUTONOMIA E SOVRANITA' DELLA LOGGIA

 

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La Loggia Massonica

La Centralità della Loggia


 

Per il Gould la parola «lodge» si può trovare già nel 1200, quando la tettoia eretta davanti a St. Albans Abbey da Hugh Goldeliff era un «tabulatum domicialem». Si rintraccia poi successivamente in varie epoche, sempre come alloggiamento da apprestare per i muratori impegnati nella erezione di una adiacente chiesa o campanile o cappella. La parola «Loge» nell'Anglo-Normanno significa infatti «abitazione, alloggio».

In qualche Dizionario di Architettura (in particolare tra quelli citati dal Gould) ci sono 24 esempi di «lodge» ai quali si fa riferimento tra il 1200 e il 1523 in Inghilterra; e 4 tra il 1438 e il 1527 in Scozia.

 

Accettando il Mackey (Enciclopedia Massonica), si possono tracciare tre definizioni di «Loggia»:

1)   Luogo in cui si incontrano i Liberi Muratori (in questo senso la parola più usata è Lodge-room = locali);

2)   L'assemblea o Corpo organizzato di Liberi Muratori, debitamente riuniti per lavoro o affari;

(questa seconda definizione distingue ad esempio un incontro di Massoni simbolici da quello di Massoni dell'Arco Reale = Capitolo o Consiglio).

 

In francese la parola appare come «loge»; in tedesco «loge»; in spagnolo «logia», in portoghese «loja»; in italiano «loggia». Prove irrefutabile, a quanto sembra, della sua derivazione europea.

Il Ragon dice che essa viene dal sanscrito «loga», il mondo. A prima vista si potrebbe scorgere uno stretto rapporto tra questa etimologia e il significato simbolico di una Loggia, che rappresenta appunto il mondo. Rapporto che alcuni ritengono suggestivo ma un po' stiracchiato.

 

A portata di mano vi è una radice molto più semplice. Parlando di Liberi Muratori del Medio Evo (e Wren aveva precedentemente affermato la stessa cosa), Hope dice che dovunque si trovassero a dover lavorare essi «si mettevano a costruire baracche (huts) provvisorie, per loro abitazione, intorno al luogo in cui doveva eseguirsi il lavoro». Queste baracche i Liberi Muratori tedeschi chiamarono «hutten»; gli inglesi «lodges», dall'anglosassone «logian», dimorare.

 

Lodge quindi indicava il luogo di dimora o alloggiamento dei Liberi Muratori; e questa sembra essere l'origine dell'uso moderno della parola. Vi è, infatti, a conforto, il riferimento che più di uno fa all'italiano «loggia», luogo adiacente alla casa, dove le persone erano abituatea intrattenere piacevoli conversati. Si è pensato perciò che essa derivi dal greco «logos» (discorso, ragionamento, la parola, la ragione). Si sono richiamati anche i minuscoli appartamenti (o alloggiamenti) occupati dai Cardinali in Conclave, chiamati «logiae» o «lodges».

Tutto ciò servirebbe a sorreggere l'idea che le Logge dei vecchi Massoni operativi erano piccoli alloggiamenti attaccati, o quanto meno contigui, all'edificio principale da erigere.

Negli Antichi Doveri la parola generalmente non si incontra. La riunione della Corporazione vi è usualmente chiamata «Assemblea». Ma vi sono esempi del suo impiego in quei documenti. Il manoscritto Regius del 1390 proibisce l'apprendistato di uno schiavo perché potrebbe essere tolto alla «Loggia» dal suo padrone.

Vi è una abbondante documentazione circa l'uso della parola «Lodge» prima del diciottesimo secolo, riferita alle riunioni dei Liberi Muratori dell'Inghilterra e della Scozia.

