Canzone "Mi è dunque permesso" del Fratello Fréron | |||
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| Con "Fratello Fréron" si intende certamente l'abate Fréron (1718-1776), fondatore dell'Annuario Letterario, grande avversario dei filosofi ai quali rimproverava la loro irreligiosità, e nemico mortale di Voltaire il quale, a sua volta, gli dedicò un piccante epigramma:
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Mi è dunque permesso | Con che trasporto il mio occhio contempla | |||
Ma in che cosa consiste, vi prego, | Il f : Quale piacere, quando il Cielo vi raccoglie, | |||
Il f : Ditemi ciò che mi resta da fare | Il f : Io so prima che | |||
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Con il titolo "Dialogo sugli Elementi dell'Arte", la stessa canzone, senza l'ultima strofa è presente nella Lyra Massonica. Nel suo Dizionario della massoneria e dei massoni (Belfond 1979), Allec Mellor, citando le due ultime strofe, scrive di lui: "Aveva portato per un breve periodo il piccolo colletto di abate, ciò che gli permise, dopo la sua ricezione, di ringraziare la sua Loggia. Questa ebbe luogo nel dicembre 1743, cosa che consente di datare la canzone, nella Loggia di Procope, dove diventò Maestro il 26 febbraio del 1744. Nell'aprile 1745, era Oratore della Grande Loggia."
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