di H. P. Blavatsky

Traduzione di Marpa

 

Capitolo X°

 

Ma gli innesti massonici sull’albero della religione cristiana, non si limitarono solo a questo. Durante i Misteri di Eleusi il vino rappresentava Bacco, e Cerere il vino ed il pane o frumento (32). Ora, Cerere o Demetra era il principio femminile produttore della Terra, la sposa del Padre Aether o Zeus; e Bacco, il figlio di Zeus-Jupiter, era suo padre manifestato: in altre parole, Cerere e Bacco erano le personificazioni della Sostanza e dello Spirito, i due principi vivificanti nella Natura e sulla Terra. Lo Ierofante iniziatore, prima della rivelazione finale dei Misteri, offriva simbolicamente al candidato il vino e il pane, e questi mangiando e bevendo testimoniava come lo spirito avesse vivificato la materia - cioè, che la divina sapienza del Sé superiore fosse penetrata nel Sé interiore o Anima, e ne avesse preso possesso tramite ciò che gli era stato rivelato. Questo rito fu adottato dalla Chiesa cristiana. Lo Ierofante, che era chiamato il “Padre”, è ora passato integralmente – con minor conoscenza - nel prete “Padre”, che oggi impartisce la stessa comunione. Gesù definisce se stesso la vigna e suo “Padre” il vignaiolo; e la sua ingiunzione nell’ultima Cena mostra la sua perfetta conoscenza del significato simbolico del pane e del vino, e la sua identificazione con i logoi degli antichi. “Chiunque mangia la mia carne e beve il mio sangue, avrà vita eterna” (Giovanni VI, 54). “... Molti dei suoi discepoli, uditolo che l’ebbero, dissero: “Questo parlare è difficile” (ibidem, 60); ed egli aggiunse: “Le parole (rêmata, parole arcane) che vi ho dette, sono spirito e vita” (ibidem., 63). Ed esse lo sono, perché “è lo Spirito che vivifica”. Inoltre, queste rêmata di Gesù sono effettivamente il modo arcano di parlare di un Iniziato. Ma fra questo nobile rito, antico quanto lo stesso simbolismo, e la sua ultima interpretazione antropomorfica ora conosciuta come transustanziazione, c’è un abisso di sofisma ecclesiastico. Di quale forza è la spiegazione - “Guai a voi, uomini della Legge che avete gettato via la chiave della conoscenza” (e ancor oggi non permettete che la gnosi sia data ad altri); ed io, con forza dieci volte maggiore, dico che mai come ora queste parole sono state più attuali. Sì, questa gnosi “non solo non la lasciate penetrare in voi, ma impedite che altri possano raggiungerla.” (Luca, XI, 52). Ma non è solo il clero moderno a meritarsi questo biasimo. I Massoni, discendenti o, in ogni caso, i successori dei “Costruttori del Tempio Superiore” al tempo dei Misteri, essi, che dovrebbero avere la conoscenza migliore, beffano e disprezzano quei fratelli che ricordano loro la propria vera origine. Parecchi grandi studiosi e cabalisti moderni che sono Massoni, e dei quali si potrebbe fare il nome, ricevono dai loro Fratelli molto peggio di un’alzata di spalle. È sempre la stessa vecchia storia. Se ne lamenta anche Ragon, a suo tempo il più erudito Massone del nostro secolo, con queste parole:

Tutti gli antichi racconti attestano che nell’antichità le iniziazioni comportavano un imponente cerimoniale, e che divennero memorabili a causa delle grandi verità divulgate e della conoscenza che ne derivava. Eppure ci sono alcuni Massoni moderni, di scarsa cultura, che si affrettano a trattare da ciarlatani tutti coloro che fortunatamente ricordano queste antiche cerimonie, e le spiegano loro!(33)

 

 

 

 

32. Bacco è certamente d’origine indiana. Pausania lo indica come il primo che guidò una spedizione contro l’India, il primo che gettò un ponte sull’Eufrate. “Il cavo che serviva ad unire le due rive opposte e ancora visibile”, scrive questo storico; ”era tessuto con ceppi di vigne ed edera rampicante” (Periegesis, X, XXIX, 4). Arriano e Quinto Curzio spiegano 1’allegoria della nascita di Bacco dalla coscia di Giove, dicendo che egli era nato sul monte indiano Meru (da Meròs coscia). Sappiamo che Eratostene e Strabone ritenevano che il Bacco indiano fosse stato inventato dai cortigiani d’Alessandro, solo per fargli piacere, perchè egli credesse di avere conquistato l’India come si supponeva avesse fatto Bacco. Ma, da un altro lato, Cicerone menziona il Dio come un figlio di Tione e di Nisus, e Dionisio, o Diònusos, significa Dio-Nis dal monte Nysa nell’India. Bacco incoronato di edera, o Kissos, è Krishna, uno dei cui nomi è Kissen. Dioniso era, preminentemente, il dio che si riteneva liberasse le anime degli uomini dalle loro prigioni di carne - e l’Ade o Tartaro umano, è uno dei significati simbolici della carne. Cicerone chiama Orfeo un figlio di Bacco; e c’è una tradizione che non solo rappresenta Orfeo come proveniente dall’India (si dice che fosse chiamato orfnòs, scuro e di tinta bruna), ma lo identifica anche con Arjuna, il chela ed il figlio adottivo di Krishna. (Vedi Five years of Theosophy. Articolo: “Era conosciuta la scrittura prima di Panini?” [La menzione di Arriano nella precedente nota si riferisce alla sua Anabasi di Alessandro, Libro V, 1, 6 dove si può trovare il seguente passaggio: “Allora Dionysos chiamò questa città Nysa in onore della sua balia Nysa, e chiamò il territorio Nysaean; e alla montagna vicino alla città egli diede il nome di Merus ( coscia) [Mêron], perché secondo la leggenda, egli crebbe nella coscia [én mêro], di Zeus [Dios].”

33. Cours philosophique et interprétatif des initiations anciennes et modernes, pag. 87, nota 2.

 

 

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