 

Prima del 1717 il Fratello Preston ci dice che più Fratelli potevano riunirsi in qualsiasi luogo per compiere il loro lavoro e, una volta riuniti, ricevere Fratelli e Compagni e praticare i Riti della Massoneria. Gli Antichi Doveri costituivano la unica norma regolatrice della loro condotta. Il Maestro della Loggia veniva eletto pro tempore e la sua autorità spirava con lo scioglimento della assemblea che aveva presieduto. Tutti i Fratelli, senza distinzione, erano soggetti ad un unico potere: quello della Assemblea Generale della Corporazione, tenuta una o due volte l'anno. Ma alla formazione delle Grandi Logge i Fratelli e le Logge rinunziarono a questo diritto intrinseco per investire di esso la Gran Loggia.

 

3)   La Loggia, tecnicamente parlando, è un mobile costruito ad imitazione dell'Arca, che fu edificata da Bezaleel (Exodus XXXVII, 1) secondo la forma prescritta da Dio stesso e che, dopo la erezione del Tempio, fu conservata nel Santo dei Santi. Come quella conteneva le Tavole delle Leggi, la Loggia contiene il Libro delle Costituzioni e la Bolla concessa dalla Gran Loggia. È usata soltanto in certe cerimonie, quali la costituzione e la consacrazione di nuove Logge, ma il suo uso, almeno in Inghilterra non sembra inconsueto.

 

A commento del dotto Fratello Mackey, si può aggiungere che le vecchie cerimonie ricordate da Preston menzionano la Loggia come un «mobile». Ad esempio, nell'Appendice delle «Illustrations of Masonry» (prima edizione, 1772, pagine 219, 220), al punto «Cerimonia di Consacrazione», si può leggere:

«Il Gran Maestro, seguito dai Dignitari, si pone al centro della 'Loggia'; e, tutti in ginocchio, viene recitata la preghiera propiziatoria. Il Cappellano od oratore esibisce la fonte della sua autorità, la Pergamena delle Costituzioni, e, debitamente assistito, procede nel rito della consacrazione; grano, vino, e olio ne sono gli elementi. Mentre si compiono i preparativi, si introduce della musica adeguata. 'Scoperta' la 'Loggia', tutti in ginocchio, viene ripetuta la prima parte della preghiera di consacrazione. Terminato il responsorio, Gloria a Dio in eccelso, viene sparso incenso sulla Loggia. Si pronuncia poi l'Invocazione, dopo la quale si porta a compimento la preghiera di consacrazione, ripetendo il responsorio. 'Coperta la Loggia', tutti si alzano in piedi; riprende la musica e i Fratelli cantano una antifona, mentre, secondo le precedenze avanzano per rendere omaggio al Gran Maestro».

 

Si sarà notata la distinzione tra Loggia come Corpo Massonico Organizzato di Fratelli autorizzati e consacrati e Loggia come parte del mobilio richiesto per la cerimonia.

 

A pag. 95 dello stesso lavoro (ediz. 1812) troviamo che alla Consacrazione del Palazzo della Corporazione dei Muratori, la processione comprende «Quattro Copritori che trasportano la Loggia coperta di satin bianco. Poi, dopo che la processione giunge alla Hall e gira tre volte intorno ad essa, La loggia è posta al centro su di un divanuccio di velluto cremisi.

Quando i Dignitari hanno raggiunto i loro posti vengono collocati sulla Loggia le Tre Grandi Luci e le brocche d'oro e d'argento con il grano, il vino, e l'olio.

Poi la Loggia viene scoperta e vi si gira intorno in processione. Il Cappellano 'sparge grano' su di essa e successivamente spruzza il vino e l'olio. Coperta la Loggia, il Gran Maestro torna al suo posto e i lavori della Massoneria vengono aggiornati».

 

Abbiamo così la Loggia come un'Arca, e qualcuno (Woodford) suggerisce che si tratti qui non più dell'Arca della Pace ma dell'Arca di Noè. Ad ogni modo, essa rappresenta il luogo designato e può essere di varie forme purché vengano preservate le richieste caratteristiche. Altri (Mackenzie) la definisce «un mobile contenente gli Archivi e gli importanti documenti connessi alle cerimonie della Massoneria, usato soltanto nelle grandi occasioni».

