Sei pietre trasparenti

 

 

 

 

Rabbi Elèazar riferì a suo padre, un giorno mi trovavo alla scuola mentre i colleghi discutevano sul significato delle parole di Rabbi Aquiba, il quale raccomandò ai suoi discepoli[1] : quando giungerete vicino a delle pietre trasparenti e splendenti di luce, non gridate Acqua! Acqua ! perché potreste esporvi ad un grave danno, come è scritto (Salmi CI,7), chi proferisce menzogne, non è gradito ai miei occhi.

Mentre i colleghi discutevano sul significato di queste parole, l’Antico degli Antichi discese, e, rivolto loro, chiese: maestri ! quale è il soggetto del vostro disquisire? Gli risposero: è il senso dell’insegnamento dato da Rabbi Aquiba ai suoi discepoli, quello inerente alle pietre trasparenti e splendenti di luce. L’Antico degli Antichi rispose: in verità le parole di Rabbi Aquiba, nascondono un mistero profondo, mistero occultato alla generazione presente, ma svelato nella scuola celeste e per evitare che cadiate in errore sono disceso per rivelarvelo.

In realtà, le pietre trasparenti e splendenti di luce generano delle acque cristalline, le quali sono simboleggiate dalla lettera Aleph (a), la quale a sua volta rappresenta il principio e la fine. Il tratto obliquo che la costruisce, quello dalla forma di una Vav (w), tratto che separa le due Yud (y), quella in alto da quella in basso, è il simbolo dell’Albero della Vita e chiunque ne mangerà vivrà eternamente. Le due Yud (y), che costruiscono la testa e la base dell’Aleph (a), hanno significato identico alla parola vaïiçer (Egli formò), infatti esse sono il simbolo delle due creazioni, quella dell’alto e quella del basso, vale a dire quella della seconda Sephirâ o ipostasi chiamata H'cmâ.

Le due Yud (y) configurano, quindi, H'cmâ, principio e fine di tutte le cose; esse rappresentano i misteri di H'cmâ dell’alto, sephirâ che nell’Albero Sephirotico, è collocata sotto la prima chiamata Kether. Queste due Yud, corrispondono anche ai due occhi sephirotici, da dove sgorgheranno due lacrime[2] che cadranno nel Grande Oceano. Per quale motivo cadranno nell’Oceano? A causa delle Tavole della Legge che Mosè fece discendere dal cielo e di cui Israele non fu giudicato degno di giovarsi, tanto che esse furono spezzate e gettate via. Evento, questo, che occasionò la distruzione del primo e del secondo Tempio.

