Esistono nello Zohar tredici capitoli sciolti allogati in varie sezioni. Alcuni di questi capitoli sono stato oggetto di pubblicazioni, anche in lingua italiana, altri tradotti per motivi di studio si trovano in questa stessa sezione.
Questa sezione che individua il "Pastore fedele" con Mosé esamina e spiega alla maniera ermeneutica dello Zohar le prescrizioni della Legge. Questo capitolo è posto all’interno delle varie sezioni dove le prescrizioni sono trattate ed hanno bisogno di commenti e indicazioni per l’attuazione pratica. É sulle autorevoli parole di Rabbi Shimon Bar Yohai che tutto il capitolo si sviluppa. (Ne stiamo curando la traduzione).
(Si trova tradotto in: "Magia della Cabala" di S.L. MacGregor Mathers. Edizioni Mediterranee). É una sotto sezione, bizzarra miscela di riflessioni di grande profondità e ingenuità che lasciano dubbi concreti nel lettore. Epurato, comunque, dagli aspetti fantasiosi è considerato uno dei capitoli più esoterici di tutto lo Zohar. È generalmente accreditato come il racconto di quanto avvenne "prima del principio", in altre parole vi si tratterebbero eventi accaduti prima della creazione. Vi è esaminato l’aspetto simbolico delle lettere analizzate nel loro aspetto grafico, l’equilibrio della Bilancia artefice dell’attuale creazione, della morte dei re di Edom letta come la necessaria distruzione delle creazioni precedenti e del conseguente passaggio delle Sephiroth dalla disposizione circolare in quella ad albero. Da dire che esiste anche un'altra versione in lingua italiana del Zeniouta contenuta nel testo "La chiave dello Zohar" di Albero Jounet edita nel 1934 da Laterza, le due versioni comunque presentano entrambe una traduzione parafrasata e non letterale. L’unica versione letterale eseguita sui testi originali è quella di Paul Vulliaud eseguita nel 1930 e pubblicata da Émile Nourry. (La traduzione letterale, curata dal Carissimo Fratello Federico P. per la Loggia Har Tzion Montesion, si trova in versione integrale, con commento introduttivo, in questa stessa sezione).
È un trattato di fisiognomonia e di chiromanzia che può esser preso a contraddittoria testimonianza di due supponenze: l’antichità di tali discipline o quale confutazione dell’antichità dello Zohar. (Tradotto da Federico P. per la Loggia Har Tzion Montesion si trova in versione integrale in questa stessa sezione)
É il racconto di Rabbi Simèon Bar Yohai di Rabbi Yebba, un vecchio dall’apparenza miserabile, ma in realtà un grande saggio.
É un trattato, in cui sono discusse le formulazioni metafisiche delle "Figure": il Re e la Regina, il Padre e la Madre, l’Antico dei giorni, il Piccolo e il Grande Viso, i Capelli, tutti in associazione con le Sephiroth. S'ignora perché questa "Idra" porti il nome di "Maschcana" (Santuario), giacché non vi è contenuto nessun riferimento in tal senso. É ipotesi accettata, che il titolo è stato aggiunto da qualche copista, in considerazione del fatto che, la Parascha, o la sezione biblica dove "l’Idra" è intercalata, tratta, appunto, dell’erezione del Santuario (Tabernacolo), o forse, come lo stesso Pauly suggerisce, giacché alcuni commentatori rabbini avrebbero ipotizzato che lo Zohar contenga solo frammenti di queste "Idra", nulla vieta di pensare che nei manoscritti originali, l’Idra De-Maschcana trattasse proprio del Santuario, e che noi, si sia in possesso soltanto di un frammento. (Tradotto da Federico P. per la Loggia Har Tzion Montesion si trova in versione integrale, con commento introduttivo, in questa stessa sezione).
É la storia del figlio di Rabbi Hemuna, il vecchio saggio. É un bambino prodigio che spiega le norme della pura alimentazione.
É il racconto della visione di Rabbi Simèon Bar Yohai e dei suoi discepoli, del giardino dell’Eden; un condensato sui misteri dell’anima. (Ne stiamo curando la traduzione).
Commenti ad integrare alcune prescrizioni contenute nei versetti della Thorah.
Le tecniche ermeneutiche dello Zohar sono spiegate e commentate, e di seguito esercitate per interpretare alcuni passi in versi della Thorah. (Ne stiamo curando la traduzione)
Tale capitolo, considerato dagli studiosi il nucleo portante dello Zohar, oltre ad essere annoverato tra i "capitoli sciolti", è da considerarsi, anche, slegato nel soggetto, è, infatti, costituito da una serie di brevi paragrafi senza alcuna consequenzialità argomentale. Nella fattispecie, riferiscono in merito a soggetti di diversa natura:
(Tradotto da Federico P. per la Loggia Har Tzion Montesion si trova in versione integrale in questa stessa sezione).
(* L’appartenenza al "Sepher ha - Bahir" di questi brani, è controversa. Ma poiché le edizioni a stampa di Cremona, Przemys e Francoforte ne sostengono l’attinenza, li segnaliamo come passi del Bahir).
Rabbi Shimon Bar Yohai spiega i misteri che emergono dall'antinomia tra il divino e il relativo. Rivelazione dell'Adam Qadmon, presentato quale sommo mediatore. (Si trova tradotto in: "Magia della Cabala" di S.L. MacGregor Mathers. Edizioni Mediterranee).
Tradotto da Federico P. per la Loggia Har Tzion Montesion.
É la fine terrestre di Rabbi Shimon e la registrazione delle sue ultime parole. Il commento che ne segue tenta un accostamento analogico con la morte di Mosé. (Si trova tradotto in: "Magia della Cabala" di S.L. MacGregor Mathers. Edizioni Mediterranee).
Tradotto da Federico P. per la Loggia Har Tzion Montesion .Esiste una versione curata da Sebastiano Gulli edita da Gnosis.
Nella sezione dedicata a causa della lunghezza del testo, sono riportate solamente le pagine che trattano degli Heikhaloth oscuri e una breve introduzione. Chi fosse interessato può richiedere la versione completa con commento introduttivo, sarà nostra cura spedirla dietro rimborso delle sole spese di fotocopia e di inoltro. (Dicembre 2001) La "esagerata" quantità di richieste, ci ha consigliato di riportare in rete l'intero "Trattato dei Palazzi". Il testo è indicizzato. (Maggio 2003) È il capitolo più esteso dei tredici.
*Il Pauly, in una nota, informa: “ Esiste una lacuna nel testo che ci priva delle descrizioni del sesto e settimo palazzo. Questa mancanza è indicata in tutte le sezioni con la parola RSX (Manca)". Per tali Heikhaloth perduti, si è provveduto a riportare (nella versione completa) la descrizione data da Rabbi Moise Cordovero e contenuta nella sezione “Varianti” del “Soulam”.
Nello Zohar è presente anche la descrizione di sette Palazzi dell’oscenità, che simboleggiano i sette abissi delle Qliphoth. Tale descrizione, contenuta dallo Zohar, è invece, assente sia nella raccolta dei Grandi sia in quella dei Piccoli Heikhaloth. Secondo lo Zohar questi Palazzi sono collocati nei mondi chiamati "Gusci": un Palazzo nel guscio di Tohohu, due in quello di Bohou, altri due nel Guscio di Arabaoth, e gli ultimi due Palazzi, in quello conosciuto come Acqua del Serpente. I precedenti, invece, trovano una analoga sistemazione, ma negli "Olim": uno in Atziluth, due in Briah, due in Yesirah e due in Asiah.
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