 

Altrove si preferiscono altre modalità (è sempre il Mackev ad informarci). La Gran Loggia della Pennsylvania stabilisce che nei preparativi «La Loggia (o il tappeto) deve essere posta quasi al centro della sala, con i tre recipienti sopra, contenenti gli elementi della consacrazione: Grano, Vino, e Olio, e deve essere coperta».

Più di un Fratello discute se non si tratti della distinzione che generalmente viene fatta tra "chiesa "come edificio, costruzione e " chiesa" come congregazione.

L'Arca Massonica sarebbe un recesso sacro intorno al quale i Fratelli si organizzano in una Loggia di Liberi Muratori.

 

I costruttori sono gli uomini, non le idee, si potrebbe anche dire della nostra Istituzione. Non un corpo di dottrine o idee o insieme di credenze, ma un deposito - utile e vivente, se interiorizzato - di simboli (dell'arte di costruire, edificare). Vano perciò pretendere di propagare «il» pensiero massonico (comunque molto difficile) mediante i discorsi, la stampa, le tavole di ogni dimensione, i circoli, i salotti, le conversazioni private. Il simbolo non nega né afferma: raffigura. La traduzione perciò della Massoneria in efficienti programmi (politici, economici, sociali) quasi sempre attesta la insufficienza o la inadeguatezza di un lavoro di Loggia, o di un lavoro interiore.

 

Una Loggia deve: avere una Carta, un certo numero di membri (7 Fratelli Maestri altrove, 5 almeno Maestri da noi) (campo certamente interessante anche per i suoi risvolti, diciamo, pratici), i suoi Dignitari (ma nel mondo anglosassone non compare la figura dell'Oratore; vi è il Chaplain, però), poter conferire i gradi, avere i mezzi per realizzare i fini massonici, agire in conformità ai Landmarks, (qui si spalanca un altro campo d'indagine, per il quale occorrerebbe un seminario... pontificio. Questi confini che non si devono superare sono troppi, secondo alcuni; troppo pochi, secondo altri. E poi chi li stabilisce e su quali basi? Il requisito essenziale sembra essere rappresentato - per dirsi Landmark - dalla sua antichità. È necessario cioè che esista da un tempo del quale la memoria di un uomo non sia in grado di sostenere che contenga elementi controversi. La memoria o la storia non devono raggiungerlo.

Fu posto in essere in un periodo così remoto da non lasciare traccia della sua origine in archivi o documenti ma solo nelle universali consuetudini dell'Ordine.

Universali ma anche antiche, altrimenti non costituirebbero Landmark. Tra l'altro, non possono essere abrogati da nessun consesso, pena la immediata perdita di regolarità. La definizione migliore, forse, è quella del Gran Segretario del Kentuckv, H. B. Grant, del 1893: «Gli antichi Landmarks sono quei principi fondamentali che caratterizzano la Massoneria, così come è definita nei Doveri di un Libero Muratore, e senza i quali la Istituzione non può essere identificata».

 

Accettabile sembra anche quella per la quale si tratta di una classificazione di tutti i tratti caratteristici della Corporazione, indispensabili per distinguerla da tutte le altre religioni, società, corporazioni, fratellanze o simili). (Per quanto riguarda l''origine della parola e il suo significato: Nei tempi antichi era consuetudine segnare i confini dei terreni per mezzo di colonne di pietra, la rimozione delle quali, da parte di male intenzionati, costituiva elemento di grande confusione, gli uomini non avendo altra guida all'infuori di queste colonne per distinguere i limiti della loro proprietà. Rimuoverli pertanto era considerato un crimine nefando,

«Tu non sposterai», dice la legge ebraica, «i confini ereditari del tuo vicino, che da tempo immemorabile ti sono stati assegnati».

Quei segni caratteristici di distinzione, pertanto, mediante i quali siamo separati dal mondo profano, e mediante i quali siamo autorizzati a designare la nostra eredità come «Figli della Luce», sono chiamati i Landmarks dell'Ordine.