Per quale motivo le prime tavole furono frantumate, allorché Mosé poteva servirsene per presentarle agli israeliti? Fu a causa della Vav[3] che se ne involò[4]. È questo stesso simbolo che è indicato dalla Vav della parola vaïiçer (ed egli creò). Ecco perché Mosé diede ad Israele altre tavole della legge, le quali appartenevano al lato dell’albero del Bene e del Male. È per questa ragione che la Legge è costituita di precetti negativi e di prescrizioni, questo è permesso, quello è vietato; perché la Legge emana dell’albero del Bene e del Male. Il lato destro, è la vita; quello sinistro, la morte. Ecco spiegato il motivo per cui Rabbi Aqiba esorta ai suoi discepoli con queste parole, quando arriverete vicino alle pietre trasparenti e splendenti di luce, non gridate Acque! Acque! vale a dire, non paragonate queste pietre splendenti e trasparenti di luce[5] alle altre pietre delle tavole della Legge che racchiudono la Vita e la Morte, come è scritto (Qoelet X,2), il cuore del saggio è a destra, quello dell’insensato a sinistra. Ma di più, agendo così, vi esporrete ad un grande pericolo, perché la Legge emana dell’albero del Bene e del Male; ed è questo il motivo della divisione, mentre le pietre trasparenti e splendenti di luce formano una unità, dove non c’è alcuna divisione. Ma se pensate che le prime tavole della Legge, quelle che Mosé gettò e che emanavano dall’albero della Vita, non esistendo più determinano una divisione, anche soltanto vicino alle pietre trasparenti e splendenti di luce, vi esporreste al pericolo di somigliare a quelli di cui la Scrittura dice (Salmi CI,7), quello che proferisce delle menzogne non è gradito ai miei occhi; perché vicino a queste pietre, non c’è divisione, dato che sono quelle stesse che Mosé frantumò. Quando il Vecchio dei vecchi ebbe terminato di parlare, i colleghi si avvicinarono per baciarlo [27a] ma questo si involò e sparì. Secondo un’altra interpretazione, le parole (Genesi II,10) un fiume usciva dall’Eden, significano che in alto l’albero della Vita non è cinto da scorze estranee alla propria essenza, come è scritto (Salmi V,5), lo scaltro non rimane vicino a te; mentre lo è l’albero di quaggiù. Il fiume che esce dall’Eden, sottintende Henoch, chiamato anche Metatron che erompe dall’Eden della Piccola Figura, questo perché il giardino dell’Eden superiore del Santo, baruk ha-shem, non essendo per nulla infestato dai demoni, non ha bisogno di un custode[6]. Questo è perché la Scrittura riporta, usciva un fiume dall’Eden; il che equivale a dire: Métatron usciva dal suo proprio Eden, per irrigare il giardino, il suo proprio giardino chiamato Pardês, dove entrarono Ben Azaï, Ben Zoma e Élisée (Tossefta Haguiga II,3). Questo giardino è cinto da scorze; per cui è buono da un lato e cattivo dall’altro, perché la Legge emana dall’albero del Bene e del Male; ecco perché essa è costituita da precetti del tipo, questo è proibito a mangiare, quest’altro è permesso; questo atto è lecito, questo altro non lo è; questo è impuro, quest’altro è puro. 

Un anziano si alzò esclamando: Rabbi, Rabbi le tue parole sono esatte, ma questo albero del basso non è l’albero della Vita. Ecco il mistero delle due Yud della parola vaïiçer (ed egli creò); esse indicano due creazioni, quella del Bene e quella del Male, simboleggiate dall’albero della conoscenza del Bene e del Male. L’albero, indica il Piccolo uomo; il Bene ed il Male individuano il lato della Vita e quello della Morte. Ci sono infatti due creazioni che sono simboleggiate dalle cose proibite e da quelle permesse. È a quanto fa allusione il versetto, ha creato l’uomo, polvere della terra, ha soffiato nella sua anima il respiro della vita, è la Schekhina dell’alto. L’Eden è la punizione. È anche a quanto fa allusione il versetto, e l’albero della Vita era nel giardino; l’albero della Vita, è la Colonna mediana; il giardino, indica la Schekhina di quaggiù. L’uomo è costituito di tre cose (Zohar II,142° e Minhath Yehouda 53b), la vita (nephesch), lo spirito (rouah) o (haïâ) e l’anima (neschamah). È grazie a queste componenti che l’uomo divenne uno spirito vivente, spirito che proviene dalla stessa bocca della Schekhina che è chiamata anima vivente. Appena l’anziano ebbe pronunciato queste parole, salì al cielo. Rabbi Shimon esclamò: Colleghi, è certamente un angelo, quello che ci è appena apparso; infatti, le sue parole sono sostenute da parecchi passaggi biblici.

 


 

[1] Talmud tr. Haguiga 14b. [Torna al Testo]

[2] Le edizioni di Sulzbach e quella di Amsterdam riportano ïéòîã ïéøú ïåäáã invece di ïåäîã, il senso, nelle due letture, è comunque identico. [Torna al Testo]

[3] Simbolo della terza Sephirâ o ipostasi; Binâ: Spirito supremo. [Torna al Testo]

[4] Dopo il peccato di Israele. [Torna al Testo]

[5] ... Che emanano dalla seconda ipostasi chiamata H'cmâ dell’alto e H'cmâ del basso, simboleggiate dalle due Yud della parola vaïiçer ; non paragonate, dice loro Rabbi Aqiba, queste pietre alle altre pietre, ecc. [Torna al Testo]

[6] Per la comprensione di questo passaggio, consultare Zohar foglio 56b. [Torna al Testo]