La lingua Universale, le leggi Universali della Libera Muratoria sono Landmarks ma noti tali sono le locali cerimonie, leggi, e usanze, che spesso variano da paese a paese. Tentare di alterare o rimuovere questi sacri Landmarks, mediante i quali noi esaminiamo e verifichiamo i diritti di un Fratello a partecipare ai nostri privilegi, è una delle più gravi offese che un Libero Muratore possa commettere).

 

Se una Loggia Massonica esiste secondo quei punti, esiste in essa l'intera Libera Muratoria.

Una Loggia, direbbero gli Inglesi (che per quanto «stramaledetti» a volte anche nell'inconscio ci hanno insegnato a stare qui) è «self-contained», autonoma, riservata, completa in se stessa. É appunto unicamente se stessa. Non può fare altro lavoro che quello massonico, regolato da un rituale (ripetizione di gesti e atti predisposti a evocare, rendere attuale l'atto o gesto primordiale) e da statuti e norme proprie della Corporazione. Una Loggia Massonica è pertanto una Loggia «Massonica» e non altro corpo.

 

Ma dov'è situata la sorgente di una Loggia?

 

Nella intera Fratellanza e in nessun luogo (o persone) in particolare. Una Gran Loggia (o una Giunta Esecutiva) non può «creare» una Loggia; può solo permetterla, riconoscerla, e ufficialmente approvarla e accettarla. Le Logge non sono un fatto di confezione; esse si formano nella parte interna, interiore, invisibile, attraverso un meccanismo, umano sì ma complesso, sottile, fragile, elusivo. Si addensa il fenomeno là dove avviene la nostra autentica formazione di Massoni, nella dimensione interiore, iniziatica.

Questo è il punto di partenza.

È come in un matrimonio; l'ufficiale di stato civile, o l'ecclesiastico, non crea affatto l'amore tra la coppia; constata soltanto se esistono l'assenso e certe condizioni esteriori che consentano la dichiarazione solenne trattarsi di marito e moglie.

 

I passi necessari per costituire una Loggia sono noti e agevolmente rintracciabili nella nostra Costituzione e nel Regolamento. Ottenuta la Carta la Loggia è «consacrata, dedicata, installata».

«Consacrata» in quanto ogni cosa in essa e per usi massonici e nello stesso tempo ogni cosa è ufficialmente accettata per quegli usi;

«dedicata» in quanto si dichiara che i locali devono essere usati esclusivamente per fini massonici;

«installata» in quanto i suoi Dignitari e i suoi Ufficiali vengono debitamente insediati ai loro posti, dopo aver prestato un giuramento che li obbliga a soddisfare certi doveri.

 

Esiste una vasta giurisprudenza (da noi agli inizi) della Libera Muratoria, circa i diritti e i poteri di una Loggia, che per comodità così raccogliamo dal Mackey:

  • diritto a conservare la propria Carta, se legittimamente posseduta (priva di essa una L:. non può tenere sedute, conferire gradi, accettare membri, essere rappresentata in Gran Loggia. Dove poi - negli U.S.A. ad esempio - è riconosciuta dalla legge civile, essa protegge contro deviazioni all'interno e contro interferenze esterne, giacché una L. rappresenta solamente e esclusivamente un corpo massonico, esercita il lavoro della Antica Muratoria Corporativa solamente eesclusivamente, non ha autorità, né doveri, o obblighi nei confronti dei Riti - siano essi Capitolari, Ermetici, Templari o Scozzesi - né questi ultimi hanno autorità o obblighi in essa);

  • diritto imprescrittibile di essere rappresentata in Gran Loggia (sono le Logge «costitutive» della Gran Loggia poiché è solo in quanto ne fanno parte come membri che una Gran Loggia esiste; e in quanto Logge Costituenti posseggono appunto il diritto di essere rappresentate dai loro Maestri Venerabili, e spesso, altrove, da un Sorvegliante o da tutti e due);

  • diritto di ammettere nuovi membri mediante iniziazione o mediante affiliazione (se una Loggia fosse un corpo separato e indipendente, libero di andare per la sua strada, e si trovasse in subbuglio per rivalità o a lottare per la sua esistenza, chiunque potrebbe soffocarla interrompendo l'ingresso di nuovi membri. Una Loggia è protetta contro questa possibile distruzione, proveniente da nemici o da circostanze, conservando appunto il diritto perpetuo e inalienabile di ammettere nuovi membri. La Gran Loggia Madre del Mondo del 1717 tentò una volta una innovazione, approvando un articolo per il quale i Massoni potevano essere «fatti» solo in Gran Loggia, ma l'articolo venne annullato con la massima rapidità;

  • diritto di scegliere i Dignitari e gli Ufficiali tra i suoi membri (questa è chiamata una «corner stone», una pietra angolare del sistema massonico poiché sembra evidente e inequivocabile che una Loggia ha la stessa assoluta sovranità nel suo ambito e nell'ambito della sua giurisdizione di quanto ne abbia una Gran Loggia nella sua. L'insieme dei membri rappresenta un corpo legislativo, s'intende entro una sfera limitata, ma è il Maestro Venerabile che dirige e governa, assistito dai suoi Sorveglianti e aiutato dagli Ufficiali. Nessuna Loggia è mai diretta stabilmente e governata dal Gran Maestro o dalla Gran Loggia. Si tratta di funzioni che non possono essere usurpate);

  • diritto di insediare i suoi Dignitari (la cerimonia di installazione significa che il posto, i doveri, i diritti, e le prerogative di ciascun Dignitario - o Ufficiale - sono fissati e definiti statutariamente; che non possono essere emendati mediante discussione o alterati da votazioni o revisionati e alterati dagli stessi Dignitari e Ufficiali. Un Dignitario è un «titolare»; ha completa autorità nell'espletamento dei compiti della sua carica ma nessuna autorità per decidere quali sono i suoi doveri. Il suo giuramento è appunto nei riguardi del suo ufficio);

  • diritto di compilare il suo Regolamento (gli articoli peraltro non devono violare i Landmarks e devono essere conformi ai deliberati della Gran Loggia); (si veda anche all'art. 16 della nostra Costituzione come «I poteri, i diritti ed i doveri di una Loggia sono stabiliti dalla Costituzione e dalle deliberazioni della Gran Loggia: in tale ambito la Loggia è libera e sovrana»);

  • diritto di imporre tributi (è un Landmark il pagamento della quota; un Fratello può essere sospeso o espulso se rifiuta di farlo);

  • diritto di votare per un certo indirizzo della Loggia (se nell'ambito dei loro diritti e delle loro prerogative i membri votano appunto per un certo indirizzo, il Venerabile deve acconsentire e non può impugnare la decisione, ma quando agisce nella esecuzione dei doveri inerenti la sua carica nessun richiamo può essere compiuto sul piano della Loggia. Se un Venerabile è colpevole di condotta scorretta, se trascura il suo ufficio, se agisce in modo da danneggiare la esistenza o il buon nome della sua Officina, i membri possono ricorrere contro le sue decisioni o azioni seguendo le vie che ogni Costituzione indica);

  • diritto della Loggia di scegliersi il nome;

  • diritto di fissare e modificare l'ora e il luogo delle sue sedute,

  • completa giurisdizione penale sui suoi membri o sui visitatori.

 

Non tutto e sempre può essere ovviamente previsto o coperto da leggi e regolamenti. Il metodo della Libera Muratoria è quello di decidere secondo saggezza e intelligenza. Si può fare ricorso a un giudizio del Maestro Venerabile o delle Luci; si può mettere sul tappeto la questione e farla maturare attraverso la riflessione e la discussione; si possono consultare gli ex Venerabili o i Fratelli più esperti o più anziani; si può consultare il Gran Maestro o il Consiglio dell'Ordine (dove c'è); si può portare l'argomento all'attenzione della Gran Loggia; si possono compiere proficue e non accademiche ricerche nell'ambito della letteratura massonica; si può dare una risposta temporanea, sperimentale, a titolo di prova. Nessuna Loggia, si pensa, resta su un binario morto per non aver rintracciato niente di sicuramente catalogato nelle costituzioni e nei regolamenti in vigore.

Ma quella parte elusiva, che sostanzia la formazione e la vita di una Loggia (nonché la vita iniziatica del singolo Fratello), in che modo riesce a trovare effusione e debita forma nella matassa, a volte variegata, delle norme, degli statuti, dei regolamenti, pur indispensabili?

 

É stato qui - soprattutto per quanto riguarda il metodo da seguire nelle affiliazioni o per accogliere i visitatori, che sono sorti l'interesse, la passione, la perplessità, la preoccupazione, la viva contrarietà di parecchi Fratelli.

Mentre alcuni, infatti, legandosi a quel modo tutto interiore di ritrovarsi per formare e dare vita a una Loggia, ritengono che, come in tante giurisdizioni, le affiliazioni non possano avvenire se non dopo voto unanime (o almeno maggioritario in senso largo) dei Fratelli componenti la Loggia accettante, altri ritengono tale metodo non solo offensivo dei principi di universalità e dei diritti massonici, conseguiti con una regolare iniziazione in una Loggia regolare, ma controproducente anche ai fini dello stesso cammino iniziatico del Fratello, in quanto lo priverebbe della possibilità di sperimentare una nuova, o diversa vita massonica, chiudendogli aprioristicamente la porta del proprio Tempio.

Altri ancora, per considerazioni prevalentemente di ordine pratico, ritengono che negli Orienti in cui opera una sola Officina l'affiliazione non possa che avvenire in modo quasi automatico (fatti salvi cioè il pagamento delle quote presso la Loggia che si lascia e la non pendenza di carichi giudiziari).

 

Intanto vi è l'art. 14 del Regolamento che introduce precisi limiti. Altre occasioni per porre certi limiti, a proposito dei Fratelli visitatori, sono offerte dall'art.56 dello stesso regolamento.

Anche qui se riteniamo (come in effetti senza ombra di dubbio è) che la pienezza massonica si consegue con il raggiungimento del terzo grado, non dovrebbe sorgere nessuna perplessità o preoccupazione nell'introdurre il principio che per i Fratelli Apprendisti e Compagni è necessario un «salvacondotto» del Maestro Venerabile della propria Loggia tutte le volte che intendono partecipare a lavori di altre Officine.

La pienezza non ancora raggiunta «può» nuocere a quella formazione interiore che trova alimento e forma nel ritmo, nel tono, nella comunanza di particolari intenti, nella catena invisibile ma sicura che in ogni autentica Loggia si forma (o dovrebbe formarsi).

Le intenzioni o i tentativi di portare scompiglio o altro non meritano qui il minimo commento. Occorre certo predisporre le difese ma ogni Loggia le trova nelle procedure indicate da Costituzioni e Regolamenti (sempre peraltro modificabili).

 

Pertanto, provvisoriamente: limitate bensì la autonomia e la sovranità dal «dogmatismo» amministrativo della Gran Loggia; meno riducibili nel piano interiore, l'unico (è stato già detto) dove avviene la nostra autentica formazione di Massoni, e dove - nel quotidiano confronto tra scelte e storia, impegno e realizzazione, costruttività logica e magari rovinosa incoerenza - si esalta tutta la nobiltà della condizione umana del Massone.

Se interroghi il Buddha egli ti dirà:

«Fino a quando la mente non muore, l'amore non può sorgere, e senza amore non c'è apertura, non c'è vita...».

Non è certo un invito all'irrazionale; è un invito che conviene - in una sfera magari meno alta ma non meno tesa - ripetere prima di affrontare qualsiasi discussione. Per quanto elevata essa divide. La nostra uguaglianza è piena solo sul piano iniziatico, inevitabilmente difettosa sul piano mentale. E' un invito a non sostare sul gradino più basso della scala della tolleranza, sul gradino cioè della sopportazione, ma a passare a quello più alto, rappresentato non tanto dalla cortese e rispettosa attenzione quanto dallo sforzo di comprendere, capire gli altri. E nessun altro da sé, nessun Fratello, può essere raggiunto con un atto della mente, con una semplice, o complessa o lucida, operazione intellettuale ma con un atto d'amore.